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Nov

21

By Il Potatore

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Il prato più …bello

align=”JUSTIFY”> autunnale è uno dei migliori, per via delle temperature decisamente miti, per il rifacimento o la creazione dei nuovi prati. L’erba fitta e perfettamente sfalciata, carica di rugiada contrasta piacevolmente con bordure e aiuole fiorite, inoltre un prato folto e rigoglioso determina in misura rilevante la bellezza di ogni angolo verde piccolo o grande che sia. Realmente non esiste un modo per finire velocemente un prato che duri nel tempo ma occorrono una serie di cure continue che tengano conto delle caratteristiche climatiche e pedologiche che come tutti sanno variano di località in località e talvolta anche nello spazio di alcuni metri. Pertanto la scelta delle specie da utilizzare diventa molto importante in modo da non avere nel prato una unica specie quando è invece necessario avere più specie con foglie aghiformi o sottili e arrotolate che sono capaci di produrre le distese erbose più belle. In linea generale le migliori miscele vengono composte di un miscuglio dei seguenti tipi: 20% di Agrostis tenuis, 40% di Festuca rubra rubra e 40% Festuca rubra commutata.
L’agrostide ha un tipo di crescita a rizomi e stoloni, la festuca rossa rampicante si accresce per rizomi e infine la festuca da foraggio ha un accrescimento a ciuffi e insieme tendono ad infittire notevolmente il cotico erboso limitando allo stesso tempo lo sviluppo di altre specie erbacee che creerebbero “disturbo visivo”. Questo miscuglio è adatto a terreni di medio impasto con buona fertilità e ben drenati, in pratica è adatto ad un buon terreno da prato e pertanto in caso di terreni con diversa natura chimica, fisica e biologica il miscuglio va rivisto. In terreni argillosi, ad esempio e consigliabile invece formare un miscuglio con Agrostis tenuis o agrostide comune, Festuca, Poa e Lolium (logliarella) mentre per zone d’ombra occorre miscelare Festuca tenuifolia (festuca per ovini a foglia sottile), Poa trivialis e memoraralis e lolium perenne. Una volta scelte le specie di erba più adatta, per creare il prato possono essere adottati due modi : istallare le zolle di erba già preparate o seminare direttamente. Nel primo caso, decisamente più costoso, per avere più possibilità di successo occorre che le zolle erbose scelte per il tappezzamento del prato abbiano uno strato coltivabile sottostante non inferiore ai 10 cm e preferibilmente intorno ai 15 cm. Per il resto nella preparazione del terreno per entrambe le soluzioni vanno adottati gli stessi accorgimenti che prevedono la rimozione iniziale di erbacce, sassi e di eventuali detriti di costruzione. Successivamente va effettuata una profonda vangatura nella quale va inglobato del concime organico e infine dopo una-due settimane di riposo occorrono una serie di lavorazioni superficiali tese a sminuzzare le zolle e rendere soffice il substrato. Spargere un ottimo fertilizzante bilanciato specifico attenendosi alle dosi consigliate che corrispondono all’incirca a 100-150 grammi per metro quadro e dopo alcuni giorni procedere alla semina o alla deposizione delle zolle. L’irrigazione delle prime due settimane è sicuramente il viatico migliore per il successo  dell’impresa: irrigazioni leggere , a nebbia, in modo che il substrato rimanga umido nei primi 4/5 giorni e poi sempre meno frequentemente visto che le giornate ” corte” e le basse temperature mantengono l’umidità del suolo.

Lug

9

By Il Potatore

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Roccioso …!!

  Non tutte le aree verdi sono adatte alla costruzione di un giardino roccioso. Diverse sono le alternative nel caso in cui si voglia lo stesso creare un insieme rustico e naturale, la qualcosa è possibile quando si ha a disposizione un muro a secco, con l’utilizzo di contenitori particolari o con la creazione di aree lastricate. Nel primo caso, l’effetto verde, risulterà di indiscutibile fascino anche se comporterà un notevole lavoro e pazienza iniziale, gli sforzi saranno ripagati successivamente. Il miglior sistema, nella collocazione delle specie vegetali è quello al momento della costruzione del muro stesso ma se ciò non fosse possibile occorrerà provvedere diversamente. In quest’ultimo caso la colonizzazione del muro deve essere effettuata utilizzando principalmente abbondanti quantità di semi che, miscelati a terriccio e sabbia, vengono fatti scivolare negli spazi tra i sassi che costituiscono il muro. La moria dei semi risulterà notevole ma garantirà la sopravvivenza di un certo numero di semi da cui si svilupperanno le future piantine. Nella scelta del miscuglio vanno selezionate specie con fioritura a scalare in modo da ottenere colorazioni diverse da Febbraio-Marzo ad Ottobre-Novembre. Il giusto contrasto di colori può essere ottenuto anche con l’utilizzo di specie selvatiche perenni, che risultano anche molto resistenti e necessitano di poca manutenzione. Alisso, achillea, sedum, cineraria e garofanini sono alcune delle specie erbacee più frequenti che assicurano insieme una fioritura da Marzo ad ottobre. Nel caso in cui il muro sia costituito da cemento o altro materiale che non permetta la collocazione al suo interno dei semi, l’ostacolo può essere aggirato sistemando alla base delle rose, dell’edera o altre specie rampicanti che possono essere fissate con dei chiodi alla parete e nella parte alte del muro posizionare specie ricadenti nel terreno, se trattasi di muro paraterra, altrimenti sistemando delle fioriere rettangolari al cui interno troveranno posto le piante selezionate. Nella scelta delle specie va tenuto anche conto della predilezione al pieno sole o all’ombra delle piantine e nel secondo caso la scelta e sicuramente più agevole visto le varietà disponibili in commercio. Vecchi lavandini in pietra, vecchi mastelli in legno oppure delle botti in disuso possono essere altra valida alternativa ma anche un lavello smaltato in disuso può risultare ben mimetizzato e amalgamato nell’ambiente circostante se in esso vengono piantate specie ricadenti come il comunissimo geranio edera.
Le crepe e le insenature tra le lastre in pietra, porfido o pavimenti da giardino possono essere sfruttati per spezzare la monotonia di colori di questi materiali. In questi casi una volta svuotate le fessurazioni e riempite con un terriccio appropriato possono essere seminate con Achillea, campanule e Festuca rubra resistenti al calpestio.

