Mar

12

By potatore

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Un angolo di paesaggio..in casa

Le piante in casa poche o molte, sul davanzale o a terra, in cucina o in soggiorno qualunque sia la loro forma e al dimensione hanno il pregio di rendere l’ambiente circostante gradevole e accogliente. Anche se si possiede uno spazio verde fuori dalla porta  o che si  viva addirittura  in campagna non si deve rinunciare ad avere delle piante in casa  soprattutto in inverno perché queste contrastano col paesaggio esterno e in ogni  caso hanno colori e forme molto diverse dalle specie coltivate  all’aperto. La specie coltivate in casa sono, infatti, frutto di anni di ricerche e di incroci fra varietà diverse tanto che ormai le specie in commercio sono tantissime e tante altre sono in arrivo carichi di colori e profumi dalle regioni umide tropicali oppure dalle forme strane e curiose come quelle provenienti dalle zone aridi del pianeta. Il problema in caso di acquisto non è quello di stabilire quale pianta piace di più ma semmai oltre al fatto estetico-ornamentale va individua quale specie si ambienta  meglio al microclima che si ha in casa ed è più adatta  al tipo di cure che gli occupanti della casa possono dedicare. Ad esempio una famiglia che per motivi di lavoro tende ad avere poco tempo per le piante ma allo stesso tempo non vuole rinunciare a  qualche esemplare può facilmente tenere in casa delle cactacee, clivie, spatifilli, dracene, sanseverie e sicuramente rinunciare ad avere al balcone dei gerani, delle bromeliacee o piante da fiore in casa che richiedono cure più costanti tra cui  le irrigazioni. Il gusto personale quindi anche se è indubbiamente da  considerato deve in ogni caso lasciar posto alle esigenze delle specie. Per questo ed altre ragioni, è necessario, quando si acquistano le piante, conoscere loro esigenze e ciò la dice lunga perché alcune persone tendono a “specializzarsi” e preferiscono coltivare cactacee, altri bromeliacee, alcuni ficus e altri ancora orchidee o bonsai. Questo sistema può essere divertente anche su scala ridotta le la mini collezione di piante coltivate in casa può essere motivo di gioia e di soddisfazione personale vuoi per la bellezza e le forme ottenute, vuoi per i fiori ottenuti o ancora per i giusti accostamenti e le pregevoli composizioni. In ogni caso generalmente è il fogliame a dare bellezza ad una pianta e molto meno i fiori che persistono per poco tempo, inoltre l’acquisto riguarda sempre esemplari piccoli o di medie dimensioni e nel tempo lo stesso esemplare potrà migliorare nel tempo e assumere altezza ed eleganza imponenti ma allo stesso tempo, può divenire spoglio e poco rigoglioso. Una cosa è sempre bene però ricordarsi che una pianta in vaso non è un prezioso oggetto d’arte, ma un organismo affascinante, in grado di rispondere positivamente a tutte le affettuose cure ricevute.

Dic

12

By potatore

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Addio paesaggio

Ogni giorno scompaiono 1000 ettari di terreni agricoli con gravi ripercussioni sulle produzioni agricole, enogastronomiche e paesaggistiche. Se a ciò si aggiunge il proliferare di specie esotiche si può immaginare quali effetti sul paesaggio. Un turista che viene in Italia a visitare le meraviglie paesaggiste della Pianura Padana sarà accolto da capannoni, industrie, villette a schiera ricche di auricarie, olivi secolari capitozzati, magnolie e ancora banani rinsecchiti dal gelo invernale. L’ultima moda e quella di collocare sughere sempreverdi che niente hanno a che vedere con la sihlouette delle specie caducifoglie autoctone. Addio paesaggio padano!!!  Le siepi sono da sempre l’elemento comune del paesaggio agrario della Pianura Padana. Esse svolgevano varie funzioni prima che venissero ridotte di numero a partire dal 1950 (tutt’ora ne restano circa il10/20%): produzione di legna da ardere, sostegno delle rive dei fossi, riduzione fenomeni erosivi, sostegno per le viti, produzione di foraggio (in bachicoltura specialmente). Negli anni avvenire alle funzioni tradizionali se ne aggiungono altre e il loro ripristino, fondamentale per l’ecosistema è incentivato dall’Unione Europea. Oggi alle tradizionali funzioni di produzione di legna da ardere sono le funzioni ecologiche a destare l’interesse della Comunità. Infatti le siepi sono capaci di mitigare il clima, ombreggiare i corsi d’acqua migliorare il bilancio co2, fitodepurazione delle acque, difesa dai rumori e dalle polveri sottile e infine paesaggistica. Si spera che tutto ciò riporti le siepi al loro antico splendore…

Apr

17

By potatore

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Il paesaggista una figura da inventare ?

