Arbusti

Abelia
Agave
Azalea
Agrifoglio
Bambù
Bosso
Camelia
Erica
Glicine
Hebe
Ibisco
Leucothoe
Ligustro
Oleandro
Passiflora
Rododendro
Rosa
Sambuco
Skimmia

Abelia

GENERALITA’:comprende 15-20 arbusti sempreverdi, o semi-sempreverdi, originari della Cina, del Giappone e del Messico; la specie generalmente coltivata in giardino è un ibrido di specie originarie della Cina, A. grandiflora. Ha portamento tondeggiante e gli esemplari di alcuni anni raggiungono l’altezza e la larghezza di 100-120 cm; i lunghi fusti, scarsamente ramificati, sono rossastri e tendono ad arcuarsi allungandosi. Le foglie sono ovali, dentellate, di piccole dimensioni, cuoiose, di un bel verde scuro e lucido; le nuove foglie sono color bronzo, e in autunno tutta la pianta assume questo gradevole colore. In estate produce una profusione di piccoli fiorellini a trombetta, di colore bianco-rosato, che persistono fino ai primi freddi; il frutto è un achenio legnoso, contenente un singolo seme.
ESPOSIZIONE: questa preferisce le posizioni in pieno sole, o a mezz’ombra; non teme il freddo e si sviluppa senza problemi in giardino in piena terra, anche se preferisce posizioni riparate dai freddi venti invernali. Volendo si può scegliere di potare drasticamente la pianta alla base in autunno, per favorire uno sviluppo più compatto e vigoroso la primavera successiva.
ANNAFFIATURE: le giovani piante necessitano di annaffiature regolari; le piante adulte possono invece sopportare alcuni giorni di siccità senza problemi; nel periodo che va da marzo a ottobre annaffiare sporadicamente, una volta a settimana; con l’arrivo dei freddi diminuire drasticamente le annaffiature, senza però sospenderle del tutto, essendo l’abelia una pianta sempreverde. Nel periodo vegetativo fornire del concime per piante da fiore sciolto nell’acqua delle annaffiature almeno una volta ogni 15 giorni.
TERRENO: le abelie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, anche in terra da giardino; sicuramente però una fioritura più abbondante e uno sviluppo più rigoglioso si avranno in terreno ricco di materia organica e molto ben drenato. Nel mettere a dimora una abelia ricordarsi di preparare una buca ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa, del buon terriccio bilanciato e del concime organico ben mescolati, in modo da favorire un attecchimento rapido.
MOLTIPLICAZIONE: avviene per seme, in primavera; le abelia grandiflora si moltiplicano invece per talea, prelevando delle porzioni di fusto in primavera, che vanno fatte radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; le nuove piante vanno coltivate in contenitore per almeno un paio di anni prima di poter essere messe a dimora.
PARASSITI E MALATTIE: queste piante sono di solito molto rustiche e non vengono attaccata da parassiti o da malattie.

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Agave

“L ‘agave che s’abbarbica al crepaccio dello scoglio e sfugge al mare da le braccia d’alghe” scriveva il Premio Nobel per la letteratura, Eugenio Montale, in una poesia di Ossi di Seppia. Generalmente, però, l’agave (Agave americana) siamo abituati a vederla non solo allo stato selvaggio addossata a pendii rocciosi e assolati ma anche in uno stato quasi di addomesticamento in giardini e viali di ville o all’entrata di quest’ultimo su grossi vasi ai lati di imponenti cancelli.  Il significato di agave (agavos in greco) è “splendido e meraviglioso”; secondo gli Aztechi, senza questa pianta, il sole avrebbe potuto essere mai imprigionato e solo una pianta a forma di stella avrebbe potuto avere il privilegio di legare a se lo splendore del sole.  Sempre secondo la leggenda azteca, la condanna data dal Dio Sole alla pianta, colpevole di essere riuscita nell’intento grazie alle sue lunghe foglie, è stata quella di poter fiorire una sola volta e con la fioritura trovare la morte. La leggenda in ogni caso ingigantisce unicamente l’interesse dell’uomo verso questa spettacolare pianta reputata molto preziosa dai marinai che con le fibre, dette sisal, producevano i cordami per le navi e ne diffusero la coltivazione in tutto il mondo compreso il Bacino del Mediterraneo. Inoltre dalla fermentazione del liquido zuccherino che sgorga per essudazione dal taglio della gemma fiorale è possibile ottenere bevande alcoliche come il pulque e il mescal Dal punto di vista botanico l’agave appartiene alla famiglia delle agavacee, comprendente circa 300 specie provenienti da zone aride o semi aride. Una delle specie più diffuse è l’agave americana molto diffusa e inselvatichita nell’area mediterranea con foglie basali carnose lunghe anche due metri e larghe circa 15-20 cm con numerose spine ad uncino nei margini fogliari che si restringono fino nella parte superiore ove una spina molto robusta e appuntita protegge l’apice. Generalmente il ciclo di questa pianta si completa intorno ai dieci anni quando dalla parte centrale si sviluppa lo scapo che reca le infiorescenze nella parte terminale dalla caratteristica colorazione verdastro-giallognolo. La fioritura si completa nell’arco di pochi mesi, in genere nella tarda estate e la pianta diventa attrattiva per insetti di tutti i tipi e curiosamente anche per i bovini allo stato brado che ingaggiano autentiche lotte per potersi accaparrare un boccone delle parti fiorali precedentemente fatte cadere a terra con l’ausilio delle corna. La riproduzione della pianta in ogni caso è possibile, oltre con i semi prodotti, anche con i numerosi polloni basali.  Proprio con il prelievo di questi è possibile incominciare l’allevamento in casa o giardino di questa specie che essendo una pianta grassa va trattata come tale. Pertanto il substrato deve essere molto poroso per evitare ristagni idrici e non deve contenere sostanza organica. Un buon miscuglio può essere ottenuto mischiando terra limosa e sabbia non calcarea in parte uguali e aggiungendo attorno al colletto della pianta sabbia grossa e ghiaia. I vasi di terracotta sono sicuramente da preferire a quelli in plastica.

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Azalea
L’azalea è una pianta appartenente al genere Rhododendron e possiede fiori dai vari colori e grandezza. Pianta decisamente da esterno sopporta solo per poco tempo la vita all’interno dell’appartamento a causa di aria troppo secca e calda. Pertanto le piante in vaso dopo la fioritura vanno portate all’aperto e mantenute in posizione con luce diffusa e preferibilmente lontano dai raggi diretti del sole. Prediligono un substrato decisamente acido a base di torba e terriccio di foglie e traggono notevole beneficio dalla pacciamatura con aghi di pino che oltre a proteggere l’apparato radicale rilasciano acidità al terreno e sostanza organica. Le piante provenienti da fioriture forzate generalmente non fioriscono l’anno successivo ma soltanto dopo due anni. Durante la fioritura, in ogni caso, occorre annaffiare la pianta giornalmente tenendo elevato il tenore dell’umidità dell’aria e in caso di avvizzimento dei fiori e delle foglie è bene immergerla nell’acqua fino al vaso lasciandolo fino a quando non scompaiono le bollicine di aria. Pochi gli interventi cesori su questa specie come tra l’altro come tutti gli arbusti. Si ricorre, in genere alla potatura solo quando la pianta assume delle forme strane o tende a sbilanciarsi con la chioma, oppure per sopprimere rami secchi o malati. Poche le avversità che colpiscono questa specie da rilevare principalmente qualche attacco di ragnetto rosso che va combattuto con un prodotto acaricida.

