Feb

19

By Il Potatore

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Latte italiano!!!

Facciamo un pò di pubblicità ai prodotti italiani e, in questo caso,  al latte. Controlli mensili, scelta degli alimenti, sistemi all’avanguardia per la mungitura, trasporto e distribuzione ne fanno un prodotto di qualità. Attenti però: accertiamoci che sia autenticamente italiano!!

 

Ott

6

By Il Potatore

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Il pastazzo: non uno scarto ma una risorsa

Con il termine ‘pastazzo di agrumi’ si intendono i residui dell’estrazione del succo di arance e limoni, che contengono bucce, polpa e semi. Sono alimenti dotati di alto tenore in fibra e di buona appetibilità, essi costituiscono la componente energetica delle diete per ruminanti e monogastrici e possono essere utilizzati direttamente nell’alimentazione animale. Le scorze e le polpe che rappresentano i maggiori costituenti del pastazzo sono formate principalmente da: acqua, mono e disaccaridi, estrattivi in azotati, acidi organici, altre sostanze con spiccate proprietà biologiche.
I principali agrumi contenuti nel pastazzo sono: limone, pompelmo, arancio amaro, arancio dolce e mandarino.
Attraverso i residui dell’estrazione del succo degli agrumi si ottiene il pastazzo, esso è composto da circa 60-75% di bucce, 23-33% di polpa e 0-9% di semi. Il pastazzo viene utilizzato per l’alimentazione animale sia come composto fresco sia come composto essiccato. Per i pastazzi freschi è necessario ricorrere all’insilamento con aggiunta di paglia con funzione assorbente per evitare inquinamenti del suolo da parte delle acque di percolazione. Il pastazzo è impiegato per la sua benefica azione dietetica nell’alimentazione delle vacche in lattazione. La somministrazione di pastazzo a bovine, con quantitativi elevati di polpe essiccate, non deprime la produzione di latte, non influisce negativamente sull’appetibilità da parte delle bovine, né interferisce se non favorevolmente sul sapore del latte, e provoca un aumento qualitativo e quantitativo del latte stesso. Può anche essere impiegato nei bovini da carne aumentando l’accrescimento giornaliero. L’elevato tenore di pectine del pastazzo di agrumi svolge un’azione astringente antidiarroica, soprattutto in animali giovani. Un rifiuto ingombrante, apparentemente che finora ha rappresentato un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi  costi di smaltimento ma che in realtà trova un valido riutilizzo nell’alimentazione bovina e nella produzione del biogas.

 

Gen

1

By potatore

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La più "amata" dagli allevatori

margherita

Le vacche Frisone si presentano alte e slanciate, potenti, con buoni diametri e mammelle adatte alla mungitura meccanica e capaci di produrre grandi quantità di latte (30-35  litri in media al giorno) e molto longeve (la sua vita media è di 6-7 anni). Il loro mantello è formato da macchie di colore nero e bianco, il pelo è raso. Il muso è lungo e gli occhi sono posti in alto ai lati della testa. Alcuni esemplari hanno anche le corna, però, per motivi di sicurezza, alcuni allevatori gliele bruciano appena crescono, cioè quando sono vitelline. La razza frisona che viene allevata nel nostro Paese, rappresenta un ceppo italiano della pezzata nera o frisona, la sua zona di origine è la Frisia Olandese, da cui prende il nome, che a sua volta è il risultato dell’introduzione di razze canadesi, statunitensi, svedesi, tedesche, danesi e naturalmente olandese. Grazie al carattere cosmopolita di questa razza, si sono create delle popolazioni con peculiari caratteristiche aiutate anche da particolari condizioni ambientali, di allevamento e dagli obbiettivi di selezione proseguiti. I primi soggetti (provenienti dall’Olanda)sono stati importati nella metà del secolo scorso; essi hanno subito dimostrato grandi capacità di adattamento e soprattutto di produzione. Proprio per questo, la Frisona ha preso il posto di molte razze locali, molto meno produttive  ed ora è diffusa omogeneamente su tutto il territorio italiano. L’esemplare più antico, da cui poi si è sviluppata la razza, è il toro Carnation Producer, che venne acquistato negli u.s.a. dall’allevamento della Bonifica di Torre in Pietra, nel 1929. Nel 1908 si contavano già 60.000 capi, col primo conflitto mondiale ci fu una pausa, ma subito dopo la popolazione aumentò e quindi anche il numero del bestiame, che venne importato in altri paesi e sostituito con alcuni incroci oggi i capi allevati superano il milione e duecentomila.

