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30

By Il Potatore

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Pioggia benefica …per l’orto

Le irrigazioni anche se  regolari  ed abbondanti  non sembrano avere lo stesso effetto  sull’orto di  quello  provocato da una abbondante pioggia.   Dopo  un periodo notevolmente lungo, le piogge della scorsa settimana  hanno  risvegliato  la natura ormai allo stremo visto  la siccità e le temperature molto instabili con sbalzi frequen­ti. Il vento, poi, ha aggravato tale situazione costringen­do le piante ad una traspirazione  forzata  con  notevoli perdite di acqua dalle parti verdi e da quelle fogliari. Ristabilire  le condizioni ottimali per la  crescita  delle piante è la prima operazione necessaria nell‘orto. Pertanto un manciata di concime completo e delle lavorazione  super­ficiale con una zappetta hanno il duplice scopo di favorire  l’interramento dei concimi e allo stesso tempo di rompe­re  l’eventuale  crosta superficiale.  Le  lavorazioni  dei primi strati del terreno ritardano l’evaporazione  dell’ac­qua  che sale per capillarità dagli strati più profondi   e nello  stesso  tempo eliminano sul nascere  eventuali  erbe infestanti. Resta beninteso che l’utilizzo della pacciamatura con materiale organico come l’erba di risulta del prato è  il sistema migliore per “concimare”  l’orto e ridurre le perdite di acqua per evaporazione. Chi possiede del  terreno  già adeguatamente preparato può tranquillamente provvedere  all’impianto  di quelle  colture come sedano e cetriolo che  necessitano  di temperature  più  elevate delle altre colture da orto. La semina a file per il sedano è la migliore mentre può risul­tare utile trapiantare le piantine di cetriolo vicino  alla eventuale rete di recinzione per dare la possibilità alla futura pianta di sostenersi e effettuare così, una coltiva­zione in verticale. Se ciò non fosse possibile, in commercio esistono reti in plastica di facile applicazione che possono essere  utiliz­zate  anche  per  altre colture come  fagiolini  e  piselli rampicanti.  Dagli  inizi del mese in poi,  via  libera  al trapianto  di   cavoli e cavolfiori  precoci  per  raccolte estive  e  varietà tardive a raccolta  autunnale.  Per  le semine  di  spinaci  e lattughe occorrerà,  invece,  stare attenti ad utilizzare varietà estive.

apr

28

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Gli inganni delle acque minerali

Non bevetela! costa cara!!

Non bevetela! costa cara!!

Le municipalità di New York e altre città americane, sembrano aver dichiarato guerra alle bottiglie di acqua minerale. Un movimento continuo, trasversale e coinvolgente ha dato vita a questa “rivoluzione”: mettere in discussione la dichiarata superiore qualità delle acque minerali su quelle di rubinetto e combattere concretamente l’invasione delle bottiglie di plastica. Molte città europee, compresa Roma, si sono unite al grido d’allarme.
Ogni anno nel mondo si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua (necessari per la lavorazione della plastica) per produrre 154 miliardi di acqua minerale in bottiglia.
Secondo la legge, l’acqua minerale,per essere considerata tale, deve provenire da riserve d’acqua sotterranee (acque di sorgente), naturali e protette da contaminazioni ed essere batteriologicamente pura. Sono permesse l’aggiunta di anidride carbonica e l’eliminazione di ferro e zolfo. Il riconoscimento ufficiale come acqua minerale da parte del Ministero della Salute avviene dopo accurate analisi (geologiche, chimiche, fisiche e microbiologiche), si esaminano anche le proprietà curative farmacologiche e medicinali. Sono prescritti controlli della qualità dell’acqua e dei processi di lavorazione e imbottigliamento da parte degli esercenti (interni) e delle unità sanitarie (esterni).
Per l’acqua “del Sindaco” si è rivolta maggiore attenzione ai contaminanti di natura antropica ed in particolare ai sottoprodotti della disinfezione. E, cosa di non poco conto, il Decreto Legislativo del 2/2/2001 stabilisce la responsabilità dell’ente di distribuzione solo fino al contatore, mentre da questo fino al punto di uso (rubinetto) è a cura del proprietario dell’immobile assicurarne la potabilità.
Dando alto valore invece alla “purezza originaria” delle acque minerali, la Direttiva 2003/40/CE non stabilisce alcun obbligo di verifica di eventuali – possibili – sostante organiche imbottigliate. In realtà la differenza di trattamento da parte del legislatore nello stabilire i limiti di tollerabilità degli elementi presenti ed i relativi controlli per le acque minerali naturali e per le acque di “rubinetto” nasce proprio dall’origine e la distribuzione delle stesse.
L’acqua del rubinetto è buona, controllata, salutare. Ma non è pubblicizzata. E siamo stupidamente portati a credere che non abbia le meravigliose qualità reclamizzate dalle multinazionali imbottigliatrici. Giganteschi gli interessi economici in gioco. L’acqua del rubinetto ci costa mediamente 60-80 centesimi a metro cubo (circa mille litri); l’acqua minerale circa 40 centesimi a bottiglia di 1,5 litri (al supermercato), quindi 250 Euro a metro cubo.  L’enorme differenza di prezzo è dovuta tutta ai costi di pubblicità, imbottigliamento e trasporto (2/3 del costo finale della bottiglia è legato alla plastica).  La scelta dell’acqua di rubinetto realizza in fondo un obiettivo plurimo: ci da’ benessere e salute e determina un contenimento oggettivo delle spese familiari, oltre che quelle della collettività. Il costo di una bottiglia di 1,5 litri al giorno a persona per un anno è di 219 Euro circa, importo in cui non abbiamo aggiunto il costo collettivo per lo smaltimento del rifiuto di plastica ed il costo ambientale. Lo stesso individuo spende meno di 1 Euro se ricorre all’acqua di rubinetto. Ed a chi ancora sceglie l’acqua minerale ad esempio per il basso contenuto di sodio, rispondiamo di analizzare tutti i cibi, industriali, che arricchiscono la sua dieta: quanto sodio in ogni prodotto portato a tavola? La scelta consapevole dell’acqua di rubinetto determina inoltre con immediatezza la riduzione della produzione di bottiglie di plastica e del loro enorme impatto ambientale.
Analisi recenti in grandi città italiane, Milano, Firenze, Torino, Bologna e Bari dimostrano la capacità del sistema pubblico di monitorare e migliorare la qualità dell’acqua di rubinetto e la naturale spinta verso canoni ed abitudini europei. Siamo già in tanti ad aver fatto questa scelta; è nostro compito diffondere le informazioni ed i dati oggettivi riguardanti la qualità dell’acqua di rubinetto affinché si riesca a spezzare la spirale commerciale bottiglia/acqua che tanto danno arreca.

