Apr

15

By potatore

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Una "famiglia" molto numerosa…

Quando si dice legumi o leguminosa il pensiero vola velocemente ai piselli, fagioli, soia e meno, sicuramente, a piante di alto fusto in regioni equatoriali oppure ad altri dal pregiato legname o infine a colorate piante ornamentali.
Quando detto è ancora molto riduttivo se si pensa che alla famiglia delle leguminose appartengono circa 700 generi e 15.000 specie di erbe, alberi e arbusti distribuiti in tutto il pianeta e che l’uomo utilizza non solo per fini alimentari ma anche per altri innumerevoli usi  come legname da ardere e da opera, produzione di essenze, di gomma arabica e come piante ornamentali. Le leguminose presentano una notevole diversità di forme determinate dal loro adattamento alle diverse condizioni climatiche. Sono presenti sia nelle foreste equatoriali con alberi di notevole sviluppo  come la Copaifera, sia in ambiente acquatico come la Neptunia oleracea. Riescono anche ad adattarsi ad ambienti  aridi   riducendo il numero di foglie e sostituendole con i piccioli che si allargano e coadiuvano la fotosintesi come nel caso dell’Acacia. Altro fattore molto importante che ha determinato lo sviluppo e il notevole adattamento all’ambiente delle leguminose è dato dalla loro simbiosi con batteri azotofissatori. I batteri penetrano all’interno delle radici delle piante attraverso le cicatrici lasciate dalla caduta dei peli assorbenti e formano dei grossi tubercoli nei quali fissano l’azoto atmosferico.
Alla morte dei batteri la pianta ha in eredità l’azoto organico contenuto da questi,  azoto che la pianta utilizzerà per il proprio accrescimento. Vista l’enormità dei generi e delle specie, le leguminose vengono suddivise in tre grandi sottofamiglie ovvero nelle Mimosoidee,  Cesalpiniacee e Papilionacee. Alla prima sottofamiglia, le più conosciute al Nord, sono le mimose
utilizzata per i fiori in occasione della “Festa delle Donne” e l’Albizia julibrissin coltivata per ornamento per il fogliame elegantemente bipennato e i fiori rosei in ciuffi piumosi mentre tra le Cesalpiniacee  troneggia il carrubo (Ceratonia siliqua) sub spontaneo nelle regioni meridionali e  particolarmente in Sicilia. In Italia sono le Papilionacee  ad avere la maggiore diffusione e il nome sta ad indicare la particolare caratteristica del fiore. La corolla, infatti,  è formata da cinque petali di cui uno superiore (vessillo) più ampio, due laterali (ali) e i rimanenti due, fusi lungo un margine a formare una carena. Nella sua cavità la carena accoglie la parte fertile del fiore cioè gli stami che a loro volta racchiudono il pistillo. Gli stami  sempre in numero di dieci hanno la particolarità  di poter essere tutti saldati come nel caso del trifoglio, tutti liberi come nelle Sophoreae  oppure più comunemente 9 saldati e uno libero come nel pisello e nel glicine. Oltre  a numerose specie di grande importanza economica come fagioli, fave e ceci a questa sottofamiglia appartengono molte specie apprezzate come piante ornamentali. Anche  il velenoso maggiociondolo (Laburnum anagyroides)  a fiori gialli in racemi pendenti  e il glicine sono leguminose nonostante il loro portamento diverso, il primo arboreo e il secondo rampicante-sarmentoso.

Feb

5

By potatore

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Mantenimento della copertura vegetale

sara azzaro

La copertura del terreno con specie vegetali erbacee impedisce la percolazione di nitrati nella falda freatica o il dilavamento nei corsi acque superficiali che provoca una eccessiva proliferazione delle alghe e di conseguenza l’ eutrofizzazione dei corpi d’acqua.
MOTIVAZIONI :
La presenza di una copertura vegetale impedisce un accumulo di nitrati grazie al loro assorbimento da parte delle piante.
Oltre ad intercettare i nitrati naturalmente presenti nel terreno apportati con le fertilizzazioni , la copertura vegetale procura una protezione dell acque sotterranee nei confronti di quelle di origine extraagricola.
Particolare importanza è assunta dalla copertura vegetale nelle superfici temporaneamente ritirate dalla produzione ai sensi della normativa comunitaria.
AZIONI :
Le coperture vegetali potenzialmente realizzabili sono le seguenti :
– VEGETAZIONE SPONTANEA : l’inerbimento naturale produce in fine estate autunno dopo la raccolta delle colture dovrebbe essere visto molto positivamente nelle zone agricole come mezzo per contrastare la percolazione dei nitrati ; non dovrebbe essere ostacolato con l’avorazioni , ma nello svolgere la sua funzione quanto più a lungo possibile , compatibilmente con le esigenze di preparazione del terreno l’inerbimento spontaneo e potrebbe trovare utile applicazione sulle superfici temporaneamente dalla produzione (set-aside) la coltura che seguirà.
-COLTURE INTERCALARI : l’inserimento , ogni volta che è possibile , di colture intercalari tra la raccolta della specie precedente e la semina di quella successiva è una misura di notevole efficacia antidilavamento; tali colture intercalari sono da configurarsi come culture foraggiere (erbai) coltivazioni o anche culture di interesse apistico.
COLTURE DI COPERTURA (Catch crops) : si tratta di colture intercalari senza finalizzazione utilitaristica , ma unicamente finalizzate ad intercettare l’azoto solubile ; in altre parole si tratta di realizzare un inerbimento controllato seminante speci vegetali capaci di nascere e crescere durante i periodi critici per il dilavamento dei nitrati ; la biomassa vegetale prodotta sarà poi sovesciata in tempo utile per la semina della successiva cultura prevista dalla rotazione.
Le specie da condiderare idonee a questa funzione dovrebbero soddisfare le seguenti condizioni :
– avere basse esigenze termiche in modo da poter crescere nel periodo autunno inverno.
– avere seme poco costoso, reperibile e di facile emergenza.
– essere dotate di scarsa capacità infestante.
– essere consumatrici di azoto (con esclusione quindi delle leguminose).
– non creare problemi fitosanitari o di infestazione nella cultura che seguirà.
Le famiglie botaniche più rispondenti a questo mondo sono le graminacee , le crucifere e le composite.