Apr

27

By potatore

1 Comment

Categories: Potatore news

Tags: , , ,

La triste storia di Laika

Penso che tutti conoscano la triste storia di Laika, la cagnetta che partì per lo spazio…. Beh, forse non conoscete come si siano svolti realmente i fatti. Se volete saperlo continuate a leggere!!!!
Dopo oltre mezzo secolo di esplorazioni spaziali molti hanno dimenticato che la prima creatura ad andare nello spazio apparteneva alla razza canina (non a quella umana)! Il cane, era in realtà un randagio cresciuto nelle strade di Mosca, il suo nome era Laika. Gli scienziati costruirono lo Sputnik, il satellite che avrebbe inaugurato la corsa alla conquista del cosmo. Il 7 novembre 1957 costruirono un’ altra navicella chiamata sputnik 2° ma, per mancanza di tempo, non gli fu messo né una scudo termico né un paracadute. Insomma, chiunque avesse viaggiato nella navicella sarebbe partito con un biglietto di sola andata. Per intraprendere questo viaggio scelsero 3 randagi. Il primo lancio se lo aggiudicò una meticcia di soli 6 chili (Laika). Lo sputnik 2° venne lanciato in orbita il 3 novembre 1957 con a bordo Laika e i russi sbandierarono ai quattro venti quant’erano stati bravi a mandare il primo essere vivente nello spazio. Peccato che l’impresa, come si scoprì anni dopo, non fosse stata come l’avevano “dipinta”. Laika fu sottoposta a numerose esercitazioni durante le quali però, al contrario dei altri cani, il suo cuore iniziava a battere irregolarmente. Per decenni i sovietici sostennero che Laika sopravvisse alcuni giorni nella navicella…. Non era vero! La cagnetta morì poche ore dopo il lancio, probabilmente di paura e la verità venne a galla 45 anni dopo! Una morte tragica e sofferente. Il 12 novembre 1961 un’ astronauta di nome Yuri Gagarin partì per lo spazio. Troppo tardi per far compagnia a Laika e portarla a passeggio tra le stelle.

Articolo di Chiara, alunna del Potatore.

Gen

1

By potatore

1 Comment

Categories: Potatore news

Tags: , , , , ,

La più "amata" dagli allevatori

margherita

Le vacche Frisone si presentano alte e slanciate, potenti, con buoni diametri e mammelle adatte alla mungitura meccanica e capaci di produrre grandi quantità di latte (30-35  litri in media al giorno) e molto longeve (la sua vita media è di 6-7 anni). Il loro mantello è formato da macchie di colore nero e bianco, il pelo è raso. Il muso è lungo e gli occhi sono posti in alto ai lati della testa. Alcuni esemplari hanno anche le corna, però, per motivi di sicurezza, alcuni allevatori gliele bruciano appena crescono, cioè quando sono vitelline. La razza frisona che viene allevata nel nostro Paese, rappresenta un ceppo italiano della pezzata nera o frisona, la sua zona di origine è la Frisia Olandese, da cui prende il nome, che a sua volta è il risultato dell’introduzione di razze canadesi, statunitensi, svedesi, tedesche, danesi e naturalmente olandese. Grazie al carattere cosmopolita di questa razza, si sono create delle popolazioni con peculiari caratteristiche aiutate anche da particolari condizioni ambientali, di allevamento e dagli obbiettivi di selezione proseguiti. I primi soggetti (provenienti dall’Olanda)sono stati importati nella metà del secolo scorso; essi hanno subito dimostrato grandi capacità di adattamento e soprattutto di produzione. Proprio per questo, la Frisona ha preso il posto di molte razze locali, molto meno produttive  ed ora è diffusa omogeneamente su tutto il territorio italiano. L’esemplare più antico, da cui poi si è sviluppata la razza, è il toro Carnation Producer, che venne acquistato negli u.s.a. dall’allevamento della Bonifica di Torre in Pietra, nel 1929. Nel 1908 si contavano già 60.000 capi, col primo conflitto mondiale ci fu una pausa, ma subito dopo la popolazione aumentò e quindi anche il numero del bestiame, che venne importato in altri paesi e sostituito con alcuni incroci oggi i capi allevati superano il milione e duecentomila.