Dic

5

By potatore

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L'uomo e la …natura

E’ alta 300 piedi (91,5 m) questa scala lungo una  parete nelle montagne Taihang in Linzhou (Cina). L’opera dell’uomo sembra convivere con quella della natura–

Dic

3

By potatore

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GIRO TONDO

di Tina Campesi

 

Giro tondo
giro tondo,
è malato questo mondo,
c’è nell’aria
un pò di tutto,
l’universo è ormai
distrutto.
Ma che dico:
non ancora,
c’è rimasta qualche ora
per salvare la natura.
Un’idea io l’avrei
e da zero
partirei:
or sorvolo monti e mari
spiagge, coste, litorali,
ma non vedo
lo splendore,
la natura, è qui che muore.
C’era un albero
in giardino
e sul prato…
un fiorellino,
or la rosa più non sboccia
e dell’albero… non v’è traccia.
Quella rosa
non si schiude,
non fiorisce,
è già  morta quando nasce,
che peccato;
era bello questo mondo.
Giro tondo,
giro tondo.

Mag

6

By potatore

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Lo sapevate che….il bonsai


Il termine BONSAI deriva da 2 ideogrammi giapponesi “bon” (vaso) e “sai” (albero) ovvero “albero in vaso”. I bonsai, infatti, sono alberi di piccole dimensioni, che vengono coltivati in piccoli vasi!! Il metodo di coltivazione dei bonsai consiste nel dare una forma alle piante,ha avuto origine in Cina e nel tempo anche in Giappone. Questa tecnica in oriente è considerata una vera e propria arte e viene eseguita con estrema cura.Il bonsai viene addirittura considerato la fusione fra arte e natura…Il delicato processo della coltivazione del bonsai va eseguito costantemente e attraverso regole ben precise da seguire in merito alla potatura delle foglie, alle tecniche per direzionare i rami e il tronco e alla cura delle radici. Anche se può sembrare una tecnica “crudele” nei confronti della pianta,in quanto si cercano di modificare le sue naturali forme, in realtà i bonsai non soffrono di questi trattamenti, anzi, sono molto più curati di altre piante lasciate crescere in modo spontaneo. Per dare un aspetto di albero maturo con dei rami orizzontali o addirittura leggermente volti verso il basso a piante giovani e vigorose, che tendono invece a produrre rami che crescono verso l’alto, è spesso necessario correggere la direzione dei rami grazie alla tecnica del filo. Anche le curve del tronco e dei rami devono spesso essere indotte dal ‘bonsaista’ per ottenere una forma! La tecnica prevede che si avvolgano tronco e rami in un filo di metallo (in genere di alluminio, per rami grossi, anche di rame) e di piegarli, modificandone l’andamento. Può essere utile utilizzare della rafia, avvolgendola a spirale attorno al ramo da trattare col filo, allo scopo di non intaccare il delicato strato esterno del ramo stesso, cioè,quello dei condotti linfatici. Dopo un certo tempo, che dipende dall’essenza, il filo metallico è rimosso e il ramo o il tronco si sono fissati nella posizione voluta….. Più il ramo è grosso, maggiore sarà il diametro necessario per il filo. Non tutte le essenze sopportano il filo e in ogni caso un’applicazione errata può produrre la perdita della pianta!!! Di bonsai ne esistono molte varietà diverse, come ad esempio l’acero palmato che, sicuramente è uno degli alberi più belli da coltivare come bonsai. Le foglie hanno 5 punte e cambiano colore a seconda della stagione. O il pino nero chiamato anche “re dei bonsai”. Il pino nero ama vivere all’asciutto e quindi, prima di annaffiarlo ancora bisogna aspettare almeno un altro giorno!

Apr

17

By potatore

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Il paesaggista una figura da inventare ?