L’uomo ha esercitato sull’ambiente una serie di modificazioni che esaminate in un lasso di tempo lungo risultano, nella stragrande maggioranza dei casi, peggiorativi degli equilibri biologici e naturali. Infatti, nel corso dei millenni, l’uomo è passato dalla raccolta di frutti spontanei e dalla caccia ad attività come l’allevamento e via via ad altre più complesse come l’agricoltura intensiva, lo sfruttamento di cave e miniere la regimazione delle acque per usi domestici ed irrigui e tante altre opere che hanno comportato, di fatto, una alterazione del patrimonio naturale e modificato profondamente il paesaggio. Il livello di antropizzazione in Italia è molto complesso ed è sicuramente in una fase di transizione tra vecchie realtà agricole, ove il lavoro manuale è parte rilevante come nelle zone montane, ad altre in cui la meccanizzazione ha livelli che alcuni decenni fa erano inimmaginabili. Queste realtà necessitano di essere opportunamente coordinate in modo che abbiano sull’ambiente un impatto conciliabile con la sopravvivenza dell’umanità nel futuro e che lo stesso sia vivibile e non presenti certi scempi che con troppa facilità in passato sono stati tollerati o quantomeno non sono stati additati. Cementificazione forsennata di spiagge e fiumi, eccessiva pavimentazione in zone montane, piani regolatori che non hanno mai tenuto conto della vocazione e delle caratteristiche pedologiche dei terreni. Perché costruire case su terreni molto fertili ove l’agricoltura può svilupparsi senza condizionamenti e invece sovvenzionare danni da alluvioni e da altre calamità ad altre aree in cui era forse meglio incentivare l’allevamento, il rimboschimento, l’industria ? Quello che manca In Italia è l’opera del paesaggista che con interventi a largo respiro, con programmazione e pianificazione territoriale mette ordine al dissesto ambientale. Gli interventi anche se limitati ad aree di modesta estensione, come la sistemazione di rive di fiumi o scarpate, il recupero di cave e aree dismesse devono garantire il miglioramento o il mantenimento degli equilibri ambientali e allo stesso tempo consentire la coesistenza con le varie attività umane in modo che non vi sia sperpero di risorse primarie. Purtroppo, alla figura del paesaggista in Italia non si trova riscontro in nessun corso di Laurea e tra l’altro è difficile individuarne una assomiglianza con quelle esistenti. Questo tecnico dovrebbe avere conoscenze simili ad un ingegnere con l’aggiunta di competenze in campo agrario e forestale e niente esclude il contrario cioè che un laureato in Scienze Agrarie con dimestichezza di ingegneria. Se poi l’architetto ha un corredo di capacità in tecniche agronomiche, selvicoltura e arboricoltura il risultato finale non cambia e in questo agronomi, laureati in scienze biologiche e quant’altro possono presentarsi per il ruolo.

Feb

4

By potatore

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Gestione dell’uso del terreno

Attraverso la corretta gestione del terreno si possono ridurre le perdite di nitrati con pratiche antiliscivazione al fine di garantire le acque della falda e i corsi d’acqua superficiali a tal fine e necessario:
evitare avvicendamenti mais-soia in quanto entrambe colture  estive
evitare le monosuccessioni
interrare gli stock pagliosi ( di mais, paglia e residui colturali)
utilizzare le rotazioni colturali
mantenere la copertura vegetale nei periodi piovosi
utilizzare una buona calendarizzazione dei concime
corrette lavorazioni del terreno
mantenimento della copertura vegetale
corrette lavorazioni che evitano una eccessiva nineralizzazione della sostanza organica  e modificano la struttura del terreno

AVVICENDAMENTI
Per utilizzare i cosiddetti avvicendamenti, serve un terreno che abbia un certo livello di sostanza organica , la quale può ridurre gli apporti azotati. Quando passa molto tempo tra l’ aratura e la semina (circa 2-3 mesi di distanza) l’ azoto si disperde nel terreno oppure viene dilavato dalle piogge. I periodi critici per la percolazione del terreno sono i mesi nei quali le piogge sono più frequenti (ottobre-novembre); quando nella rotazione sono presenti le leguminose ( fagioli-piselli), le falde acquifere non sono esenti dall’ inquinamento, L’ azoto penetrato nel terreno attraverso il sistema simbiotico leguminosa, bacillus – radicicola entra a far parte dello stock di azoto presente nel terreno

MANTENIMENTO DELLA COPERTURA VEGETALE
Una ricca copertura vegetale impedisce l’ accumulo di nitrati nel terreno che in seguito verranno assorbiti dalle piante. Conferisce una protezione della falda acquifera ,ostacolando il passaggio degli inquinanti mantenendola pulita. La vegetazione spontanea è l’ inerbimento naturale , il quale , impedisce la percolazione di nitrati ; deve svolgere questa azione il più lungo possibile (2-3 anni).
L’ inserimento di una coltura intercalare, ha una funzione di antidilavamento, possono essere le colture foraggere o apistiche ; quest’ ultime sono depauperanti per il terreno, cioè hanno la capacità di assorbirgli azoto.

LAVORAZIONI DEL TERRENO
Le lavorazioni profonde causano la distribuzione delle sostanza organiche in tutto lo spessore interessato. Nel complesso, se si evitano tali lavorazioni , si aumenta la velocità del processo di mineralizzazione del terreno ma anche le sistemazioni di quest’ ultimo possono ridurre il ruscellamento delle acque limitrofe ai terreni coltivati.
I terreni declivi apportano anche dei benefici ambientali;il rapido smaltimento idrico, conseguente alle sistemazioni e diminuisce il periodo in cui l’ acqua può percolare verso la falda , vie di più ripide evacuazioni nelle reti idriche maggiori o minori le quali la convogliano a reti idriche superficiali.

Lug

18

By potatore

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Fermate il cemento armato!!

di  c.v.

Ogni giorno in Pianura Padana scompaiono 20 ettari di terreno agricolo  pari a 200 mila metri quadrati oppure una’aria grande come 12 piazze  del Duomo di Milano. La colata di cemento invade  le aree verdi agricole con una velocità sempre maggiore. I fertili terreni della Pianura padana una delle migliori aree agricole del Mondo divorata o meglio seppellita inesorabilmente sotto capannoni, villette a schiere e asfalto. Le montagne si spopolano mentre invece la Pianura aumenta vertiginosamente il numero di abitanti e la richiesta di nuove case, servizi e collegamenti vari, toglie terreni al mais, al grano agli allevamenti gli unici in grado di sfamare  il mondo. Si riducono le aree adibite alla produzione di formaggi tipici  come allo stesso modo si riducono quelle destinate alla produzione di salumi “made in Italy”. Addio paesaggio, addio grana padano, addio Prosciutto di Parma, addio……