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30

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Gli scannalberi!!!!!

Chiamarli interventi di potature è un’offesa all’intelligenza umana: purtroppo sembra che si faccia a gara a chi riesce a fare più errori. Spero che quando si fanno questo tipo di intervento quantomeno si abbia la buona educazione di evitare di farsi chiamare “GIARDINIERE”

gen

16

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Progetto io…

 

I mesi invernali piovosi e freddi possono essere utilizzati per la progettazione del giardino di casa o di eventuali modifiche da apportare a questo nel caso in cui vengono a mancare o a rendersi libere alcune aree. La progettazione è sicuramente la strategia migliore per ottenere che alla fine del lavoro i risultati coincidano con quanto effettivamente ci si aspetta in modo da ottenere un luogo di relax per eccellenza. Questo a prescindere dal fatto che al futuro giardino si voglia dare uno stile particolare italiano, giapponese, inglese o che invece rispecchi il gusto personale e le preferenze verso taluna o tal altra specie con presenza di rocciosi, di laghetti o di altro. Se, come auspicato, la forma di ideazione passa prima dalla fase progettuale per poi realizzarsi con l’attuazione pratica, alcuni suggerimenti di seguito riportati daranno una mano alla realizzazione di questo progetto che occuperà sicuramente una parte consistente del tempo libero invernale. L’esatto disegno in scala, su carta millimetrata, della riproduzione dell’area da sistemare o di tutto il giardino è la prima regola da seguire avendo cura di evidenziare anche le specie già esistenti ed eventuale luoghi con diversa inclinazione o dislivello. Successivamente vanno riportate eventuali opere in muratura come muretti, vialetti di accesso ed collocazione di vasi, statue, fontane o quant’altro formi l’ossatura centrale del giardino stesso. A tal proposito, va sottolineato, che il giardino è generalmente il prolungamento della casa e le scelte effettuate sugli esterni devono per alcuni versi richiamare gli interni anche perchè dalle finestre delle abitazioni la visione di ampie zone del giardino deve risultare armonica con quella dell’arredamento interno. Altro particolare non trascurabile è la funzione che lo stesso giardino deve avere e che in ogni caso deve tener conto di necessità future. Se il giardino viene utilizzato da una famiglia nei quali vi siano bambini al di sotto dei cinque anni, diventa importante che vialetti e muretti non diventino un impedimento per i giochi di quest’ultimi o addirittura pericolosi e che la creazione di una area giochi o una semplice vasca di sabbia renderebbe il giardino molto funzionale. La vasca non necessariamente deve essere costruita in cemento, bastano infatti delle semplici assi come bordo con forma varia per ottenere la possibilità d’utilizzo e possibilmente con bordi in legno da rimuovere una volta cresciuti i bambini. In altri casi vanno tenuto a debito conto gli eventuali ricoveri per auto, cisterne per il gasolio da riscaldamento, contenitori per rifiuti domestici e per i quali oltre a definire l’idonea area vanno anche ideati idonei sistemi atti alla mimetizzazione o quantomeno ad una armonica convivenza. L’ armonia delle forme deve infine concretizzarsi con l’adeguato utilizzo di materiali e delle specie vegetali che vanno sempre ricercati in quelli tipici delle zone circostanti al fine di creare anche col paesaggio circostante un perfetto connubio.

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12

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Il primo post dell’anno!!

Dopo la pausa natalizia e di fine anno diventa difficile (almeno per me) decidere l’argomento del primo post e anche della data…..Ho deciso con molto ritardo e l’argomento scelto non è certamente simpatico nè leggero ma spero che faccia riflettere specialmente in questo periodo: il tema è “l’inquinamento”. Ogni anno in Italia si consumano 14 miliardi di metri cubi di gas, 4,2 miliardi di chilogrammi di gasolio, 2,4 miliardi di tonnellate di legna e carbone per  emissioni totali di anidride carbonica di  circa 40 miliardi di tonnellate. Cifre pazzesche che se non arrestate saranno la causa della fine  del pianeta. Piantare anche un solo albero significa togliere dall’aria 10 kg di anidride carbonica e siccome  sulla Terra vivono miliardi di uomini che potenzialmente possono piantare miliardi di piante ……. Il primo post dell’anno è un augurio che tutti piantiamo un albero.

 

ott

30

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I lavori di Ottobre

 

 

Piante d’appartamento – Un poco di acqua e una manciata di argilla espansa nel sottovaso in modo da non otturare il foro di scolo evitano che le piante in casa soffrano per l’eccessiva secchezza dell’aria  che si verrà a determinare dopo l’accensione degli impianti di riscaldamento. Evitare le nebulizzazioni allo stretto necessario ma intervenire con docce di acqua tiepida tutte le volte che sopra l’apparato fogliare delle piante tenute all’interno degli appartamenti si deposita una quantità eccessiva di polvere.

Parassiti – Prima di porre a riparo all’interno delle abitazioni o delle cantine le piante che hanno vegetato in balcone durante il periodo estivo va constatato lo stato sanitario delle stesse  e se si ritiene necessario occorre intervenire con dei trattamenti o con la rimozione manuale in caso di piante a foglia larga  come il Ficus elasta, la Clivia e la Dieffenbachia.

