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By potatore

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Epifite..niente terreno grazie!

Un vecchio tronco di pianta o un albero secco può essere utilizzato come supporto per alcune piante in modo che si rispecchi e ricostruisca lo stesso ambiente di origine. Questo è valido principalmente per le bromeliacee come la Aechmea, la Vriesea e la Guzmania ormaimolto comuni, che hanno alcune particolarità come il fatto di essere senza caule o tronco, essere epifite e cioè non avere radici, vivere sui tronchi o sui rami degli alberi e essere capaci di assorbire l’acqua e sali minerali dall’atmosfera ; oltre alle Bromeliacee anche le felci e le orchidee hanno queste caratteristiche. Una volta sistemato il tronco su un piedistallo in modo che rimanga eretto oppure fissato all’interno di un vaso di cotto e riempito di cemento, si passa alla collocazione delle piantine sulle insenature dei rami. Le piantine se provviste di vaso vanno tolte dallo stesso e private del terreno in eccesso, se invece provengono dalla suddivisione dei cespi di altre piante già presenti in casa tale operazione risulta semplificata.
Dopodiché vanno avvolte in muschio di sfagno e sistemate nelle “urne” ricavate nel legno e fissate con della sottile rete di plastica. Lenza dei pesci o filo di ferro foderato in plastica possono risultare ulteriormente d’aiuto per il fissaggio definitivo. L’ambiente ombreggiato e molto umido è quello ottimale per un facile attecchimento delle piantine e a tale scopo delle nebulizzazioni con acqua acalcarea o piovana risultano vincenti per la crescita. Altro sistema per innaffiare le piante è quello di riempire le ascelle della pianta e gli spazi tra le foglie e questo può essere fatto solo se le piantine sono state posizionate diritte. Possono essere apportate tante modifiche per abellire il tutto guarnendo ad esempio il vaso di supporto che se riempito per metà da cemento, al fine del sostegno, può essere poi riempito di torba e contenere altre specie oppure collocato all’interno di un mastello di legno. Il gusto personale e l’inventiva che tengono conto dell’ambiente esterno o interno e quindi dell’arredamento saranno gli ultimi ritocchi lasciati ai singoli. La terza idea può essere quella di ricavare da alcuni copertoni d’auto inutilizzati una o più fioriere capaci di adornare un piazzale in cemento o anche una terrazza. Bastano uno-due pneumatici sistemati a terra e riempiti di torba all’interno dei quali possono essere sistemate piantine annuali come viole, begoniette e petunie oppure più copertoni con misure anche a scalare per accogliere piante con apparato radicale molto più sviluppato.
Rispetto alle esigenze delle piante il substrato va opportunamente miscelato con composti che soddisfino le esigenze delle varie specie. Al fine di ridurre la temperatura all’interno dei copertoni durante i mesi estivi sarà conveniente pitturare di bianco la parte esterna degli stessi. Le idee non finiscono qua, anche un roccioso può benissimo rallegrare uno spiazzo sterile di cemento e niente vieta che lo stesso possa trovare collocazione in una terrazza.

Gen

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By potatore

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Orchidee

Nella coltura occidentale l’orchidea è considerata un fiore raro e prezioso e da sempre viene apprezzato per la durata e la raffinatezza dei colori adatto per essere regalato in particolari occasioni anche in considerazione del notevole prezzo di mercato. Questo perché in passato la coltivazione era riservata a pochi “eletti” che ne conoscevano le caratteristiche di coltivazione ed erano attrezzati con impianti serricoli atti a matenere un ambiente idoneo. Le esigenze delle Orchideacee in genere si discosta tra l’altro notevolmente dalle altre specie da fiore e non solo per quanto riguarda le esigenze climatiche ma in particolare per il substrato di coltivazione trattandosi di piante epifite e che quindi devono il loro nutrimento a radici aeree oltre al sistema radicale posto alla base. Questo e altri fattori ha fatto si che per la coltivazione si pensasse che tali piante potessero crescere in modo soddisfacente solo in serra e che solo giardinieri di comprovata abilità riuscissero a ottenere fioriture soddisfacenti. Questo è vero solo in parte in quanto alla famiglia delle Orchideacee appartengono circa 750 generi con più di 20.000 specie dai quali sono derivati una quantità notevole di ibridi e varietà che hanno la caratteristica di svilupparsi non solo sugli  e arbusti senza peraltro parassitarli come le specie epifite anzidette ma di tante altre che vivono e si sviluppano nel terreno. E’ però vero che la gran parte di quelle coltivare dall’uomo sono specie epifite che hanno la peculiarità di formare dei germogli dal rizoma principale che sta sulla superficie del vaso e sviluppa le radici verso il suo interno e che successivamente ad intervalli forma dei pseudobulbi che a loro volta danno vita a foglie. Questi pseudobulbi fioriscono in genere una sola volta mentre se ne continuano a formare altri che a loro volta produrranno foglie e quindi fiori. Il problema maggiore per la coltivazione è la preparazione di un giusto miscuglio che prevede l’utilizzo in parti uguali di terra grassa fibrosa, terriccio di foglia o torba, muschio di sfagno a pezzi e sabbia grossolana o perlite. In passato era molto utilizzato, visto i notevoli risultati, terriccio e fibra di Osmunda ma dopo l’eccessivo sfruttamento dei depositi naturali di questa felce si è rischiato di estinguerla e pertanto è diventata una specie protetta al pari delle stesse orchidee spontanee presenti in Italia su quasi tutto il territorio nazionale. L’affinarsi delle tecniche di coltivazione ha però permesso di sostituire l’Osmunda con altri substrati di origine naturale come la scorza grossolana di pino. Per coloro che intendono regalare quello che in Tailandia, uno dei maggiori produttori di questo fiore al mondo, viene chiamato “fiore del sorriso”, nella scelta delle piantine o del fiore reciso deve tener conto di alcuni fattori importanti come la freschezza del prodotto, la brillantezza e la consistenza del fiore e malgrado le convinzioni comuni va considerato il numero dei fiori aperti e non quello della lunghezza dello stelo.