Set

19

By potatore

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La bufala dell'auto ecologica

Pubblicità martellanti, servizi fotografici di fior di professionisti, costosissimi spot servono solo a mascherare auto ecologiche che di ecologico hanno ben poco. A detto degli esperti, per ridurre i consumi delle autovetture e di conseguenza l’inquinamento, occorre ridurre il peso delle auto ma se li riempi di gadget più o meno utili il peso aumenta. Aria condizionata, stereo, motori alzavetri o sposta sedili,  tergicristalli posteriori, imbottiture di elevato confort aumentano progressivamente il peso dell’autovettura e di conseguenza va aggiunto il servosterzo e quindi altro peso. Per intenderci vetture con ruote di 155 non necessitano, visto il peso, di optional come l’idroguida.  La prima serie delle Golf pesava all’incirca 800 Kg mentre quello delle vetture attuali e pressoché il doppio e questo perché, nel tempo, le vetture si sono riempiti di inutili accessori che di conseguenza hanno alzato i consumi. Pubblicizzare vetture con  emissioni di 100 grammi di anidride carbonica a km quanto , già dieci anni fa, in circolazione avevamo vetture che ne emettevano solo 80 e veramente una bufala ecologica. In Brasile le vetture vengono alimentate con ecologissimo alcool ricavato dalla distillazione della canna da zucchero, mentre,  in Italia, le vetture alimentate con l’altamente inquinante diesel hanno superato la metà del parco macchina circolante. Da aggiungere che prezzi inspiegabilmente elevati dell’istallazione del gpl o del metano scoraggiano l’utilizzo di questi carburanti. Perché a Roma un impianto del genere costa circa 700 euro e a Bergamo, lo stesso identico impianto a circa 1800? Per il momento purtroppo siamo costretti a circolare con “bufale ecologiche” quantomeno finché l’automobilista si lascia abbagliare dai “consigli commerciali” e non dalle prestazioni.

Ott

11

By potatore

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I pesticidi sono l'ultimo dei mali

Nella ricerca che i consumatori fanno tutti i giorni per trovare i prodotti più sani chimica­mente, molto volte porta­no  a casa frutta e verdura con una carica  di  microtossine ben più dannose di quelle di eventuali residui di  fitofar­maci. Come dimostrano studi recenti non sempre non sempre il prodotto naturale è sinonimo di salute; infatti, in  natura la pianta per difendersi da funghi, batteri ed altri  paras­siti sia vegetali che animali produce una sorta di anticorpi che risultano molto più cancerogeni dei pochi milligrammi di residui  che si pos­sono trovare nei prodotti  ortofrutticoli come  residui  dei vari trattamenti  effettuati dal­l’uomo. Ormai  in campo alimentare la normativa è molto severa ed  i prodotti ortofrutticoli con resi­dui tossici superiori  alla legge sono solo una modesta ed irrilevante quantità. Da  non trala­sciare una fonte autorevole, la quale asserisce che il nostro organismo reagisce bene ad eventuali piccole dosi di sostanze  tossiche  o  velenose in quanto  anche  il  nostro organi­smo si difende con anticorpi. In ogni caso evitiamo di generalizzare poiché il prodotto eco­logico  purché  provenga da ditte serie  e  da  personale specializzato  è ed rimane un prodot­to di prima qualità,  ma bisogna  d’altro  canto evitare di pensare che alla  frutta bella,  liscia e lucente ci sia dietro chissà quale abbon­danza  di pesticidi ed altre diavolerie chimiche che  i  vari luoghi comuni rendono responsabili gli agricoltori. Non  serve, tra l’altro, ostinarsi a sbucciare a  tutti  i costi  le mele o le pere giustificando che le parti  esterne sono  le più ca­riche di sostanze tossiche; semmai  le  parti vicine  all’endocarpo o comunemente torsolo potranno essere le  più  ricche di sostanze nocive e  una  energica  lavata toglie sicuramen­te le sostanze nocive presenti sulla buccia. Lasciamo quindi che i bimbi ritornino a mangiare a morsi  le mele  che oltre alla componente vitaminica hanno una  azione balsamica per i nostri denti

Gen

9

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Il giorno del “si” diventa ecologico

margherita

Il giorno del “si”più importante della vita di alcune persone diventa ecologico, all’insegna del risparmio e quindi evitando sprechi e del rispetto dell’ambiente. Non è solo un iniziativa di qualche ambientalista convinto ma risulta essere un’abitudine che tende a diffondersi in tutto il mondo. Un matrimonio “a cinque stelle” si può ottenere anche risparmiando. Si tratta di un matrimonio ecologico dedicato a chi non vuole inquinare l’ambiente e vuole lasciare un impronta positiva sul nostro pianeta. Si possono stampare le partecipazioni su carta riciclata, creare un giorno di festa tra banchetti ecologici e passeggiate nel verde, scegliendo il luogo del ricevimento in modo che gli invitati possano raggiungerlo senza utilizzare l’auto. Il vestito della sposa è interamente formato da biopolimeri di mais biodegradabile mentre quello dello sposo è un completo di lino bianco,per gli addobbi in chiesa si utilizzano fiori organici, poi per la cena delle spezie o prodotti locali serviti in cesti. Questi sposi vengono chiamati “ecofriendly”, solitamente sono una coppia di giovani laureati, appartenenti ad una classe sociale medio – bassa e fanno volontariato e viaggiano molto.
Il primo matrimonio ecologicamente corretto è stato celebrato in Brasile, a San Paolo, gli sposi erano un ingegnere spagnolo e una presidentessa di un’associazione di assistenza brasiliana. Sposi e invitati sono arrivati a piedi o in bicicletta. In questo il vestito della sposa è stato confezionato dagli anziani delle favelas ed era formato da bottiglie di plastica; ai piedi portavano entrambe sandali fatti con pneumatici riciclati fabbricati dai detenuti di un carcere in Brasile. Le fedi invece sono state fabbricate da una comunità indigena in Amazzonia ed erano di oro e fibra di cocco.

Feb

17

By potatore

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Metti un espresso nel motore

Mentre astrologi e cartomanti consultano stelle e palle di vetro in cerca di previsioni su come andrà questo 2009 appena iniziato, i ricercatori dell’Università di Reno, in Nevada, si dedicano… ai fondi del caffè. E dentro ci vedono, se non il futuro, almeno qualcosa di futuribile. Un docente di ingegneria in America, ha infatti messo a punto un biodiesel ecologico ed economico proprio a partire dal caffè usato. Rispetto a tutti gli altri biocombustibili sviluppati fino ad oggi, il biodiesel da caffè è molto più stabile, grazie all’elevata percentuale di antiossidanti presenti nella miscela aromatica.
LISCIO, MACCHIATO O SENZA PIOMBO? Il docente americano ha notato come il caffè abbandonato nella tazza per una notte tenda a formare una patina oleosa che si accumula sui bordi del contenitore. Studiando questo olio ha scoperto che può essere utilizzato per l’alimentazione di motori diesel. Il caffè è consumato ovunque in grandi quantità) e ad alto rendimento: per ogni quintale di fondi di caffè trattati si ottengono 10-15 kg di combustibile e ciò rende la sua industrializzazione estremamente conveniente rispetto agli altri combustibili di origine vegetale.