mar

24

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L’orto biologico


L’orto ecologico, a fronte delle nuove conoscenze scientifiche e delle migliorate tecniche agronomiche, oggi è sicuramente una realtà attuabile e nello stesso tempo auspicabile. Mettere in pratica i principi di una buona coltivazione biologica richiede un minimo di conoscenze, molta buona volontà una discreta capacità di pianificare e razionalizzare gli spazi. Le regole generali da cui non si può prescindere per la realizzazione, tengono conto in particolare di alcuni aspetti come il riutilizzo dei rifiuti organici, la concimazione con prodotti naturali, l’utilizzo di pacciamatura, il ricorso sistematico alla consociazione di culture diverse e la rotazione degli stessi su i vari appezzamenti. Riguardo il primo aspetto è indubbio che da vari fronti si è detto parecchio che la parola d’ordine per ridurre i problemi ambientali del futuro è sicuramente “il riciclaggio”. Molto è stato fatto ma ancora molto c’è da fare e l’orto deve essere una occasione in più per riciclare anche i rifiuti di cucina che se compostati danno anche la possibilità di ottenere un prodotto organico di indiscusso pregio ai fini del mantenimento delle attività biologiche e della fertilità. Se il prodotto ottenuto risulta insufficiente alle necessità, si può ricorrere all’utilizzo di letame o di leguminose le quali una volta raggiunto il massimo sviluppo, che coincide con l’inizio della fioritura, saranno interrate e lasciate decomporre. Altro aspetto riguarda l’utilizzo di materiale pacciamante sia di natura organica che plastica. Molto semplice a tale scopo può risultare l’utilizzo di paglia che sistemata alla base di alcune colture come pomodoro, zucchine e melanzane apporta diversi vantaggi tra cui il controllo delle erbe infestanti e quindi il ricorso a diserbi, il mantenimento dell’umidità nel terreno e quindi un discreto risparmio idrico indispensabile dove le disponibilità sono limitate

gen

30

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Oceano Pacifico “ pattumiera globale”

Marchese Mattia

Sapete dove si trova la più grande discarica del mondo? Alcuni dicono a Napoli ma si tratta di un luogo insospettabile l’Oceano Pacifico. Gli americani la chiamano “rubbish soup” (minestrone di spazzatura). Si tratta di un enorme distesa di rifiuti che copre un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti. L’immensa massa di spazzatura (divisa in due grandi blocchi) viene tenuta insieme dalle correnti, un pò galleggia finendo periodicamente sulle spiagge e un pò si deposita sul fondale. L’enorme discarica ha inizio a circa 900 km di distanza dalla costa californiana e si estende lungo l’oceano con il diametro di circa 2500 km pari ad una superficie di 4909000 km quadrati una profondità di 30 m con il peso di 3500000 tonnellate, supera le Hawaii e sfiora pure il Giappone. Pare che circa un quinto della spazzatura arrivi li perchè gettato dalle navi, il resto giunge dalla

terra ferma. A preoccupare maggiormente è la smisurata quantità di plastica perchè si degrada difficilmente. Ci si trova di tutto: palloni di football, mattoncini di lego, siringhe, accendini… e una quantità enorme di sacchetti di plastica. La discarica marina è iniziata a formarsi oltre mezzo secolo fa ed è sconvolgente sapere che ogni pezzo di plastica finito li dagli anni ‘50 ad oggi è imprigionato ancora nel gorgo di immondizia. La plastica galleggiante provoca ogni anno la morte di migliaia di mammiferi marini e di circa un milione di uccelli ma rappresenta un rischio anche per la salute dell’uomo. Insomma abbiamo trasformato l’Oceano Pacifico in un contenitore per la raccolta della plastica. Quando impareremo a ripettare l’ambiente e noi stessi producendo meno plastica e a riciclare?

lug

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Conifere siberiane = plastica ecologica?

di le.lo

Leggo su Greenreport della scoperta, da parte di un gruppo di ricercatori siberiani, di un nuovo materiale ecologico simile alla plastica, ma a base di residui di conifere. Il team di Novosibirsk ha realizzato il materiale a partire dalla lavorazione di aghi e rami delle conifere siberiane, senza l’aggiunta di nessuna sostanza legante. Il materiale, provvisoriamente battezzato Ecolife, ha le stesse caratteristiche di resistenza e adattabilità dei materiali agglomerati, senza però contenere la formaldeide perché provenienti direttamente dalla natura. La produzione di Ecolife potrebbe risolvere il grave problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti dall’industria del legname che interessa la Russia e portare alla produzione di nuovi materiali bio in sostituzione della plastica, diminuendo anche il rischio di incendi nelle aree di abbattimento delle conifere.