Ott

22

By potatore

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Spettegolare

Salvi Marta

Molto spesso capita che per conoscersi inizialmente si spettegola sugli altri.. si commentano i vestiti altrui… i comportamenti altrui… e in particolare si spettegola sulle persone che non si conoscono…il che è sbagliato dato che molto spesso l’apparenza inganna. Questo fenomeno avviene in particolare tra le ragazze che sono notoriamente pettegole di natura; ma oggi anche i maschi iniziano a imitarle.. magari facendo commenti su altri argomenti… come, per esempio, i motorini degli altri… . Nel mio gruppo di ragazze si commentano spesso gli altri… e la maggior parte delle volte a loro insaputa. Questo non si fa quasi mai esclusivamente per cattiveria…dicaimo che viene spontaneo (come è stato detto nell’articolo).
Questa cosa però in qualche modo lega le ragazze secondo me, non causa incomprensioni. Passo a spiegare: se A e B (conosciutesi da poco) commentano la felpa di una ragazza sconosciuta sul pullman, può succedere che un’opinione in comune riguardante quella felpa possa “solidificare” il rapporto tra A e B, grazie alla scoperta di gusti simili. Al contrario se l’opinione dovesse essere in contrasto non succederebbe nulla, non si perderebbe la nuova amicizia, dato che comunque delle opinioni diverse fanno capire meglio il carattere dell’altro. Quindi in entranbe le situazioni si avrebbe una sorta di “guadagno” nell’amicizia tra A e B. come detto nell’articolo inoltre, chi subisce commenti, non deve far altro che accettare il commento, che fa parte dell’opinione altrui. Certo, si può cercare di cambiare ( solo se in positivo ovviamente) per migliorare il commento altrui. Perché molto spesso spettegolare è utile: fa capire alle persone cosa pensano di lei/lui veramente le persone. Il commento che sta dietro un pettegolezzo non deve essere preso in cattivo modo, ma deve essere preso come un’opinione individuale o collettiva che possa aiutare l’interessato a migliorare alcuni aspetti di se stesso.
Questa è la mia opinione.

Giu

26

By potatore

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Bullismo al femminile: bambine aggressive

articolo di Ga.gl


Di solito, quando si parla di giovani aggressivi che picchiano i compagni, si fa sempre riferimento ai maschi. Invece anche il bullismo al femminile si è diffuso da ormai parecchio tempo; lo confermano le statistiche, su un campione di 1200 studenti delle scuole medie, il 64 % degli intervistati non ritiene questo comportamento una prerogativa maschile. Anche se le ragazze non sempre attuano abusi fisici, sono ugualmente pericolose. Ecco come riconoscerle e “addomesticarle”.
Chi sono le bulle?
Le bulle sono adolescenti o preadolescenti con un grande bisogno di dominare gli altri; si ritengono superiori e per questo riescono ad intimidire, a farsi ascoltare, trascinare gli altri e si impongono su una o più coetanee, con la violenza. Queste ragazze si arrabbiano facilmente, sono intolleranti alla frustrazione, invidiose delle qualità che riconoscono nelle altre persone e il loro obiettivo è distruggere le loro vittime.
Come agiscono?
Solitamente le bulle, così come nel fenomeno del bullismo maschile, non agiscono da sole, ma molto spesso si organizzano in veri e propri “branchi” dove i ruoli sono ben definiti. In molti casi si tratta di una o più ragazzine che si atteggiano a femmine dominanti e hanno nel mirino una sola vittima. Se il branco è misto, le ragazze possono essere solo delle complici dei maschi o divenire leader, trascinando con sé le personalità più deboli, che magari hanno alle spalle un passato da vittime e che accanto alle compagne più aggressive, trovano una possibilità di riscatto.
Chi è la vittima?
La vittima della bulla, in genere, è una coetanea, molto spesso compagna di classe, incapace di reagire, di ribellarsi o anche solo di denunciare l’accaduto. Si tratta di ragazze timide, con un sano rapporto famigliare o comunque ragazzine molto diligenti. La vittima spesso perde la propria autostima e si trascina anche altri disturbi, come quelli che riguardano il comportamento alimentare o attacchi di panico. In altri casi, nella ragazza oppressa scatta un processo di autodenigrazione, accompagnato dalla bramosia di entrare a far parte del gruppo di bulli.