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Nov

22

By potatore

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Aspirafoglie!!

foglie

Nella cultura giapponese non si possono raccogliere le foglie del giardini se non sono prima cadute tutte! In Italia la caduta delle foglie, da alcuni, viene vista come un dramma…per tutti gli altri  può essere una romantica voglia d’Autunno, castagne, melograni, nespole invernali, cachi e via di questo passo. Se non si vuole che le  foglie diventino un problema, invece, basta utilizzare il tagliaerba per poterle recuperare sia dal prato sia che dai vialetti per produrre dell’ottimo compost. Quelle provenienti dai prati, miste ad erba sono decisamente le migliorivisto che si bilancia l’umidità ma se vi è poca erba basta aggiungere scarti di cucina notoriamente più ricchi di acqua.  Sistemate nel compost si può leggermente comprimere la massa distribuendo qualche manciata di concime a base di azoto per aumentare la decomposizione. Qualsiasi sia il contenitore del compost, plastica, legno ecc. l’importante è che l’insieme dei composti vegetali  sia mediamente umida senza derive di precipitati acquosi. Con temperature esterne al di sopra dei 10 gradi la decomposizione avverrà in 3-4 mesi con nei climi continentali occorrerà avere pazienza ma in primavera si potrà avere lo stessto ottimo compost per l’orto e per le aiuole fiorite.

Mag

21

By Il Potatore

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Progettiamo il futuro giardino

Nella progettazione di un giardino la collocazione degli alberi in un giardino in genere è una delle decisioni più importanti che un giardiniere deve prendere. In giardini di dimensioni ridotte, infatti, un albero può risultare il punto focale dell’intera realizzazione mentre in quelli di dimensioni maggiori la possibilità di metterne a dimora diversi risulta di importanza primaria per il definitivo stile che l’opera deve assumere. Prima di qualsiasi intervento occorre conoscere in modo preciso le caratteristiche della specie da impiantare, l’altezza al massimo sviluppo, la velocità di crescita, la colorazione del fogliame, la presenza di infruttescenze e infine ma non ultimo se è deciduo o sempreverde. Partendo da quest’ultimo aspetto le considerazioni da effettuare sono diverse e riguardano alcuni aspetti pratici che molte volte inizialmente non vengono considerati ma che successivamente diventano autentici problemi. Basti pensare all’enorme massa di fogliame che un eroac o un platano lascia cadere a terra durante l’autunno e che, in alcune condizioni crea seri problemi di smaltimento. Se in famiglia si ha disponibilità di un mezzo cassonato o furgonato il problema può essere facilmente risolvibile altrimenti occorre rivolgersi a terzi con il conseguente aumento dei costi. L’utilizzo di specie sempreverdi come il classico abete sistemato in giardino dopo l’utilizzo natalizio, non è indenne da risvolti negativi se posto in giardini di proporzioni non adeguate. E’ vero che non darà problemi per quanto riguarda la produzione di foglie o di residui di potatura ma è anche vero che può divenire un presenza gravosa se si pensa al notevole sviluppo di questa pianta che, nel corso degli anni, può creare eccessive zone di ombra e ostacolare la crescita delle piante limitrofe. Con ciò non si vuole esprimere una contrarietà nell’utilizzo in giardino di queste specie ma semplicemente anticipare risvolti negativi che si possono avere dell’utilizzo in condizioni non idonee. Non è quindi in discussione la bellezza del fogliame di un acero o l’elegante portamento di un abete che tra l’altro in questa regione trovano condizioni ambientali tali da permettere uno sviluppo a dir poco superbo o di qualsiasi altra pianta. Va garantito, però, per ogni specie giusti spazi di accrescimento tali da evitare la competizione con le altre specie presenti. Non va, inoltre, tralasciato che il notevole sviluppo raggiunto da alcune piante, sia dell’apparato radicale che della chioma, può apportare notevoli problemi agli edifici circostanti e alle strutture ad esse connesse. Infatti non raramente può capitare che apparati radicali con notevole sviluppo creino danno alle tubazioni interrate nel giardino o ai vialetti cementati. Altro aspetto da non sottovalutare è la produzione di infruttescenze che molte piante, una volta raggiunto il pieno sviluppo, spargono sul prato sottostante. Oltre all’abbondanza e quindi alla necessità di doverle smaltire è frequente che taluni di questi, come nel caso del tasso e del maggiociondolo, danno luogo a semi velenosi che possono essere facilmente ingeriti da bambini che frequentano il giardino.

Feb

19

By Il Potatore

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La tecnica di base della potatura

C’è chi sostiene che le piante cessano momentaneamente le funzioni vitali quando si avvicina qualcuno che può arrecare loro del danno e se la teoria è esatta di qui a pochi giorni vi saranno numerosi arresti cardiaci” : e in arrivo il periodo delle potatura, che talvolta si può trasformare nella stagione dei massacri. Motivo per attenersi ad un vademecum affinché vengono evitati certi eccessi che hanno caratterizzato gli anni passati e per i quali hanno fatto le spese splendidi e maestosi esemplare non solo dei viali cittadini, per alcuni versi giustificabile ma soprattutto nei giardini e i parchi. La regola fondamentale è ricordare che migliora potatura e quella che non si vede l’abilità del portatore deve essere misurata non dai vistosi è numerosi tagli effettuati ma al contrario da un maggior numero di interventi di ridotta entità che i ritardi sbilanciare eccessivamente il rapporto tra parte aerea è parte radicale. In questo ultimo caso la professionalità richiederà un maggiore numero di ore ma longevità e la funzionalità della pianta abbondantemente nel tempo perduto. I tagli devono essere effettuati di netto e senza slabbrature di corteccia in modo che anche l’acqua piovana non ristagni sulla ferita è la stessa pianta le è possa rimarginare con facilità. L’utilizzo di mastici, pece o qualsiasi altro preparato commerciale non riparerà il danno effettuato da un taglio disarticolato che non ha rispettato la zona del collare in quanto troppo filo con un tronco o al contrario di allacciato un inutile moncherino. A tal proposito sarà utile ricercare su un qualsiasi testo di giardinaggio come effettuare il cosiddetto taglio di ritorno su un ramo, e in modo che lo stesso mantenga la capacità di ripresa nonostante venga notevolmente accorciato. Prima di procedere ai vari tagli consiglio migliore è quello di valutare attentamente il rigoglio vegetativo della pianta in oggetto. Una eccessiva presenza di rami vigorosi non è segno di buona salute anzi vuol dire che la pianta è stata potata drasticamente e pertanto non va fatto stesso errore. Al contrario uno sviluppo stentato è poco rigoglioso sta ad indicare una scarsa capacità di assorbimento radicale che deve essere compensato con una riduzione molto più energica della chioma. Una volta stabilito se potare poco al contrario molto è beni iniziale sembra dalle parti interne più basse a quelle più è alto togliendo i inizialmente, specialmente se trattasi di pianta giovane, tutte le forcelle che, notoriamente, alla crescita, che tendono a diventare una è zona di debolezza e di improvvisi crolli. Il resto presuppone una minima conoscenza delle gemme a fiore e viceversa delle gemme adibiti alla produzione di getti a foglie. Vanno portate tutte le piante da frutto come pere e pesche per le quali è meglio portarle anche male piuttosto che non farlo affatto; richiedono interventi minori o quantomeno meno costanti susini, albicocche e kaki Per i quali è meglio, al contrario delle precedenti, non parla affatto piuttosto che portarli male.

