Dic

19

By potatore

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Freddo brrr!!!!

Il freddo invernale e le brinate  danno un duro colpo  alle coltivazioni sia di tipo arboreo  che  erbaceo. Normalmente le piante arboree hanno delle  difese naturali che le permettono di superare, con o senza danni il periodo invernale.  In particolare con l’approssimarsi della   sta­gione fredda le piante lignificano i germogli più teneri  in modo  che la lignina e a cellulosa facciano da riparo  alle rigide temperature. Le gemme, invece, vengono rivestite da particolari formazioni vegetali  chiamate perule che per la loro consistenza faranno  da riparo  fino alla primavera successiva quando si schiuderanno lasciando avanzare  il nuovo germoglio.  Non sempre, però, le difesa attuate dalla pianta sono così valide e dopo certe  annate più rigide è  facile trovare in primavere rami secchi, piantine morte ed anche in piante  di notevole circonferenza è possibile notare le tipiche  fessu­razioni verticali del tronco e più propriamente della  cor­teccia a sottolineare temperature invernali non sopportabili per la pianta. Normalmente sono le piante più giovani a giovarsi della cura dell’uomo che con opportuni accorgimenti aiuta  le piante dell’orto e  del giardino a limitare  i danni da gelata  o  addirittura alla morte per allessamento. Della paglia o altro materiale organico posto sul terreno  attorno al fusto evita il più delle volte l’eccessivo congelamento del  terreno,  mentre  avvolgere il fusto  con  paglia ben asciutta e successivamente avvolgere il tutto con un film di materiale  plastico  è l’ideale per la protezione  di que­st’ultimo. Nelle  piante da frutta risulta invece efficace  pennellare il  tronco con solfato di rame e calce nella proporzione  di 1:1. Con questo semplice rimedio si disinfetterà efficace­mente il fusto da parassiti animali e vegetali ed in parti­colare del muschio responsabile della marcescenza dei tessu­ti

Giu

8

By potatore

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Il made in Italy ….è sicuro!!

posted cerere

Mucca pazza, febbre aviaria, febbre suina, maiali e uova alla diossina l’elenco delle emergenze alimentari non ha sosta e non appena la notizia passa ai giornali succede l’irreparabile: crollo dei consumi. Questo si ripercuote immediatamente sui produttori che nel giro di pochi mesi si trovano le stalle piene di animali invenduti e costretti a macerare tonnellate di frutta e verdura che hanno il solo torno di trovarsi nel bel mezzo di una campagna di “diritto di informazione” che nella realtà si traduce nel evitare il consumo in successione di carne bovini, di quella aviaria e quindi di carne suina e via di questo passo. Effetti devastanti sugli agricoltori e sugli allevatori che si vedono sfumare anni di lavoro faticoso con una legislazione , quella italiana, molto severa in fatto di controlli sui prodotti agricoli. Quanti casi di mucca pazza in Italia? Quanti di aviaria? quanti di febbre suina? Resta da porsi la domanda sul perchè i consumatori italiani si lasciano, così facilmente, scoraggiare dagli allarmismi europei e  mondiali quanto hanno piena e ripetuta certezza che la filiera dei prodotti agricoli Italia, dà garanzie di qualità dei prodotti consumati. Sì, è proprio così, i prodotti agricoli italiani sono dal punto di vista qualitativo sicuri e  certificati e allora perchè non continuare a consumare carne, frutta e ortaggi italiani?  Perchè mortificare gli sforzi e l’esperienza delle nostre produtioni agricole? Perchè non accertarsi, nell’acquisto del prodotto che sia “Made in Italy” e tranquillamente gustarsi il piacere del prodotto fresco e genuino e meglio se a “km 0”. Mistero dei consumi e forse della corretta o insufficiente informazione. Per intanto segnaliamo i nuovi aiuti Europei a causa della crisi del comparto agricolo che lasceranno qualche goccia di rinfresco su una agricoltura fin troppo “arida”.