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Agrifoglio


L’agrifoglio insieme all’abete e alla Stella di Natale è uno dei simboli del Natale e insieme agli altri ha tradizioni antichissime e anche per questo è uno degli  arbusti più resistenti e più coltivati al mondo. Allo stato spontaneo e in buone condizioni di clima e di terreno l’agrifoglio può raggiungere i 20 m di altezza mentre in genere viene coltivato come arbusto e non supera i  4-5 metri. E una pianta  dioica cioè esistono le piante maschili e femminili, quest’ultime si possono evidentemente riconoscere dalla presenza di bacche molto decorative e rosse che coprono la pianta già dall’autunno e rimangono presenti sulla pianta durante tutto l’inverno.
Le piante di agrifoglio possono essere impiantate in giardino  in esemplari singoli oppure in gruppo ma si possono anche ottenere siepi molto suggestive  disponendo le piantine a circa 70 cm l’una dell’altra. Esse sono molto resistenti e necessitano di poche cure e di scarse irrigazioni. Solo negli esemplari coltivati in vaso si ricorre ad due-tre irrigazioni settimanali e ad una concimazione, con concime liquido,una volta al mese.
La messa a dimora di nuovi esemplari in giardino va effettuata preferibilmente ad inizio autunno o primavera acquistando esemplari in vaso che possiedono un buon apparato radicale. Da evitare l’acquisto di piantine a radice nuda che sicuramente presenteranno problemi di attecchimento.
Nelle regioni fredde come quelle padane le piante di agrifoglio vanno collocate sempre in pieno sole e, nel caso di inverni particolarmente rigidi, sarà opportuno ricorrere alla pacciamatura in modo da proteggere l’apparato radicale. La pacciamatura inoltre manterrà fresco il terreno sottostante durante il periodo estivo e non ultimo eviterà lo sviluppo di erbe infestanti che per la presenza di spine nell’apparato fogliare basale risulterebbero di difficile estirpazione. Gli agrifogli sono piante  decisamente robuste, che raramente si ammalano e solo in questi ultimi anni si sono notati esemplari attaccati fortemente da cocciniglie. In questi casi occorre intervenire con olio minerale associato ad insetticida. Il trattamento va eventualmente ripetuto per debellare completamente i vari stadi  del parassita.Le foglie dell’agrifoglio caratteristiche per il colore molto lucido quasi fosse verniciato hanno la particolarità di avere bordi spinosi nei primi metri dal suolo come difesa dagli erbivori mentre negli strati più alti le spine non sono più presenti.

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Bambù

Il bambù viene considerato per molti versi la pianta del futuro. Secondo alcuni studi, infatti, l’utilizzo di questa pianta in diversi settori può essere valido per aiutare nella crescita economica in diverse aree del Terzo Mondo. La notizia di per se stesso può sembrare eccessivamente ottimistica ma a detta degli esperti le applicazioni pratiche sull’utilizzo di questa pianta sono innumerevoli. Basti pensare all’utilizzo per la costruzione di biciclette e ponti, frangivento o ancora come baluardo vivente per consolidare scarpate e rive di fiume. Ciò, è evidente, non è riferito alle varietà di bambù che vengono generalmente utilizzate come pianta ornamentale ma ad altre che si caratterizzano per la notevole capacità di accrescimento che in talune specie può arrivare in condizioni ottimali di crescita anche vicino al metro giornaliero. I culmi di bambù molto leggeri, duttili e allo stesso tempo molto resistenti possono formare il telaio delle bici e adattarsi ai terreni accidentati delle strade sterrate che caratterizzano alcuni Paesi oppure legati opportunamente sempre con materiale vegetale oppure possono essere utilizzati per la costruzione di ponti e sono in grado di sostenere pesi inimmaginabili, tali da permettere anche il passaggio di mezzi di trasporto. L’indiscusso vantaggio di questa “pianta” monocotiledone è dato anche dal fatto che vegeta con condizioni ambientali molto diverse, ed anche se con varietà diverse  è presente in tutti i Continenti.
Pianta appartenente alla famiglia delle Graminacee, il bambù, viene definita pianta più per le dimensioni raggiunti dai suoi culmi che per l’effettiva consistenza del proprio caule. In Italia è presente l’Arundinaria japonica di chiara provenienza giapponese diffusa per lo più a scopo decorativo ornamentale. I culmi sono a sezione circolare, verdi–ocracei alti 3-5 metri con foglie avvolgenti, lamina lanceolata e molto lunghe (20-30 cm). Se poste in luoghi umidi sono capaci di formare fitti boschetti che attraggono merli e tordi i quali, al proprio interno, trovano un ottimo riparo sia dagli agenti meteorologici avversi che come luogo di nidificazione. Sempre proveniente dal Giappone viene coltivata in Italia la Bambusa pygmaea che come si intuisce dal nome presenta uno sviluppo contenuto, culmi molto brevi al massimo 30-40 cm, tozzi di colore verdastro, La Phyllostachys nigra, invece, raggiunge tranquillamente i 6-7 metri con culmi di notevole diametro ed è capace di creare autentiche barriere antivento e in particolari ambienti può essere utilizzata come siepe perimetrale. Caratteristica che accomuna un po’ tutte le specie di bambù è la predilezione di terreni freschi, profondi e umidi mentre per quanto riguarda il resto si adattano abbastanza facilmente a quasi tutti gli ambienti climatici italiani ad esclusione delle zone montane. I culmi di questa pianta sono molto utilizzati come materiale di sostegno per molte specie volubili tra cui i Ficus grazie al ridotto diametro e alla notevole resistenza alle marcescenze. Facile risulta anche la propagazione per talea basale provvista di radici.