Nov

21

By Il Potatore

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Il prato più …bello

align=”JUSTIFY”> autunnale è uno dei migliori, per via delle temperature decisamente miti, per il rifacimento o la creazione dei nuovi prati. L’erba fitta e perfettamente sfalciata, carica di rugiada contrasta piacevolmente con bordure e aiuole fiorite, inoltre un prato folto e rigoglioso determina in misura rilevante la bellezza di ogni angolo verde piccolo o grande che sia. Realmente non esiste un modo per finire velocemente un prato che duri nel tempo ma occorrono una serie di cure continue che tengano conto delle caratteristiche climatiche e pedologiche che come tutti sanno variano di località in località e talvolta anche nello spazio di alcuni metri. Pertanto la scelta delle specie da utilizzare diventa molto importante in modo da non avere nel prato una unica specie quando è invece necessario avere più specie con foglie aghiformi o sottili e arrotolate che sono capaci di produrre le distese erbose più belle. In linea generale le migliori miscele vengono composte di un miscuglio dei seguenti tipi: 20% di Agrostis tenuis, 40% di Festuca rubra rubra e 40% Festuca rubra commutata.
L’agrostide ha un tipo di crescita a rizomi e stoloni, la festuca rossa rampicante si accresce per rizomi e infine la festuca da foraggio ha un accrescimento a ciuffi e insieme tendono ad infittire notevolmente il cotico erboso limitando allo stesso tempo lo sviluppo di altre specie erbacee che creerebbero “disturbo visivo”. Questo miscuglio è adatto a terreni di medio impasto con buona fertilità e ben drenati, in pratica è adatto ad un buon terreno da prato e pertanto in caso di terreni con diversa natura chimica, fisica e biologica il miscuglio va rivisto. In terreni argillosi, ad esempio e consigliabile invece formare un miscuglio con Agrostis tenuis o agrostide comune, Festuca, Poa e Lolium (logliarella) mentre per zone d’ombra occorre miscelare Festuca tenuifolia (festuca per ovini a foglia sottile), Poa trivialis e memoraralis e lolium perenne. Una volta scelte le specie di erba più adatta, per creare il prato possono essere adottati due modi : istallare le zolle di erba già preparate o seminare direttamente. Nel primo caso, decisamente più costoso, per avere più possibilità di successo occorre che le zolle erbose scelte per il tappezzamento del prato abbiano uno strato coltivabile sottostante non inferiore ai 10 cm e preferibilmente intorno ai 15 cm. Per il resto nella preparazione del terreno per entrambe le soluzioni vanno adottati gli stessi accorgimenti che prevedono la rimozione iniziale di erbacce, sassi e di eventuali detriti di costruzione. Successivamente va effettuata una profonda vangatura nella quale va inglobato del concime organico e infine dopo una-due settimane di riposo occorrono una serie di lavorazioni superficiali tese a sminuzzare le zolle e rendere soffice il substrato. Spargere un ottimo fertilizzante bilanciato specifico attenendosi alle dosi consigliate che corrispondono all’incirca a 100-150 grammi per metro quadro e dopo alcuni giorni procedere alla semina o alla deposizione delle zolle. L’irrigazione delle prime due settimane è sicuramente il viatico migliore per il successo  dell’impresa: irrigazioni leggere , a nebbia, in modo che il substrato rimanga umido nei primi 4/5 giorni e poi sempre meno frequentemente visto che le giornate ” corte” e le basse temperature mantengono l’umidità del suolo.

Nov

12

By Il Potatore

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Novembre..

 

Qualche giornata ancora serena e tiepida non deve trarre in inganno: la stagione autunnale è ormai in pieno sviluppo e il freddo è alle porte. E’ tempo, quindi, di preparare il giardino alla brutta stagione proteggendo le specie più delicate e mettendo nelle migliori condizioni le altre per affrontare il gelo ormai prossimo. Le foglie cadute, ad esempio, possono essere utilizzate per formare uno strato pacciamante a protezione delle specie da bordura perenni. Per le rose e il giardino roccioso uno strato di circa 10 cm di foglie miste a aghi di pino o altro materiale organico come trucioli o segatura sono l’ideale per proteggere queste specie dal freddo, con l’ulteriore vantaggio che decomponendosi si integrerà lentamente nel terreno arricchendolo di sostanza organica. Ciò non toglie di poter utilizzare, a preferenza, la classica scorza di pino che garantisce le stesse condizioni di protezione è ha il vantaggio di risultare esteticamente più apprezzabile. Uno strato di pacciamatura è preferibile utilizzarlo anche alla base di alberi ed arbusti messi a dimora da poco o nell’anno precedente in modo da proteggere l’apparato radicale. Anche il prato necessità di appropriati interventi visto che l’abbassamento termico sia dell’aria che del terreno diviene fattore limitante per la crescita del tappeto erboso. In particolare, se si considera che le specie microterme vegetano a temperature ottimali intorno ai 18°C si può intuire come in questo periodo la crescita risulta stentata. Pertanto gli interventi, in questo periodo, vanno indirizzati alla protezione e alla conservazione del tappeto erboso piuttosto che per stimolarne lo sviluppo. A questo riguardo risulta utile distribuire, ad inizio Novembre, una miscela composta dal 60% di sabbia silicea e il 40% di torba scura ben decomposta e a grana fine. La dose da utilizzare è pari a circa 300 litri di miscela per 100 metri quadri di prato al fine di ottenere uno spessore di circa 3 mm. Lo strato di terriccio così deposto proteggerà la parte più delicata dell’erba garantendo una certa resistenza alle basse temperature. Sempre allo scopo di proteggere il tappeto erboso tutti gli interventi vanno effettuati nelle ore centrali della giornata e con terreno asciutto inoltre, durante la fase di riposo vegetativo, vanno sospesi tutti gli interventi meccanici come il taglio o l’arieggiamento. Novembre e dicembre sono considerati mesi ad alta incidenza di malattie fungine determinate sia dalle basse temperature che dall’elevato tenore di umidità del terreno e dell’aria. Poe, loietti, festuche e agrostidi generalmente sono tra le essenze più utilizzate nella costituzione dei prati e risultano molto sensibili all’attacco di alcuni funghi del genere Microdochium. Allo scopo di prevenire l’insorgenza di questo tipo di malattie occorre sospendere le concimazioni entro la fine di ottobre e in caso di attacco intervenire con zolfo puro polverulento o in grani in misura di due Kg. per 100 metri di prato.

 

Feb

10

By Il Potatore

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Orchidee come conoscerle ed apprezzarle!

 

Guardare e non toccare o magari guardare e acquistare il dilemma si pone sicuramente nei confronti di una delle specie vegetali più ricercate al mondo: le orchidee. Infatti, le oltre cento specie che crescono spontanee in Italia allo stato selvatico sono protette al fine di evitare il “saccheggio” dei numerosi appassionati. Mentre non esiste limite all’acquisto delle specie coltivate se non quello del portafoglio a fronte sicuramente di un prodotto che soddisfi i gusti più fini di amanti delle piante.  Narra la leggenda che Orchide, un bellissimo giovinetto accortosi che il suo corpo non assomigliava né agli uomini ne quantomeno alle donne disperato del suo ermafroditismi si lanciò da una  rupe, sfracellandosi. Sul prato dal suo sangue spuntarono dei bellissimi fiori ognuno diverso dall’altro ma allo stesso tempo simili che presero il nome di orchidee cioè fiori di Orchidee. In pratica, poi, le specie di orchidee constano di oltre 17.000 specie conosciute che si sono adattate ai diversi climi. E origine totalmente diversa hanno le tre specie  più importanti ai fini della coltivazione commerciale: la Cypri­pendium originaria dell’estremo oriente, la Cymbidium, dall’India e dalla Cina e la Cattleya originaria dell’America tropicale. Le prime due specie sono adatte alla coltivazione sotto serra e in piena terra mentre l’ultima  provenienti da  climi più calde come alcune Bromeliacee  è una pianta epifite e quindi vive su tronchi e rami. Ciò è possibile in quanto a livello botanico presenta alcune particolarità come delle radici aeree che sono in grado di catturare l’umidità presente nell’aria. Il fusto spesso è un rizoma e da esso si formano degli ingrossamenti chiamati pseudo-bulbi che danno origine alle foglie sessili e senza peduncolo. La particolarità dei fiori si articola sulla forma che assumono i 6 petali presenti su ciascun fiore: tre di questi formano il calice mentre uno forma il caratteristico labello che gli antichi Greci chiamavano sandalo del mondo per la caratteristica somiglianza alla punta di tale calzatura. Nelle coltivazioni in serra o per quanti allevano in piante di questa specie occorre inizialmente stabilire la provenienza geografica necessaria a creare le condizioni ottimali di temperatura  che possono oscillare dai 8-18 gradi per le specie da climi  freddi fino ai 30 per quelli provenienti  da  regioni equatoriali. Per le specie epifite il substrato deve essere organico, molto poroso e di lenta decomposizione con pH compreso fra 5,5 e 6,5. Le radici di Osmunda e il Polypodium in parti uguali sarebbero il substrato ideali  ma  per delle difficoltà di reperimento di queste due felci  in alternativa si utilizza  scorza di sequoia grossolana e sughero (40% circa di entrambe) e per completamento il 20% di torba o sfagno buoni risultati si possono ottenere anche con l’impiego di scorza di pino grossolana e torba.

