Search Results for: se il terreno è in pendio

Giu

9

By potatore

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Se il terreno è in pendio..

Non sempre chi possiede un orto ha a disposizione un terreno pianeggiante e ben squadrato: molte volte il terreno adibito alla coltivazione è posizionato in pendio e le lavorazioni occorrenti possono trovare qualche difficoltà nell’essere espletate. In questo caso bisogna innanzitutto evidenziare il grado di pendenza del terreno stesso e valutare se questo non sia eccessivo e tale da pregiudicare la riuscita delle colture.  In questo caso va valutato la possibilità di una sistemazione a terrazze del terreno o gradoni ed utilizzare eventuali sassi presenti per innalzare muretti a secco, di contenimento del terreno, nel caso in cui l’altezza del ripiano superi il metro e nella zona si verificano con costanza temporali. Se  la pendenza del terreno, invece, non è tale  da richiedere interventi straordinari va in ogni caso posta molta cura alle lavorazioni per evitare fenomeni di ruscellamento. Il particolare bisogna evitare lavorazioni superficiali in previsioni di precipitazioni e lasciar inerbire il terreno quanto più possibile nelle zone non oggetto di coltivazione. Le operazioni di vangatura non devono essere effettuate nel senso basso-alto ma, casomai, al contrario, rovesciato il terreno verso l’alto: così facendo si eviterà di formare un cumulo nella parte basse e risulterà meno faticosa la lavorazione.  Per le zappettature, è consigliabile, invece lavorare il terreno per traverso rispetto alla pendenza e lo stesso criterio va seguito se viene utilizzata una motozappa a scoppio.  In quest’ultimo caso per rende più agevole il lavoro si può agire sulle stegole dell’attrezzo che possono essere orientate a destra o a sinistra, in modo alternativo via via che si procede nella lavorazione. Infine alla scopo di trattenere e rallentare la discesa dell’acqua piovana gli eventuali solchi vanno posizionati perpendicolarmente alla parte del pendio

Set

24

By potatore

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Settembre nell'orto..

 