Balconi – Eventuali piante rimaste in balcone vanno private del sottovaso al fine di favorire lo sgrondo d’acqua nel caso di piogge prolungate ma sarà meglio addossare i vasi alle pareti esterne della casa in modo da evitare eccessivi dilavamenti e per aumentare la resistenza al freddo.

Ruggini – L’elevato tasso di umidità presente in questo periodo può provocare lo sviluppo di ruggini in particolare sui garofanini dei poeti e sui gerani. Intervenire con trattamenti di mancozeneb-80  o bitertanolo-25.

Pieris – In ottobre può essere utile per queste specie una leggera toilettatura che consiste nell’asportare i rami danneggiati o in soprannumero. Successivamente si può pacciamare il sottochioma con un buono strato di terriccio di bosco. La pacciamatura può inoltre essere utilizzata con tutte le altre specie presenti nel giardino non solo a scopo estetico ma anche protettivo del freddo invernale.

Attrezzi - Prima di riporre definitivamente la falciatrice per il periodo invernale occorre ripulirla delle parti terrose e di ogni traccia di erba. Successivamente spruzzare sulle parti metalliche olio o nafta per evitare la formazione di ruggine.

Alberi  - Nessun intervento di potatura va effettuato eccetto nei casi  di evidente intralcio. Le foglie ormai decisamente in  fase di  distacco possono essere utilizzate per la produzione di  com­post o di terricci a base di foglia.

Orto - Provvedere all’arieggiamento delle serre praticando delle aperture nella parte superiore  in modo da poterle richiudere  al tramonto.  Verificare  che  la temperatura interna  non  si  alzi eccessivamente  durante le giornate assolate.

giu

6

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Alberi …ma con criterio

Nella progettazione di un giardino la collocazione degli alberi, in genere, è una delle decisioni più importanti che un giardiniere deve prendere. In giardini di dimensioni ridotte, infatti, un albero può risultare il punto focale dell’intera realizzazione mentre in quelli di dimensioni maggiori la possibilità di metterne a dimora diversi risulta di importanza primaria per il definitivo stile che l’opera deve assumere. Pertanto prima di qualsiasi intervento occorre conoscere in modo preciso le caratteristiche della specie da impiantare, l’altezza al massimo sviluppo, la velocità di crescita, la colorazione del fogliame, la presenza di infruttescenze e infine ma non ultimo se è deciduo o sempreverde. Partendo da quest’ultimo aspetto le considerazioni da effettuare sono diverse e riguardano alcuni aspetti pratici che molte volte inizialmente non vengono considerati ma che successivamente diventano autentici problemi. Basti pensare all’enorme massa di fogliame che un acero o un platano lascia cadere a terra durante l’autunno e che, in alcune condizioni crea seri problemi di smaltimento. Se in famiglia si ha disponibilità di un mezzo cassonato o furgonato il problema può essere facilmente risolvibile altrimenti occorre rivolgersi a terzi con il conseguente aumento dei costi. L’utilizzo di specie sempreverdi come il classico abete sistemato in giardino dopo l’utilizzo natalizio, non è indenne da risvolti negativi se posto in giardini di proporzioni non adeguate. E’ vero che non darà problemi per quanto riguarda la produzione di foglie o di residui di potatura ma è anche vero che può divenire un presenza gravosa se si pensa al notevole sviluppo di questa pianta che, nel corso degli anni, può creare eccessive zone di ombra e ostacolare la crescita delle piante limitrofe. Con ciò non si vuole esprimere una contrarietà nell’utilizzo in giardino di queste specie ma semplicemente anticipare risvolti negativi che si possono avere dell’utilizzo in condizioni non idonee. Non è quindi in discussione la bellezza del fogliame di un acero o l’elegante portamento di un abete che tra l’altro in questa regione trovano condizioni ambientali tali da permettere uno sviluppo a dir poco superbo o di qualsiasi altra pianta. Va garantito, però, per ogni specie giusti spazi di accrescimento tali da evitare la competizione con le altre specie presenti. Non va, inoltre, tralasciato che il notevole sviluppo raggiunto da alcune piante, sia dell’apparato radicale che della chioma, può apportare notevoli problemi agli edifici circostanti e alle strutture ad esse connesse. Infatti non raramente può capitare che apparati radicali con notevole sviluppo creino danno alle tubazioni interrate nel giardino o ai vialetti cementati. Altro aspetto da non sottovalutare è la produzione di infruttescenze che molte piante, una volta raggiunto il pieno sviluppo, spargono sul prato sottostante. Oltre all’abbondanza e quindi alla necessità di doverle smaltire è frequente che taluni di questi, come nel caso del tasso e del maggiociondolo, danno luogo a semi velenosi che possono essere facilmente essere preda di utilizzate da bambini che frequentano il giardino.

mar

16

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Barriere vegetali!!

