Dic

4

By Il Potatore

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Conosciamo il favino…


Il favino è una leguminose appartenente alla tribù delle Vicieae. Appartiene alla varietà minor, si distingue dalle altre varietà in base alla dimensione dei semi; quelli del favino sono rotondeggianti e relativamente piccoli (1.000 semi pesano meno di 700g) e si impiegano per seminare erbai e sovesci e anche come concentrati nell’alimentazione del bestiame.Il favino è una pianta annuale, a rapido sviluppo, a portamento eretto, glabra, di colore grigio-verde, a sviluppo indeterminato. La radice è fittonante, ricca di tubercoli voluminosi. Gli steli eretti, fistolosi, quadrangolari, alti fino a 1,50 m (media 0,80-1,00) non sono ramificati, ma talora si può avere un limitatissimo accestimento con steli secondari sorgenti alla base di quello principale.Le foglie sono alterne, paripennate, composte da due o tre paia di foglioline sessili ellittiche intere, con la fogliolina terminale trasformata in un’appendice poco appariscente ma riconducibile al cirro che caratterizza le foglie delle Vicieae. I fiori si formano in numero da 1 a 6 su un breve racemo che nasce all’ascella delle foglie mediane e superiori dello stelo. I fiori sono quasi sessili, piuttosto appariscenti (lunghezza 25 mm), la corolla ha petali bianchi e talora violacei e, quasi sempre, con caratteristica macchia scura sulle ali. L’ovario è pubescente, allungato e termina con uno stigma a capocchia, esso contiene da 2 a 10 ovuli.Nel favino la fecondazione può essere allogama, con impollinazione incrociata operata da imenotteri (api e bombi), o autogama. L’ovario fecondato si sviluppa in un baccello allungato, verde allo stato immaturo, bruno quando maturo e secco, esso contiene da 2 a 10 semi.Uno degli usi più frequenti del favino è quello come coltura da sovescio, in questo caso il favino va seminato a inizio autunno, così che abbia raggiunto un buono sviluppo prima dei freddi invernali, e poi in primavera quando si trova in fioritura la coltura viene arata in modo che tutta la parte verde sia interrata. Così facendo  si arricchisce il terreno di sostanza organica che sarà facilmente degradata in quanto il terreno dove si trovava il favino è ricco in azoto grazie all’azoto fissazione dei batteri simbionti delle radici e quindi i microrganismi troveranno un substrato ideale sul quale moltiplicarsi e in seguito degradare la sostanza organica. Inoltre, con questa tecnica, si arricchisce di molto il contenuto in acqua del terreno che sarà ceduta lentamente e quindi si eviteranno stress idrici alle colture che seguiranno. Nonostante una parte di azoto venga usato dai microrganismi nel terreno ne rimane una buona quantità, per questo si deve evitare di fare il sovescio di leguminose per vari anni sullo stesso appezzamento soprattutto se ci sono colture arboree perché la forte presenza di azoto promuove un’anticipata ripresa vegetativa correndo quindi maggiori rischi di gelate tardive.Altro uso che negli ultimi anni sta prendendo campo è quello di usare il favino come coltura rinettante, questo tipo di coltivazione ha due scopi principali, uno è quello di evitare l’erosione del terreno durante le piogge autunnali e invernali, soprattutto in terreni collinari che altrimenti rimarrebbero scoperti per tutto il periodo invernale, e altra importante funzione è quella di evitare lo sviluppo di infestanti così quando si arriva a coltivare la coltura principale abbiamo un terreno completamente sgombro da infestanti. Questo perché questo tipo di colture sono seminate in maniera molto fitta e hanno un rapido sviluppo e soffocano tutte le altre essenze, poi, quando sono sviluppate, non fanno passare la luce e quindi le infestanti non possono germogliare.Quella che doveva essere la vocazione principale della coltivazione del favino e cioè la produzione di granella per alimentazione del bestiame negli ultimi decenni era andata scomparendo, soppiantata dalla soia,  preferita in quanto ha un altissimo contenuto in proteina.Per l’alimentazione del bestiame si usano le farine d’estrazione o i panelli, cioè soia a cui è stato estratto l’olio e nella quale la percentuale proteica è concentrata raggiungendo valori del 46%, il favino invece ha un titolo in proteine del 20-21% e quindi il confronto non era proponibile, basta meno della metà di soia rispetto al favino per coprire i fabbisogni di un animale. Ma negli ultimi anni si è riscoperto perché la soia è in gran parte OGM e quindi tutti gli allevamenti biologici non la possono utilizzare per alimentare il proprio bestiame e quindi sono ritornati ad usare o il pisello proteico o il favino che non hanno subito nessun tipo di modificazione genetica.Una delle varietà che è più usata in tutto il centro Italia è la “Vesuvio” che si adatta molto bene anche a terreni pesanti, e non richiede irrigazione. Le aziende biologiche sono le più interessate all’utilizzo del favino per i vari motivi visti primi, anche l’uso come coltura rinettante e da sovescio è molto importante in quanto nelle aziende biologiche non si possono usare diserbanti e quindi arrivare alla semina avendo un terreno sgombro da infestanti non è cosa da poco conto, come pure il controllo dell’erosione che dovrebbe interessare tutte le aziende ma maggiormente quelle che non possono fare un largo uso di concimi chimici e quindi perdere la parte superficiale del terreno che è quella più fertile diventa una grave perdita