Set

20

By potatore

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Le coccinelle di Margherita

Margherita


Ma sono stra carine le coccinelle!!!Io le ho sempre con me…con adesivi, coccinelline in legno, ciondolini….Ma non perchè portino fortuna…(non ci credo un granchè…), bensì perchè sono animaletti graziosi e coloratissimi!!..(Anche se il mio animale preferito è il lupo..)
Qualche settimana fa avevo la casa infestata da questi esserini rossi con i puntini neri… ”Che belle che sono!!!” pensavo…
Sono uscita un attimo in giardino e, quando sono rientrata, c’era quella rincitrullita di mia mamma che aspirava le coccinelle con l’aspirapolvere…(Ma non si può tutte a me capitano!!!)
Allora per ripicca le ho liberate nella sua camera da letto, ma quell’investigatrice privata (che fiuta una notizia a distanza di kilometri…) l’ha capito e ha spruzzato il DDT così sono morte tutte…
Ma io lo spruzzerei addosso a lei l’insetticida!!!!

Ago

1

By potatore

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La strage degli innocenti

Il Canada riapre la caccia ai mammiferi polari. Vittime designate soprattutto i cuccioli, pregiati per il mercato delle pelli. Autorizzata l’uccisione di un milione di animali in tre anni
In Canada si è aperta la stagione della caccia. E’ partita, sotto l’egida governativa, la strage delle foche, compresi i cuccioli, come hanno rivelato le immagini televisive giunte dal Newfoundland e dal Quebec. Migliaia di cacciatori di foche del Canada Atlantico – sono circa 12 mila in possesso di regolare licenza, quasi tutti residenti nella provincia del Newfoundland – si sono spostati verso le banchise di ghiaccio. È una lotta impari. Le foche vengono uccise a picconate, con gli «hakapics», bastoni di legno con un gancio di ferro all’estremità. Si tratta di centinaia di migliaia di animaletti immobili, morbidi, che osservano i cacciatori con gli occhioni spalancati. Due secondi dopo, senza un lamento, giacciono sul ghiaccio in mezzo a una striscia rossa di sangue. Il 97 per cento ha meno di tre settimane e ancora non possono mangiare cibo solido. I cuccioli infatti si nutrono solo del latte materno che è molto grasso e consente di acquistare moltissimo peso in pochi giorni, perciò non sono in grado di muoversi. Le foche migrano in Canada in questo periodo dell’anno soltanto per sei-otto settimane, proprio per dare alla luce i loro cuccioli, poi si spostano in Groenlandia. Qui quelle che sopravvivono alla stagione di caccia canadese rischiano la morte di nuovo, grazie alla legge danese. E’ proprio un piano federale canadese, emanato lo scorso anno, che ha dato il via libera a uccidere fino a 975 mila foche tra il 2003 e il 2005. È questo infatti il numero di foche considerate in «eccesso e dannose per l’economia»
Nel 1996 il governo canadese attribuì a questi animali la responsabilità della sensibile diminuzione di pesca del baccalà. Gli animalisti affermarono che la diminuzione del baccalà era in realtà legata all’eccesso di pesca. Ma il governo di Ottawa decise di reinvestire nella caccia alla foca circa 20 milioni e mezzo di dollari canadesi, provenienti dalle tasse. Da allora sono stati uccisi più di un milione di esemplari. Il numero massimo di animali da uccidere lo scorso anno era di 350 mila unità e ne sono state sterminate 289 mila. Stesso limite è stato stabilito per il 2004. L’ultima volta che i cacciatori canadesi hanno ucciso 350 mila capi risale al 1956 e gli animalisti denunciano che quest’anno la strage potrebbe essere la peggiore in circa 50 anni. Per i cuccioli a pelo bianco esiste comunque il bando ufficiale del governo di Ottawa, che avrebbe così messo a tacere Greenpeace Canada. Sono state inoltre stabilite norme severe per evitare che gli animali vengano scuoiati prima della morte. Nel 2001 infatti un gruppo internazionale di veterinari indipendenti scoprì che il 79 per cento dei cacciatori non controllavano se gli animali erano morti prima di strapparne la pelle e nel 40 per cento dei casi il cacciatore si accorgeva in seguito che l’animale non era ancora morto e gli dava il colpo di grazia.

