Ott

14

By Il Potatore

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Finalmente la pioggia..

Dopo le attese, le piogge autunnali sono arrivate con abbondanza, in Lombardia, anche se fortunatamente senza eccessiva violenza.Questo comporta il lavaggio” della vegetazione dall’eccessiva  polvere  accumulatasi  sulle  foglie  delle piante, dopo il lungo periodo asciutto, e di un certo  rim­pinguamento delle risorse idriche del terreno e della falda. Le piogge  costringono l’orticoltore ad un forzato  riposo anche se alcuni controlli sul rapido deflusso dell’acqua in eccesso dalle aiuole risulta necessario. Il tempo inattivo durante le giornate piovose può essere altrimenti utilizzato per il riordino e la  manutenzione degli attrezzi,  nell’ordinazione dei  semi  oppure nella programmazione del piano colturale primaverile. Gli attrezzi di  lavoro come vanghe, zappe, falcetti e altro  anno con­trollati affinchè le parti il legno siano saldamente connes­se con quelle metalliche e che quest’ultime siano affilate e prive di curvature determinate da eventuali  contatti  con sassi e parti dure; può anche essere approntata una lista degli attrezzi di cui si è sprovvisti e procedere magari con gradualità all’acquisto. Stesso discorso è valido per le sementi  necessari nel  prossimo ciclo  colturale e delle quali vanno individuate con calma le varietà  servendosi anche di cataloghi di ditte specializzate e  di  acquisti tramite posta.

Lug

30

By potatore

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Categories: Agricoltura

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Che fine hanno fatto i P.U.A

foto_8

Già da alcuni anni è in vigore il piano di utilizzazione agronomiche che regolamenta l’utilizzazione delle deiezioni solite e liquidi degli animali d’allevamento.  Non è raro, però, vedere scene come queste in cui il letame viene accastato sul campo per diversi mesi. Il percolato che si viene a formare attorno è fortemente inquinante, ricco di nitrati che vanno in profondità a raggiungere la falda, spesso molto alta. La presenza di sostanza organica da vita allo svilupparsi velocemente di mosche e di altri molesti. Gli odori in prossimità sono molto fastidiosi. Cattive abitudini di agricoltori che si ostinano ad non rispettare la legge ma allo stesso tempo di chi deve vigilare che probabilmente  spesso gira lo sguardo. Se andate a passeggiare in mezzo ai campi e trovate scene del genere fotografate con vostro cellulare e mandate mail con foto allegata all’Asl. Cosi nessuno girerà lo sguardo e questa odiosa e dannosissima “usanza” venga a finire..

Ott

11

By potatore

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I fontanili lombardi

stefano

I fontanili sono una caratteristica particolare della pianura lombarda, che proprio per l’abbondanza di acqua è sempre stata fertilissima e particolarmente adatta all’agricoltura. Dal punto di vista geologico, viene suddivisa in “alta pianura” e “bassa pianura”. Il sottosuolo dell’alta pianura è costituito da ghiaie grossolane deposte nel periodo quaternario ai piedi delle Alpi, ma queste ghiaie diminuiscono di volume verso sud. Il sottosuolo della bassa pianura è invece composto da sedimenti prevalentemente fini. Nella fascia di transizione tra le due pianure, dove le frazioni più fini cominciano ad essere presenti in proporzioni rilevanti, le acque delle falde s’innalzano per effetto del rigurgito provocato dalla diminuzione di permeabilità. Le acque che sgorgano in superficie sono dette “risorgenti” e i pozzi dove sboccano prendono il nome di “fontanili”. Si tratta di acque che, provenendo dalla falda sotterranea, mantengono una temperatura costante tutto il corso dell’anno (attorno ai 10/14 °C) e di conseguenza non ghiacciano nei mesi invernali. Questa continua fonte di acqua relativamente calda è stata una delle ragioni prioritarie dello sviluppo di un’agricoltura molto redditizia nella Pianura Padana; le “marcite”, tipiche coltivazioni di foraggio ad elevata produttività, erano principalmente alimentate con acque di risorgiva.
La temperatura costante, la limpidezza e la portata sempre regolare delle acque risorgive permettono tra l’altro lo sviluppo di una vegetazione acquatica del tutto particolare e di una fauna estremamente ricca e variata. Nella sola provincia di Milano sono presenti circa 600 fontanili, dai quali prende origine un sistema di rogge che consente l’irrigazione di vaste aree agricole. La stessa città di Milano è sorta in corrispondenza della fascia a più alta densità di risorgenti.
Eppure anche i fontanili hanno subito le conseguenze di un uso irrazionale dell’acqua da parte dell’uomo. L’abbassamento della falda, verificatosi intorno agli anni sessanta, ha, infatti, prosciugato un’alta percentuale dei fontanili milanesi e lombardi.

Lug

21

By potatore

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Una risaia in pace con l’ambiente

di ma.ga.

È partita la sperimentazione, per un modello di risaia capace di ricostruire l’habitat delle zone umide senza effetti sulla redditività. Il progetto si propone di favorire la biodiversità attraverso una diversa gestione dell’acqua sul campo. In Lombardia il riso occupa oltre 98mila ettari di superficie coltivata per 2158 aziende a elevata specializzazione e una resa pari a 623 tonnellate annue, è l’università di Pavia, provincia dove si concentra l’83 per cento delle risaie, a lanciare la scommessa: ricostruire l’habitat naturale tipico della zona umida mantenendo inalterata la redditività d’impresa.Avviata la primavera scorsa su un programma di attività di tre anni, la sperimentazione vale un investimento sulla ricerca di circa396mila euro, con un compartimento regionale di poco meno di 100mila euro. Un ulteriore passo, dunque, verso la valorizzazione ulteriore di una produzione cerealicola che in Lombardia registra livelli quali-quantitativi da primato, nella precisa convenzione che la tutela dell’ ambiente sia una linea strategica di gestione aziendale orientata ai dettami della multifunzionalità. Lo studio di un modello di risaia “ecocompatibile”, ha trovato applicazione nel cuore della Lomellina: Giussago in provincia di Pavia, nell’ azienda agricola LaDarsena, e nel milanese, a Lacchiarella, alla Cadenazza per un totale di 200 ettari. Lo scopo  dei ricercatori è intervenire con un processo inverso rispetto al normale ciclo dell’acqua applicato in risaia, per cui l’acqua è mantenuta sui terreni durante solo il periodo estivo, con conseguenze di limite sulle funzioni ecosistemiche tipiche delle aree umide.Tra le situazioni della sperimentazione:la sommersione invernale delle stoppie, il mantenimento della vegetazione sugli argini e lungo le sponde dei canali. Il piano prevede che ogni situazione venga replicata tre volte, con successivo monitoraggio dei risultati a fronte di precisi parametri di valutazione: gli effetti sulla biodiversità acquatica, sull’avifauna, sulla fauna minore(insetti, anuri),sui parametri chimici del suolo, i tempi di esecuzione delle operazioni meccaniche, le rese produttive, le dinamiche della flora avventizia, spontanea e reintrodotta, la gestione dell’acqua, il comportamento della falda, i profili termici nelle diverse condizioni sperimentali. Una soluzione, questa, utile per garantire durante i periodi di asciutta la sopravvivenza degli invertebrati acquatici che, a loro volta, contribuiscono a ridurre le larve di zanzara.