Feb

13

By potatore

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Substrati: ad ogni pianta il suo terreno

 

Le colture floricole, in Italia, hanno raggiunto un interesse costantemente in crescita dagli anni 60’ a oggi. Accanto a specie autoctone provenienti sia dalle regioni più settentrionali che da quelle mediterranee, sono arrivate nel nostro paese specie provenienti da ogni parte del globo. Questo ha comportato la ricerca di idonei substrati tali da riuscire a soddisfare l’esigenze delle diverse specie in coltivazione. Non esiste un substrato ideale per tutte le specie ma in commercio ne esistono diversi che opportunamente miscelati creano condizioni pedologiche simili all’ambiente di provenienza. Chi acquista piante, purtroppo, il più delle volte si trova di fronte ad una serie di prodotti diversi e ha delle difficoltà nella scelta più idonea alle proprie esigenze e qualche volta il linguaggio del fiorista, a cui si chiede consiglio può risultare troppo tecnico o poco chiaro. Al fine di indirizzare nella scelta giusta occorre distinguere innanzitutto tra substrati naturali ed artificiali. Tra i primi, molto in uso sono: terriccio di foglie e di bosco, terra di bosco, torba, sfagno e terricciati mentre tra quelli artificiali molto usati sono la vermiculite, la perlite l’argilla espansa.
I primi tre naturali provengono, come facilmente intuibile dal nome, dal bosco anche se da strati diversi. Il terriccio di foglie infatti, è lo strato superficiale del bosco costituito principalmente da foglie indecomposte di latifoglie a volte miste ad aghifoglie. Le foglie così prelevate, vengono ammucchiate in luogo coperto e a seguito di trattamenti e concimazioni di solfato di ammonio danno vita ad un terriccio con struttura molto porosa e ph leggermente acido. Si utilizza dopo diversi mesi dalla raccolta ed è adatto per miscugli e per la coltivazione di specie come le bromeliacee ( Aechmea, Guzmania, Nidularium) e le azalee, se vi è una prevalenza di aghi di pino e abete rosso avendo cura di sostituirlo dopo 7-8 mesi. Il terriccio di bosco è invece lo strato sottostante allo strato di foglie ed è costituito da residui ( foglie, rami e corteccia) di alberi e arbusti. E’ un substrato utilizzato per specie da fiore e da foglie ornamentali a breve ciclo, visto la facile decomposizione. La terra di bosco è costituita dallo strato di terreno, prevalentemente minerale, sottostante a quello di residui vegetali non ancora ben decomposti. Si presenta di colore nero per l’abbondante presenza di sostanza organica (10- 15% circa) e quindi risulta molto fertile e adatta alla coltivazione di piante ornamentali da fogliame come palme, aucuba, ficus e di legnose da fiore come ortensie, gardenie e camelie. Generalmente viene miscelata alla torba in modo da completarne le caratteristiche fisiche e chimiche ed è un miscuglio adatto a tutte quelle piante che non richiedono frequenti cambi di vaso. Un substrato molto fertile, simile per alcuni aspetti alla terra di bosco, si può ottenere stratificando 30-40 cm di letame con 15-20 cm di terreno fino ad uno spessore complessivo di 1,20-1,50 m. L’ammasso tenuto costantemente umido con soluzione di acqua e azoto ammoniacale per attivare la flora batterica, viene, dopo due mesi circa dalla preparazione, mescolato più volte in modo che la massa sia ben decomposta e amalgamata. Si ottiene così un terricciato adatto per piante da fiore come cineraria, crisantemo e sia per piante aromatiche come salvia e rosmarino. La torba è il substrato naturale di più largo utilizzo e deriva dalla decomposizione di piante acquatiche come muschi, felci, equiseti e graminacee. Esistono torbe bionde acide e torbe nere subacide o neutre. La differenza consiste che le prime generalmente provengono dal Nord-Europa, sono con pH 3,5-4 e sono meno decomposte delle torbe nere che hanno un ph più elevato ( 5,5-7). Per l’alta porosità e le ottime caratteristiche fisiche possono essere utilizzate da sole oppure in miscuglio per la preparazione di substrati di una vasta gamma di piante. Nel Nord-Europa e in Irlanda, la torba dove è presente in grande quantità viene anche usata come combustibile e in sostituzione del letame in pieno campo. Lo sfagno è estremamente leggero, proviene da luoghi acquitrinosi e molte volte concorre alla formazione della torba. E’ in grado di assorbire acqua fino a 10-20 volte il proprio peso e per questo, quello verde viene utilizzato per guarnire i sostegni di piante volubili come il Philodendron, syngonium e pothos. Risulta anche fondamentale per la preparazione dei terricci delle orchidee, miscelato in parti uguali a radici di Osmunda e Polypodium. Sarà la lenta decomposizione delle radici di quest’ultime a conferire le condizioni di permeabilità e struttura necessari allo sviluppo di piante e epifite e semiepifite tra cui le appunto le orchidee. Viene ricordato che per le orchidee adulte il rinvaso viene effettuato in media ogni due-tre anni. Tra i substrati artificiali vengono catalogati quei prodotti provenienti da particolari lavorazioni in forni ad alte temperature oppure da processi di sintesi come il polistirolo espanso. La Vermiculite ad esempio è un silicato estratto in Sud Africa e negli Stati Uniti che viene trattato in forno alla temperatura di 1000°C. Il prodotto così ottenuto, oltre come coibentante nell’edilizia per il buon contenuto in potassio e magnesio, elevata porosità e il forte potere idroassorbente, è molto usata, insieme alla torba per la radicazione e la coltivazione di molte piante ornamentali. Più usata in Italia è però la perlite anchessa ottenuta da trattamenti a temperature elevate di rocce vulcaniche silicee originate da colate laviche. Viene usata principalmente per aumentare il potere drenante dei substrati e sovente è possibile notarla nei vasi di piante ornamentali e di garofani e si presenta a grani di 3-6 mm di diametro di colore bianco.

