Nov

21

By potatore

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Fichi d’India … o di Sicilia!!!

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La gialla  “sulfarina”, la rossa  “sanguigna”, la bianca  “muscarella” e  la color arancio chiamata “moscateddo” sono le tipiche varietà di fichi d’India. Alla colorazione e alla varietà dei frutti corrisponde anche una sapore leggermente diverso  che conoscono bene gli appassionati di questo succulento frutto di origine messicana arrivato in Europa dopo la scoperta dell’America. La piante di fichi d’India dai tipici cladodi, rami trasformati che hanno le stesse funzioni delle foglie, si sono così ben naturalizzati nei paesi del bacino del Mediterraneo e in particolare in Sicilia e spesso diventano anche infestanti, tendono a invadere il territorio  soffocandone le specie locali. Ciò nonostante la Sicilia ne ha fatto l’emblema delle sue esportazioni tanto che è il secondo produttore al mondo di questo pregevole frutto dopo il Messico.  Diverse sono  le peculiarità di questo frutto, succulento e rinfrescante per coloro che svolgono sport impegnativi, diuretico per le calcolosi, ricco di vitamina C, i fiori  sono utilizzati per contrastare cistite mentre i cladodi possono essere  utilizzati per lenire infiammazioni cutanee e ferite. Ottimo il consumo di questo frutto anche nelle diete perchè lenisce il senso della fame, rivitalizza l’organismo e la componente di fibre riduce il colesterolo.  I frutti più apprezzati sono quelli derivanti dalla “seconda fioritura”: in pratica durante il mese di giugno vengono eliminati i fiori e si costringe la pianta ad emetterne dei nuovi. I frutti che si sviluppano, quindi in ritardo, durante i mesi autunnali sono più abbondanti, succulenti e di calibro maggiore. Le controindicazioni al loro consumo sono da limitarsi all’effetto costipante se vengono consumati in quantità eccessive.

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Gen

27

By potatore

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Limone!

Fiori e frutti insieme è la particolarità che contraddistingue le piante di limone. Appartenente al genere Citrus, il Citrus limon è un albero che raggiunge al massimo i 5-6 metri di altezza ed alcune varietà non superare il metro e mezzo. Gli alberelli coltivati in vaso con l’arrivo della primavera vanno spostati all’aperto e in pieno sole condizione ottimale affinchè la pianta fiorisca. Ma già in questo periodo molti esemplari tenuti in condizioni ottimali durante l’inverno sono pronti a aprire i fiori profumatissimi chiamati zagara e allo stesso tempo portano ancora i frutti dei fiori fecondati in tarda estate. La doppia fruttificazione che avviene in questi alberelli oltre ad essere una caratteristica della varietà è in gran parte  stimolata da un certo periodo di siccità a cui vengono sottoposte le piante durante il mese di agosto. Ciò induce la pianta a stimolare la produzione di nuovi fiori che formeranno   quelli che vengono chiamati limoni verdelli per il colore della buccia. Una varietà molto conosciuta in Sicilia, chiamata “femminello”, ha molto accentuata questa caratteristica e riesce a rifiorire anche cinque volte durante l’anno con la pregevole caratteristica di espandere quasi tutto l’anno nell’aria il delicatissimo profumo dei fiori di zagara e allo stesso tempo riempire la pianta di splendidi   e colorati frutti dalle mille tonalità di giallo. Attenti alle irrigazioni, in particolare per le piante in vaso: vanno abbondantemente annaffiate solo dopo che il substrato si è asciugato quasi completamente.