Mag

4

By potatore

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Conigli liberi e felici

sara

Una volta i conigli finivano tutti in padella.
Da un po’ di tempo,invece,esistano anche quelli da compagnia.
Da tempo immemorabile spopolano in Inghilterra e ora anche da noi.
Sono graziosi, occhioni tondi e orecchie sbarazzine.
Quelli in vendita, poi, essendo cuccioli sono irresistibili.
Facile infatti è cascarci e tornarsene a casa con un coniglietto.
Che male c’è ??? Niente in linea di principio, anzi bene, perchè qualsiasi animale domestico che entra nella nostra casa può diventare strumento educativo per i bambini.
L’importante è che l’acquisto non venga fatto con leggerezza.
Che si sappia che il nuovo ospite non è un giocattolo, che ha le sue esigenze e , inoltre una prospettiva di vita d’una decina d’anni.
ATTENZIONE però : se si vuole adottare un coniglio occorre accettare senza drammi che ogni tanto compaiano sul pavimento certe palline nere che non sono liquirizia.
Se ciò , e qualcos’altro ancora, non viene tollerato, se si pensa, il coniglietto, di farlo vivere eternamente in gabbia,allora date retta a me.
MEGLIO NON COMPRARLO.

Apr

20

By potatore

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Beatrice non li abbandona…

Bea

129778_36345_cerco-un-chihuahuaUn cane che vaga sull’ autostrada, un gatto che rovista tra la spazzatura, ci sembrano fenomeni del tutto normali ma ogni anno moltissimi di questi animali, circa 100.000, vengono abbandonati, soprattutto d’ estate, perchè i “poveri” padroni devono andare in vacanza e non possono portarsi dietro gli animali. Siccome non hanno tempo per cercare una struttura che si prenda cura dei loro piccoli amici trovano più comodo lasciarli sulle autostrade mentre se ne vanno in vacanza a divertirsi.
Ma perché? Perché si pensa che la loro vita sia di importanza minore della nostra? Solo perché non camminano su due piedi e non mangiano con le forchette dobbiamo pensare che la loro vita sia inferiore alla nostra? Essi sono,  in qualche modo, una parte fondamentale della nostra vita.
Per esempio: chi al mattino non si è trovato davanti il proprio gatto che faceva le fusa in attesa della colazione, oppure trovarsi a terra per le coccole che i cani riservano ai padroni quando lanciano loro un frisbee. Sono emozioni ineguagliabili che ognuno potrebbe elencare ma quando arrivano le vacanze estive si cambia faccia e non ha importanza lanciare il gioco al cane, l’ importante è stare seduti su uno sdraio a prendere il sole e l’ animale diventa un peso e così si attua il geniale piano.
Invece di abbandonare gli animali chiedete un favore ai vostri vicini o ai vostri parenti che diano da mangiare e magari di pulire la sabbietta ai vostri piccoli amici. Non è né un compito impossibile né difficile ma è un piccolo passo verso la riduzione degli abbandoni.

