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Gen

27

By potatore

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Il trapianto

Il trapianto delle piantine nell’orto è una operazioni molto delicata è va effettuata con molta cura al fine di evitare letali crisi che si instaura nelle piantine. Gene­ralmente le vie seguite sono due: Il trapianto di piantine con radice nuda, proveniente da semenzai, oppure l’utilizzo di piantine con pane di terra (generalmente torba) prove­niente da ditte specializzate. Nel primo caso, come facilmente intuibile, lo stress da trapianto si verifica abbastanza facilmente e pertanto diventa indispensabile rendere molto soffice il terreno, affinché le radici aderiscano perfettamente alle particelle del terreno, ed effettuare una irrigazione preventiva molto abbondante che non rendi difficoltose, per, le operazioni di trapianto. Per evitare che l’apparato radicale delle plantule prelevate dal semenzaio per strappo, siano rovinate eccessivamente buona norma sarà quella di irrigare due-tre ore prima di tale operazione il semenzaio. La messa a dimora delle piantine dovrà essere effettuata preferibilmen­te nel tardo pomeriggio o in giornate nuvolose e l’irriga­zione deve avvenire nel più breve tempo possibile e sarà ripetuta possibilmente al mattino del giorno successivo. Quando, invece, le piantine vengono acquistate in contenito­ri alveolati saranno da preferire quelli a sezione quadra­ta, rettangolare o similare rispetto a quelli con alveoli circolari o tronco-conici. Infatti, nel secondo caso, lo sviluppo avvolgente che l’apparato radicale assume all’in­terno dell’alveolo, condiziona negativamente la distribuzio­ne successiva di questo nel terreno. La mancata completa esplorazione del terreno da parte dell’apparato radicale sarebbe, poi, causa di perdita di principi nutritivi e minore resistenza agli eventi siccitosi. Molta attenzione va anche posta nell’utilizzo di piantine in torba pressata; questo deve essere completamente interra­to e possibilmente compresso lateralmente mantenendo alta l’umidità per evitare fenomeni di “scollamento”.

Feb

19

By Il Potatore

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La tecnica di base della potatura

C’è chi sostiene che le piante cessano momentaneamente le funzioni vitali quando si avvicina qualcuno che può arrecare loro del danno e se la teoria è esatta di qui a pochi giorni vi saranno numerosi arresti cardiaci” : e in arrivo il periodo delle potatura, che talvolta si può trasformare nella stagione dei massacri. Motivo per attenersi ad un vademecum affinché vengono evitati certi eccessi che hanno caratterizzato gli anni passati e per i quali hanno fatto le spese splendidi e maestosi esemplare non solo dei viali cittadini, per alcuni versi giustificabile ma soprattutto nei giardini e i parchi. La regola fondamentale è ricordare che migliora potatura e quella che non si vede l’abilità del portatore deve essere misurata non dai vistosi è numerosi tagli effettuati ma al contrario da un maggior numero di interventi di ridotta entità che i ritardi sbilanciare eccessivamente il rapporto tra parte aerea è parte radicale. In questo ultimo caso la professionalità richiederà un maggiore numero di ore ma longevità e la funzionalità della pianta abbondantemente nel tempo perduto. I tagli devono essere effettuati di netto e senza slabbrature di corteccia in modo che anche l’acqua piovana non ristagni sulla ferita è la stessa pianta le è possa rimarginare con facilità. L’utilizzo di mastici, pece o qualsiasi altro preparato commerciale non riparerà il danno effettuato da un taglio disarticolato che non ha rispettato la zona del collare in quanto troppo filo con un tronco o al contrario di allacciato un inutile moncherino. A tal proposito sarà utile ricercare su un qualsiasi testo di giardinaggio come effettuare il cosiddetto taglio di ritorno su un ramo, e in modo che lo stesso mantenga la capacità di ripresa nonostante venga notevolmente accorciato. Prima di procedere ai vari tagli consiglio migliore è quello di valutare attentamente il rigoglio vegetativo della pianta in oggetto. Una eccessiva presenza di rami vigorosi non è segno di buona salute anzi vuol dire che la pianta è stata potata drasticamente e pertanto non va fatto stesso errore. Al contrario uno sviluppo stentato è poco rigoglioso sta ad indicare una scarsa capacità di assorbimento radicale che deve essere compensato con una riduzione molto più energica della chioma. Una volta stabilito se potare poco al contrario molto è beni iniziale sembra dalle parti interne più basse a quelle più è alto togliendo i inizialmente, specialmente se trattasi di pianta giovane, tutte le forcelle che, notoriamente, alla crescita, che tendono a diventare una è zona di debolezza e di improvvisi crolli. Il resto presuppone una minima conoscenza delle gemme a fiore e viceversa delle gemme adibiti alla produzione di getti a foglie. Vanno portate tutte le piante da frutto come pere e pesche per le quali è meglio portarle anche male piuttosto che non farlo affatto; richiedono interventi minori o quantomeno meno costanti susini, albicocche e kaki Per i quali è meglio, al contrario delle precedenti, non parla affatto piuttosto che portarli male.

Nov

18

By Il Potatore

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Piantiamo i bulbi

 

 

Pieno autunno e occorre pensare alla primavera e anche se il tutto può sembrare strano in effetti non lo è se si pensa alle aiuole di bulbose Proprio in questo fine mese occorre mettere a dimora le specie bulbose che caratterizzeranno le aiuole primaverili se per alcuni sembrerà un controsenso proprio in novembre bisogna pensare a quello che sarà il giardino di primavera e quindi provvedere di conseguenza con la messa a dimora delle bulbose che in genere danno via alla cascata di colori e profumi che caratterizzano la stagione primaverile.
I bulbi di gladiolo e lilium raccolti e selezionati durante il periodo settembre-ottobre vanno messa a dimora tenendo molto conto del diametro. Se sono stati conservati in cantina e si hanno dei dubbi sulla loro conservazione è importante controllare uno a uno scartando i bulbi selezionati da larve e insetti oppure rovinati dall’espianto; dovranno inoltre essere eliminati quelli che presentano il minimo segno di sviluppo di muffe. I bulbi rimasti dovranno essere compatti, turgidi e con l’epidermide liscia e devono possedere un diametro superiore a due cm. L’esperienza di selezione e ricerca ha dimostrato che i bulbi presentano una migliore infiorescenza con l’aumentare del calibro e pertanto è conveniente sempre selezionare le piante da riprodurre tra quelle che avranno formato bulbi con calibro maggiore. La messa a dimora per lilium, narciso, tulipano e giacinto è consigliata fino al mese di novembre mentre gladiolo e amarilli conviene aspettare il periodo marzo-aprile.
Dalle indicazioni precise sulla densità di semina risulta molto difficile in quanto questa varia a seconda della dimensione dei bulbi o del calibro o della vigoria delle singole specie. Da considerare inoltre che le forme di impianto sono diverse con i gusti dei singoli che con abilità diversa preferire la costituzione di vialetti e specie singole con varietà diverse, per avere una scala cromatica varia oppure preferire l’alternanza di specie e varietà diverse per ottenere dei camminamenti lungo i vialetti con fioriture scalari in modo da poter avere in epoche diverse macchie di colori che risaltino il verde del prato. A questo proposito possono trovare posto nel prato delle piccole aiuole irregolari o oppure delle ciotole sfruttando inizialmente l’abbondanza di colorazione delle bulbose e successivamente, allo sfiorire di quest’ultime, i fiori dati dalle piante stagionali. Relativamente al terreno va tenuto presente che tulipani, fresie, lilium e giacinti preferiscono terreni leggeri e sabbiosi ricchi di calcio e con pH leggermente acido; gladiolo e iris sopportano terreni più pesanti e argillosi. La preparazione del terreno deve però essere molto accurata con una vangatura molto profonda con la quale va inglobato possibilmente del letame anche se la struttura soffice e lacunare del terreno è molto più importante per la riuscita per una omogenea fioritura.

Feb

11

By Il Potatore

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L’orto di febbraio

Febbraio – Con l’inizio del mese incomincia l’attività vera e propria nell’orto anche se nelle zone più fredde della Pianura Padana è bene aspettare ancora 10-15 giorni. In ogni caso tutto dipende dall’andamento stagionale che in questo periodo può essere caratterizzato da giornate fredde alternate a giornate discretamente soleggiate. Tra l’altro i meteorologi sono dell’avviso che le probabilità maggiori di nevicate sono proprio in questo periodo. Pertanto per quanto riguarda le semine sarà conveniente effettuare le prime semine in colture protette, bancali riscaldati oppure in contenitori alveolati tenuti al riparo almeno fino all’avvenuta germinazione.

Il terreno ideale – Anche l’orticoltore “coltiva” i suoi sogni e tra questi, indubbiamente, la ricerca del terreno ottimale per le coltivazioni ricorre spesso. Fertile, facile da lavorare, che sia capace di trattenere l’acqua e in generale che abbia ottime proprietà chimico-fisiche. Ciò può non rimanere un sogno anche se non tutti i terreni sono uguali e purtroppo alcuni creano vere difficoltà per le coltivazioni. Una analisi del terreno, però, in un centro specializzato, può chiarirne in modo palese gli eventuali difetti chimico fisici dando quindi la possibilità di intervenire in modo mirato con le concimazioni o con pratiche ammendanti. Torba, letame, calce, gesso anche in piccole quantità danno la possibilità di ottenere risultati insperati.

Lattuga – Trapiantarle con due-tre foglioline sviluppate può essere il sistema più semplice e sbrigativo per avere nel giro di poche settimane dei teneri cespi da adibire a insalata verde. Ormai la vendita di piantine orticole pronte per il trapianto, dai costi molto contenuti, dà la possibilità di evitare in proprio la produzione di piantine, fase molto delicata che richiede tra l’altro spazi e tempi che l’ortolano sia professionista che dilettante non sempre riesce ad avere. Le piantine così ottenute, tra l’altro una volta messe a dimora si sviluppano velocemente senza dover sopportare la concorrenza delle erbe infestanti che nel semenzaio sono particolarmente attive.

Patate – Con largo anticipo vanno comprati i tuberi da seme per le semine primaverili. Vanno situati a pregermogliare in un locale molto luminoso e con temperature variabili tra i 14-16. Generalmente occorrono dalle 4 alle 6 settimane prima che i tuberi, ricchi di germogli e opportunamente sezionati, siano pronti per la messa a dimora. Nel frattempo l’appezzamento di terreno destinato ad accogliere i tuberi verrà rivangato in superficie e se non è stato fatto nel fine autunno, va concimato abbondantemente con letame o composta. L’utilizzo di abbondanti dose di sostanza organica diventa fondamentale in tutti quei casi in cui i terreni risultano eccessivamente compatti la qualcosa determina così lo sviluppo di tuberi malformati e di ridotte dimensioni.

Apr

24

By potatore

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Categories: Agricoltura

Aprile dolce dormire….

Aprile, primavera inoltrata, nel semenzaio sono spuntate le piantine, è ora del trapianto. Il trapianto è unapratica  necessaria ma che provoca stress nelle giovani plantule  per cui sono indispensabili alcuni accorgimenti di  base. Ini­zialmente, affinché‚ le coltivazioni abbiano successo è importante preparare bene il letto di semina; il terreno deve  essere soffice, privo di zolle in superficie in modo che  le buche che conterranno le  piantine possano  essere riempite con facilità. Quando le piantine vengono preparate nel proprio orto, al momento  del trapianto esse presentano le radici  nude cioè senza  pane di terra come invece lo sono  quelle  acquistate belle e pronte. In questo caso durante il trapianto  è necessario avere cura delle radichette che essendo fragili rischiano di spezzarsi determinando un più lento accresci­mento della pianta stessa e di conseguenza produzione  più tardiva. A tale scopo è bene ricordare che tale operazione è consigliabile  per cipolle, pomodori, melanzane e  peperoni mentre è da evitare per carote, zucchine, fagiolini, piselli e similari  in virtù dell’apparato radicale  che  anche  se fittonante e notevolmente fragile. In ogni caso, prima di mettere nel terreno le piantine  è necessario fare, tante piccole buche quante sono le piantine a disposizione, successivamente depositare le piantine  in modo che  la  zona del colletto  non  venga eccessivamente interrata ed  avendo cura di far aderire bene il terreno alle radici comprimendolo leggermente. A questo punto bisogna effettuare l’ultima operazione e cioè l’annaffiatura con acqua a temperatura ambiente.   Importante  è che le operazioni di trapianto non vengano fatte nè il mattino nè‚ tantomeno durante le ore più soleggiate della giornata perché‚ in questo modo si favorirebbe l’appas­simento  delle  piantine. E’  dunque  necessario aspettare l’imbrunire o la sera. Se queste operazioni sono state  ese­guite con cura le colture avranno sicuramente successo. Importante un calendario delle semine o dei trapianti in modo da avere produzioni a scalare e non concentrazioni di produzioni che, come nel caso delle specie da foglia, difficilmente possono essere conservate o trasformate

Apr

8

By potatore

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Categories: Agricoltura

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Pioggia benefica!!

Pioggia  benefica!  Le irrigazioni anche se  regolari  ed abbondanti  non sembrano avere lo stesso effetto  sull’orto di  quello  provocato da una abbondante pioggia.  Ristabilire le condizioni ottimali per la crescita  delle  piante è la prima operazione necessaria nell’orto dopo questa meteora. Pertanto un manciata di concime completo e delle lavorazione  super­ficiale con una zappetta hanno il duplice scopo di favorire l’interramento dei concimi e allo stesso tempo di rompe­re  l’eventuale crosta superficiale. Le lavorazioni  dei primi strati del terreno ritardano l’evaporazione  dell’ac­qua che sale per capillarità dagli strati più profondi  e  nello  stesso tempo eliminano sul nascere eventuali  erbe  infestanti. Chi  possiede del  terreno già adeguatamente preparato può tranquillamente provvedere all’impianto di  quelle colture come sedano e cetriolo che  necessitano  di  temperature  più  elevate delle altre colture da  orto. La semina a file per il sedano è  la migliore mentre può risul­tare utile trapiantare le piantine di cetriolo vicino alla eventuale rete di recinzione per dare la possibilità  alla futura pianta di sostenersi e effettuare così, una coltiva­zione in verticale.  Se ciò non fosse possibile, in commercio esistono reti in plastica di facile applicazione che possono essere  utiliz­zate  anche  per altre colture come fagiolini  e  piselli rampicanti. Dagli  inizi del mese in poi, via  libera  al trapianto  di cavoli e cavolfiori  precoci  per raccolte  estive e varietà tardive a raccolta autunnale.  Per le  semine di spinaci e lattughe  occorrerà, invece, stare  attenti ad utilizzare varietà estive

Nov

2

By potatore

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L'orto di Novembre

Aglio – Ultimi trapianti di aglio bianco nelle zone a clima mite della Pianura Padana prima dell’arrivo delle brinate autunnali che generalmente si intensificano con la metà del mese. I bulbilli perfettamente radicati riescono a superare con più facilità i rigori invernali e riprendono la crescita nell’anno successivo con il nuovo innalzamento della temperatura. Al fine di ottenere una buona produzione la profondità di semina deve essere di 5 cm, 25 cm la distanza tra le file e 10 cm quella sulle file. Importante risulta anche la rotazione sugli appezzamenti per evitare lo sviluppo del mal dello sclerozio che colpisce le radici.

 

Indivia riccia – Per migliorare le proprietà organolettiche e in particolare la tenerezza delle foglie va attuato l’imbianchimento. Tale pratica consiste nella legatura dei cespi per alcuni giorni o quantomeno fino a quando questi non hanno assunto la tipica colorazione bianca. La legatura con elastico o altro materiale va sempre effettuata quando le foglie sono perfettamente asciutte. Stesso risultato può essere ottenuto ricoprendo con un telo nero l’intero appezzamento oppure le singole piante con un vaso in plastica rovesciato a testa in giù. Va sempre tenuta d’occhio la formazione di eccessiva condensa.

 

Porri – Per utilizzare al meglio nel tempo la produzione di porri possono essere utilizzati diversi sistemi. Il   primo consiste nel rincalzare le piantine, fino a dove si dipartono le lamine fogliari, con terra in modo che la parte commestibile sia riparata dal gelo. Altro sistema sarà quello di sistemare dei minitunnel sui filari di porri composti da archetti in ferro, distanti di 1-1,5 metri uno dall’altro, e sopra coperti con telo trasparente. Infine è possibile la coservazione in cantina sotto sabbia dopo aver reciso le radici e le foglie a 10 cm oltre il punto di inserimento delle stesse al falso fusto.

 

Protezione dal freddo – Per prolungare la coltivazione di alcune specie da foglie con l’arrivo del freddo sarà conveniente attuare delle protezioni con film in polietilene o pvc rigido. La costruzione di piccole serre da la possibilità di prolungare la produzione di alcune specie come spinaci, lattughe, radicchi e valerianella e allo stesso tempo ne può anticipare la produzione con la fine della stagione invernale. Questo grazie all’”effetto serra” determinato dal telo di copertura che ha la capacità di riuscirà a trattenere il calore sprigionato dal suolo generato dall’irraggiamento solare.

 

Dic

17

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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I lavori di Dicembre

Condensa– Nel Nord Italia sono pochi i lavori da effettuare nell’orto perché il ridotto numero di ore di luce e le condizioni  climatiche decisamente avverse riducono lo sviluppo delle piante alle semplici funzioni di sopravvivenza. Solo per chi opera sotto tunnel  di una certa dimensione è da ipotizzare qualche intervento che per lo più si risolve con il controllo delle condizioni di umidità all’interno del tunnel stesso. Tenori alti di umidità e in particolare l’acqua di condensa che ricade al suolo, infatti,  provocano facilmente fenomeni di marcescenza.

Serre calde – Sono pochi gli orticoltori che possiedono un serra riscaldata anche se molti altri si stanno attrezzando. In questo caso con l’inizio di Dicembre occorre iniziare le semine in cassetta di pomodori e melanzane da trapiantare prima dell’inizio della primavera in piena terra. Produrre piantine provviste del pane di terra è sicuramente la strada migliore percorribile se non altro perché gli stress da trapianto sono ridotti al minimo  o del tutto evitati. Prima di qualunque semina in ogni caso vanno sterilizzati con bagno in soda caustica tutti i contenitori  e gli attrezzi utilizzati.

Attrezzi – pale, zappe, vanghe, forconi e altri attrezzi utilizzati durante la stagione passata  per i vari lavori vanno ripuliti da tutte le incrostazioni utilizzando un spatola finché tutto il materiale ossidante è stato rimosso. Al fine di ottenere la rimozione della ruggine si possono ottenere buoni risultati affondando gli attrezzi per varie volte in un mucchio di sabbia. Dopo aver rifatto il taglio o le punte e rimosso eventuali sbavature con un piccolo flessibile e una morsa  potrebbe risultare utile pennellare con del gasolio le parti ferrose.

Cantina – Gli ortaggi immagazzinati in cantina sono soggetti a trasformazioni che se non opportunamente controllate danno vita a processi degenerativi. Le patate ad esempio, vanno conservate in luogo fresco e ben aerato ricoperte di paglia  e al buio. La luce infatti fa germogliare gli occhi e stimola la formazione di solanina che dà alla patata la caratteristica colorazione verdognola della polpa e allo stesso tempo la rende velenosa e amara. Kiwi e kaki invece per renderli pronti al consumo vanno “ammezziti” e quindi tenuti al caldo accanto alle mele.

Set

14

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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I lavori di Settembre

Clima – Le temperature notturne in decisa diminuzione determinano la fine delle specie da “frutto” e in compenso  lo sviluppo delle specie da foglia. Prolungare anche per sole poche settimane la produzione di pomodori, melanzane, zucchine e fagiolini è utile al fine di poter approfittare per un periodo più lungo di questi prodotti che possono essere trasformati, in caso di abbondante raccolto, in conserve sott’olio, sott’aceto o nel caso di fagiolini scottati e sistemati in buste nel congelatore fino al momento del consumo. Diventa importante considerare, al fine di migliorare il microclima dell’orto, che il terreno bagnato tende a trattenere meno calore di un terreno asciutto e pertanto  occorre limitare gli apporti idrici al minimo e in caso di piogge favorire il drenaggio rapido delle acque in eccesso.

Pomodori – Per allungare la permanenza e la produzione degli ultimi pomodori le aiuole vanno tenute ben pulite da erbe infestanti e i solchi utilizzati eventualmente per le irrigazioni vanno aperti in modo da favorire lo sgrondo dell’acqua piovana. Eventuali protezioni con film in plastica risultano molto efficaci per migliorare la qualità del raccolto. Verificare i sostegni,  tenere liberi dalle foglie i frutti presenti e raccogliere precocemente completando la maturazione richiesta in casa in modo da diminuire lo stress per le piante ormai giunte ai limiti della produzione. Le piante rimaste senza frutti vanno prontamente estirpate ed preferibilmente sistemate nel contenitore del compost.

Lavorazioni al terreno – Gli appezzamenti che via via si rendono liberi possono essere prontamente sistemati in modo da ospitare le specie  ad accrescimento autunnale. Prima di qualsiasi operazione al terreno occorre asportare tutti i residui della coltivazione precedente che a seguito delle notevoli condizioni di umidità presenti sia nel terreno che nell’aria possono creare un serio ostacolo alle coltivazioni. Nel caso di prossima semina o trapianto il terreno va lavorato superficialmente effettuando preferibilmente una leggera vangatura che avrà lo scopo oltre che di arieggiare il terreno anche quello di eliminare la parte radicale della precedente coltura.

Semine – Entro metà settembre è possibile seminare cipolle bianche in semenzaio e ravanello a spaglio utilizzando 0,5-2,5 grammi di seme per metro quadro di terreno. In condizioni ottimali la raccolta del ravanello può avvenire dopo 25-40 giorni mentre per la cipolla il ciclo di coltivazione prevede un fino a 240 giorni di permanenza in campo. Per tutto il mese invece si può seminare lattughino  e radicchio da taglio, spinacio e valerianella. I tempi necessari per la raccolta vanno dai 60 agli 80 giorni con un leggero anticipo per il lattughino. Fino al 15 del mese, inoltre, è possibile trapiantare cicoria catalogna e tutti i tipi di radicchio compreso quello di Verona per produzioni tardive e ancora finocchio a raccolta autunnale e porro per raccolte primaverili.

Innesti –  A gemma dormiente è possibile innestare: agrumi, albicocco, ciliegio, mandorlo, melo, nespolo giapponese, olivo, pesco, pero e susino. Alla maiorchina o chip budding: ciliegio, melo noce, pero e susino infine a pezza e  a zufolo l’ulivo .

Piante aromatiche – Approfittate di quest’ultimo periodo di sole per rendere rigoglioso il fogliame, irrigandolo abbondantemente e scegliendo l’angolo più assolato della casa. Per basilico e prezzemolo una decisa cimatura allungherà il periodo di produzione.

 Alberi e arbusti – Dopo la fioritura può essere effettuata una leggera potatura al fine di riequilibrare la chioma e sfoltire l’interno. Eliminare i succhioni che si formano dal pedale (es. nei tigli)

 Afidi – Possono ancora creare seri danni alle specie da fiore come le rose e a quelle da frutta. Per chi ama il ” fai da te” può mettere a macerare mozziconi di sigarette per circa 8-10 giorni; successivamente il tutto va filtrato e irrorato sulle piante. Altri trattamenti necessari sono rivolti al controllo dell’Oidio o mal bianco e quindi il ricorso a zolfi bagnabili.

Fiori secchi – I fiori di ortensia, lavanda, alisso, rosa e tante altre possono essere essiccati per ottenere delle splendide composizioni secche. I fiori vanno raccolti prima che  sboccino completamente, appesi in mazzetti a testa in giù in luogo fresco e ventilato preferibilmente al buio

Mag

9

By potatore

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Grasse ma…. belle!!!

Grasse ma belle e allora perché non innamorarsene ? Il riferimento è per le piante grasse cui, forse ci si dedica con poca fiducia pensando di non riuscire, di non avere l’ambiente adatto, chiedendosi se mai faranno i fiori e tante altre considerazioni che impediscono, di fatto, di ottenere risultati soddisfacenti. Invece, le ragioni per coltivarle in casa, sono diverse : hanno forme curiose e allo stesso tempo belle, decorative, sono facili da coltivare, si adattano facilmente alla vita d’appartamento generalmente molto secca a causa dell’utilizzo di termosifoni e quindi, hanno la capacità di riempire spazi inadatti ad altre specie. Se le ragioni testé esposte sono sufficienti è il caso di approfondire le conoscenze al fine di avere in futuro esemplari che siano la gioia di chi li coltiva. Di grandi segreti per la coltivazione non c’è ne sono, basta ripristinare a grandi linee l’ambiente d’origine a partire dal substrato che sicuramente è il punto forte per avere un sicuro successo nella futura coltivazione. Le Cactacee e tutte le succulenti in genere crescono generalmente in terreni desertici e pietrosi e quindi non gradiscono terreni troppo ricchi di sostanza organica e al contrario prediligono terreni molto sciolti e porosi. Il substrato adatto può essere quindi ottenuto mescolando terra limosa e sabbia non calcarea in parti uguali al quale va miscelata, se necessaria, della torba al solo fine di abbassare il pH che in genere deve essere non maggiore di 6. Per prevenire marciumi al colletto della pianta verrà posta della sabbia grossa e della ghiaia attorno al fusto e allo stesso modo una manciata nella parte bassa del vaso. Il buono stato delle piante dipende comunque soprattutto dalla quantità e dalla cadenza delle irrigazioni. Quantità eccessive provocano la marcescenza dell’apparato radicale e allo stesso modo annaffiature molto ravvicinate. Occorre quindi verificare, prima di ogni apporto di acqua, che il substrato sia completamente asciutto non solo in superficie ma anche in profondità effettuando il controllo eventualmente con un bastoncino affondato nella terra. L’acqua di irrigazione, a temperatura ambiente, va distribuita preferibilmente nelle ore centrali della giornata in quantità sufficiente a riempire tutti gli spazi presenti nel terriccio eliminando quella superflua eventualmente percolata nel sottovaso. L’acqua, inoltre deve essere distribuita evitando che venga a contatto col fusto e da aprile ad ottobre può essere aggiunta alla stessa 1-2 per mille di concime complesso con cadenza quindicinale in particolare per le specie da fiore. Il rinvaso va effettuato una volta l’anno, per le piante giovani e in fase di crescita, utilizzando vasi con un diametro di due cm. maggiore ; per le piante adulte invece può essere effettuato ogni tre-quattro anni o in caso di blocco della crescita. Sempre per le piante adulte e con un certo peso sarà opportuno fornirle di vasi con rotelle al fine di agevolare il trasporto dall’interno all’esterno. Ai fini della classificazione e del riconoscimento, quattro sono le famiglie di maggiore diffusione : Cactacee (Mammillaria, Cereus, Echinocactus e Opuntia), Crassulacee (Kalanchoe, Sedum ed Echeveria) Liliacee (Aloe e Gasteria) e Agavacee (Agave, Yucca e Sanseveria).