Giu

5

By potatore

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Categories: Giardino

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Il giardino roccioso!

Una particolarità che contraddistingue i giardini di nuova concezione è la presenza del giardino roccioso. Forse ciò è dovuto al fatto che esiste un indiscutibile senso naturale che porta l’uomo a circondarsi di una oasi verde che sia quanto più possibile somigliante alla realtà. E’ risaputo, tra l’altro, che anche che parchi e giardini non sono indenni ai dettami della moda e dalle ventate più o meno naturalistiche che caratterizzano la creazione degli spazi verdi.
Sicuramente la costituzione di un giardino roccioso all’interno di una area verde più o meno grande trova un un indiscutibile fascino, fermo restando alcuni criteri di natura botanica e più generalmente di armonia delle forme che rendano l’insieme gradevole. Per procedere alla collocazione delle varie parti costitutive di un roccioso o in ogni caso di qualsiasi elemento che riguarda l’orografia di un giardino, occorre inizialmente effettuare su carta un disegno quanto più possibile vicino. Un roccioso ideale va posto in luogo aperto e lontano da zone ombreggiate o con eccessiva influenza di piante di alto fusto. L’esposizione ideale sarà sud sud-ovest o in ogni caso lontano da zone fredde e con presenza di ristagni idrici. La pietra utilizzata, preferibilmente locale, darà la possibilità di limitare i costi e entrerà in armonia con il paesaggio limitrofo. Le rocce calcare sono decisamente sconsigliate a meno che non si decide per piante che prediligono tale sostanza. Il peso delle rocce utilizzate dovrà essere inferiore ai 50-60 Kg per facilitare gli spostamenti ed non inferiore ai 20-30 kg per i motivi opposti. Prima di provvedere alla collocazione occorre scavare il terreno sottostante al luogo prescelto in modo da “piantare” la base, favorire la risalita dell’umidità e dare un aspetto naturale. Una volta costituita la base verranno collocate le altre rocce provvedendo in contemporanea alla messa a dimora delle piante negli affranti più stretti visto che successivamente tale operazione risulta più difficoltosa. Una volta completata la messa in opera delle parti rocciose occorre riempire gli spazi e le varie fenditure con un supplemento di terra e torba o altro miscuglio per roccioso. Ottimo per le specie alpine risulta un miscuglio di terra e compost integrato di torba e con l’aggiunta di sabbia per migliorare l’effetto drenante. Una volta riempite bene la cavità occorre ultimare la collocazione delle specie vegetali e provvedere ad una prima irrigazione che favorisca una leggera compressione dell’apparato radicale. Sempervivum e garofanini nani sono insieme alla erica le specie maggiormente utilizzate ai quali possono essere associate sassifraga, alisso, piccole succulente striscianti, ciuffetti di felci, piccole conifere e,  qualche aromatica.

Feb

13

By potatore

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Categories: Agricoltura, Potatore news

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Substrati: ad ogni pianta il suo terreno

 