Mar

4

By potatore

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La stagione degli agrumi

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L’inverno è la stagione degli agrumi. Arance, mandarini, pompelmi e mapo caratterizzano le nostre tavole nei mesi freddi mentre un discorso a parte merita il limone visto che la sua produzione e il suo utilizzo in cucina non trova ormai interruzione nell’arco dell’anno. Come un po’ tutti sanno, il notevole contenuto in vitamina C, rende questi frutti fra i più ricercati per combattere i malanni di stagione e cioè le malattie da raffreddamento. Meno noto è però il fatto che le arance rosse provenienti dalla Sicilia hanno avuto il riconoscimento geografico protetto dalla Comunità Economica Europea. Infatti, nelle zone di produzioni che vanno dalla Piana di Catania e dai versanti dell’Etna fino al comune di Floridia nel siracusano e di Regalbuto, Catenanuova e Centuripe nell’ennese è stato dimostrato che il contenuto di Vitamina C circa 80  milligrammi per ogni 100 grammi di succo di rossi tarocchi: ne  fanno  un autentico concentrato vitaminico che non  ha eguali al mondo. Nei paesi come Lentini, Francofonte e Paternò, tristemente citati dal Verga nelle Novelle Rusticane perché fonte di malaria, è stato riscoperto il valore di quegli stessi terreni perché produttori di arance famose per le caratteristiche sopra citate. La bellezza delle piante di agrumi ha suscitato l’interesse un po’ di tutti gli abitanti della Penisola, infatti è possibile trovare tali piante in vaso a scopo ornamentale richiamando una parte di quella bellezza che in Sicilia si può ammirare nei “giardini” come comunemente vengono chiamate le coltivazioni di agrumi. La provenienza mediterranea di queste piante ne caratterizza quindi le esigenze climatiche e pertanto durante tutto il periodo invernale le piante presenti nelle regioni a inverni rigidi come la Lombardia vanno tenute riparate all’interno

7delle abitazioni o al massimo sotto una veranda con i vasi a ridosso dei muri. In nessun caso le piante vanno trasferite in piena terra se non protette da una serra di dimensioni notevoli. Molto più delicate risultano tra l’altro le piante di limoni che al minimo sbalzo di temperatura tendono facilmente a  liberarsi delle foglie. Oltre alle temperature costanti la pianta va innaffiata ogni 10-15 giorni o tutte le volte che si è costatato la secchezza del substrato. Irrigazioni frequenti e substrati troppo umidi provocano l’ingiallimento del fogliame e la successiva caduta a causa di marciumi al colletto che se non prontamente curati provocano  la morte della pianta stessa. Le piante provenienti da semi vanno innestate con “gentile” per ottenere  frutti commestibili e a tal proposito, un occhio particolare va posto ai rami bassi che se provvisti di spine e  le  foglie alla base hanno delle foglioline più piccole (alette)  sono selvatici e pertanto vanno eliminati recidendoli  con un coltello affilato.

Set

12

By potatore

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La scuola e i dialetti locali

postato da Daniel Bernini


Qualcuno di recente ha lanciato la proposta di poter approfondire in classe il dialetto locale e di non affidare l’insegnamento al prof. che non lo conosca. E si è scatenato il putiferio. Da un lato le posizioni leghiste, per le quali è doveroso che sia proprio la scuola a dare spazio alla cultura locale, con la riscoperta delle tradizioni, delle lingue, degli usi e costumi di una data regione. Non solo: se arriva un prof. da fuori, egli deve dimostrare di conoscere la realtà in cui va a lavorare anche imparandone la lingua. Dall’altra tutti coloro che invece vogliono la scuola trasversale a tutto il Paese, col medesimo insegnamento dal Trentino alla Sicilia. Ognuna delle due posizioni ha i suoi torti e le sue ragioni. Se è vero che non vi è nulla di male nell’insegnamento generale, gettando ogni tanto l’occhio sulla realtà locale, è vero anche che non ha senso inserire in una scuola dei docenti solo in base alla loro conoscenza del luogo. Molto meglio scegliere in base alla preparazione culturale, alla capacità di trasmettere le nozioni, alla sensibilità e all’apertura mentale grazie ai quali possano diventare un riferimento positivo per i ragazzi. Perciò ben venga l’approfondimento e lo studio del luogo dove si vive ma soprattutto ben vengano insegnanti preparati, indipendentemente da dove arrivano.