Mar

31

By potatore

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I buoni propositi..

..si scontrano con le piogge abbondanti di questi giorni.  La sistemazione dell’orto a banquettes regge e permette facilmente lo sgrondo dell’acqua piovana rendendo il terreno più drenato e leggermente più caldo. Per la semina o il trapianto di ortaggi, in questo caso,  la rimandiamo a dopo Pasqua, sperando in condizioni meteo migliori che permettano di affinare ulteriormente le aiole. Per intanto Buona Pasqua a tutti i nostri affezionati lettori che, negli anni,  ci hanno permesso di continuare a scrivere post con soddisfazione vista la vostra partecipazione.

sistemazione a banquettes

Set

24

By potatore

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Settembre nell'orto..

 

Il cavolo broccolo è il progenitore del cavolfiore. La parte edule è rappresentata dall’infiorescenza ancora chiusa e dalle foglie più interne. La coltivazione prevede l’impianto durante il periodo giugno – agosto di piantine anche con radice nuda circa 30 cm sulla fila e 40-50cm tra le file. La raccolta si effettua durante il periodo autunnale cimando la “testa” e può riprendere, poi, con la raccolta dei broccoletti prodotti dalle numerose gemme laterali. La coltura dura all’incirca 3-4 mesi e nonostante l’alto valore a livello nutritivo è poca conosciuta in alcune regioni italiane mentre al Nord l’impiego quale verdura cotta è molto diffuso e sovente si trova quale prodotto surgelato anche nei supermercati.
Fragole – Certamente un po’ tutti apprezzano questo piccolo frutto primaverile è una piccola coltivazione può fornire la quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di una famiglia. Una volta preparato il terreno occorre dare una leggera inclinazione a mezzogiorno per facilitare lo sgrondo dell’acqua e un migliore irraggiamento. L’appezzamento preferibilmente largo un metro va coperto con un film nero di polietilene che serve da pacciamatura. Le piantine provenienti da stoloni di altre colture vanno sistemati a cm 20×20 negli appositi alloggiamenti ricavati dalla foratura del telo. Il trapianto per raccolte primaverile va effettuato durante i mesi autunnali e preferibilmente non oltre Ottobre. Una coltivazione di fragole può durare anche 3-4 anni se si ha la cura di eliminare ogni anno gli stoloni che si vengono a formare in modo da non infittire eccessivamente.
Funghi – La produzione domestica di funghi è ormai una pratica collaudata. Buoni risultati, infatti, si possono ottenere sia operando all’aperto, se si possiede una terrazza, che in cantina o in locali semibui. Per entrambe le soluzioni è possibile coltivare funghi prataioli e Pleurotus ostreatus o più comunemente pleroto. Per la semina occorre una o più cassette di vario materiale rese impermeabilizzate internamente con del polietilene. Le cassette riempite con materiale organico fino a pochi centimetri dal bordo e successivamente sopra va sparso il “seme o bianco di fungo” ricoperta da un leggero strato di torba. Il tutto va tenuto costantemente umido e senza ristagni a temperatura ottimali che vanno dai 14°ai 20°C.I primi funghi cominceranno a spuntare all’incirca dopo venti giorni data che sarà opportuno scrivere sul bordo della cassetta.
Orto in casa – Con l’arrivo dell’Autunno l’elenco delle specie presenti nell’orto vanno velocemente accorciandosi, la coltivazione per alcune di esse va pertanto spostato in luogo riparato. Chi non possiede una serra può incominciare qualche coltura ortiva anche in casa in cassetta o in vaso. E’ evidente che per motivi di spazio la scelta deve ricadere su alcune specie e in particolare sulle aromatiche. Prezzemolo, basilico e salvia ad esempio possono essere coltivate non notevole facilità purché si disponga di una finestra esposta a Sud o in ogni caso ben illuminata. Per avere buoni risultati occorre dell’ottimo terriccio evitando “ricicli” o altre forme di preparazioni che non sempre danno garanzia di sanità. Sono proprio i substrati non perfettamente sterili a determinare la maggior parte di insuccesso nella coltivazione.
Raccolte – Per tutto il mese visto le discrete condizione meteorologiche è ancora possibile raccogliere pomodori, melanzane, fagiolini mangiatutto e fagioli da sgranare. Raccogliere sempre con terreno e frutti asciutti e quindi nelle ore più calde della giornata. Le carote vanno invece raccolte quando le foglie incominciano ad ingiallire e allo stesso modo le patate seminate tardivamente. Per entrambe prima di riporle in cantina vanno rimossi i residui di terreno lasciandole asciugare sul campo oppure in luogo asciutto e ventilato. Tempo di raccolta anche per le zucche che vanno selezionate rispetto al loro grado di maturazione e al loro stato sanitario. Eventuali frutti che presentano abrasioni o necrosi vanno consumati per primi.
Interventi sanitari – In Settembre possono ancora preoccupare alcune malattie causate da funghi e che le condizioni di elevata umidità possono rendere molto temibili per le coltivazioni. In particolare risulta ancora attiva in questo periodo la septoria del sedano, la ruggine dell’asparago, la peronospora e l’alternaria dei cavoli soprattutto nel cavolfiore. A scopo preventivo e possibile utilizzare ossicloruro di rame utilizzando 70-90 grammi ogni 10 litri di acqua. Per l’oidio invece vanno utilizzati prodotti a base di zolfo bagnabile alla dose di 8-10 grammi per 10 litri di preparato. I trattamenti al fine di evitare scottature devono essere effettuati preferibilmente nel pomeriggio e in ogni caso mai nelle ore più calde della giornata.
Compost – In questo periodo il materiale di scarto e i residui vegetali che si producono sono molti. Basti pensare a tutto ciò che rimane delle colture da frutto come pomodori e melanzane e allo stesso tempo dei residui che degli stessi rimangono in cucina dopo l’utilizzo: torsoli, piccioli, semi e bucce. Pertanto sarà opportuno prima dell’arrivo dell’autunno svuotare il compost, utilizzare il terriccio presente per concimare gli appezzamenti delle colture autunnali-vernine e rendererlo pronto a ricevere quanto verrà prodotto in questo periodo in cui le colture da frutto completano il ciclo. Per accelerare la decomposizione occorre rivoltare la massa presente, inumidirla aggiungendo eventualmente acqua e nitrato ammonico.

Set

2

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Il rientro delle vacanze..

Le alte temperature hanno caratterizzato quest’estate e, solo con l’inizio di questo mese, il caldo ha lasciato il posto a temperature più miti e alle piogge che hanno dato sollievo alla natura allo stremo dopo una lunga siccità e che ha visto temperature con valori decisamente al di sopra della media. L’effetto serra secondo gli esperti è la principale causa di tutto ciò e sarebbe opportuno che ognuno facesse la sua parte per ridurre le immissione di anidride carbonica e contribuisse ad evitare inutili sprechi di risorse naturali. Anche nei piccoli orti e giardini è possibile operare nel rispetto dell’ambiente: una sana tecnica colturale e interventi appropriati possono contribuire in modo rilevante al miglioramento del clima o quantomeno del microclima.

Irrigazioni – Evitare le irrigazioni ravvicinate e con modeste quantità di acqua a favore di quelle mediamente abbondanti e distanziate nel tempo. Irrigare preferibilmente al mattino o nel tardo pomeriggio, evitare di bagnare il fogliame

Prati – La calura avrà lasciato il segno sul rigoglio dell’erba. Contenere lo sviluppo delle erbe infestanti provvedendo anche ad eliminarle a mano come nel caso di cespi di pabbio.

Concimazioni – Vanno gradualmente sospese cercando di favorire l’irrobustimento dei tessuti. In particolare l’azoto va somministrato preferibilmente in fertirrigazione evitando l’uso di concimi ammoniacali a lento effetto.

Piante aromatiche – Approfittate di quest’ultimo periodo di sole per rendere rigoglioso il fogliame irrigandole abbondantemente e scegliendo l’angolo più assolato della casa. Per basilico e prezzemolo una decisa cimatura allungherà il periodo di produzione.

Piante da interni – Una volta rientrati dalle vacanze sarà opportuno riprendere le cure costanti come irrigazioni, concimazioni, asportazione dei rami morti o dei fiori appassiti ed inoltre eseguire alcuni interventi straordinari come una leggera doccia al fogliame al fine di eliminare gli accumuli di polvere che il fogliame inevitabilmente attira.

Orto – Le temperature elevate danno la possibilità di allungare la produzione di specie macroterme come pomodori, melenzane, zucchine e fagiolini. Tempo di semina delle specie da foglia come lattuga, radicchio, biete e spinaci. Entro metà mese va effettuata anche la semina in semenzaio della cipolla bianca e la semina a file di finocchio anche se, per quest’ultimo è preferibile effettuare il trapianto con piantine già di due-tre settimane

Lug

24

By potatore

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Estate al culmine


L’estate raggiunge il culmine in questo mese ove le temperature tendono a raggiungere i valori più alti dell’anno; le ore di luce della giornata tornano a diminuire lentamente. Tempo di vacanza ma anche tempo di lavoro in giardino in particolare nell’orto ove è tempo di raccolte abbondanti. Di seguito qualche consiglio utile.
Prati – Rispetto ai periodi freschi dell’anno, in questo i tagli vanno effettuati con altezze maggiori. Irrigare costantemente e preferibilmente nelle ore mattutine. Sospendere le concimazioni che richiederebbero apporti di acqua maggiori.

Piante grasse – Durante il periodo estivo è possibile la propaga­zione delle piante grasse. Le talee, prelevate preferibilmente per stacco manuale, vanno lasciate  a radicare in substrato leggero di sabbia e torba umidificato di tanto in tanto leggermente. Dopo l’emissione delle radichette vanno sistemati in vaso, preferibilmente di terracotta, di diametro pochi centimetri superiore al diametro della talea. Molta cura va posta nella preparazione del substrato a base di terreno argilloso, sabbia e sostanza organica ben decomposta.
Actinidia – verificare lo sviluppo della pianta e la potenzialità di fruttificazione; se è il caso procedere al diradamento dei frutti asportando quelli troppo piccoli o malformati.
Palme – Tutte le specie hanno il periodo di riposo proprio nel pieno dell’estate. In caso di trapianto fare attenzione all’apparato radicale molto sensibile che può essere facilmente compromesso durante l’operazione di trasloco. Accertarsi che il drenaggio sul fondo del vaso sia efficace posizionando eventualmente sul foro di scolo della ghiaia.
Vasi fioriti – I fiori secchi appassiti sulle piante perenni oltre che un fattore antiestetico tolgono molte energia alla pianta stessa. La loro asportazione stimola la pianta alla formazione di nuovi germogli come per le rose, gerani, verbasco, bocche di leone e molte altre.
Piante in fiore – Tempo di fioritura per diverse specie: in piena fioritura le lagerstroemie che quest’anno ritornana a fiorire con molta abbondanza sicuramente a causa delle condizioni climatiche molto più secche degli ultimi due anni. Piena fioritura anche per albizie, oleandri e per le piante di ibisco.
Orto – trapiantare cavol broccolo, cappuccio, verza e cavolfiore in parcelle ben letamate e concimate. Indivia riccia, lattuga cappuccio Romana e Brasiliana estive preferibilmente nelle parcelle lasciate libere dalle leguminose, infine sedano e porro in coltura consociata.

Mag

30

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Pioggia benefica …per l'orto

Le irrigazioni anche se  regolari  ed abbondanti  non sembrano avere lo stesso effetto  sull’orto di  quello  provocato da una abbondante pioggia.   Dopo  un periodo notevolmente lungo, le piogge della scorsa settimana  hanno  risvegliato  la natura ormai allo stremo visto  la siccità e le temperature molto instabili con sbalzi frequen­ti. Il vento, poi, ha aggravato tale situazione costringen­do le piante ad una traspirazione  forzata  con  notevoli perdite di acqua dalle parti verdi e da quelle fogliari. Ristabilire  le condizioni ottimali per la  crescita  delle piante è la prima operazione necessaria nell‘orto. Pertanto un manciata di concime completo e delle lavorazione  super­ficiale con una zappetta hanno il duplice scopo di favorire  l’interramento dei concimi e allo stesso tempo di rompe­re  l’eventuale  crosta superficiale.  Le  lavorazioni  dei primi strati del terreno ritardano l’evaporazione  dell’ac­qua  che sale per capillarità dagli strati più profondi   e nello  stesso  tempo eliminano sul nascere  eventuali  erbe infestanti. Resta beninteso che l’utilizzo della pacciamatura con materiale organico come l’erba di risulta del prato è  il sistema migliore per “concimare”  l’orto e ridurre le perdite di acqua per evaporazione. Chi possiede del  terreno  già adeguatamente preparato può tranquillamente provvedere  all’impianto  di quelle  colture come sedano e cetriolo che  necessitano  di temperature  più  elevate delle altre colture da orto. La semina a file per il sedano è la migliore mentre può risul­tare utile trapiantare le piantine di cetriolo vicino  alla eventuale rete di recinzione per dare la possibilità alla futura pianta di sostenersi e effettuare così, una coltiva­zione in verticale. Se ciò non fosse possibile, in commercio esistono reti in plastica di facile applicazione che possono essere  utiliz­zate  anche  per  altre colture come  fagiolini  e  piselli rampicanti.  Dagli  inizi del mese in poi,  via  libera  al trapianto  di   cavoli e cavolfiori  precoci  per  raccolte estive  e  varietà tardive a raccolta  autunnale.  Per  le semine  di  spinaci  e lattughe occorrerà,  invece,  stare attenti ad utilizzare varietà estive.

Feb

7

By potatore

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Prepararsi alla primavera

L’avvicinarsi a grandi passi della primavera non deve cogliere impreparato l’orticoltore che deve, al più presto, preparare le piantine da sistemare in pieno campo. Se per le specie resistenti al freddo come lattughino, spinaci e radicchi la semina direttamente in pieno campo è la più rapida, per le altre, macroterme, sarà opportuno preparare dei semenzai che posti al riparo anticipano la messa a dimora. Ciò, ovviamente, vale per coloro che preferiscono il “fai da te” anche sulla produzione delle piantine che altrimenti possono essere reperite sul mercato già pronte per il trapianto. E’ necessario verificare lo stato sanitario dei semi raccolti nell’annata precedente e conservati durante l’in­verno in sacchetti di carta, eventualmente selezionati e trattati con un conciante. Nel caso in cui i semi vengono acquistati non richiedono particolari cure in quanto la stessa ditta produttrice ha effettuato la selezione e i trattamenti fungicidi. Le cassette necessarie ad accogliere i semi per la germinazione possono essere in materiale vario, plastica o legno, larghe 50 cm e lunghe 1 m circa. La cassetta profonda 10-15 cm deve essere riempita con un substrato leggero e poco fertile di torba e sabbia nel rapporto 1:1 in volume. La concentrazione dei semi può essere anche alta 500-1000 semi ma, nel caso in cui tale quantità risulta eccessiva per le esigenze dell’orto, sarà opportuno dividere in due settori la cassetta con specie affini (melanzane e pomodori ad esempio). Fondamentale risulta riempire fino all’orlo la cassetta per migliorare la circolazione d’aria e una volta rasata possibile distribuire i semi che vanno interrati leggermente e subito bagnati con annaffiatoio a gettito leggero. Per mantenere le migliori condizioni di umidità di calore la cassetta sarà coperta con un film di plastica trasparente mantenuto fino all’emergenza dei semi 4-5 giorni circa e dopo altri 2-3 giorni le piantine vanno ripicchettate.

Dic

1

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Bonsai: ci vuole pazienza!!

di Matteo Caliendo

Come  già ricordato nell’articolo precedente,  l’ideale per in iniziare è senz’altro una specie autoctona come per esempio un abete rosso (non molto semplice da trasformare ma molto resistente) oppure un ligustro…Personalmente per iniziare ad avvicinarsi a quest’affascinante hobby sceglierei una latifoglie con foglie già per natura di taglia piccola (per evitare rischiose e continue defogliazioni che per un principiante potrebbero risultare difficoltose).  Il fatto di scegliere specie autoctone e latifoglie sta nella considerazione che le latifoglie sono facili da potare, e laddove si commettesse un errore di taglio, la pianta risponde prontamente (rispetto ad una conifera) nel rimpiazzare il ramo stesso.  Secondariamente la crescita più rapida soddisferà senz’altro il frettoloso neofita che dovrebbe essere il più paziente possibile; ricordo che gli errori sono molto spesso e per la maggior parte dei casi frutto di impazienza. Una pianta autoctona inoltre non necessita di continui e critici spostamenti dall’interno all’esterno, cambiamenti che devono essere effettuati gradualmente e seguiti da potature delicatissime e talvolta radicali che potrebbero spiazzare e demotivare chi si avvicina a tale arte. Riassumendo chi vuole avvicinarsi all’hobby (se così accidentalmente lo si può definire) si armi prima di tutto di una buona guida semplice e soprattutto illustrata utile principalmente nella scelta della pianta da destinarsi allo scopo (che non dovrà presentare rami a gomito, biforcazioni del fusto, numerosi rami su palchi orizzontali  per quanto riguarda la parte epigea; da non sottovalutare neppure l’ipogea –radici- che non dovranno essere di forme armoniche, poco intrecciate o con un fittone poco  pronunciato…). La scelta (come rammendato nel corso del testo più volte) di specie autoctone ancor meglio se prelevate in tenera età in natura; meglio le latifoglie con foglie per predisposizione molto piccole, optare per una scelta effettuata nella stagione primaverile o autunnale cosicchè la pianta possa essere lavorata da subito; scegliere come primi “stili” i più naturali come un eretto casuale o se si vuole “osare” maggiormente anche un eretto formale. “Armarsi di pazienza prima di iniziare a tagliare “alla cieca” sarebbe meglio farsi almeno mentalmente uno schizzo od un’idea della pianta ad opera se così si può dire ultimata; scegliere il lato da cui la pianta andrà osservata (il lato in cui non dovranno crescere rami verso l’osservatore), non avere eccessiva premura nel trapiantare il pre-bonsai nel vaso predisposto ma lasciarlo nel vaso di coltura abbassando progressivamente il “pane” di radici eliminando parzialmente il fittone (se la pianta non dispone di radici fascicolate) ed infine ricordare che il bonsai non va considerata come un’opera ultimata, in quest’arte anche la più piccola foglia ha il suo scopo(…)  Per qualsiasi parere od intervento sono a disposizione ed eventualmente -avendo una discreta quantità di libri sull’argomento – sarò disposto a fornire materiale utile.  Non va dimenticato che come in tutto l’esperienza e la pazienza ancora una volta sono i migliori “suggeritori” per avere risultati più che soddisfacenti nella maggioranza dei campi;  il bonsai non fa eccezione. “

Mar

27

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Attrezzi da orto

attrezzi “inutili” da giardinaggio

La coltivazione di un orto richiede una adeguata attrezzatura commisurata all’ampiezza dell’appezzamento e alle esigenze di chi lo coltiva. Alcuni attrezzi però risultano comunque fondamentali e tra questi sicuramente una vanga, una zappa, un rastrello, un trapiantatoio, una forbice da potare e un coltello molto affilato e in ultimo un cesto possibilmente di vimini ove gli ortaggi accolti rimangono freschi. Vanga e zappa sono i due strumenti che consentono di lavorare il terreno in modo completo con l’unica differenza che con la vanga èpossibile lavorare in profondità e interrare nello stesso tempo eventualmente anche il letame, mentre con la zappa la lavorazione è superficiale ed inferiore ai 10-15 cm. La zappa viene anche utilizzata per ripassare e sminuzzare il terreno precedentemente vangato oppure per lavorazioni superficiali tipo rincalzatura e sarchiature. Il rastrello, invece, è un attrezzo complementare necessario al raduno delle erbe infestanti già strappate, alla frantumazione, al livellamento del terreno e infine all’interramento con uno strato molto sottile i semi. Per  il trapianto delle piantine può essere usato il  tra­piantatoio,  attrezzo  a forma conica,  quando  si  vogliono ottenere  delle buchette circolari per la messa a dimora  di piantine con pane di terra; se invece le piantine non hanno il  pane di terra è conveniente usare un foraterra no una piccola zappetta con manico corto. Se si vuole ottenere delle file perfettamente diritte  conviene  munirsi di un aspo o di un  rocchetto  di spago mentre molto utile e a volte indispensabile può risul­tare l’acquisto di una pompa irroratrice per la distribuzio­ne  di antiparassitari. Infine se il terreno a  disposizione è  vasto è vantaggioso l’acquisto di una  moto­zappa fornita di accessori.

Gen

30

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Piante Ornamentali

Aloe
Astri
Bromelie
Capelvenere
Ciclamino
Clivia
Crisantemo
Dieffembachia
Fucsia
Hebe
Maranta
Orchidea
Papiro
Sanseveria
Spathiphyllum
Stella di Natale
Zantedeschia
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Le aloe sono piante inconfondibili aventi foglie carnose di forma triangolare fortemente dentate ai margini. Provenienti dall’Africa si trovano allo stato spontaneo, ormai rinselvatichite in gran parte delle zone costiere della Sicilia e della Calabria.
Terriccio – Il terriccio migliore per la coltivazione di questa pianta è lo stesso utilizzato per tutte le altre succulente e prevede l’utilizzo di terra limosa e sabbia acalcarea in parti uguali a cui può essere aggiunta torba in modo da abbassare il ph che deve essere in genere inferiore a 6. In alternativa si può utilizzare un 10-15% di sostanza organica che garantisce un minimo di fertilità anche se non è sempre gradita dalle succulente e in particolare da quelle provenienti da zone desertiche e pietrose.
Esposizione – Il pieno sole e in ogni caso i locali molto soleggiati sono assolutamente necessari per queste piante che tuttavia vanno riparate in casa durante il periodo invernale e di conseguenza costrette a condizioni non del tutto ottimali.
Irrigazioni – Durante il periodo di riposo vegetativo le aloe vanno annaffiate poco e con annaffiature molto distanziate nel tempo. Solo durante il periodo vegetativo occorre irrigare regolarmente a condizione che l’acqua sia somministrata a distanza dalla base della pianta in modo da evitare marciumi al colletto.
Propagazione – Queste piante si propagano con molta facilità: basta staccare gli stoloni che si formano alla base delle piante stesse oppure facendo radicare semplicemente con il taleggio dei germogli laterali.
Concimazioni – Se all’atto del trapianto o del rinvaso si è utilizzata torba o letame non vengono richieste concimazioni anche se, in caso di esemplari di notevole sviluppo e durante il periodo di fioritura, rade fertirrigazioni possono aiutare nello sviluppo e nella fioritura.
Malattie – assolutamente poco significativi sono gli attacchi di parassiti sia animali che vegetali se non in sporadico caso di marciumi ma legati elusivamente ad errori grossolani nelle irrigazioni.
Curiosità – Molto apprezzata risulta l’Aloe vera in quanto possiede le foglie ricche di una gelatina che ha proprietà curative nei riguardi di ferite, abrasioni, scottature e punture di insetti. Per raccogliere la gelatina basta incidere la lamina fogliare e applicarla come una normale pomata avendo cura di tenerla, durante l’applicazione, lontana da parti delicate del corpo tra cui gli occhi.
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L’Aster è inconfondibile per la fioritura autunnale, un ultimo ricordo colorato dell’estate arrivata al termine. Questa pianta perenne entra in fioritura proprio quando le altre sono sfiorite e continua a produrre boccioli fino all’autunno inoltrato. I capolini, simili alle margherite ma più piccoli, hanno il cuore giallo dorato. Sono disponibili cultivar a fiore semipieno e a fiore pieno, nei colori varianti dal rosa pallido al porpora e dall’azzurro al bianco. Diverse specie di Aster si possono recidere gli steli, per comporre graziosi bouquet campestri, che rallegrano la casa. Sono ideali specialmente gli ibridi novi-belgii, chiamati anche settembrini perché fioriscono in settembre e ottobre, arrivando ad altezze di 90-100 cm. Vi è una ricca scelta di varietà a fiore pieno, come le ‘Crimson Brocade’, a fioritura rosso carminio, ‘White Ladies’, écru, ‘Patricia Ballard’, rosa vivo, e sua sorella minore Marie Ballard’, azzurro intenso. Tra i settembrini a fiore semipieno più belli segnaliamo la ‘Winston Churchill’, con fiori rosso carminio, e la ‘Schóne von Diethkon’, lilla.
Per favorire la produzione di fiori grandi occorre potare i rami deboli in primavera, mentre per stimolare una vegetazione più rigogliosa è consigliabile cimare la pianta; quest’ultima operazione aumenta, inoltre, la produzione di fiori, anche se più piccoli. Esistono, anche, delle specie nane, come ad esempio l’Aster dumosus, dai fiori molto piccoli, ottimo per donare accenti variopinti alle bordure e ai giardini rocciosi. Raggiunge un’altezza massima di 25-40 cm e fiorisce dalla metà di agosto fino ad ottobre. Di questa specie sono particolarmente valide le cultivar a fiore pieno ‘Jenny’, blu violetto, ‘Snow Sprite’, bianca, e a fiore semipieno ‘Alice Haslam’, rosa cupo, e ‘Prof Anton Kippenberg’, blu lavanda. Molto belle sono anche le varietà ‘Kassel’, a fioritura rosso canninio, e ‘Herbstgruss vom Bresserhof, rosa.
Altre specie a fioritura autunnale sono l’Aster frikariii, l’Aster amellus (una specie nana) e l’Aster thomsonii.
Le specie nane, sono ottimi per la coltivazione in vasi e fioriere, per abbellire il terrazzo, il balcone e l’ingresso della casa. Al termine della fioritura, potete togliere le piante dal vaso, metterle a dimora in una zona soleggiata del giardino, cosicché invigoriscano, e, appena prima che i boccioli si aprano, sistemarle nuovamente nel contenitore.
Queste piante, facilissime da coltivare, amano una posizione soleggiata; le specie da taglio necessitano di molto sole, mentre quelle nane crescono bene anche alla leggera ombra. Tutte si adattano a praticamente ogni tipo di suolo, purché sia fertile, fresco, ben lavorato e preferibilmente calcareo. Le annaffiature devono essere frequenti, senza causare ristagni d‘acqua. Gli astri hanno buona resistenza al freddo e sfoggiano per molti anni la loro ricca fioritura.

