Apr

17

By potatore

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Il paesaggista una figura da inventare ?

L’uomo ha esercitato sull’ambiente una serie di modificazioni che esaminate in un lasso di tempo lungo risultano, nella stragrande maggioranza dei casi, peggiorativi degli equilibri biologici e naturali. Infatti, nel corso dei millenni, l’uomo è passato dalla raccolta di frutti spontanei e dalla caccia ad attività come l’allevamento e via via ad altre più complesse come l’agricoltura intensiva, lo sfruttamento di cave e miniere la regimazione delle acque per usi domestici ed irrigui e tante altre opere che hanno comportato, di fatto, una alterazione del patrimonio naturale e modificato profondamente il paesaggio. Il livello di antropizzazione in Italia è molto complesso ed è sicuramente in una fase di transizione tra vecchie realtà agricole, ove il lavoro manuale è parte rilevante come nelle zone montane, ad altre in cui la meccanizzazione ha livelli che alcuni decenni fa erano inimmaginabili. Queste realtà necessitano di essere opportunamente coordinate in modo che abbiano sull’ambiente un impatto conciliabile con la sopravvivenza dell’umanità nel futuro e che lo stesso sia vivibile e non presenti certi scempi che con troppa facilità in passato sono stati tollerati o quantomeno non sono stati additati. Cementificazione forsennata di spiagge e fiumi, eccessiva pavimentazione in zone montane, piani regolatori che non hanno mai tenuto conto della vocazione e delle caratteristiche pedologiche dei terreni. Perché costruire case su terreni molto fertili ove l’agricoltura può svilupparsi senza condizionamenti e invece sovvenzionare danni da alluvioni e da altre calamità ad altre aree in cui era forse meglio incentivare l’allevamento, il rimboschimento, l’industria ? Quello che manca In Italia è l’opera del paesaggista che con interventi a largo respiro, con programmazione e pianificazione territoriale mette ordine al dissesto ambientale. Gli interventi anche se limitati ad aree di modesta estensione, come la sistemazione di rive di fiumi o scarpate, il recupero di cave e aree dismesse devono garantire il miglioramento o il mantenimento degli equilibri ambientali e allo stesso tempo consentire la coesistenza con le varie attività umane in modo che non vi sia sperpero di risorse primarie. Purtroppo, alla figura del paesaggista in Italia non si trova riscontro in nessun corso di Laurea e tra l’altro è difficile individuarne una assomiglianza con quelle esistenti. Questo tecnico dovrebbe avere conoscenze simili ad un ingegnere con l’aggiunta di competenze in campo agrario e forestale e niente esclude il contrario cioè che un laureato in Scienze Agrarie con dimestichezza di ingegneria. Se poi l’architetto ha un corredo di capacità in tecniche agronomiche, selvicoltura e arboricoltura il risultato finale non cambia e in questo agronomi, laureati in scienze biologiche e quant’altro possono presentarsi per il ruolo.