Set

28

By Il Potatore

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Mini-guida

FARNIA E’ dotata di rami robusti che formano una chioma massiccia e di una corteccia liscia e ruvida che si fessura con l’età. E’ un albero molto longevo e può raggiungere i 35 metri d’altezza.
Le sue foglie sono alterne, hanno forma ovale oblunga e quattro o cinque lobi su ciascun lato. I fiori compaiono contemporaneamente alle foglie nel mese di maggio; quelli maschili pendono in amenti esili; quelli femminili si trovano all’estremità dei germogli. I suoi frutti, la ghiande, sono disposti in paia su lunghi peduncoli.                                                                                                          

GELSO E’ un albero robusto con tronco corto, spesso cavo e e irregolarmente ramificato a formare una chioma allargata e fitta. La corteccia è dapprima grigia, poi bruna e fessurata. Le sue foglie, alterne e talvolta ravvicinate a due a due, hanno forma variabile: possono essere più o meno ovate, mentre altre sono lobate. Il margine è irregolarmente dentellato. Le infiorescenze femminili sono riunite in glomeruli sferici, quelle maschili formano amenti peduncolati. I frutti, more di sapore dolce, hanno colore nero-violaceo, sono grossi e lucidi.

ONTANO NERO E’ un albero dalla chioma ampia, di forma conica. Ha ramificazioni regolari e una corteccia ruvida di color marrone chiaro. Raggiunge i 25 metri d’altezza.
Le foglie sono alterne, arrotondate e talvolta smarginate all’apice.
Gli amenti maschili e quelli femminili, prodotti sullo stesso albero, fioriscono all’inizio della primavera e sono, i primi, lunghi, i secondi più piccoli e ovali. I frutti, di colore verde, maturano in estate e permangono poi sull’albero per tutto l’inverno simili a coni legnosi.

ROBINIA Originaria del Nord America, la Robinia è una pianta molto invadente; ha rami contorti, una chioma aperta ed espansa e una corteccia bruna o grigia, solcata e nodosa. Può raggiungere un’altezza di 25metri.
Le sue foglie sono alterne; ognuna ha una quindicina di foglioline picciolate, ovali e glabre. I fiori, di colore bianco e molto profumati, sono riuniti in grappoli.
I frutti, legumi lisci e bruni, in autunno si fendono per liberare i semi. Per tutto l’inverno pendono dall’albero in racemi.

SALICE BIANCO Ha tronco diritto, chioma ampia e lunghi rami ascendenti e divaricati, di colore bruno chiaro. E’ alto sino a 25 metri. Le sue foglie, caduche, sono strette, acuminate all’estremità con il margine finemente seghettato. I fiori, che compaiono in marzo o aprile contemporaneamente alle foglie, sono riuniti in lunghe e morbide infiorescenze a forma di spiga; ogni pianta porta amenti o solo maschili o solo femminili. I frutti sono piccole capsule che, a maturazione, si aprono a metà lasciando fuoriuscire numerosi semi.  CARPINO BIANCO Albero di modeste dimensioni, ha chioma espansa, tronco eretto a sezione irregolare, quasi stellata. La ramificazione secondaria è leggera e regolare, la corteccia è liscia, di color grigio cenere.
Le foglie, semplici e alterne, sono di forma ovale, acuminate all’apice, con margine doppiamente dentellato, più scure nella pagina superiore.
I fiori si riuniscono in infiorescenze solitarie. PIOPPO NERO E’ un albero caratterizzato da una crescita rapida. La sua chioma, molto espansa, è a forma di cupola e la corteccia, di colore grigio-bruno, è fessurata. La sua altezza può raggiungere i 30 metri.
Le foglie sono alterne, più lunghe che larghe e hanno margini traslucidi con piccoli denti regolari.
Gli amenti maschili e quelli femminili si sviluppano su alberi diversi e maturano nel mese di marzo.

Giu

18

By potatore

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Categories: Giardino

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Sua maesta il cerro

 

Famiglia:                                                                                                                             Fagaceae

Habitat: Fascia di vegetazione compresa tra i boschi collinari, dominati da roverella e carpino e le faggete montane. Sporadico in Italia settentrionale, diffuso in vaste cerrete ad alto fusto in Italia centrale e meridionale.