Lug

31

By potatore

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Alimenti per il bestiame: l’avena

 

Classe: Monocotyledones             
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae
Genere: Avena
Specie: sativa L.

Su scala mondiale vengono prodotte circa 20 milioni di tonnellate di granella da una superficie in continua diminuzione di circa 10 milioni di ha. In Italia è soprattutto diffusa nelle regioni meridionali. La diminuzione dell’avena è causata da: la diminuzione degli allevamenti equini, alla minor produttività dell’avena in UF rispetto all’orzo ed ai limiti d’impiego dell’avena nei mangimi bilanciati.

Generalità botaniche:

Il frutto è una cariosside vestita, oblunga, con solco longitudinale e peluria diffusa. Viene impiegata nell’alimentazione del bestiame. Il peso di 1000 semi si aggira tra i 20 e 45 g. Il peso ettolitrico è pari a circa 40-60 kg. Le rese variano da 2 a 5 t/ha. Possiede un valore nutritivo pari a 80-90 UF.

Modalità di stoccaggio:

La conservazione viene effettuata a temperatura ambiente, all’interno di silos refrigerati oppure, posizionata a terra all’interno di magazzini con scanalature nel pavimento per permettere un raffreddamento con l’ aria e mantenere inalterate le caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche. L’avena viene poi confezionata solitamente in sacchi da 25-40 kg.

Alimentazione:

Composizione chimica della cariosside
Umidità 10-12%
Carboidrati 56-58%
Proteina grezza 11-13%
Lipidi 4.2-4.6%
Fibra 12-12.8%
Ceneri 3.2-3.6%

L’avena è un cereale comunemente impiegato nell’alimentazione del cavallo, sia come costituente singolo della razione, sia in miscela con altri cereali, sia all’interno di mangimi industriali, dove spesso occupa un’alta percentuale. Viene somministrata dopo essere stata bagnata per limitare la polverosità e ammorbidire il seme. Viene anche utilizzata per l’alimentazione di ovini e suini; anche per i bovini destinati all’ingrasso ma solo in seguito a macinazione. Di maggiore appetibilità risulta il seme schiacciato, il fiocco d’avena, con un valore nutritivo di circa 115 UF ed una percentuale proteica maggiore. Un cavallo del peso di 4-5 q ha bisogno giornalmente di circa 4-5 Kg di avena da dividersi in due somministrazioni.L’avena contiene un’ elevata percentuale di carboidrati, proteine ed un buon contenuto di vitamina B, vitamina A e fosforo. Inoltre le glumette contengono una sostanza, l’avenina, che stimola il sistema neuromuscolare.

Per quanto riguarda le sue funzioni è importante sottolineare che:

– E’ utile per la forza (equini a uso sportivo)
– Fortifica i tendini (equini a uso sportivo)
– Arresta la diarrea
– Stimola la traspirazione
Questo cereale è considerato ottimo per le proprietà stimolanti del tono muscolare, ma un eccesso può provocare fenomeni di acidosi.