Le colture floricole, in Italia, hanno raggiunto un interesse costantemente in crescita dagli anni 60’ a oggi. Accanto a specie autoctone provenienti sia dalle regioni più settentrionali che da quelle mediterranee, sono arrivate nel nostro paese specie provenienti da ogni parte del globo. Questo ha comportato la ricerca di idonei substrati tali da riuscire a soddisfare l’esigenze delle diverse specie in coltivazione. Non esiste un substrato ideale per tutte le specie ma in commercio ne esistono diversi che opportunamente miscelati creano condizioni pedologiche simili all’ambiente di provenienza. Chi acquista piante, purtroppo, il più delle volte si trova di fronte ad una serie di prodotti diversi e ha delle difficoltà nella scelta più idonea alle proprie esigenze e qualche volta il linguaggio del fiorista, a cui si chiede consiglio può risultare troppo tecnico o poco chiaro. Al fine di indirizzare nella scelta giusta occorre distinguere innanzitutto tra substrati naturali ed artificiali. Tra i primi, molto in uso sono: terriccio di foglie e di bosco, terra di bosco, torba, sfagno e terricciati mentre tra quelli artificiali molto usati sono la vermiculite, la perlite l’argilla espansa.
I primi tre naturali provengono, come facilmente intuibile dal nome, dal bosco anche se da strati diversi. Il terriccio di foglie infatti, è lo strato superficiale del bosco costituito principalmente da foglie indecomposte di latifoglie a volte miste ad aghifoglie. Le foglie così prelevate, vengono ammucchiate in luogo coperto e a seguito di trattamenti e concimazioni di solfato di ammonio danno vita ad un terriccio con struttura molto porosa e ph leggermente acido. Si utilizza dopo diversi mesi dalla raccolta ed è adatto per miscugli e per la coltivazione di specie come le bromeliacee ( Aechmea, Guzmania, Nidularium) e le azalee, se vi è una prevalenza di aghi di pino e abete rosso avendo cura di sostituirlo dopo 7-8 mesi. Il terriccio di bosco è invece lo strato sottostante allo strato di foglie ed è costituito da residui ( foglie, rami e corteccia) di alberi e arbusti. E’ un substrato utilizzato per specie da fiore e da foglie ornamentali a breve ciclo, visto la facile decomposizione. La terra di bosco è costituita dallo strato di terreno, prevalentemente minerale, sottostante a quello di residui vegetali non ancora ben decomposti. Si presenta di colore nero per l’abbondante presenza di sostanza organica (10- 15% circa) e quindi risulta molto fertile e adatta alla coltivazione di piante ornamentali da fogliame come palme, aucuba, ficus e di legnose da fiore come ortensie, gardenie e camelie. Generalmente viene miscelata alla torba in modo da completarne le caratteristiche fisiche e chimiche ed è un miscuglio adatto a tutte quelle piante che non richiedono frequenti cambi di vaso. Un substrato molto fertile, simile per alcuni aspetti alla terra di bosco, si può ottenere stratificando 30-40 cm di letame con 15-20 cm di terreno fino ad uno spessore complessivo di 1,20-1,50 m. L’ammasso tenuto costantemente umido con soluzione di acqua e azoto ammoniacale per attivare la flora batterica, viene, dopo due mesi circa dalla preparazione, mescolato più volte in modo che la massa sia ben decomposta e amalgamata. Si ottiene così un terricciato adatto per piante da fiore come cineraria, crisantemo e sia per piante aromatiche come salvia e rosmarino. La torba è il substrato naturale di più largo utilizzo e deriva dalla decomposizione di piante acquatiche come muschi, felci, equiseti e graminacee. Esistono torbe bionde acide e torbe nere subacide o neutre. La differenza consiste che le prime generalmente provengono dal Nord-Europa, sono con pH 3,5-4 e sono meno decomposte delle torbe nere che hanno un ph più elevato ( 5,5-7). Per l’alta porosità e le ottime caratteristiche fisiche possono essere utilizzate da sole oppure in miscuglio per la preparazione di substrati di una vasta gamma di piante. Nel Nord-Europa e in Irlanda, la torba dove è presente in grande quantità viene anche usata come combustibile e in sostituzione del letame in pieno campo. Lo sfagno è estremamente leggero, proviene da luoghi acquitrinosi e molte volte concorre alla formazione della torba. E’ in grado di assorbire acqua fino a 10-20 volte il proprio peso e per questo, quello verde viene utilizzato per guarnire i sostegni di piante volubili come il Philodendron, syngonium e pothos. Risulta anche fondamentale per la preparazione dei terricci delle orchidee, miscelato in parti uguali a radici di Osmunda e Polypodium. Sarà la lenta decomposizione delle radici di quest’ultime a conferire le condizioni di permeabilità e struttura necessari allo sviluppo di piante e epifite e semiepifite tra cui le appunto le orchidee. Viene ricordato che per le orchidee adulte il rinvaso viene effettuato in media ogni due-tre anni. Tra i substrati artificiali vengono catalogati quei prodotti provenienti da particolari lavorazioni in forni ad alte temperature oppure da processi di sintesi come il polistirolo espanso. La Vermiculite ad esempio è un silicato estratto in Sud Africa e negli Stati Uniti che viene trattato in forno alla temperatura di 1000°C. Il prodotto così ottenuto, oltre come coibentante nell’edilizia per il buon contenuto in potassio e magnesio, elevata porosità e il forte potere idroassorbente, è molto usata, insieme alla torba per la radicazione e la coltivazione di molte piante ornamentali. Più usata in Italia è però la perlite anchessa ottenuta da trattamenti a temperature elevate di rocce vulcaniche silicee originate da colate laviche. Viene usata principalmente per aumentare il potere drenante dei substrati e sovente è possibile notarla nei vasi di piante ornamentali e di garofani e si presenta a grani di 3-6 mm di diametro di colore bianco.