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Bosso

L’uso del bosso in giardino risale ad alcuni secoli fa.  L’esempio più significativo lo si trova nei giardini di Versailles e di Villa Madama a Roma, dove è tuttora usato come elemento decorativo e per la realizzazione di forme geometriche. Dopo un lungo periodo di assenza, negli ultimi anni il Buxus sempervirens gode di un rinnovato interesse, soprattutto per la coltivazione in vaso sul balcone, sul terrazzo e nei giardini  grazie al suo carattere rustico, alla facilità di coltivazione e alle possibilità di ottenere forme sagomate.  Il bosso è spontaneo in tutto il Mediterraneo dove cresce nel sottobosco, è resistente alle basse e alle alte temperature e solo le gelate intense  possono danneggiare il fogliame ma la pianta si riprende facilmente e se non viene potato può raggiungere diversi metri di altezza. Cresce sia in una posizione soleggiata che ombreggiata, su tutti i tipi di suolo, anche su quelli calcari e poco fertili. L’unica esigenza che pone quest’arbusto sono le annaffiature: la terra non deve mai asciugarsi completamente. Questo vale soprattutto per gli esemplari coltivati in contenitore, perché l’apparato radicale è grande e fine e richiede una grande riserva di terra. Tra le diverse cultivar di Buxus sempervirens, la più diffusa è la ‘Rotundifolia’, dal fogliame più grande e rotondo, di colore verde scuro ma esistono anche la ‘Suffruticosa’, una variante nana che non supera il metro di altezza ideale per i bordi delle aiuole e dei vialetti, e il Buxus microphylla, una specie a foglia piccola e dal portamento compatto. Molte sono le cultivar a foglia variegata, come ad esempio la ‘Elegans’, con portamento basso e fogliame bordato di bianco, la ‘Aureovariegata’, con foglie leggermente più grandi e rotonde, screziate di giallo o interamente di questo colore. La fioritura dei bosso, anche se poco significativa, ha luogo da Aprile a Maggio, con fiori verdognoli che attirano le api. Il bosso è ideale come siepe bassa per delimitare il giardino o le aiuole, come siepe divisoria e anche per la coltivazione in vaso ove può essere facilmente potato e sagomato. Queste operazioni vanno eseguite in Giugno o in Agosto e, in ogni modo, in giornate poco assolate per evitare scottature al fogliame. Si possono inventare innumerevoli forme diverse, basta usare la fantasia, procurarsi un paio di forbici affilate, del filo di ferro e armarsi di molta pazienza visto che per creare una forma stabilita occorrono anche diversi anni. Chi non ha tempo da dedicare all’arte topiaria, può rivolgersi ai garden, dove sono disponibili bossi a sfera, a piramide, a spirale, a rettangolo e inoltre sagomati con forme di orso, lepre, pavone e tanti altri animali.  La coltivazione di queste forme particolari richiede, come già detto, diversi anni e notevole pazienza e pertanto le piante sagomate dal vivaista hanno prezzi piuttosto elevati. Per coloro che vogliono in proprio prodursi delle piantine, occorre dire che tale pratica è relativamente semplice e dà discreti risultati: da Maggio a Ottobre si possono prelevare le talee dalla pianta e trattarle, preferibilmente, con ormoni radicanti. Le talee così preparate vanno messe a radicare in della spugna per fiori, precedentemente bagnata. Ad avvenuta radicazione, due-tre settimane circa, le piantine vanno trasferite in vasetti con torba e successivamente devono trascorrere l’inverno in luogo riparato a temperature non inferiori ai 15°C; in primavera possono essere trasferite all’aperto.

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Camelia

Pare che la Camelia sia arrivata in Inghilterra a seguito di un inganno che i cinesi, gelosi della loro Camellia sinensis, nome botanico della pianta del tè, attuarono sostituendola con la Camellia japonica o camelia ornamentale. La parentela stretta tra le due piante, dall’utilizzazione diversa, ha permesso cos che in Europa arrivasse un arbusto dalle pregevoli caratteristiche e dal grande fascino che per la bellezza dei fiori ha fatto paragonare la pianta alla rosa e da qui il nome rosa del Giappone. Pianta arbustiva, eretta alta fino a 6 metri, sempreverde e ad accrescimento lento ha goduto in passato una larga popolarità. I fiori solitari o riuniti a due-tre all’apice dei rami o alle ascelle hanno sei petali o più, carnosi di colore vario e predominanza del rosa. La bellezza dei fiori induce il più delle volte a coltivarla in casa ma indubbiamente l’ambiente ideale per la coltivazione è il balcone o il giardino dove si possono ottenere con poche piante un accostamento pregevole di fiori con colori e dimensioni diverse. Ciò non toglie che anche in casa la pianta è possibile coltivarla anzi è consigliabile quantomeno durante il periodo della fioritura per ripararla dall’eventuale freddo sistemandola in vaso smaltato di ceramica che esalta la lucentezza delle foglie. Nel giardino le piante preferiscono una zona in semiombra riparata dal sole nelle ore più calde della giornata. Il terreno, visto che si tratta di pianta acidofila, va integrato con torba o sostanza organica e le le irrigazioni preferibilmente con acque non calcare. A tale scopo per coloro che hanno un giardino di discreta estensione è consigliabile raccogliere l’acqua piovana delle grondaie che può, successivamente, essere utilizzata sia per l’irrigazione di piante che richiedono Ph acido, sia per la nebulizzazione fogliare delle piante che richiedono alta umidità e tenute in casa. Per chi si accingesse ad acquistare una pianta di camelia è molto importante che nella scelta vengano preferite piante con un buon sviluppo, alte 0.80-1 metro, che non mostrino abrasioni o necrosi sui rami e le foglie, verificando possibilmente che l’apparato radicale riempia completamente il vaso o quantomeno che lo stesso non sia troppo grande rispetto alla dimensione della pianta. Se invece si vogliono riprodurre piante già esistenti è conveniente attuare una riproduzione per propaggine in quanto le talee sono di difficile radicazione. La propaggine si ottiene interrando ramificazioni basali di diametro non superiore a 1 cm. Dal momento della effettuazione è necessario che trascorrono due anni prima dell’avvenuta e completata radicazione e dopo la quale è possibile staccare la piantina ottenuta dalla pianta madre e trasferirla in vaso o altro.

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Erica arborea

L’Erica arborea è un arbusto sempreverde, dalla corteccia rossastra, a portamento eretto, appartenente alla famiglia delle Ericaceae.
Descrizione: ha numerosi rami, anch’essi a portamento quasi sempre eretto. Le foglie sono aghiformi, persistenti e coriacee, verde scuro, normalmente in verticilli di quattro, con margine dentellato. I fiori sono piccoli, penduli, molto numerosi, riuniti in ricche infiorescenze terminali, dal colore bianco-crema e profumati. Fioritura: marzo-maggio
Frutti: capsule contenenti numerosi piccoli semi. Nome comune:  Radica . Distribuzione: in Africa settentrionale e centro-orientale, Europa meridionale, e nelle Canarie.
In Italia ha distribuzione peninsulare con popolazioni presenti anche oltre lo spartiacque appenninico; è presente anche nelle isole (tipico elemento della macchia mediterranea). Usi: le ramificazioni di eriche legate in fascina sono utilizzate per fare scope, e un tempo potevano costituire le coperture e le pareti di abitazioni povere e capanni. Per ottenere i bozzoli per la filatura della seta, i bachi erano posti, spesso, su rami di erica.
La parte inferiore della ceppa, era “cotto” (combustione interrotta) nella carbonaia nel bosco, per ottenere un carbone in grado di sviluppare molto calore. Il carbone da legno d’erica era richiesto nelle officine dei fabbri per la forgiatura del ferro. Il legno rossiccio di erica arborea è duro e pregiato, ed è il materiale più utilizzato nella costruzione dei fornelli da pipa. La parte utilizzata per ottenere la pipa è quella nodosa della base, in angolo, il cosiddetto “ciocco”.