Apr

12

By potatore

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Il gatto nero…….. di Margherita

Nel medioevo i gatti neri erano considerati gli animali delle streghe e delle loro reincarnazioni, erano e sono ancora per molti un simbolo di sfortuna, venivano considerati animali demoniaci dalla Chiesa,( per questo in Europa, tra il 1000 e il 1700, furono uccisi milioni di gatti), in questo modo riuscì a contrapporsi ai pagani che ritenevano il gatto un oggetto di culto già da molti secoli.
In questo periodo sono nate varie leggende sui gatti:una di queste narra che il diavolo costruì un ponte e stabilì che la prima persona che lo avrebbe attraversato sarebbe entrata in suo possesso.
Però San Cadoco lo ingannò, dandogli un gatto nero anziché un uomo e fu così che papa Gregorio IX autorizzò lo sterminio, a nome di Dio, di tutti i gatti neri poiché erano diventati animali del demonio.
Con questa autorizzazione un “vero cristiano” poteva infliggere a un gatto qualsiasi tipo di pena: alcuni vennero bruciati vivi sul rogo insieme alle loro “padrone” (le streghe), altri scuoiati , bastonati, buttati giù dai campanili e addirittura crocefissi.
Un’altra assurda leggenda sosteneva che sotterrando o murando vivo, sotto la propria porta di casa, un povero gatto, era assicurata la sua solidità (Inghilterra) oppure ancora bruciando un gatto vivo e facendo passare il bestiame sulle sue ceneri, quest’ultimo non si sarebbe ammalato.
Nel XIV secolo, in una piccola cittadina francese, molte persone vennero colpite da una malattia del sistema nervoso, chiamata “Ballo di San Vito”. Le cause dell’epidemia vennero attribuite ai gatti, e così, tutti quelli che furono trovati in paese vennero arsi vivi sul sagrato della piazza. Da quell’episodio nacque la macabra tradizione di ardere vivi i gatti, che durò fino alla seconda metà del XVIII secolo. Questa tradizione consisteva nel chiudere in gabbiette di ferro, ogni anno, tredici gatti e bruciarli vivi, per proteggere la popolazione dalle malattie. Poi nel XV secolo, per peggiorare la situazione, il papa Innocenzo VIII dichiarò aperta la caccia alle streghe e, a quei tempi, ogni persona che veniva vista in compagnia o nutriva un gatto era accusata di tale crimine. Moltissime persone persero la vita e vennero crudelmente bruciate sul rogo e condannate per crimini che non avevano commesso.
Inoltre girava pure un’altra assurda idea, si pensava che se sulla pelle dei gattini appena nati non si incideva una croce, questi appena adulti si sarebbero trasformati in streghe, oppure le donne anziane, di notte, si trasformavano in gatti neri e succhiavano il sangue al bestiame (stile vampiro..).
Per fortuna però queste tradizioni erano diffuse solo nelle città, in campagna i gatti godevano ancora della solita stima dei contadini, perché cacciavano i topi e altri parassiti proteggendo il raccolto. Fu proprio grazie ai contadini di allora e alla prolificità di questi graziosi animali, che ancora oggi, in Europa, esistono, nonostante tutto quello che hanno passato .
Però non tutto il mondo era contro i gatti, infatti gli egiziani li consideravano degli dei,costruirono per loro vari templi e gli dedicarono alcune festività; molti potenti quando moriva un gatto lo facevano imbalsamare e gli riservavano un vero e proprio funerale.
Sono passati molti ma molti secoli da questi avvenimenti, e quindi penso che non ci sia più nessuno o comunque pochissime persone che credono a queste sciocchezze, invece no, c’è ne sono ancora un infinità ….
Ora le ipotesi sono due: A)  sono molto legati alle tradizioni e non le vogliono cambiare; B) sono completamente usciti di senno (per non dire di peggio)..; nel primo caso capisco l’attaccamento alle tradizioni (pure io ci sono molto legata) però se ci sono di mezzo degli stermini o degli omicidi, preferisco cambiarle …. Nel secondo caso, potrei parlare un infinità di tempo: ma come si fa a credere che un animale innocuo, dolce, simpatico, di compagnia e chi più ne ha più metta, attraversandoti la strada ti porti sfortuna!!! Mi fanno talmente ridere tutti quelli che appena vedono un gatto nero subito tirano fuori cornetti, quadrifogli, ferri di cavallo o si mettono a pregare e a fare scongiuri di tutti i tipi … Scusate la parola, senza offesa, chi ci crede ancora è proprio rimbambito!!!
Vorrei concludere con una piccola leggenda che mi ha raccontato la mia nonnina (non so da dove l’abbia presa, so solo che è una storia vera..).
Circa nel 1300, Dick Whittington viveva a Londra, era molto povero e possedeva solo un dolcissimo gattino nero a cui era estremamente legato, inoltre era molto abile nella caccia ai topi. Un giorno si intrufolò nel palazzo reale, infestato dai topi e li catturò tutti. Il Re, per riconoscenza, donò a Dick immense ricchezze e fu così che diventò un riccone e dimenticò la sua povertà.
Uffa ma perché anche i miei gatti non si intrufolano nel palazzo della regina e catturano tutti i topi, così divento ricca!!! Va beh anche se non lo faranno rimarranno sempre i miei micioni dormiglioni,pelosoni e coccoloni e non li venderei per nulla al mondo!!!
Spero che con questa storia abbia fatto cambiare idea a qualche cocciuto!!!…
Ah …dimenticavo..anche io ho un gatto nero e fin ora mi ha portato solo tanta fortuna e tanta felicità … è anche ottimo come arma di difesa, infatti graffia sempre quel carciofo di mio cugino!!..