Gen

10

By Il Potatore

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Finalmente è arrivato l’inverno.

 

 

imagesTranquilli siamo in inverno

…sto bene

 

 

A dispetto di delle note tragiche della televisione e dei meteorologici è arrivato l’inverno. Si avete capito bene: l’inverno. Avete presente la neve, il freddo, le temperature sotto zero, alcune località isolate ecc. ” Sotto la neve pane” avevo postato qualche tempo fa a considerazione che la neve porta miglioramento delle produzioni agricole e, malgrado cosa pensano i singoli, fa bene alla natura. Senza un periodo di freddo intenso le specie caducifoglie e non solo non avrebbero quel beneficio dato dalle basse temperature e allo stesso tempo vi sarebbe un proliferare di zanzare e altri parassiti che notoriamente vengono ridotti dai periodi di freddo intenso. Allora ci si chiede perchè tutto questo allarmismo sulle condizioni meteo avverse? Sicuramente gli sconvolgimenti climatici a cui assistiamo dati da”aumento della temperatura del Pianeta hanno acuito alcuni aspetti ma vedere gli allevatori che nella stalla intervistati quasi piangono per la sorte del vitellino, (alle telecamere ha pure salutato) appena nato, accudito in stalla viene da sorridere. Accettiamo senza enfasi il cambio di stagione ed impariamo a riconoscere le esagerazioni televisive atte solo a tenerci dietro il televisore;  purtroppo è diventato sempre più uno strumento di intrattenimento e non di informazione ed educativo come forse lo era in passato.Per intanto: NEVICA

Gen

4

By potatore

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Metti uno spazzino in giardino

balcone

In testa alla classifica dei purificatori dell’aria si posizionano il ginkgo (Ginkgo biloba), il bagolaro (Celtis australis), il tiglio nostrano (Tilia plathyphyllos) e selvatico (Tilia cordata), e l’orniello (Fraxinus ornus). Il melo da fiore (Malus domestica ‘Evereste’) e il biancospino nostrano (Crataegus monogyna), invece sono ottimi,  per catturare le polveri ultrasottili, ma non sono tra i più efficienti nell’assorbimento della CO2.
Al contrario, il carpino bianco (Carpinus betulus) è una specie con elevata capacità di assorbire la CO2 atmosferica ma, avendo foglie lisce e senza peli, non è un campione nella pulizia dell’aria dalle polveri. Da evitare invece un massiccio impiego di liriodendro (Liriodendron tulipifera), robinia (Robinia pseudoacacia) e sofora (Sophora japonica), che, “pur avendo ottime caratteristiche dal punto di vista del sequestro della CO2 e dell’assorbimento di inquinanti, sono caratterizzate da una maggiore potenzialità di formare ozono”. Bene anche acero campestre e comune, ciliegiofrassino comune o maggiore, mirabolanoolmo comune, ontano nero e sambuco. A combattere l’inquinamento dell’aria tutti hanno il dover di partecipare. Basta poco: vasi sui balconi, sulle finestre e sui terrazzi rendono accogliente il paesaggio urbano e contribuiscono al filtraggio degli inquinanti. Valutare di aggiungere in giardino rampicanti sulle reti di recinzioni o siepi schermanti da rumore e dai scarichi delle auto, specialmente a ridosso delle vie più trafficate. Aggiungere alberi negli spazi adibiti a prato avendo cura di utilizzerà specie autoctone in modo da evitare contesti paesaggistici anomali e specie che tendono ad ammalarsi continuamente o che non si adattano alle nuove condizioni microclimatiche. Infine da non sottovalutare è  che la presenza di verde anche nel contesto condominiale, ove esistono molte aree comuni, aumenta il valore dei fabbricati oltre che alla vivibilità degli spazi e in queste ambiente le specie vegetali possono essere utili creare ambienti di ritrovo  per attività sociali basta approntare dei gazebo e Bersò. Il Pianeta ha bisogno di “verde”: aiutiamolo e aiutiamo noi stessi.

Dic

4

By Il Potatore

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Conosciamo il favino…


Il favino è una leguminose appartenente alla tribù delle Vicieae. Appartiene alla varietà minor, si distingue dalle altre varietà in base alla dimensione dei semi; quelli del favino sono rotondeggianti e relativamente piccoli (1.000 semi pesano meno di 700g) e si impiegano per seminare erbai e sovesci e anche come concentrati nell’alimentazione del bestiame.Il favino è una pianta annuale, a rapido sviluppo, a portamento eretto, glabra, di colore grigio-verde, a sviluppo indeterminato. La radice è fittonante, ricca di tubercoli voluminosi. Gli steli eretti, fistolosi, quadrangolari, alti fino a 1,50 m (media 0,80-1,00) non sono ramificati, ma talora si può avere un limitatissimo accestimento con steli secondari sorgenti alla base di quello principale.Le foglie sono alterne, paripennate, composte da due o tre paia di foglioline sessili ellittiche intere, con la fogliolina terminale trasformata in un’appendice poco appariscente ma riconducibile al cirro che caratterizza le foglie delle Vicieae. I fiori si formano in numero da 1 a 6 su un breve racemo che nasce all’ascella delle foglie mediane e superiori dello stelo. I fiori sono quasi sessili, piuttosto appariscenti (lunghezza 25 mm), la corolla ha petali bianchi e talora violacei e, quasi sempre, con caratteristica macchia scura sulle ali. L’ovario è pubescente, allungato e termina con uno stigma a capocchia, esso contiene da 2 a 10 ovuli.Nel favino la fecondazione può essere allogama, con impollinazione incrociata operata da imenotteri (api e bombi), o autogama. L’ovario fecondato si sviluppa in un baccello allungato, verde allo stato immaturo, bruno quando maturo e secco, esso contiene da 2 a 10 semi.Uno degli usi più frequenti del favino è quello come coltura da sovescio, in questo caso il favino va seminato a inizio autunno, così che abbia raggiunto un buono sviluppo prima dei freddi invernali, e poi in primavera quando si trova in fioritura la coltura viene arata in modo che tutta la parte verde sia interrata. Così facendo  si arricchisce il terreno di sostanza organica che sarà facilmente degradata in quanto il terreno dove si trovava il favino è ricco in azoto grazie all’azoto fissazione dei batteri simbionti delle radici e quindi i microrganismi troveranno un substrato ideale sul quale moltiplicarsi e in seguito degradare la sostanza organica. Inoltre, con questa tecnica, si arricchisce di molto il contenuto in acqua del terreno che sarà ceduta lentamente e quindi si eviteranno stress idrici alle colture che seguiranno. Nonostante una parte di azoto venga usato dai microrganismi nel terreno ne rimane una buona quantità, per questo si deve evitare di fare il sovescio di leguminose per vari anni sullo stesso appezzamento soprattutto se ci sono colture arboree perché la forte presenza di azoto promuove un’anticipata ripresa vegetativa correndo quindi maggiori rischi di gelate tardive.Altro uso che negli ultimi anni sta prendendo campo è quello di usare il favino come coltura rinettante, questo tipo di coltivazione ha due scopi principali, uno è quello di evitare l’erosione del terreno durante le piogge autunnali e invernali, soprattutto in terreni collinari che altrimenti rimarrebbero scoperti per tutto il periodo invernale, e altra importante funzione è quella di evitare lo sviluppo di infestanti così quando si arriva a coltivare la coltura principale abbiamo un terreno completamente sgombro da infestanti. Questo perché questo tipo di colture sono seminate in maniera molto fitta e hanno un rapido sviluppo e soffocano tutte le altre essenze, poi, quando sono sviluppate, non fanno passare la luce e quindi le infestanti non possono germogliare.Quella che doveva essere la vocazione principale della coltivazione del favino e cioè la produzione di granella per alimentazione del bestiame negli ultimi decenni era andata scomparendo, soppiantata dalla soia,  preferita in quanto ha un altissimo contenuto in proteina.Per l’alimentazione del bestiame si usano le farine d’estrazione o i panelli, cioè soia a cui è stato estratto l’olio e nella quale la percentuale proteica è concentrata raggiungendo valori del 46%, il favino invece ha un titolo in proteine del 20-21% e quindi il confronto non era proponibile, basta meno della metà di soia rispetto al favino per coprire i fabbisogni di un animale. Ma negli ultimi anni si è riscoperto perché la soia è in gran parte OGM e quindi tutti gli allevamenti biologici non la possono utilizzare per alimentare il proprio bestiame e quindi sono ritornati ad usare o il pisello proteico o il favino che non hanno subito nessun tipo di modificazione genetica.Una delle varietà che è più usata in tutto il centro Italia è la “Vesuvio” che si adatta molto bene anche a terreni pesanti, e non richiede irrigazione. Le aziende biologiche sono le più interessate all’utilizzo del favino per i vari motivi visti primi, anche l’uso come coltura rinettante e da sovescio è molto importante in quanto nelle aziende biologiche non si possono usare diserbanti e quindi arrivare alla semina avendo un terreno sgombro da infestanti non è cosa da poco conto, come pure il controllo dell’erosione che dovrebbe interessare tutte le aziende ma maggiormente quelle che non possono fare un largo uso di concimi chimici e quindi perdere la parte superficiale del terreno che è quella più fertile diventa una grave perdita