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Glicine

“Il trionfo della primavera” si manifesta secondo la dicitura ricorrente con la fioritura del glicine. La fioritura di alcune specie vegetali caratterizza la fine dell’inverno come quella del bucaneve e successivamente quelle delle primule, le pratoline, poi, annunciano l’arrivo, in tutto il suo splendore, della stagione dei  fiori e dei colori in cui le specie vegetali per riprodursi fanno  sfoggio di colori per attirare api e bombi che con la loro azione, poco appariscente ma molto concreta e con un lavoro paziente e continuo, passano da un fiore all’altro il polline. Anche il glicine si è fornito di variopinti colori per catturare l’interesse di tali insetti e nello stesso  tempo con i suoi grappoli dal bianco al lilla ricchi di inebriante profumo vive giorni da protagonista nei giardini primaverili. In alcuni casi come la cultivar giapponese Wistaria floribunda “Macrobotrys” la lunghezza dei grappoli può raggiungere il metro, con colorazioni rosso-violaceo. Appartenente al genere Wistaria il glicine Wistaria sinensin proviene dalla lontana Cina e annovera parenti vegetali molto importanti. Infatti alla famiglia delle Papilionacee sottofamiglia di leguminose, di cui il glicine fa parte, appartengono anche ginestre, erba medica, fave, piselli, lenticchie e ceci molto importanti ai fine dell’alimentazione umana.  In giardino le piante di glicine, molto vigorose e resistenti alle basse temperature, in virtù dei rami lunghi (anche 12-13 metri) e volubili sono l’ideale per costituire spalliere fiorite, ombrosi gazebo oppure, appoggiate ad un vecchio muro per coprire la rusticità e le imperfezioni dello stesso. I rami di questa pianta possiedono anche una forza invidiabile per cui è consigliabile tenerli distanti da eventuali reti di recinzione o ringhiere perché finirebbero con il torcere le sbarre. Poche sono le esigenze sulla natura del terreno e degli apporti idrici per cui è possibile allevare piantine di glicine un po’ in tutti gli ambienti e con diverse esposizioni visto che la pianta vegeta bene anche in condizioni di bassa luminosità. Molta cura invece va posta durante la potatura se si vuole ottenere delle abbondanti fioriture. Pertanto la potatura deve essere effettuata ogni anno all’inizio dell’inverno per le varietà a fioritura tardiva in modo da eliminare i rami vecchi e nello stesso tempo favorire la fuoriuscita di germogli laterali da quelli che determinano la struttura generale della pianta o altrimenti definiti portanti. Le varietà a fioritura precoce invece vanno potate alla fine della fioritura asportando i rami che hanno fruttificato e diradando il resto per consentire il rafforzamento dei due-tre rami che caratterizzano la struttura principale della pianta.  Altro intervento per migliorare la parte estetica è quello di permettere l’intreccio iniziale dei rami principali che formerà una caratteristica treccia.

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Hebe

Piccoli arbusti dall’emisfero australe
L’Hebe, un piccolo arbusto sempreverde, è indigena nelle terre verdeggianti della Nuova Zelanda, dove crescono spontanee diverse specie di piante, uniche al mondo, tra le quali l’Hebe è il genere più ricco. I maggiori garden italiani propongono una vasta gamma di questi arbusti provenienti dall’emisfero australe, fioriti e sempreverdi, ideali per la coltivazione in giardino, sul terrazzo e sul balcone.
L’Hebe sempreverde e le sue cultivar è molto usata nelle aiuole, nelle scarpate e per la formazione di bordure, mentre le varietà nane sono ottime nei giardini rocciosi e rappresentano bellissimi ornamenti verdi, coltivate in vaso sul terrazzo e sul balcone. L’Hebe fiorita, spesso confusa con la Veronica per la somiglianza delle infiorescenze, si distingue perché è un arbusto, mentre la Veronica è una pianta perenne. È disponibile in molteplici specie e forme e tra le più particolari menzioniamo l’Hebe ochracea ‘James Sterling’ e l’Hebe Golden Nugget’, entrambe con folta vegetazione e foglie simili alle conifere, dal colore gialloverde dorato che d’inverno diventa giallo bronzeo.
Nelle altre specie, il fogliame è comunemente rotondo e vi è una grande varietà di colori, forme e grandezze. Le foglie dell’Hebe pinguifolia Pagei’, ad esempio, sono notevoli per la colorazione grigio-blu, quelle dell’Hebe buxifolia hanno il colore verde cupo e, come indica il nome della specie, ricordano il fogliame del bosso. Molto interessante è l’Hebe pimeloides, un arbusto basso, quasi tappezzante, con foglie di colore grigio-blu intenso. Le cultivar ‘Mdsummer Beauty’ e Nicolas Blush’, invece, hanno il portamento eretto, molto ramificato, e possono raggiungere un’altezza di 1,25 m. Il fogliame della’Red Edge’ si colora di rosso in primavera. La maggior parte di questi arbusti ha il portamento molto compatto; in primavera si può eseguire la toelettatura accorciando i rami troppo lunghi.

Si distingue tra le diverse specie coltivar di Hebe anche in base al colore delle infiorescenze a spiga. Dell’Hebe albicans, originariamente a fioritura bianca, sono disponibili cultivar con fiori blu, viola, marroni e rosa pallido. L’Hebe macrocarpa brewfolia si riveste da agosto ad ottobre di inflorescen-ze q spiga rosse, l’H.  ‘Summer Blue’ porta fiori azzurri, le Nicolas BlusW e ‘Pink Paradise’ fioriscono in rosa. L’Hebe buxifolia produce fiorellini bianchi, lo stesso colore delle inflorescenze delle specie ochracea, cupressoides, larkii e pinguifolia, mentre l’Hebe salicifolia presenta una bella fioritura lilla. L’Hebe ama il caldo, una posizione soleggiata e un suolo poco calcareo, ben drenato. Per proteggere le radici da un eccesso di calcare, si consiglia di scavare una buca piuttosto ampia e riempirla di torba da giardino prima di mettere a dimora la pianta. L’Hebe ha buona resistenza al freddo invernale e può svernare in una posizione riparata. Le specie tipiche, come ad esempio l’H. ochracea e l’H. sutherla e le piante coltivate in pien’aria sono più resistenti alle gelate delle specie ottenute dall’ibridazione, ad esempio l’H. buxifolia, e delle piante in vaso, che trascorrono l’inverno preferibilmente in serra, nella veranda o nel locale lavanderia. Anche se è una pianta poco vistosa, l’Hebe vanta un gran numero di appassionati, di cui alcuni hanno fondato la “Hebe Society”. Questo club promuove la produzione di Hebe e di altri generi spontanei soltanto nella Nuova Zelanda con lo scambio di talee, la pubblicazione di un notiziario trimestrale e un sito Internet. La “Hebe Society” è nata in Gran Bretagna ed ha associati in tutta l’Europa, nel Nord America e nella stessa Nuova Zelanda.

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Ibisco

Il genere Hibiscus abbraccia circa 300 specie e tra queste il syriacus è l’unica con sufficiente resistenza al freddo tale da poter essere usata in giardino nelle regioni con clima rigido. L’ibisco è tra gli arbusti con fioritura estiva più spettacolare ed è molto apprezzata perché riveste di colore il giardino e il terrazzo proprio quando pochi altri arbusti sono in fiore. Dalla piena estate all’autunno inoltrato, produce ininterrottamente fiori, che arrivano ad un diametro dai sette fino ai dodici cm.  L’Hibiscus syriacus, chiamata anche arbusto altea per la somiglianza dei fiori a quelli dell’Althea rosea, può raggiungere un’altezza di due metri e mezzo e deve il suo nome al suo paese natio, la Siria, dove cresce nelle zone desertiche.  Ama quindi una posizione soleggiata e calda ma cresce bene anche alla leggera ombra.  Questa pianta si adatta a tutti i tipi di suolo, purché sia fresco, leggero e ben drenato, ma è sensibile alla siccità estiva ed è necessario annaffiare regolarmente, soprattutto nella fase iniziale di coltivazione e nei periodi di siccità prolungata.  In giardino, risalta sia in una posizione isolata sia in gruppo con  preferenza per gli esemplari ad alberello o sagomati a forma di piramide. Per favorire la produzione di nuovi boccioli, in primavera occorre praticare un’energica potatura tagliando completamente i germogli cresciuti sui rami durante l’anno, perché solo i germogli nati dopo la potatura producono fiori. Per le dimensioni non troppo grandi e la necessità di potature annuali, questa pianta è molto adatto alla coltivazione in vaso in terrazzo o in balcone  dove porta un tocco di eleganza qualora venga allevata  ad alberello con un fusto intorno al metro di altezza.

