Dic

29

By potatore

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L’ Arno invaso da pesci ‘alieni’

stefano

L’ abbiamo popolato di alieni, e adesso la colpa è nostra: se i pesci  originari dell’ Arno sono ridotti a un manipolo di profughi impauriti, scacciati dalle loro nicchie, depredati del cibo, braccati dagli invasori o addirittura divorati. Abbiamo trasformato l’ Arno in un fiume «mostruoso», facendolo abitare da creature che sembrano saltar fuori da un film di fantascienza degli anni cinquanta: pesci siluro, gamberi killer, vongole giganti, rane toro, cozze zebrate. Tutte specie definite, appunto, aliene. Cioè non originarie di qui, ma che qui in qualche modo sono arrivate. «Ma non certo con i dischi volanti né da soli con le loro pinne, zampe o code che siano. Nell’ Arno ce li abbiamo messi noi uomini. C’ è sempre qualcuno che per disattenzione, estro del momento o per ferrea volontà fa arrivare a destinazione questi animali» dice Giovanni Menduni, segretario dell’ Autorità di bacino dell’ Arno. Si butta in Arno l’ enorme pesce siluro per rendere più avvincente la battuta di pesca, si svuota nel fiume l’ acquario di casa per disfarsi del piranha o della tartaruga esotica, ecco come arrivano gli alieni a Firenze, coltello e insieme ferita di questo Arno: ne stravolgono l’ equilibrio naturale, facendo strage delle specie autoctone, razziando cibo, spazi e futuro a chi nel fiume ha diritto di abitarci da sempre perché ci è nato, ma allo stesso tempo sono essi stessi il segnale di un malessere più profondo. «La presenza degli alieni ci dice quanto male l’ uomo stia facendo all’ ambiente» dice Carlo Scoccianti, biologo, consulente dell’ Autorità: «Scarichi, inquinamento, cantieri, abusivismo hanno talmente indebolito la resistenza delle specie autoctone nel fiume, da renderle facile preda dei nuovi arrivati. La vera mostruosità non sono loro, ma ciò che l’ uomo sta facendo alla natura». Colpa nostra, dunque, se il pesce siluro, aggressivo bestione baffuto che raggiunge anche i due metri di lunghezza e i cento chili, sta facendo polpette dei cavedani e delle paperelle dell’ Arno: è originario del Danubio, ma da anni sguazza anche qui: «E ovviamente ci è stato buttato: ormai è dappertutto, anche a Bilancino, anche nella Greve» dice Annamaria Nocita, naturalista. E’ una vera esperta di alieni: tra i pesci ne ha individuate oltre una ventina di specie, e i primi due siluri in Arno li ha trovati lei nel ‘ 98, proprio nel tratto cittadino. Liberarsi dei siluri è praticamente impossibile: per regolamento, se vengono tirati su durante le gare di pesca, poi devono essere ributtati nel fiume. Bisogna, se non altro, fare in modo che non ne arrivino più». Nel nord Italia si fanno delle vere e proprie battute di caccia: l’ anno scorso la Provincia di Rovigo ha offerto una taglia di 26 centesimi al chilo per ogni siluro pescato. Un altro pesce siluro presente nell’arno, anche questo baffuto, è il pesce gatto: è di origine americana e si adatta anche nelle condizioni più proibitive,quando il fiume è in secca può sopravvivere per un certo periodo sepolto nel fango. Anni fa ce n’ erano tantissimi, ma adesso non se la passa troppo bene, spodestato da un altro competitore, il pesce gatto a pallini, una specie di cuginastro che lo sta rapidamente sostituendo. L’ ultimo alieno passato per le mani della dottoressa Nocita è la cozza zebrata: l’ hanno trovata quest’ estate nel lago di Bilancino. E anche questa creatura, più piccola delle cozze classiche, ma con strisce bianche e nere che le hanno valso il soprannome zebrata, non dovrebbe essere qui: la sua origine è nel Mar Caspio. Si attacca alle chiglie delle barche, e così si sposta. Da anni è segnalata nel nord d’Italia. E’ capace di distruggere diciannove specie di acqua dolce, e provoca danni alle condutture degli impianti di filtro dell’ acqua. Un altro famoso alieno dell’ Arno e dei suoi affluenti è la vongola gigante: un grande mollusco con una conchiglia ovale e panciuta, larga fino a 20 centimetri. Vive nelle acque stagnanti o che fluiscono lentamente, filtra continuamente schifezze, il che la rende inadatta per gli spaghetti, ma perfetta per usarne il guscio come posacenere. Il Ròdeo Amaro, altro pesce forestiero dalle carni appunto amarissime, la sfrutta biecamente come un’ incubatrice, inoculandole al suo interno le uova: quasi ci fosse una sorta di solidarietà tra alieni. Il gambero killer, è forse il più noto fra gli invasori: viene dalla Louisiana, un paio di anni fa andò perfino in televisione. Era il periodo riproduttivo del gambero, e una lunga fila di questi animaletti, simili a piccole aragostine, scavalcò l’ A1 per passare da una parte all’ altra dell’ autostrada, creando non pochi incidenti. E’ voracissimo, tritura le larve di tutto quello che trova. E’ stato introdotto anche in Italia, dall’ America via Spagna, perché è cicciotto e si mangia. Devastante per le altre specie. Tralasciando il piranha che alla fine degli anni Ottanta fece la sua comparsa in Arno, scaricato da qualche amante dell’ esotico, e stecchito però dalle basse temperature invernali dell’ acqua, la carrellata aliena potrebbe andare ancora avanti.

Nov

9

By potatore

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– Invasione aliena-

In Italia purtroppo molte specie autoctone vengono “battute” da altre esotiche, basti pensare ai siluri che si moltiplicano alla velocità della luce o alle acacie Africane che tolgono spazio a pioppi e salici!
Questo è l’allarme lanciato dal wwf, che dice che  la biodiversità è una grande ricchezza da salvaguardare.
Gli ambienti più colpiti sono i fiumi  basti pensare al luccio che non riesce a competere con il pesce siluro o al gambero di fiume Italiano  battuto dal gamberetto della Luisiana  fuggito da alcuni allevamenti !
Purtroppo sulla terra ferma non va meglio!
Il cinghiale italiano è stato sconfitto da un’altra specie proveniente dal nord europa, stessa sorte per la lepre italiana.
Nemmeno alle piante va meglio, salici e pioppi sulle sponde dei fiumi sono stati sostituiti dalle robinie
IL WWF  ha chiesto l’approvazione di una normativa Europea  per bloccare specie potenzialmente pericolose.
La cause principali di questi danni sono il turismo e l ‘aumento del  commercio .
Addirittura sta avvenendo un invasione di micro organismi dannosi.
Fermare questo fenomeno sta a noi che dovremmo cercare di dimostrarci più responsabili sulla tutela del nostro prezioso territorio.