Gen

27

By potatore

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La Germania punta al fotovoltaico organico

Jacopo

Con un recente accordo, il Gruppo Bosch e la società chimica Basf hanno dichiarato di voler spendere circa 300 milioni di euro per lo sviluppo del fotovoltaico organico, più efficiente e meno costoso di quello tradizionale. La Divisione Termotecnica del Gruppo Bosch e la multinazionale chimica tedesca Basf hanno siglato di recente un accordo di partnership per lo sviluppo del fotovoltaico organico (FVO), e programmano di spendere a tale scopo circa 300 milioni di euro. A spingere i due colossi industriali tedeschi a questa decisione è l’estrema convenienza in termini economici e ambientali delle celle organiche rispetto a quelle tradizionali in silicio, a cui va aggiunta la loro maggiore efficienza nel lungo periodo. L’obiettivo dell’accordo è infatti di passare dall’attuale 5% di efficienza delle celle fotovoltaiche (ossia di radiazione solare assorbita e convertita in energia elettrica) al 10% entro il 2015. Si punta cioè a una efficienza di lunga durata, con una vita utile della cella solare di almeno 20 anni. Oltre a ciò il fotovoltaico organico – che, secondo le previsioni, sarà pronto per la commercializzazione non prima del 2015 – consentirà di rendere disponibile l’energia solare a un prezzo vantaggioso. La principale area di applicazione delle celle organiche sarà il settore dell’edilizia, dove strati sottili di plastica ricopriranno i tetti, le finestre o le facciate delle abitazioni.
Una struttura “a sandwich”
Rispetto alle celle fotovoltaiche standard, che utilizzano un semiconduttore inorganico come il silicio, le celle organiche sono costituite da una serie di materiali organici (polimeri o piccole molecole, pigmenti a base vegetale derivati dai frutti di bosco). Le celle organiche si ispirano al processo di fotosintesi clorofilliana: utilizzano infatti una miscela di materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre elettricità.
La loro struttura “a sandwich” è dovuta alla presenza di uno o più strati, ossia sottilissime pellicole in cui sono depositati i materiali fotoattivi, che, frapposte tra due elettrodi conduttivi, di cui almeno uno è trasparente, vengono depositate su un supporto o substrato, generalmente in vetro ma anche in plastica flessibile.Con uno spessore complessivo di soli 250 milionesimi di millimetro, le celle solari organiche si presentano come estremamente sottili, leggere e flessibili, il che le rende suscettibili delle più svariate applicazioni. Possono essere depositate su larghe aree come veri e propri inchiostri o paste a partire da una soluzione liquida, con evidenti vantaggi in termini di costi del materiale e del processo produttivo, che rispetto alle celle al silicio non richiede grandi quantità di energia. Le celle organiche sono inoltre maggiormente ecocompatibili rispetto a quelle tradizionali, poiché consentono di ridurre gli scarichi nocivi all’ambiente tipici dell’industria dei semiconduttori.
Bastano alcuni esempi per dare l’idea della convenienza economica del fotovoltaico organico: i moduli fotovoltaici a base di silicio costano circa 3 euro per watt picco (Wp); con la tecnologia organica questo costo si potrà ridurre a meno di 1 euro per Wp. Il costo attuale di 350 euro per un metro quadro di moduli solari potrà essere ridotto a meno di 100 euro.