Il cavolo broccolo è il progenitore del cavolfiore. La parte edule è rappresentata dall’infiorescenza ancora chiusa e dalle foglie più interne. La coltivazione prevede l’impianto durante il periodo giugno – agosto di piantine anche con radice nuda circa 30 cm sulla fila e 40-50cm tra le file. La raccolta si effettua durante il periodo autunnale cimando la “testa” e può riprendere, poi, con la raccolta dei broccoletti prodotti dalle numerose gemme laterali. La coltura dura all’incirca 3-4 mesi e nonostante l’alto valore a livello nutritivo è poca conosciuta in alcune regioni italiane mentre al Nord l’impiego quale verdura cotta è molto diffuso e sovente si trova quale prodotto surgelato anche nei supermercati.
Fragole – Certamente un po’ tutti apprezzano questo piccolo frutto primaverile è una piccola coltivazione può fornire la quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di una famiglia. Una volta preparato il terreno occorre dare una leggera inclinazione a mezzogiorno per facilitare lo sgrondo dell’acqua e un migliore irraggiamento. L’appezzamento preferibilmente largo un metro va coperto con un film nero di polietilene che serve da pacciamatura. Le piantine provenienti da stoloni di altre colture vanno sistemati a cm 20×20 negli appositi alloggiamenti ricavati dalla foratura del telo. Il trapianto per raccolte primaverile va effettuato durante i mesi autunnali e preferibilmente non oltre Ottobre. Una coltivazione di fragole può durare anche 3-4 anni se si ha la cura di eliminare ogni anno gli stoloni che si vengono a formare in modo da non infittire eccessivamente.
Funghi – La produzione domestica di funghi è ormai una pratica collaudata. Buoni risultati, infatti, si possono ottenere sia operando all’aperto, se si possiede una terrazza, che in cantina o in locali semibui. Per entrambe le soluzioni è possibile coltivare funghi prataioli e Pleurotus ostreatus o più comunemente pleroto. Per la semina occorre una o più cassette di vario materiale rese impermeabilizzate internamente con del polietilene. Le cassette riempite con materiale organico fino a pochi centimetri dal bordo e successivamente sopra va sparso il “seme o bianco di fungo” ricoperta da un leggero strato di torba. Il tutto va tenuto costantemente umido e senza ristagni a temperatura ottimali che vanno dai 14°ai 20°C.I primi funghi cominceranno a spuntare all’incirca dopo venti giorni data che sarà opportuno scrivere sul bordo della cassetta.
Orto in casa – Con l’arrivo dell’Autunno l’elenco delle specie presenti nell’orto vanno velocemente accorciandosi, la coltivazione per alcune di esse va pertanto spostato in luogo riparato. Chi non possiede una serra può incominciare qualche coltura ortiva anche in casa in cassetta o in vaso. E’ evidente che per motivi di spazio la scelta deve ricadere su alcune specie e in particolare sulle aromatiche. Prezzemolo, basilico e salvia ad esempio possono essere coltivate non notevole facilità purché si disponga di una finestra esposta a Sud o in ogni caso ben illuminata. Per avere buoni risultati occorre dell’ottimo terriccio evitando “ricicli” o altre forme di preparazioni che non sempre danno garanzia di sanità. Sono proprio i substrati non perfettamente sterili a determinare la maggior parte di insuccesso nella coltivazione.
Raccolte – Per tutto il mese visto le discrete condizione meteorologiche è ancora possibile raccogliere pomodori, melanzane, fagiolini mangiatutto e fagioli da sgranare. Raccogliere sempre con terreno e frutti asciutti e quindi nelle ore più calde della giornata. Le carote vanno invece raccolte quando le foglie incominciano ad ingiallire e allo stesso modo le patate seminate tardivamente. Per entrambe prima di riporle in cantina vanno rimossi i residui di terreno lasciandole asciugare sul campo oppure in luogo asciutto e ventilato. Tempo di raccolta anche per le zucche che vanno selezionate rispetto al loro grado di maturazione e al loro stato sanitario. Eventuali frutti che presentano abrasioni o necrosi vanno consumati per primi.
Interventi sanitari – In Settembre possono ancora preoccupare alcune malattie causate da funghi e che le condizioni di elevata umidità possono rendere molto temibili per le coltivazioni. In particolare risulta ancora attiva in questo periodo la septoria del sedano, la ruggine dell’asparago, la peronospora e l’alternaria dei cavoli soprattutto nel cavolfiore. A scopo preventivo e possibile utilizzare ossicloruro di rame utilizzando 70-90 grammi ogni 10 litri di acqua. Per l’oidio invece vanno utilizzati prodotti a base di zolfo bagnabile alla dose di 8-10 grammi per 10 litri di preparato. I trattamenti al fine di evitare scottature devono essere effettuati preferibilmente nel pomeriggio e in ogni caso mai nelle ore più calde della giornata.
Compost – In questo periodo il materiale di scarto e i residui vegetali che si producono sono molti. Basti pensare a tutto ciò che rimane delle colture da frutto come pomodori e melanzane e allo stesso tempo dei residui che degli stessi rimangono in cucina dopo l’utilizzo: torsoli, piccioli, semi e bucce. Pertanto sarà opportuno prima dell’arrivo dell’autunno svuotare il compost, utilizzare il terriccio presente per concimare gli appezzamenti delle colture autunnali-vernine e rendererlo pronto a ricevere quanto verrà prodotto in questo periodo in cui le colture da frutto completano il ciclo. Per accelerare la decomposizione occorre rivoltare la massa presente, inumidirla aggiungendo eventualmente acqua e nitrato ammonico.

Apr

3

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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L'orto: ambiente naturale

 

