Mag

16

By Il Potatore

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Il rosario in giardino

Piacevoli usanze che piano piano tendono, ahimè, a scomparire ma di cui se ne avverte la enorme necessità. Una occasione di incontro religioso che oltre a nutrire l’anima, senza peccare , può anche nutrire la vanità del padrone di casa.  Ecco cosa fare per non farsi trovare impreparati in tali eventi.  Sfalciare il prato  tre quattro giorni precedenti all’evento in modo da trovare il prato perfettamente verde, nel mese precedente riempire ciotole e vasi di fiori in modo di avere punti di colori  piacevoli e rilassanti,  verificare lo stato sanitario delle specie presenti in giardino in modo da non avere sorprese  nei giorni precedenti con attacchi massicci di  afidi o altre malattia. Ad esempio, la bolla del pesco, lascia il fogliame con vistose macchie necrotiche fortemente impattante alla visuale.  L’occasione di ricevere in giardino un gruppo di  visitatori sarà lo stimolo a curare anche quei particolari che generalmente vengono tralasciati o rimandati ma che una volta eseguiti danno al giardino un aspetto gradevole e curato. Nella foto un’altro pregevole esempio di composizione fatta con spighe verdi di orzo e rose  sia tea che rosse.

 

Mag

14

By Il Potatore

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Composizioni…in casa

Ecco un idea di arredo verde e con poca spesa. Poche rose raccolte in giardino rosse, rosa,  tea poco importa ma con una bella guarnizione di spighe di orzo che danno un tocco finale di stagionalità. Rivalutare e ricorre ad idee nuove e poco costose in casa, la rende più vivibile e al tempo stesso da quel senso di familiarità e calore che tendo a scomparire a casa per effetto della presenza di troppi elettrodomestici e computer.  Dopo il boom dei pomposi vasi di rose rosse (oggi costosissime) il ricorso a specie prataiole o erbacce spontanee come guarnizione con abbinamento di pochi fiori nei vasi di fiori recisi  tendono a rendere più allettante il trascorso in casa. Il verde è notorio  che calma e ha una funzione rilassante, specialmente in casa, e allora? Perché privarsene? Mi prometto di tornare sull’argomento con nuove idee ….

Apr

16

By Il Potatore

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Diserbo…con cautela

 

Il prato, appena sfalciato, con erba fitta e sottile, oppure cosparso di rugiada che contrasta con le aiuole fiorite può non essere un sogno ma una realtà se vengono meno le note stonate determinate dalle erbacce che puntualmente rovinano il cotico erboso con il loro sviluppo irregolare e poco gradevole alla vista. In effetti le erbacce o erbe infestanti non sono altro che essenze cresciute in un luogo sbagliato e che in altro ambiente sicuramente avrebbero avuto migliore trattamento. Infatti dente di leone, ortica o gramigna alcune delle infestanti più comuni sono anche delle eccelse piante da erboristeria ma nel prato sono uno dei tanti grattacapi dell’aspirante giardiniere. Le infestanti generalmente vengono divise in due gruppi: al primo fanno parte le annuali e le biennali che generalmente si riproducono per seme mentre al secondo gruppo appartengono le perenni che hanno il loro punto di forza nelle radici di tipo fittonante o rizomatoso. Il primo gruppo da indubbiamente meno problemi per il loro controllo in quando la loro capacità infestante viene velocemente e semplicemente ridotta eseguendo tagli ravvicinati e costanti. Un prato sfalciato mediamente ogni due settimane in condizioni di umidità ottimali e con altezza di taglio non superiore ai 15 mm impedisce che parte delle infestanti spontanee vada in fiore e si riproduca disseminando così il proprio seme; il taglio continuo, inoltre, indebolisce velocemente questo primo gruppo di piante generalmente a foglia larga, e nell’arco dell’anno il numero di piantine infestanti per metro quadro risulta irrisorio e del tutto irrilevante. Diverso è il problema per piante del tipo perenni che possiedono radici fittonanti capaci di immagazzinare notevoli quantità di sostanze di riserva come il dente di leone (Taraxacum officinale) e il romice (Rumex acetosa) oppure di possedere radici rizomatose che se spezzate in segmenti hanno la possibilità di dar vita ad altrettanti piante come la gramigna o ancora come la perniciosa acetosella che produce diversi bulbi minuscoli e abilmente mimetizzati di difficile estirpazione. In questi casi l’estirpazione manuale è il sistema di intervento più diretto utilizzando un coltello a lama lunga o delle apposite zappe che recideranno quanto più in basso possibile la radice asportando le parti tagliate. Anche in questo caso, però, solo la costanza degli interventi darà risultanti certi. Solo con la gramigna ciò potrebbe non bastare e bisognerebbe ricorrere ad un trattamento selettivo con un erbicida sistemico. La presenza di infestanti in ogni caso evidenzia che i lavori preparatori della semina del prato sono stati frettolosi e poco incisivi; infatti la preparazione accurata e le ripetute lavorazioni con un diserbo iniziale o il ricorso alla solarizzazione sono le basi per avere “l’erba più verde del vicino”.