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Leucothoe

La Leucothoe “Zeblid”, nativa in America e appartenente alla famiglia delle Ericaceae è un arbusto nano sempreverde, dal portamento quasi sferico che può arrivare ad un metro circa di altezza. I rami elegantemente arcuati portano foglie oblunghe, con apice allungato e margine seghettato. Le foglie giovani hanno un colore bronzeo, che muta in verde durante la maturazione; in autunno il fogliame si tinge di un vistoso rosso scarlatto, tendente al porpora cupo, stesso colore dei getti. I fiori, riuniti in piccoli racemi penduli, sono bianchi e appaiono in aprile-maggio. La Leucothoe è ottima come coprisuolo in giardino, in vaso in terrazzo o come fronda recisa. Come tutte le piante da sottobosco richiede un terreno acido, piuttosto umido ma ben drenato, e ricco di sostanze organiche. La pianta tollera sia un suolo argilloso sia sabbioso ma non calcareo. La “Zeblid” è molto resistente al freddo ma non tollera le gelate, che possono danneggiare le radici. Nelle regioni a clima rigido, gli esemplari in vaso devono svernare in un luogo riparato e fresco. Ama una posizione luminosa o anche leggermente ombreggiata; la luce, comunque, favorisce la colorazione del fogliame.  La “Zeblid” tollera molto bene il trapianto e, pur avendo la crescita piuttosto lenta, dopo il trasferimento i rami si allungano facilmente; se diventano troppo lunghi, possono essere accorciati.  Questa operazione favorisce, inoltre, la produzione di nuovi getti. Tra le piante che formano un bel contrasto con il fogliame rosso porpora della Leucothoe vi sono la Skimmia japonica “Fructo-alba” e la Gaultheria mucronata “Wintertime”, entrambe con bacche bianche, e la Lonicera purpusii, un arbusto sempreverde con fioritura invernale, che produce piccoli grappoli profumati di fiori bianchi.

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Ligustro

Si è ormai agli sgoccioli per la messa a dimora di piante per la formazione di siepi anche se in teoria con l’utilizzo di piante in vaso  ciò è possibile tutto l’anno. Oltre alle più classiche siepi di lauroceraso, nei vivai sono presenti molte altre specie come berberis, photinia, carpino, piracanta, pittosporo, bosso e ligustro. Queste specie possono essere utilizzate da sole oppure alternate in modo che la bellezza del fogliame, molto diverso, crei scenari molto colorati, come nel caso di utilizzo di photinia e berberis o con colorazioni decisamente più classiche e uniformi con bosso e lauroceraso. Il ligustro è una di quelle specie che, generalmente, viene utilizzato da solo in quanto proprio così dà un tocco molto particolare per il suo fogliame fitto e dal verde intenso. La notevole resistenza alle potature, fa inoltre sì, che venga utilizzato sia per la creazione di siepi per aiuole  di piccola dimensione sia per dar vita ad autentiche barriere perimetrali. Originario dell’Europa, il Ligustrum vulgare in Italia è diffuso in tutte le regioni, spingendosi fino a 1.200 metri di quota assumendo una forma a portamento arbustivo alta fino a raggiungere i 4-7 metri di altezza, con chioma espansa e cespugliosa e foglie caduche. A seconda delle varietà può avere fusti eretti con rami ad andamento eretto, orizzontale o prostrato e corteccia grigiastra. Esistono inoltre varietà a foglie, caduche o persistenti, semplici, con inserzione opposta al ramo tramite con un piccolo picciolo. I fiori bianchi e piccoli con quattro petali riuniti in infiorescenze a pannocchia si sviluppano all’apice dei rametti nella primavera-estate (maggio-luglio) e sono intensamente profumati. L’apparato radicale del ligustro ha una notevole capacità rizomatosa che le permette il diffondersi rapidamente. Per questa caratteristica e per la rusticità il Ligustro è considerato una essenza colonizzatrice di terreni aridi e ricchi di calcare e molte volte viene sfruttato per rinsaldare terre instabili come le scarpate di strade. Nei giardini viene generalmente impiegato nella costituzione di siepi, come pianta ornamentale da sola in piena terra oppure, vista l’adattabilità alla coltivazione “in contenitore” di una certa dimensione, può essere adatto ad abbellire verande o terrazzi aperti. Alcune varietà di ligustro a portamento contenuto e compatto vengono utilizzati nell’arte topiaria caratteristica dei tipici giardino all’italiana. Per ottenere una splendida siepe di ligustro occorre orientarsi su varietà a sviluppo contenuto come il Ligustrum ovalifolium, a foglie dorate, adatto sia per la formazione siepi che solitario in forma libera. Le piantine vanno sistemate in una trincea preventivamente scavata e letamata, in giornate asciutte, alla distanza di circa 45-50 cm. Per una crescita omogenea e compatta i successivi tagli di potatura devono essere effettuati asportando circa un terzo della nuova vegetazione prodotta.

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Oleandro

Erigone, Aretusa, Berenice, quale di voi accompagnò la notte d’estate con più dolce melodia tra gli oleandri lungo il bianco mare?   Così incomincia il D’annunzio nella poesia Alycone e da questo poemetto prese il nome l’opera Sodalizio dell’oleandro” che associa la figura della pianta a quella classica dell’estate mediterranea calda e secca ma ricca di fioriti oleandri che caratterizzano le fiumare e più recentemente alcuni tratti degli spartitraffico delle autostrade del Sud. La presenza di queste piante nei fiumi e nei tumultuosi torrenti ne ha determinato il nome; infatti il primo termine del nome botanico, Nerium  oleander, in greco significa acqua a sottolineare la necessità di una richiesta notevole di acqua per il suo ciclo vitale.   L’interesse per gli oleandri come pianta ornamentale è sicuramente molto recente, in quanto in passato la pianta era considerata, non solo in Italia, pianta funeraria tanto che in alcune regioni la utilizzavano per addobbare i carri funebri.  Nel Medioevo al contrario era considerata una pianta portatrice di buoni propositi e una leggenda evangelica sostenevano che dal bastone di San Giuseppe fosse fiorito proprio un oleandro.  La discreta adattabilità a diverse condizioni ambientali ha fatto si che, da pianta spontanea delle regioni calde, si sia ritagliata un discreto successo anche al Nord Italia e sulle rive del lago di Garda ove cresce anche spontanea. L’oleandro è un albero o arbusto sempreverde che deve la sua bellezza alla notevole quantità e alla nutrita varietà di colori dei propri fiori semplici e doppi che vanno dal bianco al roseo, dal rosso al giallo e dal profumo intenso. I pareri riguardo a quest’ultimo aspetto sono molto discordanti visto che alcuni lo definiscono inebriante mentre in Campania è tristemente noto col nome di “fitiente” (puzzolente); a prescindere dai pareri divergenti la pianta, da giugno a settembre, tra le foglie opposte, lunghe, ellittiche, lucide e scure si riempie di una ricca fioritura che ha la caratteristica di avere i petali tossici come tra l’altro anche le foglie. La velenosità è data dalla presenza d’eterosi (oleandrina, neriina). Gli oleandri possono essere coltivati in vaso con la tipica forma a cespuglio oppure in piena terra e essere impostato a alberello. Generalmente  le  nuove  piantine vengono trapiantate in primavera e poste  in una posizione molto assolata. Con la ripresa vegetativa (aprile) va innaffiato frequentemente e abbondantemente vista la notevole massa traspirante. Dopo la fioritura i rami portatori di fiori vanno leggermente accorciati e vanno allo stesso tempo diradati i rami laterali lasciandone eventualmente qualcuno che successivamente rimpiazza eventuali rami vecchi e rovinati.  Prima della fioritura è anche possibile ottenere nuove piante di oleandro effettuano una moltiplicazione per talea. Le talee, lunghe 20 cm circa, radicano bene sia in acqua che in sabbia nell’arco delle tre-quattro settimane a condizione che siano posizionate in ambiente ombreggiato. Durante i mesi invernali le piante in vaso vanno protette dal freddo.