 L’eccessivo sfruttamento del terreno determinato dalle nuove  specie e varietà molto più  produttive delle precedenti fa sorgere la necessità della reintegrazione della sostanza organi­ca nell’orto, pena un continuo impoverimento organico dello stesso con conseguente calo produttivo sia quantitativo e qualitativo. Il compostaggio dei rifiuti organici sia provenienti dell’abitazione che da materiali di scarto o di pulizia degli ortaggi  diventa, pertanto, condizione indispensabile per  mantenere  sano  e biologicamente attivo il terreno. Sempre allo stesso scopo l’utilizzo di concimi organici tipo letame, cornunghia, sangue secco o di vari altri preparati messe a disposizione dalle ditte specializzate, serve senza dubbio ad ottenere  prodotti qualitativamente ottimi. Se invece oltre che a sostanza organica si vuole integrare il terreno con sostanze azotate, una coltivazione di leguminosa interrata (sovescio) all’inizio  della fioritura avrà effetti  sulla coltivazioni future indubbiamente eccellenti. Il ricorso sistematico alla pacciamatura, poi, determina diversi  vantaggi: miglioramento della struttura,  risparmio idrico, controllo delle infestanti, precocità delle  produ­zioni e non ultimo miglioramento della attività microbica del terreno. Per la pacciamatura di una orto di modeste dimen­sioni non necessariamente si devono impiegare materiali dispendiosi ma possono essere utilizzati materiali semplici come paglia, aghi di pino o foglie in genere, vinacce. Altra regola da adottare in ambito di progettazione allo scopo di contenere lo sviluppo di parassiti e, nello stesso tempo, permettere il razionale sfruttamento del terreno e il ricor­so alla consociazione e alla rotazione. Nel primo  caso  il sistema è stato ampiamente collaudato in passato, anche se, fino ad alcuni anni addietro veniva ritenuto  superato, basti pensare alle alberate fatte per sostenere la vite diffuse in tutta Italia. In un orto famigliare basta semplicemente  utilizzare delle piante i mais come sostegno di piselli o fagiolini rampicanti o alternare nei filari piante legumino­se con ortaggi da foglia. Con una corretta rotazione e avvicendamento tra specie sfruttatrici del terreno tipo le solanacee e le cucurbitacee e miglioratrice come leguminose si  evita un eccessivo  sfruttamento delle  risorse nutritive del terreno e  nello stesso  tempo si evita il proliferare di malattie fungine e di parassiti animali che normalmente completano il ciclo su specie affini. Questi sistemi vanno visti nell’ottica  di una  loro  interazione e non vanno presi  singolarmente in quanto,da soli, non possono radicalmente modificare il corso produttivo dell’orto. Inoltre va ricordato che la  creazione di un ambiente quanto più simile a quello naturale favorisce il proliferare di specie utili alla agricoltura come le Chysoperlee le più conosciute coccinelle  septempunctate predatrici  naturali  degli afidi autentici flagelli  degli orti e dei frutteti.

Mar

7

By potatore

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Categories: Giardino

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La nascita del giardino all’italiana.