Feb

19

By Il Potatore

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La tecnica di base della potatura

C’è chi sostiene che le piante cessano momentaneamente le funzioni vitali quando si avvicina qualcuno che può arrecare loro del danno e se la teoria è esatta di qui a pochi giorni vi saranno numerosi arresti cardiaci” : e in arrivo il periodo delle potatura, che talvolta si può trasformare nella stagione dei massacri. Motivo per attenersi ad un vademecum affinché vengono evitati certi eccessi che hanno caratterizzato gli anni passati e per i quali hanno fatto le spese splendidi e maestosi esemplare non solo dei viali cittadini, per alcuni versi giustificabile ma soprattutto nei giardini e i parchi. La regola fondamentale è ricordare che migliora potatura e quella che non si vede l’abilità del portatore deve essere misurata non dai vistosi è numerosi tagli effettuati ma al contrario da un maggior numero di interventi di ridotta entità che i ritardi sbilanciare eccessivamente il rapporto tra parte aerea è parte radicale. In questo ultimo caso la professionalità richiederà un maggiore numero di ore ma longevità e la funzionalità della pianta abbondantemente nel tempo perduto. I tagli devono essere effettuati di netto e senza slabbrature di corteccia in modo che anche l’acqua piovana non ristagni sulla ferita è la stessa pianta le è possa rimarginare con facilità. L’utilizzo di mastici, pece o qualsiasi altro preparato commerciale non riparerà il danno effettuato da un taglio disarticolato che non ha rispettato la zona del collare in quanto troppo filo con un tronco o al contrario di allacciato un inutile moncherino. A tal proposito sarà utile ricercare su un qualsiasi testo di giardinaggio come effettuare il cosiddetto taglio di ritorno su un ramo, e in modo che lo stesso mantenga la capacità di ripresa nonostante venga notevolmente accorciato. Prima di procedere ai vari tagli consiglio migliore è quello di valutare attentamente il rigoglio vegetativo della pianta in oggetto. Una eccessiva presenza di rami vigorosi non è segno di buona salute anzi vuol dire che la pianta è stata potata drasticamente e pertanto non va fatto stesso errore. Al contrario uno sviluppo stentato è poco rigoglioso sta ad indicare una scarsa capacità di assorbimento radicale che deve essere compensato con una riduzione molto più energica della chioma. Una volta stabilito se potare poco al contrario molto è beni iniziale sembra dalle parti interne più basse a quelle più è alto togliendo i inizialmente, specialmente se trattasi di pianta giovane, tutte le forcelle che, notoriamente, alla crescita, che tendono a diventare una è zona di debolezza e di improvvisi crolli. Il resto presuppone una minima conoscenza delle gemme a fiore e viceversa delle gemme adibiti alla produzione di getti a foglie. Vanno portate tutte le piante da frutto come pere e pesche per le quali è meglio portarle anche male piuttosto che non farlo affatto; richiedono interventi minori o quantomeno meno costanti susini, albicocche e kaki Per i quali è meglio, al contrario delle precedenti, non parla affatto piuttosto che portarli male.