Fusto: Grande e scuro albero caducifoglie, a rapida crescita. Profilo alto ed espanso. La corteccia brunastra è fessurata e ruvida.

Foglie: Alterne, con margini lobati, ruvide, verde scuro e lucide sulla pagina superiore. La base è provvista di stipole.

Fiori: Fiori monoici, i maschili in amenti cilindrici penduli(lunghi 8 cm.), i femminili singoli o in gruppi da 2 a 5, racchiusi in un ivolucro di squame, accrescente nel frutto e formante la cupola.

Frutti: Il frutto e’ un achenio (ghianda) che matura nel secondo anno dalla fioritura di forma ovato-allungato (sino a 3 cm.), solitario o a gruppi di 2-4 con brevissimo peduncolo presenta una cupola con squame lunghe e flessuose. Fiorisce da aprile a maggio.

 

 

 

Nov

30

By potatore

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La stagione degli ortaggi da foglia


L’anno si  avvicina lentamente alla fine e  per  l’orto  è tempo delle ultime raccolte e semine. In pien’aria è ancora possibile  seminare valerianella, spinaci,  cime  di  rape, aglio e cipolle mentre sotto serra, oltre a quelle dette  si possono  seminare anche  lattughe invernali. Le specie da foglia presenti ancora nell’orto e  in  fase di maturazione, invece, possono essere ancora mantenute  in campo fino all’arrivo del freddo e se necessario con una copertura notturna. Al fine di scongiurare pericolosi accumuli di nitrati  negli ortaggi  da foglia e particolarmente in spinaci  e  lattughe  invernali si consiglia la raccolta  nel tardo pomeriggio specialmente  in occasione di giornate con luminosità  molto bassa.  L’autunno è anche la stagione ideale per lo svuota­mento  del compost; una volta costatata la ottimale matura­zione dell’insieme lo si può distribuire negli appezzamenti che saranno adibiti,nella prossima pimavera, a colture che richiedono ottima fertilità come le solanacee, pomodori, melanzane e peperoni,  e le  cucurbi­tacee. Se il compost prodotto  è insufficiente ai  fabbisogni dell’orto bisogna ricorrere all’impiego di letame, concimi organici o infine alla pratica del sovescio. Specialmente  negli orti  a ridosso delle  abitazioni  ove per motivi igienici l’uso del letame è poco praticabile, può risultare vantaggioso il ricorso ad alcuni preparati commer­ciali con prevalente composizione organica provenienti dalle industrie di lavorazione del pellame, oppure dai sottopro­dotti di scarto dei macelli (cornunghia o sangue disidrata­to). Resta in ogni caso sempre valido  l’utilizzo delle leguminose come piselli, veccia o di altre specie che  semi­nate in autunno danno la possibilità di ottenere una notevo­le massa organica verde che interrata nel periodo di massimo sviluppo può sostituire in tutto e per tutto il letame. Lo stesso procedimento non va invece utilizzato con le erbacce e i residui di coltivazione che vanno preferibilmente compo­stati prima di utilizzati come concime organico. Ottimo risulta essere anche il compostaggio di foglie ma queste richiedono attenzione nella formazione degli strati nel compost. In particolare è conveniente raccoglierle con un tagliaerba che provvede al loro frantumazione e successivamente messi nel compost con uno strato di terreno ogni circa venti di foglie e fino ad una altezza massima di un metro e mezzo circa.  Il terriccio che si formerà in breve tempo,  due tre mesi, verrà interrato in primavera. Le stesse foglie raccolte con un tagliaerba, possono anche essere utilizzate con buoni risultati distribuendoli sulle parcelle che si libereranno via via nell’orto. Lo strato pacciamante di foglie sarà via via utilizzato dai lombrichi che provvederanno ad interrarli;  il resto delle foglie rimaste, se necessario, interrato con una vangatura a media profondità all’inizio della pimavera.

