Dic

9

By potatore

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Bonsai autoctoni e natalizi

di Matteo Caliendo

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Nel precedente articolo ci siamo occupati degli accorgimenti da adottare prima dell’inverno ai nostri piccoli alberi: ma, per quanto riguarda le specie autoctone quali sono le cure durante l’inverno? Semplice ma allo stesso tempo efficaci i rimedi e non troppo numerosi.

Senz’altro i rischi di sbagliare, rispetto ai bonsai da portare all’interno, saranno minori ma comunque non assenti.  Poniamo quindi il bonsai in luogo in giardino o sulle spalliere riparato, da nevicate abbondanti, girare od eliminare i sottovasi che a causa di qualche ristagno idrico (che diverrebbe ghiaccio nelle ore notturne) potrebbero danneggiare l’apparato radicale.  Ridurre anche in questo caso di molto la frequenza delle bagnature ed effettuarle esclusivamente nelle ore più calde della giornata e con acqua, come di consueto a temperatura ambiente, preferibilmente riposata. Se si vuole esagerare si possono riporre in delle cassette di legno riempite di foglie per tutto lo spessore del vaso o coprire con un panno di iuta o tessuto non tessuto. Questo accorgimento non altererà le condizioni climatiche, pioggia, vento o nevicate ma proteggerà  l’apparato radicale dagli eccessi freddi invernali. Resta valido anche l’accorgimento di riparali sotto un balcone ma pur sempre all’aperto e in questo caso occorre verificare più frequentemente l’irrigazioni. I vostri carpini, aceri,  pini, larici sono così pronti all’inverno e, se poi, vogliamo fargli passare un Natale da protagonisti, li posizioniamo per il periodo delle feste sul davanzale e addobbi natalizi e luci colorate li rendono partecipi ai festeggiamenti purchè non si esagera con i pesi.

Auguri!!!

Nov

25

By potatore

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Bonsai..le cure d'inverno!!

di Matteo Caliendo

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…è arrivato il periodo invernale, le giornate si accorciano, il clima si fa più freddo, il cielo plumbeo e l’odore acre di legna dei caminetti accesi è nell’aria. Ma con i nostri amati bonsai come dobbiamo comportarci? Anzitutto è fondamentale capire con che specie abbiamo a che fare per poi sapere conseguentemente come agire. Spesso ci si imbatte in testi che trattano l’argomento ma per quanto ben fatti senza dubbio non potranno essere universali in quanto scritti in altre parti del mondo dove le stagioni sono diverse e quindi di conseguenza le relative temperature. Per quanto riguarda la specie sarà ben facile capirne la provenienza anche solo –se siete appassionati di natura- osservando le specie autoctone presenti nei nostri boschi e nelle nostre vallate e confrontandola nel nostro piccolo con quella da noi coltivata; se diversa ed abbiamo qualche scrupolo meglio portarla all’interno della nostra abitazione o malgrado ripararla al meglio. Ma vediamo alcune accortezze da seguire quando vi sono da fare queste pratiche tanto semplici quanto delicate. Il nostro bonsai come tutti i vegetali è un essere vivente e come tale và considerato, evitiamogli i famigerati quanto dannosi sbalzi di temperatura, qualora fosse necessario portare il bonsai all’interno facciamo si che il periodo in cui lo stesso viene portato all’interno non sia ne troppo freddo–rispetto alla temperatura della nostra abitazione- ne troppo caldo. Nel momento in cui lo portiamo all’interno garantiamogli almeno una nottata al fresco ponendolo magari in un sottoscala dove la temperatura sarà senz’altro maggiore di quella esterna e ciò garantirà uno sbalzo di temperatura minore possibile. La giornata successiva dopo almeno 24 ore possiamo procedere alla sistemazione definitiva della pianta all’interno dell’abitazione sempre però con alcune accortezze. Osserviamo che la pianta venga posta lontano da fonti dirette di calore (per esempio caminetti o termosifoni), che venga posta in prossimità di una zona dove vi sia garantita una buona luminosità pur non essendo alla luce diretta del sole. Un davanzale può essere senz’altro una valida risposta a queste esigenze ricordandoci però di girare il bonsai almeno una volta ogni quindici giorni cosìcchè i rami si sviluppino in modo omogeneo e la pianta riceva la luce “ a 360 gradi”. Riduciamo poi leggermente le frequenze con il quale bagneremo la pianta prestando la massima attenzione che non ristagni assolutamente acqua nel sottovaso. Ricordando come già detto peraltro in articoli precedenti che il bonsai va bagnato non appena il terriccio si presenta secco al tatto. Questo per quanto riguarda le specie più delicate e quindi alloctone (non della zona) tipicamente quindi quasi tutti i “bonsai” –le virgolette sono volontarie-acquistati in quanto provenienti da grandi catene di distribuzione situate oltre oceano.  Ma…per quanto riguarda le specie autoctone come dobbiamo agire e comportarci? Nel prossimo post la risposta..