Apr

11

By potatore

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Max Mara Fashion Group…. uno stile che uccide

sara azzaro

Max Mara è tra i nomi più noti dello stile italiano, un marchio storico in espansione in tutto il mondo, che non si è mai fatto scrupoli ad utilizzare pelliccia animale nelle sue collezioni.
Quello che loro proprongono come stile non è altro che una moda sanguinaria. Quel pelo che adorna i capi firmati era il manto di un animale, l’unico ad avere il diritto di indossarlo.
Milioni di animali vengono uccisi ogni anno dall’industria della pelliccia, un’industria senza scrupoli nascosta dietro al lucciante mondo della moda e dello spettacolo, che creano desideri volubili e allontanano gli individui dalla riflessione su ciò a cui stanno contribuendo con i loro acquisti.  Non possiamo non renderci conto che quello che vediamo nelle vetrine sono resti di animali morti; uccisi per una moda inutile.
Una moda per la quale esseri viventi diventeno semplici oggetti, merci da allevare, scuoiare, esporre in vetrina, impacchettare. Gli animali sono invece esseri capaci di emozioni e sensibili al dolore come gli umani, e come tali dovrebbero essere rispettati. Fermare questo massacro è possibile, a cominciare da una tua scelta : non acquistare capi con inserti di pelliccia. Negli allevamenti gli animali sono ammasati in minuscole gabbie di rete metallica sulla quale si lacerano le zampe e si provocano deformazioni. Lo stress e la sofferenza dovuti alla prigionia causano loro comportamenti ripetitivi, cannibalismo e autolesionismo ragion per cui vengono imbottiti di psicofarmaci e sedativi. Gli animali così confinati non toccano mai il terreno. I metodi di uccisione negli allevamenti sono economici e brutali, camere a gas, rottura del collo, scosse elettirche, bastonate o uncini nel cranio. Gli animali più utilizzati sono visoni, le volpi, i conigli, i cincillà, i procioni, ma anche cani, gatti, linci e ermellni. Ogni anno in tutto il mondo sono più di 40 milioni quelli uccisi appositamente per la loro pelliccia.  La produzione di pellicce è inoltre molto inquinante. Infatti la concia e la tintura delle pelli scarica nell’ambiente prodotti chimici altamente tossici, così come le tonnellate di deiezioni prodotte dagli allevamenti intensivi inquinano i suoli e le falde acquifere. L’industria delle pellicce cerca di confondere le persone proponendo non più solo i capi interi prodotti con decine di pelli, ma sopratutto inserti a prezzi accessibili come colli di giubbotti, sciarpe e perfino guarnizioni e oggetti di arredamento. Queste pelli vengono spesso lavorate stingendo il pelo, rasandolo o colorandolo, rendendole quindi difficili da identificare come vere.  Non possiamo non renderci conto che si tratta di resti di animali morti, uccisi per una moda inutile. E solo per ignorenza ed egoismo che altre specie animali vengono considerati inferiori e sfruttate.

