Erbacee e da orto

Cetriolo
Lattuga
Pisello
Zucca e meloni
Coltivazione biologica del frumento
Trifoglio

I cetrioli (Cucumis sativus), appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee, noti per le proprietà diuretiche, ottimi sia per le insalate estive sia per le conserve, hanno un aspetto singolare e talvolta raggiungono una mole notevole. Essi portano sulle tavole italiane insieme a zucche meloni e zucchine un tocco di esotismo. Se trapiantate nell’orto in aprile o maggio quando lepiantine hanno sviluppato la quarta-quinta foglia è possibile raccogliere i primi frutti dopo appena 50-60 giorni se trattasi di cultivars precoci. Il terreno adatto all’impian­to deve essere fertile ricco di letame (10-15 k per metro quadro) e irrigato con acque temperate ed interventi ravvi­cinati al fine di mantenere elevati e costanti livelli di umidità. Le distanze di impianto sono di 40-50 cm sulla fila e di 1-1,5 tra le file tenendo presente di non superare la densità di due piante per metro quadrato. L’allevamento delle piantine va fatto in verticale su reti di plastica alte 2 metri oppure su sostegni in legno. Ciò permette di ottenere un duplice vantaggio; dei frutti dritti e ben colorati e fa in modo le foglie e gli steli non vengono a contatto con il suolo che favorisce lo sviluppo di malattie crittogame quali l’oidio e la Botritys. In ogni caso possono essere utilizzati gli stessi sostegni eventualmente utilizzati per il pomodoro. Tra le cure da apportare durante la crescita delle piantine è la soppressione delle foglie presenti nei primi 40-50 cm dal terreno e dei germogli ascellari per favorire la cresci­ta della pianta. Successivamente i germogli ascellari do­vranno essere cimati due foglie dopo il frutticino al fine di favorirne l’ingrossamento. Se la coltivazione è tesa alla produzione di frutti piccoli da sottaceto è necessario utilizzare varietà adatte come ad esempio la Wiscons. Se è eseguito correttamente quando detto saranno sufficien­ti dieci piantine per ottenere una produzione di circa 100 kg durante tutto il periodo estivo.

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 La lattuga, in quest’ultimo decennio, si è conquistata un posto di tutto rispetto nell’alimentazione degli Italiani Tra gli ortaggi da foglia, con i circa 4 milioni di quintali consumati all’anno, è al primo posto nei consumi superando le produzioni di cicorie, scarole e indivie. Il termine lattuga è molto restrittivo per una specie che consta di tre sottospecie con una miriade di varietà che differiscono tra loro per la colorazione, il portamento delle foglie e l’epoca di coltivazione. La Lactuca sativa deve il nome agli antichi Romani e al latice biancastro aspro e amarognolo, che fuoriesce dalle piante quando vengono raccolte in ritardo. Appartenente alla famiglia delle Composite, la lattuga, presenta un notevole adattamento al clima e ed ai vari tipi i terreno. La sotto­specie capitata e quella romana sono tra quelle più utiliz­zate nelle colture da serra grazie a una serie di varietà adattabili alle varie esigenze organolettiche e morfologiche richieste dai consumatori e alle forme di adattamento alla coltivazione in coltura anticipata o tardiva richiesta dalla coltivazione in serra. Infatti, della sottospecie capitata fanno parte le varietà Troncadero a cappuccio con foglie verdi o colorate di rosso che insieme alla Regina dei ghiacci sono indicate per le coltivazioni invernali mentre le varietà Regina di Maggio, Appia ed Aurelia sono per le coltivazioni primaverili ed autunnali e varietà come la Sant’Anna e il cavolo di Napoli sono consigliate per le coltivazioni estive. Per chi non preferisce la lattuga a cappuccio può utilizzare le varietà della sottospecie romana come la Bionda degli ortolani e la Verde d’inverno. Negli ultimi anni notevole interesse è stato riscontrato dai consumatori per la Lollo e la Rossa di Trento della sotto­specie secalina. In ogni caso sono ancora tante le soluzioni e pertanto chi si accinge alla coltivazione può trovare utile seguire le norme e i consigli che i produttori di semi riportano sulle confezioni.