Ott

27

By potatore

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I lavori ….di Novembre

La caduta delle foglie caratterizza questo periodo dell’anno e mantenere il giardino libero da esse comporta un continuo intervento.
Compost – Le foglie secche cadute al suolo prima di essere sistemate nel compost vanno mischiate a materiali organici umidi per evitare che queste formino strati spessi ed impermeabili. La decomposizione di quelle più coriacee può richiedere l’aggiunta di sostanze azotate oltre al periodico rivoltamento della parte compostata.
Siepi – Ancora per alcune settimane è possibile impiantare nuove siepi o mettere a dimora nuovi alberi. Preparare accuratamente le trincee e le buche che accoglieranno le piante sistemando sul fondo un buono strato organico preferibilmente stallatico e una volta posizionate le piante pressare con i piedi il terreno circostante al fusto per far aderire perfettamente le radici o il pane di terra alle pareti. Una abbondante irrigazione sarà l’ultima operazione necessaria.
Piante in vaso – Il disseccamento delle terminale delle foglie sta ad indicare una eccessiva secchezza dell’aria all’interno degli appartamenti. Al fine di evitare queste antiestetiche necrosi marginali fogliari occorre posizionare nel sottovaso una manciata di argilla espansa e tenerla per metà coperta di acqua.
Ciclamini e crisantemi – I vasi vanno posizionati in luoghi freschi, con ottimale umidità dell’aria, lontano da fonti di calore. Ogni due settimane, una concimazione completa e delle annaffiature frequenti ed abbondanti, favoriranno la fioritura.
Balconi – Ciclamini, crisantemi, eriche, conifere nane, fucsie sono  le specie che caratterizzano i balconi nel tardo autunno  e che possono essere tenute al balcone per ornamento ancora  per qualche giorno prima che inizi l’inverno.
Prato – Prima della messa a riposo può risultare utile distribui­re  un miscuglio di torba e sabbia setacciata finemente.  Questo accorgimento ha il duplice scopo di rendere permeabile il terreno sottostante e proteggere dal freddo intenso.
Raccolta – Pronti per la raccolta melograni, nespole giapponesi e Kaki. Quest’ultimi, prima di essere consumati vanno sistemati in cantina per un breve periodo di ammezzimento. Questo periodo può essere ridotto se accanto ai cachi vengono sistemati delle mele.
Attrezzi – Prima di riporre definitivamente la falciatrice per il periodo invernale occorre ripulirla delle parti terrose e di ogni traccia di erba. Successivamente spruzzare sulle parti metalliche olio o gasolio per evitare la formazione di ruggine.
Piante grasse – Durante il periodo invernale vanno in riposo vegetativo e pertanto vanno sistemate in ambiente luminoso e non molto caldo, privo di correnti d’aria. Le irrigazioni devono sempre più essere diradate mentre occorre sospendere del tutto le concimazioni.
Ulivi – Entro la metà del mese è possibile provvedere alla potatura di queste piante che ormai caratterizzano molti giardini della bergamasca. Purtroppo troppo spesso si vedono piante potate in modo molto approssimativo, potatura che non tiene conto della forma naturale delle piante e delle sue caratteristiche produttive. Va ricordato che gli ulivi fruttificano sui rami prodotti nell’anno precedente e pertanto gli interventi cesori debbono interessare i rami che hanno già fruttificato effettuando allo stesso tempo un abbondante sfoltimento della chioma.
Agrumi – I vasi di agrumi devono essere portati al coperto prima dell’arrivo del freddo ed in ogni caso prima che le temperature notturne scendono al di sotto dei 5°C . Questo in particolare per le piante di limoni notoriamente più sesibili al freddo e agli sbalzi termici.

Apr

22

By potatore

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Clivia: la colonizzatrice dei pianerottoli

La clivia è una specie sempreverde appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae con foglie larghe, nastriformi, disposte a ventaglio e inguainate alla base ove si congiungono con un breve rizoma provvisto di radici grosse e carnose. In primavera si sviluppa il fiore caratterizzato da uno stelo eretto che reca un ombrella globosa con 20-30 fiori che permangono per circa 15-20 giorni. E’ una specie molto rustica e adatta ad essere “forzata” in serra per anticiparne la fioritura.
Propagazione – Occorre una certa dimestichezza nella propagazione per seme in quanto viene in genere praticata l’impollinazione manuale mentre può risultare più semplice la separazione dalla pianta madre dei gettiti laterali. In questo caso le piantine ottenute sono uguali alla pianta madre (cloni) e sono consigliati quando le piante di provenienza sono di indiscusso pregio varietale.
Esigenze climatiche – Si tratta indiscutibilmente di una pianta adatta a luoghi ombreggiati, umidi e con temperature ottimali comprese tra 15 e 20°C. e per questo spesso mantenuto, spesso,  nei vani scala e pianerottoli d’appartamento ove si adatta molto bene alle condizioni non proprio “casalinghe”
Terriccio – Si richiede un substrato di medio impasto facilmente drenabile e non eccessivamente concimato. Un miscuglio adatto è quello formato da terriccio di foglie e terra di prato in parti uguali oppure terriccio di bosco di buona qualità con ph tra 6 e 6,5.
Difesa antiparassitaria – Oltre ad essere una specie molto rustica, la clivia, per la particolarità delle foglie, da pochi problemi dal punto di vista sanitario. Infatti in caso di attacco di afidi o cocciniglie ma anche per semplice tolettatura del fogliame risulta molto semplice intervenire sulle lunghe foglie carnose e quindi rimuovere eventuali parassiti.
In ogni caso va sempre posta molto attenzione a questi interventi al fine di non creare lacerazioni delle foglie.
Curiosità – Le clivie vengono utilizzate come piante da vaso fiorito ma possono essere anche utilizzate come specie da fiore reciso. Un grosso freno a questo è dato però dal ciclo molto lungo della pianta che impiega circa 4-5 anni dalla semina alla fioritura.