Dic

22

By potatore

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Le ingiuste estinzioni degli animali

marta

Il tilacino, detto anche Lupo marsupiale, è un mammifero marsupiale classificato Thylacinus cynocephalus nella famiglia dei dasiuridi. Quasi certamente estinto in tempi recenti, era diffuso unicamente in Tasmania. Aveva le dimensioni di un piccolo lupo e somigliava in tutto e per tutto a un cane, salvo che per l’aspetto della coda, piuttosto rigida, per la forma affusolata delle parti posteriori e per il numero di dita, che nel tilacino sono 5 per zampa. Il pelo era corto e ruvido, di solito color marrone-giallastro con evidenti strisce nere sul dorso. Non potremo più vederlo ormai, tranne che per ricostruzioni compiuterizzate, come d’altronte TANTISSIMI altri animali.

Ora io mi chiedo…. perché l’uomo deve essere cosi crudele con gli animali? Insomma, se essi si estinguono è per pochissima parte colpa dell’ambiente e delle circostanze naturali. La maggior parte della colpa va all’uomo, che con la sua ignoranza sta distruggendo gli equilibri naturali del nostro pianeta. Non solo, molte specie si estinguono per la caccia, e molto spesso non per procurarsi il cibo. Ma per parti degli animali stessi, come le ossa, i denti e la pelle di tigre, o l’avorio delle corna dei rinoceronti e degli elefanti. Ora, a cosa servono?????????? Soltanto ad arricchirsi!! Non mi sembra giusto uccidere cosi degli animali (lo fanno clandestinamente in tutto il mondo anche se la legge lo VIETA ASSOLUTAMENTE!) per ricavarne denaro, sconvolgendo cosi tutti i sistemi naturali! Questa è la mia opinione… commentate e esprimete la vostra a questo riguardo.

Set

29

By potatore

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Animali a scuola

di Anna Bosc


”Mi piacerebbe moltissimo partecipare con il mio cane Landi ad attività nella scuola”…
Nelle scuole (materne o elementari) si potrebbero realizzare molte attività legate agli animali: i bambini amano gli animali, gli piace disegnarli, accarezzarli, guardarne le immagini o leggerne storie. Immaginate come sarebbe felice di poter svolgere attività con un cagnolino bravo ed educato. Educare i bambini al rapporto con i cani è fondamentale per numerosi motivi.Nella nostra civiltà tecnologica e virtuale si sta perdendo sempre di più il contatto con la natura, molti bimbi se gli chiedi “ sai cos’è e che verso fa una mucca?” lui risponde sorridendo “certo”, ma se gli chiedi “Hai mai visto una mucca?” lui ti dice “no” e ti guarda incuriosito. Ecco perché realizzare attività legate agli animali può essere molto positivo, un cane può fare da tramite tra il bimbo e la natura, può insegnarli a prendersi cura delle cose e a portarne rispetto e ad essere più gentile e sensibile; infatti di solito i bimbi che hanno un animale domestico sono più sereni, imparano a prendersi cura degli altri, a rispettare l’altro anche se è diverso, sono più capaci di dimostrare affetto.
E’ stato dimostrato che la relazione tra bambini e animali apporti grossi benefici nelle fasi dello sviluppo: siccome i bambini sono gli adulti del futuro sarebbe un bene insegnarli a rispettarli, amarli e che non bisogna assolutamente abbandonarli o maltrattarli. Ma c’è di più: far conoscere oggi gli animali ai bambini può servire a farli crescere più consapevoli del fatto che esistono esseri viventi e senzienti molto diversi, che percepiscono il mondo in maniere diverse, eppure nessuno è superiore o migliore di un altro, ognuno merita il rispetto della propria identità. visita di un cane può poi essere un utile strumento per la prevenzione di episodi di aggressione: si può insegnare ai bambini come relazionarsi con i cani, come vanno interpretati i loro atteggiamenti e qual è il loro linguaggio, come bisogna avvicinarli, accarezzarli, in generale come ci si deve comportare in loro presenza.
Praticare a scuola idonee attività con un cane può in definitiva essere per i bambini un’occasione per vivere una preziosissima, divertente, utile e ricca esperienza sensoriale, emozionale e sociale.