Set

29

By potatore

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Animali a scuola

di Anna Bosc
”Mi piacerebbe moltissimo partecipare con il mio cane Landi ad attività nella scuola”…
Nelle scuole (materne o elementari) si potrebbero realizzare molte attività legate agli animali: i bambini amano gli animali, gli piace disegnarli, accarezzarli, guardarne le immagini o leggerne storie. Immaginate come sarebbe felice di poter svolgere attività con un cagnolino bravo ed educato. Educare i bambini al rapporto con i cani è fondamentale per numerosi motivi.Nella nostra civiltà tecnologica e virtuale si sta perdendo sempre di più il contatto con la natura, molti bimbi se gli chiedi “ sai cos’è e che verso fa una mucca?” lui risponde sorridendo “certo”, ma se gli chiedi “Hai mai visto una mucca?” lui ti dice “no” e ti guarda incuriosito. Ecco perché realizzare attività legate agli animali può essere molto positivo, un cane può fare da tramite tra il bimbo e la natura, può insegnarli a prendersi cura delle cose e a portarne rispetto e ad essere più gentile e sensibile; infatti di solito i bimbi che hanno un animale domestico sono più sereni, imparano a prendersi cura degli altri, a rispettare l’altro anche se è diverso, sono più capaci di dimostrare affetto.
E’ stato dimostrato che la relazione tra bambini e animali apporti grossi benefici nelle fasi dello sviluppo: siccome i bambini sono gli adulti del futuro sarebbe un bene insegnarli a rispettarli, amarli e che non bisogna assolutamente abbandonarli o maltrattarli. Ma c’è di più: far conoscere oggi gli animali ai bambini può servire a farli crescere più consapevoli del fatto che esistono esseri viventi e senzienti molto diversi, che percepiscono il mondo in maniere diverse, eppure nessuno è superiore o migliore di un altro, ognuno merita il rispetto della propria identità. visita di un cane può poi essere un utile strumento per la prevenzione di episodi di aggressione: si può insegnare ai bambini come relazionarsi con i cani, come vanno interpretati i loro atteggiamenti e qual è il loro linguaggio, come bisogna avvicinarli, accarezzarli, in generale come ci si deve comportare in loro presenza.
Praticare a scuola idonee attività con un cane può in definitiva essere per i bambini un’occasione per vivere una preziosissima, divertente, utile e ricca esperienza sensoriale, emozionale e sociale.

Set

24

By potatore

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Emigrazione da cambiamenti climatici

di Anna Bosc

“Il fenomeno riguarda ogni anno 6 milioni di persone costrette a lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici”.
Quest’anno 6 milioni da persone sono state costrette a lasciare il proprio paese a causa dei cambiamenti climatici, ma secondo le stime dell’ Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) nel 2050 si arriverà a 200/250 milioni. Le cause sono molto semplici da identificare, desertificazione, inondazioni e effetti del riscaldamento globale, ma nono sono così facili da risolvere.
Secondo i risultati di Legambiente di 6 milioni di persone all’ anno sono costrette a emigrare: la metà a causa di cambiamenti climatici “istantanei”,inondazioni e tempeste, l’altra metà a causa di cambiamenti “a lungo termine”, come desertificazione o innalzamento del livello del mare.
Se finora sono state le guerre la maggiore causa dello spostamento dei popoli ora sono i cambiamenti climatici. Sono circa due anni, infatti, che il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra, eppure non si riesce a dare loro assistenza in modo adeguato, perché giuridicamente non esistono; Quindi oltre “all’immediata necessità” di uno status giuridico per i profughi ambientali, la vera urgenza consiste, quindi, nel capire che molte questioni legate all’ospitalità e all’accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Misure ancor più necessarie se si pensa che al di là delle prospettive future, gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molti paesi, che hanno pagato un prezzo alto per vittime e gli sfollamenti. In Brasile, quest’anno, sono state un milione le persone colpite dalle inondazioni con un numero di sfollati tra 400.000 e 600.000, mentre in 350 mila sono stati colpiti in Namibia dalla recente inondazione dovuta alle piogge torrenziali iniziate dal mese di gennaio scorso. Non solo: Il 50% delle strade e il 63% dei raccolti è a rischio. Per l’Onu 544 mila persone potrebbero confrontarsi con un’insufficienza di cibo tra il 2009 e il 2010. Dati poco confortanti anche in Angola dove 160 mila persone hanno subito inondazioni, ma è un numero destinato a crescere. E ancora, in Myanmar (ex Birmania) il ciclone Nargis ha fatto 140 mila vittime, colpendo anche altri 2-3 milioni di persone e costringendo 800 mila persone a sfollare. Anche l’Italia ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale in quanto area mondiale ha la più alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide e in particolare degli ecosistemi e della biodiveristà marino-costiera. Lo studio di Legambiente stima che saranno sommersi circa 4.500Km quadrati del territorio nazionale, distribuiti in prevalenza al Sud, dove si concentreranno la maggior parte delle aree che andranno incontro a una progressiva desertificazione. A maggior rischio, secondo il rapporto Enea, è la Sardegna con il 52% del territorio esposto al pericolo della desertificazione.