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Passiflora
Il simbolo vegetale della Passione di Cristo nasce da un arbusto rampicante a stelo gracile ed è il fiore della passiflora o “fiore della Passione”. La pianta originaria dal Messico è stata importata in Europa da un padre agostiniano che rimase colpito dai fiori, ermafroditi, posti singolarmente e caratterizzati da più piani di simmetria e che nella parte centrale ricordano la corona di spine mentre le altre parti, come lo stilo al centro, la colonna della flagellazione e con un poco di fantasia gli stammi diventano i chiodi, lo stame la spugna imbevuta di fiele e aceto, le cinque macchie rosse sulla corolla le cinque piaghe. Da questi fiori al tempo stesso belli e pieni di significato si formano dei frutti (bacche) eduli di colore giallo-arancio a maturazione. La passiflora è una pianta rampicante il cui fusto raggiunge la lunghezza di 6-8 metri e che necessita di sostegno qualsiasi ma robusti essendo formato da viticci molto sottili. Le foglie possono essere sempreverdi, semplici, con inserzione alterna, inserite sui sottili rametti mediante un picciolo lungo qualche centimetro. La lamina fogliare, palminervia, è costituita da 5-7 lobi profondamente incisi e raggiunge la lunghezza di 15 centimetri. Introdotta in Italia a scopo ornamentale e si è diffusa spontaneamente nelle regioni settentrionali temperate arrivando a colonizzare ruderi e pietra. Predilige esposizioni in pieno sole o parzialmente ombreggiate ed è di facile coltura per la rusticità; resiste egregiamente alle basse temperature ed in caso di danni possiede una notevole capacità di ricaccio basale. Non possiede particolari esigenze pedologiche, anche se ama i suoli fertili e ben drenati. La Passiflora può essere impiegata per rivestire pergolati anche di giardini pensili e quindi messa a dimora in contenitori. La pianta può essere propagata per talea in estate prelevando dal fusto apici lunghi 10 cm circa che vanno privati delle foglie basali e immersi in un preparato a base di ormoni che ne stimola la radicazione. Una o più talee così preparate possono essere sistemate in vaso contenente torba e sabbia in parti uguali e tenuti in luogo ombreggiato e fresco fino  a completa radicazione (tre-quattro settimane circa). Le piantine così ottenute possono essere trapiantate in piena terra preferibilmente l’anno successivo alla radicazione in modo che per il primo anno di vita trascorrono l’inverno al coperto e con temperatura non inferiore ai 10°C. Le piante giovani trapiantate in primavera si aggiovano di una potatura molto drastica che lasci la pianta accorciata ai primi 15-20 cm dalla base, allo stesso modo possono essere potate le piante con più anni di permanenza all’aperto, in ogni caso tale potatura non è mai dannosa. Infine, pochi sono i danni che possono essere creati da parassiti vegetali mentre si può riscontrare in qualche annata delle infestazioni di afidi, di mosca bianca e di ragnetto rosso ma in genere non tali da giustificare l’intervento con prodotti chimici che in ogni caso riescono a controllare perfettamente lo sviluppo di questi parassiti.

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rododendro
Tra la fine di maggio e i primi di giugno è possibile ammirare presso il Rhododendron Park di Brema la fioritura della pianta a cui il parco deve il nome: il rododendro. La costituzione del parco risale alla fine degli anni Trenta e in esso sono coltivate circa 700 delle 1000 specie di rododendro conosciute al mondo. Il nome Alpenrosa ( rosa delle Alpi) con cui i tedeschi identificano queste piante è significativo delle esigenze e delle caratteristiche che contraddistinguono questi arbusti che vivono ad altitudini rilevanti fino a duemila metri sulle Alpi. Al genere Rhododendron appartengono anche le azalee che si distinguono dai rododendri veri e propri principalmente per le foglie caduche e il portamento basso della pianta; alla stessa famiglia appartengono anche le eriche e i mirtilli per un totale di circa settanta generi e 1900 specie. Piante spontanee, i rododendri mal si adattano ai locali chiusi dove ben presto si manifesta l’ingiallimento e la successiva caduta delle foglie e pertanto la collocazione in giardino è sicuramente la migliore. Infatti la pianta è molto resistente alle basse temperature e se la è in riposo vegetativo resiste bene anche a temperature di 10 gradi al disotto dello zero mentre al momento della ripresa vegetativa della pianta molta attenzione va posta ai ritorni improvvisi di freddo o alle gelate tardive. In giardino il rododendro deve essere posizionato in luogo semi-assolato visto che le temperature ottimali per la crescita durante il giorno devono essere preferibilmente comprese tra i 18 e i 22 gradi le risulta fondamentale, ai fini della fioritura, che la pianta soddisfi un certo fabbisogno di freddo. La pianta necessita un ph prevalentemente acido compreso tra 4,5 e 5; terra di bosco, torba e aghi di pino sono, tra i substrati, quelli che riescono meglio a soddisfare le caratteristiche nutrizionali e chimiche della piante che possiede un apparato radicale fibroso ma superficiale e delicato. Questo comporta anche una certa cura nelle irrigazioni che devo essere frequenti e con acque prive di salsedine e di calcare. La presenza di calcare o in ogni caso di acque molto dure provoca fenomeni di clorosi ferrica che provocano accentuate necrosi marginali. L’impiego di chelati di ferro sciolti in acqua e somministrati in buche superficiali prontamente ricoperte garantiscono il miglior utilizzo di questo microelemento molto termolabile. Non esistono malattie degne di menzione che colpiscono i rododendri forse dovuto al fatto che le foglie molto tossiche scoraggiano i parassiti. Se si espletano queste poche ma importanti attenzioni colturali, da aprile in poi è possibile ammirare i suoi fiori simili alle rose ed è proprio da questa somiglianza che dal greco deriva il suo nome: ròdon-rosa e dèndron-albero, in pratica “albero delle rose”. Qualora si volesse propagare tale piante per talea il periodo ottimale è da Luglio a Settembre.