Giu

22

By potatore

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Il giardino Zen

Il giardino giapponese rappresenta la ricerca di un modello ideale di perfezione. Una ricerca che nasconde un sogno: di fermare il tempo, di raggiungere l’immortalità, tramite un’opera a sua volta mortale. Il sogno, purtroppo, è destinato a finire: da ciò la tristezza e l’angoscia che ogni giardino racchiude in sé. Pietra, piante, acqua sono i tre elementi che sono quasi sempre presenti nel giardino giapponese. L’equilibrio tra questi elementi è assai delicato e ha diversi scopi. Tra questi l’illusione, che ha l’osservatore, della sensazione che il giardino sia di grandi dimensioni, che generi un senso di pace e di armonia e che il tutto sia rigorosamente naturale. Le simmetrie e in generale i numeri pari sono da evitare in quanto ricordano gli elementi e i paesaggi artificiali. La sensazione di grandezza sarà invece determinata dalla presenza di piante piccole, sullo sfondo, e più grandi, al centro. Diversi sono i tentativi di spiegare il disegno caratterizzante de i giardini Zen ma a grandi linee possiamo dire che la ghiaia rappresenta l’oceano e le pietre rappresentano le isole del Giappone. La presenza di rocce rappresentano una mamma tigre con i cuccioli che nuotano verso un drago.  Alta simbologia viene dato al ruolo delle piante che hanno un alto valore estetico nella giusta separazione tra piante maschili e femminili. Le piante maschili devono essere con forme slanciate e spigolose e il loro numero deve essere esiguo all’interno del giardino, ma con esemplari di notevole dimensione. Le specie tipicamente femminili, per contro, tipicamente basse e dalle forme tondeggianti, sono invece più diffuse e presenti in tutte le zone “docili” e “tranquille” del giardino. Un’ulteriore distinguo va fatto tra piante sempreverdi, piante da fiore, e piante a foglia caduca(Acero,Gingko Biloba, Pino, Ginepro, Bamboo). La fioritura e la caduta delle foglie diventano caratterizzante a simboleggiare la gioventù e la vecchia della vita umana. In ultimo le rocce: TAIDO (abbinato al legno) pietre alte e verticali a simboleggiare grandi alberi e, per il loro aspetto fallico, la fertilità e disposte volutamente verso il fondo, dietro a tutte le altre. Il secondo tipo,REISHO, (abbinato al metallo) pietre verticali basse e simboleggiano le due delle qualità del metallo: stabilità e fermezza e raggruppate con le pietre verticali alte. Le SHIGYO (abbinato al fuoco) appartenenti alle pietre arcuate e ramificate a ricordare la forma della fiamma e posizionate di fronte e lateralmente rispetto alle pietre di altre forme. L’abbinamento all’acqua delle SHINTAI è caratterizzato da pietre piatte o orizzontali che vengono poste lateralmente agli altri gruppi per armonizzarli. Il quinto tipo detto KIKYAKU che simboleggiano la terra sono pietre prostrate o reclinate e vengono utilizzate per armonizzare gli altri raggruppamenti dove ve ne sia bisogno e utilizzato ai fini completativi. I tempi di realizzazione danno, infine, la proporzione del tempo: il maestro maestro Zen Muso Soseki impiegò dal 1275 al 1351 per la sua realizzazione del giardino Kyoto in puro stile karesansui. La disposizione delle otto pietre presenti, disposte prevalentemente su di una direttrice orizzontale, fanno pensare ad un design di recente realizzazione, ma sono in realtà state posate in momenti diversi dallo stesso autore del giardino, che ebbe a lungo dubbi sul loro posizionamento: in caso di dire “quando il dubbio non ha tempo”