Sono pochi i giardini che non sono circondati da siepi, reti metalliche e cancellate di vario tipo. D’altro canto proprio il nome di “giardino” proviene dal gotico e significa recinto, appunto, ad indicare uno spazio di terreno, generalmente prossimo alla abitazione, nel quale, secondo un ordine che richiama a questo o a quello stile oppure con disposizione del tutto personale, si alternano vialetti, alberi, arbusti, piante da frutto o decorative a beneficio dei proprietari. La storia toglie ogni dubbio che circondare la casa di giardino sia una abitudine recente basti pensare agli Egizi e “i Giardini del Paradiso”, annessi per lo più alla residenza del faraone oppure ai giardini pensili babilonesi considerate una delle “sette meraviglie del mondo”. Meno noto, è invece, che proprio gli Italiani hanno una tradizione sulla creazione di giardini e parchi antichissima, risalente nientemeno all’epoca romana e che dopo fasi alterne ha avuto nuovo impulso e lustro intorno nel 1503 con la sistemazione dei giardini vaticani ad opera del Bramante e con il progetto di Villa Madama del Raffaello. Ritornando, con ordine, agli antichi romani, questi inizialmente crearono l’hortus, con evidente utilità pratica e che allo stesso tempo stava ad indicare il giardino della casa di campagna e successivamente idearono gli horti, dei veri e propri parchi attorno alle case dei patrizi della città la cui cura veniva affidata al topiarius. Il topiarius modellava le piante con forme geometriche, umane e animali creando delle volte anche vere e proprie scene di caccia : l’arte topiaria nacque così duemila anni fa e tutt’oggi rimane un’arte in cui l’abilità manuale si fonde con profonde conoscenze tecniche e fantasia. La creazione di un vero e proprio stile italiano, però, è sicuramente opera dei due grandi artisti, prima accennati, che per primi hanno valorizzato i vari dislivelli naturali del terreno adottando una sistemazione a terrazze collegati da piccole scalette, il tutto in armonia col paesaggio circostante che non dovrà essere stravolto ma convivere insieme in una associazione di colori. Il prototipo fu in ogni caso il giardino papale dentro le mure vaticane e dal quel momento in poi i giardini diventarono sempre più architettonici e l’acqua ritornò a divenire una caratteristica di notevole importanza usata per creare effetti spettacolari e raffinati sia che scorresse in leggero declivio sia che creasse complesse cascate ed elaborate fontane. Lo stile italiano sarà compiuto nella sua interezza con la realizzazione di due grandi opere che tutt’oggi testimoniano lo stile e la tradizione tipica italiana ove la parte architettonica è capace di migliorare l’aspetto paesaggistico e far risaltare la vegetazione : Villa D’Este a Tivoli e la Reggia di Caserta.
Fu l’architetto Pirro Ligorio a valorizzare le terrazze presenti attorno a Villa d’Este e che degradano verso il bacino dell’Aniene; cinquecento fontane di diversa forma e grandezza con giochi d’acqua di grande effetto come quelli della fontana dell’Ovato e tutt’intorno spianate, viali rigorosamente geometrici, scalette, statue e alberi secolari. Il Vanvitelli con la creazione della Reggia borbonica dimostrò la sua bravura come progettista di grandi opere e la notevole abilità tecnica e il grande senso scenografico fecero sì che la sua opera fosse un esempio non solo dal punto di vista architettonico ma anche paesaggistico : la grande cascata sul viale principale le fontane e il gusto dimostrato nella costituzione dei vari giardini sono tuttora un esempio. L’esempio rinascimentale italiano ben presto si diffuse in tutta l’Europa e il giardino diventò non il luogo recintato o racchiuso da mura ma una vera e propria continuità con la campagna circostante e talvolta si confondeva con uliveti e aree coltivate.
La prima ad essere contagiata da questa nuova ondata innovativa fu la Francia anche se vi era una sostanziale differenza tra le zone collinari italiane e la pianura parigina ma lo stile era lo stesso, geometrico con schema regolare delle aiuole contenute da una serie di sentieri e viali che davano il senso generale di vastità. Successivamente i francesi modificarono profondamente lo stile italiano esagerando al massimo le forme geometriche e regolari con opere imponenti,e viali chilometrici ed enormi vasche e canali che culminarono con la creazione dei giardini di Versailles ad opera del francese Andrè Le Notre. Ben presto si ci accorse che l’opera faraonica, i grandi viali incorniciati di siepi che si dirigevano a ventaglio verso i boschi circostanti davano un senso di troppo vastità che esulava dalla funzione principale del giardino che fondamentalmente è quella di essere un posto tutto sommato intimo e personale ove rifugiarsi e trovare un senso di pace e allo stesso tempo di gioia. Si creò allora il giardino nel giardino, il giardino più piccolo all’interno di uno più grande più adatto alle esigenze famigliari. Gli inglesi durane il XVIII secolo rivoluzionarono e modificarono completamente la visione dei giardini simmetrici, pieni di viali e sentieri passando completamente a forme sinuose e giardini privi di muri e recinti. Una sorte di trionfo della natura ove laghetti sinuosi, prati, e alberi si succedevano in un senso di assoluta vastità e senza interruzioni ; si affermò così il concetto di parco. In alcuni casi il senso di continuità casomai veniva mascherato da grandi alberi oppure da fossati che impedivano l’accesso agli estranei o agli animali. Dal punto di vista pratico indubbiamente questa concezione di organizzare le aree verdi ha indiscussi pregi se si pensa al fatto che non si è costretti a rimpiazzare alberi abbattuti dal vento o morti per altri eventi che il più delle volte rovinano la visuale d’insieme. Per lo stile del duemila in ogni caso la tecnica è già all’opera e sicuramente il futuro del verde poggia sulle nuove tecnologie che ricercano nuove forme di allevamento e principalmente sulla selezione di specie sempre più resistenti a inquinamento e malattie.

