Giu

6

By potatore

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Zanzara tigre: conoscerla per combatterla


Estate e torna l’annoso problema della zanzara tigre. Insetto appartenente alla famiglia culicidae diffusosi in Europa dopo gli  anni novanta. La zanzara tigre è lunga dai 2 ai 10 millimetri, tigrata di bianco e nero e con i maschi più piccoli delle femmine. Diversamente dalla Culex pipiens, specie indigena, la zanzara tigre è attiva durante il giorno e punge rapidamente, senza farsi notare. Gli adulti depongono spesso le uova in vasi, sottovasi, tombini fognari e le uova possono sopravvivere finché il contenitore dove sono state deposte non si riempia nuovamente di acqua piovana. Importante è il fatto che questa zanzara ha un limitato raggio d’azione (meno di 200 metri); perciò i luoghi di deposizione delle uova sono vicini a dove si osservano le zanzare. La prevenzione, quindi,  e la collaborazione nel vicinato sono fattori molto importanti per ridurre il proliferare di questa specie. Alcuni piccoli espedienti: niente sottovasi, niente acqua stagnante, utilizzo di larvicidi nei tombini e di pesci rossi nei laghetti; negli altri casi di scorte d’acqua, rame da sostituire periodicamente. In ultimo, ricordarsi di appendere in giardino una bat-box al fine di attirare la presenza e la permanenza di pipistrelli, nemici giurati della zanzara tigre.

Apr

22

By potatore

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La proposta di Sauro


“Sono un ragazzo dell’agraria, avrei una proposta per chiunque abbia a cuore l’ambiente come me. Ogni estate puntualmente arrivano le fastidiose zanzare, ma non dimentichiamo che possono rivelarsi anche pericolose (zanzare-tigre). Visto che la scuola nel periodo estivo è molto meno frequentata e inoltre la nostra si trova vicino ad un corso d’acqua (dove le zanzare fanno le uova), potremmo appendere delle BAT-BOX (delle “scatole per pipistrelli”). Così saranno i custodi della nostra scuola liberandoci anche dalle punture di zanzara.”

Lug

21

By potatore

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Una risaia in pace con l’ambiente

di ma.ga.

È partita la sperimentazione, per un modello di risaia capace di ricostruire l’habitat delle zone umide senza effetti sulla redditività. Il progetto si propone di favorire la biodiversità attraverso una diversa gestione dell’acqua sul campo. In Lombardia il riso occupa oltre 98mila ettari di superficie coltivata per 2158 aziende a elevata specializzazione e una resa pari a 623 tonnellate annue, è l’università di Pavia, provincia dove si concentra l’83 per cento delle risaie, a lanciare la scommessa: ricostruire l’habitat naturale tipico della zona umida mantenendo inalterata la redditività d’impresa.Avviata la primavera scorsa su un programma di attività di tre anni, la sperimentazione vale un investimento sulla ricerca di circa396mila euro, con un compartimento regionale di poco meno di 100mila euro. Un ulteriore passo, dunque, verso la valorizzazione ulteriore di una produzione cerealicola che in Lombardia registra livelli quali-quantitativi da primato, nella precisa convenzione che la tutela dell’ ambiente sia una linea strategica di gestione aziendale orientata ai dettami della multifunzionalità. Lo studio di un modello di risaia “ecocompatibile”, ha trovato applicazione nel cuore della Lomellina: Giussago in provincia di Pavia, nell’ azienda agricola LaDarsena, e nel milanese, a Lacchiarella, alla Cadenazza per un totale di 200 ettari. Lo scopo  dei ricercatori è intervenire con un processo inverso rispetto al normale ciclo dell’acqua applicato in risaia, per cui l’acqua è mantenuta sui terreni durante solo il periodo estivo, con conseguenze di limite sulle funzioni ecosistemiche tipiche delle aree umide.Tra le situazioni della sperimentazione:la sommersione invernale delle stoppie, il mantenimento della vegetazione sugli argini e lungo le sponde dei canali. Il piano prevede che ogni situazione venga replicata tre volte, con successivo monitoraggio dei risultati a fronte di precisi parametri di valutazione: gli effetti sulla biodiversità acquatica, sull’avifauna, sulla fauna minore(insetti, anuri),sui parametri chimici del suolo, i tempi di esecuzione delle operazioni meccaniche, le rese produttive, le dinamiche della flora avventizia, spontanea e reintrodotta, la gestione dell’acqua, il comportamento della falda, i profili termici nelle diverse condizioni sperimentali. Una soluzione, questa, utile per garantire durante i periodi di asciutta la sopravvivenza degli invertebrati acquatici che, a loro volta, contribuiscono a ridurre le larve di zanzara.