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Aechmea, Vriesea e Guzmania sono le Bromeliacee più diffuse negli appartamenti per la bellezza dei colori delle foglie e dalle infiorescenze ricoperte da coloratissime brattee. Specie originarie dalle foreste del Centro e Sud America nonostante i nomi, non certo di facile memorizzo, ha suscitato un crescente interesse nei consumatori non solo per la bellezza del fogliame ma anche per il notevole adattamento e resistenza che manifesta ai vari ambienti tra i quali quello domestico.  Piante senza caule (fusto), perenni hanno delle foglie disposte a rosetta con una cavità all’interno. Sono  piante epifite in quanto non possiedono radici e in natura vivono sui rami e sui tronchi di piante ospiti senza peraltro parassitare la stessa in quanto al contrario dei funghi sono provvisti particolari dispositivi autonomi atti ad assorbire acqua e sali minerali dall’atmosfera. Molte volte le foglie, generalmente rigide racchiudono fra le loro guaine spazi ripieni di acqua di origine piovana dove vivono indisturbate alghe e piccoli animali invertebrate. In virtù di quanto detto in appartamento le piante devono essere poste in ambienti con aria umidità o quantomeno nel sottovaso va posta della sabbia fine tenuta imbevuta di acqua e per lo stesso motivo le annaffiature devono essere abbondanti per tutta la stagione estiva e ridotte nel periodo invernale. Il substrato di coltivazione deve essere molto poroso e ricco di humus con PH compreso tra 5 e 6; a tale abitualmente può essere impiegato un miscuglio di aghi di pino e torba nel rapporto di 2:1. Le concimazioni minerali possono essere procrastinate anche per periodi superiori al mese durante la stagione estiva riducendole notevolmente durante la stagione invernale. In casa le bromelie si aggiogano notevolmente delle frequenti bagnature sulle foglie con acqua non calcarea e a temperatura 20-25 gradi. Bisogna sempre evitare irrorazioni con acqua fredda in quanto provocano vistose necrosi alle foglie.
Generalmente le bromeliacee vengono riprodotte per seme ma per alcune varietà e per la Guzmania è possibile effettuare la separazione dei polloni che si sviluppano alla base che saranno lasciati ad asciugare per 8-10 giorni e quindi posti a radicare. La Guzmania è riconoscibile per una piccola rosetta di foglie verdi con al centro delle colorate brattee arancioni o rossi a seconda delle cultivars. Aechmea fasciata e Vriesea splendens hanno entrambe delle foglie zebrate di bianco nella prima da cui fuoriesce una spiga con fiori turchini protetti da brattee rosa; foglie verdi zebrate in marrone con spighe appuntite di colore rosso acceso alte fino a 50 cm circa caratterizzano la Vriesea e i numerosi ibridi da essa ottenuti. Anche l’ananas (Bromelia ananas) dai frutti grossi e caratteristici per il profumo e per la corona di brattee che sormonta il frutto fa parte di  questa specie coltivato anche alle Canarie e alle Azzorre.
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Famosa fin dall’antichità per la sua cascata di foglioline dal verde delicato portati da steli neri e molto sottili si è creata notevole fama per le miracolose virtù terapeutiche che le erano, poco veramente esageratamente attribuite. È il capelvenere o chioma di Venere (Adiantum capillus-veneris) molto diffusa allo stato spontaneo sull’orlo di vecchi pozzi o di muri a secco ove esistono buone condizioni di umidità e di luce. In natura se ne conoscono circa duecento specie del genere Adiantum appartenenti alla famiglia delle Polypodiaceae e provenienti dalle zone tropicali dell’America meridionale e pertanto necessarie di ricovero in serra fredda durante i mesi invernali eccetto per le specie indigene come appunto l’Adiantum capillus-veneris e il canadese Adiantum pedatum decisamente molto più rustiche delle altre specie. Durante il periodo vegetativo le piantine amano condizioni di penombra con temperature miti e alta umidità. Il substrato di coltivazione deve essere molto leggero e tale da non favorire ristagni d’acqua ma allo stesso tempo capace di trattenere una buona percentuale di acqua. Un miscuglio che prevede l’utilizzo di una parte di terreno limoso, una parte di torba di sfagno o in alternativa terriccio di foglie, infine per migliorare il drenaggio va aggiunta una parte di sabbia grossolana o pomice. Nella formulazione di tale miscuglio va inoltre tenuto conto del PH che deve essere leggermente acido (5,5-6). Le piantine di Adiantum e in genere tutte le felci vanno innaffiate frequentemente ma con piccoli volumi d’acqua e allo stesso tempo può essere bagnato anche il fogliame eccetto nel genere Asplenium e Platycerium. Evitare in ogni caso di bagnare il fogliame con acque troppo dure e in condizioni di basse temperature. Le piantine di capelvenere non sopportano luce molto intensa e in appartamento possono risultare piantine molto resistenti se tenute in condizioni costanti di luce (semiombra) di temperatura e di umidità. Una causa di insuccesso frequente nella coltivazione di queste piccole felci ma anche di tutti gli altri generi è quello di far seccare eccessivamente le radici per poi annegarle nell’acqua. Molto semplice risulta la propagazione che avviene per semplice suddivisione dei cespi che può coincidere con la rinvasatura. In questa occasione, infatti, una volta tirata fuori dal vecchio vaso il pane di terra contenente l’apparato radicale, possono essere staccati piccole porzioni di rizoma con due o più fronde oppure nel caso di vecchie piante il cespo può essere diviso direttamente in due tagliando con un coltello in verticale il pane di terra.  In casa oltre al capelvenere è possibile allevare l’Adiantum  hispidulum di origine australiana con fronde lunghe 25-30 cm e larghe 15 e sviluppo contenuto (30-35 cm), l’A. raddianum di origine brasiliana con altezza leggermente superiore al precedente ( 45-50 cm) e infine l’A. tenerum decisamente un gigante rispetto ai primi in quanto raggiunge il metro di altezza con fronde triangolari di verde chiaro che in alcune varietà possono essere tinteggiate di rosa.

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Nome scientifico: Cyclamen   Famiglia: Primulacea Origine: Asia minore
Pianta erbacea munita di tuberi di colore rosso-violaceo, con poche radici, dai quali si innalzano diverse foglie dotate di picciolo,cuoriformi, seghettato, maculate di bianco nella pagina superiore e rossastre sulla pagina inferiore,nervature palmi nervi,dimensioni comprese tra i 5-8cm . Il Ciclamino preferisce terreni ben drenati,profondi e ricchi di sostanza organica, in ombra o mezz’ombra; la temperatura ideale si aggira dai sei gradi di notte ai 18 gradi di giorno; con temperature superiori, i Ciclamini, appassiscono. La propagazione dei Ciclamini, oltre alla semina, si effettua con la divisione dei vecchi tuberi durante il periodo di riposo della pianta e quando le foglie e i fiori sono tutti appassiti. Si possono coltivare anche in vaso, ricordando di dissotterrare i tuberi periodicamente e di spostare i tuberi piccoli in contenitore singolo. I tuberi di ciclamino vanno interrati per 3-5 centimetri, lasciando tra i tuberi uno spazio di 8-15 cm. Le annaffiature devono essere frequenti meglio se tramite l’immersione, per un paio d’ore, del vaso in un recipiente colmo d’acqua; è d’obbligo evitare il ristagno d’acqua che può procurare il marciume del bulbo. I fiori sono solitari, lungamente peduncolati e regolari, con corolla a cinque petali, di colore roseo lilla; l’ovario è unico, con un solo stilo. Il frutto è una capsula globosa divisa in cinque valve e portata sorretta dal peduncolo che si attorciglia a spirale dopo la fecondazione. Il tubero fresco, contenente un glucoside che è mangiato senza danno dai maiali che ne sono ghiotti, ma dannoso all’uomo se non cotto. Coltivato in vaso come pianta ornamentale per la ricca fioritura primaverile tra le varie specie c’è il CYCLANEM PERSICUM , originario della Persia e dell’Asia minore, dotato di fiori più grandi di quelli delle specie selvatiche e dai colori varianti dal bianco al rosa, dal rosso al lilla, dal cremisi al porporino. La principale causa di sofferenza per i ciclamini e l’acqua: durante i mesi freschi un terreno spesso inzuppato d’acqua favorisce lo sviluppo di marciumi, durante l’estate invece la siccità può provocare anche il completo disseccamento dei tuberi.

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La clivia è una specie sempreverde appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae con foglie larghe, nastriformi, disposte a ventaglio e inguainate alla base ove si congiungono con un breve rizoma provvisto di radici grosse e carnose. In primavera si sviluppa il fiore caratterizzato da uno stelo eretto che reca un ombrella globosa con 20-30 fiori che permangono per circa 15-20 giorni. E’ una specie molto rustica e adatta ad essere “forzata” in serra per anticiparne la fioritura.
Propagazione – Occorre una certa dimestichezza nella propagazione per seme in quanto viene in genere praticata l’impollinazione manuale mentre può risultare più semplice la separazione dalla pianta madre dei gettiti laterali. In questo caso le piantine ottenute sono uguali alla pianta madre (cloni) e sono consigliati quando le piante di provenienza sono di indiscusso pregio varietale.
Esigenze climatiche – Si tratta indiscutibilmente di una pianta adatta a luoghi ombreggiati, umidi e con temperature ottimali comprese tra 15 e 20°C. e per questo spesso mantenuto, spesso, nei vani scala e pianerottoli d’appartamento ove si adatta molto bene alle condizioni non proprio “casalinghe”
Terriccio – Si richiede un substrato di medio impasto facilmente drenabile e non eccessivamente concimato. Un miscuglio adatto è quello formato da terriccio di foglie e terra di prato in parti uguali oppure terriccio di bosco di buona qualità con ph tra 6 e 6,5.
Difesa antiparassitaria – Oltre ad essere una specie molto rustica, la clivia, per la particolarità delle foglie, da pochi problemi dal punto di vista sanitario. Infatti in caso di attacco di afidi o cocciniglie ma anche per semplice tolettatura del fogliame risulta molto semplice intervenire sulle lunghe foglie carnose e quindi rimuovere eventuali parassiti.
In ogni caso va sempre posta molto attenzione a questi interventi al fine di non creare lacerazioni delle foglie.
Curiosità – Le clivie vengono utilizzate come piante da vaso fiorito ma possono essere anche utilizzate come specie da fiore reciso. Un grosso freno a questo è dato però dal ciclo molto lungo della pianta che impiega circa 4-5 anni dalla semina alla fioritura.
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Nel  1600 arrivò, in Europa, il fiore (dalla lontana Cina) che già  da diversi secoli era il vanto dei giardini dell’Imperatore giapponese:  Il crisantemo. In Giappone, infatti, una varietà di questa  erbacea, lo hironishi, dai caratteristici  sedici  petali diventava  già all’inizio del IV secolo simbolo del sole e  fiore dell’Imperatore. Il fiore veniva considerato simbolo  dell’Immor­talità proprio per la caratteristica longevità della fioritura  e per  la  capacità di combattere la ritenzione idrica,  una  delle cause principale dell’invecchiamento nell’uomo. Appartenente alla famiglia delle Composite il crisantemo,  (Cry­santemum  indicum) nel corso degli anni ha subito una  evoluzione notevole  a seguito delle numerose ibridazioni con altre  specie. In Italia, questa pianta, è principalmente utilizzata come  pianta da  fiore  reciso  e le numerose varietà  vengono  apprezzate  e coltivate  per offrire un prodotto molto ricercato agli inizi  di Novembre e  in coincidenza della Ricorrenza dei Morti.  Solo  in Italia,  però, si è riscontrato questo abbinamento in  quanto  in altri  paesi  il crisantemo grazie  a  coltivazioni  programmate, fiorisce  tutto l’anno e le coltivazioni, in virtù  dei  numerosi ibridi  con portamento ridotto, sono molto adatti alla  creazione di vasi fioriti utilizzati per le diverse occasioni e in tutti  i periodi  dell’anno. La versatilità del fiore si  manifesta  d’al­tronde  anche con una gamma di colori e di tonalità molto  ampia nei quali manca solo il blu e questo anche grazie  all’isolamento di mutazioni somatiche (sports). La propagazione della specie si effettua principalmente per talee anche  se  in  alcune varietà come la Turner, coltivata per  la fioritura autunnale, è conveniente utilizzare i polloni radicali prelevati in primavera dalla base delle piante di un  anno. Questo tipo  di  tecnica può comportare delle anomalie  come  la  facile trasmissione  di malattie e può condurre facilmente  a  processi degenerativi.  La riproduzione per talea, fatta  generalmente  da ditte  specializzate che attuano moderne tecniche di risanamento del materiale di propagazione, dà ovviamente garanzie maggiori di sanità delle nuove colture anche se chiunque volesse  riprodurre qualche  pianta  per talea può riuscire facilmente  nello  scopo. Basta recidere dei segmenti con 5-6 foglie e privarle delle prime tre foglie basali; così approntati vanno sistemati in un substra­to  di  torba  e perlite in parti uguali e posti  a radicare  in ambiente ombreggiato a temperatura di circa 18-20 gr gradi.  L’even­tuale  utilizzo  di ormoni radicanti migliora  la  qualità  delle radici  e ne accelera lo sviluppo. La  produzione in casa di un nutrito numero di piantine  da la possibilità a chi ha a disposizione un giardino di formare delle aiuole fiorite durante il periodo autunnale molto belle nei quali abbinamento  di  due-tre colorazioni diverse pu creare  effetti cromatici di sicuro effetto. In ogni caso, per avere delle piante più omogenee nello sviluppo, è consigliabile ricorrere all’acqui­sto  esterno  visto nell’insieme il costo molto  contenuto  delle piante.

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Il nome di difficile pronunzia non ha limitato la coltivazione e l’interesse botanico verso la Dieffenbachia che deve il suo nome al naturalista tedesco che la scoprì.  Aracea perenne, originaria delle foreste tropicali dell’America centrale, viene utilizzata come pianta ornamentale da vaso a fogliame decorativo ed è molto apprezzata per le sue grandi foglie verdi screziate di bianco o di giallo e per la facilità della sua coltivazione. Tra queste, quelle che più si trova frequentemente negli appartamenti o negli uffici per la sua bellezza è la Dieffenbachia amoena, specie caratterizzata da vigorose foglie, molto ampie, alte fino a tre metri e molto resistenti alle più svariate condizioni  ambientali.  Di sviluppo più ridotto la specie D. picta originaria del Venezuela con portamento più compatto e fogliame con marmorizzazioni bianco-crema e la D.exotica originaria del Costa Rica apprezzata per la tendenza ad emettere germogli ascellari alla base che le danno il tipico portamento a cespuglio. In casa le Dieffenbachie vanno posizionate in un angolo luminoso e umido allo scopo di ottenere uno sviluppo costante e regolare della pianta stessa. Pertanto è necessario posizionare nel sottovaso una manciata di argilla espansa o ghiaia che vanno tenuti immersi in acqua e sopra va posizionato il vaso; così facendo l’acqua evaporano tiene costantemente inumidita l’aria normalmente molto secca in casa a causa dei termosifoni durante il periodo invernale e delle alte temperature durante l’estate. Anche il substrato deve tener conto di queste particolari esigenze e deve essere costituito preferibilmente da foglie di faggio mediamente decomposte e torba in parti uguali. Le caratteristiche di tale miscuglio, permeabile e poroso accompagnate da irrigazioni costanti oltre a garantire la costante crescita della pianta eviteranno l’insorgere di malattie fungine e marciumi (Rhizoctonia solani, Phytophthora) di cui la pianta è particolarmente predisposta. A tal proposito vanno evitate le spruzzature di acqua sulle foglie che, in ogni caso, vanno limitate solo alle giornate troppo calde e ristrettamente il mattino. Periodicamente vanno, pulite le foglie con una spugnetta inumidita per rimuovere eventuali depositi di polvere che rendono opaco il fogliame evitando di utilizzare sostanze oleose che occluderebbero gli stomi rendendo difficoltosa la normale traspirazione della pianta. Il ciclo di vita in appartamento è molto lungo e pertanto può capitare che le piante invecchiate perdano il loro fascino. In questo caso è possibile prelevare porzioni di stelo che immersi in acqua hanno la capacità di emettere le radici dopo circa 40-50 giorni. Si provvederà quindi al trasferimento in vaso con terriccio e dopo 4-6 mesi la pianta ottenuta tornerà ad avere la bellezza della pianta madre.  Per la particolarità di avere foglie tossiche e velenose va tenuta cura nel tenerle fuori dalla portata di bambini.

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L’Hebe, un piccolo arbusto sempreverde, è indigena nelle terre verdeggianti della Nuova Zelanda, dove crescono spontanee diverse specie di piante, uniche al mondo, tra le quali l’Hebe è il genere più ricco. I maggiori garden italiani propongono una vasta gamma di questi arbusti provenienti dall’emisfero australe, fioriti e sempreverdi, ideali per la coltivazione in giardino, sul terrazzo e sul balcone.L’Hebe sempreverde e le sue cultivar è molto usata nelle aiuole, nelle scarpate e per la formazione di bordure, mentre le varietà nane sono ottime nei giardini rocciosi e rappresentano bellissimi ornamenti verdi, coltivate in vaso sul terrazzo e sul balcone. L’Hebe fiorita, spesso confusa con la Veronica per la somiglianza delle infiorescenze, si distingue perché è un arbusto, mentre la Veronica è una pianta perenne. È disponibile in molteplici specie e forme e tra le più particolari menzioniamo l’Hebe ochracea ‘James Sterling’ e l’Hebe Golden Nugget’, entrambe con folta vegetazione e foglie simili alle conifere, dal colore gialloverde dorato che d’inverno diventa giallo bronzeo. Nelle altre specie, il fogliame è comunemente rotondo e vi è una grande varietà di colori, forme e grandezze. Le foglie dell’Hebe pinguifolia Pagei’, ad esempio, sono notevoli per la colorazione grigio-blu, quelle dell’Hebe buxifolia hanno il colore verde cupo e, come indica il nome della specie, ricordano il fogliame del bosso. Molto interessante è l’Hebe pimeloides, un arbusto basso, quasi tappezzante, con foglie di colore grigio-blu intenso. Le cultivar ‘Mdsummer Beauty’ e Nicolas Blush’, invece, hanno il portamento eretto, molto ramificato, e possono raggiungere un’altezza di 1,25 m. Il fogliame della’Red Edge’ si colora di rosso in primavera. La maggior parte di questi arbusti ha il portamento molto compatto; in primavera si può eseguire la toelettatura accorciando i rami troppo lunghi. Si distingue tra le diverse specie coltivar di Hebe anche in base al colore delle infiorescenze a spiga. Dell’Hebe albicans, originariamente a fioritura bianca, sono disponibili cultivar con fiori blu, viola, marroni e rosa pallido. L’Hebe macrocarpa brewfolia si riveste da agosto ad ottobre di inflorescen-ze q spiga rosse, l’H. ‘Summer Blue’ porta fiori azzurri, le Nicolas BlusW e ‘Pink Paradise’ fioriscono in rosa. L’Hebe buxifolia produce fiorellini bianchi, lo stesso colore delle inflorescenze delle specie ochracea, cupressoides, larkii e pinguifolia, mentre l’Hebe salicifolia presenta una bella fioritura lilla. L’Hebe ama il caldo, una posizione soleggiata e un suolo poco calcareo, ben drenato. Per proteggere le radici da un eccesso di calcare, si consiglia di scavare una buca piuttosto ampia e riempirla di torba da giardino prima di mettere a dimora la pianta. L’Hebe ha buona resistenza al freddo invernale e può svernare in una posizione riparata. Le specie tipiche, come ad esempio l’H. ochracea e l’H. sutherla e le piante coltivate in pien’aria sono più resistenti alle gelate delle specie ottenute dall’ibridazione, ad esempio l’H. buxifolia, e delle piante in vaso, che trascorrono l’inverno preferibilmente in serra, nella veranda o nel locale lavanderia. Anche se è una pianta poco vistosa, l’Hebe vanta un gran numero di appassionati, di cui alcuni hanno fondato la “Hebe Society”. Questo club promuove la produzione di Hebe e di altri generi spontanei soltanto nella Nuova Zelanda con lo scambio di talee, la pubblicazione di un notiziario trimestrale e un sito Internet. La “Hebe Society” è nata in Gran Bretagna ed ha associati in tutta l’Europa, nel Nord America e nella stessa Nuova Zelanda.

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Tempo di fucsie. La nostra vita oltre ad essere scandita dagli anni trova motivo di diletto nel susseguirsi delle stagioni caratterizzate dal variopinto sbocciare dei fiori. Anche  se le coltivazioni in serra alterano questo sistema anticipando o ritardando alcune di queste. Con giugno, sono la fucsia con i loro fiori penduli di colore vario soprattutto rossi e viola e con il fogliame dalla colorazione verde intenso a colorare i balconi. Appartenente alla famiglia delle Enoteracee, il genere Fucsia o migliore Fuchsia non ha altri parenti famosi eccezione fatta per la castagna d’acqua che cresce sul Po, ma da solo acquista un importante collocazione come pianta da  appartamento e, anche se meno apprezzata, come pianta da giardino. Quanto detto è forse restrittivo perché le fucsie sono delle piante molto versatili e oltre al classico vaso fiorito è possi­bile costituire dei cestini o basket pensili con varietà a fogliame ricadente che, con il loro fiore bicolore e il verde fogliame, formano delle autentiche cascate di colore. Altro sistema per valorizzare queste piante è quello di obbligarle a una crescita ad alberello oppure sistemare la parte aerea a forma piramidale con varietà come la “Cascade” riconoscibile per i fiori a calice bianco e la corolla rossa. Resta beninteso che per educare la pianta alle varie forme è necessario ricorrere a varietà diverse per le quali conviene farsi consigliare dal fiorista presso cui si provvede all’acqui­sto.  Poche ma molto importanti sono le norme da seguire per la coltivazione di fucsia sia in appartamento che in giardino e tengono conto che queste sono delle piante  perenni, cioè che vivono più anni, e che non amano gli eccessi nè di luce né di ombra.  In considerazione di quanto detto, le piante non devono essere esposte in balcone come solitamente si fa per i gerani ma vanno posizionate in modo che il sole diretto venga ridotto a poche ore e per motivi diversi durante i mesi invernali vanno tenute in luogo riparato in quanto temono le gelate invernali e le brinate tardive primaverili per cui l’esposizione all’aperto va effettuata quando le condizioni termali sono del tutto stabili. Il substrato in cui vanno coltivate deve essere ben drenato sistemando possibilmente una manciata di argilla espansa o ghiaia nel fondo del vaso e ricco di humus. Durante il periodo della fioritura oltre agli apporti di azoto che devono essere costanti durante tutta la coltivazione, l’ag­giunta di potassio diventa indispensabile per avere una fioritura molto intensa e protratta. Proprio al fine di protrarre al massi­mo il periodo di fioritura è consigliabile eliminare le corolle avvizzite con una forbice sottile in modo da esaltare la colora­zione. Diverse sono le varietà presenti in commercio e tra queste la Fucsia fulgens alta fino al metro di altezza e con fiori molto lunghi (7-8 cm) e la magellanica con fiori a gruppi di due o tre con calice di colore cremisi e corolla porpora-violetta. Quelle più ricercate restano le varietà a fiori bianchi e a fiore doppio come  la “Igloo Maid” oppure sempre a corolla doppia, bianca e calice rosso la varietà “Swintime”.

