Dic

17

By Il Potatore

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PATA NEGRA….NO GRAZIE!!

tatanegra

Con sorpresa ho visto, in una nota catena di supermercati, un bancale pieno di prosciutti spagnoli Pata Negra e senza sorpresa ho visto il prezzo di vendita: ci vuole un mutuo! Resta però curiosamente da chiedere come mai tanta esterofilia? I prosciutti italiani non sono più qualitativamente appetibili? Il loro prezzo è eccessivo rispetto al Pata Negra? No! inspiegabilmente compriamo prodotti esteri,  di cui possiamo fare a meno, quando, invece, potremmo acquistare prodotti nazionali di gran lunga qualitativamente migliori, con garanzia di certificazione sulla filiera utilizzata e  controlli più capillari , garanzie che non sempre abbiamo sui prodotti esteri.  Benessere animale all’estero è solo una bella parola, le condizioni di crescita degli animali non hanno niente a che vedere con gli standard italiani. Il disciplinare del Prosciutto di Parma , per esempio, consta di oltre 150 pagine nelle quali sono chiaramente individuate le razze,  le zone di allevamento, l’età di macellazione e il peso, queste sono solo  alcune delle regole che fanno del Prosciutto di Parma uno dei migliori al mondo. Allora quale è la necessità di comprare prodotti esteri? Visto la qualità e il prezzo competitivo perché non utilizzare prodotti su cui  le spese di trasporto sono inferiori, la qualità è certificata e che incentivano il lavoro degli italiani?  Si ci lamenta della crisi ma la incentiviamo comprando all’estero sia  gli alimentari : le arance, formaggi, prosciutti sia le automobili e curiosamente, nonostante l’Italia sia il primo produttore di vino al mondo, gli scaffali dei supermercati sono anche pieni di vini sudafricani, californiani, champagne francese. Anche le scuole organizzano gite all’estero quando i ragazzi non conoscono il paese che detiene il più ricco patrimonio di antichità: l’Italia.

Il mio augurio per il 2017 è che a Gennaio i telegiornali e i giornali, a piene pagine, commentino il boom di consumo di prodotti italiani e sottolineano come persino lo champagne ha avuto un crollo di consumi in Italia mentre spumanti e prosecchi hanno riempito i nostri bicchieri: buona Italia a tutti.

Ott

6

By Il Potatore

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Il pastazzo: non uno scarto ma una risorsa

Con il termine ‘pastazzo di agrumi’ si intendono i residui dell’estrazione del succo di arance e limoni, che contengono bucce, polpa e semi. Sono alimenti dotati di alto tenore in fibra e di buona appetibilità, essi costituiscono la componente energetica delle diete per ruminanti e monogastrici e possono essere utilizzati direttamente nell’alimentazione animale. Le scorze e le polpe che rappresentano i maggiori costituenti del pastazzo sono formate principalmente da: acqua, mono e disaccaridi, estrattivi in azotati, acidi organici, altre sostanze con spiccate proprietà biologiche.
I principali agrumi contenuti nel pastazzo sono: limone, pompelmo, arancio amaro, arancio dolce e mandarino.
Attraverso i residui dell’estrazione del succo degli agrumi si ottiene il pastazzo, esso è composto da circa 60-75% di bucce, 23-33% di polpa e 0-9% di semi. Il pastazzo viene utilizzato per l’alimentazione animale sia come composto fresco sia come composto essiccato. Per i pastazzi freschi è necessario ricorrere all’insilamento con aggiunta di paglia con funzione assorbente per evitare inquinamenti del suolo da parte delle acque di percolazione. Il pastazzo è impiegato per la sua benefica azione dietetica nell’alimentazione delle vacche in lattazione. La somministrazione di pastazzo a bovine, con quantitativi elevati di polpe essiccate, non deprime la produzione di latte, non influisce negativamente sull’appetibilità da parte delle bovine, né interferisce se non favorevolmente sul sapore del latte, e provoca un aumento qualitativo e quantitativo del latte stesso. Può anche essere impiegato nei bovini da carne aumentando l’accrescimento giornaliero. L’elevato tenore di pectine del pastazzo di agrumi svolge un’azione astringente antidiarroica, soprattutto in animali giovani. Un rifiuto ingombrante, apparentemente che finora ha rappresentato un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi  costi di smaltimento ma che in realtà trova un valido riutilizzo nell’alimentazione bovina e nella produzione del biogas.

 

Dic

19

By potatore

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La stagione degli agrumi!

Il pieno di vitamina c con le arance italiane! Già avviata la commercializzazione di questi succosissimi frutti e fondamentalmente biologici. Poche, infatti, i parassiti vegetali e animali che colpiscotno tale pianta e quindi gli interventi sono molto limitati e concentrati soprattutto durante il periodo, primaverile estivo. Nella scelta, è importante, selezionare prodotti italiani che danno le migliori garanzie di qualità e, in tempo di crisi, aiutano i coltivatori agricoli italiani alle prese, più di altri, con la concorrenza estera e il calo dei consumi interno. Prodotti italiani , quindi, sinonimo di qualità e di sanità  e sostenerli per garantirne il livello raggiunto e compito di tutti. Basta accertarsi sulle confezioni che siano prodotte in Italia e , se pagate qualche centesimo in più, il consumatore sarà ripagato dalla indiscussa bontà del prodotto e la consapevolezza di aver aiutano, nella crisi, il proprio paese.