Mar

19

By potatore

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I butteri

Gen

16

By potatore

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"Bataille des reines"

La battaglia delle regine è una tipica manifestazione,valdostana, molto antica. Uno spaccato di vita contadina al ritorno dagli alpeggi nel duro lavoro estivo che porta alla produzione di formaggio e in particolare della famosa “Fontina”. Sono centinaia le bovine di razza Valdostana pezzata nera che si sfidano in eliminatorie dalla primavera all’autunno nelle tre categorie e infine, al ritorno dall’alpeggio, la finale: la terza domenica di ottobre all’arena di Croix Noire, alla periferia di Aosta. La finale richiama sul campo di combattimento migliaia di appassionati e è molto sentita tra gli allevatori. Un grande momento di festa per gli allevatori e in particolari per i vincitori che torneranno nel ricovero a fondovalle invernale al termine della lunga stagione sulle montagne. La sfida tra le bovine non è mai cruenta e al contrario della corrida il vincitore e il vinto ritornano nella stalla a…… produrre latte.

Mag

25

By potatore

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Da Mario..la carne è solo italiana.

 

 

Con piacere mi trovo a pranzare in una trattoria a Credaro in provincia di Bergamo, in prossimità del Lago d’Iseo: menù della Lunigiana.Chiedo spiegazioni allo Chef del perché di tale scelta e che tipo di carne utilizza.  “Solo bovini italiani appartenenti alla razza  Chianina, Romagnola e Piemontese,  sono toscano” è  la risposta pronta di chi della qualità ne ha fatto una questione di stile. La piacevole discussione  continua con l’elencazione dei vantaggi circa l’utilizzo della carne italiana e delle particolarità di gusto che questa ha: è molto magra, con poco grasso di marezzatura e da essa si ottengono  tagli di tutta qualità come  la “costata fiorentina” o il saporitissimo “carpaccio” della Piemontese.  Come dargli torto,  solo alla fine gli dico che sono insegnante e mi occupo di razze bovine e che “l’interrogazione”  è stata da dieci e lode:  buon appetito a tutti con i prodotti italiani!!!

Gen

17

By potatore

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Adotto un cagnolino!!!

Se  in  casa si decide di adottare un  cagnolino diversi sono  i  problemi iniziali che si vengono a creare,  ma  la conoscenza  di  alcune  norme  elementari e  la voglia  di sostenere   alcuni piccoli sacrifici, alla  lunga  verranno ripagati con tanto affetto e altrettanta fedeltà  dall’ani­male.  Resta  beninteso  che l’inserimento in  casa  di  un cagnolino  dal più piccolo al più grande comporta un certo stravolgimento,  non sempre positivo della vita  domestica.    Questo, almeno inizialmente, quando il cucciolo ancora  non avvezzo  ed  ben educato alla vita famigliare   tenderà  a sporcare un pò dovunque e sarà necessario tanta  pazienza e costanza per addestrarlo  a contenere  e saper  localizzare i  propri bisogni  durante  la passeggiata  al  parco.  E’ proprio questo il primo problema che si viene a presentare per  l’educazione dell’animale che inizialmente, se ancora piccolo  viene tollerato quando per eccessiva felicità  nei confronti  del padrone lascerà degli schizzi di  pipì  sul pavimento;  ma  chi  conosce bene gli animali  sa  che  per abituare  l’animale ai suoi bisogni necessita di  un  adde­stramento  di tre-quattro mesi e pertanto sarà conveniente da subito abituare l’animale a certe regole.  Inizialmente, quindi, sarà opportuno evitare che l’animale giri indisturbato per la casa rilegandolo possibilmente  in una stanza nella quale l’eventuale pulizia risulta semplice e  sbrigativa  e,  in caso di  uscita, sistemarlo  in uno scatolone  fino al ritorno. Una volta rientrati va  al  più presto portato fuori e una volta che l’animale fa la  pipì accarezzarlo ripetutamente  in modo da fargli capire che ha scelto il posto giusto per i suoi bisogni.  Utilizzare orari stabiliti molto ravvicinati per il primo periodo  risulteranno molto utili  all’animale  anche per abituarlo al guinzaglio  che verrà scherzosamente  mostrato al  cucciolo  sempre  prima di portarlo a spasso.   Se  la  notte poi l’animale tenderà a  guaire  nella sua cuccia niente di più sbagliato che intenerirsi  e  portarlo nella  stanza da letto: l’animale in questo  modo  prenderà una  abitudine  che  sicuramente rimarrà per  sempre.  Può risultare  utile, se l’animale guaisce e disturba il  sonno proprio e di eventuali vicini, collocare vicino all’animale un  indumento  dismesso  che impregnato  del  nostro  odore renderà  più sicuro e tranquillo il cucciolo e se  ciò  non risulta sufficiente una vecchia sveglia avvolta ad un indu­mento simulerà il battito del cuore della mamma. Relativa­mente alla alimentazione è importante limitare i pasti  del cucciolo  a due-tre nei primi mesi e due nei  successivi  e fino  ad un anno di vita evitando ogni leccornia a base  di dolci. Nei primi mesi di vita l’animale dovrà essere vacci­nato  presso  un centro veterinario e  nell’occasione  sarà opportuno effettuare una visita generale. Infine: sembra proprio che è il momento di dargli un nome!”