 

 

 

Set

25

By potatore

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Categories: Giardino

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Giardini in miniatura!

Se il fine settimana è caratterizzato dal cattivo tempo e la passeggiata in campagna deve essere rimandata può presentarsi il problema di cosa fare a casa ; ma non necessariamente deve esserci brutto tempo per copiare delle idee che possano arricchire alcuni spazi della casa con delle soluzioni curiose e perché no originali. Una prima idea è quella di un giardino miniaturizzato in bottiglia, a tale scopo basta prelevare dalla cantina una bottiglia che soddisfi le esigenze del caso; piccola o grande a secondo lo spazio in cui va sistemata e per i più esigenti anche una capiente damigiana. Il tappo è la chiave per far si che l’acqua dell’interno non evapori facilmente e si conservi a lungo. Infatti, non appena l’acqua evapora tende a depositarsi sulle pareti e da qui ridiscendere nel substrato del fondo, così da essere riutilizzata. Che il tappo sia anche bello, di sughero e sormontato da uno stampo di colorati frutti di pasta di sale è scelta e gusto di ognuno. Se nella scelta della forma della bottiglia prevale la larghezza rispetto all’altezza risulta più agevole la costituzione e la sistemazione delle varie parti altrimenti occorre attrezzarsi di utensili molto lunghi. Una volta sistemato il tutto su di un tavolo si può procedere alla sistemazione dei vari elementi che inizialmente consiste nell’inserire sul fondo una manciata di carbonella per evitare che il ph diventi acido. Successivamente con l’ausilio di un imbuto di carta si “versa” all’interno il terriccio che farà da supporto e nutrimento alle piante ; questo dovrà essere costituito da una miscela di torba nera e terra di bosco oppure di un terriccio adatto per semenzai e quindi povero di elementi fertilizzanti. Con un cucchiaino da caffè o con una piccola palettina da gelato legata con del nastro adesivo ad un bastoncino di legno si appiana il substrato sul fondo e si effettuano dei piccoli alloggiamenti in cui verranno inserite le radici o i semi delle piantine. Per la scelta delle piantine occorre orientarsi su specie che richiedono tenore di umidità elevati e che abbiano una crescita lenta come la peperomia, fittonia e varietà piccole di bromeliacee. Nella sistemazione, per agevolare la collocazione delle piantine sul fondo, sarà meglio collocare quelle più esterne e infine quelle centrali. Una volta costipato leggermente il terriccio per una migliore adesione dell’apparato radicale col terreno occorre innaffiare. Bisogna tener presente che l’acqua in eccesso non può essere smaltita e pertanto le irrigazioni devono essere effettuate “col contagocce”. Sempre con il sistema di fissare con nastro adesivo i mini attrezzi si può preparare un piccolo taglierino per eliminare foglie secche o rovinate e con l’ausilio di un ferro da lana si possono asportare dal fondo. La bottiglia non va mai collocata in pieno sole per ovvi motivi di condensa, va benissimo un luogo anche esterno molto illuminato durante la bella stagione durante la stagione fredda un luogo interno riparato è d’obbligo.