Paesaggio

Efficaci ripari dei rumori, parasole ideali, purificatori dell’aria ed inoltre ottimi paravento contro occhi indiscreti. Quanto detto sono alcune delle caratteristiche e delle funzioni che svolgono gli alberi. Infatti niente e più efficace per attutire i rumori come una barriera fatta da alberi con fogliame fitto e lussureggiante che non solo protegge dai rumori cittadini ma funziona da vero e proprio polmone purificatore dell’aria riuscendo a produrre in un giorno di fotosintesi circa un chilogrammo di ossigeno. Se l’uomo in un giorno consuma tre chilogrammi di ossigeno e una macchina in 5 minuti ne consuma ben 12 kg se ne intuisce ecologica e il grande beneficio che gli alberi arrecano alla natura e all’uomo. La maestosità delle querce e dei faggi, il cambio continuo di colori con il ruotare delle stagione, l’immobilità apparente o l’indefinibile forma assunta quando si scatenano gli elementi climatici hanno da sempre suscitato da sempre l’interesse di pittori e fotografi. Molte volte, erroneamente, si pensa che un albero, una volta impiantato impiegherà molto tempo a crescere e forse a vederlo nella sua grandezza non basterà una vita intera ma non è così, infatti diverse sono le specie a rapido sviluppo e che in pochi anni si mostrano in tutta la propria bellezza. Basti pensare all’Aesculus hippocastanum o ippocastano comunissimo nei viali della Pianura Padana che nell’arco di un ventennio può facilmente raggiungere i 12-13 metri di altezza e in seguito festeggiare anche i 250 anni di vita con uno sviluppo di circa 30 metri. Molto simili come velocità di crescita sono l’Acer platanoides o acero riccio che raggiunge una altezza massima 25 metri però meno longevo del primo (150 anni) e l’Alnus cordata o ontano napoletano del genere betulacee, sicuramente tra quelli con sviluppo più limitato della specie degli ontani e di forma piramidale-allungata che raggiunge i 15 metri al massimo sviluppo e vive circa 100 anni. Tra i più maestosi e più alti è il Platanus orientalis comunissimo nei viali, alto fino a 50 metri e che raggiunge la veneranda età di 300 anni producendo un ottimo legno da l’intaglio e da ardere. Vivere 400 anni è la prerogativa del Populus nigra o pioppo cipressino ideale per creare con una parete verde che può raggiungere i 30 metri di altezza. Se invece si vuole utilizzare specie tipicamente Padane basta utilizzare la Quercus pedunculata o Farnia alta fino a 40 metri e il carpino. Prima di provvedere alla messa a dimora di qualsiasi albero è bene sempre conoscere le caratteristiche principali e lo sviluppo massimo raggiungibile dalla specie, valutarne le caratteristiche di adattamento se trattasi di varietà esotiche ed in ogni caso preferire le specie che è possibile vedere nei giardini e parchi circostanti in modo di essere certi dell’adattamento completo al microclima della zona.

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2

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Progettare….. alberi!!

Si può approfittare del periodo invernale per progettare ex novo il giardino di casa. Prima della progettazione, se l’intenzione è quella di non affidarsi alle mani di un esperto del settore, occorre inizialmente effettuare delle escursioni nella zona tese alla conoscenza della flora locale. Inizialmente sarà bene osservare attentamente i giardini delle zone circostanti quindi passare a quelle dei parchi e giardini pubblici e infine delle zone boschive o incolte del circondario. Se nelle immediatezze della zona in cui si vuole realizzare il progetto vi è una prevalenza di talune specie non necessariamente la stessa cosa va fatta nell’area destinata al progetto perché una idea ben precisa e oculata delle essenze da utilizzare si potrà avere con certezza solo dopo aver visitato anche le siepi e i boschi circostanti. A tal fine occorre annotare su un taccuino le specie presenti nelle zone visitate avendo cura di evidenziare quelle che hanno una vegetazione lussureggiante e una fioritura rigogliosa e abbondante, sinonimo di buon adattamento sia climatico che pedologico. Altri dati da rilevare a tal proposito riguardano l’orientamento della pianta rispetto ai punti cardinali, il tipo di terreno ed eventuale competizione con altre specie. In casa, in un secondo momento attraverso l’utilizzo di manuali specifici risulterà importante identificare con molta precisione le essenze rilevate, stabilirne la provenienza e privilegiare le specie autoctone o importate da tempi remoti. A grandi linee può essere utile, inoltre, sapere che alcune specie riescono ad adattarsi a situazioni climatiche in cui esiste una certa variabilità climatica e tra queste l’Alnus incana, Betula pendula, Larix decidua, Populus nigra, Salix caprea e Robinia pseudoacacia. A questo elenco di piante arboree possono essere aggiunte alcune arbustive come la Rosa canina, il Ligustrum vulgare e il Cornus sanguinea.
Specie invece come l’Alnus glutinosa, Betula pubescens, Salix glabra e il Viburnum lantana richiedono condizioni climatiche molto più stabili e resistono meno quando le condizioni ambientali e pedologiche differiscono molto dall’optimum di crescita. Esistono, poi, specie che riescono ad avere una certa resistenza al vento come l’Acer pseudoplatanus, il Populus tremula, il Fraxinus excelsior e il Sorbus aucuparia. Altra caratteristica da evidenziare è la preferenza a posizioni assolate o meno e rispetto a questo aspetto, fondamentale per la crescita, le specie arboree possono essere distinte in : specie eliofile e sciafile. Le prime sono amanti delle esposizioni alla piena luce e tra questi il larice comune, la betulla, le querce e le varie specie di salice. Gradiscono condizioni intermedie gli aceri, il castagno, i tigli, gli ontani e il frassino maggiore. Sono specie sciafile e quindi prediligono posizione ombreggiate tassi, faggi, carpini e abeti bianchi. Queste indicazioni di massima servono a far capire che non esiste una lista di piante da utilizzare in ogni caso e per tutte le necessità ma solo una attenda osservazione della flora spontanea del circondario può realmente suggerire i criteri di base per la scelta delle varie specie. Rimando ad altri articoli pubblicati nel sito per ulteriori approfondimento