Set

8

By potatore

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Le piante aromatiche

piantine-aromatiche1
Niente calorie e niente colesterolo” potrebbe essere lo slogan per le specie aromatiche. Nonostante ciò il consumo di specie aromatiche non sembra interessare notevolmente i consumatori che rilegano il loro utilizzo solo alla preparazione di prodotti locali o preparati particolari che in ogni caso hanno lanciato il prodotto vedi ad esempio il  pesto alla genovese per il basilico o il peperoncino che caratterizza i salumi della Calabria. Eppure le aromatiche non hanno solo la proprietà di aromatizzare e condire il piatto ma apportano allo stesso una quantità notevole di oli vegetali, vitamine, amminoacidi ed alcuni alcaloidi che migliorano e aiutano la digestione. “Se l’uomo conoscesse i meriti del sedano ne riempirebbe l’orto” diceva un proverbio che esaltava le proprietà stimolanti delle funzioni sessuali del sedano che indubbiamente rimane un alimento depurativo ricco di vitamina A, B, e C. Anche il prezzemolo, per la presenza di un olio essenziale che contiene apiolo, sembra che sia capace di stimolare ed eccitare la muscolatura uterina e se consumato crudo apporta all’organismo una quanti notevole di vitamina C superiore a quella di arance e cavoli. Poche piante di peperoncino, nell’orto, con i loro frutti possono aiutare la digestione di coloro che soffrono di intestino pigro e stitichezza. Infatti, le sostanze in esso contenute stimolano positivamente e accelerano la digestione anche se l’utilizzo del peperoncino nelle vivande va somministrato gradualmente e a dosi crescenti in modo di abituare il palato al sapore piccante e acre. Stessa azione benefica alla digestione può derivare dall’aggiunta di basilico alle pietanze. La presenza di sostanze come il cineolo e il lineolo nelle foglie del basilico lo rendono stimolante per la secrezione di saliva che attiva già nella bocca la presenza di enzimi che avviano il processo digestivo. Il basilico rispetto alle altre specie ha il vantaggio che può essere coltivato in vaso sul davanzale e raccolto immediatamente all’occorrenza.

Mag

18

By potatore

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Differenza tra confetture e marmellate

Davide Dp


Ho deciso di scrivere questo articolo perchè mi sono sempre domandato la differenza fra confettura e marmellata…Dopo una mia piccola ricerca online ho scoperto che la vera marmellata è quella fatta da agrumi come il limone l’ arancia ecc. mentre la confettura e formata dalla frutta in generale (pesche,fichi ecc.).Inoltre nella marmellata la percentuale di frutta che deve essere deve essere superiore o uguale 20% mentre nella confettura è del 35% e nelle extraconfetture del 45%.Ciò che a noi sembra una semplice e banale distinzione è in realtà presente anche in una direttiva dell U.E. A dir la verità quando mangio una bella crostata che fa mia mamma non penso alla gran distinzione di confettura o marmellata che sta a farcire la torta =)
By dipydavide saluti a tutti

Mar

4

By potatore

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La stagione degli agrumi

agrumeti

L’inverno è la stagione degli agrumi. Arance, mandarini, pompelmi e mapo caratterizzano le nostre tavole nei mesi freddi mentre un discorso a parte merita il limone visto che la sua produzione e il suo utilizzo in cucina non trova ormai interruzione nell’arco dell’anno. Come un po’ tutti sanno, il notevole contenuto in vitamina C, rende questi frutti fra i più ricercati per combattere i malanni di stagione e cioè le malattie da raffreddamento. Meno noto è però il fatto che le arance rosse provenienti dalla Sicilia hanno avuto il riconoscimento geografico protetto dalla Comunità Economica Europea. Infatti, nelle zone di produzioni che vanno dalla Piana di Catania e dai versanti dell’Etna fino al comune di Floridia nel siracusano e di Regalbuto, Catenanuova e Centuripe nell’ennese è stato dimostrato che il contenuto di Vitamina C circa 80  milligrammi per ogni 100 grammi di succo di rossi tarocchi: ne  fanno  un autentico concentrato vitaminico che non  ha eguali al mondo. Nei paesi come Lentini, Francofonte e Paternò, tristemente citati dal Verga nelle Novelle Rusticane perché fonte di malaria, è stato riscoperto il valore di quegli stessi terreni perché produttori di arance famose per le caratteristiche sopra citate. La bellezza delle piante di agrumi ha suscitato l’interesse un po’ di tutti gli abitanti della Penisola, infatti è possibile trovare tali piante in vaso a scopo ornamentale richiamando una parte di quella bellezza che in Sicilia si può ammirare nei “giardini” come comunemente vengono chiamate le coltivazioni di agrumi. La provenienza mediterranea di queste piante ne caratterizza quindi le esigenze climatiche e pertanto durante tutto il periodo invernale le piante presenti nelle regioni a inverni rigidi come la Lombardia vanno tenute riparate all’interno

7delle abitazioni o al massimo sotto una veranda con i vasi a ridosso dei muri. In nessun caso le piante vanno trasferite in piena terra se non protette da una serra di dimensioni notevoli. Molto più delicate risultano tra l’altro le piante di limoni che al minimo sbalzo di temperatura tendono facilmente a  liberarsi delle foglie. Oltre alle temperature costanti la pianta va innaffiata ogni 10-15 giorni o tutte le volte che si è costatato la secchezza del substrato. Irrigazioni frequenti e substrati troppo umidi provocano l’ingiallimento del fogliame e la successiva caduta a causa di marciumi al colletto che se non prontamente curati provocano  la morte della pianta stessa. Le piante provenienti da semi vanno innestate con “gentile” per ottenere  frutti commestibili e a tal proposito, un occhio particolare va posto ai rami bassi che se provvisti di spine e  le  foglie alla base hanno delle foglioline più piccole (alette)  sono selvatici e pertanto vanno eliminati recidendoli  con un coltello affilato.