Gen

14

By potatore

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Orchidee

Nella coltura occidentale l’orchidea è considerata un fiore raro e prezioso e da sempre viene apprezzato per la durata e la raffinatezza dei colori adatto per essere regalato in particolari occasioni anche in considerazione del notevole prezzo di mercato. Questo perché in passato la coltivazione era riservata a pochi “eletti” che ne conoscevano le caratteristiche di coltivazione ed erano attrezzati con impianti serricoli atti a matenere un ambiente idoneo. Le esigenze delle Orchideacee in genere si discosta tra l’altro notevolmente dalle altre specie da fiore e non solo per quanto riguarda le esigenze climatiche ma in particolare per il substrato di coltivazione trattandosi di piante epifite e che quindi devono il loro nutrimento a radici aeree oltre al sistema radicale posto alla base. Questo e altri fattori ha fatto si che per la coltivazione si pensasse che tali piante potessero crescere in modo soddisfacente solo in serra e che solo giardinieri di comprovata abilità riuscissero a ottenere fioriture soddisfacenti. Questo è vero solo in parte in quanto alla famiglia delle Orchideacee appartengono circa 750 generi con più di 20.000 specie dai quali sono derivati una quantità notevole di ibridi e varietà che hanno la caratteristica di svilupparsi non solo sugli  e arbusti senza peraltro parassitarli come le specie epifite anzidette ma di tante altre che vivono e si sviluppano nel terreno. E’ però vero che la gran parte di quelle coltivare dall’uomo sono specie epifite che hanno la peculiarità di formare dei germogli dal rizoma principale che sta sulla superficie del vaso e sviluppa le radici verso il suo interno e che successivamente ad intervalli forma dei pseudobulbi che a loro volta danno vita a foglie. Questi pseudobulbi fioriscono in genere una sola volta mentre se ne continuano a formare altri che a loro volta produrranno foglie e quindi fiori. Il problema maggiore per la coltivazione è la preparazione di un giusto miscuglio che prevede l’utilizzo in parti uguali di terra grassa fibrosa, terriccio di foglia o torba, muschio di sfagno a pezzi e sabbia grossolana o perlite. In passato era molto utilizzato, visto i notevoli risultati, terriccio e fibra di Osmunda ma dopo l’eccessivo sfruttamento dei depositi naturali di questa felce si è rischiato di estinguerla e pertanto è diventata una specie protetta al pari delle stesse orchidee spontanee presenti in Italia su quasi tutto il territorio nazionale. L’affinarsi delle tecniche di coltivazione ha però permesso di sostituire l’Osmunda con altri substrati di origine naturale come la scorza grossolana di pino. Per coloro che intendono regalare quello che in Tailandia, uno dei maggiori produttori di questo fiore al mondo, viene chiamato “fiore del sorriso”, nella scelta delle piantine o del fiore reciso deve tener conto di alcuni fattori importanti come la freschezza del prodotto, la brillantezza e la consistenza del fiore e malgrado le convinzioni comuni va considerato il numero dei fiori aperti e non quello della lunghezza dello stelo.

Nov

30

By potatore

Commenti disabilitati su A proposito di…….

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A proposito di…….

ciarlo michele

Esistono anche dei Gabinetti secchi: si tratta di gabinetti non collegati alla rete fognaria, il cui funzionamento non richiede acqua. In effetti, questi sistemi si basano sulla trasformazione in composto degli scarti. Questi sono raccolti in un serbatoio posto sotto il gabinetto (ed eventualmente separati); in certi casi si aggiunge quotidianamente uno strato organico ricco in carbonio (segatura, vegetali sminuzzati) e calce, per ottenere un miscuglio semisolido facile da compostare e che assorbe gli odori. Un sistema di ventilazione permette di evitare la diffusione di cattivi odori. Secondo la capienza e l’utilizzo, il serbatoio viene svuotato una volta all’anno circa.