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Le Marantacee sono piccole piante ornamentali cespito­se rizomatose con foglie colorate disposte a rosetta (Gen. Calathea) oppure con brevi steli (gen. Maranta), originarie delle zone caldo-umide del Sud America, utilizzate per la decorazione di interni da sole oppure in composizione con altre specie. Diverse sono le  specie coltivate e tra queste  Maranta leuconeura e la Calathea Makojana  o anche Maranta Makoyana. La  Calathea è originaria del Brasile e si presenta con numerose foglie a portamento eretto che si dipartono da un corto rizoma, il lembo fogliare è lungo fino a 25 cm con picciolo di 30-35 cm; la colorazione è verde oliva lucente al bordo, più sfumato al centro con macchie verde scuro sulla pagina superiore e marrone su quella inferiore. È la specie più apprezzata e diffusa. La particolarità che la contraddistingue è data dal fatto che al crepuscolo porta le foglie in posizione eretta tanto da sembrare che prega da qui il nome dato da alcuni di “pianta della preghiera”. Tutte le marantacee richiedono ambiente di coltura caldo-umido ed ombreggiato con  temperature ottimali  comprese tra 20 e i 28°C, umidità relativa molto elevata (80-90%) e bassa intensità luminosa (9-10.000 lux). Queste caratteristiche la rendono adatte a riempire gli angoli meno illuminati dell’appartamento o le stanze esposte a est o ovest notoriamente le meno illuminate dai raggi del sole. Per avere delle belle piante in casa occorre coltivare su un substrato organico grossolano, molto poroso e permeabile, pH tra 5 e 6 utilizzando preferibilmente un miscu­glio di terra di brughiera e foglie di faggio indecomposte in parti uguali. Se si vuole “viziare” la Calathea occorre concimarla con sangue secco al 5 per mille ogni 2-3 mesi  e fertirrigare ogni 15-20 a concentrazioni inferiori all’1 per mille. Durante la crescita si consiglia di bagnare regolarmente e mantenere elevata l’umidità dell’aria per non provocare l’arrotolamento delle foglie ed il disseccamento dei margini.
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Nella coltura occidentale l’orchidea è considerata un fiore raro e prezioso e da sempre viene apprezzato per la durata e la raffinatezza dei colori adatto per essere regalato in particolari occasioni anche in considerazione del notevole prezzo di mercato. Questo perché in passato la coltivazione era riservata a pochi “eletti” che ne conoscevano le caratteristiche di coltivazione ed erano attrezzati con impianti serricoli atti a matenere un ambiente idoneo. Le esigenze delle Orchideacee in genere si discosta tra l’altro notevolmente dalle altre specie da fiore e non solo per quanto riguarda le esigenze climatiche ma in particolare per il substrato di coltivazione trattandosi di piante epifite e che quindi devono il loro nutrimento a radici aeree oltre al sistema radicale posto alla base. Questo e altri fattori ha fatto si che per la coltivazione si pensasse che tali piante potessero crescere in modo soddisfacente solo in serra e che solo giardinieri di comprovata abilità riuscissero a ottenere fioriture soddisfacenti. Questo è vero solo in parte in quanto alla famiglia delle Orchideacee appartengono circa 750 generi con più di 20.000 specie dai quali sono derivati una quantità notevole di ibridi e varietà che hanno la caratteristica di svilupparsi non solo sugli alberi e arbusti senza peraltro parassitarli come le specie epifite anzidette ma di tante altre che vivono e si sviluppano nel terreno. E’ però vero che la gran parte di quelle coltivare dall’uomo sono specie epifite che hanno la peculiarità di formare dei germogli dal rizoma principale che sta sulla superficie del vaso e sviluppa le radici verso il suo interno e che successivamente ad intervalli forma dei pseudobulbi che a loro volta danno vita a foglie. Questi pseudobulbi fioriscono in genere una sola volta mentre se ne continuano a formare altri che a loro volta produrranno foglie e quindi fiori. Il problema maggiore per la coltivazione è la preparazione di un giusto miscuglio che prevede l’utilizzo in parti uguali di terra grassa fibrosa, terriccio di foglia o torba, muschio di fagno a pezzi e sabbia grossolana o perlite. In passato era molto utilizzato, visto i notevoli risultati, terriccio e fibra di Osmunda ma dopo l’eccessivo sfruttamento dei depositi naturali di questa felce si è rischiato di estinguerla e pertanto è diventata una specie protetta al pari delle stesse orchidee spontanee presenti in Italia su quasi tutto il territorio nazionale. L’affinarsi delle tecniche di coltivazione ha però permesso di sostituire l’Osmunda con altri substrati di origine naturale come la scorza grossolana di pino. Per coloro che intendono regalare quello che in Tailandia, uno dei maggiori produttori di questo fiore al mondo, viene chiamato “fiore del sorriso”, nella scelta delle piantine o del fiore reciso deve tener conto di alcuni fattori importanti come la freschezza del prodotto, la brillantezza e la consistenza del fiore e malgrado le convinzioni comuni va considerato il numero dei fiori aperti e non quello della lunghezza dello stelo.


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ll papiro è una delle più antiche specie erbacee conosciute risalente, come tutti sanno all’antico Egitto, da cui deriva il nome, traduzione di “il regale”. Il destino passato e la fama, sono strettamente collegati all’utilizzo della pianta per la produzione della carta, di cui primi gli Egiziani e successivamente le popolazioni mediterranee ne fecero uso prima che venisse soppiantato dalla pergamena e successivamente, con il Medioevo, dal nuovo procedimento di fabbricazione della carta ad opera dei Cinesi. La maggior parte delle specie del genere Cyperus di cui il papiro fa parte, vive rigogliosa in luoghi paludosi o acquitrinosi formando ciuffi di numerosi fusti esili, simili a giunchi e senza nodi alti fino a cinque metri che terminano alla sommità con strette brattee disposte a raggiera con infiorescenze simili a quelle delle graminacee. Le foglie si trovano invece alla base formando delle guaine appena visibili che avvolgono il fusto. In Europa è possibile trovarlo allo stato naturale solo in Sicilia alla foce del fiume Ciane presso Siracusa mentre la coltivazione in casa è frequente un po’ dovunque per la bellezza e la rigogliosa vegetazione.
Il Cyperus papyrus è però la specie più difficile da coltivare in casa visto la necessità di caldo umido, ma in condizioni ottimali, raggiunge i due-tre metri d’altezza con fusti triangolari e grossi fino a due-tre cm e con colorazione verde intensa. Ne esiste anche una varietà nana quasi in miniatura che raggiunge solo i 50-60 cm di altezza. Prende impropriamente il nome di papiro ma il più coltivato in casa è il Cyperus alternifolius alto 1-1,20 metri circa con fusti sottili e quasi triangolari e con ombrella comprendente 12 brattee simili a foglie leggermente penduli e flessibili. Di questa specie ne esiste una varietà, la Gracilis che ha un aspetto quasi a miniatura rispetto alla precedente con brattee verde scuro e rigide. Per coltivare in casa con successo un Cyperus occorre un vaso con un terriccio ricco di sostanza organica preferibilmente proveniente da composta. Una volta trapiantate una o più piantine occorre mantenere una temperatura mai al di sotto di 10C° salvo per il Cyperus papirus che richiede temperature minime di 15-18C°. Per assicurare il giusto grado di umidità, occorre sistemare il vaso dentro un sottovaso tenuto costantemente riempito d’acqua mentre per stimolare la crescita durante il periodo vegetativo va somministrato un normale fertilizzante ogni quattro settimane. L’epoca migliore per procedere alla propagazione è la primavera scegliendo fra due possibilità: suddivisione del cespo oppure facendo radicare delle talee. Nel primo caso dopo aver svasato la pianta va tagliata la zolla dall’alto in basso incidendo inizialmente il terreno con un coltello fino a quando non è possibile inserire le dita e effettuare il completo distaccamento ; una pianta può essere suddivisa anche in più parti a seconda del cespo radicale. Si può anche sfruttare la capacità rizogena dell’apice della pianta che una volta tagliato e spuntate le brattee va posizionato capovolto in una terrina e tenuto fino all’avvenuta emissione delle radici in acqua. Una volta radicato la nuova piantina può essere trasferita in vaso, inizialmente di 10 cm, con terriccio.

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Piante rizomatose acauli appartenenti alla famiglia delle Agavacee caratterizzate da foglie a superficie piana o cilindrica coriacee e fibrose, originarie dell’Africa tropicale. Sono apprezzate per la loro elevata resistenza in appartamento e per l’adattamento alla formazione di composizioni.
Terricci0 – Anche se esiste la tendenza ad allevare la sansevieria in grossi vasi, si tratta in pratica di piante con apparato radicale abbastanza ridotto e quindi non sono richiesti grandi volumi di substrato. Il substrato adatto alla specie è quello composto da terra limosa mista a terriccio di foglie e integrato con concimi a base elevata di potassio.
Esposizione – Nonostante sia una pianta grassa ha poca esigenza di luce e si adatta a condizioni diverse di luminosità, proprio per questo notevole adattamento si rende molto interessante dal punto di vista della coltivazione in casa .
Propagazione – Si propagano per talea di foglia o per separazione dei germogli presenti nelle piante adulte. Nel primo caso vanno messe a radicare sezioni trasversali di foglie di 10 cm di lunghezza lasciate qualche giorno ad asciugare , in modo che si formi il callo di cicatrizzazione, con substrato di torba e perlite. La separazione delle piante adulte consente ovviamente di ottenere più velocemente una o più piante nuove a seconda dello sviluppo della pianta di provenienza.
Irrigazioni – Non si deve eccedere con le annaffiature e in particolare occorre che il terreno venga lasciato asciugare prima di intervenire con una nuova irrigazione mentre durante l’inverno vanno distanziate maggiormente. Come tutte le piante grasse, inoltre, vanno assolutamente evitati i ristagni d’acqua e pertanto sul fondo del vaso va predisposto un buon drenaggio.
Malattie – Non esistono in pratica problemi parassitari legati alla coltivazione di questa specie se non quelli provocati da una eccessiva irrigazione o umidità del substrato che può provocare attacchi di fusariosi.
Curiosità – Nella propagazione per talea molte volte le piante ottenute perdono la tipica colorazione gialla sul bordo delle foglie per cui i vivaisti tendo a propagare le piante di sansevieria per coltivazione di piccole parti terminali della pianta (apici vegetativi)

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La pianta dello Spathiphyllum è originaria delle zone tropicali del Centro e del Sud America e delle isole dell’Asia sud orientale. A questo genere appartengono 35-36 varietà che si differenziano sia La pianta è composta da molte foglie che partono da terra e variano da una forma ovoidale a una forma lanceolata. Il fiore è di colore bianco e solitamente ha origine da una gemma ascellare di una foglia. Queste piante amano dei terricci ben drenati ma necessitano d’irrigazioni costanti. Le temperature non devono scendere al disotto degli 8-10 gradi. Durante il mese estivo è necessario abbondare nelle irrigazioni, mentre nel periodo umido diminuire la frequenza mantenendo comunque il composto sempre leggermente umido. Le concimazioni sono di fondamentale importanza sia per la fioritura che per il fogliame. Per concimare lo Spathiophyllum è preferibile utilizzare un concime moderatamente azotato, con le giuste proporzioni di macro elementi per garantire fiori grandi e fioriture durature. La frequenza della concimazione varia in base al periodo vegetativo (nei mesi più caldi somministreremo meno concime ma più frequentemente, mentre nei mesi freddi ridurremo le concimazioni a due volte al mese
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Dicembre è indubbiamente il mese in cui si concentrano molte aspettative: l’anno vecchio ormai al termine lascia il posto quello nuovo in arrivo. Un mese ricco di feste quasi una sorte di dispetto alla natura che dopo fasti estivi e i colori di inizio autunno adesso riposa anch’essa in attesa della propria festa che coincide con l’arrivo della primavera. Ciò non toglie che nonostante i traguardi tecnologici notevoli raggiunto anche in questo mese la tradizione la fa da padrone e pertanto in ogni casa non mancherà l’albero di natale, il muschio nel presepio, la strenna con l’agrifoglio e l’immancabile stella di Natale.
La Poinsettia o Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) in questi ultimi anni, in particolare, vive un interesse crescente anche per il fatto che il Natale è la festa in cui prevale il colore rosso e le brattee della Poinsettia il più delle volte confuse con il fiore rispondono a questa richiesta di mercato. La pianta in natura in effetti ha un portamento arbustivo e raggiunge anche i due metri di altezza. Nelle coltivazioni sotto serra, in coltura intensiva, viene invece trattata con ormoni nanizzanti che oltre ad ridurne l’altezza ne migliorano l’impalcatura dei rami. L’utilizzo di ormoni tra l’altro ha coinciso con un utilizzo diverso della pianta che fino a circa un decenni fa veniva utilizzata come pianta da fiore reciso. La bellezza della pianta è data dalle brattee colorate rosse, rosa, arancio e bianco a seconda delle varietà che vengono tale volta scambiati, a torto, per i fiori che invece anche se riuniti in ciazii sono poco vistosi. Per chi si appresta ad acquistare una Stella di Natale va ricordato che la qualità della pianta è da individuare dalla vivacità dei colori, dal rigoglio vegetativo e dal numero di steli. Vanno scartate le piante che si presentano con fogliame ingiallito e non uniforme. Verificare che l’attaccatura degli steli sia ben salda e le infiorescenze ancora non completamente aperte. Le piante vanno tenute lontane da fonti di calore ed all’immediato contatto con termosifoni e camini accesi mentre va verificata l’umidità dell’ambiente in quanto l’aria eccessivamente secca provoca la perdita delle foglie delle piantine. Poche sono le esigenze colturali della pianta tenuta in ambiente chiuso: irrigazioni  regolari una volta verificata che il substrato contenuto nel vaso sia asciutto e una concimazione con concime completo disciolto in acqua all’1% con cadenza quindicinale. Una volta completata la fioritura la pianta incomincerà a perdere le foglie (fine gennaio circa) e quindi successivamente va potata molto corta e sistemata in luogo fresco e poco illuminato; le irrigazioni vanno diradate. Si effettuerà, così, lo svernamento della pianta che successivamente in piena primavera verrà portata gradualmente in piena luce ed all’aperto per iniziare un nuovo ciclo.

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La Zantedeschia o più comunemente calla è una Aracea originaria del Sud Africa e in Italia è diffusa soprattutto la Zantedeschia aethioica. La bellezza di questa pianta consiste soprattutto nella grande spada bianca che avvolge lo spadice gialliccio molto in risalto sul vivace fogliame verde. Le foglie come anche il fiore sono sostenute da un lungo picciolo e sono sagittate o lanceolate, appuntite e con margine intero. Nel suo ambiente naturale e nelle regioni più calde dell‘Italia fiorisce da dicembre ad aprile in condizioni molto diverse di  esposizione che vanno dalla penombra al pieno sole. Durante il periodo vegetativo il terreno va mantenuto costantemente umido mentre nel periodo di riposo che nella nostra regione coincide con il periodo invernale va mantenuta più asciutta senza che il terreno si asciughi completamente e riparata dal freddo. Per evitare gravi danni durante la stagione invernale i tuberi presenti in giardino vanno coperti con uno strato di paglia o con un telo di tessuto non tessuto. Al contrario di molte altre specie da vaso fiorito preferisce un miscuglio semi-pesante ma con buona presenza di sostanza organica ben decomposta. Un terreno ideale per la coltivazione in vaso di tale pianta prevede un miscuglio a base di compost, terra da giardino, torba e sabbia. Durante l’estate la calla può restare all’aperto ma a partire dall’autunno riportarla in casa e all’apparire dello scapo fiorale mantenerla a 10°C. circa dopo la comparsa dello scapo tenere la pianta più al caldo. Per propagarla operare suddividendo i tuberi e impiantandoli in nuovo vaso durante il periodo di riposo vegetativo.

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Gen

30

By potatore

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Generalità: l’Abete è una conifera sempreverde, originaria dell’America settentrionale; si tratta di un albero a crescita abbastanza lenta, mediamente longevo, che può raggiungere i 15-25 metri di altezza, ed i 3-8 metri di larghezza. Gli esemplari giovani hanno la classica chioma di forma conica, con l’età questo abete assume una forma più allungata, a candela. Il fusto è eretto, e presenta ramificazioni orizzontali, solo i rami vicino al suolo tendono leggermente verso il basso; il fogliame è costituito da aghi, lunghi 4-7 cm, di colore verde-bluastro, spesso rivolti verso l’alto. In primavera produce infiorescenze femminili e maschili, di colore diverso, seguite da pigne legnose, che cadono dall’albero in autunno, rilasciando i semi. Albero molto adatto come esemplare singolo, necessita di molto spazio per svilupparsi al meglio; esistono alcune cultivar con aghi intensamente colorati.
Dove si può collocare: preferisce i luoghi soleggiati, o semi-ombreggiati; non teme il freddo. Nelle zone con estati molto calde è consigliabile porre a dimora la pianta di Abete all’ombra, per evitare il calore eccessivo. Questo albero sopporta abbastanza bene il calore, in ogni caso meglio di molti altri abeti.
Annaffiature: l’abete in genere si accontenta delle piogge; può sopportare periodi di siccità anche prolungati.
Terreno: si coltiva in terreno fertile e profondo, molto ben drenato. Si sconsiglia di porre a dimora l’Abete in luoghi che dispongano di terreno poco profondo, nei pressi di scantinati o fondamenta di abitazioni, poiché l’apparato radicale di un albero di dimensioni cospicue può essere molto invasivo.
Parassiti e malattie: può venire colpito dall’afide del cedro e dalla processionaria.
Curiosità: Le foglie, ricche di provitamina A, anticamente venivano utilizzate per curare malattie agli occhi.
L’Olio di Abete è un olio siccativo che trova impiego nella fabbricazione di vernici, diluenti e come combustibile. Il suo legno è molto utilizzato in Giappone per la costruzione di case antisismiche. Usato come profumo (per esempio applicato sugli abiti) aiuterebbe a sentirsi più forti e protetti in situazioni o con persone ostili.

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L’albero di  Natale per eccellenza è l’abete rosso (Picea excelsa o abies) detto anche peccio e da qui il nome di peccete ad indicare le foreste di questa pianta che caratterizzano il paesaggio alpino rendendolo tra i più suggestivi in Europa e forse nel Mondo. L’abete rosso è una pianta molto longeva (vive circa 400 anni) e raggiunge dimensioni ragguardevoli (circa 50 metri) con un fusto eretto e slanciato, una chioma verde scura, la corteccia sottile e rossastra. L’accrescimento è lento nei primi 10-15 anni, successivamente la crescita è sostenuta fino alla tarda età. Le piante di abete rosso hanno un apparato radicale molto superficiale e molte volte il peso della chioma combinato a quello del vento ne può provocare lo sradicamento. Per questo il suo utilizzo nei giardini va ponderato in stretta relazione alla profondità del terreno sottostante al fine di evitare spiacevoli crolli. Nessun problema invece per quanto riguarda la qualità del terreno e il clima visto che le piante si adattano a qualsiasi tipo e sopportano molto bene sia le estati calde che gli inverni molto rigidi. Per essere sicuri di possedere a Natale un rigoglioso abete diventa importante acquistarlo 1-2 mesi prima delle festività da un vivaista serio con pianta preferibilmente certificata. Una volta rinvasato e innaffiato può essere lasciato all’esterno per poi essere gradualmente portato all’interno dell’abitazione possibilmente in un locale non riscaldato. Una volta finito l’utilizzo, sempre gradualmente va riportato all’esterno oppure è possibile donarlo ai Comuni attrezzati al recupero degli alberi natalizi che lo utilizzeranno per il rimboschimento di aree dismesse. Il legno di abete rosso commercialmente definito abete di Moscovia è tra i più ricercati in virtù dell’infinità di impieghi: edilizia, infissi, mobili e fiammiferi. Da alcuni rari esemplari presenti in Trentino si può ottenere la cassa di risonanza per alcuni strumenti musicali.

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23wfnpLa mimosa è originaria del continente australiano. In Italia resistono bene nei climi temperati del centro sud, ma si possono coltivare anche sulle coste dei grandi laghi del nord ove possono beneficiare di temperature più miti. La coltivazione in altre zone deve essere effettuata in vaso o in serra. La pianta di mimosa può raggiungere anche grandezze considerevoli. Le foglie sono composte da tante foglioline poste perpendicolarmente alla nervatura principale. Alcune varietà non presentano le classiche foglie, ma hanno delle foglie trasformate che sono come dei rametti appiattiti che prendono il nome di filladi.
L’infiorescenza è composta da un insieme di capolini globosi da cui si dipartono numerosi stami. La grande quantità di fiori conferisce a questa pianta un fascino tutto particolare.
Il terreno ideale per la fioritura è quello tendenzialmente acido, con una buona struttura che assicura una buona umidità ma allo stesso tempo un buon drenaggio. Si consiglia di apportare sostanza organica (humus) periodicamente (una volta l’anno), è ciò sia la fine di garantire alla pianta l’apporto delle giuste sostanze nutritive che per migliorare la struttura del terreno. Le mimose che presentano filladi sono più resistenti Il periodo migliore per la messa a dimora della mimosa è quello che va da ottobre a marzo. Nelle zone più fredde può essere coltivata in serra con l’accortezza di non far scendere la temperatura al di sotto degli 0 gradi. Il vaso deve essere cambiato circa ogni due anni. Si ricorda che il diametro del vaso non deve crescere eccessivamente, sia per un fattore estetico che per conservare una giusta proporzione tra l’apparato aereo e quello radicale

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Tradotto dal latino, il nome, letteralmente significa aguzzo, acuminato ed è la caratteristica saliente che contraddistingue le foglie degli aceri ed in particolare dell’acero riccio (acer platanoides). Questi, alto fino a trenta metri è tipico delle regioni fredde ed in Italia è presente dalle Alpi agli Appennini centrali, fiorisce da Aprile a Maggio e produce un legname compatto e color avorio. In generale gli aceri vengono suddivisi in indigeni, esotici; entrambi oltre per gli usi industriali destano molto interesse come piante ornamentali. Al gruppo degli aceri indigeni fanno parte oltre all’acero riccio anche l’acero campestre, il monspessulanum, l’opalus e il pseudoplatanus. L’acero campestre detto anche oppio o testucchio, raggiunge i 10-15 metri di altezza, ha una chioma rotondeggiante e vive allo stato naturale nella fascia del Castanetum. Il Castanetum è una delle cinque zone fitoclimatiche ove vive un certo tipo di  vegetazione condizionata dal clima; oltre all’acero vivono in questa fascia farnia, rovere, orniello e carpino. E’ da sapere, inoltre, che  in passato era utilizzato nelle regioni del centro Italia per formare dei filari come sostegno vivente della vite. L’acero monspessulanum, detto più comunemente acero  minore, castracane o cestuccio, è di sviluppo più contenuto rispetto ai precedenti (6-7 metri) ha rami e foglie opposte con foglie a tre lobi interi e raramente dentati originario dell’area del Mediterraneo. Il loppo ( acero opalus) alto fino a 20-25 metri  e più frequente nei boschi mediterranei ha foglie lunghe 4-10 cm con cinque lobi e picciolo con sfumature di rosso. Il pseudoplatanus o acero montano o loppone è sicuramente la specie più diffusa ed è possibile incontrarlo dalle Alpi alla Sicilia dai 200 ai  2000 metri sul livello del mare. Alto 30- 40 metri possiede una chioma imponente, non forma da solo boschi estesi ma vive bene in  zone fredde in mezzo a faggi, castagni e frassini, molto diffuso nei parchi e nei  viali, ottimo per la produzione di  legname per mobilio, lavori di ebanisteria e come legna da ardere. Lo stesso Stradivari, celebre liutaio cremonese, è stato il primo ad utilizzare il legno di acero per formare il ponte che sostiene le corde del violino come anche per il fondo, le fasce laterali e i manici. Al gruppo degli aceri esotici appartiene l’acero negundo o americano che viene utilizzato in Italia solo ai fini ornamentali e in particolar modo la varietà variegatum dalle foglie screziate d bianco. Il Canada utilizzò la foglia dell’acero rubrum (rosso) come emblema nazionale anche se il maggiore interesse in questo paese è per l’acero saccharinum, sfruttato per estrarre dalla linfa zucchero di cui è  molto ricca. Dal punto di vista prettamente ornamentale sono però gli aceri del Giappone a fare da padrone nei giardini. Alcune varietà dell’acer palmatum, infatti, sono state selezionate e non superano i 2-3 metri di altezza con leggera chioma  a foglie dorate (varietà aureum) o, più comunemente, rosse e altre che si caratterizzano per i rami contorti come  l’acer  palmatum dissectum.

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Il bagolaro (Celtis australis L.) è un grande albero spontaneo. Sembra che il suo nome derivi dalla parola bagola, termine dialettale del nord Italia che significa “manico”, per la sua conosciuta bontà nell’utilizzo del suo legno per manici di fruste.
Il suo legno si presenta chiaro, duro, flessibile, tenace ed elastico e di grande durata, è ricercato per mobili, manici, attrezzi agricoli e lavori al tornio. E’ inoltre un ottimo combustibile.
Questa pianta è conosciuta anche con il nome spaccasassi, dovuto al suo forte apparato radicale. Può raggiungere i 25 m di altezza. Il tronco è abbastanza breve, robusto e caratterizzato (in età adulta) da possenti nervature, con rami primari di notevoli dimensioni, mentre quelli secondari tendono a essere penduli. La chioma è piuttosto densa, espansa, più o meno rotondeggiante. Le foglie sono caduche, hanno un picciolo corto (5-15 mm) e una lamina quasi ellittica o lanceolata (2-6 cm x 5-15 cm). Sono caratterizzate da un apice allungato e da base un po’ asimmetrica. La pagina superiore è più scura e ruvida. I fiori sono ermafroditi e unisessuali (maschili), compaiono con le foglie e sono riuniti in piccoli grappoli (ogni fiore misura circa 2-3 mm). La fioritura avviene fra aprile e maggio. I frutti sono drupe subsferiche di circa 8-12 mm. Dapprima di colore giallo o grigio-verde chiaro, con la maturazione divengono scure. Hanno un sapore dolciastro, ma la polpa è scarsa. Un esemplare monumentale di Bagolaro vive nel centro di San Gimignano: è alto 25 m e ha una circonferenza di 4,7 m. Il Corpo Forestale dello Stato segnala a Firenze un altro Bagolaro di notevoli dimensioni: la pianta è alta 32 m e ha una circonferenza di ben 5,5 m.