Ott

13

By Il Potatore

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Ad ognuno il suo posto

Per favorire una crescita rigogliosa sono necessari clima e ambiente giusti. Qualsiasi ambiente o angolo, sia della casa che dell’ufficio può essere valorizzato sistemando opportunamente delle piante le quali con i loro colori rendono gli ambienti più ospital e confortevoli generando un piacevole sensazione rilassante. Il più delle volte però, nella scelta delle stesse non si tiene conto delle particolari condizioni climatiche e ambientali che le varie specie richiedono ma la scelta cade come si ci si trovasse di fronte a un pezzo d’arredamento considerando la colorazione delle foglie, la voluminosità della piante o ancora la bellezza della ciotola e solo poche volte si tiene conto delle reali esigenze della piante e dell’ambiente doveva bisogna collocarla. Per l’esatta sistemazione della piante in casa, bisogna tener conto di due fattori importanti che sono la luce e la temperatura. In effetti tale collocazione non dovrebbe essere difficile in quanto nella costruzione delle case sì che con i soliti collocare la camera da letto e nord mentre soggiorno, salotto e studio sono in genere le camere con l’esposizione alla luce migliore e quindi tra le più calde. In vista di queste considerazioni in questi ultimi ambienti , durante i periodi estivo vanno preferibilmente collocate Impatiens, Sanseveria, Euphorbia e le piante grasse però, se al caldo viene associata poca luminosità, sono da preferire piante come Maranta, e la Calathea, alcune varietà di ficus. Richiedono decisamente locale ombreggiato ma caldo il filodendron, comunissimo nelle abitazioni per le buone caratteristiche di resistenza e per il suo portamento a liana, il cissus e l’Hasparagus i quali nelle sale spaziose possono esser utilizzati per fare da separè tra una zona e l’altra. Il filodendron per le caratteristiche già citate, si adatterà bene in un ambiente particolare come il bagno, soggetto a frequenti sbalzi di temperatura con umidità e calore a tratti molto elevati e la cucina la quale presenta condizioni analoghe a bagno a causa del calore intenso sprigionato dalla cottura delle pietanze e spesso si passa al freddo immediato quando si aprono le finestre per eliminare cattivi odori; in questo caso è possibile unire l’utile al dilettevole posizionando nei vari angoli varie piante aromatiche oppure, qualora il locale fosse colori locale fosse abbastanza numeroso, si è venderanno molto bene anche ficus ed euforbia. Infine per la camera da letto dove generalmente si hanno condizione di poca luminosità e quindi di freschezza sono da preferire le felci bisogna convivere con armonia e sfatare la regola per cui nelle negli ambienti dove si riposa vanno allontanate le piante,  fermo restando che non si tratta di una vera e propria foresta.

Giu

27

By Il Potatore

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I lavori estivi? Ecco cosa fare..

Con l’estate la varietà di specie, in produzione,  nell’orto è notevole e richiede costanza  ed  interventi  colturali ravvicinati.

Aglio e cipolla: dopo la metà del mese circa si può procedere alla raccolta. I bulbi di  aglio una volta estirpati vanno lasciati asciugare all’ombra prima di essere riposti in cantina,quelli di cipolla vanno  invece fatti asciugare nell’aiuola. Se si vogliono sistemare a treccia tale  operazione va effettuata entro i primi quattro-cinque giorni  dalla raccolta.

Patate: anche per questi tuberi è tempo di raccolta specialmente per le varietà precoci. La selezione dei tuberi va effettuata subito dopo la  raccolta  allontanando  quelli  guasti o  rovinati durante la raccolta.Risulta anche conveniente effettuare una selezione rispetto al calibro: le patate più piccole verranno utilizzate  intere per gli arrosti, quelle con  diametro  maggiore invece  bollite o fritte.

 Biete: procedere alla semina  di varietà precoci a raccolta autunno-vernino. Prepararee e il terreno finement, distribuire il seme a spaglio ed interralo leggermente: semi troppo profondi rischiano di non germinare.

 

Basilico:  va ripulito accuratamente delle erbe  infestanti che sottraggono  acqua   alla coltura. Le piantine  vanno cimate regolarmente in modo da evitare la formazione  delle infiorescenze. Se  la  produzione  risulta  superiore  alle necessità  domestiche il  basilico  può  essere  facilmente congelato o  trasformato in pesto tenuto sotto olio.

Cavoli: le piantine ottenute in semenzaio vanno trapiantate a dimora e irrigate  con bassi volumi di acqua ma  ravvicinati  nel tempo. Per i cavoli verza la messa a  dimora in  Pianura Padana  non deve essere protratta al mese di Luglio se si vuole ottenere un prodotto di buona qualità.

Cetrioli: gli steli secondari  vanno cimati regolarmente subito  dopo  la formazione del secondo frutto. Ciò permetterà l’ingrossamento dei frutti stessi migliorandone la qualità. Nessuna cimatura va effettuata sullo stelo principale.

Pomodoro: va continuamente sfemminellato procedendo allo stesso tempo alla soppressione delle foglie in prossimità dei frutti  più bassi in modo da migliorare le condizioni di luce.

Giu

1

By Il Potatore

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Pronti per l’estate…

images-1Con  l’arrivo di giugno le giornate raggiungono  la  loro massima  durata. Il giorno così lungo permette alla vegetazione dell’orto di accrescersi con una velocità sorprendente richiedendo cure costanti e ravvicinate. Bisogna controllare la  colorazione  della vegetazione e nel  caso di tonalità troppo  chiare  intervenire con nitrato di sodio o solfato ammonico in dosi modeste distribuite su tutto il terreno  e senza  interessare le foglie che, altrimenti, rimarrebbero scottate. Le piogge del mese scorso hanno sicuramente rinvigorito le erbe infestanti che andranno tolte e possibilmente interrate selezionando  quelle  di interesse terapeutico come malva, ortiche, le radici di bardana, camomilla ecc. che una  volta essiccate, all’ombra, saranno preziose per infusi e  decotti. E’ possibile trapiantare all’aperto il sedano, sicuramente una delle più esigenti piante dal punto di vista termico mentre la coltivazione delle specie da frutto è in piena fase di crescita. Il terreno utilizzato deve essere molto soffice affinché possa essere rincalzato per l’imbianchimento. Altre  semine possono  essere effettuate con radicchio estivo, cavolo invernale, rape, fagiolini e fagioli rampicanti. Per quest’ultimi può essere riservato  eventualmente  il terreno vicino alla recinzione in modo da far sviluppare la pianta  sulla rete. La semina a dimora verrà fatta con  una quantità di seme leggermente superiore alle dosi consiglia­te per la coltivazione in modo di poter eventualmente  selezionare le plantule nate e tener conto dei semi non germina­ti. Se invece si intende trapiantare direttamente le piantane con 2-3 foglie è conveniente rimandare di una decina  di giorni. Le piantine  di pomodoro, melanzana e cetrioli ormai  in fase avanzata di crescita vanno continuamente gradualmente scacchiate  sopprimendo  tutti  i germogli  ascellari e le foglie basali in modo che i frutti prodotti  successivamente siano completamente spogliati dalle foglie rendendo omogenea la maturazione. Continuare con e concimazioni meglio se nell’acqua di irrigazione al  2 per mille di concentrazione evitando di bagnare le foglie.