Set

26

By potatore

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Bastardino è meglio…

Vivere a contatto con gli animali è sicuramente un fattore del tutto naturale. Fin dalle epoche più remote l’uomo ha ricercato un rapporto stabile con gli animali tuttora molto forte per chi vive in campagna, ma sicuramente da riscoprire per chi vive in città. Diversi sono gli psicologi che consigliano quella che viene definita “zooterapia” o terapia dell’animale indifeso e piccolo di cui occuparsi atta ad allontanare depressioni, solitudine, stress. Cagno­lino, gattino, cardellino o altro non ha importanza perché il rapporto che si viene ad instaurare tra i due è di vero affetto e può dare conforto anche a chi si sente  solo o inutile e dà sicurezza anche ai più piccoli che vengono stimolati nella crescita e nei rapporti sociali. Le preoccupazioni che normalmente si affacciano quando si paventa l’idea di una “adozione” sono completamente supera­bili  e di poco conto in confronto ai  benefici che un cagnolino può dare all’armonia famigliare che trova con questo un nuovo motivo di aggregazione. Che, poi, il cagnolino non si trasformi in un Sansone come il noto personaggio delle vignette, che scava delle autentiche buche nel giardino per nascondersi i suoi ossi o che, al guinzaglio, trascina il suo padrone per interi isolati perché ha visto la sua cagnetta preferita; questo dipende dalle esatte conoscenze della specie che si vuole tenere in casa, dalla razza e, la “buona condotta”, dal tempo impie­gato dell’addestramento. Se cane o gatto si decide in famiglia possibilmente approfittando di una di quelle giornate grigie e fredde in cui la poca voglia di uscire forzatamente fa prospettare una serata altrettanto monotona. La discussione che scatu­risce dal maschio o femmina, Persiano o Siamese o ancora di razza o bastardino sarà il via ad un rapporto di  reciproco affetto e il nuovo arrivato sarà ancora più bello di quello sperato  anche in virtù della giovine età e niente  è più buffo di un cane o gatto che assomiglia  il più delle volte ad un batuffolo di lana. Nella scelta ovviamente va tenuto conto dello spazio a disposizione dell’animale  e anche per il  più piccolo degli appartamenti  vi è senza  dubbio  una soluzione che può risultare praticabile. Se si vive in appartamento e la scelta cade su un  cucciolo per motivi diversi sono da preferire  le taglie basse  tipo Yorkshire,  Barboncini  e Pechinesi mentre per  colore  che possiedono un giardino la scelta cadrà su Pastori Tedeschi e  Maremmani,  Alani, Collie. Se oltre  alla  compagnia  si preferisce una animale che sia anche capace  di  segnalare inopportuni visitatori vanno preferiti i Volpini nel  Primo caso mentre Mastini Napoletani, Doberman e Boxer terranno a debita distanza non solo l’ignaro postino. La scelta del cane sarà una compagnia indiscussa mentre se la  scelta  sul gatto bisogna sempre aspettare che lui sia disposto.