mar

9

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La potatura degli alberi da frutta

 

Potare  correttamente  gli alberi da frutta  che  trovano posto nel giardino di casa è stato da sempre  l’aspirazione di  tutti   a prescindere da eventuali  insuccessi  che  si possono  ottenere.  Contrariamente a  quanto,  in  generale qualcuno può ritenere, le piante non potate,  inizialmente, producono  più di quelle potate, anche se i frutti prodotti sono   piccoli  e di qualità inferiore  ma  successivamente tenderanno  a  formare  una eccessiva quantità  di  rami  e foglie  che il più delle volte pregiudicano  gravemente  lo stato  sanitario della pianta. Pertanto,  i vantaggi  della potatura, si possono sintetizzare in tre punti: la possibilità di dare una forma, il mantenimento di  una equilibrata distanza   e armonia fra i rami e stimolare  le  formazioni vegetali in cui sono presenti le gemme portatrici di fiori.  Il  primo punto è sicuramente importante quando le  piante da  frutto  sono localizzate in giardino e alla  pianta  non viene  richiesta  solo la produzione di frutta ma  anche  la capacità  di rimanere in armonia con arbusti e alberi  orna­mentali  che  normalmente  caratterizzano  il  giardino.  In questo caso sono da scartare  a priori le forme obbligate  e orientare la potatura in modo che la pianta assuma una forma a  globo,  vaso  o fusetto a seconda   della  specie.  Oltre all’aspetto decorativo va in ogni caso ridimensionata,  alle proporzioni  del  giardino, la chioma che deve  rimanere  di dimensioni ragionevoli. Il secondo punto sull’esatto dirada­mento dei rami, è determinante in quanto influenza  notevol­mente  lo stato sanitario della pianta: a tal  scopo   vanno inizialmente rimossi i rami che presentano anomalie  causate da  cancri e gommosi, quelli danneggiati dalle gelate  o  da grandinate.  Cosi  facendo si eliminano eventuali focolai  di malattie e successivamente, una volta evidenziati i rami che caratterizzano l’impalcatura della pianta (quattro cinque al massimo) vanno effettuati pochi tagli che creino molta  luce e  passaggio  di aria all’interno della pianta. Il  terzo  e ultimo punto  è invece quello in cui viene richiesta una  più specifica conoscenza tecnica sui rami che sono portatori  di gemme a fiore o di gemme a frutto. Infatti le specie frutti­ficano  in  modo  diverso  e le  differenze  tra  alberi  di  pesche  e di  mele, ad esempio, dopo una potatura  risultano notevoli. Il pesco, fruttifica principalmente  su rami misti lunghi 40-70 cm inseriti su branche principali o  secondarie e  quindi  la vegetazione ogni anno va rinnovata  e  ridotta fino al 70%  mentre per ottenere un rinnovo  costante capace di  fornire  produzioni ottimali su meli  occorre  asportare intorno al 20% dei rami presenti lasciando un giusto  numero di lamburde formazioni vegetali  in cui meli e peri  frutti­ficano maggiormente. Prima  di effettuare qualsiasi intervento cesorio va  sempre valutata la vigoria della pianta e i tagli saranno abbondan­ti se questa risulterà debole mentre se la pianta è vigorosa vanno effettuati pochi tagli di sfoltimento.