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potatura-cachi_ng1Con l’autunno la maggior parte delle piante perde le foglie lasciando i rami spogli e privi di colori eccezione fatta per alcune specie che in alternativa alle foglie lasciano ben in mostra dei frutti coloratissimi; frutti gialli che man mano diventano di un invitante color arancione : il cachi. Il Diospoyros kaki o kaki o più semplicemente cachi è una specie proveniente dal Giappone e dalla Cina. In virtù della particolare adattabilità ai vari ambienti è possibile coltivarlo in tutte le regioni d’Italia dove è presente con diverse varietà. Appartenente alla famiglia delle ebanacee di cui si conoscono circa 250 specie del genere Diospirys, forniscono oltre a frutti commestibili anche l’ebano, legno di colore nero, duro, di grana finissima e notevolmente richiesto per la creazione di mobili. Nel Meridione le piante di cachi raggiungono una altezza superiore a 10 metri assumendo una forma conica-piramidale mentre nelle regioni nel Nord Italia le piante assumono un aspetto più contenuto riuscendo lo stesso a superare gli inverni rigidi. La particolarità dei cachi è data dai frutti che possono essere partenocarpici o fecondati. Questo differenza riguarda principalmente le qualità organolettiche dei frutti oltre alla presenza o meno al proprio interno dei semi. Nel primo caso i frutti si presentano al palato sodi, ricchi di tannino e di conseguenza fortemente astringenti e pertanto per consumarli è necessario un certo periodo di ammezzimento che può richiedere 1-2 mesi. Questo processo di maturazione in ogni caso può essere velocizzato ponendo i frutti a contatto con delle mele in luogo caldo e in poco tempo le bacche assumeranno il tipico colore giallo aranciato intenso e consistenza molle. Ciò è possibile in quanto le mele come le arance immettono nell’aria etilene, elemento naturale che accelera la maturazione. Nel secondo caso, i frutti fecondati si riconoscono per la presenza di semi e nonostante una certa consistenza della polpa possono essere consumati anche all’invaiatura senza necessità di ulteriore maturazione. Altra particolarità che contraddistingue le piante di cachi è data dalla colorazione delle foglie. Queste possiedono picciolo corto, lamina di colore verde intenso sulla pagina superiore e quasi argenteo in quella inferiore e alla caduta assumono una colorazione giallo rossastra con sfumature che vanno fino al rosso rendendo la pianta piacevole alla vista e caratteristica, tanto da essere stata adottata in parecchi giardini ove i suoi colori e i suoi frutti trovano spazio tra le altre piante ornamentali. Il trapianto può risultare abbastanza semplice se si prelevano da una pianta adulta i polloni radicali che una volta completamente radicati verranno innestati a marza l’anno successivo.

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Rousseau non era considerato un amante della buona cucina ma su di esso erano le ciliegie ad esercitare un fascino particolare addirittura erotico. Anche il “nostro” Salvatore Di Giacomo non era insensibile a tale frutto “una tira altra” scriveva “come i baci” e alcune sue opere come “Era di  maggio” ed “E ‘ccerase” decantano le doti delle rosse ciliegie. Il ciliegio, albero molto noto anche per la compattezza del legno ricercato per la produzione di mobili e di lavori di ebanisteria, appartiene alla famiglia delle Rosacee genere, Cerasus della quale fanno parte numerose specie. Tra queste quelle di importanza notevole per le coltivazioni sono il Cerasus avium o ciliegio dolce e il Cerasus vulgaris o ciliegio acido. Il primo è un albero di notevoli dimensioni poco adatto per essere impiantato in un giardino di modeste dimensioni mentre diventa più interessante l’utilizzo di  piante del tipo acido o amaro che da vita alle amarene o di ciliegio dolce innestato su amarene. In quest’ultimo caso le piante ottenute sono di modeste dimensioni e possono trovare con facilità collocazione in giardino ove sarà possibile raccoglierne i frutti senza doversi arrampicare troppo in alto e inoltre difficilmente lo sviluppo della pianta sarà tale da creare problemi di eccessiva ombra all’abitazione o ai piani alti della casa. Il bello di possedere in giardino degli alberi di ciliegie consiste non solo nella bontà dei frutti  prodotti  ma anche dal fascino che queste piante hanno durante il periodo della  fioritura. Sicuramente il ciliegio è uno dei simboli della primavera insieme alle piante appartenenti alla famiglia delle Rosacee e in particolare a quelle che i botanici  raggruppano nei Prunus con i quali si identificano alberi che si accomunano per avere dei frutti  con  un solo nocciolo (drupe). Albicocco (Prunus armeniaca), pesco (Prunus persica) e il susino o pruno (Prunus  domestica) si assomigliano e si accomunano per la bellezza dei fiori di vari colori e tonalità dal bianco al rosaceo al rosso che con la loro cascata di fiori annunciano l’inizio della primavera. La bellezza di queste piante può essere ancora ammirata per il caratteristico portamento eretto e di notevoli dimensioni dalla corteccia dal colore  rosso-bruno e rossastro. Il fascino di questi alberi non è circoscritto alla sola primavera ma prosegue con l’arrivo dell’estate quando gli alberi si caricano di frutti dal giallo al rosso talora  tanto scuro da sembrare nero nelle ciliegie, rosso violaceo, giallo verdastro, blu scuro nei frutti dei susini durante l’estate e infine con l’arrivo  dell’autun­no e  la  caduta delle foglie si  manifestano gli ultimi giochi di colore. Per chi infine, non possiede il  giardino e non vuole lo stesso rinunciare alla bellezza dei Prunus può ricorrere a quelli in miniatura: i  bonsai.

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imagesLa farnia (Quercus robur L.) è un albero a foglie decidue appartenente alla famiglia delle Fagacee. Essa è la specie tipo attraverso cui il genere Quercus è definito. È la quercia più diffusa in Europa, e il suo areale è alquanto vasto. Questa pianta è caratterizzata da notevoli dimensioni, crescita lenta (cosa che ne determina il raro impiego come pianta ornamentale) e da rinomata longevità. Se lasciata crescere in autonomia può vivere sino a qualche secolo, mentre con interventi di potatura o di taglio alla base del fusto la vita può estendersi in maniera rilevante. Si calcola che alcuni esemplari viventi superino i 1000 anni di vita. Alcuni esempi: a Stelmužė, in Lituania, c’è un esemplare che si dice superi i 1500 anni (sarebbe la quercia vivente più vecchia d’Europa); a Jægerspris in Danimarca l’età di un altro esemplare, chiamato Kongeegen (Quercia Re), è stimata attorno ai 1200 anni. Distribuzione ed ecologia. Sovente la farnia è chiamata semplicemente “quercia” oppure “rovere”, termine che in realtà corrisponde all’affine Quercus petraea, quercia propria dei boschi montani. La farnia è invece un albero tipico delle pianure, che dal livello del mare giunge sino ad 800 m di quota ed inoltre ha foglie e ghiande con alcuni caratteri opposti a quelli della rovere. La farnia predilige le aree a clima temperato, le condizioni di piena luce ed i suoli ricchi di nutrienti, poco acidi o neutri, ben dotati d’acqua ed è in grado di sopportare periodiche sommersioni. Ha un vasto areale che dalla Spagna si estende sino agli Urali ed al Caucaso e dalla Scandinavia giunge in Italia Meridionale. In passato quest’albero era la specie dominante della grande foresta di latifoglie della pianura padana: il cosiddetto querco-carpineto, in cui l’altra essenza arborea caratteristica era il carpino bianco (Carpinus betulus).Usi passati ed attualiAnche nel nostro passato mondo contadino la farnia godeva di un certo riguardo. Le “roveri” fornivano pregiato legname da opera che localmente era impiegato per produrre travi per i tetti, tavole per soffittature, serramenti, porte e portoni, alberi dei mulini, componenti di carri agricoli, ballatoi, mobili ed i cosiddetti calastàr, ossia delle particolari travi che venivano poste sui pavimenti delle cantine per sostenere le botti. Quest’ultime a volte erano fatte con “rovere di slavonia”: legno di farnia di provenienza non locale o addirittura estera. Le parti dell’albero non utilizzabili come materiale da opera fornivano un’ottima legna da ardere. Il frutto (la ghianda) veniva talvolta raccolto per ingrassare i maiali e di rado anche i conigli e le oche.Tutt’oggi la farnia fornisce un pregiato legname da opera e da ardere. I suoi boschi sono piuttosto luminosi ed ospitano diverse forme di vita: dalle colonie di licheni che si insediano sui tronchi e sui rami più alti degli alberi a svariate specie di insetti, uccelli e mammiferi tra cui in questi ultimi anni è ricomparso il capriolo.

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Fraxinus è un genere di piante della famiglia delle Oleaceae che comprende circa 65 specie di alberi o arbusti a foglie decidue, originarie delle zone temperate dell’emisfero settentrionale. Hanno generalmente una crescita rapida, riuscendo a sopravvivere in condizioni ambientali difficili come zone inquinate, con salsedine o forti venti, resistendo bene anche alle basse o elevate temperature; le specie più diffuse in Italia sono il Fraxinus excelsior conosciuto col nome comune di Frassino maggiore; il Fraxinus ornus noto come Orno o Orniello, utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche Frassino da manna o Albero della manna; Fraxinus angustifolia noto col nome di Frassino meridionale.
1)Coltivazione: Il Frassino gradisce generalmente esposizione in pieno sole o mezz’ombra, si adatta a qualunque tipo di terreno purché profondo e fresco, sopporta bene i terreni umidi e con scarso drenaggio. È importante prevedere per le specie coltivate, come piante ornamentali, un buon apporto idrico nella stagione secca e la lotta contro i frequenti parassiti. La moltiplicazione avviene con la semina e il trapianto di piantine di 2-4 anni.
2)Problemi:
• Le foglie possono subire attacchi da parte di insetti adulti e larve di coleotteri e lepidotteri.
• La corteccia può subire notevoli danni per le “gallerie” scavate dai coleotteri del genere Lepersinus.
• Le foglie e i rametti vengono facilmente attaccati dall’Oidio o Mal bianco.
• Il legno può subire attacchi molto gravi dai funghi della Carie del legno che distruggendo la lignina danneggiano irreparabilmente il legname, con enormi danni economici.
3)Proprietà medicinali:
• I frutti le foglie le radici e la corteccia di frassino hanno proprietà leggermente lassativa, diuretica, antinfiammatoria, antireumatica, antiartritica.
• Dalla linfa che sgorga dalle ferite del tronco di alcune specie, come il F. maggiore ed in special modo il F. orno/orniello, si estrae una sostanza chiamata Manna con proprietà lassative e con utilizzo officinale come dolcificante adatto a bambini e diabetici.
4)Il legno di frassino: Il legno di frassino è largamente utilizzato perché è robusto e nello stesso tempo leggero e flessibile. In passato era impiegato per la realizzazione dei raggi delle ruote in legno dei carri agricoli a trazione animale, attualmente con il legno di frassino si fabbricano racchette da sci, eliche per aeroplani, vari utensili per giardinaggio, manici per martelli, strumenti musicali e molte altre cose che richiedono un legno forte e resistente. Il legno di frassino è inoltre un ottimo combustibile e i tronchi di questa pianta possono ardere bene anche quando sono ancora freschi, perché contengono una sostanza infiammabile. In Italia, si trova il frassino maggiore che abbonda nei boschi e produce ottimo legname. È noto anche il frassino orniello, dalla cui corteccia si ricava la manna.

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Dafne era una ninfa dei boschi che per sfuggire all’ardente passione di Apollo si fece tramutare in lauro e il Bernini  riprodusse in marmo la scena con una scultura  custodita nella  Galleria Borghese di Roma. Il lauro (laurus nobilis) detto anche alloro nel corso dei millenni si è ritagliato addosso molti simbolismi legati anche alla possibilità di un suo  utilizzo  come pianta medicinale. Nella antichità era ritenuta una pianta profetica, infatti con il crepitio delle sue fiamme sprigionava buon augurio e nel fumo era possibile  intravedere il futuro, inoltre era consacrata al sole, segno di vittoria per gli atleti della antica Grecia e per i generali romani ritornati in Campidoglio. Petrarca fu laureato in Campidoglio con una corona di lauro cui lui stesso aveva dedicato sonetti allegorici e per molto tempo la pianta del lauro è stata simbolo della poesia. Agli inizi di agosto a Regalbuto in provincia di Enna è ancora possibile vedere “‘a sfilata d’addauru” ove cavalli e cavalieri insieme a scalzi devoti sfilano tra le vie del paese in onore del Santo patrono Vito portando rami di alloro in segno di devozione. Arbusto o piccolo albero raramente il lauro raggiunge i dieci metri  di altezza, ed ha delle foglie sempreverdi con un  piccolo picciolo,  lanceolate  o ovato-oblunghe a margine ondulato. La presenza di cellule mucipare e oleifere presenti nella corteccia e principalmente nelle foglie tra cui tannino e cineolo fanno si, che i il lauro insieme a molte altri generi della famiglia delle lauracee a cui appartiene sia particolarmente aromatico e genera il crepitio del fuoco acceso. Non poteva essere trascurata la bellezza ornamentale delle piante di alloro che trasmettono  ai giardini con il loro fogliame lucido e coriaceo il portamento decisamente eretto. General-mente le piante vengono utilizzate da sole in modo di esaltarne la forma oppure a gruppi in  modo da formare una zona cespugliosa molto intensa che maschera angoli troppo chiusi o copre muri con imperfezioni vistose. Molto interessante può anche risultare la formazione di siepi tra lauro e lagerstroemia utilizzando due-tre piante del primo alternate a una-tre della seconda. Se  invece in un giardino si sente la necessità di  formare macchie voluminose di colore è possibile  intervenire con la formazione di una zona cespugliosa mista con laurus  nobilis, rosa rugosa, cornus alba tappezzato da cotoneaster e  Hypericum calycinum. Per la propagazione basta staccare  dalle piante  i polloni basali durante il periodo di stasi vegetativa, che generalmente sono provvisti di radici: una volta ridotti di due terzi possono essere trapiantati avendo cura di comprimere bene il terreno circostante e successivamente bagnare abbondantemente. Diverse sono le soluzioni riscontrabili in giardino ma in generale si constata la necessità di possedere la pianta forse in virtù dei simbolismi sopra accennati oppure per poter utilizzare le foglie come stomachico in infuso per sedare le coliche dei  più piccini possibilmente insieme ad alcune bucce di limone, o infine per aromatizzare la carne.

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images-1Centomilioni di anni, circa ovviamente, ma a prescindere dal conteggio esatto è una età del tutto invidiabile per uno dei generi di piante più aggraziate dai fiori vellutati e nello stesso tempo resistente al freddo intenso: le magnolie. Alcune particolari caratteristiche botaniche riscontrate sulla specie come la struttura degli stami, del polline e dei semi hanno dimostrato che la famiglia delle Magnoliacee di cui le magnolie e i liriodendri fanno parte, sono una delle prime Angiosperme comparse sulla terra durante il cretaceo superiore, finito ormai da circa sessantacinquemilioni di anni e di cui Parigi ospita ampi depositi del calcare bianco (craie) che ha dato nome al periodo geologico e che ha visto nascere tra l’altro l’attuale Oceano Atlantico. Al genere magnolia appartengono 80 specie di alberi e arbusti a foglie persistenti o caduche con fiori molto decorativi bianchi o rosati, generalmente profumati. Originarie del Nordamerica, Cina e Giappone, secondo fonti storiche, la prima magnolia arrivata in Europa fu nel 1740 su richiesta di Luigi XIV ed era una magnolia grandiflora. Questa specie è una delle più diffuse e raggiunge i 15-25 metri di altezza con delle foglie molto coriacee, ovate, lucide, lunghe 8-20 cm con picciolo pubescente e con una diversa colorazione fra le due pagine fogliari: quella superiore infatti e verde, mentre quella inferiore è di colore ruggine. Il fiore bianco-avorio, molto grande, ovale, vellutato e profumato compare nel periodo giugno-luglio; i frutti, ovoidali e inseriti su un asse longitudinale contengono semi profumati. In giardino la M. grandiflora si è creata un posto di tutto rispetto, visto la sua diffusa presenza, data anche dalla grande possibilità di effettuare pregevoli accostamenti con altre specie con contrasti che possono essere anche di grande effetto come per esempio con il sorbus aria dalle foglie pelose e biancastre. Se gli spazi disponibili in giardino sono limitati e si vuole lo stesso apprezzare i fiori delle magnolie è possibile indirizzarsi verso specie più basse come la magnolia soulangiana alta 1- 5 metri a foglie caduche e a fioritura di inizio estate. Esistono anche specie come la li liliflora alte 3-4 metri con fiori di di colore rosso-porpora che sbocciano in primavera prima ancora della comparsa delle foglie e sono coltivati ti in numerosi parchi e giardini. Il liriodendro (Liriodendron tupilifera) meglio conosciuto come albero dei tulipani si distingue dal genere magnolia per le caratteristiche foglie con le estremità troncate, oppure rientrante o decisamente incise con la base del lembo cuoriforme, arrotondata o troncata. Il liriodendro, pianta alta fino a 30-35 metri, insieme ad alcune specie di magnolia è anche apprezzato per il legname di colore chiaro, facile da lavorare. Durante l’inizio di luglio è possibile effettuare la propagazione delle magnolie per talea; i rami lunghi 8-10 cm ridotte delle foglie che eventualmente possono essere tagliate a metà vanno interrati in sabbia e tenuti a temperatura di 20 gradi circa e successivamente fatte svernare all’aperto.

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1)Kiwi, Avocado, Annona, Mapo sono nomi di frutta entrati ormai nella terminologia di tutti i giorni mentre, di altri, si è perso l’uso tanto che ai nostri giorni è molto difficile che un adulto e ancor di più un bambino conosca o  abbia mai visto un frutto di Azzeruolo, Sorbo o varietà di mele come l’Annurca. Di altri frutti invece dopo un certo periodo di relativo disinteresse si è tornati ad interessarsi forse anche per il fatto che la pianta è stata riscoperta come pianta ornamentale e da giardino. E’ il caso del melograno o granato che in virtù del pregevole fogliame e dei vivaci colori dei suoi fiori ha riavuto in quest’ultimo periodo una certa rivalutazione. Conosciuto in epoche lontanissime, il melograno, veniva chiamato dai Latini malum punicum, melo fenicio perché si pensava provenisse dall’area siro-fenicia. In pratica è originario dall’Iran e si è diffuso un po’ ovunque nel bacino del Mediterraneo dove si è pressoché naturalizzato. Il portamento naturale è arbustivo cespuglioso, con chioma irregolare ed espansa ma le potature possono modificarlo in portamento arboreo dalle dimensioni contenute, generalmente 3-4 metri; pregevole è il fusto che tende ad essere sinuoso e contorto con corteccia grigio-brunastra. Albero a foglia caduca presenta picciolo corto, foglie piccole, di colore verde chiaro e lucide. I fiori, caratteristici, sono con calice coriaceo, rossastro, allungato e a tubo portanti petali dal colore rosso acceso che spiccano sul fogliame verde e fitto. Il frutto (balaustio) che matura nel periodo ottobre-novembre è stato da sempre considerato simbolo di fecondità e  apprezzato  fin dall’antichità. All’interno è diviso in logge dove i semi angolosi e traslucidi assumono una colorazione granato e da qui il nome che lo caratterizza  in  alcune regioni. Le piantine ottenute da seme o da talea seminate in vaso e scalarmente  durante  l’anno,  se poste in serra fredda durante  l’autunno, tendono  ad  effettuare  una seconda fioritura che mostra la propria bellezza nel periodo invernale. Le dimensioni ridotte e  la  resistenza  alle  potature rende le piantine molto versatili nell’utilizzo; infatti, le piante nane di melograno risultano gradite per la formazione di siepi e bordure dove nello sviluppo finale non superano il metro di altezza mentre i fiori sterili cadranno senza formare fruttificazione. Abbastanza semplice risulta la propagazione della pianta  che può essere effettuata sia per riproduzione agamica (talea, propaggine e margotta) che per semina. Nel primo caso le talee di legnose o semilegnose  possono essere sistemate per la radicazione prima della ripresa vegetativa o nel periodo di maggio-giugno utilizzando rami con uno spessore di pochi cm e lunghi 10-15 cm. Saranno interrati per i 3/4 in un substrato di sabbia-torba 1:1 e tenuti in luogo ombreggiato e umido. Nel caso di utilizzo dei semi questi devono essere stratificati in un luogo freddo sotto alcuni cm di sabbia in modo di effettuare la vernalizzazione e appena nate, le piantine devono essere poste in vasi contenenti terriccio e alla pien’aria. Il melograno pur essendo una pianta da pieno sole ha una buona resistenza  al freddo la qual cosa permette un buon adattamento in tutte le regioni italiane.

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Anche il campo floricolo segue i dettami della moda. La ricerca e la sperimentazione in campo vegetale determina la scoperta e l’utilizzo di nuove specie e varietà che si caratterizzano per la qualità dei fiori e la loro colorazione e per la capacità che hanno alcune specie di rifiorire  in epoche in cui la disponibilità di fiori è limitata. Questo è il caso del melograno (Punica granatum) una volta rilegato come pianta da frutto il cui interesse dei consumatori sembrava diminuire ma le nuove sperimentazioni su varietà nane ne hanno fatto riscoprire l’utilizzo sia come pianta da vaso fiorito che come pianta da bordura.  L’interesse dei ricercatori si è soffermato sulla colorazione tipica assunta dalla pianta in epoca di fioritura che va  dal verde del fogliame al rosso delle  infiorescenze  e inoltre  alla  possibilità che offre la specie di  fornire fioritura  nel periodo natalizio in cui questi colori per tradizione sono particolarmente graditi. Le cultivar nane infatti presentano in forma ridotta tutta la  bellezza  delle  piante di  melograno determinate dal fogliame ricco di foglie oblunghe, piccole, lisce e lucenti e dalle infiorescenze a gruppi di due-tre con calice coriaceo, rossiccio e petali di colore rosso acceso. Il  frutto (balaustio) maturo nel periodo ottobre-novembre è stato da sempre considerato simbolo di fecondità e apprezzato fin dalla antichità. All’interno il frutto è diviso in logge dove i semi angolosi e traslucidi assumono una colorazione granato e da qui il nome che lo caratterizza in alcune regioni. Le piantine ottenute da seme o da talea seminate scalarmente durante l’anno,  se poste in serra fredda, durante l’autunno, tendono ad effettuare una seconda fioritura che mostra la propria bellezza nel periodo invernale che fino ad alcuni anni orsono era regno incontrastato della Stella di Natale. Le dimensioni ridotte e la resistenza alle potature rende le  piantine molto  versatili nell’utilizzo; infatti le piante nane di melograno risultano gradite per la formazione di siepi e bordure dove  nello sviluppo  finale non superano il metro di  altezza. Abbastanza semplice risulta la propagazione della pianta che può essere effettuata sia per riproduzione agamica (talea, propaggine e margotta) che con l’utilizzo dei semi. Nel  primo caso le talee di legnose o semilegnose possono essere sistemate per la radicazione  prima  della  ripresa vegetativa o nel periodo di Maggio-Giugno  utilizzando rami  con uno spessore di pochi cm e lunghi 10-15. Saranno interrati per i 3/4 in un substrato di sabbia-torba 1:1 e tenuti in luogo ombreggiato e umido. Nel caso di utilizzo dei semi questi devono essere stratificati in un luogo freddo sotto alcuni cm di sabbia in modo di effettuare la vernalizzazione e appena nate le piantine poste in vasi di terriccio  e poste alla pien’aria.

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La colomba liberata da Noè portò all’arca un ramoscello di olivo e  questi comprese che il diluvio fosse finito e da allora cristiani, ebrei ed musulmani identificarono nella pianta il simbolo della rinascita, della pace e della prosperità. Questo  non  è sicuramente l’unico motivo per cui la coltivazione dell’olivo  sia  gradualmente risalita nella penisola  tanto  che nella provincia  di Bergamo viene vista ormai  come  una  pianta perfettamente  adattata  e nelle colline  limitrofe  viene  ormai coltivato  con  buoni  risultati per la produzione  di  olio.  Ma l’emigrazione  di  questa  pianta non è  rimasta ristretta  alla coltivazione per i soli fini alimentari ma è riuscita a  colonizzare i giardini dei più esigenti creando un fiorente mercato come ben  noto ai vivaisti. Coloro che hanno potuto  ammirare  queste piante  nel  loro  habitat naturale hanno  potuto  apprezzare  la maestosità  degli  alberi  che nonostante i  loro  tronchi  cavi, l’aspetto contorto infondono con le loro fronde mai troppo fitte un senso di pace e di tranquillità e lasciano sempre filtrare  un tenue sole. Il riferimento cui sopra è caratteristico delle piante (olea europea sativa) coltivate, mentre se lasciate a se stesse tendono ad assumere una forma conica determinata dal comporta­mento  basitono della vegetazione. Inoltre alla base del  tronco tendono  a cacciare numerosi polloni, nella zona del colletto  e dalle grosse radici i quali, se staccati, possono essere utilizzati per la riproduzione. Grande fascino assumono le coltivazioni presenti  nelle tortuose zone costiere del  Cilento  dove  nelle scoscese scarpate l’uomo con molta fatica è riuscito a ritagliare spiazzi di terreno ove imponenti ulivi si affacciano  nell’acqua di uno dei tratti di mare più belli d’Italia che finisce  con Capo Palinuro. Nei giardini  è possibile avere piante con un discreto  sviluppo, visto la buona adattabilità della pianta ai vari tipi di terreno, se  non per quelli fortemente sabbiosi o argillosi  con  notevole ristagno di acqua. Molta attenzione va invece posta nelle operazioni  di  potatura e nella difesa fitosanitaria. Chiome troppo fitte provocano facilmente lo sviluppo di cocciniglie tra cui  il mezzo grano di pepe e sulla melata prodotta da questi si  instaurano  facilmente ammassi di funghi neri epifite, che danno vita alla  fumaggine. Una buona impalcatura della pianta  che  preveda come  nel caso della forma a vaso policonico la presenza  di  3-4 branche principali può risultare molto adatta alle zone del  Nord con estati in cui l’umidità relativa, molto elevata, favorisce lo sviluppo di crittogame. Pertanto alle cure di rito, concimazioni, irrigazioni che accompagnano un pò tutte le piante, all’ulivo va aggiunta una potatura di sfoltimento annuale,  anche  allo scopo di mitigare l’alternanza di produzione a cui certe  varietà sono facilmente portate, e un trattamento  preventivo  autunnale con  poltiglia bordolese all’1-1,5%. Tale trattamento disinfetta le parti verdi e il tronco da muschi e parassiti vari che tendono  a svernare sotto la corteccia e inoltre è stato riscontrato che da un positivo effetto al rigoglio vegetativo.

