Nov

21

By potatore

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Fichi d’India … o di Sicilia!!!

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La gialla  “sulfarina”, la rossa  “sanguigna”, la bianca  “muscarella” e  la color arancio chiamata “moscateddo” sono le tipiche varietà di fichi d’India. Alla colorazione e alla varietà dei frutti corrisponde anche una sapore leggermente diverso  che conoscono bene gli appassionati di questo succulento frutto di origine messicana arrivato in Europa dopo la scoperta dell’America. La piante di fichi d’India dai tipici cladodi, rami trasformati che hanno le stesse funzioni delle foglie, si sono così ben naturalizzati nei paesi del bacino del Mediterraneo e in particolare in Sicilia e spesso diventano anche infestanti, tendono a invadere il territorio  soffocandone le specie locali. Ciò nonostante la Sicilia ne ha fatto l’emblema delle sue esportazioni tanto che è il secondo produttore al mondo di questo pregevole frutto dopo il Messico.  Diverse sono  le peculiarità di questo frutto, succulento e rinfrescante per coloro che svolgono sport impegnativi, diuretico per le calcolosi, ricco di vitamina C, i fiori  sono utilizzati per contrastare cistite mentre i cladodi possono essere  utilizzati per lenire infiammazioni cutanee e ferite. Ottimo il consumo di questo frutto anche nelle diete perchè lenisce il senso della fame, rivitalizza l’organismo e la componente di fibre riduce il colesterolo.  I frutti più apprezzati sono quelli derivanti dalla “seconda fioritura”: in pratica durante il mese di giugno vengono eliminati i fiori e si costringe la pianta ad emetterne dei nuovi. I frutti che si sviluppano, quindi in ritardo, durante i mesi autunnali sono più abbondanti, succulenti e di calibro maggiore. Le controindicazioni al loro consumo sono da limitarsi all’effetto costipante se vengono consumati in quantità eccessive.

Altri articoli sui fichi d’India

Ott

7

By potatore

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Inquinamento marino

di Fr.Ma.
Gli animali acquatici si distinguono rispetto ai vertebrati per il lungo periodo di evoluzione, la quale ha consentito la diversificazione in tutte le forme attuali, specializzandosi e occupando tutte le nicchie ecologiche dei vari ambienti acquatici. Le particolari cause del loro rischio di estinzione:
la pesca intensiva causa il collasso delle popolazioni marine, che non sono in grado di riprodursi tanto velocemente da rimpiazzare gli esemplari sottratti.
L’inquinamento delle acque dovuto all’industrializzazione, ha provocato l’aumento di scarichi di vario tipo nelle acque, creando forti disagi tra i pesci. Ciò comporta anche il rischio di avvelenare l’ intero ecosistema.
Al malessere marino hanno contribuito anche le perdite di petrolio in mare dovuto agli incidenti. Il petrolio tende a ricoprire prima lo strato superiore e poi il fondo del mare uccidendo pesci, vegetali e uccelli. Solo dopo decenni la vita può ritornare come prima.
La pesca indiscriminata, individuabile specialmente in paesi tropicali, meno sentita nelle acque dolci ma distruttiva in mare, è molto visibile ad esempio nelle barriere coralline perchè i pescatori locali spruzzano una soluzione di cianuro per stordire i pesci e catturarli.
Anche l’ introduzione di specie “aliene” costituisce un pericolo per le specie marine.

Ott

3

By potatore

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Il mediterraneo: un ambiente in via di degrado

a cura di Bi.Gi

I 22 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo contano oltre 400 milioni di abitanti. Di questi, 143 milioni vivono nella fascia costiera, che ogni anno accoglie altri 175 milioni di visitatori. Il benessere di tutte queste persone dipende dallo stato di salute ambientale del Mar Mediterraneo. L’ambiente del Mediterraneo è al tempo stesso uno dei più ricchi e dei più vulnerabili al mondo: le sue regioni marine e costiere, infatti, sono esposte a una serie di pressioni, provenienti per l’80% da fonti di inquinamento di origine terrestre. Oltre la metà dei centri urbani del Mediterraneo con più di 100 000 abitanti non dispone di impianti di trattamento delle acque reflue e il 60% delle acque reflue prodotte in queste zone è riversato direttamente in mare. Nei Paesi del Mediterraneo sudorientale oltre l’80% delle discariche non è soggetto a controlli. Una particolare minaccia per l’ambiente marino mediterraneo è rappresentata da fattori quali i rifiuti agricoli, le particelle sospese nell’aria e le acque di ruscellamento, che trasportano in mare agenti patogeni, metalli pesanti, inquinanti organici, oli e sostanze radioattive. La rapida urbanizzazione e il progressivo sviluppo di un turismo non sostenibile nelle regioni costiere mediterranee hanno contribuito all’insorgere di seri problemi sanitari e ambientali. Anche l’inquinamento provocato da fonti industriali e domestiche e dal trasporto marittimo, la perdita di aree aperte e la distruzione degli ecosistemi costieri per la realizzazione di costruzioni contribuiscono al degrado ambientale.

Apr

24

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La giornata della Terra…io mi ricordo!