Continued…

Mar

15

By Il Potatore

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I lavori di marzo

Marzo – Il mese attuale non offre garanzie, per nomea, di condizioni meteorologiche favorevoli alle scampagnate ma di brutte sorprese per le coltivazioni non dovrebbero essercene poi tante. Il condizionale è d’obbligo perché qualche gelata è del tutto normale per questo periodo. Per tutto il mese sarà conveniente seminare biete, spinaci, lattuga e lattughino in modo da avere coltivazioni a raccolta scalare e procedere al diradamento di quelle impiantate in precedenza. Per ottenere cavoli cappuccio  o verza durante il periodo estivo  è necessario provvedere  alla semina in semenzaio anche se per lo spazio occupato e il notevole periodo  che richiedono  prima della raccolta è consigliabile  effettuare tale  coltura  solo se si ha a  disposizione  un  discreto appezzamento. Dopo la  metà del mese si può iniziare  la semina  di fagiolini, preferendo varietà nane  mangiatutto.
Fragola – Per coloro che intendono crearsi una piccola coltivazione di fragole al fine di soddisfare le esigenze domestiche ecco di seguito come fare. Inizialmente sarà opportuno vangare e lavorare profondamente il terreno incorporando una buona dose di letame ben maturo. Successivamente vanno formate delle aiuole pacciamate con film in plastica, preferibilmente nero, dalla larghezza di 70-80 cm e sopraelevate di 15-20 cm rispetto al vialetto di servizio che dovrà essere all’incirca di 30-40 cm. Sulle aiuole le piantine verranno sistemate in file binate alla distanza di 30-40 cm. La lunghezza delle bine sarà in funzione delle esigenze di ognuno e alle dimensioni dell’orto anche se va considerato che pochi metri quadrati adibiti alla coltura saranno sufficienti a soddisfare qualsiasi esigenza.
Cenere – La cenere di stufe a legna e caminetti è un valido e prezioso concime da utilizzare per le coltivazioni ortive e per le piante da frutto. Infatti, oltre al conte­nuto di carbonato di potassio (10% circa), la cenere contiene ossidi  di sodio, calcio, magnesio e ferro, elementi indispensabili per la crescita delle piante e che integrano le concimazioni fatte con  i fertilizzanti chimici. Da non sottovalutare l’azione migli­oratrice  per quanto riguarda la lavorabilità del terreno  e l’effetto benefico sulla aerazione dello stesso. Per le colture che richiedono concimazioni potassi­che  come  pomodoro e zucchine è sicuramente  un toccasana e pertanto se ne consiglia la distribuzione 20-30 giorni prima della messa a dimora delle giovani piantine. Il fosforo presente nelle ceneri serve alla pianta per la costituzione delle infiorescenze  mentre la potassa migliora le caratteristiche organolettiche.
Lattuga – Bionda degli Ortolani, Verde D’inverno, Regina di Maggio o dei Ghiacci o forse è meglio la Lollo o la Rossa di Trento ? Quale è la più “saporita” è un fattore di semplice gusto personale ma per quanto riguarda il periodo di coltivazione occorre attenersi alle precise indicazione che i produttori di semi riportano sulle confezioni. Resta indubbio che le specie coltivate sono tante e da Marzo a Novembre con un semplice calendario di semine è possibile avere fresca insalata di lattuga per quasi tutto l’anno. Già gli antichi Romani apprezzavano la freschezza delle foglie e probabilmente da loro discende una delle sottospecie più coltivate detta appunto Romana a cui appartengono la Bionda degli Ortolani e la Verde d’Inverno. La sottospecie Secalina si è diffusa in epoca relativamente recente con le varietà Lollo dalla tipica colorazione rossiccia e le foglie arricciate, molta apprezzata dai consumatori e la Rossa di Trento.

Mar

1

By Il Potatore

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Inverno agli sgoccioli!

Lavori – Poche settimane all’arrivo della primavera e l’inizio di  questa stagione,  si sa, coincide con la piena riapertura dei lavori  nel proprio  orto. Se ancora non è stato fatto bisogna cominciare a pensare  quali  colture impiantare  per avere  un orto rigoglioso durante  i  mesi successivi. Per ottenere buoni risultati non c’è bisogno di grandi  fatiche, ma è necessario solo  effettuare, fin dalle prime  fasi  della coltivazione, le giuste operazioni. In condizioni di terreno asciutto e ben riscaldato  si  potrà cominciare a preparare il letto di semina togliendo l’eventuale pacciamatura invernale o nel caso in cui sia stato vangato in autunno, basterà solo smuoverlo superficialmente  e  poi  spianarlo. Una  volta rimosso  il terreno, è preferibile incorporare un pò di concime minerale ternario.

Fragole – Una coltura che si può già impiantare nell’orto è la fragola la quale  oltre a  dare  dei  frutti buonissimi,  non richiede  particolari accorgimenti ed è abbastanza resistente al freddo. Rosacea perenne stolonante supera tranquillamente i rigori invernali arrestando la crescita intorno ai 6°C e generalmente viene danneggiata dal freddo sono in periodo di fioritura e con temperature inferiori allo 0°C. Nei fragoleti impiantati durante l’annata precedente le cure devono essere indirizzate alla pulizia della foglie morte, ad una prima fertirrigazione con azoto, potassio e microelementi e al controllo dello sviluppo di malattie crittogamiche a cui la specie è molto soggetta. Pertando a livello preventivo è sempre conveniente attuare un trattamento con ossicloruro di rame e il controllo periodico agli attacchi di afidi.

Tunnel – Le colture protette sono diffuse, ormai anche negli orti famigliari dove vengono sovente impiegati tunnel di ridotte dimensioni ma capaci di creare microclimi del tutto soddisfacenti alle colture. Ciò non toglie che, se le coltivazioni sotto tunnel non vengono seguite opportunamente, non si avranno i vantaggi sperati. Il telo di copertura, ad esempio, va sostituito in media ogni due anni o in tutti quei casi in cui viene a mancare la trasparenza ai raggi infrarossi determinanti per la creazione “dell’effetto serra” e in condizioni di eccessivo smog. Altro aspetto da non sottovalutare è la formazione di eccessiva condensa specialmente nelle giornate assolate e con terreno molto umido. I tunnel pertanto vanno aperti a metà mattinata e chiusi una-due ore prima del tramonto in modo che prima della notte all’interno si accumuli il necessario calore.

Semine – Negli appezzamenti già lavorati e pronti per la semina, per tutto il mese continua la semina di aglio e cipolla. Nel secondo caso, al fine di produrre ottime cipollotti, possono venir utilizzati i bulbi conservati in cantina già germogliati. Questi divisi in due-tre parti a seconda del numero di germogli vanno raccorciati togliendo i tre-quarti dello stesso e interrati a file. Anche per le biete da costa è possibile la semina in pien’aria preferibilmente a file mentre nelle colture seminate in precedenza va effettuato un primo intervento di diradamento. Se si vuole ottenere piantine di pomodoro, melanzana, zucchine e cetrioli da trapiantare tra 5-6 settimane all’aperto occorre già provvedere alla semina in contenitori alveolati con uno due semi per alveolo .

 

 

Dic

9

By Il Potatore

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Il freddo è arrivato..in ritardo.