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Nel vicino oriente l’albero per antonomasia è la palma. Dopo le graminacee, le palme  sono le piante più utili all’umanità  in grado di soddisfare quasi tutte le necessità umane  da quelle alimentari a quelle ornamentali. Da esse si ricava frutta, gemme commestibili, farine alimentari, zucchero e ancora, se sottoposte a trattamenti, è possibile ricavare vino, liquori, burro e infine legname, fibre tessili stuoie, carta e medicinali. Innegabile è la sua utilità e, a scorrere la storia dei popoli dell’antichità, diverse sono le simbologie che richiamano a questa pianta equiparata, per il fatto di essere dioica (solo con fiori maschili o femminili), all’uomo. Le più note sono sicuramente le palme da dattero, frutto stranamente consumato principalmente durante il periodo natalizio, ma molto curiose sono le palme da cocco per la loro capacità di resistere alla violenza degli uragani grazie alle loro radici elastiche e molto sviluppate. E’ stato calcolato che una pianta di medio sviluppo ne possiede dalle 7 alle 8.000 poste tutt’intorno alla pianta raggiungendo anche i 10 metri di profondità. Sempre nell’ordine delle curiosità, in Amazzonia la palma Jnaja ha foglie lunghe anche 15 metri con una larghezza di 4. Indubbiamente un albero maestoso che deve sicuramente la propria bellezza alla verticalità del tronco dal quale si dipartono a raggiera le foglie. Nel Cantico dei Cantici lo sposo paragonava la bellezza della sua compagna dicendo: “la tua statura assomiglia ad una palma e i tuoi seni ai datteri” che poco potrà dire di romantico alle nuove generazioni mentre era sicuramente un complimento  usato in passato nell’aria mediterranea. Le specie più coltivate in appartamento appartengono ai generi: Chamaedorea, Howea, Cocos, Phoenix e Chamaerops.
Le specie del genere Chamaedorea  sono piante piccole che generalmente non superano i 6 metri e sono caratterizzate da foglie pennate e apparato radicale a stoloni per cui spesso crescono a gruppi. La più apprezzata specie è la Chamaedorea elegans dai sottili fusti rigidi, coperti da fitti anelli lunghi al massimo due metri dai quali alla base si dipartono radici avventizie. Le foglie sono leggere e formano degli archi morbidi e appena ricadenti. Proveniente dal Messico, cresce bene in casa se tenuta preferibilmente all’ombra e a temperatura intorno ai 20 gradi e riesce a vivere anche dieci anni risultando una delle più resistenti palme da interno. Ai fini dell’acquisto, oltre allo stato generale  della pianta in vaso occorre accertarsi che vi sia all’interno dello stesso  quattro-cinque piantine  e che siano ben disposte. La Chamaedorea elegans è anche l’unica palma di appartamento che fiorisce, va rinvasata ogni due anni, innaffiata regolarmente in modo da tenere il substrato costantemente umido e senza che vi sia, in ogni caso, ristagno di acqua. A tal proposito l’utilizzo di una manciata di argilla espansa alla base del substrato evita di incorrere in tale inconveniente.
Al genere Howea, appartengono due specie, comunemente chiamate Kentie e che devono il proprio nome alla provenienza dall’Isola di Lord Howe ad est dell’Australia. Più adatta alla vita al chiuso è l’H. forsteriana in quanto rispetto all’H. belmoreana riesce a sopportare bassa luminosità e  ha un fusto più robusto. Entrambe però si distinguono per la  bellezza delle foglie lunghe circa 20-30 cm e larghe 2-3 e la relativa facilità di coltivazione. Per ottenere piante alte intorno ai due metri occorrono circa cinque anni e va tenuto conto anche delle dimensioni del vaso che deve essere all’incirca di trenta-quaranta cm. Le Kentie vengono vendute generalmente a gruppi di tre ceppi per vaso numero ottimale per ottenere una forma rotondeggiante. Al contrario della Chamaedorea, la Kentia non ama le annaffiature abbondanti per cui occorre fare asciugare bene il terriccio prima di somministrare altra acqua di irrigazione. Come le Chamaedoree, però, anche le Kentie si aggiovano di nebulizzazione fogliari con acque non calcaree specialmente durante il periodo invernale in cui i riscaldamenti rendo l’aria interna molto secca. Durante le nebulizzazioni, per evitare di bagnare il pavimento, può risultare utile riunire le piante su un tappeto di fibra vegetale intrecciata, che raccoglie le goccioline d’acqua e si asciuga velocemente.
Al genere Cocos appartiene una sola specie che è la Cocos nucifera nota soprattutto per i suoi frutti, le noci di cocco. Il nome proviene proprio dai suoi frutti dal greco cocos=bacca e dal latino nucifera=che produce noci. L’utilizzo di questa specie è principalmente alimentare ma esemplari giovani vengono sovente utilizzati come piante d’appartamento. Allo stato naturale la palma da cocco germina da quella grande noce, dopo aver galleggiato sul mare, riesce anche a colonizzare atolli sperduti nel mare e una volta approdata sulla spiaggia. Sistemata in vaso dà vita ad un lungo ciuffo di foglie con forma slanciate e portamento contenuto. Molte volte però si constata una breve vita della specie in vaso e ciò è dovuto non alla mancanza di annaffiature, bensì alle poco costanti nebulizzazioni di acqua sulle foglie che la pianta di solito richiede.
Tra le specie appartenenti al genere Phoenix due sono quelle che destano particolare interesse  e sono la palma da dattero (Phoenix dactilifera  e la palma delle Canarie (Phoenix canariensis). Alcuni dei motivi di distinzione dai generi sopra descritti sono: hanno una crescita più rapida e un maggiore numero di foglioline  mentre gli stipiti delle vecchie foglie formano il fusto, nella parte centrale dell’apice  è sempre presente un ciuffo di giovani foglie che via via si aprono formando nuova chioma. Attenzione a questa parte in quanto è l’unica zona generatrice della pianta stessa e in caso di lesioni o tagli viene compromessa l’esistenza della pianta.
In ultimo il genere Chamaerops  merita attenzione in particolare per la specie humilis più semplicemente conosciuta come palma nana. Questa specie, infatti è l’unica a vivere spontanea in Italia e più precisamente in Sicilia e Sardegna in virtù della predilezione a luoghi caldi e soleggiati. Esemplari con fusti eretti alti intorno al metro si possono osservare con facilità in Sardegna a Capo Caccia e nella riserva dello Zingaro presso Palermo.

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acacia-ombrelle-israel-mimosa-688poQuando è stata portata in Europa nessuno, forse, poteva pensare che pochi semi avrebbero conquistato l’Europa. Dopo la scoperta dell’America arrivarono in Europa da questo nuovo continente diverse specie vegetali che a vario scopo vennero coltivate nei giardini delle corti delle grandi monarchie Europee. Il francese Robin importò per conto del re di Francia diverso materiale da riproduzione proveniente dal Nuovo mondo tra cui quella che venne chiamata Acacia americana robinii in onore del suo scopritore. Linneo mise fine a questo antico errore di classificazione botanica battezzandola definitivamente Robinia pseudoacacia o falsa acacia. E’ una essenza ormai naturalizzata e dalla alta capacità competitiva rispetto a tante altre specie e grazie al rapido accrescimento e alla veloce disseminazione riesce in pochi anni a costituire fitte boscaglie. L’uomo ha contribuito notevolmente alla diffusione, in quanto la velocità di crescita e l’adattamento a terreni marginali dava la possibilità di ottenere in pochi anni notevole quantità di legname da ardere e non solo. La notevole resistenza alla capitozzatura e la capacità di sviluppare ricacci nella parte basale ne ha fatto una pianta di primaria importanza economica. Il Pianura padana il notevole bisogno di legna da ardere ha fatto sì che la specie prendesse il posto di parecchie specie autoctone. Durante il periodo fascista è stata molto utilizzata per rinforzare scarpate sia di strade sia ferrovie in virtù del notevole apparato radicale. Anche in città la robinia, grazie alla resistenza agli agenti inquinanti, si è creata una nicchia di tutto rispetto come pianta ornamentale. Di questa specie c’è però da dire che in molte occasioni è diventata una presenza molesta in quanto ha stravolto le caratteristiche di alcuni ambienti tipici di flora e fauna autoctona alterando la fisionomia tipica del paesaggio. Lungo i corsi dei fiumi, ad esempio, questa pianta ha sostituito, a tratti completamente, le specie autoctone come ontani, frassini, salici e pioppi e, in alcune zone della Pianura Padana, si è sostituita a farnie e carpini bianchi che una volta costituivano vaste foreste. La pianta raggiunge i 20-25 metri con portamento sia arboreo che arbustivo con foglie caduche, dal lungo picciolo, composte, imparipennato. I fiori a grappolo presentano le caratteristiche tipiche delle Leguminose, emanano un piacevole profumo attrattiva di molte api che producono con il polline il tipico miele di robinia e possono anche essere utilizzati per preparare delle squisite frittelle se vengono rotolati in una pastetta di uova e farina. Al fine dell’utilizzo ornamentale sono state selezionate delle varietà dalle particolari caratteristiche, come la semperflorens rifiorente in primavera-estate, la bessoniana con forma arrotondata e rami quasi rivi di spine adatta per alberature e infine, se si vuole avere dei fiori rosa, occorre orientarsi sulla Robinia hispida.

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Quando il giardinaggio non era ancora un hobby, la tendenza comune era quella di coltivare per lo più specie di notevole utilità economica. I filari dei campi erano piantumati con pioppi, necessari a fornire pali e legname da opera, oppure platini e robinie per la produzione di legna da ardere. Attorno alle abitazione di campagna esistevano piante da frutto, qualche aromatica e l’orto, indispensabile a fornire ortaggi per gli usi domestici e immancabile, almeno in passato, era una pianta di sambuco. I bambini lo usavano per ricavare cerbottane e fischietti, gli adulti invece per tingere con la corteccia stoffe di nero, di verde con le foglie, per il blu si utilizzavano i fiori ed infine le bacche per il  caratteristico viola. Inoltre dai rami lunghi, flessibili e cavi,  tagliati durante l’inverno e dopo una breve stagionatura, si ottenevano dei leggeri manici di forconi e pale. I tirolesi lo chiamavano “farmacia degli dei” in quando dai germogli si ricava un decotto  per curare le nevralgie, con impacchi di foglie si curavano malattie della pelle, dai  fiori si otteneva un tè depurativo e dalle bacche uno sciroppo utile per infiammazioni bronchiali: una vera miniera di utilità. Presso le popolazioni germaniche “l’albero di Holda”, come veniva chiamato, era talmente rispettato tanto che, passando, al suo cospetto i contadini si toglievano il cappello. I Celti  in virtù dei frutti che si conservano fino alla fine dell’anno hanno identificato con quest’albero il tredicesimo mese  lunare  che si conclude proprio nei giorni del solstizio d’inverno. Tante altre leggende possono essere citate a testimonianza di un interesse della popolazione rilevante per una pianta da cui l’uomo ne trae notevoli benefici. Originario del Caucaso è diffuso in tutta Italia visto la buona adattabilità ai diversi ambienti. E’ possibile trovarlo lungo le sponde dei fiumi e radure, in prossimità di case e cascine abbandonate, con preferenza per le zone in cui vi è una buona fertilità del suolo e in particolare di azoto. La buona diffusione è determinata dalla notevole capacità pollonifera che la pianta possiede e per questo generalmente è difficile trovarlo sotto forma arborea ma più facilmente in forma arbustiva con ampia chioma tondeggiante. Alto al massimo 7-8 metri, presenta una corteccia grigio brunastra e al suo interno i rami presentano un midollo spugnoso molto sviluppato. Le foglie caduche possiedono 5-7 foglioline con apice acuminato e margine dentato. I fiori ermafroditi, cioè che possiedono sia la parte maschile (stami) che quella femminile (pistilli) sono molto piccoli, possiedono un calice ridottissimo e sono riuniti in ombrelle molto grandi che possono raggiungere facilmente i 20 cm. Accanto al Sambucus nigra  è presente anche il sambuco rosso o racemoso diffuso principalmente in boschi di collina e montano inferiori ai 1.000 metri consociato  a frassini, olmi, aceri, sorbi e noccioli
Sambucus è un genere appartenente alla famiglia delle Caprifoliacee(da caprifoglio) che comprende specie arbustive di medio-grandi dimensioni, tra cui il Sambuco. Esso talvolta si presenta in forma di piccolo albero, comunissimo lungo le siepi campestri, nei boschi planiziari e submontani e presso i casolari di campagna, nonché alla periferia delle città, dove rappresenta un relitto della vegetazione spontanea. Presenta rami con midollo molto grosso, bianco, leggerissimo e compatto, che viene raccolto ed usato per includere e poi sezionare parti vegetali da osservare al microscopio. Inoltre questo tipo di legno viene utilizzato per costruire le palline formanti un pendolino elettrico; viene scelto questo tipo di legno per la sue estrema leggerezza. La corteccia dei rami stessi presenta rade e grosse lenticelle. Le foglie sono opposte, imparipennate, di solito con 5 foglioline ovato-lanceolate ed appuntite, seghettate ai margini. I fiori sbocciano in primavera-estate, sono piccoli, odorosi, biancastri, a 5 lobi petaliformi, riuniti numerosissimi in infiorescenze ombrelliformi molto ampie. Essi maturano numerose piccole bacche globose nero-violacee che contengono un succo di colore viola-porporino scuro che viene impiegato per colorare vini e come esca per la pesca dei cavedani. I fiori del sambuco trovano impiego in erboristeria per la loro azione diaforetica.

Ecco ora qui di seguito elencate, per la gioia dei lettori più interessati,le specie principali:
-Sambucus ebulus, detto ebbio o nibbio (pianta)
-Sambucus nigra
-Sambucus racemosa, detto sambuco rosso .
SAMBUCUS EBULUS O EBBIO
Descrizione: a questa specie vi appartengono piante erbacee e perenni, alte sino a 150 cm, dall’odore sgradevole, presentano un fusto con coste chiare longitudinali, midollo bianco;
le foglie sono opposte imparipennate, a 5-9 segmenti seghettati, glabri e verde scuro di sopra, pubescenti e chiare di sotto;
I fiori si raggruppano in corimbi ampi rivolti in alto, corolla bianco-rosea con lacinie di 4 mm e antere violette, fiorisce da maggio a luglio;
Il frutto è una drupa piriforme, di 4-6 mm, lucida e nera a maturità. Habitat: Cresce lungo le siepi e le strade campestri, nei luighi incolti e ruderati.0-1300 m. Maggio luglio.
Curiosità: questa pianta trova largo uso in campo farmaceutico.

SAMBUCUS NIGRA
Il Sambucus nigra è una pianta angiosperma dicotiledone legnosa a foglie decidue. È una specie molto diffusa in Italia soprattutto negli ambienti ruderali (lungo le linee ferroviarie, parchi, ecc.), boschi umidi e rive di corsi d’acqua.

Descrizione: è un arbusto alto 4-6 m. I rami portano delle foglie composte, di colore verde scuro, lunghe 10-30 cm. Le foglie sono imparipennate con margine dentato-seghettato; la forma delle foglioline è lanceolata con apice acuminato, la fillotassi è opposta. I fiori sono ermafroditi e portati in infiorescenze (corimbi) molto vistose, larghe 10-23 cm. I singoli fiori sono formati da 5 petali fusi alla base (fiori gamopetali), calice anch’esso gamesepalo, ovario infero, 4 stami sporgenti. Fiorisce tra aprile e giugno. I frutti sono delle bacche nerastre, lucide. Usi: Il sambuco presenta proprietà medicinali-erboristiche riscontrabili nei frutti e nei fiori. Tutto il resto della pianta (semi compresi) è velenosa poiché contiene il glicoside sambunigrina . Le bacche sono eduli solo dopo cottura e vengono impiegate per gelatine e marmellate. La pianta viene utilizzata anche a scopo ornamentale, mentre dal legno del tronco si ricava un legno duro e compatto, utilizzato come combustibile e per lavori al tornio; il legno dei giovani rami al contrario è tenero e fragile e non trova applicazioni pratiche.

SAMBUCUS RACEMOSA
Queste piante non temono il freddo e quindi si possono coltivare in giardino in qualsiasi periodo dell’anno. Queste piante sono da considerarsi come orticole, quindi in caso di parassiti si utilizzano antiparassitari per l’agricoltura; prima di raccogliere foglie delle piante trattate attendiamo che il prodotto utilizzato non sia più attivo.Pianta che necessita di almeno alcune ore al giorno di irradiamento solare. Generalità:
Queste piante sono arbusti. Questa pianta in primavera assume una colorazione arancio verde ; è di taglia media e può raggiungere i 4,5 m di altezza. Non mantiene la foglia in inverno. Lo sviluppo è eretto, tendono a crescere sia in altezza, sia in larghezza, dando origine ad un arbusto arrotondato. Concimazione:
Ogni 15-20 giorni mescoliamo all’acqua delle annaffiature del concime per piante verdi, ricco in azoto e in potassio. Annaffiatura:
Ricordiamo che è possibile raccogliere le piante aromatiche, essiccandole o congelandole, in modo da poterle utilizzare durante i mesi freddi. Annaffiare con regolarità, ogni 2-3 settimane , bagnando il terreno in profondità con 2-3 bicchieri d’acqua , attendendo sempre che il terreno sia ben asciutto prima di annaffiare; evitare di lasciare acqua stagnante. Trattamenti:
Con l’innalzarsi delle temperature diurne, all’inizio della primavera, è bene praticare un trattamento preventivo, con un insetticida ad ampio spettro, da praticarsi quando nel giardino non sono presenti fioriture. Prima che le gemme ingrossino eccessivamente è consigliabile anche praticare un trattamento fungicida ad ampio spettro, per prevenire lo sviluppo di malattie fungine, il cui dilagare è favorito dall’elevata umidità ambientale. Terreno:
Queste piante medicinali necessitano di un terreno leggermente pesante, che trattenga un poco l’umidità.
Per favorire lo sviluppo di foglie particolarmente grandi, ogni inverno riducete tutti i rami del sambuco a due-tre coppie di gemme. Ben presto cresceranno getti vigorosi che raggiungeranno 1,8-3 m di altezza in una sola stagione. Questo tipo di potatura può essere molto utile negli spazi ridotti, perché il sambuco così trattato non si espande troppo in larghezza; come contropartita, però, l’arbusto non fiorisce né fruttifica.

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Gen

30

By potatore

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Arbusti

Abelia
Agave
Azalea
Agrifoglio
Bambù
Bosso
Camelia
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Glicine
Hebe
Ibisco
Leucothoe
Ligustro
Oleandro
Passiflora
Rododendro
Rosa
Sambuco
Skimmia

Abelia

GENERALITA’:comprende 15-20 arbusti sempreverdi, o semi-sempreverdi, originari della Cina, del Giappone e del Messico; la specie generalmente coltivata in giardino è un ibrido di specie originarie della Cina, A. grandiflora. Ha portamento tondeggiante e gli esemplari di alcuni anni raggiungono l’altezza e la larghezza di 100-120 cm; i lunghi fusti, scarsamente ramificati, sono rossastri e tendono ad arcuarsi allungandosi. Le foglie sono ovali, dentellate, di piccole dimensioni, cuoiose, di un bel verde scuro e lucido; le nuove foglie sono color bronzo, e in autunno tutta la pianta assume questo gradevole colore. In estate produce una profusione di piccoli fiorellini a trombetta, di colore bianco-rosato, che persistono fino ai primi freddi; il frutto è un achenio legnoso, contenente un singolo seme.
ESPOSIZIONE: questa preferisce le posizioni in pieno sole, o a mezz’ombra; non teme il freddo e si sviluppa senza problemi in giardino in piena terra, anche se preferisce posizioni riparate dai freddi venti invernali. Volendo si può scegliere di potare drasticamente la pianta alla base in autunno, per favorire uno sviluppo più compatto e vigoroso la primavera successiva.
ANNAFFIATURE: le giovani piante necessitano di annaffiature regolari; le piante adulte possono invece sopportare alcuni giorni di siccità senza problemi; nel periodo che va da marzo a ottobre annaffiare sporadicamente, una volta a settimana; con l’arrivo dei freddi diminuire drasticamente le annaffiature, senza però sospenderle del tutto, essendo l’abelia una pianta sempreverde. Nel periodo vegetativo fornire del concime per piante da fiore sciolto nell’acqua delle annaffiature almeno una volta ogni 15 giorni.
TERRENO: le abelie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, anche in terra da giardino; sicuramente però una fioritura più abbondante e uno sviluppo più rigoglioso si avranno in terreno ricco di materia organica e molto ben drenato. Nel mettere a dimora una abelia ricordarsi di preparare una buca ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa, del buon terriccio bilanciato e del concime organico ben mescolati, in modo da favorire un attecchimento rapido.
MOLTIPLICAZIONE: avviene per seme, in primavera; le abelia grandiflora si moltiplicano invece per talea, prelevando delle porzioni di fusto in primavera, che vanno fatte radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; le nuove piante vanno coltivate in contenitore per almeno un paio di anni prima di poter essere messe a dimora.
PARASSITI E MALATTIE: queste piante sono di solito molto rustiche e non vengono attaccata da parassiti o da malattie.

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Agave

“L ‘agave che s’abbarbica al crepaccio dello scoglio e sfugge al mare da le braccia d’alghe” scriveva il Premio Nobel per la letteratura, Eugenio Montale, in una poesia di Ossi di Seppia. Generalmente, però, l’agave (Agave americana) siamo abituati a vederla non solo allo stato selvaggio addossata a pendii rocciosi e assolati ma anche in uno stato quasi di addomesticamento in giardini e viali di ville o all’entrata di quest’ultimo su grossi vasi ai lati di imponenti cancelli.  Il significato di agave (agavos in greco) è “splendido e meraviglioso”; secondo gli Aztechi, senza questa pianta, il sole avrebbe potuto essere mai imprigionato e solo una pianta a forma di stella avrebbe potuto avere il privilegio di legare a se lo splendore del sole.  Sempre secondo la leggenda azteca, la condanna data dal Dio Sole alla pianta, colpevole di essere riuscita nell’intento grazie alle sue lunghe foglie, è stata quella di poter fiorire una sola volta e con la fioritura trovare la morte. La leggenda in ogni caso ingigantisce unicamente l’interesse dell’uomo verso questa spettacolare pianta reputata molto preziosa dai marinai che con le fibre, dette sisal, producevano i cordami per le navi e ne diffusero la coltivazione in tutto il mondo compreso il Bacino del Mediterraneo. Inoltre dalla fermentazione del liquido zuccherino che sgorga per essudazione dal taglio della gemma fiorale è possibile ottenere bevande alcoliche come il pulque e il mescal Dal punto di vista botanico l’agave appartiene alla famiglia delle agavacee, comprendente circa 300 specie provenienti da zone aride o semi aride. Una delle specie più diffuse è l’agave americana molto diffusa e inselvatichita nell’area mediterranea con foglie basali carnose lunghe anche due metri e larghe circa 15-20 cm con numerose spine ad uncino nei margini fogliari che si restringono fino nella parte superiore ove una spina molto robusta e appuntita protegge l’apice. Generalmente il ciclo di questa pianta si completa intorno ai dieci anni quando dalla parte centrale si sviluppa lo scapo che reca le infiorescenze nella parte terminale dalla caratteristica colorazione verdastro-giallognolo. La fioritura si completa nell’arco di pochi mesi, in genere nella tarda estate e la pianta diventa attrattiva per insetti di tutti i tipi e curiosamente anche per i bovini allo stato brado che ingaggiano autentiche lotte per potersi accaparrare un boccone delle parti fiorali precedentemente fatte cadere a terra con l’ausilio delle corna. La riproduzione della pianta in ogni caso è possibile, oltre con i semi prodotti, anche con i numerosi polloni basali.  Proprio con il prelievo di questi è possibile incominciare l’allevamento in casa o giardino di questa specie che essendo una pianta grassa va trattata come tale. Pertanto il substrato deve essere molto poroso per evitare ristagni idrici e non deve contenere sostanza organica. Un buon miscuglio può essere ottenuto mischiando terra limosa e sabbia non calcarea in parte uguali e aggiungendo attorno al colletto della pianta sabbia grossa e ghiaia. I vasi di terracotta sono sicuramente da preferire a quelli in plastica.