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Rosa
La rosa è la regina dei fiori e il suo regno non è stato ancora scalzato da nessuna “repubblica” in virtù delle svariate tonalità di colori dei suoi fiori profumatissimi e dell’adattamento a diverse condizioni ambientali e pedologiche. Per ottenere delle belle rose non basta possedere un buon terreno, condizioni climatiche ottimali o una buona varietà ma occorrono soprattutto interventi di potatura regolari e ben eseguiti. L’epoca migliore per la potatura dei rosai è il periodo gennaio-febbraio ma può essere prolungato in quelle località in cui l’inverno tarda a lasciare il posto alla primavera. In genere le nuove varietà di rosa fioriscono sui rami prodotti nello stesso anno e quindi su legno nuovo mentre i rosai sarmentosi e rampicanti tendono a portare fiori sul legno dell’anno precedente.
Nel primo gruppo a cui fanno parte gli ibridi di tea, di floribunda e i rosai a cespuglio lo scopo della potatura sarà quello di formare una struttura circolare rada al centro in modo di garantire una ottima esposizione ai raggi solari. Si procede asportando inizialmente tutti i rami morti, deperiti o colpite da forme parassitarie nella precedente stagione. Il ramo va reciso in una zona in cui il legno da garanzie di tessuti sani e vigorosi altrimenti la branca va asportata completamente. Allo stesso modo vanno eliminati tutti i rami deboli e sottili e quelli che si incrociano eliminando in questo caso ovviamente il più debole. Dopo questi primi interventi dovranno rimanere cinque-sei branche di un certo spessore che vanno raccorciate. Sul numero di branche principali o sulla natura dell’accorciamento delle stesse possono essere fatte diverse considerazioni che tengono conto di diversi fattori e che in misura rilevante vanno legate all’esperienza di potatura. In piante poco vigorose danneggiate eccessivamente da fattori ambientali il numero di branche principali può ridursi a due-tre e l’accorciamento delle stesse può avvenire dopo la prima o seconda gemma; in piante vigorose, in ottimali condizioni ambientali e su certi tipi di rosai di notevole vigoria il numero di branche può aumentare vistosamente e l’accorciamento essere meno drastico ed effettuato dopo la quarta-quinta gemma. Una attenta osservazione sullo sviluppo e sulla produzione  di fiori durante l’anno può in ogni caso dare ottime indicazioni sulle reali esigenze della pianta specialmente in tutti quei casi in cui il potatore è armato di buona volontà ma di scarsa esperienza. Per quanto riguarda invece i rosai rampicanti occorre eliminare i ramoscelli sfioriti, tutti i rami vecchi e improduttivi, quelli deboli e successivamente accorciare le ramificazioni principali evitando di toccare quelle dell’anno in quanto fioriranno l’annata successiva. Infine una regola valida per tutte le specie è quella di eliminare dopo la prima caduta di petali le rose sfiorite accorciandola al di sotto di due tre foglie ed evitare sempre la formazione di capsule di semi (cinorrodi) perché sottraggono eccessive energie alla pianta.

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L’interesse invece manifestato per le specie a mazzetti e uniflore a fiore piccolo sta nel fatto che è possibile ottenere con queste un prodotto a basso prezzo e più di massa.  L’aspetto che i genetisti hanno molto curato e la floribundità della specie cioè la capacità di una produzione elevata di fiori vendibili e i brevetti di nuove varietà si sono succeduti con la stessa rapidità con cui si è accresciuto  negli  ultimi anni l’interesse dei  consumatori  che hanno  fatto  delle  rose il fiore di  tutte  le  occasioni. All’occasione si regaleranno rose rosse per rendere esplicito un messaggio di amore ardente e un manifesto segno d’attrazione, rose gialle quando la gelosia dell’amore tradito accomuna in n silenzio reciproco e rose bianche in omaggio all’innocente fanciulla. Resta beninteso che le rose rosse arrivate alla mamma per il suo compleanno possono anche significare perdono per la brutta pagella che il figlio ha portato a casa.   Rosai, rampicanti, antiche, a mazzetti. Rosse e rosa sono una delle tante soluzioni per il giardino e sulla collocazione non vi è mai il rischio di sbagliare vista l’estrema adattabilità della pianta e la capacità di abbinarsi a qualsiasi contesto e contrasto di colori che il giardino più austero può presentare. Una buona concimazione e un buon terreno sono ovviamente premessa per una fioritura  duratura ed  abbondante. Molta cura va invece posta per la potatura che deve tenere conto del portamento della pianta e delle caratteristiche. Vanno potate basse con tagli netti e lisci le specie da rosai ad aiuole mentre sfoltire e mantenere rami sempre giovani sarà la prerogativa da tener conto per quelle rampicanti.

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Rosmarino
Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.
Originario dell’Europa, Asia e Africa, è vive nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è stanziato anche nella zona dei laghi prealpini e nella pianura padana nei luoghi sassosi e collinari.
Il rosmarino è una pianta arbustiva che raggiunge altezze di 50-300 cm, con radici profonde, fibrose e resistenti, ancorante; ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, prostrati ascendenti o eretti, molto ramificati, i giovani rami pelosi di colore grigio-verde sono a sezione quadrangolare.
Le foglie, persistenti e coriacee, sono lunghe 2-3 cm e larghe 1-3 mm, sessili, opposte, lineari-lanceolate addensate numerosissime sui rametti; di colore verde cupo lucente sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore per la presenza di peluria bianca; hanno i margini leggermente revoluti; ricche di ghiandole oleifere.
I fiori ermafroditi sono sessili e piccoli, riuniti in brevi grappoli all’ascella di foglie fiorifere sovrapposte, formanti lunghi spicastri allungati, bratteati e fogliosi, con fioritura da marzo a ottobre, nelle posizioni più riparate ad intermittenza tutto l’anno. Ogni fiore possiede un calice campanulato, tomentoso con labbro superiore tridentato e quello inferiore bifido; la corolla di colore lilla-indaco, azzurro-violacea o, più raramente, bianca o azzurro pallido, è bilabiata con un leggero rigonfiamento in corrispondenza della fauce; il labbro superiore è bilobo, quello inferiore trilobo, con il lobo mediano più grande di quelli laterali ed a forma di cucchiaio con il margine ondulato; gli stami sono solo due con filamenti muniti di un piccolo dente alla base ed inseriti in corrispondenza della fauce della corolla; l’ovario è unico, supero e quadripartito.
L’impollinazione è entomofila poiché avviene tramite insetti pronubi, tra cui l’ape domestica, attirati dal profumo e dal nettare prodotto dai fiori.I frutti sono tetracheni, con acheni liberi, oblunghi e lisci, di colore brunastro. Richiede posizione soleggiata al riparo di muri dai venti gelidi; terreno leggero sabbioso-torboso ben drenato; poco resistente ai climi rigidi e prolungati.Si può coltivare in vaso sui terrazzi, avendo cura di porre dei cocci sul fondo per un drenaggio ottimale, rinvasando ogni 2-3 anni, usando terriccio universale miscelato a sabbia, concimazioni mensili con fertilizzante liquido miscelato all’acqua delle annaffiature, che saranno controllate e diradate d’inverno.In primavera si rinnova l’impianto cimando i getti principali, per ottenere un aspetto cespuglioso, senza dover ricorrere ad interventi di potatura.Si moltiplica facilmente per talea apicale dei nuovi getti in primavera prelevate dai germogli basali e dalle piante più vigorose piantate per almeno 2/3 della loro lunghezza in un miscuglio di torba e sabbia; oppure si semina in aprile-maggio, si trapianta in settembre o nella primavera successiva; oppure si moltiplica per divisione della pianta in primavera.
Il Rosmarino viene utilizzato:
• In cucina o nell’industria degli insaccati come pianta aromatica
• Come pianta ornamentale nei giardini, per bordure, aiuole e macchie arbustive, o per la coltivazione in vaso su terrazzi
• Le foglie, fresche o essiccate, e l’olio essenziale, come pianta medicinale
• Nell’industria cosmetica come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni; nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche.
• Come insettifugo o deodorante ambientale nelle abitazioni, bruciando i rametti secchi
• In profumeria, l’olio essenziale ricavato dalle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie, come l’Acqua d’Ungheria
• I fiori sono particolarmente melliferi