 

Il freddo invernale e le brinate danno un duro colpo  alle coltivazioni sia di tipo arboreo  che  erbaceo. La perdita delle foglie si è ormai completata sulla maggior parte delle specie ma resistono ancora le foglie dei kiwi  e di qualche resistente amarena. Normalmente  le piante arboree hanno delle  difese naturali che le permettono di superare, con o senza danni il periodo invernale.  In particolare con l’approssimarsi della  sta­gione fredda le piante lignificano i germogli più teneri in modo  che la lignina e la cellulosa facciano da riparo  alle rigide temperature. Le gemme, invece, vengono rivestite da particolari formazioni vegetali  chiamate perule che per  la loro consistenza faranno  da riparo fino alla  primavera successiva quando si schiuderanno lasciando avanzare  il nuovo germoglio. Non sempre, però, le difesa attuate dalla pianta sono così valide  e dopo certe  annate più rigide è  facile trovare in primavere rami secchi, piantine morte ed anche in piante  di notevole circonferenza è possibile notare le tipiche fessu­razioni  verticali del tronco e più propriamente della  cor­teccia a sottolineare temperature invernali non sopportabili per la pianta. Normalmente  sono  le piante più giovani a  giovarsi  della cura  dell’uomo che con opportuni  accorgimenti  aiuta  le piante  dell’orto  e del giardino  a limitare  i  danni  da gelata o  addirittura alla morte  per  allessamento. Della paglia o altro materiale organico posto sul terreno  attorno al  fusto evita il più delle volte l’eccessivo  congelamento del  terreno,  mentre  avvolgere il fusto  con  paglia  ben asciutta e successivamente avvolgere il tutto con un film di materiale  plastico  è l’ideale per la protezione  di  que­st’ultimo. Nelle  piante da frutta risulta invece efficace  pennellare il  tronco con solfato di rame e calce nella proporzione di 1:1. Con questo semplice rimedio si disinfetterà efficace­mente il fusto da parassiti animali e vegetali ed in parti­colare del muschio responsabile della marcescenza dei tessu­ti

Nov

3

By Il Potatore

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“L’autunno …è una seconda primavera dove ogni foglia è un fiore!!

 

 

Ci siamo permessi di utilizzare una frase di Albert Camus per intitolare questo post, scrittore, filosofo, drammaturgo e premio Nobel nel 1957

Con l’arrivo di Novembre ha inizio un periodo di relativa inattività per i lavori dell’orto anche se l’orticoltore generalmente non smette mai di sistemare, pulire, rastrellare, sistemare gli attrezzi, costruire muretti di sostegno o ancora sistemare la rete di recinzione; piccoli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria sono tutto l’anno presenti in agricoltura e nell’orto in particolare. Nelle zone con clima mite della Pianura Padana è ancora possibile seminare aglio, cipolla e piselli mentre solo in coltura protetta lattuga da taglio, valerianella e spinaci; continua la raccolta di biete da costa e delle ultime carote. E’ periodo di raccolta anche di cavolfiori a maturazione autunnale e nei casi in cui risulta necessario per posticiparla si possono proteggere dal freddo, legando le foglie esterne attorno alla stessa infiorescenza. Protezione dal freddo va anche attuata per il finocchio, preferibilmente nelle ore notturne va steso un telo di tessuto non tessuto da rimuovere al mattino. Scarola, radicchi, sedani e porri possono ancora essere imbiancati prima del loro consumo effettuando ovviamente sistemi diversi: legatura con elastico oppure copertura con vasi in plastica sistemati sopra gli ortaggi per i primi mentre nel caso del sedano e del porro risulta più conveniente incalzare il terreno circostante. Via via che si svuotano gli appezzamenti occorre rimuovere i residui di coltura che vanno prontamente eliminati per interrompere il ciclo di sviluppo dei parassiti; bisogna poi provvedere alla letamazione ed alla vangatura che va effettuata nei limiti del possibile interessando le parti più profonde del terreno generalmente ricche di sostanze minerali che in questo modo tornerebbero in superficie. Particolare attenzione va posta anche per le coltivazioni sotto tunnel: i danni da gocciolamento determinate dalla caduta della condensa provocano dannosi marciumi per cui l’arieggiamento risulta fondamentale per le coltivazioni.

Ott

14

By Il Potatore

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Finalmente la pioggia..

Dopo le attese, le piogge autunnali sono arrivate con abbondanza, in Lombardia, anche se fortunatamente senza eccessiva violenza.Questo comporta il lavaggio” della vegetazione dall’eccessiva  polvere  accumulatasi  sulle  foglie  delle piante, dopo il lungo periodo asciutto, e di un certo  rim­pinguamento delle risorse idriche del terreno e della falda. Le piogge  costringono l’orticoltore ad un forzato  riposo anche se alcuni controlli sul rapido deflusso dell’acqua in eccesso dalle aiuole risulta necessario. Il tempo inattivo durante le giornate piovose può essere altrimenti utilizzato per il riordino e la  manutenzione degli attrezzi,  nell’ordinazione dei  semi  oppure nella programmazione del piano colturale primaverile. Gli attrezzi di  lavoro come vanghe, zappe, falcetti e altro  anno con­trollati affinchè le parti il legno siano saldamente connes­se con quelle metalliche e che quest’ultime siano affilate e prive di curvature determinate da eventuali  contatti  con sassi e parti dure; può anche essere approntata una lista degli attrezzi di cui si è sprovvisti e procedere magari con gradualità all’acquisto. Stesso discorso è valido per le sementi  necessari nel  prossimo ciclo  colturale e delle quali vanno individuate con calma le varietà  servendosi anche di cataloghi di ditte specializzate e  di  acquisti tramite posta.

Set

28

By Il Potatore

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Mini-guida

FARNIA E’ dotata di rami robusti che formano una chioma massiccia e di una corteccia liscia e ruvida che si fessura con l’età. E’ un albero molto longevo e può raggiungere i 35 metri d’altezza.
Le sue foglie sono alterne, hanno forma ovale oblunga e quattro o cinque lobi su ciascun lato. I fiori compaiono contemporaneamente alle foglie nel mese di maggio; quelli maschili pendono in amenti esili; quelli femminili si trovano all’estremità dei germogli. I suoi frutti, la ghiande, sono disposti in paia su lunghi peduncoli.                                                                                                          

GELSO E’ un albero robusto con tronco corto, spesso cavo e e irregolarmente ramificato a formare una chioma allargata e fitta. La corteccia è dapprima grigia, poi bruna e fessurata. Le sue foglie, alterne e talvolta ravvicinate a due a due, hanno forma variabile: possono essere più o meno ovate, mentre altre sono lobate. Il margine è irregolarmente dentellato. Le infiorescenze femminili sono riunite in glomeruli sferici, quelle maschili formano amenti peduncolati. I frutti, more di sapore dolce, hanno colore nero-violaceo, sono grossi e lucidi.

ONTANO NERO E’ un albero dalla chioma ampia, di forma conica. Ha ramificazioni regolari e una corteccia ruvida di color marrone chiaro. Raggiunge i 25 metri d’altezza.
Le foglie sono alterne, arrotondate e talvolta smarginate all’apice.
Gli amenti maschili e quelli femminili, prodotti sullo stesso albero, fioriscono all’inizio della primavera e sono, i primi, lunghi, i secondi più piccoli e ovali. I frutti, di colore verde, maturano in estate e permangono poi sull’albero per tutto l’inverno simili a coni legnosi.

ROBINIA Originaria del Nord America, la Robinia è una pianta molto invadente; ha rami contorti, una chioma aperta ed espansa e una corteccia bruna o grigia, solcata e nodosa. Può raggiungere un’altezza di 25metri.
Le sue foglie sono alterne; ognuna ha una quindicina di foglioline picciolate, ovali e glabre. I fiori, di colore bianco e molto profumati, sono riuniti in grappoli.
I frutti, legumi lisci e bruni, in autunno si fendono per liberare i semi. Per tutto l’inverno pendono dall’albero in racemi.