Giu

2

By potatore

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Cavallo ….o ronzino

posted da Fabiano

 

ginko

 

10 regole base per l’acquisto del primo cavallo

Questo articolo ovviamente è rivolto a chi volesse acquistare per la prima volta un cavallo, meraviglioso animale che sa dare emozioni e soddisfazioni anche ai neofiti. Indubbiamente, nel mondo dell’equitazione come in qualsiasi altro settore economico (definito tale per le somme circolanti), i venditori e i commercianti cercano sempre di approfittare al massimo dell’ inesperienza di chi fosse da poco entrato nel mondo del cavallo, a volte rifilando soggetti morfologicamente inadatti o addirittura pericolosi solo perché ‘belli’ e piaciuti subito all’ ignaro acquirente. Elenco di seguito alcune fondamentali regole per l’acquisto del primo cavallo da parte dei neo appassionati, ed in particolare 3 regole d’oro:
1- Farsi accompagnare da un amico esperto o meglio ancora da un veterinario, e ascoltare i loro pareri in quanto di sicuro hanno avuto già a che fare con situazioni del genere;
2- Mai, e sottolineo MAI comprare un cavallo solo perché ‘bello’ come mantello o portamento, in quanto un principiante non saprebbe gestire un cavallo difficile, o peggio spenderebbe un sacco di soldi in cure se acquistasse un cavallo non perfettamente sano;
3- Accordarsi con il venditore per un periodo di ‘prova’, per vedere se il cavallo ha buon carattere e conoscerlo meglio (ci si può accordare per lasciarlo sul posto o portarlo via dopo il versamento di una ‘cauzione’;
Altre regole non meno importanti sono:
4- Valutare attentamente il comportamento dell’animale sia in box che al prato;
5- Chiedere di farlo muovere alle 3 andature, sia facendolo girare in corda che montato (si può anche provarlo);
6- Far muovere l’ animale in ‘back’, ovvero in ‘retromarcia’, per evidenziare zoppie o difetti vari (anche di comportamento e/o obbedienza)
7- Controllare attentamente o far controllare a chi più esperto le gambe dell’animale, poiché come recita un famoso proverbio ‘non piede, non cavallo’;
8- Controllare o far controllare i denti, per verificare l’età approssimativa che a volte viene omessa;
9- Richiedere di visionare il libretto sanitario con le relative vaccinazioni e anche il libretto segnaletico (o in caso di cavalli con documenti di razza chiederne almeno una copia da consultare);
10- Tenere sempre a mente che molte volte l’età non influenza l’esuberanza o la generosità dei cavalli, che daranno sempre il massimo, fino alla morte se necessario, e ovviamente solo se si venisse a creare un buon rapporto con il padrone; lo dice pure un altro proverbio famoso ‘a cavaliere giovane si dà cavallo vecchio, a cavallo giovane si dà cavaliere vecchio’ (ovviamente si intende cavaliere esperto o meno).
Per concludere, posso solo augurare a voi che avrete la fortuna di acquistare un cavallo di avere e crearvi intorno amicizie oneste e sincere con persone affidabili, poiché nell’ equitazione la gente con la passione è veramente poca. Buon divertimento!

Feb

28

By potatore

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Convincimi a consumare carne italiana

marchigiano

ecco come hanno risposto gli alunni dell’Agrario:

Andrea – L’Italia effettua su tutti i propri prodotti, compreso la carne, accurate e minuziose analisi. Gli alimenti,con i quali si allevano gli animali, sono certificati e garantiti. L’Italia è al primo posto in Europa ( e forse al mondo) tra le nazioni con il più alto controllo sugli alimenti. Qualità, sicurezza, reperibilità, tasso di inquinamento, sono caratteristiche presenti nei protocolli italiani e ai quali va aggiunto il minor trasporto e quindi l’impatto sull’ambiente. Per questi ed altri motivi consiglio, prima di acquistare, di accertarsi che il prodotto sia di provenienza italiana.
Stefano – Io non consumo carne però, so per certo,  che in Italia vengono effettuati frequenti controlli con metodi molto rigorosi in tutte le fasi della filiera. Un elemento positivo è la tracciabilità della carne durante tutti i passaggi e l’indicazione chiara della provenienza  anche per il consumatore. Inoltre  la carne  italiana è stata selezionata da anni per essere scarsamente infiltrata di grasso e nervi.
Tommaso – l’Italia è un paese che si caratterizza per la buona cucina e per la qualità e la genuinità dei suoi prodotti. Le nostre carni sono le più controllate al mondo e le vacche sono allevate secondo rigidi criteri  mentre dal  punto di vista nutritivo le nostre carni presentano le caratteristiche più adatte per una sana ed equilibrata alimentazione.  I tagli delle carni  di razze italiane sono i più pregiati e rinomati e vengono tramandati da generazioni e ben si sposano con i piatti caratteristici delle diverse regioni italiane.