Nov

21

By Il Potatore

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Il prato più …bello

Il periodo autunnale è uno dei migliori, per via delle temperature decisamente miti, per il rifacimento o la creazione dei nuovi prati. L’erba fitta e perfettamente sfalciata, carica di rugiada contrasta piacevolmente con bordure e aiuole fiorite, inoltre un prato folto e rigoglioso determina in misura rilevante la bellezza di ogni angolo verde piccolo o grande che sia. Realmente non esiste un modo per finire velocemente un prato che duri nel tempo ma occorrono una serie di cure continue che tengano conto delle caratteristiche climatiche e pedologiche che come tutti sanno variano di località in località e talvolta anche nello spazio di alcuni metri. Pertanto la scelta delle specie da utilizzare diventa molto importante in modo da non avere nel prato una unica specie quando è invece necessario avere più specie con foglie aghiformi o sottili e arrotolate che sono capaci di produrre le distese erbose più belle. In linea generale le migliori miscele vengono composte di un miscuglio dei seguenti tipi: 20% di Agrostis tenuis, 40% di Festuca rubra rubra e 40% Festuca rubra commutata.
L’agrostide ha un tipo di crescita a rizomi e stoloni, la festuca rossa rampicante si accresce per rizomi e infine la festuca da foraggio ha un accrescimento a ciuffi e insieme tendono ad infittire notevolmente il cotico erboso limitando allo stesso tempo lo sviluppo di altre specie erbacee che creerebbero “disturbo visivo”. Questo miscuglio è adatto a terreni di medio impasto con buona fertilità e ben drenati, in pratica è adatto ad un buon terreno da prato e pertanto in caso di terreni con diversa natura chimica, fisica e biologica il miscuglio va rivisto. In terreni argillosi, ad esempio e consigliabile invece formare un miscuglio con Agrostis tenuis o agrostide comune, Festuca, Poa e Lolium (logliarella) mentre per zone d’ombra occorre miscelare Festuca tenuifolia (festuca per ovini a foglia sottile), Poa trivialis e memoraralis e lolium perenne. Una volta scelte le specie di erba più adatta, per creare il prato possono essere adottati due modi : istallare le zolle di erba già preparate o seminare direttamente. Nel primo caso, decisamente più costoso, per avere più possibilità di successo occorre che le zolle erbose scelte per il tappezzamento del prato abbiano uno strato coltivabile sottostante non inferiore ai 10 cm e preferibilmente intorno ai 15 cm. Per il resto nella preparazione del terreno per entrambe le soluzioni vanno adottati gli stessi accorgimenti che prevedono la rimozione iniziale di erbacce, sassi e di eventuali detriti di costruzione. Successivamente va effettuata una profonda vangatura nella quale va inglobato del concime organico e infine dopo una-due settimane di riposo occorrono una serie di lavorazioni superficiali tese a sminuzzare le zolle e rendere soffice il substrato. Spargere un ottimo fertilizzante bilanciato specifico attenendosi alle dosi consigliate che corrispondono all’incirca a 100-150 grammi per metro quadro e dopo alcuni giorni procedere alla semina o alla deposizione delle zolle. L’irrigazione delle prime due settimane è sicuramente il viatico migliore per il successo  dell’impresa: irrigazioni leggere , a nebbia, in modo che il substrato rimanga umido nei primi 4/5 giorni e poi sempre meno frequentemente visto che le giornate ” corte” e le basse temperature mantengono l’umidità del suolo.

Nov

12

By Il Potatore

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Novembre..