Nov

8

By potatore

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Autunno!!

Qualche giornata ancora serena e tiepida non deve trarre in inganno: la stagione autunnale è ormai in pieno sviluppo e il freddo è alle porte. E’ tempo, quindi, di preparare il giardino alla brutta stagione proteggendo le specie più delicate e mettendo nelle migliori condizioni le altre per affrontare il gelo ormai prossimo. Le foglie cadute, ad esempio, possono essere utilizzate per formare uno strato pacciamante a protezione delle specie da bordura perenni. Per le rose e il giardino roccioso uno strato di circa 10 cm di foglie miste a aghi di pino o altro materiale organico come trucioli o segatura sono l’ideale per proteggere queste specie dal freddo, con l’ulteriore vantaggio che decomponendosi si integrerà lentamente nel terreno arricchendolo di sostanza organica. Ciò non toglie di poter utilizzare, a preferenza, la classica scorza di pino che garantisce le stesse condizioni di protezione è ha il vantaggio di risultare esteticamente più apprezzabile. Uno strato di pacciamatura è preferibile utilizzarlo anche alla base di alberi ed arbusti messi a dimora da poco o nell’anno precedente in modo da proteggere l’apparato radicale. Anche il prato necessità di appropriati interventi visto che l’abbassamento termico sia dell’aria che del terreno diviene fattore limitante per la crescita del tappeto erboso. In particolare, se si considera che le specie microterme vegetano a temperature ottimali intorno ai 18°C si può intuire come in questo periodo la crescita risulta stentata. Pertanto gli interventi, in questo periodo, vanno indirizzati alla protezione e alla conservazione del tappeto erboso piuttosto che per stimolarne lo sviluppo. A questo riguardo risulta utile distribuire, ad inizio Novembre, una miscela composta dal 60% di sabbia silicea e il 40% di torba scura ben decomposta e a grana fine. La dose da utilizzare è pari a circa 300 litri di miscela per 100 metri quadri di prato al fine di ottenere uno spessore di circa 3 mm. Lo strato di terriccio così deposto proteggerà la parte più delicata dell‘erba garantendo una certa resistenza alle basse temperature. Sempre allo scopo di proteggere il tappeto erboso tutti gli interventi vanno effettuati nelle ore centrali della giornata e con terreno asciutto inoltre, durante la fase di riposo vegetativo, vanno sospesi tutti gli interventi meccanici come il taglio o l’arieggiamento. Novembre e dicembre sono considerati mesi ad alta incidenza di malattie fungine determinate sia dalle basse temperature che dall’elevato tenore di umidità del terreno e dell’aria. Poe, loietti, festuche e agrostidi generalmente sono tra le essenze più utilizzate nella costituzione dei prati e risultano molto sensibili all’attacco di alcuni funghi del genere Microdochium. Allo scopo di prevenire l’insorgenza di questo tipo di malattie occorre sospendere le concimazioni entro la fine di ottobre e in caso di attacco intervenire con zolfo puro polverulento o in grani in misura di due Kg. per 100 metri di prato.