Nov

2

By potatore

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Lo stracchino

di Ivan Cattaneo

Lo stracchino (dal lombardo stracch con il significato di stanco) è un formaggio italiano a pasta molle e di breve stagionatura (infatti è il formaggio più veloce da fare, e si può mangiare molto presto) prodotto con latte vaccino intero. Si presenta come un formaggio grasso e cremoso, privo di crosta, dal colore bianco. Prodotto originariamente in Lombardia, l’etimologia del nome è fatta riferire all’utilizzo del latte proveniente da mucche “stanche” per la transumanza al fondovalle dopo l’alpeggio estivo. In Valtellina e Pavese il nome di “stracchino” viene usato anche per indicare il gorgonzola. Oltre alla Lombardia anche la Toscana ha inserito lo stracchino nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Il formaggio prende il suo nome dal fatto che le vacche, tornando stanche dal pascolo estivo negli alpeggi, essendo quindi “stracche” (stanche, in dialetto), producevano poco latte, con il quale i pastori facevano appunto questo formaggio, lo stracchino.  Questo formaggio  si ottiene rompendo la cagliata in frammenti grossi, che vengono spremuti e impastati; il contenuto di acqua resta elevato: i formaggi così ottenuti devono essere consumati subito oppure conservati in frigorifero.

Ott

20

By potatore

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“ FORMAI DE MUT “ ovvero “IL FORMAGGIO DÌ MONTE “.

Ambra

 

 

La mia azienda di bovini è situata a Casnigo, è a conduzione familiare e va dai 50 ai 60 capi tra vacche, manze e vitelli .  Produciamo formaggi di varia stagionatura : fresco : ricotta, mozzarella, stracchino,yogurt, burro ; media stagionatura : formaggella, taleggio;  stagionato: formaggio stagionato ( circa 7-8 mesi) ;  alla fine lo scarto detto “siero “ viene dato ai maiali per una maggiore qualità dei prodotti . L’ azienda è suddivisa in varie parti : in centro si trova la mangiatoia , da un lato si trovano due stabulazioni libere, una per la mungitura e una per manze e manzette , invece dall’altra parte è stabulazione fissa ( manze e vitelli ). Infine per i vitelli più piccoli o quelli appena nati abbiamo dei box che ne possono contenere al massimo 2 . Ogni sera , all’ incirca alle 17,30 e alla mattina alle 6,30 , si inizia la mungitura, prima di questo però si dà alle vacche 2 abbondanti palette di mangime, ( contenente cereali : mais, soia , grano ), questo per una maggiore produzione di latte e come sostentamento per la vacca stessa. L ‘impianto di mungitura è a trasporto latte cioè il tubo del latte attraversa tutta a stalla e finisce direttamente in caldaia dove il latte verrà scaldato e trasformato successivamente in vari prodotti caseari. In inverno le vacche vengono tenute nella stalla perché, in pieno inverno, fuori fa molto freddo e c’è il rischio che le vacche si ammalino, come alimentazione viene somministrato fieno maggengo, erba medica, acqua.  In estate , invece , tutti i tre mesi le portiamo in alpeggio sul Monte Farno (Alpe Pergallo) , dove mattina e sera le mungiamo e con il latte che le vacche producono si produce il tipico “ FORMAI DE MUT “ cioè “IL FORMAGGIO DÌ MONTE “. Oltre ai bovini si possono vedere anche : polli “americanì” e di taglia grossa (da carne ) , conigli , 9 cani tra cui 3 da bovini e un cavallo !!