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Azalea
L’azalea è una pianta appartenente al genere Rhododendron e possiede fiori dai vari colori e grandezza. Pianta decisamente da esterno sopporta solo per poco tempo la vita all’interno dell’appartamento a causa di aria troppo secca e calda. Pertanto le piante in vaso dopo la fioritura vanno portate all’aperto e mantenute in posizione con luce diffusa e preferibilmente lontano dai raggi diretti del sole. Prediligono un substrato decisamente acido a base di torba e terriccio di foglie e traggono notevole beneficio dalla pacciamatura con aghi di pino che oltre a proteggere l’apparato radicale rilasciano acidità al terreno e sostanza organica. Le piante provenienti da fioriture forzate generalmente non fioriscono l’anno successivo ma soltanto dopo due anni. Durante la fioritura, in ogni caso, occorre annaffiare la pianta giornalmente tenendo elevato il tenore dell’umidità dell’aria e in caso di avvizzimento dei fiori e delle foglie è bene immergerla nell’acqua fino al vaso lasciandolo fino a quando non scompaiono le bollicine di aria. Pochi gli interventi cesori su questa specie come tra l’altro come tutti gli arbusti. Si ricorre, in genere alla potatura solo quando la pianta assume delle forme strane o tende a sbilanciarsi con la chioma, oppure per sopprimere rami secchi o malati. Poche le avversità che colpiscono questa specie da rilevare principalmente qualche attacco di ragnetto rosso che va combattuto con un prodotto acaricida.

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Agrifoglio


L’agrifoglio insieme all’abete e alla Stella di Natale è uno dei simboli del Natale e insieme agli altri ha tradizioni antichissime e anche per questo è uno degli  arbusti più resistenti e più coltivati al mondo. Allo stato spontaneo e in buone condizioni di clima e di terreno l’agrifoglio può raggiungere i 20 m di altezza mentre in genere viene coltivato come arbusto e non supera i  4-5 metri. E una pianta  dioica cioè esistono le piante maschili e femminili, quest’ultime si possono evidentemente riconoscere dalla presenza di bacche molto decorative e rosse che coprono la pianta già dall’autunno e rimangono presenti sulla pianta durante tutto l’inverno.
Le piante di agrifoglio possono essere impiantate in giardino  in esemplari singoli oppure in gruppo ma si possono anche ottenere siepi molto suggestive  disponendo le piantine a circa 70 cm l’una dell’altra. Esse sono molto resistenti e necessitano di poche cure e di scarse irrigazioni. Solo negli esemplari coltivati in vaso si ricorre ad due-tre irrigazioni settimanali e ad una concimazione, con concime liquido,una volta al mese.
La messa a dimora di nuovi esemplari in giardino va effettuata preferibilmente ad inizio autunno o primavera acquistando esemplari in vaso che possiedono un buon apparato radicale. Da evitare l’acquisto di piantine a radice nuda che sicuramente presenteranno problemi di attecchimento.
Nelle regioni fredde come quelle padane le piante di agrifoglio vanno collocate sempre in pieno sole e, nel caso di inverni particolarmente rigidi, sarà opportuno ricorrere alla pacciamatura in modo da proteggere l’apparato radicale. La pacciamatura inoltre manterrà fresco il terreno sottostante durante il periodo estivo e non ultimo eviterà lo sviluppo di erbe infestanti che per la presenza di spine nell’apparato fogliare basale risulterebbero di difficile estirpazione. Gli agrifogli sono piante  decisamente robuste, che raramente si ammalano e solo in questi ultimi anni si sono notati esemplari attaccati fortemente da cocciniglie. In questi casi occorre intervenire con olio minerale associato ad insetticida. Il trattamento va eventualmente ripetuto per debellare completamente i vari stadi  del parassita.Le foglie dell’agrifoglio caratteristiche per il colore molto lucido quasi fosse verniciato hanno la particolarità di avere bordi spinosi nei primi metri dal suolo come difesa dagli erbivori mentre negli strati più alti le spine non sono più presenti.

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Bambù

Il bambù viene considerato per molti versi la pianta del futuro. Secondo alcuni studi, infatti, l’utilizzo di questa pianta in diversi settori può essere valido per aiutare nella crescita economica in diverse aree del Terzo Mondo. La notizia di per se stesso può sembrare eccessivamente ottimistica ma a detta degli esperti le applicazioni pratiche sull’utilizzo di questa pianta sono innumerevoli. Basti pensare all’utilizzo per la costruzione di biciclette e ponti, frangivento o ancora come baluardo vivente per consolidare scarpate e rive di fiume. Ciò, è evidente, non è riferito alle varietà di bambù che vengono generalmente utilizzate come pianta ornamentale ma ad altre che si caratterizzano per la notevole capacità di accrescimento che in talune specie può arrivare in condizioni ottimali di crescita anche vicino al metro giornaliero. I culmi di bambù molto leggeri, duttili e allo stesso tempo molto resistenti possono formare il telaio delle bici e adattarsi ai terreni accidentati delle strade sterrate che caratterizzano alcuni Paesi oppure legati opportunamente sempre con materiale vegetale oppure possono essere utilizzati per la costruzione di ponti e sono in grado di sostenere pesi inimmaginabili, tali da permettere anche il passaggio di mezzi di trasporto. L’indiscusso vantaggio di questa “pianta” monocotiledone è dato anche dal fatto che vegeta con condizioni ambientali molto diverse, ed anche se con varietà diverse  è presente in tutti i Continenti.
Pianta appartenente alla famiglia delle Graminacee, il bambù, viene definita pianta più per le dimensioni raggiunti dai suoi culmi che per l’effettiva consistenza del proprio caule. In Italia è presente l’Arundinaria japonica di chiara provenienza giapponese diffusa per lo più a scopo decorativo ornamentale. I culmi sono a sezione circolare, verdi–ocracei alti 3-5 metri con foglie avvolgenti, lamina lanceolata e molto lunghe (20-30 cm). Se poste in luoghi umidi sono capaci di formare fitti boschetti che attraggono merli e tordi i quali, al proprio interno, trovano un ottimo riparo sia dagli agenti meteorologici avversi che come luogo di nidificazione. Sempre proveniente dal Giappone viene coltivata in Italia la Bambusa pygmaea che come si intuisce dal nome presenta uno sviluppo contenuto, culmi molto brevi al massimo 30-40 cm, tozzi di colore verdastro, La Phyllostachys nigra, invece, raggiunge tranquillamente i 6-7 metri con culmi di notevole diametro ed è capace di creare autentiche barriere antivento e in particolari ambienti può essere utilizzata come siepe perimetrale. Caratteristica che accomuna un po’ tutte le specie di bambù è la predilezione di terreni freschi, profondi e umidi mentre per quanto riguarda il resto si adattano abbastanza facilmente a quasi tutti gli ambienti climatici italiani ad esclusione delle zone montane. I culmi di questa pianta sono molto utilizzati come materiale di sostegno per molte specie volubili tra cui i Ficus grazie al ridotto diametro e alla notevole resistenza alle marcescenze. Facile risulta anche la propagazione per talea basale provvista di radici.

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Bosso

L’uso del bosso in giardino risale ad alcuni secoli fa.  L’esempio più significativo lo si trova nei giardini di Versailles e di Villa Madama a Roma, dove è tuttora usato come elemento decorativo e per la realizzazione di forme geometriche. Dopo un lungo periodo di assenza, negli ultimi anni il Buxus sempervirens gode di un rinnovato interesse, soprattutto per la coltivazione in vaso sul balcone, sul terrazzo e nei giardini  grazie al suo carattere rustico, alla facilità di coltivazione e alle possibilità di ottenere forme sagomate.  Il bosso è spontaneo in tutto il Mediterraneo dove cresce nel sottobosco, è resistente alle basse e alle alte temperature e solo le gelate intense  possono danneggiare il fogliame ma la pianta si riprende facilmente e se non viene potato può raggiungere diversi metri di altezza. Cresce sia in una posizione soleggiata che ombreggiata, su tutti i tipi di suolo, anche su quelli calcari e poco fertili. L’unica esigenza che pone quest’arbusto sono le annaffiature: la terra non deve mai asciugarsi completamente. Questo vale soprattutto per gli esemplari coltivati in contenitore, perché l’apparato radicale è grande e fine e richiede una grande riserva di terra. Tra le diverse cultivar di Buxus sempervirens, la più diffusa è la ‘Rotundifolia’, dal fogliame più grande e rotondo, di colore verde scuro ma esistono anche la ‘Suffruticosa’, una variante nana che non supera il metro di altezza ideale per i bordi delle aiuole e dei vialetti, e il Buxus microphylla, una specie a foglia piccola e dal portamento compatto. Molte sono le cultivar a foglia variegata, come ad esempio la ‘Elegans’, con portamento basso e fogliame bordato di bianco, la ‘Aureovariegata’, con foglie leggermente più grandi e rotonde, screziate di giallo o interamente di questo colore. La fioritura dei bosso, anche se poco significativa, ha luogo da Aprile a Maggio, con fiori verdognoli che attirano le api. Il bosso è ideale come siepe bassa per delimitare il giardino o le aiuole, come siepe divisoria e anche per la coltivazione in vaso ove può essere facilmente potato e sagomato. Queste operazioni vanno eseguite in Giugno o in Agosto e, in ogni modo, in giornate poco assolate per evitare scottature al fogliame. Si possono inventare innumerevoli forme diverse, basta usare la fantasia, procurarsi un paio di forbici affilate, del filo di ferro e armarsi di molta pazienza visto che per creare una forma stabilita occorrono anche diversi anni. Chi non ha tempo da dedicare all’arte topiaria, può rivolgersi ai garden, dove sono disponibili bossi a sfera, a piramide, a spirale, a rettangolo e inoltre sagomati con forme di orso, lepre, pavone e tanti altri animali.  La coltivazione di queste forme particolari richiede, come già detto, diversi anni e notevole pazienza e pertanto le piante sagomate dal vivaista hanno prezzi piuttosto elevati. Per coloro che vogliono in proprio prodursi delle piantine, occorre dire che tale pratica è relativamente semplice e dà discreti risultati: da Maggio a Ottobre si possono prelevare le talee dalla pianta e trattarle, preferibilmente, con ormoni radicanti. Le talee così preparate vanno messe a radicare in della spugna per fiori, precedentemente bagnata. Ad avvenuta radicazione, due-tre settimane circa, le piantine vanno trasferite in vasetti con torba e successivamente devono trascorrere l’inverno in luogo riparato a temperature non inferiori ai 15°C; in primavera possono essere trasferite all’aperto.

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Camelia

Pare che la Camelia sia arrivata in Inghilterra a seguito di un inganno che i cinesi, gelosi della loro Camellia sinensis, nome botanico della pianta del tè, attuarono sostituendola con la Camellia japonica o camelia ornamentale. La parentela stretta tra le due piante, dall’utilizzazione diversa, ha permesso cos che in Europa arrivasse un arbusto dalle pregevoli caratteristiche e dal grande fascino che per la bellezza dei fiori ha fatto paragonare la pianta alla rosa e da qui il nome rosa del Giappone. Pianta arbustiva, eretta alta fino a 6 metri, sempreverde e ad accrescimento lento ha goduto in passato una larga popolarità. I fiori solitari o riuniti a due-tre all’apice dei rami o alle ascelle hanno sei petali o più, carnosi di colore vario e predominanza del rosa. La bellezza dei fiori induce il più delle volte a coltivarla in casa ma indubbiamente l’ambiente ideale per la coltivazione è il balcone o il giardino dove si possono ottenere con poche piante un accostamento pregevole di fiori con colori e dimensioni diverse. Ciò non toglie che anche in casa la pianta è possibile coltivarla anzi è consigliabile quantomeno durante il periodo della fioritura per ripararla dall’eventuale freddo sistemandola in vaso smaltato di ceramica che esalta la lucentezza delle foglie. Nel giardino le piante preferiscono una zona in semiombra riparata dal sole nelle ore più calde della giornata. Il terreno, visto che si tratta di pianta acidofila, va integrato con torba o sostanza organica e le le irrigazioni preferibilmente con acque non calcare. A tale scopo per coloro che hanno un giardino di discreta estensione è consigliabile raccogliere l’acqua piovana delle grondaie che può, successivamente, essere utilizzata sia per l’irrigazione di piante che richiedono Ph acido, sia per la nebulizzazione fogliare delle piante che richiedono alta umidità e tenute in casa. Per chi si accingesse ad acquistare una pianta di camelia è molto importante che nella scelta vengano preferite piante con un buon sviluppo, alte 0.80-1 metro, che non mostrino abrasioni o necrosi sui rami e le foglie, verificando possibilmente che l’apparato radicale riempia completamente il vaso o quantomeno che lo stesso non sia troppo grande rispetto alla dimensione della pianta. Se invece si vogliono riprodurre piante già esistenti è conveniente attuare una riproduzione per propaggine in quanto le talee sono di difficile radicazione. La propaggine si ottiene interrando ramificazioni basali di diametro non superiore a 1 cm. Dal momento della effettuazione è necessario che trascorrono due anni prima dell’avvenuta e completata radicazione e dopo la quale è possibile staccare la piantina ottenuta dalla pianta madre e trasferirla in vaso o altro.

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Erica arborea

L’Erica arborea è un arbusto sempreverde, dalla corteccia rossastra, a portamento eretto, appartenente alla famiglia delle Ericaceae.
Descrizione: ha numerosi rami, anch’essi a portamento quasi sempre eretto. Le foglie sono aghiformi, persistenti e coriacee, verde scuro, normalmente in verticilli di quattro, con margine dentellato. I fiori sono piccoli, penduli, molto numerosi, riuniti in ricche infiorescenze terminali, dal colore bianco-crema e profumati. Fioritura: marzo-maggio
Frutti: capsule contenenti numerosi piccoli semi. Nome comune:  Radica . Distribuzione: in Africa settentrionale e centro-orientale, Europa meridionale, e nelle Canarie.
In Italia ha distribuzione peninsulare con popolazioni presenti anche oltre lo spartiacque appenninico; è presente anche nelle isole (tipico elemento della macchia mediterranea). Usi: le ramificazioni di eriche legate in fascina sono utilizzate per fare scope, e un tempo potevano costituire le coperture e le pareti di abitazioni povere e capanni. Per ottenere i bozzoli per la filatura della seta, i bachi erano posti, spesso, su rami di erica.
La parte inferiore della ceppa, era “cotto” (combustione interrotta) nella carbonaia nel bosco, per ottenere un carbone in grado di sviluppare molto calore. Il carbone da legno d’erica era richiesto nelle officine dei fabbri per la forgiatura del ferro. Il legno rossiccio di erica arborea è duro e pregiato, ed è il materiale più utilizzato nella costruzione dei fornelli da pipa. La parte utilizzata per ottenere la pipa è quella nodosa della base, in angolo, il cosiddetto “ciocco”.

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Glicine

“Il trionfo della primavera” si manifesta secondo la dicitura ricorrente con la fioritura del glicine. La fioritura di alcune specie vegetali caratterizza la fine dell’inverno come quella del bucaneve e successivamente quelle delle primule, le pratoline, poi, annunciano l’arrivo, in tutto il suo splendore, della stagione dei  fiori e dei colori in cui le specie vegetali per riprodursi fanno  sfoggio di colori per attirare api e bombi che con la loro azione, poco appariscente ma molto concreta e con un lavoro paziente e continuo, passano da un fiore all’altro il polline. Anche il glicine si è fornito di variopinti colori per catturare l’interesse di tali insetti e nello stesso  tempo con i suoi grappoli dal bianco al lilla ricchi di inebriante profumo vive giorni da protagonista nei giardini primaverili. In alcuni casi come la cultivar giapponese Wistaria floribunda “Macrobotrys” la lunghezza dei grappoli può raggiungere il metro, con colorazioni rosso-violaceo. Appartenente al genere Wistaria il glicine Wistaria sinensin proviene dalla lontana Cina e annovera parenti vegetali molto importanti. Infatti alla famiglia delle Papilionacee sottofamiglia di leguminose, di cui il glicine fa parte, appartengono anche ginestre, erba medica, fave, piselli, lenticchie e ceci molto importanti ai fine dell’alimentazione umana.  In giardino le piante di glicine, molto vigorose e resistenti alle basse temperature, in virtù dei rami lunghi (anche 12-13 metri) e volubili sono l’ideale per costituire spalliere fiorite, ombrosi gazebo oppure, appoggiate ad un vecchio muro per coprire la rusticità e le imperfezioni dello stesso. I rami di questa pianta possiedono anche una forza invidiabile per cui è consigliabile tenerli distanti da eventuali reti di recinzione o ringhiere perché finirebbero con il torcere le sbarre. Poche sono le esigenze sulla natura del terreno e degli apporti idrici per cui è possibile allevare piantine di glicine un po’ in tutti gli ambienti e con diverse esposizioni visto che la pianta vegeta bene anche in condizioni di bassa luminosità. Molta cura invece va posta durante la potatura se si vuole ottenere delle abbondanti fioriture. Pertanto la potatura deve essere effettuata ogni anno all’inizio dell’inverno per le varietà a fioritura tardiva in modo da eliminare i rami vecchi e nello stesso tempo favorire la fuoriuscita di germogli laterali da quelli che determinano la struttura generale della pianta o altrimenti definiti portanti. Le varietà a fioritura precoce invece vanno potate alla fine della fioritura asportando i rami che hanno fruttificato e diradando il resto per consentire il rafforzamento dei due-tre rami che caratterizzano la struttura principale della pianta.  Altro intervento per migliorare la parte estetica è quello di permettere l’intreccio iniziale dei rami principali che formerà una caratteristica treccia.

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Hebe

Piccoli arbusti dall’emisfero australe
L’Hebe, un piccolo arbusto sempreverde, è indigena nelle terre verdeggianti della Nuova Zelanda, dove crescono spontanee diverse specie di piante, uniche al mondo, tra le quali l’Hebe è il genere più ricco. I maggiori garden italiani propongono una vasta gamma di questi arbusti provenienti dall’emisfero australe, fioriti e sempreverdi, ideali per la coltivazione in giardino, sul terrazzo e sul balcone.
L’Hebe sempreverde e le sue cultivar è molto usata nelle aiuole, nelle scarpate e per la formazione di bordure, mentre le varietà nane sono ottime nei giardini rocciosi e rappresentano bellissimi ornamenti verdi, coltivate in vaso sul terrazzo e sul balcone. L’Hebe fiorita, spesso confusa con la Veronica per la somiglianza delle infiorescenze, si distingue perché è un arbusto, mentre la Veronica è una pianta perenne. È disponibile in molteplici specie e forme e tra le più particolari menzioniamo l’Hebe ochracea ‘James Sterling’ e l’Hebe Golden Nugget’, entrambe con folta vegetazione e foglie simili alle conifere, dal colore gialloverde dorato che d’inverno diventa giallo bronzeo.
Nelle altre specie, il fogliame è comunemente rotondo e vi è una grande varietà di colori, forme e grandezze. Le foglie dell’Hebe pinguifolia Pagei’, ad esempio, sono notevoli per la colorazione grigio-blu, quelle dell’Hebe buxifolia hanno il colore verde cupo e, come indica il nome della specie, ricordano il fogliame del bosso. Molto interessante è l’Hebe pimeloides, un arbusto basso, quasi tappezzante, con foglie di colore grigio-blu intenso. Le cultivar ‘Mdsummer Beauty’ e Nicolas Blush’, invece, hanno il portamento eretto, molto ramificato, e possono raggiungere un’altezza di 1,25 m. Il fogliame della’Red Edge’ si colora di rosso in primavera. La maggior parte di questi arbusti ha il portamento molto compatto; in primavera si può eseguire la toelettatura accorciando i rami troppo lunghi.

Si distingue tra le diverse specie coltivar di Hebe anche in base al colore delle infiorescenze a spiga. Dell’Hebe albicans, originariamente a fioritura bianca, sono disponibili cultivar con fiori blu, viola, marroni e rosa pallido. L’Hebe macrocarpa brewfolia si riveste da agosto ad ottobre di inflorescen-ze q spiga rosse, l’H.  ‘Summer Blue’ porta fiori azzurri, le Nicolas BlusW e ‘Pink Paradise’ fioriscono in rosa. L’Hebe buxifolia produce fiorellini bianchi, lo stesso colore delle inflorescenze delle specie ochracea, cupressoides, larkii e pinguifolia, mentre l’Hebe salicifolia presenta una bella fioritura lilla. L’Hebe ama il caldo, una posizione soleggiata e un suolo poco calcareo, ben drenato. Per proteggere le radici da un eccesso di calcare, si consiglia di scavare una buca piuttosto ampia e riempirla di torba da giardino prima di mettere a dimora la pianta. L’Hebe ha buona resistenza al freddo invernale e può svernare in una posizione riparata. Le specie tipiche, come ad esempio l’H. ochracea e l’H. sutherla e le piante coltivate in pien’aria sono più resistenti alle gelate delle specie ottenute dall’ibridazione, ad esempio l’H. buxifolia, e delle piante in vaso, che trascorrono l’inverno preferibilmente in serra, nella veranda o nel locale lavanderia. Anche se è una pianta poco vistosa, l’Hebe vanta un gran numero di appassionati, di cui alcuni hanno fondato la “Hebe Society”. Questo club promuove la produzione di Hebe e di altri generi spontanei soltanto nella Nuova Zelanda con lo scambio di talee, la pubblicazione di un notiziario trimestrale e un sito Internet. La “Hebe Society” è nata in Gran Bretagna ed ha associati in tutta l’Europa, nel Nord America e nella stessa Nuova Zelanda.

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Ibisco

Il genere Hibiscus abbraccia circa 300 specie e tra queste il syriacus è l’unica con sufficiente resistenza al freddo tale da poter essere usata in giardino nelle regioni con clima rigido. L’ibisco è tra gli arbusti con fioritura estiva più spettacolare ed è molto apprezzata perché riveste di colore il giardino e il terrazzo proprio quando pochi altri arbusti sono in fiore. Dalla piena estate all’autunno inoltrato, produce ininterrottamente fiori, che arrivano ad un diametro dai sette fino ai dodici cm.  L’Hibiscus syriacus, chiamata anche arbusto altea per la somiglianza dei fiori a quelli dell’Althea rosea, può raggiungere un’altezza di due metri e mezzo e deve il suo nome al suo paese natio, la Siria, dove cresce nelle zone desertiche.  Ama quindi una posizione soleggiata e calda ma cresce bene anche alla leggera ombra.  Questa pianta si adatta a tutti i tipi di suolo, purché sia fresco, leggero e ben drenato, ma è sensibile alla siccità estiva ed è necessario annaffiare regolarmente, soprattutto nella fase iniziale di coltivazione e nei periodi di siccità prolungata.  In giardino, risalta sia in una posizione isolata sia in gruppo con  preferenza per gli esemplari ad alberello o sagomati a forma di piramide. Per favorire la produzione di nuovi boccioli, in primavera occorre praticare un’energica potatura tagliando completamente i germogli cresciuti sui rami durante l’anno, perché solo i germogli nati dopo la potatura producono fiori. Per le dimensioni non troppo grandi e la necessità di potature annuali, questa pianta è molto adatto alla coltivazione in vaso in terrazzo o in balcone  dove porta un tocco di eleganza qualora venga allevata  ad alberello con un fusto intorno al metro di altezza.

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Leucothoe

La Leucothoe “Zeblid”, nativa in America e appartenente alla famiglia delle Ericaceae è un arbusto nano sempreverde, dal portamento quasi sferico che può arrivare ad un metro circa di altezza. I rami elegantemente arcuati portano foglie oblunghe, con apice allungato e margine seghettato. Le foglie giovani hanno un colore bronzeo, che muta in verde durante la maturazione; in autunno il fogliame si tinge di un vistoso rosso scarlatto, tendente al porpora cupo, stesso colore dei getti. I fiori, riuniti in piccoli racemi penduli, sono bianchi e appaiono in aprile-maggio. La Leucothoe è ottima come coprisuolo in giardino, in vaso in terrazzo o come fronda recisa. Come tutte le piante da sottobosco richiede un terreno acido, piuttosto umido ma ben drenato, e ricco di sostanze organiche. La pianta tollera sia un suolo argilloso sia sabbioso ma non calcareo. La “Zeblid” è molto resistente al freddo ma non tollera le gelate, che possono danneggiare le radici. Nelle regioni a clima rigido, gli esemplari in vaso devono svernare in un luogo riparato e fresco. Ama una posizione luminosa o anche leggermente ombreggiata; la luce, comunque, favorisce la colorazione del fogliame.  La “Zeblid” tollera molto bene il trapianto e, pur avendo la crescita piuttosto lenta, dopo il trasferimento i rami si allungano facilmente; se diventano troppo lunghi, possono essere accorciati.  Questa operazione favorisce, inoltre, la produzione di nuovi getti. Tra le piante che formano un bel contrasto con il fogliame rosso porpora della Leucothoe vi sono la Skimmia japonica “Fructo-alba” e la Gaultheria mucronata “Wintertime”, entrambe con bacche bianche, e la Lonicera purpusii, un arbusto sempreverde con fioritura invernale, che produce piccoli grappoli profumati di fiori bianchi.