Gen

30

By potatore

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Piante Ornamentali

Aloe
Astri
Bromelie
Capelvenere
Ciclamino
Clivia
Crisantemo
Dieffembachia
Fucsia
Hebe
Maranta
Orchidea
Papiro
Sanseveria
Spathiphyllum
Stella di Natale
Zantedeschia
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Le aloe sono piante inconfondibili aventi foglie carnose di forma triangolare fortemente dentate ai margini. Provenienti dall’Africa si trovano allo stato spontaneo, ormai rinselvatichite in gran parte delle zone costiere della Sicilia e della Calabria.
Terriccio – Il terriccio migliore per la coltivazione di questa pianta è lo stesso utilizzato per tutte le altre succulente e prevede l’utilizzo di terra limosa e sabbia acalcarea in parti uguali a cui può essere aggiunta torba in modo da abbassare il ph che deve essere in genere inferiore a 6. In alternativa si può utilizzare un 10-15% di sostanza organica che garantisce un minimo di fertilità anche se non è sempre gradita dalle succulente e in particolare da quelle provenienti da zone desertiche e pietrose.
Esposizione – Il pieno sole e in ogni caso i locali molto soleggiati sono assolutamente necessari per queste piante che tuttavia vanno riparate in casa durante il periodo invernale e di conseguenza costrette a condizioni non del tutto ottimali.
Irrigazioni – Durante il periodo di riposo vegetativo le aloe vanno annaffiate poco e con annaffiature molto distanziate nel tempo. Solo durante il periodo vegetativo occorre irrigare regolarmente a condizione che l’acqua sia somministrata a distanza dalla base della pianta in modo da evitare marciumi al colletto.
Propagazione – Queste piante si propagano con molta facilità: basta staccare gli stoloni che si formano alla base delle piante stesse oppure facendo radicare semplicemente con il taleggio dei germogli laterali.
Concimazioni – Se all’atto del trapianto o del rinvaso si è utilizzata torba o letame non vengono richieste concimazioni anche se, in caso di esemplari di notevole sviluppo e durante il periodo di fioritura, rade fertirrigazioni possono aiutare nello sviluppo e nella fioritura.
Malattie – assolutamente poco significativi sono gli attacchi di parassiti sia animali che vegetali se non in sporadico caso di marciumi ma legati elusivamente ad errori grossolani nelle irrigazioni.
Curiosità – Molto apprezzata risulta l’Aloe vera in quanto possiede le foglie ricche di una gelatina che ha proprietà curative nei riguardi di ferite, abrasioni, scottature e punture di insetti. Per raccogliere la gelatina basta incidere la lamina fogliare e applicarla come una normale pomata avendo cura di tenerla, durante l’applicazione, lontana da parti delicate del corpo tra cui gli occhi.
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L’Aster è inconfondibile per la fioritura autunnale, un ultimo ricordo colorato dell’estate arrivata al termine. Questa pianta perenne entra in fioritura proprio quando le altre sono sfiorite e continua a produrre boccioli fino all’autunno inoltrato. I capolini, simili alle margherite ma più piccoli, hanno il cuore giallo dorato. Sono disponibili cultivar a fiore semipieno e a fiore pieno, nei colori varianti dal rosa pallido al porpora e dall’azzurro al bianco. Diverse specie di Aster si possono recidere gli steli, per comporre graziosi bouquet campestri, che rallegrano la casa. Sono ideali specialmente gli ibridi novi-belgii, chiamati anche settembrini perché fioriscono in settembre e ottobre, arrivando ad altezze di 90-100 cm. Vi è una ricca scelta di varietà a fiore pieno, come le ‘Crimson Brocade’, a fioritura rosso carminio, ‘White Ladies’, écru, ‘Patricia Ballard’, rosa vivo, e sua sorella minore Marie Ballard’, azzurro intenso. Tra i settembrini a fiore semipieno più belli segnaliamo la ‘Winston Churchill’, con fiori rosso carminio, e la ‘Schóne von Diethkon’, lilla.
Per favorire la produzione di fiori grandi occorre potare i rami deboli in primavera, mentre per stimolare una vegetazione più rigogliosa è consigliabile cimare la pianta; quest’ultima operazione aumenta, inoltre, la produzione di fiori, anche se più piccoli. Esistono, anche, delle specie nane, come ad esempio l’Aster dumosus, dai fiori molto piccoli, ottimo per donare accenti variopinti alle bordure e ai giardini rocciosi. Raggiunge un’altezza massima di 25-40 cm e fiorisce dalla metà di agosto fino ad ottobre. Di questa specie sono particolarmente valide le cultivar a fiore pieno ‘Jenny’, blu violetto, ‘Snow Sprite’, bianca, e a fiore semipieno ‘Alice Haslam’, rosa cupo, e ‘Prof Anton Kippenberg’, blu lavanda. Molto belle sono anche le varietà ‘Kassel’, a fioritura rosso canninio, e ‘Herbstgruss vom Bresserhof, rosa.
Altre specie a fioritura autunnale sono l’Aster frikariii, l’Aster amellus (una specie nana) e l’Aster thomsonii.
Le specie nane, sono ottimi per la coltivazione in vasi e fioriere, per abbellire il terrazzo, il balcone e l’ingresso della casa. Al termine della fioritura, potete togliere le piante dal vaso, metterle a dimora in una zona soleggiata del giardino, cosicché invigoriscano, e, appena prima che i boccioli si aprano, sistemarle nuovamente nel contenitore.
Queste piante, facilissime da coltivare, amano una posizione soleggiata; le specie da taglio necessitano di molto sole, mentre quelle nane crescono bene anche alla leggera ombra. Tutte si adattano a praticamente ogni tipo di suolo, purché sia fertile, fresco, ben lavorato e preferibilmente calcareo. Le annaffiature devono essere frequenti, senza causare ristagni d‘acqua. Gli astri hanno buona resistenza al freddo e sfoggiano per molti anni la loro ricca fioritura.