Mag

6

By potatore

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Lo sapevate che….il bonsai


Il termine BONSAI deriva da 2 ideogrammi giapponesi “bon” (vaso) e “sai” (albero) ovvero “albero in vaso”. I bonsai, infatti, sono alberi di piccole dimensioni, che vengono coltivati in piccoli vasi!! Il metodo di coltivazione dei bonsai consiste nel dare una forma alle piante,ha avuto origine in Cina e nel tempo anche in Giappone. Questa tecnica in oriente è considerata una vera e propria arte e viene eseguita con estrema cura.Il bonsai viene addirittura considerato la fusione fra arte e natura…Il delicato processo della coltivazione del bonsai va eseguito costantemente e attraverso regole ben precise da seguire in merito alla potatura delle foglie, alle tecniche per direzionare i rami e il tronco e alla cura delle radici. Anche se può sembrare una tecnica “crudele” nei confronti della pianta,in quanto si cercano di modificare le sue naturali forme, in realtà i bonsai non soffrono di questi trattamenti, anzi, sono molto più curati di altre piante lasciate crescere in modo spontaneo. Per dare un aspetto di albero maturo con dei rami orizzontali o addirittura leggermente volti verso il basso a piante giovani e vigorose, che tendono invece a produrre rami che crescono verso l’alto, è spesso necessario correggere la direzione dei rami grazie alla tecnica del filo. Anche le curve del tronco e dei rami devono spesso essere indotte dal ‘bonsaista’ per ottenere una forma! La tecnica prevede che si avvolgano tronco e rami in un filo di metallo (in genere di alluminio, per rami grossi, anche di rame) e di piegarli, modificandone l’andamento. Può essere utile utilizzare della rafia, avvolgendola a spirale attorno al ramo da trattare col filo, allo scopo di non intaccare il delicato strato esterno del ramo stesso, cioè,quello dei condotti linfatici. Dopo un certo tempo, che dipende dall’essenza, il filo metallico è rimosso e il ramo o il tronco si sono fissati nella posizione voluta….. Più il ramo è grosso, maggiore sarà il diametro necessario per il filo. Non tutte le essenze sopportano il filo e in ogni caso un’applicazione errata può produrre la perdita della pianta!!! Di bonsai ne esistono molte varietà diverse, come ad esempio l’acero palmato che, sicuramente è uno degli alberi più belli da coltivare come bonsai. Le foglie hanno 5 punte e cambiano colore a seconda della stagione. O il pino nero chiamato anche “re dei bonsai”. Il pino nero ama vivere all’asciutto e quindi, prima di annaffiarlo ancora bisogna aspettare almeno un altro giorno!

Mar

31

By potatore

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Begonia tamaya

Generalità: pianta erbacea originaria del Brasile; presenta fusti succulenti, divisi in settori, come i bambù, di colore verde chiaro, che tendono a lignificare nel corso degli anni; le foglie sono allungate, lunghe fino a 15-20 cm, lanceolate, con margine frastagliato, carnose, di colore verde chiaro, spesso presentano punteggiature chiare, di colore bianco argentato. Da marzo fino alla fine dell’autunno produce vistosi grappoli di fiorellini rosati o rossi, penduli. Si tratta di un arbusto abbastanza vigoroso, che in appartamento può raggiungere con facilità i 60-90 cm di altezza; per favorire lo sviluppo di nuove ramificazioni e la fioritura si consiglia di accorciare i rami che tendono ad allungarsi eccessivamente. Durante la stagione calda il fogliame tende a colorarsi di rosso sulla pagina inferiore. Esistono numerosissimi ibridi, anche con fiori bianchi.

Esposizione: si coltiva in luogo luminoso, ma lontano dai raggi diretti del sole; la temperatura minima non deve mai abbassarsi al di sotto dei 10°C, quindi durante l’inverno si coltivano in appartamento.

Annaffiature: cerchiamo di mantenere il terreno costantemente umido, ricordando di annaffiare spesso durante la stagione calda, solo sporadicamente in inverno. Da marzo ad ottobre ricordiamo di fornire del concime per piante da fiore, sciolto nell’acqua delle annaffiature, ogni 15-20 giorni.

Terreno: queste begonie prediligono terreni ricchi e sciolti, molto ben drenati. Vista la vigoria della pianta si consiglia di rinvasarla ogni anno, in modo da fornire terriccio fresco, e possibilmente un contenitore leggermente più grande del precedente.
Moltiplicazione: avviene per talea, di foglia, di fusto e di radice. Queste begonie radicano con grande facilità, e da una sola foglia si ottiene una nuova pianta nell’arco di poche settimane.
Parassiti e malattie: queste piante sono abbastanza vigorose e difficilmente vengono attaccate da parassiti o da malattie.