Ott

11

By potatore

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I pesticidi sono l'ultimo dei mali

Nella ricerca che i consumatori fanno tutti i giorni per trovare i prodotti più sani chimica­mente, molto volte porta­no  a casa frutta e verdura con una carica  di  microtossine ben più dannose di quelle di eventuali residui di  fitofar­maci. Come dimostrano studi recenti non sempre non sempre il prodotto naturale è sinonimo di salute; infatti, in  natura la pianta per difendersi da funghi, batteri ed altri  paras­siti sia vegetali che animali produce una sorta di anticorpi che risultano molto più cancerogeni dei pochi milligrammi di residui  che si pos­sono trovare nei prodotti  ortofrutticoli come  residui  dei vari trattamenti  effettuati dal­l’uomo. Ormai  in campo alimentare la normativa è molto severa ed  i prodotti ortofrutticoli con resi­dui tossici superiori  alla legge sono solo una modesta ed irrilevante quantità. Da  non trala­sciare una fonte autorevole, la quale asserisce che il nostro organismo reagisce bene ad eventuali piccole dosi di sostanze  tossiche  o  velenose in quanto  anche  il  nostro organi­smo si difende con anticorpi. In ogni caso evitiamo di generalizzare poiché il prodotto eco­logico  purché  provenga da ditte serie  e  da  personale specializzato  è ed rimane un prodot­to di prima qualità,  ma bisogna  d’altro  canto evitare di pensare che alla  frutta bella,  liscia e lucente ci sia dietro chissà quale abbon­danza  di pesticidi ed altre diavolerie chimiche che  i  vari luoghi comuni rendono responsabili gli agricoltori. Non  serve, tra l’altro, ostinarsi a sbucciare a  tutti  i costi  le mele o le pere giustificando che le parti  esterne sono  le più ca­riche di sostanze tossiche; semmai  le  parti vicine  all’endocarpo o comunemente torsolo potranno essere le  più  ricche di sostanze nocive e  una  energica  lavata toglie sicuramen­te le sostanze nocive presenti sulla buccia. Lasciamo quindi che i bimbi ritornino a mangiare a morsi  le mele  che oltre alla componente vitaminica hanno una  azione balsamica per i nostri denti

Apr

16

By potatore

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Pere Kaiser provenienza SudAfrica

Pere Kaiser provenienza SudAfrica, pere Williams provenienza argentina è quello che si legge negli stand della frutta dei supermercati: che fine ha fatto la frutta italiana.  Negli anni Novanta l’Emilia era un tappeto rosso di meleti in fioritura e l’abbondante produzione ha fatto crollare i prezzi a circa 90lire al chilo quando la sola raccolta ne costava 100 di lire. Poi è stata la volta delle pesche, albicocche e prugne e via dicendo. La crisi del comparto agrumario è invece atavica e pensare che basterebbe alzare la quota di succo d’arancia nelle bevande, oggi al 12%,  per smaltire una parte della produzione e rialzare i prezzi alla produzione. L’ultima novità comunitaria  stabilisce che si può immetterre sul mercato aranciata senza che contenga succo di agrumi: siamo al paradosso.  Il risultato è che gli agricoltori hanno letteralmente abbandonato  gli agrumeti e in particolare quelli con produzioni marginali, che gli emiliani hanno tagliato i meleti, i campani le pesche e le prugne visto la scarsa remunerazione del prodotto. Si comincia così ad importare frutta dalla Turchia, dalla Grecia, dall’Argentina a prezzi più competivi ma con grande spreco di carburante ( trasporto via arerea) e quindi di inquinamento del pianeta.  Pensare che la nostra agricoltura era il fiore all’occhiello nella produzione di frutta (rimaniamo secondi per la produzione mopndiale di Kiwi) ed eravamo assolutamente autosufficienti. Le colpe come al solito sono degli altri ma sicuramente sono di tutti: i produttori che non hanno diversificato le produzioni, i commercianti e i dettaglianti che alzano i prezzi disincentivando all’acquisto e i consumatori che invece di utilizzare frutta di stagione preferiscono le fragole a Natale e l’uva a Pasqua. Chissà se si ritornasse a consumare frutta di stagione……… con poca presenza di pesticidi……….. senza necessità di lunghi trasporti………. che in etichetta spicca prodotto italiano…………