Ott

21

By potatore

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Bonsai: la mia esperienza

di Matteo Caliendo

Non è per nulla facile dare una definizione specifica e univoca del termine “bonsai”…una cosa che certamente si può conoscere in modo univoco appunto è il significato etimologico del termine: bon-sai deriva dal giapponese ovvero educare in vassoio; educare una pianta in vassoio.  Se probabilmente chiedessimo a qualche “occidentale” di fornire una veloce spiegazione di questo termine probabilmente quest’ultimo lo identificherebbe semplicemente come una piccola pianta coltivata in un vaso smaltato di terracotta. Beh, sicuramente questa definizione prettamente occidentale appunto è estremamente imprecisa e secondariamente non descrive sotto nessun punto di vista “un bonsai”. Il termine bonsai dai suoi inventori inizialmente proprio così (in modo occidentale) veniva inteso, ma con il tempo le regole sono diventate più rigide, schematizzate e precise. Esso infatti nasce in Cina e viene perfezionato in Giappone molti anni fa, dico molti anni fa non perché non sia informato ma principalmente perché non si può dare un’epoca precisa di inizio a questa affascinante arte; a molti oggi piace far derivare questa pratica come una branca della medicina cinese che con il tempo si è evoluta divenendo appunto arte; è noto infatti che la medicina cinese si avvale oggi come ieri dell’erboristeria, ovvero il curare con le piante. Comunque sia ciò non importa; dalla sua nascita il bonsai ha subito molti cambiamenti, i maestri giapponesi ne hanno fissato canoni estetici e regole  ben precise per consentire al neofita di avvicinarsi a questa pratica senza troppe apparenti direi difficoltà. Oggi gli occidentali che hanno conosciuto o meglio riscoperto quest’arte a partire dalla fine della seconda guerra mondiale; vedono il bonsai semplicemente come oserei dire un soprammobile da commerciare e dalla cui vendita trarre profitto. Tutto ciò oltre a rovinare la “magia” di questa pratica si allontana anni luce da quel che esso vuole comunicare.  Il bonsai è frutto oltre che di enorme lavoro anche di enorme esperienza ma.., attenzione l’abbiamo poco fa definito come un’arte, infatti così è giusto definirlo ma a differenza per esempio di un quadro d’autore in cui ogni persona ritrova un’interpretazione, nel bonsai i canoni da seguire sono univoci e la soggettività e l’interpretazione personale non gioca un ruolo come dire fondamentale ma solo secondario. Secondariamente mentre appunto un’opera d’arte come per esempio una scultura o ancora un quadro può considerarsi ultimata, un bonsai in quanto frutto della natura non si considererà mai ultimato e dovrà subire (in senso positivo) continui tocchi dell’artista che lo deve accudire come –lo dico forse esagerando un po’ in quanto comunque occidentale- un figlio.  Esistono bonsai tramandati da padre in figlio per generazioni e generazioni, che in occidente verrebbero “valutati” moltissimi soldi, ma un’opera d’arte particolare come il bonsai appunto non ha prezzo, non può essere commercializzata o meglio non dovrebbe essere commercializzata, ma ben si sa..che così non è..  Per avvicinarsi a quest’affascinante hobby è necessario oltre ad avere la cosiddetta passione e volontà di imparare un’infinita pazienza che dev’essere ben coltivata ancor prima di coltivare un bonsai o qualcosa (detto pre-bonsai) che ci avvicinerà gradualmente ad esso.  È pur vero che non necessariamente una grande opera d’arte è composta da materiali pregiati, in un bonsai la materia come dire grezza dev’essere scelta con attenzione, non però obbligatoriamente tra specie difficili da coltivare oppure esigenti tutt’altro, sono da preferire specie autoctone e quindi robuste soprattutto per il principiante, (un abete rosso molto comune nei nostri boschi è un perfetto inizio). Gli stili sono vari e personalmente quelli da me preferiti sono quelli rispecchianti o meglio maggiormente rispecchianti la natura come può essere l’eretto casuale oppure le composizioni di gruppo, i comuni “boschetti”… nel caso siano di interesse dei lettori a cui rivolgo il mio articolo sarò disposto ad approfondire il discorso.  Certo che queste semplici righe non potranno far diventare i lettori -spero numerosi- dei bonsaisti, spero almeno suscitino una certa curiosità di un hobby (se così lo si può grossolanamente definire) che pur non contando qui in occidente molti praticanti si rivelerà ben presto a chi avrà deciso di considerarlo un valido strumento artistico per avvicinarsi in modo particolare alla natura. “Personalmente ho conosciuto molte persone che osservando (non per vanto) dalle mie mani nascere a poco a poco un bonsai o pre-bonsai si sono subito catapultate verso quest’arte ma..dopo averla scoperta davvero tutto si rivelò semplicemente un fuoco di paglia; un consiglio che posso fornire è di avere molta pazienza e soprattutto umiltà, l’umiltà di imparare con la consapevolezza costante di avere a che fare con materiale vivo, naturale e non con dei mattoni e del cemento, di errori se ne faranno senz’altro, io stesso conservo i miei per non ripeterli -ormai sono diventati quasi piccoli alberi-; dopo essermi accorto che quel materiale non sarebbe mai potuto essere del valido materiale bonsai, l’ho ridonato alla natura che in poco tempo ha cancellato da quei piccoli grandi alberi la mia traccia. Come in ogni cosa l’esperienza e gli errori insegnano enormemente soprattutto in un campo in cui non si sa davvero mai troppo proprio perché in continua evoluzione: quello naturale.”