Feb

15

By potatore

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La bufala mediterranea italiana

bufal-ottimaÈ nella grande famiglia del tipo River che si inquadra la bufala allevata in Italia che fino a pochi anni fa era definita bufalo di tipo mediterraneo e che oggi è riconosciuta come razza Mediterranea Italiana. Tale traguardo è stato raggiunto grazie al lungo isolamento ed alla mancanza di incroci con bufale appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi diversi allevati in altri paesi del mondo. Fisiologicamente il bufalo differisce dal bovino perchè di diversa specie, numero diverso di cromosomi 48 anzichè 60 e tra loro infertili. Sono molto somiglianti e hanno lo stesso paia di coste (13) mentre nei bisonti e nei yack  è di 14 paia. Assenza di giogaia, la convessità frontale e la forma delle corna, per rimanere nel tecnico,  e curiosamente la sequenza degli anelli delle corna non indica l’età . Il pelo scarso  tanto che la cute, spessa e coriacea rimane spesso rimane nuda ed è più dotata di ghiandole sebacee da qui la necessità per questi animali di rotolarsi nel fango.  Piu intelligente del  bovino i visitatori di allevamenti bufalini avranno notato la curiosità di questi animali verso gli estranei. Stessa formula della tavola dentaria e ha la” bocca fatta a sei anni” in pratica ha la dentizione completa da adulto a questa età. I tori  hanno i testicoli aderenti al ventre e non pendenti e un minor dimorfismo sessuale al contrario dei tori dei bovini che denotato una spiccata mascolinità. La gravidanza è in media di 316 giorni di media, un mese in più dei bovini. I bufali, in Italia, vengono allevati per la produzione della ormai famosa e gustosissima mozzarella ma, poco mercato trova, probabilmente per scarse conoscenze, la commercializzazione e il consumo  della carne:  tenera e succulenta, vanta la metà del colesterolo e il doppio del ferro rispetto al manzo.  Ottimi motivi per valorizzare un prodotto italiano

Dic

5

By potatore

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Il cardellino nostrano…la mia passione