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Il pisello è un ortaggio che in virtù della grande adattabilità ai vari terreni e alle ottime caratteristiche organolettiche risulta tra gli ortaggi più coltivati al mondo. La semina può essere effettuata nel tardo autunno oppure con gli inizi della primavera a secondo della latitudine e va effettuata direttamente a dimora a file semplici o binate. Le distanze utilizzate per le file semplici vanno dai 40-60 cm tra le file mentre per le varietà nane fino agli 80-100 cm per le varietà rampicanti. In caso di utilizzo di file binate vanno utilizzate distanze di circa 30 cm tra le due file e 70 cm tra le coppie di file in caso di varietà nane aumentando tali distanze fino a 60-70 cm tra le file semplici e 110-120 cm tra le coppie di file o bine. Tra le file sia che si tratti di file semplici che binate la distanza consigliata è di circa 10 cm. Dopo la germinazione dei semi occorre effettuare diverse sarchiature in modo da contenere lo sviluppo di infestanti, la prima va in genere effettuata quando le piantine hanno raggiunto circa 10cm di altezza. Abbinata alla sarchiatura nel primo intervento è consigliabile anche una leggera rincalzatura. Sono pochi gli altri interventi da effettuare eccetto che per le varietà rampicanti l’utilizzo di tutori. La raccolta dei piselli è scalare e va effettuata circa ogni tre-quattro giorni, nelle ore fresche del mattino e man mano che i baccelli raggiungono i tre terzi del loro sviluppo e i semi al loro interno non risultano accostati gli uni agli altri. I baccelli una volta sgranati ( circa il 70% di scarto) possono essere interrati in trincee precedentemente scavati nell’orto visto il loro alto contenuto di azoto oppure sistemati nel compost.

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Sono ideali per la produzione delle più svariate pietanze, dalle più sbrigative come melone e prosciutto alle più complicate come i tortelli di zucca. Entrambi appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee, zucche e meloni possono essere coltivati a spalliera sui balconi o lungo le pareti della casa non solo per ottenere i frutti commestibili ma anche a scopo ornamentale e di abbellimento. Nel caso in cui nell’orto vengono coltivate queste specie, sarebbe opportuno riservare il posto ai piedi dello spazio adibito alla produzione di compost affinché‚ l’abbondanza d’elementi nutritivi soddisfi le notevoli esigenze di queste piante. Per quanto riguarda la zucca, diverse sono le varietà che si possono impiantare, alcune delle quali oltre a produrre frutti (peponidi) utilizzabili per il consumo fresco danno anche frutti belli e strani o addirittura utilizzabili per la conservazione del vino, una volta essiccate e svuotate come nel caso della Legenario o zucca da vino. Le zucche come i meloni esigono climi temperato-caldi e terreni fre­schi, fertili e acidi, annaffiature distanziate e con abbondanti volumi d’acqua. Una volta impiantati nell’orto molta cura va posta per la prevenzione dai parassiti animali come, le larve del maggiolino e il grillotalpa e di malattie fungine come, la tracheomicosi. Quest’ultimo è un fungo il cui micelio ottura i vasi adduttori di linfa e provoca la morte della pianta. L’utilizzo di prodotti antiparassitari come verde-rame e zolfo è da preferire a prodotti più tossi­ci. Altre cure da apportare consistono nella cimatura dello stelo primario dopo la quarta foglia in modo da favorire l’emissione di quelli laterali o ascellari. Questi saranno diradati in modo di favorire lo sviluppo dei frutti. la raccolta verrà effettuata dopo la maturazione dei frutti nel caso del melone e dopo la caduta delle foglie per la zucca. Ricordarsi, infine, di prelevare dai frutti migliori il seme per l’impianto della coltura successiva.