L’uomo ha esercitato sull’ambiente una serie di modificazioni che esaminate in un lasso di tempo lungo risultano, nella stragrande maggioranza dei casi, peggiorativi degli equilibri biologici e naturali. Infatti, nel corso dei millenni, l’uomo è passato dalla raccolta di frutti spontanei e dalla caccia ad attività come l’allevamento e via via ad altre più complesse come l’agricoltura intensiva, lo sfruttamento di cave e miniere la regimazione delle acque per usi domestici ed irrigui e tante altre opere che hanno comportato, di fatto, una alterazione del patrimonio naturale e modificato profondamente il paesaggio. Il livello di antropizzazione in Italia è molto complesso ed è sicuramente in una fase di transizione tra vecchie realtà agricole, ove il lavoro manuale è parte rilevante come nelle zone montane, ad altre in cui la meccanizzazione ha livelli che alcuni decenni fa erano inimmaginabili. Queste realtà necessitano di essere opportunamente coordinate in modo che abbiano sull’ambiente un impatto conciliabile con la sopravvivenza dell’umanità nel futuro e che lo stesso sia vivibile e non presenti certi scempi che con troppa facilità in passato sono stati tollerati o quantomeno non sono stati additati. Cementificazione forsennata di spiagge e fiumi, eccessiva pavimentazione in zone montane, piani regolatori che non hanno mai tenuto conto della vocazione e delle caratteristiche pedologiche dei terreni. Perché costruire case su terreni molto fertili ove l’agricoltura può svilupparsi senza condizionamenti e invece sovvenzionare danni da alluvioni e da altre calamità ad altre aree in cui era forse meglio incentivare l’allevamento, il rimboschimento, l’industria ? Quello che manca In Italia è l’opera del paesaggista che con interventi a largo respiro, con programmazione e pianificazione territoriale mette ordine al dissesto ambientale. Gli interventi anche se limitati ad aree di modesta estensione, come la sistemazione di rive di fiumi o scarpate, il recupero di cave e aree dismesse devono garantire il miglioramento o il mantenimento degli equilibri ambientali e allo stesso tempo consentire la coesistenza con le varie attività umane in modo che non vi sia sperpero di risorse primarie. Purtroppo, alla figura del paesaggista in Italia non si trova riscontro in nessun corso di Laurea e tra l’altro è difficile individuarne una assomiglianza con quelle esistenti. Questo tecnico dovrebbe avere conoscenze simili ad un ingegnere con l’aggiunta di competenze in campo agrario e forestale e niente esclude il contrario cioè che un laureato in Scienze Agrarie con dimestichezza di ingegneria. Se poi l’architetto ha un corredo di capacità in tecniche agronomiche, selvicoltura e arboricoltura il risultato finale non cambia e in questo agronomi, laureati in scienze biologiche e quant’altro possono presentarsi per il ruolo.

Mag

6

By potatore

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Robot che si evolvono secondo le leggi di Darwin

Postato da federico pasquinelli

Possono le teorie di un vecchio naturalista dell’ottocento far muovere un robot? È partendo dalle ipotesi di Darwin sull’evoluzione animale che Stefano Nolfi conduce questo viaggio simile ai racconti di Asimov. Nell’istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Ro,aa Roma e in altri laboratori in giro per il mondo si creano minuscoli oggettini,che nascono,crescono e interagiscono fra loro seguendo le leggi di Darwin(come accade in natura),ma lo scopo della ricerca che si sta svolgendo è di fare in modo che i robot autoacquisiscano le loro conoscenze. Ma ciò non è semplice perché un comune robot deve essere programmato prima per svolgere ogni mossa e se si trova di fronte un ostacolo inatteso non sa come risolvere il problema,mentre un robot evolutivo deve essere progettato basandosi sul principio che ogni creatura deve essere diversa,che poi si modifica come fa la natura(a caso),proprio come accade in natura,i robot dovranno acquisire da soli le loro conoscenze. Se il comportamento di un computer è facile da definire con un programma,in un robot non è altrettanto semplice;infatti un robot evolutivo è impossibile da programmare perché deve interagire con l’ambiente esterno che cambia in continuazione modificando i suoi atteggiamenti. In alcuni esperimenti svolti in ambienti esterni i robot hanno sviluppato l’abilità di cooperare nel superare gli ostacoli e combattere o cacciare sviluppando tecniche di agguato o per sfuggire ai predatori. Con continue modifiche questi robot diventeranno simili a formiche giganti che si recheranno dove sono avvenuti disastri e interverranno per cercare i sopravvissuti e analizzare l’area colpita. Ma potrebbe anche capitare che si ribellino ai loro creatori e prendano il comando,ma per ora i robottini che hanno costruito sono ancora lontani dal costituire una minaccia.