Feb

16

By potatore

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Frane: un male moderno?

Le frane sono movimenti di terreno, sciolto o compatto, verso il basso tipiche dei terreni in pendio. Roberto Almagià, storico della geografia, della cartografia oltre che esploratore e naturalista ne classificò cinque tipi: frane di rotolio, quando materiali incoerenti rotolano su terreni privi di vegetazione; frane di crollo dovute al distacco di intere parete per mancanza di appoggio; frane di dilavamento o meglio le colate di fango, dove i terreni saturi d’acqua perdono coerenza come per le ultime tragedie di Giampilieri (Me)  e ancora prima di Sarno; frane di cedimento simili alle prime ma che riguardano strati più profondi; e infine frane di scivolamento o slittamento.
I primi due tipi di frane sono difficillmente controllabili e per certi aspetti poco prevedibili anche se tutti concordano che una buona copertura vegetale avrebbe un effetto positivo; sulle altre invece sono possibili sia opere di prevenzione che di stabilizzazione visto che sono del tutto prevedibili. Viene allora da chiedersi come mai aumentano in questi anni le tragedie di questo tipo? Semplice si tratta di tragedie annunciate: dissesto idrogeologico del territorio e di conseguenza deturpamento del  paesaggio, eccessivo disboscamento e frequenti incendi, eccessiva urbanizzazione e abusivismo edilizio in aree già  di per sè compromesse. Questo è il male moderno e non le frane che si riappropiano del territorio dallo scempio precedentemente creato dall’uomo. Se si costruisce sull’Etna è probabile che prima o poi una colata di lava ti porti via la casa, se si costruisce a ridosso del fiume una ondata di piena renderà inutile la costruzione o se si costruirà in un’area sismica senza criteri si potranno contare solo i morti e i danni. Il male moderno è la memoria corta e qualcuno sta già gridando di evitare la prossima tragedia…

Ago

25

By potatore

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La natura si ribella

di An.bo

Incendi in estate, alluvioni in autunno e primavera, frane e valanghe in inverno, terremoti ed eruzioni vulcaniche tutto l’anno. Che cosa sta succedendo? E’ un panorama, purtroppo, molto attuale, quello di tutte queste catastrofi “naturali”. Eppure quando si cerca il colpevole, come sempre, non bisognerebbe fare altro che guardarsi allo specchio. Queste catastrofi sono in primo luogo un segnale che c’è qualcosa che non va. Si potrebbe cominciare delle cause delle attività antropiche: il disboscamento, la canalizzazione dei corsi d’acqua, l’escavazione del letto dei fiumi…  Tutti questi fenomeni hanno gettato le basi del cambiamento climatico, aggravando la i fenomeni naturali già presenti, ma in forma molto ridotta, che stanno assumendo la forma di quelli riscontrabili hai tropici.  Es.: Trent’anni fa l’onda di piena del fiume Po ci metteva 4-5 giorni per scendere dal monte sino al delta, oggi è questione di ore.  Ma nonostante tutto l’uomo continua di testa sua : per esempio costruisce in luoghi sbagliati, lungo i fiumi o ai piedi dei versanti franosi, realizzando, in siti che prima o poi verranno colpiti, anche impianti a rischio quali fabbriche chimiche, centrali, discariche, ma anche strade e ferrovie o utilizza materiali inadatti e, per risparmiare, non si applica gli accorgimenti costruttivi necessari – vedi quelli antisismici – se non quando è costretto.  Molte di queste avvenimenti potrebbero, quindi, essere evitabili, prevedibili o perlomeno rese meno devastanti. Questo richiederebbe un radicale cambiamento nell’approccio della gestione del territorio e lo sviluppo di un pensiero su scala globale, in grado di cogliere i collegamenti tra i diversi elementi dell’ambiente e gli interventi dell’uomo.

UNA “DIVERSA GUERRA MONDIALE”

La lotta contro le grandi catastrofi ambientali, ormai estese su scala globale, sta diventando una sorta di guerra mondiale: che però si può vincere, adeguandoci ad un pianeta che cambia. Cosa c’entrano le piccole vittime del recente terremoto del Molise con le 145 persone rimaste sotto le colate di fango a Sarno del 1998, o con le 20.000 rimaste uccise durante il terremoto di Izmit in Turchia, nel 1999 o con le 15.000 decedute sotto la furia del ciclone tropicale che si è abbattuto ad Orissa, in India, durante quello stesso anno?

Sembrano i numeri dei morti di una guerra mondiale, dove cambiano i fronti o i campi di battaglia, e nella quale le vittime sono i civili, in un drammatico scenario che coinvolge l’intero pianeta. Infatti il pianeta che sta cambiando con una velocità nuova e per molti aspetti è sconosciuta, ma cambia grazie alla spinta di alcuni fenomeni naturali ma anche attraverso la pressione esercitata dall’uomo. La nostra era una specie che all’inizio della sua storia era impegnata a sopravvivere alle grandi catastrofi naturali, ma che oggi deve sopravvivere alle catastrofi che genera. Per limitare certi danni ci si potrebbe affidare alle parole dello studioso Marcel Roubalut “se l’uomo non può impedire tutto, può prevedere molto.