 

Qualche giornata ancora serena e tiepida non deve trarre in inganno: la stagione autunnale è ormai in pieno sviluppo e il freddo è alle porte. E’ tempo, quindi, di preparare il giardino alla brutta stagione proteggendo le specie più delicate e mettendo nelle migliori condizioni le altre per affrontare il gelo ormai prossimo. Le foglie cadute, ad esempio, possono essere utilizzate per formare uno strato pacciamante a protezione delle specie da bordura perenni. Per le rose e il giardino roccioso uno strato di circa 10 cm di foglie miste a aghi di pino o altro materiale organico come trucioli o segatura sono l’ideale per proteggere queste specie dal freddo, con l’ulteriore vantaggio che decomponendosi si integrerà lentamente nel terreno arricchendolo di sostanza organica. Ciò non toglie di poter utilizzare, a preferenza, la classica scorza di pino che garantisce le stesse condizioni di protezione è ha il vantaggio di risultare esteticamente più apprezzabile. Uno strato di pacciamatura è preferibile utilizzarlo anche alla base di alberi ed arbusti messi a dimora da poco o nell’anno precedente in modo da proteggere l’apparato radicale. Anche il prato necessità di appropriati interventi visto che l’abbassamento termico sia dell’aria che del terreno diviene fattore limitante per la crescita del tappeto erboso. In particolare, se si considera che le specie microterme vegetano a temperature ottimali intorno ai 18°C si può intuire come in questo periodo la crescita risulta stentata. Pertanto gli interventi, in questo periodo, vanno indirizzati alla protezione e alla conservazione del tappeto erboso piuttosto che per stimolarne lo sviluppo. A questo riguardo risulta utile distribuire, ad inizio Novembre, una miscela composta dal 60% di sabbia silicea e il 40% di torba scura ben decomposta e a grana fine. La dose da utilizzare è pari a circa 300 litri di miscela per 100 metri quadri di prato al fine di ottenere uno spessore di circa 3 mm. Lo strato di terriccio così deposto proteggerà la parte più delicata dell’erba garantendo una certa resistenza alle basse temperature. Sempre allo scopo di proteggere il tappeto erboso tutti gli interventi vanno effettuati nelle ore centrali della giornata e con terreno asciutto inoltre, durante la fase di riposo vegetativo, vanno sospesi tutti gli interventi meccanici come il taglio o l’arieggiamento. Novembre e dicembre sono considerati mesi ad alta incidenza di malattie fungine determinate sia dalle basse temperature che dall’elevato tenore di umidità del terreno e dell’aria. Poe, loietti, festuche e agrostidi generalmente sono tra le essenze più utilizzate nella costituzione dei prati e risultano molto sensibili all’attacco di alcuni funghi del genere Microdochium. Allo scopo di prevenire l’insorgenza di questo tipo di malattie occorre sospendere le concimazioni entro la fine di ottobre e in caso di attacco intervenire con zolfo puro polverulento o in grani in misura di due Kg. per 100 metri di prato.

 

Ago

5

By Il Potatore

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Il giardino non va mai in vacanza

Il lavoro di coltivare con cura le piante in vaso in balcone e in terrazza oppure sfalciare, potare, innaffiare il giardino, dopo un anno di continuo lavoro, può essere compromesso dalle vacanze. Nessuno vuole mettere in discussione che le vacanze siano sacre e quanto meno auspicabili ma come fare a non vanificare il lavoro svolto senza rinunciare ad esse è sicuramente il problema di molti. I rimedi sono diversi come diversa è la casistica. Chi scagliona a gruppi di pochi giorni le proprie ferie riesce a tamponare senza grossi problemi le cure che nel frattempo diventano necessarie nell’orto nel giardino. Lasciare le chiavi di casa al vicini o a parenti ed amici con la promessa “solo dieci giorni” può risultare una valida soluzione. Ma chiedere “solo per un mese” di solito scoraggia anche i più ben disposti. In entrambi i casi c’è sempre il rischio che la persona preposta per una eccessiva solerzia tende ad innaffiare eccessivamente le piante lasciando possibilmente troppa acqua nel sottovaso provocando l’ingiallimento del fogliame che con molta cura si era riusciti a rendere verde e rigoglioso. Poca acqua al contrario provoca una mancanza di turgore che compromette la fioritura e nei casi estremi la morte del bonsai, regalo di molti anni addietro. Porsi questi problemi diventa fondamentale per evitare brutte sorprese al ritorno ma scoraggiarsi e rinunciare alle vacanze non è sicuramente il caso. Organizzare il lavoro alla persona preposta con delle valide indicazioni risulta in questi casi il sistema migliore utilizzando possibilmente un promemoria con la quantità e la cadenza per ogni specie apponendo, se è il caso, delle targhette per ogni pianta con il nome e le indicazioni. Si è dato per scontato che non esistono difficoltà a reperire la persona adatta tra i famigliari ma nel caso non fosse possibile, perché non valutare l’ipotesi di affidare con molta fiducia la responsabilità a qualche volenteroso alunno che finito proficuamente l’anno scolastico è alla ricerca di qualche soldo per arrotondare la paghetta dei genitori? E se poi studia in un Istituto agrario, meglio, continuerà il tirocinio mettendo in pratica quanto fino a questo momento ha studiato. Se neanche questa soluzione per motivi diversi risulta praticabile, allora bisogna ricorrere senza indugio all’utilizzo di un valido sistema di irrigazione computerizzato. Diversi sono i sistemi in vendita presso i negozi di giardinaggio, essi sono composti da una centralina programmabile con diverse uscite di acqua di irrigazione quattro-sei generalmente ai quali vanno inserite i tubi che collegano alle zone da bagnare. La centralina, con funzionamento a pile può essere programmata per irrigare con intervalli che vanno da uno a trenta giorni e con tempi indipendenti per ogni uscita da 1 minuto a 24 ore. Esistono nei sistemi più complessi anche dei sensori di pioggia che riescono ad interrompere il flusso d’acqua in caso di precipitazioni e ripristinarlo dopo l’evaporazione. Il rivenditore di fiducia può consigliare nella scelta e per tutti buone vacanze.