SALICE BIANCO Ha tronco diritto, chioma ampia e lunghi rami ascendenti e divaricati, di colore bruno chiaro. E’ alto sino a 25 metri. Le sue foglie, caduche, sono strette, acuminate all’estremità con il margine finemente seghettato. I fiori, che compaiono in marzo o aprile contemporaneamente alle foglie, sono riuniti in lunghe e morbide infiorescenze a forma di spiga; ogni pianta porta amenti o solo maschili o solo femminili. I frutti sono piccole capsule che, a maturazione, si aprono a metà lasciando fuoriuscire numerosi semi.  CARPINO BIANCO Albero di modeste dimensioni, ha chioma espansa, tronco eretto a sezione irregolare, quasi stellata. La ramificazione secondaria è leggera e regolare, la corteccia è liscia, di color grigio cenere.
Le foglie, semplici e alterne, sono di forma ovale, acuminate all’apice, con margine doppiamente dentellato, più scure nella pagina superiore.
I fiori si riuniscono in infiorescenze solitarie. PIOPPO NERO E’ un albero caratterizzato da una crescita rapida. La sua chioma, molto espansa, è a forma di cupola e la corteccia, di colore grigio-bruno, è fessurata. La sua altezza può raggiungere i 30 metri.
Le foglie sono alterne, più lunghe che larghe e hanno margini traslucidi con piccoli denti regolari.
Gli amenti maschili e quelli femminili si sviluppano su alberi diversi e maturano nel mese di marzo.

Ago

30

By Il Potatore

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I lavori di agosto

 

Cure colturali – Irrigazioni frequenti, concimazioni bisettimanali, asportazione di rami secchi e parti sfiorite, controllo fitosanitario sono solo alcuni degli accorgimenti che vanno estesi a tutte le specie presenti in casa e in giardino.

Piante da frutta – Le piante di pesco che hanno già prodotto, possono essere prepotate. Si tratta in pratica di effettuare degli interventi di diradamento che favoriranno la lignificazione e l’irrobustimento dei rami che produrranno l’anno successivo.

Piante d’appartamento – Pulire regolarmente le foglie da polvere e altri composti che su queste si depositano. Utilizzare uno straccio morbido bagnato in caso di piante con foglie impolverate e in caso di foglie piccole una leggera doccia con acqua a temperatura ambiente.

Giardino acquatico – Rimuovere i detriti galleggianti innalzando il livello dell’acqua fino a farlo traboccare. Porre attenzione alla presenza di afidi neri sulle ninfe ; un getto violento di acqua può farli finire in acqua dove i pesci faranno il resto.

Bulbi – Quelli dei narcisi “tromboni” possono essere tolti dal loro naturale insediamento ogni tre-quattro anni. Una volta tolti dal terreno vanno selezionati e lasciati essiccare in locale ombreggiato e ventilato e quindi conservati per essere trapiantati di nuovo a dimora in autunno.

Orto – Irrigazione: esiste una notevole varietà di sistemi di irrigazione a fronte di notevoli diversità pedologiche e di coltivazione. Per sopperire, ad esempio, alla penuria di acqua si può utilizzare un tubo in gomma nel quale sono posizionati alle distanze necessarie dei gocciolatoi o al massimo degli spruzzetti a bassa intensità; finita l’irrigazione i tubi possono essere spostati ove necessario. Il sistema ricalca quello delle manichette forate con il vantaggio che i fori praticati e la dimensione possono meglio sopperire alle disponibilità idriche.

Giu

18

By potatore

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Sua maesta il cerro

 

Famiglia:                                                                                                                             Fagaceae

Habitat: Fascia di vegetazione compresa tra i boschi collinari, dominati da roverella e carpino e le faggete montane. Sporadico in Italia settentrionale, diffuso in vaste cerrete ad alto fusto in Italia centrale e meridionale.

Fusto: Grande e scuro albero caducifoglie, a rapida crescita. Profilo alto ed espanso. La corteccia brunastra è fessurata e ruvida.

Foglie: Alterne, con margini lobati, ruvide, verde scuro e lucide sulla pagina superiore. La base è provvista di stipole.

Fiori: Fiori monoici, i maschili in amenti cilindrici penduli(lunghi 8 cm.), i femminili singoli o in gruppi da 2 a 5, racchiusi in un ivolucro di squame, accrescente nel frutto e formante la cupola.

Frutti: Il frutto e’ un achenio (ghianda) che matura nel secondo anno dalla fioritura di forma ovato-allungato (sino a 3 cm.), solitario o a gruppi di 2-4 con brevissimo peduncolo presenta una cupola con squame lunghe e flessuose. Fiorisce da aprile a maggio.

 

 

 

Nov

27

By potatore

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I lavori di Novembre

posted Cristiano

Taglio siepe – In questo periodo si può potare le siepi di piracanta: utilizzare attrezzi affilati ed evitare di intervenire in modo drastico. Va posta molta attenzione ai rami molto spinosi e allo stesso tempo durante le operazioni di taglio verificare lo stato sanitario.

Crisantemi – Ormai cominciano a sfiorire a causa delle intense precipitazioni. Via via che i fiori tenderanno a cadere procedere con il taglio degli steli a pochi centimetri dal suolo: ricacceranno nel prossimo anno.

Ciclamini – In piena fioritura necessitano delle ordinarie cure quali irrigazioni, concimazioni quindicinnali e soppressione delle parti sfiorite delle foglie appassite.

 Viole del pensiero – Chiamate viole di San Giuseppe, in Puglia per il colore simile al mantello del Santo, sono pronte per realizzare coloratissime aiuole fiorite che rimarranno fino alla fine di maggio. Infatti, resistentissimi ai freddi invernali, svolgeranno il loro ciclo colorando allegramente le aiuole invernali nel grigiore generale.

Taglio prato – Procedere con l’ultimo taglio del prato, al nord, e riporre il taglia erba nel box dopo averlo ripulito e spennellato le parti da taglio con diesel: servirà a proteggere dalla ruggine.

Trattamenti antiparassitari – Procedere alla disinfezione degli alberi da frutto, delle aromatiche e di tutte le altre specie presenti nel giardino con prodotti a base di rame. Aggiungere alla soluzione un adesivo come irol.

Nov

19

By potatore

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Il cerro…conosciamolo

 

 

 

 

Famiglia: Fagaceae

Habitat: Fascia di vegetazione compresa tra i boschi collinari, dominati da roverella e carpino e le faggete montane. Sporadico in Italia settentrionale, diffuso in vaste cerrete ad alto fusto in Italia centrale e meridionale.

Fusto: Grande e scuro albero caducifoglio, a rapida crescita.Profilo alto ed espanso. La corteccia brunastra è fessurata e ruvida.

Foglie: Alterne, con margini lobati, ruvide, verde scuro e lucide sulla pagina superiore. La base è provvista di stipole.

Fiori: Fiori monoici, i maschili in amenti cilindrici penduli(lunghi 8 cm.), i femminili singoli o in gruppi da 2 a 5, racchiusi in un ivolucro di squame, accrescente nel frutto e formante la cupola.

Frutti: Il frutto e’ un achenio (ghianda) che matura nel secondo anno dalla fioritura di forma ovato-allungato (sino a 3 cm.), solitario o a gruppi di 2-4 con brevissimo peduncolo presenta una cupola con squame lunghe e flessuose. Fiorisce da aprile a maggio.

Curiosità:  A Lodrino, 750 slm, in Valle Trompia, si conserva un bosco di cerro. Si tratta di una rarità. Il clima freddo dell’arco alpino impedisce la presenza del cerro, tipico dei boschi submediterranei, raramente nella fascia mediterranea. Il clima mite e favorevole di questa area, consente la sopravvivenza della pianta.  Per la particolarità, la zona è detta “Località Cerreto”, toponimo molto comune lungo l’Appennino.

Nov

2

By potatore

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L'orto di Novembre

Aglio – Ultimi trapianti di aglio bianco nelle zone a clima mite della Pianura Padana prima dell’arrivo delle brinate autunnali che generalmente si intensificano con la metà del mese. I bulbilli perfettamente radicati riescono a superare con più facilità i rigori invernali e riprendono la crescita nell’anno successivo con il nuovo innalzamento della temperatura. Al fine di ottenere una buona produzione la profondità di semina deve essere di 5 cm, 25 cm la distanza tra le file e 10 cm quella sulle file. Importante risulta anche la rotazione sugli appezzamenti per evitare lo sviluppo del mal dello sclerozio che colpisce le radici.