IL PESO DEI DANNI

I costi delle catastrofi ambientali non sono solo quelli delle vittime o delle fasi di emergenza, ma possono influenzare nel tempo l’economia di un Paese e la vita delle persone. Nel nuovo millennio oltre 500 disastri hanno provocato circa 10.000 morti, 200 milioni di persone colpite, 70 miliardi di dollari di dann. Per non citare i danni provocati in Europa centrale dall’ultima alluvione dell’agosto 2002, che ha inciso per oltre l’1% del PIL della sola Germania. L’Italia non è da meno: in media durante l’ultimo decennio si sono spesi ogni anno oltre 3.500 milioni di euro per affrontare le emergenze idrogeologiche, con risultati che non hanno risolto il problema. Il grosso di queste risorse (oltre l’85%) è servito per tamponare e ripristinare i danni e meno del 15% è stato investito per rafforzare, in termini preventivi, il territorio circostante.

PERICOLI D’ACQUA

In un periodo in cui la carenza d’acqua è uno dei grandi problemi dell’umanità, i danni provocati dal dissesto idrogeologico sono al primo posto tra quelli causati dalle catastrofi naturali. Il fatto che l’eccesso di acqua provochi danni suona quasi come una beffa ma è la verità: Solo 10 nazioni si dividono il 60% delle risorse idriche della Terra ma 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e circa 5 milioni di esse muoiono ogni anno per patologie legate alla bassa disponibilità dell’acqua. E mentre il Pianeta si sta progressivamente riscaldando e le aree desertiche si stanno allargando, negli Stati Uniti (per esempio) ogni americano può permettersi il lusso di consumare 2.150 litri di acqua all’anno (ma non sono pochi neppure i 1.200 di ogni italiano, contro i 45 di un nigeriano). Dal 1918 l’Italia è stata colpita da 5.358 grandi alluvioni e 11.455 frane. Oggi sono oltre 7000 i siti a rischio di smottamento ed oltre 2500 quelli alluvionabili. La quantità di pioggia che cade ogni anno in Italia è quasi quella di 30 anni fa, ma concentrata in meno tempo. Così l’aumento dell’energia sprigionata dai fenomeni naturali, concentrata in tempi sempre più brevi, provoca effetti devastanti quando si somma ai danni provocati dalle azioni umane.

PERICOLI DI FUOCO

Viviamo nell’area di maggiore attività vulcanica del Sud-Europa e seconda a livello continentale solo all’Islanda, ma quando i nostri vulcani si svegliano sembriamo sempre un po’ sorpresi…Il più grande vulcano attivo del Sud-Europa è l’Etna: ogni anno fa sentire la sua voce (come anche il piccolo Stromboli), con eruzioni che più volte hanno rischiato di divenire vere e proprie catastrofi. Se ciò non è ancora avvenuto è perché non è di grandi dimensioni, è disabitato per vari chilometri nella sua parte più alta (e probabilmente proprio a causa della sua continua attività). Tra l’altro la carenza di una vera “memoria storica” delle catastrofi (ovvero non avvengono mai troppo vicine tra loro nello stesso posto) è, a detta degli esperti, “una delle cause culturali che sono alla base, nel nostro Paese, della mancanza di una vera politica di prevenzione.” Aspetto che trova fondamenta nel rapporto con il Vesuvio, la cui ultima eruzione, tipicamente di tipo esplosivo, avvenne nel 1944. Da allora il gigante sembra addormentato, ma gli scienziati ci dicono di non fidarci: escludendo Pompei, negli ultimi mille anni almeno un paio di volte ogni secolo il vulcano si risveglia e ne sono già passati 58 dall’ultima volta.

PERICOLI DI TERRA

Viviamo in un Paese geologicamente instabile. Per buona parte montuoso, la conformazione dei suoi rilievi ed il fatto di essere attraversato da due grosse faglie di frattura lo rendono, assieme a Grecia e Romania, l’area geologicamente più instabile d’Europa. Sono circa 8000 gli eventi sismici che ogni anno colpiscono l’Italia, anche se oltre 6000 sono registrabili solo dagli strumenti. Dei rimanenti 2000 solo qualche decina causa danni, mentre per fortuna ancora più rari sono quelli realmente devastanti. Dal 1000 d.C. in Italia sono stati registrati circa 30.000 terremoti, di cui 200 disastrosi, con 120.000 vittime nell’ultimo secolo (il triste primato è tuttora detenuto dal sisma che colpì la Calabria e lo stretto di Messina il 28 dicembre 1908, facendo oltre 86.000 morti). Insomma viviamo su un Paese in continuo movimento.

L’Uomo è si la causa di tanti problemi ambientali, può però esserne anche la soluzione, come ricordava il Mahatma Gandhi: “il mondo ha le risorse per soddisfare i bisogni di tutti gli uomini, ma non il loro egoismo“.