dic

12

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Addio paesaggio

Ogni giorno scompaiono 1000 ettari di terreni agricoli con gravi ripercussioni sulle produzioni agricole, enogastronomiche e paesaggistiche. Se a ciò si aggiunge il proliferare di specie esotiche si può immaginare quali effetti sul paesaggio. Un turista che viene in Italia a visitare le meraviglie paesaggiste della Pianura Padana sarà accolto da capannoni, industrie, villette a schiera ricche di auricarie, olivi secolari capitozzati, magnolie e ancora banani rinsecchiti dal gelo invernale. L’ultima moda e quella di collocare sughere sempreverdi che niente hanno a che vedere con la sihlouette delle specie caducifoglie autoctone. Addio paesaggio padano!!!  Le siepi sono da sempre l’elemento comune del paesaggio agrario della Pianura Padana. Esse svolgevano varie funzioni prima che venissero ridotte di numero a partire dal 1950 (tutt’ora ne restano circa il10/20%): produzione di legna da ardere, sostegno delle rive dei fossi, riduzione fenomeni erosivi, sostegno per le viti, produzione di foraggio (in bachicoltura specialmente). Negli anni avvenire alle funzioni tradizionali se ne aggiungono altre e il loro ripristino, fondamentale per l’ecosistema è incentivato dall’Unione Europea. Oggi alle tradizionali funzioni di produzione di legna da ardere sono le funzioni ecologiche a destare l’interesse della Comunità. Infatti le siepi sono capaci di mitigare il clima, ombreggiare i corsi d’acqua migliorare il bilancio co2, fitodepurazione delle acque, difesa dai rumori e dalle polveri sottile e infine paesaggistica. Si spera che tutto ciò riporti le siepi al loro antico splendore…

ott

25

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I lavori di Ottobre

Alberi e arbusti – Il sottochioma delle piante può essere protetto prima dell’arrivo del freddo con materiale pacciamante. La scorza di pino con scaglie di buona pezzature migliora l’estetica del sottochioma.
Piante in vaso – Le piante in vaso per gran parte sfiorite vanno portate al coperto in luogo fresco e luminoso. In balcone possono essere tenute come ornamento: ericacee, alcune graminacee e conifere nane come la Picea albertiana conica.
Bulbose – Le bulbose a fioritura primaverile vanno impiantate entro ottobre o la prima decade di Novembre. Risulta importante tener presente la sanità e il calibro dei bulbi impiantati affinchè la futura piantina trovi idoneo sostentamento durante l’emergenza.
Dalie – Possono essere lasciate all’aperto fino a quando il freddo non abbia distrutto le foglie. Poi vanno prelevati i tuberi e dopo averli fatti asciugare vanno sistemati in cantina in cassette con torba umida o sabbia.
Aiuole – Le aiuole libere da fiori vanno lavorate inglobando compost o letame ben maturo. La protezione con uno strato pacciamante di foglie o meglio la coltivazione di piante da sovescio sarebbe l’ideale per le fioriture primaverili.
Piante rampicanti – Per ottenere una zona d’ombra davanti all’abitazione è il periodo adatto per la messa a dimora delle clematide. Il ricco fogliame e i fiori vistosi creeranno un ottimo pergolato durante il periodo estivo.alberi, arbusti
Compost – Togliere dal compost il terriccio maturo che può essere impiegato per pacciamare i rosai. Il terriccio maturo servirà a mantenere una buona umidità del substrato cedendo lentamente sostanze nutritive.

ott

18

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Inquinamento acustico

Ogni giorno siamo sottoposti a diverse forme di rumore. Chi abita in città conoscerà di sicuro il problema: aprendo le finestre ci si trova davanti il traffico: automobili rombanti, clacson, ecc.. per non parlare poi dei cantieri in cui gli strumenti utilizzati producono rumori assordanti e fastidiosi. In questi momenti si pensa di andare in campagna a godere della pace e del silenzio obiettivo non semplice dato che, grazie alla dislocazione delle industrie dalla città alla campagna, la tranquillità viene sconvolta dalle industrie. Cosa si può fare per limitare l’ inquinamento acustico? Se si ha a disposizione un pezzo di terreno è possibile ridurre il rumore attraverso una barriera fonoassorbente alta circa 10-15 m al cui centro vengono posizionate piante colonnari come: cipressi, lauri, allori,….. ai lati cespugli e infine coprire tutto con erba.
Questo tipo di disposizione crea uno schema piramidale che ha molteplici effetti: i rumori vengono assorbiti e in parte riflessi; riduce l’ inquinamento aereo abbattendo le polveri sottili e purificando l’aria; riduce l’ inquinamento visivo poiché ci si trova davanti un paesaggio naturale, quindi molto gradevole; rinfresca l’ ambiente; funge da barriera frangivento.
Suggerisco quindi  a chi vive in zone critiche, che sono sottoposte a forti rumori, di costruirsi una barriera fonoassorbente che è utile da tutti i punti di vista.