Mag

12

By Il Potatore

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Riciclare è …bello

 

Il futuro del Pianeta Terra è la vita dell’uomo su di essa è strettamente legata alla disponibilità di acqua potabile. Molte aree del Mondo hanno popolazioni che hanno poco accesso a fonti di questo tipo e molte ” guerre” tra cui quella israelo/siriana ha alla base l’approviggionamento idrico proveniente dalle alture del Golan. In Europa la sprecriamo in  grande quantità e ogni giorno tra lavaggio di macchine e scarichi di sciacquoni del water ” buttiamo” nella fogna preziosa risorsa. In futuro il suo costo lieviterà enormemente e già oggi in molte regioni di Italia le lamentele sul costo dell’acqua potabile sono sempre più  diffuse al pari della poca disponibilità che si ha  in molte aree del nostro Paese. La contraddizione e che, dove c’è penuria di acqua forse se ne spreca maggiormente  di dove si ha una buona disponibilità e purtroppo spesso l’agricoltura e altre attività umane ne fanno uno spreco insostenibile. Al di là dei proclami cosa fare?

 

 

 

 

Autogrill Villoresi est a nord di Milano loro hanno già cominciato a risparmiare e voi cosa aspettate?

Apr

4

By Il Potatore

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Il trionfo delle aiuole!

Nessun giardino è completo senza aiuole che, opportunamente predisposte, diano fioriture in tutto l’anno anche se queste il più delle volte sono concentrate in due stagioni: la primavera e l’estate. Mentre in primavera si richiede che le piante da aiuola diano sfoggio di colori che faccia dimenticare il grigiore invernale, alle aiuole estive va dato il compito di riempire gli spazi vuoti che si vengono a creare tra gli alberi, arbusti e vialetti oppure di riempire quegli angoli adiacenti alle abitazioni e che richiedono una macchia di colore, uno sfondo, un punto di attrazione focale. La maggior parte delle essenze utilizzate sono generalmente piante annuali. Amaranthus, bocche di leone, begonie, cinerarie, dalie, tagete sono sicuramente tra le piante annuali più usate durante il periodo estivo mentre, tra le biennali, vi sono le margherite e le campanule, e alcune varietà di papavero. Per approntare al meglio una aiuola non è necessario un grande senso artistico ma occorre sensibilità e fantasia accompagnate da una precisa progettazione. Basta misurare con accuratezza lo spazio disponibile da adibire alla piantumazione facendo via via uno schizzo delle piante che si vogliono utilizzare e assegnando loro sulla carta lo stesso numero per le piante della stessa specie evitando così di scrivere il nome che invece sarà riportato in una legenda in fondo al disegno accanto ai numeri corrispondenti. Così facendo si ha una esatta idea del numero di piante che occorrono per ogni specie e si ha un quadro molto reale sul risultato finale della composizione. Due possono essere i criteri che si possono utilizzare per una congeniale sistemazione: il primo tiene conto di una forma scalare tra le varie specie che vanno poste partendo dalle più alte, dietro, in prossimità del perimetro esterno e gradatamente quelle più basse, davanti, in moda da avere un senso di prospettiva. Il secondo criterio pone l’aiuola al centro di un tappeto erboso utilizzando piante con la stessa altezza alle quali può essere data una forma geometrica. Ciò non toglie che , anche in questo caso, può essere utilizzata una prospettiva a scalare anche se diventa più difficoltosa la razionale distribuzione in quanto le prospettive diventeranno più di una. In ultimo è necessario ricordare che le piante biennali debbono essere estirpate dopo la fioritura mentre le bulbose dovranno essere dissotterrate per essere reimpiantate in autunno in una aiuola diversa.

