Giu

29

By potatore

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Belle, velenose ma anche medicinali!!

Gran parte delle piante presenti nella vita quotidiana sono generalmente scelte per la bellezza del fogliame o della fioritura ma non sempre si conoscono le altre caratteristiche che le contraddistinguono e cioè le loro proprietà medicinali o peggio il loro lato tossico o addirittura velenoso. Eppure già gli Egiziani nel 500 A.c. come risulta dal “papiro di Ebers” conoscevano più di settecento forme di medicamenti ricavati in parte dalle piante tra cui artemisia, edera e maggiorana. In Italia nel 500 si conoscevano e si apprezzavano le qualità del cardo mariano (Silybum marianum) per le sue proprietà diuretiche e i benefici apportati al fegato, mentre era vietato il consumo alle ragazze del carciofo perché ritenuto stimolante della circolazione del sangue ed eccitante. Negli ultimi tempi è stato riconosciuto il valore nutrizionale della soia (Glycine max) indicata per il trattamento del colesterolo e adatta all’alimentazione dei diabetici. Mentre si riconoscono le proprietà benefiche di alcune piante, poco si sa della tossicità di altre che in virtù della loro bellezza sono lasciate troppo a portata di bambini o di animali domestici e a volte con grave pericolo per l’incolumità degli stessi. Sono oltre un migliaio le specie conosciute che contengono sostanze tossiche e non sempre si tratta di specie selvatiche. Ciclamini, potos e filodendri, molto diffusi negli appartamenti, provocano al solo contatto con la bocca irritazioni e ulcere e nel caso particolare del filodendro per la presenza all’interno delle foglie di cristalli aghiformi di ossalato di calcio, il contatto con parti molli del corpo può provocare dermatiti.. Il ficus elastica e la stella di Natale racchiudono il loro effetto tossico nel lattice che contengono il quale provoca irritazioni agli occhi e dermatiti. Purtroppo il primato negativo in fatto di tossicità spetta all’oleandro, tra le piante arbustive e al tasso, tra le piante arboree. Sono sufficienti dieci semi di oleandro (Nerium oleader) per uccidere una persona adulta per cui per i bambini la dose si abbassa rendendo tale pianta anche se bella dal punto di vista ornamentale, molto temibile ; del tasso (taxus bacata), invece, basta una bacca a risultare letale per un bambino Da non sottovalutare anche il maggiociondolo e il comunissimo agrifoglio dalle rosse bacche a maturazione invernale. Anche le piante da frutta contengono la loro parte di veleno e principalmente quelle appartenente al genere Prunus : mandorle, albicocche e pesco. In questo caso, però la dose letale è contenuta nel seme all’interno del nocciolo ma ciò non toglie che bastano dieci mandorle amare per uccidere un bambino e circa 60 per un adulto. E’ il caso di concludere che le “conoscenze botaniche” salvano la vita.

Giu

18

By potatore

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Propagazione per talea

Il periodo estivo è ideale per la propagazione delle piante per talea. La riproduzione per talea è uno dei più diffusi metodi di propagazione delle piante insieme all’innesto e alla moltiplica­zione con bulbi, rizomi e tuberi. Le piantine ottenute da talea e provenienti dalla stessa pianta madre  vengono chiamati cloni. Hanno il vantaggio di  possedere caratteristiche identiche alla pianta madre da cui provengono  e pertanto eventualmente i stessi  pregi come colorazione, forma, resistenza alle malattie che con la propagazione per seme il più delle volte vengono perse a seguito della impollinazione incro­ciata che normalmente caratterizza la riproduzione per seme. Questo sistema permette inoltre di  ottenere velocemente piante e abbreviare quindi le fasi di crescita e di fioritura. Si possono propagare piantine di Pothos, Syngonium, papiro, ecc. semplicemente staccando una piccola porzione di ramo con un coltellino  affilato. La lunghezza e le porzioni vegetative  uti­lizzate sono diverse a seconda della specie. Si utilizzano  talee di  foglie  per la Begonia rex, Kalanchoe, Sanseveria;  germogli erbacei  per la Dieffembachia, Impatiens,  garofano e  geranio. Segmenti  di stelo con 1-2 gemme  per il Pothos, Syngonium,  Cro­ton. Dopo il taglio è possibile interrare gli steli recisi in  un vaso contenente torba e sabbia in rapporto di 1:1 oppure e possi­bile  far radicare le talee in vasetti di vetro contenente acqua. In questo modo si possono osservare lo sviluppo del nuovo appa­rato radicale. Per il Pothos, Philodendron e similari la  radica­zione risulta più semplice di altre specie, anche per il vantag­gio di possedere radici aeree in ogni caso per la maggior parte delle specie va dai 30 ai 40 giorni. Per il papiro  invece  per ottenere una pronta radicazione è opportuno immergere nell’acqua lo stelo capovolto con l’ombrella all’ingiù. In  entrambi i casi una volta sviluppatesi le radici, dopo 3-4 settimane circa, con cautela, trasferirle in vasi con del  buon  terriccio oppure continuare la coltivazione in idrocoltura. Nel primo caso le piantine vanno ambientate gradual­mente prima di trasferirle in ambiente diverso; se invece si opta per l’idrocoltura le piantine vanno tenute in ambiente con buon ricambio di aria per permettere l’ossigenazione dell’acqua che va tenuta sempre allo stesso  livello. Consigliabile aggiungere all’acqua dei preparati commerciali a base di resina a scambio cationico  facilmente  reperibili  nei  negozi  specializzati  in articoli per piante. Sia che si usa l’idrocoltura sia la radicazione in terriccio le piantine non devono essere esposte al sole ma in ambiente a luce diffusa e temperature all’incirca di 18-20 gradi. Temperature troppo elevate favoriscono lo sviluppo della parte aerea a scapi­to della emissione delle radici. Se si utilizza il terriccio si possono trattare le talee all’atto dell’inserimento con degli ormoni radicanti oppure con del letame fresco  dilui­to. Sulle talee, inoltre, va spesso nebulizzata acqua per evitare l’eccessiva disidratazione.