Set

24

By potatore

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Emigrazione da cambiamenti climatici

di Anna Bosc

“Il fenomeno riguarda ogni anno 6 milioni di persone costrette a lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici”.
Quest’anno 6 milioni da persone sono state costrette a lasciare il proprio paese a causa dei cambiamenti climatici, ma secondo le stime dell’ Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) nel 2050 si arriverà a 200/250 milioni. Le cause sono molto semplici da identificare, desertificazione, inondazioni e effetti del riscaldamento globale, ma nono sono così facili da risolvere.
Secondo i risultati di Legambiente di 6 milioni di persone all’ anno sono costrette a emigrare: la metà a causa di cambiamenti climatici “istantanei”,inondazioni e tempeste, l’altra metà a causa di cambiamenti “a lungo termine”, come desertificazione o innalzamento del livello del mare.
Se finora sono state le guerre la maggiore causa dello spostamento dei popoli ora sono i cambiamenti climatici. Sono circa due anni, infatti, che il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra, eppure non si riesce a dare loro assistenza in modo adeguato, perché giuridicamente non esistono; Quindi oltre “all’immediata necessità” di uno status giuridico per i profughi ambientali, la vera urgenza consiste, quindi, nel capire che molte questioni legate all’ospitalità e all’accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Misure ancor più necessarie se si pensa che al di là delle prospettive future, gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molti paesi, che hanno pagato un prezzo alto per vittime e gli sfollamenti. In Brasile, quest’anno, sono state un milione le persone colpite dalle inondazioni con un numero di sfollati tra 400.000 e 600.000, mentre in 350 mila sono stati colpiti in Namibia dalla recente inondazione dovuta alle piogge torrenziali iniziate dal mese di gennaio scorso. Non solo: Il 50% delle strade e il 63% dei raccolti è a rischio. Per l’Onu 544 mila persone potrebbero confrontarsi con un’insufficienza di cibo tra il 2009 e il 2010. Dati poco confortanti anche in Angola dove 160 mila persone hanno subito inondazioni, ma è un numero destinato a crescere. E ancora, in Myanmar (ex Birmania) il ciclone Nargis ha fatto 140 mila vittime, colpendo anche altri 2-3 milioni di persone e costringendo 800 mila persone a sfollare. Anche l’Italia ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale in quanto area mondiale ha la più alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide e in particolare degli ecosistemi e della biodiveristà marino-costiera. Lo studio di Legambiente stima che saranno sommersi circa 4.500Km quadrati del territorio nazionale, distribuiti in prevalenza al Sud, dove si concentreranno la maggior parte delle aree che andranno incontro a una progressiva desertificazione. A maggior rischio, secondo il rapporto Enea, è la Sardegna con il 52% del territorio esposto al pericolo della desertificazione.

Feb

9

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Ecomostro “Punta Perotti”

articolo di Gi-pe

Punta Perotti: Corte Europea dispone risarcimento dei proprietari
Ricordate il complesso Punta Perotti? Lo scempio ambientale distrutto nell’aprile 2006? Bene, la Suprema Corte Europea ha disposto che i proprietari dell’ecomostro siano risarciti dallo stato italiano per esproprio non regolamentare. Sembra una battuta, ma purtroppo non lo è. Il complesso residenziale costruito a ridosso del lungomare di Bari era illegale per molte ragioni: mutava completamente il panorama ma soprattutto alterava gli equilibri ambientali di quell’area con i suoi 300 mila metri cubi di calcestruzzi. Punta Perotti è stato un monumento dell’abusivismo e degli scempi territoriali perpetrati ai danni delle coste pugliesi negli ultimi decenni: il suo abbattimento ha rappresentato una vittoria della coscienza ambientale della cittadinanza sulla prepotenza di pochi imprenditori e sulle collusioni politiche. Pur sorgendo a meno di 300 metri dal mare, in barba a tutte le disposizioni più elementari in materia, il complesso residenziale non era spuntato da un giorno all’altro ma i costruttori avevano ricevuto il consenso dalle autorità comunali: fu la procura di Bari a chiedere l’interruzione dei lavori e a disporne il sequestro. Oggi la Corte Europea sostiene che l’esproprio non è stato eseguito in maniera regolare, benché riconosca il carattere abusivo della costruzione e giustifichi conseguentemente i provvedimenti adottati. Sull’entità del risarcimento non è dato sapere nulla: anzi, la Suprema Corte ha demandato alle parti in causa il compito di trovare un accordo. E qui è scattato il teatrino politico che ormai non sorprende più: colpa del centrodestra, responsabilità del centrosinistra, accuse più o meno deliranti da una parte e dall’altra. Nessuno sembra più aver voluto demolire quell’ecomostro. Ma come? Finalmente si era arrivati ad una soluzione decisa contro l’abusivismo ed ora si fa marcia indietro, dando così un preciso segnale a quanti vogliano utilizzare Punta Perotti come un comodo precedente per continuare a fare scempio dello splendido litorale pugliese?
Non sappiamo come andrà a finire, ma il sospetto che possa essere in atto una delle tante soluzioni all’italiana è forte: in fondo siamo il paese dei condoni e degli indulti, un paese dove chi voglia essere onesto deve impegnarsi costantemente sino allo stremo delle forze. E non è detto che tutti abbiano questa forza di volontà…