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Ligustro

Si è ormai agli sgoccioli per la messa a dimora di piante per la formazione di siepi anche se in teoria con l’utilizzo di piante in vaso  ciò è possibile tutto l’anno. Oltre alle più classiche siepi di lauroceraso, nei vivai sono presenti molte altre specie come berberis, photinia, carpino, piracanta, pittosporo, bosso e ligustro. Queste specie possono essere utilizzate da sole oppure alternate in modo che la bellezza del fogliame, molto diverso, crei scenari molto colorati, come nel caso di utilizzo di photinia e berberis o con colorazioni decisamente più classiche e uniformi con bosso e lauroceraso. Il ligustro è una di quelle specie che, generalmente, viene utilizzato da solo in quanto proprio così dà un tocco molto particolare per il suo fogliame fitto e dal verde intenso. La notevole resistenza alle potature, fa inoltre sì, che venga utilizzato sia per la creazione di siepi per aiuole  di piccola dimensione sia per dar vita ad autentiche barriere perimetrali. Originario dell’Europa, il Ligustrum vulgare in Italia è diffuso in tutte le regioni, spingendosi fino a 1.200 metri di quota assumendo una forma a portamento arbustivo alta fino a raggiungere i 4-7 metri di altezza, con chioma espansa e cespugliosa e foglie caduche. A seconda delle varietà può avere fusti eretti con rami ad andamento eretto, orizzontale o prostrato e corteccia grigiastra. Esistono inoltre varietà a foglie, caduche o persistenti, semplici, con inserzione opposta al ramo tramite con un piccolo picciolo. I fiori bianchi e piccoli con quattro petali riuniti in infiorescenze a pannocchia si sviluppano all’apice dei rametti nella primavera-estate (maggio-luglio) e sono intensamente profumati. L’apparato radicale del ligustro ha una notevole capacità rizomatosa che le permette il diffondersi rapidamente. Per questa caratteristica e per la rusticità il Ligustro è considerato una essenza colonizzatrice di terreni aridi e ricchi di calcare e molte volte viene sfruttato per rinsaldare terre instabili come le scarpate di strade. Nei giardini viene generalmente impiegato nella costituzione di siepi, come pianta ornamentale da sola in piena terra oppure, vista l’adattabilità alla coltivazione “in contenitore” di una certa dimensione, può essere adatto ad abbellire verande o terrazzi aperti. Alcune varietà di ligustro a portamento contenuto e compatto vengono utilizzati nell’arte topiaria caratteristica dei tipici giardino all’italiana. Per ottenere una splendida siepe di ligustro occorre orientarsi su varietà a sviluppo contenuto come il Ligustrum ovalifolium, a foglie dorate, adatto sia per la formazione siepi che solitario in forma libera. Le piantine vanno sistemate in una trincea preventivamente scavata e letamata, in giornate asciutte, alla distanza di circa 45-50 cm. Per una crescita omogenea e compatta i successivi tagli di potatura devono essere effettuati asportando circa un terzo della nuova vegetazione prodotta.

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Oleandro

Erigone, Aretusa, Berenice, quale di voi accompagnò la notte d’estate con più dolce melodia tra gli oleandri lungo il bianco mare?   Così incomincia il D’annunzio nella poesia Alycone e da questo poemetto prese il nome l’opera Sodalizio dell’oleandro” che associa la figura della pianta a quella classica dell’estate mediterranea calda e secca ma ricca di fioriti oleandri che caratterizzano le fiumare e più recentemente alcuni tratti degli spartitraffico delle autostrade del Sud. La presenza di queste piante nei fiumi e nei tumultuosi torrenti ne ha determinato il nome; infatti il primo termine del nome botanico, Nerium  oleander, in greco significa acqua a sottolineare la necessità di una richiesta notevole di acqua per il suo ciclo vitale.   L’interesse per gli oleandri come pianta ornamentale è sicuramente molto recente, in quanto in passato la pianta era considerata, non solo in Italia, pianta funeraria tanto che in alcune regioni la utilizzavano per addobbare i carri funebri.  Nel Medioevo al contrario era considerata una pianta portatrice di buoni propositi e una leggenda evangelica sostenevano che dal bastone di San Giuseppe fosse fiorito proprio un oleandro.  La discreta adattabilità a diverse condizioni ambientali ha fatto si che, da pianta spontanea delle regioni calde, si sia ritagliata un discreto successo anche al Nord Italia e sulle rive del lago di Garda ove cresce anche spontanea. L’oleandro è un albero o arbusto sempreverde che deve la sua bellezza alla notevole quantità e alla nutrita varietà di colori dei propri fiori semplici e doppi che vanno dal bianco al roseo, dal rosso al giallo e dal profumo intenso. I pareri riguardo a quest’ultimo aspetto sono molto discordanti visto che alcuni lo definiscono inebriante mentre in Campania è tristemente noto col nome di “fitiente” (puzzolente); a prescindere dai pareri divergenti la pianta, da giugno a settembre, tra le foglie opposte, lunghe, ellittiche, lucide e scure si riempie di una ricca fioritura che ha la caratteristica di avere i petali tossici come tra l’altro anche le foglie. La velenosità è data dalla presenza d’eterosi (oleandrina, neriina). Gli oleandri possono essere coltivati in vaso con la tipica forma a cespuglio oppure in piena terra e essere impostato a alberello. Generalmente  le  nuove  piantine vengono trapiantate in primavera e poste  in una posizione molto assolata. Con la ripresa vegetativa (aprile) va innaffiato frequentemente e abbondantemente vista la notevole massa traspirante. Dopo la fioritura i rami portatori di fiori vanno leggermente accorciati e vanno allo stesso tempo diradati i rami laterali lasciandone eventualmente qualcuno che successivamente rimpiazza eventuali rami vecchi e rovinati.  Prima della fioritura è anche possibile ottenere nuove piante di oleandro effettuano una moltiplicazione per talea. Le talee, lunghe 20 cm circa, radicano bene sia in acqua che in sabbia nell’arco delle tre-quattro settimane a condizione che siano posizionate in ambiente ombreggiato. Durante i mesi invernali le piante in vaso vanno protette dal freddo.

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Passiflora
Il simbolo vegetale della Passione di Cristo nasce da un arbusto rampicante a stelo gracile ed è il fiore della passiflora o “fiore della Passione”. La pianta originaria dal Messico è stata importata in Europa da un padre agostiniano che rimase colpito dai fiori, ermafroditi, posti singolarmente e caratterizzati da più piani di simmetria e che nella parte centrale ricordano la corona di spine mentre le altre parti, come lo stilo al centro, la colonna della flagellazione e con un poco di fantasia gli stammi diventano i chiodi, lo stame la spugna imbevuta di fiele e aceto, le cinque macchie rosse sulla corolla le cinque piaghe. Da questi fiori al tempo stesso belli e pieni di significato si formano dei frutti (bacche) eduli di colore giallo-arancio a maturazione. La passiflora è una pianta rampicante il cui fusto raggiunge la lunghezza di 6-8 metri e che necessita di sostegno qualsiasi ma robusti essendo formato da viticci molto sottili. Le foglie possono essere sempreverdi, semplici, con inserzione alterna, inserite sui sottili rametti mediante un picciolo lungo qualche centimetro. La lamina fogliare, palminervia, è costituita da 5-7 lobi profondamente incisi e raggiunge la lunghezza di 15 centimetri. Introdotta in Italia a scopo ornamentale e si è diffusa spontaneamente nelle regioni settentrionali temperate arrivando a colonizzare ruderi e pietra. Predilige esposizioni in pieno sole o parzialmente ombreggiate ed è di facile coltura per la rusticità; resiste egregiamente alle basse temperature ed in caso di danni possiede una notevole capacità di ricaccio basale. Non possiede particolari esigenze pedologiche, anche se ama i suoli fertili e ben drenati. La Passiflora può essere impiegata per rivestire pergolati anche di giardini pensili e quindi messa a dimora in contenitori. La pianta può essere propagata per talea in estate prelevando dal fusto apici lunghi 10 cm circa che vanno privati delle foglie basali e immersi in un preparato a base di ormoni che ne stimola la radicazione. Una o più talee così preparate possono essere sistemate in vaso contenente torba e sabbia in parti uguali e tenuti in luogo ombreggiato e fresco fino  a completa radicazione (tre-quattro settimane circa). Le piantine così ottenute possono essere trapiantate in piena terra preferibilmente l’anno successivo alla radicazione in modo che per il primo anno di vita trascorrono l’inverno al coperto e con temperatura non inferiore ai 10°C. Le piante giovani trapiantate in primavera si aggiovano di una potatura molto drastica che lasci la pianta accorciata ai primi 15-20 cm dalla base, allo stesso modo possono essere potate le piante con più anni di permanenza all’aperto, in ogni caso tale potatura non è mai dannosa. Infine, pochi sono i danni che possono essere creati da parassiti vegetali mentre si può riscontrare in qualche annata delle infestazioni di afidi, di mosca bianca e di ragnetto rosso ma in genere non tali da giustificare l’intervento con prodotti chimici che in ogni caso riescono a controllare perfettamente lo sviluppo di questi parassiti.

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rododendro
Tra la fine di maggio e i primi di giugno è possibile ammirare presso il Rhododendron Park di Brema la fioritura della pianta a cui il parco deve il nome: il rododendro. La costituzione del parco risale alla fine degli anni Trenta e in esso sono coltivate circa 700 delle 1000 specie di rododendro conosciute al mondo. Il nome Alpenrosa ( rosa delle Alpi) con cui i tedeschi identificano queste piante è significativo delle esigenze e delle caratteristiche che contraddistinguono questi arbusti che vivono ad altitudini rilevanti fino a duemila metri sulle Alpi. Al genere Rhododendron appartengono anche le azalee che si distinguono dai rododendri veri e propri principalmente per le foglie caduche e il portamento basso della pianta; alla stessa famiglia appartengono anche le eriche e i mirtilli per un totale di circa settanta generi e 1900 specie. Piante spontanee, i rododendri mal si adattano ai locali chiusi dove ben presto si manifesta l’ingiallimento e la successiva caduta delle foglie e pertanto la collocazione in giardino è sicuramente la migliore. Infatti la pianta è molto resistente alle basse temperature e se la è in riposo vegetativo resiste bene anche a temperature di 10 gradi al disotto dello zero mentre al momento della ripresa vegetativa della pianta molta attenzione va posta ai ritorni improvvisi di freddo o alle gelate tardive. In giardino il rododendro deve essere posizionato in luogo semi-assolato visto che le temperature ottimali per la crescita durante il giorno devono essere preferibilmente comprese tra i 18 e i 22 gradi le risulta fondamentale, ai fini della fioritura, che la pianta soddisfi un certo fabbisogno di freddo. La pianta necessita un ph prevalentemente acido compreso tra 4,5 e 5; terra di bosco, torba e aghi di pino sono, tra i substrati, quelli che riescono meglio a soddisfare le caratteristiche nutrizionali e chimiche della piante che possiede un apparato radicale fibroso ma superficiale e delicato. Questo comporta anche una certa cura nelle irrigazioni che devo essere frequenti e con acque prive di salsedine e di calcare. La presenza di calcare o in ogni caso di acque molto dure provoca fenomeni di clorosi ferrica che provocano accentuate necrosi marginali. L’impiego di chelati di ferro sciolti in acqua e somministrati in buche superficiali prontamente ricoperte garantiscono il miglior utilizzo di questo microelemento molto termolabile. Non esistono malattie degne di menzione che colpiscono i rododendri forse dovuto al fatto che le foglie molto tossiche scoraggiano i parassiti. Se si espletano queste poche ma importanti attenzioni colturali, da aprile in poi è possibile ammirare i suoi fiori simili alle rose ed è proprio da questa somiglianza che dal greco deriva il suo nome: ròdon-rosa e dèndron-albero, in pratica “albero delle rose”. Qualora si volesse propagare tale piante per talea il periodo ottimale è da Luglio a Settembre.

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Rosa
La rosa è la regina dei fiori e il suo regno non è stato ancora scalzato da nessuna “repubblica” in virtù delle svariate tonalità di colori dei suoi fiori profumatissimi e dell’adattamento a diverse condizioni ambientali e pedologiche. Per ottenere delle belle rose non basta possedere un buon terreno, condizioni climatiche ottimali o una buona varietà ma occorrono soprattutto interventi di potatura regolari e ben eseguiti. L’epoca migliore per la potatura dei rosai è il periodo gennaio-febbraio ma può essere prolungato in quelle località in cui l’inverno tarda a lasciare il posto alla primavera. In genere le nuove varietà di rosa fioriscono sui rami prodotti nello stesso anno e quindi su legno nuovo mentre i rosai sarmentosi e rampicanti tendono a portare fiori sul legno dell’anno precedente.
Nel primo gruppo a cui fanno parte gli ibridi di tea, di floribunda e i rosai a cespuglio lo scopo della potatura sarà quello di formare una struttura circolare rada al centro in modo di garantire una ottima esposizione ai raggi solari. Si procede asportando inizialmente tutti i rami morti, deperiti o colpite da forme parassitarie nella precedente stagione. Il ramo va reciso in una zona in cui il legno da garanzie di tessuti sani e vigorosi altrimenti la branca va asportata completamente. Allo stesso modo vanno eliminati tutti i rami deboli e sottili e quelli che si incrociano eliminando in questo caso ovviamente il più debole. Dopo questi primi interventi dovranno rimanere cinque-sei branche di un certo spessore che vanno raccorciate. Sul numero di branche principali o sulla natura dell’accorciamento delle stesse possono essere fatte diverse considerazioni che tengono conto di diversi fattori e che in misura rilevante vanno legate all’esperienza di potatura. In piante poco vigorose danneggiate eccessivamente da fattori ambientali il numero di branche principali può ridursi a due-tre e l’accorciamento delle stesse può avvenire dopo la prima o seconda gemma; in piante vigorose, in ottimali condizioni ambientali e su certi tipi di rosai di notevole vigoria il numero di branche può aumentare vistosamente e l’accorciamento essere meno drastico ed effettuato dopo la quarta-quinta gemma. Una attenta osservazione sullo sviluppo e sulla produzione  di fiori durante l’anno può in ogni caso dare ottime indicazioni sulle reali esigenze della pianta specialmente in tutti quei casi in cui il potatore è armato di buona volontà ma di scarsa esperienza. Per quanto riguarda invece i rosai rampicanti occorre eliminare i ramoscelli sfioriti, tutti i rami vecchi e improduttivi, quelli deboli e successivamente accorciare le ramificazioni principali evitando di toccare quelle dell’anno in quanto fioriranno l’annata successiva. Infine una regola valida per tutte le specie è quella di eliminare dopo la prima caduta di petali le rose sfiorite accorciandola al di sotto di due tre foglie ed evitare sempre la formazione di capsule di semi (cinorrodi) perché sottraggono eccessive energie alla pianta.

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L’interesse invece manifestato per le specie a mazzetti e uniflore a fiore piccolo sta nel fatto che è possibile ottenere con queste un prodotto a basso prezzo e più di massa.  L’aspetto che i genetisti hanno molto curato e la floribundità della specie cioè la capacità di una produzione elevata di fiori vendibili e i brevetti di nuove varietà si sono succeduti con la stessa rapidità con cui si è accresciuto  negli  ultimi anni l’interesse dei  consumatori  che hanno  fatto  delle  rose il fiore di  tutte  le  occasioni. All’occasione si regaleranno rose rosse per rendere esplicito un messaggio di amore ardente e un manifesto segno d’attrazione, rose gialle quando la gelosia dell’amore tradito accomuna in n silenzio reciproco e rose bianche in omaggio all’innocente fanciulla. Resta beninteso che le rose rosse arrivate alla mamma per il suo compleanno possono anche significare perdono per la brutta pagella che il figlio ha portato a casa.   Rosai, rampicanti, antiche, a mazzetti. Rosse e rosa sono una delle tante soluzioni per il giardino e sulla collocazione non vi è mai il rischio di sbagliare vista l’estrema adattabilità della pianta e la capacità di abbinarsi a qualsiasi contesto e contrasto di colori che il giardino più austero può presentare. Una buona concimazione e un buon terreno sono ovviamente premessa per una fioritura  duratura ed  abbondante. Molta cura va invece posta per la potatura che deve tenere conto del portamento della pianta e delle caratteristiche. Vanno potate basse con tagli netti e lisci le specie da rosai ad aiuole mentre sfoltire e mantenere rami sempre giovani sarà la prerogativa da tener conto per quelle rampicanti.

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Rosmarino
Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.
Originario dell’Europa, Asia e Africa, è vive nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è stanziato anche nella zona dei laghi prealpini e nella pianura padana nei luoghi sassosi e collinari.
Il rosmarino è una pianta arbustiva che raggiunge altezze di 50-300 cm, con radici profonde, fibrose e resistenti, ancorante; ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, prostrati ascendenti o eretti, molto ramificati, i giovani rami pelosi di colore grigio-verde sono a sezione quadrangolare.
Le foglie, persistenti e coriacee, sono lunghe 2-3 cm e larghe 1-3 mm, sessili, opposte, lineari-lanceolate addensate numerosissime sui rametti; di colore verde cupo lucente sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore per la presenza di peluria bianca; hanno i margini leggermente revoluti; ricche di ghiandole oleifere.
I fiori ermafroditi sono sessili e piccoli, riuniti in brevi grappoli all’ascella di foglie fiorifere sovrapposte, formanti lunghi spicastri allungati, bratteati e fogliosi, con fioritura da marzo a ottobre, nelle posizioni più riparate ad intermittenza tutto l’anno. Ogni fiore possiede un calice campanulato, tomentoso con labbro superiore tridentato e quello inferiore bifido; la corolla di colore lilla-indaco, azzurro-violacea o, più raramente, bianca o azzurro pallido, è bilabiata con un leggero rigonfiamento in corrispondenza della fauce; il labbro superiore è bilobo, quello inferiore trilobo, con il lobo mediano più grande di quelli laterali ed a forma di cucchiaio con il margine ondulato; gli stami sono solo due con filamenti muniti di un piccolo dente alla base ed inseriti in corrispondenza della fauce della corolla; l’ovario è unico, supero e quadripartito.
L’impollinazione è entomofila poiché avviene tramite insetti pronubi, tra cui l’ape domestica, attirati dal profumo e dal nettare prodotto dai fiori.I frutti sono tetracheni, con acheni liberi, oblunghi e lisci, di colore brunastro. Richiede posizione soleggiata al riparo di muri dai venti gelidi; terreno leggero sabbioso-torboso ben drenato; poco resistente ai climi rigidi e prolungati.Si può coltivare in vaso sui terrazzi, avendo cura di porre dei cocci sul fondo per un drenaggio ottimale, rinvasando ogni 2-3 anni, usando terriccio universale miscelato a sabbia, concimazioni mensili con fertilizzante liquido miscelato all’acqua delle annaffiature, che saranno controllate e diradate d’inverno.In primavera si rinnova l’impianto cimando i getti principali, per ottenere un aspetto cespuglioso, senza dover ricorrere ad interventi di potatura.Si moltiplica facilmente per talea apicale dei nuovi getti in primavera prelevate dai germogli basali e dalle piante più vigorose piantate per almeno 2/3 della loro lunghezza in un miscuglio di torba e sabbia; oppure si semina in aprile-maggio, si trapianta in settembre o nella primavera successiva; oppure si moltiplica per divisione della pianta in primavera.
Il Rosmarino viene utilizzato:
• In cucina o nell’industria degli insaccati come pianta aromatica
• Come pianta ornamentale nei giardini, per bordure, aiuole e macchie arbustive, o per la coltivazione in vaso su terrazzi
• Le foglie, fresche o essiccate, e l’olio essenziale, come pianta medicinale
• Nell’industria cosmetica come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni; nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche.
• Come insettifugo o deodorante ambientale nelle abitazioni, bruciando i rametti secchi
• In profumeria, l’olio essenziale ricavato dalle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie, come l’Acqua d’Ungheria
• I fiori sono particolarmente melliferi

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Sambuco La farmacia degli dei
Quando il giardinaggio non era ancora un hobby, la tendenza comune era quella di coltivare per lo più specie di notevole utilità economica. I filari dei campi erano piantumati con pioppi, necessari a fornire pali e legname da opera, oppure platini e robinie per la produzione di legna da ardere. Attorno alle abitazione di campagna esistevano piante da frutto, qualche aromatica e l’orto, indispensabile a fornire ortaggi per gli usi domestici e immancabile, almeno in passato, era una pianta di sambuco. I bambini lo usavano per ricavare cerbottane e fischietti, gli adulti invece per tingere con la corteccia stoffe di nero, di verde con le foglie, per il blu si utilizzavano i fiori ed infine le bacche per il caratteristico viola. Inoltre dai rami lunghi, flessibili e cavi, tagliati durante l’inverno e dopo una breve stagionatura, si ottenevano dei leggeri manici di forconi e pale. I tirolesi lo chiamavano “farmacia degli dei” in quando dai germogli si ricava un decotto per curare le nevralgie, con impacchi di foglie si curavano malattie della pelle, dai fiori si otteneva un tè depurativo e dalle bacche uno sciroppo utile per infiammazioni bronchiali: una vera miniera di utilità. Presso le popolazioni germaniche “l’albero di Holda”, come veniva chiamato, era talmente rispettato tanto che, passando, al suo cospetto i contadini si toglievano il cappello. I Celti in virtù dei frutti che si conservano fino alla fine dell’anno hanno identificato con quest’albero il tredicesimo mese lunare che si conclude proprio nei giorni del solstizio d’inverno.
Tante altre leggende possono essere citate a testimonianza di un interesse della popolazione rilevante per una pianta da cui l’uomo ne trae notevoli benefici.
Originario del Caucaso è diffuso in tutta Italia visto la buona adattabilità ai diversi ambienti. E’ possibile trovarlo lungo le sponde dei fiumi e radure, in prossimità di case e cascine abbandonate, con preferenza per le zone in cui vi è una buona fertilità del suolo e in particolare di azoto. La buona diffusione è determinata dalla notevole capacità pollonifera che la pianta possiede e per questo generalmente è difficile trovarlo sotto forma arborea ma più facilmente in forma arbustiva con ampia chioma tondeggiante.
Alto al massimo 7-8 metri, presenta una corteccia grigio brunastra e al suo interno i rami presentano un midollo spugnoso molto sviluppato. Le foglie caduche possiedono 5-7 foglioline con apice acuminato e margine dentato. I fiori ermafroditi, cioè che possiedono sia la parte maschile (stami) che quella femminile (pistilli) sono molto piccoli, possiedono un calice ridottissimo e sono riuniti in ombrelle molto grandi che possono raggiungere facilmente i 20 cm. Accanto al Sambucus nigra è presente anche il sambuco rosso o racemoso diffuso principalmente in boschi di collina e montano inferiori ai 1.000 metri consociato a frassini, olmi, aceri, sorbi e noccioli.

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Skimmia

Bellezze con bacche di fuoco
La Skimmia reevesiam, in novembre eletta a “Pianta del Mese” e in vendita presso i maggiori garden italiani, è una pianta arbustiva a foglia persistente. Questa specie di Skimmia, dal portamento basso, non supera un’altezza di 80 centimetri ed ha un alto valore ornamentale in tutte le stagioni. Già in autunno appaiono i boccioli rosso cupo, che sbocciano all’inizio della primavera, quando la pianta si veste interamente di piccoli fiori bianchi, lievemente profumati, raccolti in pannocchie terminali. In settembre-ottobre i fiori lasciano spazio a ricchi grappoli di splendide bacche cremisi, che durano per molte settimane. li loro colore acceso è messo in risalto dal verde cupo del fogliame, lanceolato, dal tipico profumo aromatico.
Alcune specie di Skimmia sono dioiche, vale a dire che vi sono piante con fiori maschili e altre con fiori femminili; per indurre la fruttificazione, è necessaria la vicinanza di individui femminili e maschili. La S. reevesiana è l’unica specie monoica, cioè porta sia fiori maschili sia femminili, è dunque autofertile e basta acquistare una sola pianta per avere una profusione di bacche tutti gli anni. La Skimmia reevesiana è particolarmente versatile, adatta per la coltivazione in giardino, solitaria o in gruppi, la formazione di bordure, nei giardini d’erica, e in vasi e fioriere sul terrazzo e balcone. La pianta di questo mese, grazie alla lunga durata e alla facile manutenzione, è ottima anche per il cimitero e può addirittura trascorrere alcune settimane negli interni, soprattutto a Natale le sue bacche rosse e foglie verdi si inseriscono bene nell’addobbo festivo della casa. 1 rami, largamente usati nell’arte floreale, si possono recidere con facilità e rappresentano un valido complemento di mazzi misti. Specialmente la varietà ‘Ruby King’, che presenta lunghi steli con boccioli rosso cupo, si presta bene a questo tipo d’utilizzo.
La Skimmia, indigena nell’Asia orientale, fu importata in Europa nella metà dell’Ottocento. Considerati l’habitat naturale e la crescita lenta, questo arbusto è ideale per la coltivazione nelle zone umide e ombreggiate del giardino. Vuole un suolo ricco di sostanze organiche e assolutamente poco calcareo. Foglie ingiallite indicano un grado di pH troppo basso; occorre intervenire con l’ampliamento della buca d’impianto e l’aggiunta di torba attorno all’apparato radicale. La terra deve, inoltre, avere buone capacità di drenaggio e d’assorbimento dell’acqua; un eccesso d’acqua può provocare scottature sul fogliame e la clorosi, vale a dire la perdita progressiva del colore.
Pur resistendo al freddo invernale, la Skimmia reevesiana non tollera le gelate e, nelle regioni a clima rigido, deve svernare in un ambiente riparato dal gelo, dal pieno sole e dal vento, che causano facilmente la disidratazione e danni alle foglie. In queste regioni è più indicata la Skimmia japonica, che è una specie dioica e ci vuole quindi la vicinanza d’individui maschili e femminili, per favorire la fruttificazione.
La Skimmia reevesiana non è l’unica pianta con cui colorare il giardino e il terrazzo nei mesi invernali. Per ottenere una composizione multicolore, la possiamo ad esempio abbinare a suo “fratello” Skimmia japonica ‘Fructo Alba’, che produce bacche bianche. Tra le molte altre specie con fiori o frutti invernali sono particolarmente valide la Sarcococca confusa, con fogliame lanceolato verde brillante e piccoli fiori bianchi e profumati, e la Gaultheria mucronata, a foglia verde cupo lucente e bacche di colore cremisi, che si scurisce durante la maturazione diventando porpora cupo. La cultivar ‘Winter Time’ di quest’ultima specie porta bacche bianche ed è ottima da combinare ad altri arbusti.

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