Set

22

By potatore

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Gli italiani studiano poco

Matteo Caliendo

.Nonostante il continuo innalzamento del livello di istruzione degli italiani, il sistema scolastico nazionale è caratterizzato da una forte dispersione: appena l’85% degli iscritti ottiene negli otto anni previsti il diploma della scuola secondaria di primo grado e solo il 60% si diploma regolarmente in tredici anni.
Inoltre, un 15% di ragazze e ragazzi non consegue il diploma e annualmente si laureano soltanto 150000 giovani; il 30% di chi si è diplomato.
…Purtoppo nonostante l’articolo so di prendere parte anch’io; essendo la seconda volta che faccio la prima superiore…forse uno sbaglio è ammesso; ma la seconda possibilità è necessario sfruttarla al meglio se si vuole essere certi di avere un discreto futuro garantito.
Ripropongo questo articolo già presente nel forum perchè a mio avviso può essere un motivo di riflessione ai nuovi arrivati per i quali vedo  buona carica e motivazione  e trovo molto conforto con la presenza nel sito e con i molti interventi

Mag

14

By potatore

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Tempesta solare, febbre suina, aviaria e altro ancora

Matteo Caliendo

Un’emergenza e via l’altra…ed il compito dei media è quello subito di diffondere allarmirso in tutto il pianeta in poco tempo…lo schema è sempre lo stesso. é stato denominato “mucca pazza” “sars”, febbre aviaria ecc.
Ogni volta l’attenzione sale in fretta e porta con se un supplemento di tensione direttamente proporzionale all’uso della sostanza considerata all’origine del pericolo.
La recente notizia dell’influenza suina avrebbe stravolto in pochissimo tempo…addiritura la geografia del turismo; il Messico infatti si sarebbe trasformato da un paese turistico, ad un paese “malato” da cui stare assolutamente alla larga…
La propagazione del virus sale percorsi rapidissimi e la psicosi sale in modo esponenziale. Ma in un modo così globalizzato ed evoluto; come può occupare una tale importanza questa notizia che ha già fatto calare drasticamente i consumi di carne di suino?? Se lo chiedono in molti ma praticamente nessuno riesce a darsi una risposta concreta…
I mass media dovrebbero trovarsi al centro del problema; costretti a ricercare un precario punto di equilibrio tra ildovere di informare e la necessità di non alimentare allarmi. Bisogna anche pensare che non è un compito facile…perchè quel precario equilibrio muta costantemente ogni momento…
Ieri l’emergenza aviaria, ieri l’altro quella delle mucche pazze.Oggi tocca alla carne di porco…attenderemo passi anche questa magari senza allarmarci troppo… oddio sento che arriva anche la tempesta solare

Mar

13

By potatore

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Dipendenza da petrolio

di matteo caliendo

Sfruttare l’energia solare per produrre modeste quantità di energia, si è rivelata una soluzione interessante, ma purtroppo non impiegata in larga scala e quindi non utile e necessaria per sostituire la nostra odierna dipendenza dal petrolio.  Non tutti i paesi però, la adottano questa politica; infatti grazie alle energie alternative e alla sostituzione progressiva del carbone e del petrolio, Svezia e Olanda sono riuscite a produrre energia che autonomamente consumano. Forse, si spera che in un futuro non così prossimo anche l’Italia  possa non dipendere più dal petrolio e quindi non inquinare più irreversibilmente il globo.