Set

24

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Rifiuti tecnologici

di Anna Bosc
Odissea tra traffici illeciti e normative poco efficaci

Ogni giorno sul pianeta vengono prodotte milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici, fonti di inquinamento e simboli di spreco. Le normative europee (e non solo) prevedono smaltimento controllato e recupero dei materiali riciclabili. Eppure, ogni giorno, enormi quantità di elettronica di scarto raggiungono illegalmente mercati o discariche a cielo aperto in Africa e Asia.In tutto il mondo il progresso tecnologico è in continuo sviluppo e questo non è un male, ma si sta portando dietro conseguenze disastrose perché i macchinari vengono continuamente sostituiti da quelli nuovi con l’inevitabile scarto di quello più vecchio. Così giorno dopo giorno si accumulano milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. Secondo le stime elaborate dall’ONU, le apparecchiature elettriche ed elettroniche gettate via ogni anno ammontano a 20-50 milioni di tonnellate e crescono in quantità con un tasso del 3-5% annuo, tre volte superiore a quello dei rifiuti normali.
Ma dove vanno a finire computer e televisori dinosauro? Che ne è degli elettrodomestici attempati scaricati a favore del gioiello dell’ultimo minuto?
Qualche giorno fa l’associazione ambientalista Greenpeace ha reso pubblici i risultati dell’ultima indagine da essa condotta sul destino dei rifiuti tecnologici: un televisore rotto, consegnato in Gran Bretagna ad un’azienda che si sarebbe dovuta interessare dello smaltimento, è passato invece di mano e ha preso la via della Nigeria, su una nave ultra-carica di apparecchiature di seconda mano o del tutto inutilizzabili.
Questo ha portato una conferma di quello che già si sospettava: i rifiuti, invece che essere smaltiti o parzialmente recuperati, vangono spediti nel sud del mondo attraverso traffici illeciti, dove vengono rivenduti come beni usati ma molto più spesso vengono depositati in immense discariche a cielo aperto vicino a villaggi poveri. Qui la gente del posto, che farebbe di tutto per guadagnare soldi, si dedica al recupero dei componenti riciclabili, intervenendo senza alcuna precauzione sanitaria. Il problema è che la maggior parte delle apparecchiature elettroniche che popolano il nostro quotidiano (impiegate per l’informatica, le telecomunicazioni, lo svago, la pulizia della casa) contengono sostanze altamente nocive, in particolare metalli come piombo, rame, alluminio e cadmio. Quando vengono destinate alla distruzione, sono classificate come rifiuti pericolosi e non possono seguire l’iter normale di demolizione, bensì devono essere sottoposte ad interventi speciali.

Ago

20

By potatore

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Il canto della balena

di Anna Bosc

Nelle profondità degli abissi le balene cantano. Un canto misterioso si propaga sott’acqua e lo si può sentire a chilometri di distanza, i marinai che dalle stive lo udivano da lontano lo hanno sempre temuto come un triste presagio di morte. È il loro linguaggio, loro vivono e muoiono sotto l’eco del loro canto e dei vari suoni prodotti dall’acqua: rimbombi, sibili, sbuffi, che si uniscono alla loro voce che produce gorgoglii, echi, risucchi, suoni gravi ed acuti che si propagano con una vibrazione intensa nelle profondità marine, il loro canto è misterioso e suggestivo, particolarmente ammaliante e leggendario, forse il canto delle sirene che Ulisse non volle ascoltare, legato all’albero maestro della sua nave, non era altro che il richiamo delle balene…Le balene emettono un canto particolare a seconda del gruppo famigliare e del branco alle quali appartengono, nel caso di contatti fra gruppi diversi i “motivi” subiscono evoluzioni, variazioni e mutamenti, come uno “scambio di musiche”.
Il canto delle balene è stato registrato ed analizzato non solo dagli scienziati, ma anche dai musicisti. Il risultato è stato un accostamento sorprendente fra questi suoni ed alcune frequenze specificatamente musicali, specie in quei “canti” che precedono l’accoppiamento e quelli che guidano i cuccioli nell’orientamento, come fossero delle “serenate” o dei “motivi guida” per il piccoli appena nati.
Suoni viscerali, superbe risonanze che rimandano alla creazione della vita nell’universo…