Bea

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25

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Alberi e co2

Fonte: Il respiro.eu

In questi giorni si è molto parlato del progetto dell’Architetto Renzo Piano, nato da una “provocatoria” proposta del Maestro Claudio Abbado: tornare a dirigere alla Scala in cambio della piantagione di alberi a Milano. L’iniziativa ha avuto il merito di  bucare la coltre di indifferenza che spesso si riscontra nei confronti di questi esseri viventi dai quali, è bene ricordarlo, dipende la nostra stessa esistenza. Come amante degli alberi e loro primo difensore, in qualità di docente universitario e di Presidente della Società Italiana di Arboricoltura, non posso, perciò, che plaudire ad un’iniziativa che è riuscita, finalmente, a focalizzare l’attenzione sugli alberi in città e sulla loro importanza. Devo, però, anche manifestare la mia perplessità perché sul progetto sono state spese mille parole e tutti si sono sentiti in dovere di dire la propria senza che sia mai stato sentito il parere di un “tecnico” esperto del settore. Per questa ragione, mi permetto di scrivere queste poche righe, che ho in parte tratto da un articolo scritto per la rivista “Acer” per cercare di chiarire il mio punto di vista. Gli alberi e, più in generale, il sistema delle aree verdi si contrappongono in senso funzionale ed ecologico al groviglio d’infrastrutture ed elementi antropici che caratterizza il tessuto urbano; il verde, attraverso anche la formazione di corridoi, tenta di ristabilire equilibri e funzionalità ecologiche essenziali per la qualità della nostra vita.  A queste prerogative si sommano qualità inaspettate e poco conosciute del verde cittadino: nuove funzionalità legate al riutilizzo di sostanza organica derivante da rifiuti compostati, all’assorbimento di polveri e metalli pesanti prodotti dai mezzi di trasporto e dagli impianti di riscaldamento, al contenimento degli squilibri termici e delle perdite di acqua meteorica. L’analisi della sostenibilità legata al verde urbano presuppone, pertanto, una conoscenza approfondita della struttura e delle funzioni delle aree verdi, nonché un bilancio, non solo economico, ma anche tecnico ed ambientale della loro realizzazione. È, perciò, evidente l’importanza dell’operazione di messa a dimora nel caso in cui l’impianto sia effettuato in aree urbane dove sono presenti infrastrutture ed edifici, poiché è fondamentale avere a disposizione un volume di suolo esplorabile compatibile con una crescita sostenibile degli alberi. Per crescita sostenibile si intende che essi non solo sopravvivano, ma anche forniscano quei benefici, ormai noti a tutti, e svolgano il ruolo che, in tali situazioni, viene loro assegnato: cioè migliorare il clima e ridurre la presenza di sostanze inquinanti, ma anche che la crescita stessa sia tecnicamente ed economicamente sostenibile per la municipalità. Non è quindi sufficiente che gli alberi sopravvivano, ma che abbiano tassi di crescita e, conseguentemente, di sequestro di CO2 superiori alla CO2 da loro stessi prodotta per i normali processi vitali e da quella prodotta per la loro messa a dimora. A questo proposito è doveroso rilevare che è fondamentale il bilancio delle emissioni di CO2 dovute alle operazioni di scavo e di impianto in aree già pavimentate e alla quantità di alberi e, soprattutto, il tempo necessario per la compensazione di tali emissioni. È, inoltre, basilare, la scelta della/e specie da impiantare, poiché è ampiamente dimostrato in letteratura che errori in questa fase possono determinare un aumento delle emissioni di CO2 dovuto alle necessarie operazioni di mantenimento (irrigazione, potatura, ecc.). Ecco perché ho espresso pubblicamente le mie riserve sul progetto di Renzo Piano che, ripeto, è ammirevole nelle intenzioni, ma che non è economicamente e tecnicamente sostenibile. È mia opinione personale che, anche con l’intervento di sponsor, il progetto debba essere ripensato e gli eventuali investimenti destinati ad altre realizzazioni, magari meno evidenti, ma sicuramente più efficaci ed efficienti per la salute dei cittadini. A tale riguardo è opportuno evidenziare che gli alberi mostrano un tasso di sequestro e di stoccaggio del carbonio nei loro tessuti variabile in funzione di diversi fattori quali, ad esempio, la stato di salute, le dimensioni a maturità, la durata del ciclo vitale ed il tasso di crescita. Allo stesso tempo, le gestione degli alberi rilascia carbonio nell’atmosfera a causa dell’uso di combustibili fossili necessari per l’impiego di mezzi meccanici. L’impianto e la gestione di alberi in siti non adeguati e l’impiego di specie non adatte, può trasformare gli alberi stessi da “carbon sink” (stoccaggio di carbonio) a “carbon emitters” (produttori di carbonio), poiché la CO2 prodotta per il loro mantenimento è superiore a quella organicata. Non devono essere, infatti, assolutamente sottovalutate le emissioni di CO2 determinate dalle operazioni di scavo, messa dimora e per la successiva continua e puntuale manutenzione che eviti stress agli