Ago

21

By potatore

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Gli animali vanno a scuola (e non solo gli asini)

di An.Bo.

Nelle scuole (materne o elementari) si potrebbero realizzare molte attività legate agli animali: i bambini amano gli animali, gli piace disegnarli, accarezzarli, guardarne le immagini o leggerne storie. Immaginate come sarebbe felice di poter svolgere attività con un cagnolino bravo ed educato.
Educare i bambini al rapporto con i cani è fondamentale per numerosi motivi.
Nella nostra civiltà tecnologica e virtuale si sta perdendo sempre di più il contatto con la natura, molti bimbi se gli chiedi “ sai cos’è e che verso fa una mucca?” lui risponde sorridendo “certo”, ma se gli chiedi “Hai mai visto una mucca?” lui ti dice “no” e ti guarda incuriosito. Ecco perché realizzare attività legate agli animali può essere molto positivo, un cane può fare da tramite tra il bimbo e la natura, può insegnarli a prendersi cura delle cose e a portarne rispetto e ad essere più gentile e sensibile; infatti di solito i bimbi che hanno un animale domestico sono più sereni, imparano a prendersi cura degli altri, a rispettare l’altro anche se è diverso, sono più capaci di dimostrare affetto.
E’ stato dimostrato che la relazione tra bambini e animali apporti grossi benefici nelle fasi dello sviluppo: siccome i bambini sono gli adulti del futuro sarebbe un bene insegnarli a rispettarli, amarli e che non bisogna assolutamente abbandonarli o maltrattarli. Ma c’è di più: far conoscere oggi gli animali ai bambini può servire a farli crescere più consapevoli del fatto che esistono esseri viventi e senzienti molto diversi, che percepiscono il mondo in maniere diverse, eppure nessuno è superiore o migliore di un altro, ognuno merita il rispetto della propria identità. visita di un cane può poi essere un utile strumento per la prevenzione di episodi di aggressione: si può insegnare ai bambini come relazionarsi con i cani, come vanno interpretati i loro atteggiamenti e qual è il loro linguaggio, come bisogna avvicinarli, accarezzarli, in generale come ci si deve comportare in loro presenza.
Praticare a scuola idonee attività con un cane può in definitiva essere per i bambini un’occasione per vivere una preziosissima, divertente, utile e ricca esperienza sensoriale, emozionale e sociale.

Ago

20

By potatore

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Perchè l’uomo ha bisogno degli animali?