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Aechmea, Vriesea e Guzmania sono le Bromeliacee più diffuse negli appartamenti per la bellezza dei colori delle foglie e dalle infiorescenze ricoperte da coloratissime brattee. Specie originarie dalle foreste del Centro e Sud America nonostante i nomi, non certo di facile memorizzo, ha suscitato un crescente interesse nei consumatori non solo per la bellezza del fogliame ma anche per il notevole adattamento e resistenza che manifesta ai vari ambienti tra i quali quello domestico.  Piante senza caule (fusto), perenni hanno delle foglie disposte a rosetta con una cavità all’interno. Sono  piante epifite in quanto non possiedono radici e in natura vivono sui rami e sui tronchi di piante ospiti senza peraltro parassitare la stessa in quanto al contrario dei funghi sono provvisti particolari dispositivi autonomi atti ad assorbire acqua e sali minerali dall’atmosfera. Molte volte le foglie, generalmente rigide racchiudono fra le loro guaine spazi ripieni di acqua di origine piovana dove vivono indisturbate alghe e piccoli animali invertebrate. In virtù di quanto detto in appartamento le piante devono essere poste in ambienti con aria umidità o quantomeno nel sottovaso va posta della sabbia fine tenuta imbevuta di acqua e per lo stesso motivo le annaffiature devono essere abbondanti per tutta la stagione estiva e ridotte nel periodo invernale. Il substrato di coltivazione deve essere molto poroso e ricco di humus con PH compreso tra 5 e 6; a tale abitualmente può essere impiegato un miscuglio di aghi di pino e torba nel rapporto di 2:1. Le concimazioni minerali possono essere procrastinate anche per periodi superiori al mese durante la stagione estiva riducendole notevolmente durante la stagione invernale. In casa le bromelie si aggiogano notevolmente delle frequenti bagnature sulle foglie con acqua non calcarea e a temperatura 20-25 gradi. Bisogna sempre evitare irrorazioni con acqua fredda in quanto provocano vistose necrosi alle foglie.
Generalmente le bromeliacee vengono riprodotte per seme ma per alcune varietà e per la Guzmania è possibile effettuare la separazione dei polloni che si sviluppano alla base che saranno lasciati ad asciugare per 8-10 giorni e quindi posti a radicare. La Guzmania è riconoscibile per una piccola rosetta di foglie verdi con al centro delle colorate brattee arancioni o rossi a seconda delle cultivars. Aechmea fasciata e Vriesea splendens hanno entrambe delle foglie zebrate di bianco nella prima da cui fuoriesce una spiga con fiori turchini protetti da brattee rosa; foglie verdi zebrate in marrone con spighe appuntite di colore rosso acceso alte fino a 50 cm circa caratterizzano la Vriesea e i numerosi ibridi da essa ottenuti. Anche l’ananas (Bromelia ananas) dai frutti grossi e caratteristici per il profumo e per la corona di brattee che sormonta il frutto fa parte di  questa specie coltivato anche alle Canarie e alle Azzorre.
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Famosa fin dall’antichità per la sua cascata di foglioline dal verde delicato portati da steli neri e molto sottili si è creata notevole fama per le miracolose virtù terapeutiche che le erano, poco veramente esageratamente attribuite. È il capelvenere o chioma di Venere (Adiantum capillus-veneris) molto diffusa allo stato spontaneo sull’orlo di vecchi pozzi o di muri a secco ove esistono buone condizioni di umidità e di luce. In natura se ne conoscono circa duecento specie del genere Adiantum appartenenti alla famiglia delle Polypodiaceae e provenienti dalle zone tropicali dell’America meridionale e pertanto necessarie di ricovero in serra fredda durante i mesi invernali eccetto per le specie indigene come appunto l’Adiantum capillus-veneris e il canadese Adiantum pedatum decisamente molto più rustiche delle altre specie. Durante il periodo vegetativo le piantine amano condizioni di penombra con temperature miti e alta umidità. Il substrato di coltivazione deve essere molto leggero e tale da non favorire ristagni d’acqua ma allo stesso tempo capace di trattenere una buona percentuale di acqua. Un miscuglio che prevede l’utilizzo di una parte di terreno limoso, una parte di torba di sfagno o in alternativa terriccio di foglie, infine per migliorare il drenaggio va aggiunta una parte di sabbia grossolana o pomice. Nella formulazione di tale miscuglio va inoltre tenuto conto del PH che deve essere leggermente acido (5,5-6). Le piantine di Adiantum e in genere tutte le felci vanno innaffiate frequentemente ma con piccoli volumi d’acqua e allo stesso tempo può essere bagnato anche il fogliame eccetto nel genere Asplenium e Platycerium. Evitare in ogni caso di bagnare il fogliame con acque troppo dure e in condizioni di basse temperature. Le piantine di capelvenere non sopportano luce molto intensa e in appartamento possono risultare piantine molto resistenti se tenute in condizioni costanti di luce (semiombra) di temperatura e di umidità. Una causa di insuccesso frequente nella coltivazione di queste piccole felci ma anche di tutti gli altri generi è quello di far seccare eccessivamente le radici per poi annegarle nell’acqua. Molto semplice risulta la propagazione che avviene per semplice suddivisione dei cespi che può coincidere con la rinvasatura. In questa occasione, infatti, una volta tirata fuori dal vecchio vaso il pane di terra contenente l’apparato radicale, possono essere staccati piccole porzioni di rizoma con due o più fronde oppure nel caso di vecchie piante il cespo può essere diviso direttamente in due tagliando con un coltello in verticale il pane di terra.  In casa oltre al capelvenere è possibile allevare l’Adiantum  hispidulum di origine australiana con fronde lunghe 25-30 cm e larghe 15 e sviluppo contenuto (30-35 cm), l’A. raddianum di origine brasiliana con altezza leggermente superiore al precedente ( 45-50 cm) e infine l’A. tenerum decisamente un gigante rispetto ai primi in quanto raggiunge il metro di altezza con fronde triangolari di verde chiaro che in alcune varietà possono essere tinteggiate di rosa.