Apr

20

By potatore

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Esposizione e giacitura

vigneti esposti a sud

Questi due fattori del clima perché essi sono intimamente collegati fra loro. Se un terreno è disposto su un piano perfettamente orizzontale e la sua superficie guarda l’alto (zenit) ma se esso è in pendio si orienta verso uno dei punti cardinali. Per esposizione di un terreno si intende il suo orientamento rispetto i punti cardinali e per giacitura la sua posizione rispetto il piano orizzontale. Si avrà quindi, un’esposizione a Levante (E) o a mezzogiorno (S) o a Ponente (O) o a Tramontana (N); la giacitura potrà essere di piano o di collina o di montagna. L’esposizione più calda è quella in ordine decrescente: S; SO ;SE ; O; E; NO; ecc. Per rendersi conto di ciò’ si prende in esame il cammino del sole durante la giornata: al mattino l’esposizione più direttamente investita dai raggi solari è quella di levante (est), man mano che il sole si avvicina allo zenit colpisce sempre più intensamente le posizioni di Sud allontanandosi poi per investire i pendii rivolti ad ovest. Nelle posizioni di nord il sole non batte mai direttamente, pertanto sono le più fredde; i terreni esposti ad est sono più freddi di quelli situati a sud perché il sole li abbandona presto, anche se sono i primi ad esserne investiti, e i raggi solari del mattino sono inclinati e d’intensità più debole. Le esposizioni di mezzogiorno, invece, si scaldano gradualmente e si raffreddano lentamente restando più a lungo sotto l’azione dei raggi più intensi del sole, le posizioni d’ovest sono bene irradiate e, anche se l’insolazione comincia più tardi, è sempre abbondante e il calore permane a lungo dopo il tramonto. L’inclinazione o giacitura, determinando un diverso angolo dei raggi solari sul terreno stabilisce una maggiore o minore insolazione a seconda che i raggi si accostano o s’allontanano dalla perpendicolare. L’orientamento o esposizione è insieme con l’inclinazione, l’elemento che permette la coltura di alcune piante in zone lontane dal loro ambiente climatico ideale come, per es. l’olivo sulle colline veronesi.

Feb

12

By potatore

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Sotto la pacciamatura c'è vita..

Il ricorso sistematico alla pacciamatura (cioè la copertura del terreno cono foglie , erba tagliata, strame) determina diversi vantaggi: miglioramento della struttura, risparmio idrico, controllo delle infestanti, precocità delle colture e non in ultimo miglioramento dell’attività microbica del terreno.  Per la pacciamatura di un orto di modeste dimensioni, non necessariamente si devono usare materiali dispendiosi ma al contrario materiali semplici com e paglia, aghi di pino, vinacce o foglie in genere. Altra regola da adottare in ambito di progettazione allo scopo di contenere lo sviluppo di parassiti e nello stesso tempo permettere il razionale sfruttamento del terreno è il ricorso alla rotazione e alla consociazione. Nel primo caso il sistema è stato ampliamento collaudato in passato e fino ad alcuni anni addietro, stranamente, veniva considerato superato. Basti pensare alle alberature fatte  per sostenere la vite diffuse in tutta Italia, ma in un orto famigliare basta semplicemente utilizzare delle piante di mais per sostenere piselli e fagioli o alternare nei filari piante leguminose con ortaggi da foglia. Con una corretta rotazione o avvicendamento tra specie sfruttatrici del terreno tipo le solanacee e le cucurbitacee e miglioratrici come leguminose si evita un eccessivo sfruttamento delle risorse nutritive del terreno e allo stesso tempo si evita il proliferare di malattie fungine e di parassiti animali che normalmente completano il ciclo su specie affini. Questi sistemi vanno visti nell’ottica di una loro interazione e non vanno presi singolarmente in quanto, da soli, non possono modificare radicalmente e subitaneamente il corso produttivo dell’orto.  Nel medio e lungo periodo, invece, i vantaggi sono visibili e la qualità del terreno e  di conseguenza quella delle produzioni aumenta notevolmente, l’ambiente riprende la forma naturale e si favorisce il proliferare di specie utili all’agricoltura come la famiglia delle Coccinellidae predatrici di afidi, autentici flagelli  degli orti e dei frutteti.

Mar

25

By potatore

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La cascata….del bonsai

di Matteo Caliendo

Continua  con il presente articolo il giro sugli stili presenti nel vasto repertorio dei bonsai e della loro affascinante tecnica. Questa volta ci occupiamo dello stile a cascata e di quello letterati. Anche lo stile a cascata si può definire uno tra gli stili più naturali in quanto esso riproduce un albero scendente o meglio cascante da un pendio e sottoposta a tutti gli effetti all’opera devastante degli agenti atmosferici. Un vaso alto (e preferibilmente non smaltato) aiuterà nell’equilibrio estetico e materiale della stessa. Nello stile a radici su roccia la pianta (solitamente vite canadese, glicini o comunque piante predisposte a ciò) cresce su di una roccia in tufo o lavica; le radici armoniche, non intrecciate e senza gibbosità lasciano intravedere la roccia in un connubio affascinante. Lo stile letterati è senz’altro lo stile più elegante, armonico e sinuoso; esso rappresenta un albero in competizione naturale con gli altri e che ha dovuto sviluppare con il tempo un tronco relativamente esile e lungo ed una chioma rada. Il vaso preferibilmente ovale crea nel suo quasi disequilibrio una sorta di armonia interiore nell’osservatore.