 

Indivia riccia – Per migliorare le proprietà organolettiche e in particolare la tenerezza delle foglie va attuato l’imbianchimento. Tale pratica consiste nella legatura dei cespi per alcuni giorni o quantomeno fino a quando questi non hanno assunto la tipica colorazione bianca. La legatura con elastico o altro materiale va sempre effettuata quando le foglie sono perfettamente asciutte. Stesso risultato può essere ottenuto ricoprendo con un telo nero l’intero appezzamento oppure le singole piante con un vaso in plastica rovesciato a testa in giù. Va sempre tenuta d’occhio la formazione di eccessiva condensa.

 

Porri – Per utilizzare al meglio nel tempo la produzione di porri possono essere utilizzati diversi sistemi. Il   primo consiste nel rincalzare le piantine, fino a dove si dipartono le lamine fogliari, con terra in modo che la parte commestibile sia riparata dal gelo. Altro sistema sarà quello di sistemare dei minitunnel sui filari di porri composti da archetti in ferro, distanti di 1-1,5 metri uno dall’altro, e sopra coperti con telo trasparente. Infine è possibile la coservazione in cantina sotto sabbia dopo aver reciso le radici e le foglie a 10 cm oltre il punto di inserimento delle stesse al falso fusto.

 

Protezione dal freddo – Per prolungare la coltivazione di alcune specie da foglie con l’arrivo del freddo sarà conveniente attuare delle protezioni con film in polietilene o pvc rigido. La costruzione di piccole serre da la possibilità di prolungare la produzione di alcune specie come spinaci, lattughe, radicchi e valerianella e allo stesso tempo ne può anticipare la produzione con la fine della stagione invernale. Questo grazie all’”effetto serra” determinato dal telo di copertura che ha la capacità di riuscirà a trattenere il calore sprigionato dal suolo generato dall’irraggiamento solare.

 

Set

14

By potatore

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Il giardino ..in miniatura

ad-diy-ideas-how-to-make-fairy-garden-22

Se il fine settimana è caratterizzato dal cattivo tempo e la passeggiata in campagna deve essere rimandata può presentarsi il problema di cosa fare a casa; ma non necessariamente deve esserci brutto tempo per copiare delle idee che possano arricchire alcuni spazi della casa con delle soluzioni curiose e perché no, originali. Una prima idea è quella di un giardino miniaturizzato in bottiglia: a tale scopo basta prelevare dalla cantina una bottiglia che soddisfi le esigenze del caso, piccola o grande a secondo lo spazio in cui va sistemata e per i più esigenti anche una capiente damigiana. Il tappo è la chiave per far sì che l’acqua all’interno non evapori facilmente e si conservi a lungo. Infatti, non appena l’acqua evapora tende a depositarsi sulle pareti e da qui ridiscendere nel substrato del fondo, così da essere riutilizzata. Che il tappo sia anche bello, di sughero e sormontato da uno stampo di colorati frutti di pasta di sale è scelta e gusto di ognuno. Se nella scelta della forma della bottiglia prevale la larghezza rispetto all’altezza risulta più agevole la costituzione e la sistemazione delle varie parti altrimenti occorre attrezzarsi di utensili molto lunghi. Una volta sistemato il tutto su di un tavolo si può procedere alla sistemazione dei vari elementi che inizialmente consiste nell’inserire sul fondo una manciata di carbonella per evitare che il ph diventi acido. Successivamente con l’ausilio di un imbuto di carta si “versa” all’interno il terriccio che farà da supporto e nutrimento alle piante; questo dovrà essere costituito da una miscela di torba nera e terra di bosco oppure di un terriccio adatto per semenzai e quindi povero di elementi fertilizzanti. Con un cucchiaino da caffè o con una piccola palettina da gelato legata con del nastro adesivo ad un bastoncino di legno si appiana il substrato sul fondo e si effettuano dei piccoli alloggiamenti in cui verranno inserite le radici o i semi delle piantine. Per la scelta delle piantine occorre orientarsi su specie che richiedono tenore di umidità elevati e che abbiano una crescita lenta come la peperomia, fittonia e varietà piccole di bromeliacee. Nella sistemazione, per agevolare la collocazione delle piantine sul fondo, sarà meglio collocare quelle più esterne e infine quelle centrali. Una volta costipato leggermente il terriccio per una migliore adesione dell’apparato radicale col terreno occorre innaffiare. Bisogna tener presente che l’acqua in eccesso non può essere smaltita e pertanto le irrigazioni devono essere effettuate “col contagocce”. Sempre con il sistema di fissare con nastro adesivo i mini attrezzi si può preparare un piccolo taglierino per eliminare foglie secche o rovinate e con l’ausilio di un ferro da lana si possono asportare dal fondo. La bottiglia non va mai collocata in pieno sole per ovvi motivi di condensa, va benissimo un luogo anche esterno molto illuminato durante la bella stagione durante la stagione fredda un luogo interno riparato è d’obbligo.

Lug

21

By potatore

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Giardini pensili

Giardino pensile o tetto giardino, un angolo di verde da godere anche per coloro che abitano ai “piani alti”. Non esistono delle regole precise e delle specie adatte ma le scelte vanno attentamente valutate tenendo in considerazione il contesto edilizio e il microclima. Per quanto riguarda il primo aspetto bisogna valutare il tipo di fabbricato e le regole esistenti, nel caso sia inserito in un condominio o in un complesso di villette. Va inoltre considerato, nel caso di tetto giardino, lo stato delle coperture utilizzate, delle opere di impermeabilizzazione esistenti e, all’occorrenza, di eventuali rifacimenti. Il secondo aspetto è forse quello che merita la maggiore attenzione, non solo per creare un ambiente estetico ideale e nello stesso tempo funzionale, ma soprattutto, per la scelta delle specie e delle varietà che devono essere compatibili con le particolari condizioni di esposizione al sole e quindi del microclima che si viene a creare. Una esposizione a Sud, ad esempio comporta la necessità di selezionare piante che gradiscono una esposizione intensa al sole e nello stesso tempo resistano ad eventuale carenza di acqua, vista che l’evaporazione risulta molto intensa. Passiflora, clematis e actinidia solo le piante rampicanti più adatte a questo tipo di microclima mentre se l’esposizione del giardino da creare è rivolta a Nord o ad Est è preferibile utilizzare la clematis montana dalle foglie verde intenso con delicati fiori bianchi, la Chaenomeles speciosa più noto come cotogno da fiore con fiori rosso, di forma arbustiva, oppure l’edera, sicuramente uno dei più rustici rampicanti. Per le tappezzanti è possibile utilizzare cotoneaster dammeri, a portamento prostrato, con foglie verde-scuro, lucide e fiori bianchi che danno successivamente vita a delle bacche rosse, erica carnea per tutti gli ambienti mentre, il sedum spectabile per zona assolate; Vinca, Prunus laurocerasus “Zambeliana” risultano invece ben adatte a esposizioni umide e ombrose. Se non si vuole rinunciare alla siepe anche in terrazzo bosso nano con posizione a mezzombra, santolina e lavandula spica per le esposizioni a Sud. Siepi irregolari, di limitato, sviluppo si possono creare utilizzando anche piante aromatiche come lavanda, rosmarino e origano selvatico che associano la bellezza dei colori con l’utilità della cucina. Con lo stesso duplice scopo si possono utilizzare ortaggi decorativi come l’asparago (asparagus officinalis) che raggiunge e supera il metro d’ altezza ma anche barbabietole, zucche a frutti decorativi, cavoli, carciofi, granturco e rabarbaro (Rheum rhaponticum) dalle grandi foglie verde-scuro sostenute da grossi piccioli rossi con cui è possibile preparare marmellate. Mele ballerine o da fiore a portamento nano vivono bene in vaso e nel primo caso, i rami dopo la stupenda fioritura si riempiono di preziosi frutti, mentre si può giocare con i colori utilizzando acer palmatum dal fogliame rosso bronzeo, cupressus macrocarpa dal fogliame giallo se posto in posizione soleggiata, verde se invece posto all’ombra e infine azalee decidue e in particolare Rhododendron “Corneille” che manifesta il suo splendore di colori in autunno.