Mar

25

By potatore

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La cascata….del bonsai

di Matteo Caliendo

Continua  con il presente articolo il giro sugli stili presenti nel vasto repertorio dei bonsai e della loro affascinante tecnica. Questa volta ci occupiamo dello stile a cascata e di quello letterati. Anche lo stile a cascata si può definire uno tra gli stili più naturali in quanto esso riproduce un albero scendente o meglio cascante da un pendio e sottoposta a tutti gli effetti all’opera devastante degli agenti atmosferici. Un vaso alto (e preferibilmente non smaltato) aiuterà nell’equilibrio estetico e materiale della stessa. Nello stile a radici su roccia la pianta (solitamente vite canadese, glicini o comunque piante predisposte a ciò) cresce su di una roccia in tufo o lavica; le radici armoniche, non intrecciate e senza gibbosità lasciano intravedere la roccia in un connubio affascinante. Lo stile letterati è senz’altro lo stile più elegante, armonico e sinuoso; esso rappresenta un albero in competizione naturale con gli altri e che ha dovuto sviluppare con il tempo un tronco relativamente esile e lungo ed una chioma rada. Il vaso preferibilmente ovale crea nel suo quasi disequilibrio una sorta di armonia interiore nell’osservatore.

Ott

21

By potatore

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Bonsai: la mia esperienza

di Matteo Caliendo

Non è per nulla facile dare una definizione specifica e univoca del termine “bonsai”…una cosa che certamente si può conoscere in modo univoco appunto è il significato etimologico del termine: bon-sai deriva dal giapponese ovvero educare in vassoio; educare una pianta in vassoio.  Se probabilmente chiedessimo a qualche “occidentale” di fornire una veloce spiegazione di questo termine probabilmente quest’ultimo lo identificherebbe semplicemente come una piccola pianta coltivata in un vaso smaltato di terracotta. Beh, sicuramente questa definizione prettamente occidentale appunto è estremamente imprecisa e secondariamente non descrive sotto nessun punto di vista “un bonsai”. Il termine bonsai dai suoi inventori inizialmente proprio così (in modo occidentale) veniva inteso, ma con il tempo le regole sono diventate più rigide, schematizzate e precise. Esso infatti nasce in Cina e viene perfezionato in Giappone molti anni fa, dico molti anni fa non perché non sia informato ma principalmente perché non si può dare un’epoca precisa di inizio a questa affascinante arte; a molti oggi piace far derivare questa pratica come una branca della medicina cinese che con il tempo si è evoluta divenendo appunto arte; è noto infatti che la medicina cinese si avvale oggi come ieri dell’erboristeria, ovvero il curare con le piante. Comunque sia ciò non importa; dalla sua nascita il bonsai ha subito molti cambiamenti, i maestri giapponesi ne hanno fissato canoni estetici e regole  ben precise per consentire al neofita di avvicinarsi a questa pratica senza troppe apparenti direi difficoltà. Oggi gli occidentali che hanno conosciuto o meglio riscoperto quest’arte a partire dalla fine della seconda guerra mondiale; vedono il bonsai semplicemente come oserei dire un soprammobile da commerciare e dalla cui vendita trarre profitto. Tutto ciò oltre a rovinare la “magia” di questa pratica si allontana anni luce da quel che esso vuole comunicare.  Il bonsai è frutto oltre che di enorme lavoro anche di enorme esperienza ma.., attenzione l’abbiamo poco fa definito come un’arte, infatti così è giusto definirlo ma a differenza per esempio di un quadro d’autore in cui ogni persona ritrova un’interpretazione, nel bonsai i canoni da seguire sono univoci e la soggettività e l’interpretazione personale non gioca un ruolo come dire fondamentale ma solo secondario. Secondariamente mentre appunto un’opera d’arte come per esempio una scultura o ancora un quadro può considerarsi ultimata, un bonsai in quanto frutto della natura non si considererà mai ultimato e dovrà subire (in senso positivo) continui tocchi dell’artista che lo deve accudire come –lo dico forse esagerando un po’ in quanto comunque occidentale- un figlio.  Esistono bonsai tramandati da padre in figlio per generazioni e generazioni, che in occidente verrebbero “valutati” moltissimi soldi, ma un’opera d’arte particolare come il bonsai appunto non ha prezzo, non può essere commercializzata o meglio non dovrebbe essere commercializzata, ma ben si sa..che così non è..  Per avvicinarsi a quest’affascinante hobby è necessario oltre ad avere la cosiddetta passione e volontà di imparare un’infinita pazienza che dev’essere ben coltivata ancor prima di coltivare un bonsai o qualcosa (detto pre-bonsai) che ci avvicinerà gradualmente ad esso.  È pur vero che non necessariamente una grande opera d’arte è composta da materiali pregiati, in un bonsai la materia come dire grezza dev’essere scelta con attenzione, non però obbligatoriamente tra specie difficili da coltivare oppure esigenti tutt’altro, sono da preferire specie autoctone e quindi robuste soprattutto per il principiante, (un abete rosso molto comune nei nostri boschi è un perfetto inizio). Gli stili sono vari e personalmente quelli da me preferiti sono quelli rispecchianti o meglio maggiormente rispecchianti la natura come può essere l’eretto casuale oppure le composizioni di gruppo, i comuni “boschetti”… nel caso siano di interesse dei lettori a cui rivolgo il mio articolo sarò disposto ad approfondire il discorso.  Certo che queste semplici righe non potranno far diventare i lettori -spero numerosi- dei bonsaisti, spero almeno suscitino una certa curiosità di un hobby (se così lo si può grossolanamente definire) che pur non contando qui in occidente molti praticanti si rivelerà ben presto a chi avrà deciso di considerarlo un valido strumento artistico per avvicinarsi in modo particolare alla natura. “Personalmente ho conosciuto molte persone che osservando (non per vanto) dalle mie mani nascere a poco a poco un bonsai o pre-bonsai si sono subito catapultate verso quest’arte ma..dopo averla scoperta davvero tutto si rivelò semplicemente un fuoco di paglia; un consiglio che posso fornire è di avere molta pazienza e soprattutto umiltà, l’umiltà di imparare con la consapevolezza costante di avere a che fare con materiale vivo, naturale e non con dei mattoni e del cemento, di errori se ne faranno senz’altro, io stesso conservo i miei per non ripeterli -ormai sono diventati quasi piccoli alberi-; dopo essermi accorto che quel materiale non sarebbe mai potuto essere del valido materiale bonsai, l’ho ridonato alla natura che in poco tempo ha cancellato da quei piccoli grandi alberi la mia traccia. Come in ogni cosa l’esperienza e gli errori insegnano enormemente soprattutto in un campo in cui non si sa davvero mai troppo proprio perché in continua evoluzione: quello naturale.”