Mar

8

By Il Potatore

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Composizioni

 

Piante d’interni con forme diverse.
Si tratta di scegliere fra la collocazione di un esemplare singolo o di un gruppo costituito da essenze diverse ma comuni esigenze idriche nutrizionali. In entrambi i casi si possono ottenere i risultati eccellenti. Una composizione di piante fatte con specie diverse può essere una soluzione per concentrare in un unico vaso piante di diversa bellezza ma con caratteristiche pedologiche, idriche e nutrizionali simili ma può anche essere una valida soluzione per una idea regalo, insolita e fatte in casa. Per la realizzazione bisogna inizialmente scegliere il vaso adatto che tenere conto della profondità dell’apparato radicale delle vari radici, del numero di piante da sistemare e dell’ambiente in cui andrà collocato. Ovviamente, rispetto al primo caso, se trattasi principalmente dei piante grasse e la profondità del vaso non deve essere eccessiva visto lo sviluppo contenuto che caratterizza questo tipo di piante e la capacità di vegetare anche in condizioni estreme o in spazi contenuti. Per questo caso sono da preferire le ciotole in terracotta optando eventualmente per quelle colorata o smaltate secondo i gusti, poco profonde e con diametro di 30-35 cm. Si utilizzeranno via via vasi sempre più profondi se le caratteristiche dell’apparato radicale o lo sviluppo finale delle varie piante lo richiedono. Una composizione di sicuro effetto può risultare dall’associazione di guzmania, croton, Spatifillo e Chamadorea al quale possano essere aggiunte piante e fioritura stagionale come calceolaria o narciso. Per procedere alla preparazione bisogna svasare tutte le piante occorrenti e sistemarle su un tavolo da lavoro dove viene sistemato a portata di mano del terriccio già inumidito e una paletta di  giardinaggio. Sul fondo del vaso va sempre sistemata una manciata di argilla espansa o altro che abbia la funzione di drenare l’acqua in eccesso, quindi uno strato di terriccio. Si passa poi alla collocazione delle piante partendo da quelle più grandi come nel caso della Chamadorea e dello Spatifillo per poi passare in successione alle altre bloccandole al fondo con una manciata di terriccio. Una svolta che sono state tutte sistemate si può passare a riempimento degli spazi tra piante di modo che il vaso sia riempito di terriccio 1-2 cm sotto il bordo, dopo una abbordante annaffiatura e infine si  rabboccano eventuali zone rimaste vuote o non compresse sufficientemente bene. Le piantine vanno sistemate in modo armonioso e la composizione nell’insieme deve risultare molto fitta di piante riempiendo dove si rende necessario i piccoli spazi rimasti come piante stagionali che una volta si fiorite e vanno eliminati sostituite con altre. È conveniente tenere al riparo della luce diretta del sole per i primi 4-5 giorni e somministrare concime dopo 15-20. Un foglio di cellophane trasparente, un fiocchetto colorato  accompagnato un biglietto trasforma il tutto in un regalo “verde” sempre gradito alla persona che riceve.