alberi (fino a determinarne la morte) e ne riduca fortemente le funzioni di carbon-sink e di miglioramento ambientale. Nelle situazioni, come quella discussa, sarebbe opportuno valutare scelte alternative che prevedano l’impianto di aree verdi (non solo di alberi) nelle zone limitrofe (es. aree commerciali dismesse, ex edifici industriali rimasti inglobati nel tessuto urbano e da tempo abbandonati, che anche se occupanti aree limitate, possono rappresentare, qualora sottoposti a riqualificazione, un’alternativa “ambientale” rispetto alla costruzione di nuovi edifici) con minimo impegno economico e con potenziali migliori risultati ambientali, grazie all’effetto “massa” ed alle maggiori aspettative di durata del ciclo vitale delle piante. Vorrei anche porre in evidenza che piantare alberi è uno dei presupposti di gran parte dei programmi di miglioramento ambientale delle principali istituzioni internazionali che si occupano di ambiente e, nel presente di scenario di cambiamenti globali (non solo climatici), la scelta delle piante da inserire nelle aree verdi delle nostre città non può e non deve avvenire solo su basi estetiche o limitando la scelta alle sole specie indigene, ma deve tener conto del potenziale “contributo” ambientale che le specie che saranno messe a dimora potranno apportare. Ecco perché, per questo tipo d’interventi, complessi dal punto di vista tecnico, devono essere consultati coloro che, in primis, si occupano di alberi e ne conoscono esigenze d’impianto, di gestione, peculiarità e potenzialità mentre, molto spesso, si leggono articoli sui giornali che definire inesatti è quanto meno eufemistico e ci si affida per un parere a persone che non hanno la minima idea di cosa vuol dire pianificare, progettare, realizzare e gestire il verde urbano e che discettano su argomenti non di loro competenza dicendo non solo inesattezze, ma creando disinformazione e disorientamento nell’opinione pubblica. Ciò rischia di creare nella comunità un’opinione errata e, spesso, fuorviante, col rischio di vanificare il lavoro che ricercatori di tutto il mondo stanno portando avanti con difficoltà a causa della cronica mancanza di finanziamenti su questo tema di fondamentale importanza per la qualità della nostra vita. Dovremmo essere, quindi, consapevoli che una reale sostenibilità nella progettazione, impianto e gestione del verde urbano sarà data da una moltitudine di soluzioni e sarebbe stupido escluderne qualcuna priori dalla ricerca e dalla sperimentazione. Qualcuna delle sperimentazioni andrà in porto, altre no, è il rischio d’impresa. In ultimo, nel mondo esistono programmi che prevedono l’impianto di alberi nelle aree urbane, basti pensare al programma One Million Tree di New York. Tuttavia, lo voglio ripetere, è fondamentale che tali iniziative siano supportate tecnicamente e possiedano una coerenza interna con le altre politiche gestionali e con gli obiettivi e le strategie di pianificazione urbana nel suo complesso.
In questo senso, il Comune di Milano è forse quello che, a livello di grande città, ha più fatto negli ultimi anni per aumentare la dotazione di verde cittadino e, forse, per una mancanza di un’efficace comunicazione, ciò non è del tutto percepito dai cittadini. Non credo sia superfluo ricordare che la dotazione stessa è, adesso, fra le più elevate a livello italiano e la piantagione di 55.000 nuovi alberi negli ultimissimi anni ed il progetto per piantarne 500.000, contribuiranno sicuramente ad elevarla ancora. Purtroppo, appare come – a livello sia nazionale sia locale- si sia sottovalutata la dimensione comunicativa e sociale dell’approccio al verde urbano ed alla sua importanza, generando ‘roboanti’ reazioni da parte dei diversi soggetti e accrescendo il livello di incertezza del comune cittadino. Sfortunatamente le Amministrazioni locali e i soggetti pubblici più o meno direttamente legati alla voce “verde urbano”, anche a causa dei tagli ai finanziamenti, vedono, talvolta, le aree verdi come un costo, senza considerare, o considerando solo in parte, la loro funzione di fondamentale risorsa per la nostra vita grazie ai benefici, anche monetizzabili, da esse forniti. È chiaro che se tutti fossimo consci, organi di informazione, cittadini, politici e tecnici, dell’importanza di una gestione sostenibile del verde urbano potremmo assicurare una sua maggiore efficacia (riuscire a raggiungere gli obiettivi prestabiliti) ed un’efficienza (a parità di risultati, riuscire a raggiungerli con il minor dispendio di risorse possibile) nel miglioramento dell’ambiente.
In aggiunta, mi duole notare che, ancora una volta, si sta facendo una questione politica di un”iniziativa che doveva essere prima valutata per la sua reale fattibilità tecnica ed economica e poi proposta e valutata, dai vari portatori d’interesse, senza implicazioni di colore. Gli alberi sono verdi per tutti e non cambiano colore in funzione delle convenienze politiche. Dispiace vedere come, ancora una volta, vengano utilizzati, certamente non dai promotori dall’iniziativa, solo per scopi personali o di parte.