di An.BO

Una prima risposta istintiva direbbe “L’uomo ha bisogno degli animali per alimentarsi”, ovviamente esclusi i vegetariani, tuttavia nono c’è dubbio che la necessità di cacciare ha segnato, e accelerato, il percorso evolutivo dell’uomo. Dall’altra parte però l’uomo l’uomo tecnologico del secondo millennio e l’uomo virtuale del terzo, ha perso la caratteristica di vivere in contatto con la natura e vive in apparente autonomia dal mondo animale e da quello vegetale. Gli animali destinati alla produzione di alimenti o di altri derivati (borse, pellicce, scarpe) ad uso e consumo per l’uomo sono confinati nei sistemi produttivi a carattere industriale, come si dice “lontani dagli occhi, lontani dal cuore”; ma come si spiegherebbe allora la voglia di riempire i balconi di fiori, allevare animali, coltivare piante, cavalcare…? Alcuni scienziati hanno studiato ipotesi che potrebbero aiutare a capire come mai, per esempio, siamo abituati ad accogliere animali nella nostra famiglia educandoli come esseri umani. Naturalmente non è più possibile parlare di “bisogno alimentare”.
Una dimostrazione interessante di questo effetto calamita dell’animale sull’uomo, ce la danno i bambini : essi infatti sono come fatalmente attratti dalla vista degli animali, si avvicinano a loro spontaneamente, sorridendo, e giocano con loro. Solo nei casi di fobie specifiche, apprese per imitazione dai genitori, presentano un comportamento diverso, di paura e terrore. Queste osservazioni sui bambini farebbero pensare che si tratta di una caratteristica specifica, come iscritta nel DNA dell’uomo, che costituirebbe quindi una pulsione comportamentale dell’uomo esattamente come la pulsione del comportamento alimentare. L’animale rappresenta per l’uomo una necessità referenziale per il completamento del suo sviluppo ontologico sia formativo, sia espressivo. Il bambino compie il proprio percorso educativo e diventa un adulto con una identità, una personalità ed un carattere, nel bene e nel male, che sono plasmati dalla convivenza e dalle esperienze realizzate in presenza di referenti umani, che sono i genitori, i parenti, gli amici, i maestri …Tuttavia una moltitudine di referenti umani non sarebbe in grado di rendere completa una persona; l’uomo infatti, fin da bambino, concretizza inconsapevolmente una quantità di esperienze dagli esempi di vita, dal computer, dai vegetali e dagli animali. Ciascun di essi contribuisce a plasmare l’uomo e modifica il suo modo di pensare il mondo circostante e di considerare gli altri. Sapere riconoscere, pertanto, l’importanza pedagogica di una corretta relazione con l’alterità animale, può spiegarci perché e quanto sia importante soddisfare il bisogno etologico dell’uomo verso all’animale, a patto che questo bisogno sia orientato, pilotato e svelato nei vincoli di responsabilità dell’uomo verso l’animale per evitare il rischio, purtroppo molto diffuso, di relazioni pericolose o di maltrattamenti nei confronti degli animali (abbandoni, randagismo…).

Feb

11

By potatore

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L'inquinamento marino

a cura di Fr.Ma.


Gli animali acquatici si distinguono rispetto ai vertebrati per il lungo periodo di evoluzione, la quale ha consentito la diversificazione in tutte le forme attuali, specializzandosi e occupando tutte le nicchie ecologiche dei vari ambienti acquatici.
le particolari cause del loro rischio di estinzione:
la pesca intensiva causa il collasso delle popolazioni marine, che non sono in grado di riprodursi tanto velocemente da rimpiazzare gli esemplari sottratti.
L’inquinamento delle acque dovuto all’industrializzazione, ha provocato l’aumento di scarichi di vario tipo nelle acque, creando forti disagi tra i pesci. Ciò comporta anche il rischio di avvelenare l’ intero ecosistema.
Al malessere marino hanno contribuito anche le perdite di petrolio in mare dovuto agli incidenti. Il petrolio tende a ricoprire prima lo strato superiore e poi il fondo del mare uccidendo pesci, vegetali e uccelli. Solo dopo decennila vita può ritornare come prima.
La pesca indiscriminata, individuabile specialmente in paesi tropicali, meno sentita nelle acque dolci ma distruttiva in mare, è molto visibile ad esempio nelle barriere coralline perchè i pescatori locali spruzzano una soluzione di cianuro per stordire i pesci e catturarli.
Anche l’ introduzione di specie “aliene” costituisce un pericolo per le specie marine.