Mar

24

By potatore

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L'orto biologico


L’orto ecologico, a fronte delle nuove conoscenze scientifiche e delle migliorate tecniche agronomiche, oggi è sicuramente una realtà attuabile e nello stesso tempo auspicabile. Mettere in pratica i principi di una buona coltivazione biologica richiede un minimo di conoscenze, molta buona volontà una discreta capacità di pianificare e razionalizzare gli spazi. Le regole generali da cui non si può prescindere per la realizzazione, tengono conto in particolare di alcuni aspetti come il riutilizzo dei rifiuti organici, la concimazione con prodotti naturali, l’utilizzo di pacciamatura, il ricorso sistematico alla consociazione di culture diverse e la rotazione degli stessi su i vari appezzamenti. Riguardo il primo aspetto è indubbio che da vari fronti si è detto parecchio che la parola d’ordine per ridurre i problemi ambientali del futuro è sicuramente “il riciclaggio”. Molto è stato fatto ma ancora molto c’è da fare e l’orto deve essere una occasione in più per riciclare anche i rifiuti di cucina che se compostati danno anche la possibilità di ottenere un prodotto organico di indiscusso pregio ai fini del mantenimento delle attività biologiche e della fertilità. Se il prodotto ottenuto risulta insufficiente alle necessità, si può ricorrere all’utilizzo di letame o di leguminose le quali una volta raggiunto il massimo sviluppo, che coincide con l’inizio della fioritura, saranno interrate e lasciate decomporre. Altro aspetto riguarda l’utilizzo di materiale pacciamante sia di natura organica che plastica. Molto semplice a tale scopo può risultare l’utilizzo di paglia che sistemata alla base di alcune colture come pomodoro, zucchine e melanzane apporta diversi vantaggi tra cui il controllo delle erbe infestanti e quindi il ricorso a diserbi, il mantenimento dell’umidità nel terreno e quindi un discreto risparmio idrico indispensabile dove le disponibilità sono limitate

Gen

30

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Oceano Pacifico “ pattumiera globale”

Marchese Mattia

Sapete dove si trova la più grande discarica del mondo? Alcuni dicono a Napoli ma si tratta di un luogo insospettabile l’Oceano Pacifico. Gli americani la chiamano “rubbish soup” (minestrone di spazzatura). Si tratta di un enorme distesa di rifiuti che copre un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti. L’immensa massa di spazzatura (divisa in due grandi blocchi) viene tenuta insieme dalle correnti, un pò galleggia finendo periodicamente sulle spiagge e un pò si deposita sul fondale. L’enorme discarica ha inizio a circa 900 km di distanza dalla costa californiana e si estende lungo l’oceano con il diametro di circa 2500 km pari ad una superficie di 4909000 km quadrati una profondità di 30 m con il peso di 3500000 tonnellate, supera le Hawaii e sfiora pure il Giappone. Pare che circa un quinto della spazzatura arrivi li perchè gettato dalle navi, il resto giunge dalla terra ferma. A preoccupare maggiormente è la smisurata quantità di plastica perchè si degrada difficilmente. Ci si trova di tutto: palloni di football, mattoncini di lego, siringhe, accendini… e una quantità enorme di sacchetti di plastica. La discarica marina è iniziata a formarsi oltre mezzo secolo fa ed è sconvolgente sapere che ogni pezzo di plastica finito li dagli anni ‘50 ad oggi è imprigionato ancora nel gorgo di immondizia. La plastica galleggiante provoca ogni anno la morte di migliaia di mammiferi marini e di circa un milione di uccelli ma rappresenta un rischio anche per la salute dell’uomo. Insomma abbiamo trasformato l’Oceano Pacifico in un contenitore per la raccolta della plastica. Quando impareremo a ripettare l’ambiente e noi stessi producendo meno plastica e a riciclare?

Lug

11

By potatore

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Differenziata automatizzata

di ma.ga

Riusciremo a migliorare la raccolta per tipologia dei rifiuti,fino al 90 per cento:è solo un sogno? Un progetto già brevettato sarà invece realtà. L’ingegnere europeo Gianfranco Cioni ha studiato un metodo per risolvere il problema dell’immondizia, riducendone il volume e incrementando riciclo e raccolta differenziata. Il risultato è un sistema per lo smaltimento differenziato ed automatizzato dei rifiuti solidi urbani, per edifici esistenti ed in fase di progettazione. Brevettato come invenzione industriale presso il ministero delle Attività Produttive, il progetto prevede la riduzione in granuli di ogni materiale da smaltire. Sottoforma di particelle, i rifiuti, spinti dall’ aria attraverso un’unica canalizzazione,verrebbero trasportati in una condotta di smaltimento cittadina, simile alla rete fognaria, fino alle stazioni deputate alla raccolta. Qui sarebbero divisi a seconda del proprio peso specifico. Un progetto ambizioso che potrebbe portare al 100 per cento della differenziazione e del riciclo dei materiali di scarto prodotti a casa e nei luoghi pubblici. Ecco come: ogni nuova abitazione dovrebbe essere dotato di un “vano rifiuti”con 6 contenitori, uno per tipologia di sostanza:carta, vetro, plastica, metalli, rifiuti organici e rifiuti vari. All’ingresso del vano, un sensore riconosce la composizione chimica dell’oggetto da buttare e apre il contenitore corrispondente, dove un altro sensore verifica che non sono stati commessi errori. Anche se, 6 tubi, conducono i rifiuti divisi per materia, a fine fabbricato: qui vengono compattati e triturati, per ridurre il loro ingombro. In questo modo nei centri di raccolta arrivano solo i materiali puri pronti per essere riciclati e solo i rifiuti vari 10 per cento finirebbero in discarica.
Nonostante ho qualche dubbio sul fatto che si diffonda questo metodo o per lo meno sulla velocità di diffusione penso che sarebbe un bene visto i vantaggi che ne derivano per l’ambiente e di conseguenza per l’uomo.

Lug

2

By potatore

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Conifere siberiane = plastica ecologica?

di le.lo

Leggo su Greenreport della scoperta, da parte di un gruppo di ricercatori siberiani, di un nuovo materiale ecologico simile alla plastica, ma a base di residui di conifere. Il team di Novosibirsk ha realizzato il materiale a partire dalla lavorazione di aghi e rami delle conifere siberiane, senza l’aggiunta di nessuna sostanza legante. Il materiale, provvisoriamente battezzato Ecolife, ha le stesse caratteristiche di resistenza e adattabilità dei materiali agglomerati, senza però contenere la formaldeide perché provenienti direttamente dalla natura. La produzione di Ecolife potrebbe risolvere il grave problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti dall’industria del legname che interessa la Russia e portare alla produzione di nuovi materiali bio in sostituzione della plastica, diminuendo anche il rischio di incendi nelle aree di abbattimento delle conifere.