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Scelta Varietale
La scelta della varietà va presa in base alla destinazione del prodotto e in relazione alla qualità della farina.
La scelta della varietà deve essere effettuata tenendo conto delle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, in particolare della resistenza al freddo e della natura del terreno. Il frumento duro è più sensibile alle basse temperature, mentra si adatta meglio al clima più caldo e asciutto. Bisogna scegliere delle varieà resistenti alle malattie e prendere in considerazione anche il portamento della pianta. In agricoltura biologica si prendono in considerazione le seguenti varietà:
– frumento duro: simeto, adamello, appio
– frumento tenero: manital, pandas, brasilia, mec, centauro, serio, eureka.
Lavorazioni e concimazioni
Non devono essere fatte lavorazioni profonde, ma arature leggere (di una profondità massima di 30cm). L’aratura leggera crea una buona struttura del terreno, favorisce l’attività biologica degli organismi del suolo. Quando si fa la preparazione del terreno bisogna usare degli attrezzi che evitino la rottura delle radici delle infestanti perchè si potrebbe avere un loro aumento.
In certe stagioni precise è meglio fare la semina su sodo, per evitare di danneggiare la struttura del suolo. La concimazione del frumento deve essere fatta con letame compostato che deve essere incorporato al terreno in superficie nella preparazione del letto di semina. Si può utilizzare anche del letame maturo, mentre è da evitare il letame fresco perchè favorisce lo sviluppo di infezioni fungine a livello delle radici e del colletto delle piante.
Semina
La semina si fa con il sistema a file semplici (con una distanza tra le file di 15-20cm) o a file binate. La profondità deve essere di 3-5 cm. La quantità di seme che viene utillizzata nel biologico è superiore al 20% di quello che si utilizza nel metodo convezionale, si utilizzano oltre i 240 Kg/ha di semente.
Avvicendamenti e rotazioni
Gli avvicendamenti e le rotazioni soo molto importanti perchè aiutano a mantenere e incrementare la fertilità del suolo, ridurre la competizione con le infestanti e controllare i parassiti. Il frumento essendo una pianta depauperante la sua maggiore resa la da quando l’avvicendamento e nella rotazione sono inserite delle colture miglioratrici come la leguminosa da granella, colza, prati di leguminose e graminacee. Ma può essere anche inserito anche dopo una coltura da rinnovo come il mais, il pomodoro, la patata, il girasole. Sono delle colture che lasciano il terreno in buone condizioni e con una ridotta presenza di infestanti.
Controllo delle erbe spontanee
Il controllo viene fatto seguendo delle strategie come:
– rotazione colturale: facendo cura alle colture che ci sono state in precedenza si evita lo sviluppo delle infestanti
– consociazioni:
– lavorazioni del terreno e adozione della falsa semina: si basa sulla preparazione in anticipo del letto di semina per far germinare le infestanti, che poi andranno eliminate
– concimazione equilibrata: si fa per rendere la pianta più resistente agli attachi dei parassiti
– epoca di semina: se ci sono dei periodi troppo precoci facilitano l’emergenza della flora spontanea
– densità di semina: è meglio aumentare del 10% la densità normale di semina per ottenere una maggiore copertura del terreno, per non far venire fuori le infestanti
– scelta di varietà a portamento prostato: determina una maggiore copertura del terreno, riduce la presenza delle infestanti.
Controllo degli agenti patogeni e di danno
Il frumento è soggetto all’attacco di gravi malattie fungine come l’oidio, le ruggini, carie e carboni, mal del piede,…; ma può essere anche attaccato da insetti in particolare dagli afidi.
Per combatterli ci sono varie metodologie, che sono:
– scelta di varietà resistenti
– avvicendamenti e rotazioni
– concimazioni equilibrate: bisogna fare un giusto rapporto equilibrato di azoto e fosforo pre rederere la pianta più robusta;
Se c’è un eccesso di azoto ci possono assere degli attacchi da iodio e alcune infestazioni da parte dell’oidio
– densità di semina ottimale: serve per ridurre l’umidità, se si utilizzano semine troppo fitte, si può far favorire il diffondersi del mal del piede
– buon drenaggio del terreno: per evitare ristagni idrici che favoriscono le infezioni fungine
– impiego di seme sano e concia delle sementi: la concia viene fatta con dei prodotti a base di rame per combattere carie e carboni.