ott

14

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LA SCIMMIA TASCABILE

Melaine

LA SCIMMIA TASCABILE ( la scimmia piu piccola al mondo)Si tratta di un cucciolo, ma non crescerà molto più di così.  Questo è un piccolo esemplare di Callithrix pygmaea,  la specie di scimmia più piccola al mondo:  la sua lunghezza infatti è compresa tra i 13 e i 37 c m, e il peso non supera solitamente la misura di un etto. Questi buffi animali vivono solitamente nelle foreste tropicali o pluviali del Sud America e dell’Amazzonia.  Vivono in gruppi che sono organizzati come e vere e proprie famiglie, tanto che alcuni etologi sostengono che i maschi di questa specie siano monogami;  generalmente per la riproduzione viene scelta una sola femmina per stagione. Le scimmie nane vivono sugli alberi e hanno imparato
a spostarsi molto velocemente saltando da un ramo all’altro;  sono erbivore, infatti si nutrono prevalentemente di resine e lattice vegetale,  che ricavano scavando dei veri e propri buchi nei tronchi.

mag

19

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Stretto di Messina……largo di manica

di LE.LO

 

Ha senso mantenere in attività  la Stretto di Messina spa? E’ un’impresa interamente in mano pubblica, costituita per promuovere e coordinare la costruzione del famoso Ponte. Ovvero di un progetto che è stato accantonato. Ma anche se si volesse riprenderlo, questa società  non sarebbe necessaria perché non è operativa, e la progettazione e costruzione del Ponte sono in mano ad altre imprese. In compenso, secondo il bilancio 2006, tra dipendenti, amministratori, affitti e varie altre voci l’intero “carrozzone” costa circa 21milioni di euro l’anno.
Pare che qualcuno voglia tenere in piedi la Stretto di Messina spa. Poiché mi è capitato di leggere il suo ultimo bilancio, credo sia utile raccontare di che si tratta:
Che cos’è, cosa (non) fa e quanto costa:
È un’impresa, interamente in mano pubblica, costituita per promuovere e coordinare la costruzione del famoso Ponte di Messina. Si noti che però non è una società operativa, nel senso che la progettazione e costruzione del Ponte sono in mano ad altre imprese. Poiché oggi il progetto è stato “accantonato”, la sua mission essenziale oggi non c’è più. Passando ai dati, dal bilancio del 2006 risulta quanto segue (usiamo il presente per comodità, ma il dato ufficiale è di fine 2006, quando comunque il progetto era già stato accantonato).
I ricavi da vendite sono di fatto nulli. L’impresa serve solo a promuovere e a “mettere insieme” il progetto – non vende alcunché. Ma i costi, beh, quelli ci sono…
Alla Stretto di Messina spa lavorano circa cento persone. La prima cosa che colpisce è la struttura dell’occupazione: su cento dipendenti, ben tredici sono dirigenti. Se è vero che è un’impresa un po’ particolare, si noti però che un’impresa di cento persone in media di dirigenti ne avrà al massimo tre (a essere generosi).
Comunque, viste le retribuzioni, lavorare lì non deve essere male. Si consideri che tra i cento dipendenti c’è ne sono sedici a tempo parziale  e, immagino, tanti commessi e impiegati di livello piuttosto basso. Eppure, il costo medio del lavoro in questa impresa, compresi (nei costi) anche gli accantonamenti per la liquidazione (Tfr) eccetera, ma compresi anche quei dipendenti che (suppongo) porteranno a casa circa 1.000 euro al mese, è circa 90mila euro all’anno a persona. Purtroppo non so quanto costino i dirigenti, ma le medie le sappiamo fare…
Anche essere nel consiglio di amministrazione non è male. Intanto, si sta in una compagnia nutrita: l’impresa non ha molto da fare, ma gli amministratori sono undici (più il collegio sindacale, si intende). Per un’impresa che non ha alcuna operatività, e che oltre tutto oggi non ha neppure una mission, un po’ tanti…
Il costo di questo simpatico gruppo (il solo cda) è di 1,6 milioni di euro all’anno (tre miliardi delle vecchie lire); il tutto, per amministrare cento persone e zero ricavi. Giusto per fare un confronto, a fine 2006 nel consiglio di amministrazione di Enia, una utility emiliana con 1.900 dipendenti e un fatturato di 1,2 miliardi di euro, sedevano otto amministratori che costavano circa 800mila euro, la metà della Stretto di Messina spa.
Tra dipendenti, amministratori, sontuosi affitti, eccetera, l’intero “carrozzone” costa circa 21 milioni di euro l’anno: chi lo vuole tenere in piedi afferma, fino a prova contraria, che questo denaro pubblico è ben speso. Tesi interessante, se non fosse che questi “geni”vogliono negare la verità solo per non ammettere di aver creduto che i soldi “crescessero” sugli alberi!!

apr

8

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Pagamento in natura

Questa forma do pagamento sembrava scomparsa mentre è ritornata prepotentemente alle cronache per l’illustre personaggio che lo ha preteso. Ebbene si diciamolo che Claudio Abbado ex direttore artistico del Teatro alla Scala, dell’orchestra Sinfonica di Londra e della Filarmonica di Berlino e non continuo a citare i vari meriti musicali del famoso Maestro ha richiesto per ritornare alla direzione della Scala il pagamento in natura. Dico ritornare visto che già giovanissimo nel 1968 aveva avuto lo stesso incarico e non ci è dato di saper quanto lo stesso incarico sia costato. Per il ritorno invece ha preteso che il comune di Milano piantasse 90.000 alberi come pagamento delle sue spettanze per la direzione artistica: speriamo che la richiesta con prestazioni “in natura”non lascia al verde le casse le casse del Comune anche se farà diventare più verde Milano. Piantare per credere.