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Sambuco La farmacia degli dei
Quando il giardinaggio non era ancora un hobby, la tendenza comune era quella di coltivare per lo più specie di notevole utilità economica. I filari dei campi erano piantumati con pioppi, necessari a fornire pali e legname da opera, oppure platini e robinie per la produzione di legna da ardere. Attorno alle abitazione di campagna esistevano piante da frutto, qualche aromatica e l’orto, indispensabile a fornire ortaggi per gli usi domestici e immancabile, almeno in passato, era una pianta di sambuco. I bambini lo usavano per ricavare cerbottane e fischietti, gli adulti invece per tingere con la corteccia stoffe di nero, di verde con le foglie, per il blu si utilizzavano i fiori ed infine le bacche per il caratteristico viola. Inoltre dai rami lunghi, flessibili e cavi, tagliati durante l’inverno e dopo una breve stagionatura, si ottenevano dei leggeri manici di forconi e pale. I tirolesi lo chiamavano “farmacia degli dei” in quando dai germogli si ricava un decotto per curare le nevralgie, con impacchi di foglie si curavano malattie della pelle, dai fiori si otteneva un tè depurativo e dalle bacche uno sciroppo utile per infiammazioni bronchiali: una vera miniera di utilità. Presso le popolazioni germaniche “l’albero di Holda”, come veniva chiamato, era talmente rispettato tanto che, passando, al suo cospetto i contadini si toglievano il cappello. I Celti in virtù dei frutti che si conservano fino alla fine dell’anno hanno identificato con quest’albero il tredicesimo mese lunare che si conclude proprio nei giorni del solstizio d’inverno.
Tante altre leggende possono essere citate a testimonianza di un interesse della popolazione rilevante per una pianta da cui l’uomo ne trae notevoli benefici.
Originario del Caucaso è diffuso in tutta Italia visto la buona adattabilità ai diversi ambienti. E’ possibile trovarlo lungo le sponde dei fiumi e radure, in prossimità di case e cascine abbandonate, con preferenza per le zone in cui vi è una buona fertilità del suolo e in particolare di azoto. La buona diffusione è determinata dalla notevole capacità pollonifera che la pianta possiede e per questo generalmente è difficile trovarlo sotto forma arborea ma più facilmente in forma arbustiva con ampia chioma tondeggiante.
Alto al massimo 7-8 metri, presenta una corteccia grigio brunastra e al suo interno i rami presentano un midollo spugnoso molto sviluppato. Le foglie caduche possiedono 5-7 foglioline con apice acuminato e margine dentato. I fiori ermafroditi, cioè che possiedono sia la parte maschile (stami) che quella femminile (pistilli) sono molto piccoli, possiedono un calice ridottissimo e sono riuniti in ombrelle molto grandi che possono raggiungere facilmente i 20 cm. Accanto al Sambucus nigra è presente anche il sambuco rosso o racemoso diffuso principalmente in boschi di collina e montano inferiori ai 1.000 metri consociato a frassini, olmi, aceri, sorbi e noccioli.

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Skimmia

Bellezze con bacche di fuoco
La Skimmia reevesiam, in novembre eletta a “Pianta del Mese” e in vendita presso i maggiori garden italiani, è una pianta arbustiva a foglia persistente. Questa specie di Skimmia, dal portamento basso, non supera un’altezza di 80 centimetri ed ha un alto valore ornamentale in tutte le stagioni. Già in autunno appaiono i boccioli rosso cupo, che sbocciano all’inizio della primavera, quando la pianta si veste interamente di piccoli fiori bianchi, lievemente profumati, raccolti in pannocchie terminali. In settembre-ottobre i fiori lasciano spazio a ricchi grappoli di splendide bacche cremisi, che durano per molte settimane. li loro colore acceso è messo in risalto dal verde cupo del fogliame, lanceolato, dal tipico profumo aromatico.
Alcune specie di Skimmia sono dioiche, vale a dire che vi sono piante con fiori maschili e altre con fiori femminili; per indurre la fruttificazione, è necessaria la vicinanza di individui femminili e maschili. La S. reevesiana è l’unica specie monoica, cioè porta sia fiori maschili sia femminili, è dunque autofertile e basta acquistare una sola pianta per avere una profusione di bacche tutti gli anni. La Skimmia reevesiana è particolarmente versatile, adatta per la coltivazione in giardino, solitaria o in gruppi, la formazione di bordure, nei giardini d’erica, e in vasi e fioriere sul terrazzo e balcone. La pianta di questo mese, grazie alla lunga durata e alla facile manutenzione, è ottima anche per il cimitero e può addirittura trascorrere alcune settimane negli interni, soprattutto a Natale le sue bacche rosse e foglie verdi si inseriscono bene nell’addobbo festivo della casa. 1 rami, largamente usati nell’arte floreale, si possono recidere con facilità e rappresentano un valido complemento di mazzi misti. Specialmente la varietà ‘Ruby King’, che presenta lunghi steli con boccioli rosso cupo, si presta bene a questo tipo d’utilizzo.
La Skimmia, indigena nell’Asia orientale, fu importata in Europa nella metà dell’Ottocento. Considerati l’habitat naturale e la crescita lenta, questo arbusto è ideale per la coltivazione nelle zone umide e ombreggiate del giardino. Vuole un suolo ricco di sostanze organiche e assolutamente poco calcareo. Foglie ingiallite indicano un grado di pH troppo basso; occorre intervenire con l’ampliamento della buca d’impianto e l’aggiunta di torba attorno all’apparato radicale. La terra deve, inoltre, avere buone capacità di drenaggio e d’assorbimento dell’acqua; un eccesso d’acqua può provocare scottature sul fogliame e la clorosi, vale a dire la perdita progressiva del colore.
Pur resistendo al freddo invernale, la Skimmia reevesiana non tollera le gelate e, nelle regioni a clima rigido, deve svernare in un ambiente riparato dal gelo, dal pieno sole e dal vento, che causano facilmente la disidratazione e danni alle foglie. In queste regioni è più indicata la Skimmia japonica, che è una specie dioica e ci vuole quindi la vicinanza d’individui maschili e femminili, per favorire la fruttificazione.
La Skimmia reevesiana non è l’unica pianta con cui colorare il giardino e il terrazzo nei mesi invernali. Per ottenere una composizione multicolore, la possiamo ad esempio abbinare a suo “fratello” Skimmia japonica ‘Fructo Alba’, che produce bacche bianche. Tra le molte altre specie con fiori o frutti invernali sono particolarmente valide la Sarcococca confusa, con fogliame lanceolato verde brillante e piccoli fiori bianchi e profumati, e la Gaultheria mucronata, a foglia verde cupo lucente e bacche di colore cremisi, che si scurisce durante la maturazione diventando porpora cupo. La cultivar ‘Winter Time’ di quest’ultima specie porta bacche bianche ed è ottima da combinare ad altri arbusti.

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