Feb

16

By potatore

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Frane: un male moderno?

Le frane sono movimenti di terreno, sciolto o compatto, verso il basso tipiche dei terreni in pendio. Roberto Almagià, storico della geografia, della cartografia oltre che esploratore e naturalista ne classificò cinque tipi: frane di rotolio, quando materiali incoerenti rotolano su terreni privi di vegetazione; frane di crollo dovute al distacco di intere parete per mancanza di appoggio; frane di dilavamento o meglio le colate di fango, dove i terreni saturi d’acqua perdono coerenza come per le ultime tragedie di Giampilieri (Me)  e ancora prima di Sarno; frane di cedimento simili alle prime ma che riguardano strati più profondi; e infine frane di scivolamento o slittamento.
I primi due tipi di frane sono difficillmente controllabili e per certi aspetti poco prevedibili anche se tutti concordano che una buona copertura vegetale avrebbe un effetto positivo; sulle altre invece sono possibili sia opere di prevenzione che di stabilizzazione visto che sono del tutto prevedibili. Viene allora da chiedersi come mai aumentano in questi anni le tragedie di questo tipo? Semplice si tratta di tragedie annunciate: dissesto idrogeologico del territorio e di conseguenza deturpamento del  paesaggio, eccessivo disboscamento e frequenti incendi, eccessiva urbanizzazione e abusivismo edilizio in aree già  di per sè compromesse. Questo è il male moderno e non le frane che si riappropiano del territorio dallo scempio precedentemente creato dall’uomo. Se si costruisce sull’Etna è probabile che prima o poi una colata di lava ti porti via la casa, se si costruisce a ridosso del fiume una ondata di piena renderà inutile la costruzione o se si costruirà in un’area sismica senza criteri si potranno contare solo i morti e i danni. Il male moderno è la memoria corta e qualcuno sta già gridando di evitare la prossima tragedia…

Nov

27

By potatore

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Il compostaggio dei liquami

ambra

L impianto è costituito da una grande vasca in cemento nella quale viene sistemata paglia in ragione di 180 kg/mc. Sulle pareti longitudinali della vasca, su apposite rotaie, scorre la macchina G-zero che spruzza il liquame sulla paglia e successivamente aziona la coclee (lame taglienti che sminuzzano) che, sfruttando l’ azione di appositi denti, continuano ad operare il mescolamento della massa e contemporaneamente insufflano l’ aria . Il liquame non sprigiona odori, poiché viene immediatamente assorbito dalla paglia che con il passare delle settimane diventa progressivamente compost sempre più maturo e asciutto. Le fermentazioni che si sviluppano nella massa determinano un innalzamento della temperatura fino a circa 60 gradi. Questo livello termico fa evaporare l’ umidità, distruggendo qualsiasi tipo di insetto e la flora batterica patogena. Tutto l’ impianto è posto sotto una copertura che possiede caratteristiche idonee di portanza neve, in relazione alla zone climatica in cui viene istallato .
Il compost che si ottiene alla fine dei sei mesi di lavorazione dell’ impianto , si ha un prodotto assolutamente stabilizzato , ricco di composti umificati che, distribuito sui terreni, può conferire ad essi nuova e maggiore fertilità, potendo quel incremento di sostanza organica che tutti gli studi in materia agronomica auspicano possano realizzarsi nei terreni italiani. Il compost che si ottiene è assolutamente inodore e può essere utilizzato sui terreni aziendali, anche quelli dotati di maggiore pendenza, senza il minimo pericolo di ruscellamento, data la sua natura solida. Se il compost non viene utilizzato tutto in azienda, può essere tranquillamente essere venduto sul mercato e generare reddito ; trattandosi infatti di un prodotto di alta qualità, è molto richiesto dai settori : frutticolo , orticolo e floricolo