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Il trifoglio bianco comprende due specie: Trifolium repens var hollandicum(t nano)di taglia ridotta utilizzato soprattutto come prato pascolo, e il Trifolium repens var gigante(t ladino), di tagli maggiore utilizzato per prati.
Il trifoglio bianco ha dapprima un apparato radicale fittonante che viene poi sostituito da un apparato avventizio fascicolato molto superficiale. Gli steli sono striscianti.Le fogli sono trifogliate e portate da un picciolo che nelle piante da pascolo è lungo 5-10 cm mentre nelle piante da sfalcio è lungo 40-60 cm. L’infiorescenza è a capolino e presenta fiori bianco-rosati. Il legume contiene 3-4 semi di forma cuoriforme e di colore giallo-rosso. È una pianta che predilige gli ambienti freschi e che non resiste alla siccità in quanto ha un apparato radicale molto superficiale. Sopporta le alte temperature solo se l’umidità dei primi strati di terreno è ottima. Richiede molta luce quindi la consociazione con graminacee può essere un fatto negativo in quanto queste la potrebbero privare di luce. La semina è eseguita entro marzo, ma se si esegue una consociazione con graminacee viene eseguita a settembre. Vengono seminati 7-8 kg/ha di semi, a file distanti 12-25 cm e alla profondità massima di 1 cm. È fondamentale l’irrigazione che spesso viene eseguita per scorrimento. La concimazione nell’anno d’impianto viene eseguito distribuendo 150-200 kg/ha di P2O5 e K2O se non si è eseguita letamazione. Se all’aratura di è eseguita letamazione invece, vengono distribuiti 80-100 kg/ha dei due concimi. Per quanto riguarda la concimazione negli anni successivi, a fine inverno vengono distribuiti 80-100 kg/ha dei due concimi e dopo il secondo taglio ne vengono distribuiti 40-50kg/ha.il foraggio prodotto è ottimo in quanto è composto solamente da fiori,foglie e piccioli. Gli steli vengono eliminati. La produzione di sostanza secca nel primo anno è pari a 5-6t/ha, nel secondo anno di 15-18t/ha e nel terzo anno di 10-12t/ha. Vengono eseguiti 4-6 sfalci all’anno.
Trifoglio pratense(Trifolium pratense)
Il trifoglio pratense ha un apparato radicale fittonante profondo, ma meno della medica. Le foglie sono trifogliate e sulla pagina superiore è presente un disegno a forma di V. Gli steli sono eretti e grossolani e la pianta in fioritura raggiunge un’altezza di 60-70cm. Le infiorescenze sono a capolino e sono costituite da più di 100 fiori di colore azzurro-violetto. Il frutto è un legume che contiene un seme giallo. Il trifoglio pratense predilige ambienti freschi, non sopporta la siccità e le temperature oltre 1 35°C. Si adatta a terreni con pH sino a 6. Viene coltivato in ambienti poco adatti alla Medica. La semina viene eseguita a marzo, mentre in collina ad aprile. Vengono seminati 20-24 kg/ha di semi, in file distanti 12-15 cm alla profondità massima di 1 cm. Il trifoglio violetto viene spesso coltivato in consociazione con graminacee, soprattutto Loiessa. Fattore molto pericoloso per il trifoglio violetto è l’umidità, perché favorisce il diffondersi del Mal de lo sclerozio, una malattia funginea che provoca marciume radicale e del colletto. Resiste ai ritorni di freddo più della Medica. Il foraggio prodotto è difficile da affienare in quanto gli steli sono grossi e ricchi d’acqua. È quindi consigliato l’uso della falcia condizionatrice a rulli. È molto adatto invece all’insilato in quanto è ricco di zuccheri solubili. Nel primo anno vengono prodotti 5-8 t/ha di sostanza secca, mentre nel secondo anno, ne vengono prodotte 12t/ha. Dopo di che è meglio interrompere il prato.

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