di Sebastiano Spinella

Da sempre il cardellino nostrano ha esercitato un grande fascino grazie al suo canto e al suo piumaggio colorato. Questo esemplare è originario dalla Svezia centrale ma oggi e’ diffuso in tutta l’Europa raggiungendo perfino l’Asia  e Africa. Il canto del cardellino nostrano è armonioso con una serie di suoni acuti che lo rendono senza ombra di dubbio l’uccello più amato al mondo,infatti voglio ricordare che questo esemplare è stato spesso oggetto di ispirazioni per molti poeti, scrittori e compositori ( Antonio Vivaldi) che hanno dedicato dipinti, poesie e canzoni. Il piumaggio è caratterizzato da colori vivaci, il maschio ha una mascherina rossa intensa che si distende dietro all’occhio, piume nasali neri (detti “baffi”), piccole copritrici nere con un po di marrone alle punte; la femmina invece si differenzia dal maschio perchè ha la mascherina rossa che non supera l’occhio, piume nasali grigie, copritrici piccole con tesa larga marrone. Il  cardellino si nutre oltre che di semi e frutti di vario tipo anche di insetti. Su rami e steli, alla raccolta del cibo, i cardellini dimostrano una grande abilità acrobatica ed è facile vederli appendersi anche a testa in giù. Questi uccelli si riproducono con maggior frequenza in voliera piuttosto che in gabbia. Le gabbie non dovrebbero essere di misura inferiore ai 90 cm. E’ molto importante infrascare i portanido sia interni che esterni  ad es. con le piante di agrumi o i rametti in plastica degli alberi di Natale; la cosa estremamente importante è che l’ambiente sia sempre luminoso e particolarmente asciutto, poichè con l’umidità lo sviluppo della coccidiosi diventa esponenziale; sarebbe quindi utile l’uso di un buon deumidificatore. Il nido è fatto con muschio, rametti e steli e viene rivestito all’interno con lana, peli e morbido materiale vegetale.Per ottenere risultati soddisfacenti è importante preparare i riproduttori già da Gennaio abituandoli a mangiare una o due volte a settimana il pastoncino, i semi cotti e l’uovo sodo. E’ di fondamentale importanza fornire agli uccelli acqua fresca per tutto il giorno in contenitori puliti. L’acqua deve essere sempre presente e non stagnante poiché potrebbe essere facilmente contaminata da vari agenti patogeni (in particolare lo Pseudomonas); da considerare la possibilità di dotare l’allevamento di abbeveratoi automatici a valvola direttamente collegati all’impianto idrico. A metà Marzo è bene unire i due sessi e formare le coppie stando attenti ai litigi. Verso la fine di aprile la femmina inizia e porta a termine la costruzione del nido senza l’aiuto del maschio e depone da 3 a 6 uova bianco bluastre e bianco verdastre punteggiate di grigio, rossiccio e bruno. L’incubazione dura 12 e talvolta anche 13 o 14 giorni e a 14-15 giorni dalla nascita i piccoli abbandonano il nido ma restano in vicinanza dei genitori anche quando questi attendono alla preparazione della seconda covata. L’accoppiamento dura fino alla seconda decade di settembre, dopo questo periodo avviene la muta l’appuntamento più temuto, perché è la fase più critica da superare per i nostri amici alati. Ricordiamoci di tenere il più possibile bassa l’umidità, di pulire spesso le grate delle gabbie, di fornire due volte a settimana un complesso polivitaminico in acqua da bere. Mantenendo queste condizioni….ma anche passione si possono ottenere risultati ottimi!!!  Si ricorda che il cardellino è specie  protetta in Italia ed è vietata la detenzione di soggetti non anellati e di cui non si dimostri certificazione di nascita in cattività, pena una multa salata quindi il consiglio si attenersi alle norme vigenti circa l’allevamento.

Ott

3

By potatore

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Conigli

Tra le specie allevate dall’ uomo un posto di riguardo merita l’allevamento di conigli. L’ottima carne bianca, tenera, di gusto delicato e dal punto comparativo con la carne di altre specie, più ricca di proteine e povera di grassi: l’ideale nelle diete e anche per l’alimentazione dei bambini. Per chi ha spazio di seguito alcune “dritte” per facilitare  l’allevamento e quindi la possibilità di prodursi un pò di buona carne. Le razze più indicate per un piccolo allevamento famigliare sono quelle a taglia media come la Californiana e la Bianca di Nuova Zelanda. Queste due razze, facilmente reperibili sul mercato, associano un buon sviluppo e una notevole prolificità arrivando ad allevare anche dieci e più coniglietti per parto.  Dopo l’accoppiamento occorrono circa 30-32 giorni per il parto e la gestazione tende a diminuire con l’aumentare dei feti . Il parto è preceduto dalla preparazione del nido e l’allattamento dura dei piccoli dura 7 settimane anche se è conveniente far  accoppiare la coniglia nuovamente dopo 10-14 giorni dal parto e svezzare i coniglietti entro il 35 giorno dalla nascita. In questo modo si susseguiranno parti ogni 44-45 giorni con una produzioni media annuale di 55-70 coniglietti. Se si considera che alla macellazione si possono ottenere 2-2,2 kg di carne a  coniglietto ingrassato si può facilmente evincere che una sola coniglia può produrre più carne in un anno di una bovina.  Resta beninteso che tale risultato è possibile nel caso in cui vengono posti in allevamento, una volta raggiunta la maturità sessuale, anche i figli. Occhio all’acquisto delle coniglie fattrici e dei conigli riproduttori che non abbiano i denti anteriori molto sviluppati (cannibili) e accertarsi che le femmine possiedono tra 8 e 10 mammelle. Ricordarsi che i conigli sono erbivori e non come spesso succede allevati con granaglie, per loro a lungo tempo, tossiche! Per chi volessse saperne di più utilizzi il servizio “domande all’esperto”