Pietro

Qualcuno si ricorda che giorno è?? è il giorno che noi tutti dovremmo ricordare in quanto è la giornata mondiale della terra!  Io penso che ormai quasi nessuno se lo ricorda,ebbene io si!E un giorno importante,dove tutti noi dovremmo ringraziare la natura, che ci sopporta tutti i santissimi giorni, ma molta gente è ignorante e se ne frega completamente: inquinando la natura, buttando cicche, cartacce e altre cose a terra, ma io dico lo sa la gente che esistono i cestini? Il problema è che alla gente gli costa fatica allungare la mano e buttare le proprie cose nel cestino, ma qualcuno sa che noi viviamo grazie alla natura? Ma credo che ormai la natura sia stanca, e secondo me si sta già ribellando non avete notato quanti terremoti ci sono stati, partendo da quello dell’Abruzzo poi è toccato Haiti e poi e arrivato in Cile pensate che si fermerà qui? No! Eruzioni di vulcani, inondazioni, valanghe ecc, distruggeranno a poco a poco tutto! Quindi è l’ora di aprire gli occhi e darsi da  fare perché queste non sono casualità ma accadono a causa del nostro inquinamento e della nostra maleducazione,quindi io apro un appello a tutti quanti di riflettere e di smettere con l’inquinamento atmosferico, idrico ecc, perché ne vale della nostra salute ma anche a quella degli altri esseri viventi! Quindi occhi aperti e diamoci da fare!

Gen

12

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Mar Mediterraneo invaso dagli….alieni

pacoale

L’alga assassina

Secondo l’Icram (Istituto per la ricerca applicata al mare), 565 specie, ovvero circa il 20 per cento di tutti gli esseri viventi in Mediterraneo, provengono da altri mari. Il dato più importante però, riguarda la velocità con cui questo fatto si verifica: negli ultimi cinque anni è stata rilevata più di una nuova specie aliena al mese. Le cause di queste invasioni sono molteplici. La principale è costituita dall’innalzamento della temperatura dell’acqua, dovuto ai mutamenti climatici del pianeta, al quale è corrisposto un aumento della salinità, che interventi umani. Il 69 % degli “alieni” presenti in Mediterraneo, giunge infatti dal Mar Rosso, mentre il 29 % dall’Oceano Atlantico. Tra le principali specie che meglio si sono adattate al Mar Mediterraneo, vi è il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia. Il pesce carnivoro ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che, essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Un altro esemplare dimostratosi a proprio agio nelle acque del Mediterraneo è il pesce flauto, tanto da arrivare nel giro di tre anni dalle coste del Libano a quelle italiane. Alcuni migratori sono anche pericolosi per l’uomo: tra questi, il pesce palla argenteo le cui carni, se ingerite crude, possono risultare letali, oppure il pesce scorpione con i suoi aculei velenosi, segnalato finora solo in Israele. Il caso più eclatante di invasione aliena resta tuttavia quello della Caulerpa taxifolia, definita anche alga assassina. La taxifolia ha capacità riproduttive incredibili e, nel giro di dieci anni, dalle coste di Montecarlo si è propagata in tutta la nostra penisola. L’alga si è sviluppata in Mediterraneo molto probabilmente a causa di una negligenza degli addetti del Museo Oceanografico di Monaco che, nel 1984, la lasciarono sfuggire in mare. Ciò, ad ogni modo, non può essere affermato con assoluta certezza, in quanto un importante veicolo di introduzione delle specie aliene è rappresentato dalle acque di zavorra delle navi cisterna e dalle incrostazioni delle carene, responsabili secondo alcuni scienziati di aver introdotto in Mediterraneo circa 6.000 tipologie di esemplari, la maggior parte delle quali è stata incapace di riprodursi.

Mar

13

By potatore

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Mediterraneo

a cura di bi.gi

I 22 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo contano oltre 400 milioni di abitanti. Di questi, 143 milioni vivono nella fascia costiera, che ogni anno accoglie altri 175 milioni di visitatori. Il benessere di tutte queste persone dipende dallo stato di salute ambientale del Mar Mediterraneo.  L’ambiente del Mediterraneo è al tempo stesso uno dei più ricchi e dei più vulnerabili al mondo: le sue regioni marine e costiere, infatti, sono esposte a una serie di pressioni, provenienti per l’80% da fonti di inquinamento di origine terrestre.  Oltre la metà dei centri urbani del Mediterraneo con più di 100 000 abitanti non dispone di impianti di trattamento delle acque reflue e il 60% delle acque reflue prodotte in queste zone è riversato direttamente in mare. Nei Paesi del Mediterraneo sudorientale oltre l’80% delle discariche non è soggetto a controlli. Una particolare minaccia per l’ambiente marino mediterraneo è rappresentata da fattori quali i rifiuti agricoli, le particelle sospese nell’aria e le acque di ruscellamento, che trasportano in mare agenti patogeni, metalli pesanti, inquinanti organici, oli e sostanze radioattive.  La rapida urbanizzazione e il progressivo sviluppo di un turismo non sostenibile nelle regioni costiere mediterranee hanno contribuito all’insorgere di seri problemi sanitari e ambientali. Anche l’inquinamento provocato da fonti industriali e domestiche e dal trasporto marittimo, la perdita di aree aperte e la distruzione degli ecosistemi costieri per la realizzazione di costruzioni contribuiscono al degrado ambientale.