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Nome scientifico: Cyclamen   Famiglia: Primulacea Origine: Asia minore
Pianta erbacea munita di tuberi di colore rosso-violaceo, con poche radici, dai quali si innalzano diverse foglie dotate di picciolo,cuoriformi, seghettato, maculate di bianco nella pagina superiore e rossastre sulla pagina inferiore,nervature palmi nervi,dimensioni comprese tra i 5-8cm . Il Ciclamino preferisce terreni ben drenati,profondi e ricchi di sostanza organica, in ombra o mezz’ombra; la temperatura ideale si aggira dai sei gradi di notte ai 18 gradi di giorno; con temperature superiori, i Ciclamini, appassiscono. La propagazione dei Ciclamini, oltre alla semina, si effettua con la divisione dei vecchi tuberi durante il periodo di riposo della pianta e quando le foglie e i fiori sono tutti appassiti. Si possono coltivare anche in vaso, ricordando di dissotterrare i tuberi periodicamente e di spostare i tuberi piccoli in contenitore singolo. I tuberi di ciclamino vanno interrati per 3-5 centimetri, lasciando tra i tuberi uno spazio di 8-15 cm. Le annaffiature devono essere frequenti meglio se tramite l’immersione, per un paio d’ore, del vaso in un recipiente colmo d’acqua; è d’obbligo evitare il ristagno d’acqua che può procurare il marciume del bulbo. I fiori sono solitari, lungamente peduncolati e regolari, con corolla a cinque petali, di colore roseo lilla; l’ovario è unico, con un solo stilo. Il frutto è una capsula globosa divisa in cinque valve e portata sorretta dal peduncolo che si attorciglia a spirale dopo la fecondazione. Il tubero fresco, contenente un glucoside che è mangiato senza danno dai maiali che ne sono ghiotti, ma dannoso all’uomo se non cotto. Coltivato in vaso come pianta ornamentale per la ricca fioritura primaverile tra le varie specie c’è il CYCLANEM PERSICUM , originario della Persia e dell’Asia minore, dotato di fiori più grandi di quelli delle specie selvatiche e dai colori varianti dal bianco al rosa, dal rosso al lilla, dal cremisi al porporino. La principale causa di sofferenza per i ciclamini e l’acqua: durante i mesi freschi un terreno spesso inzuppato d’acqua favorisce lo sviluppo di marciumi, durante l’estate invece la siccità può provocare anche il completo disseccamento dei tuberi.

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La clivia è una specie sempreverde appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae con foglie larghe, nastriformi, disposte a ventaglio e inguainate alla base ove si congiungono con un breve rizoma provvisto di radici grosse e carnose. In primavera si sviluppa il fiore caratterizzato da uno stelo eretto che reca un ombrella globosa con 20-30 fiori che permangono per circa 15-20 giorni. E’ una specie molto rustica e adatta ad essere “forzata” in serra per anticiparne la fioritura.
Propagazione – Occorre una certa dimestichezza nella propagazione per seme in quanto viene in genere praticata l’impollinazione manuale mentre può risultare più semplice la separazione dalla pianta madre dei gettiti laterali. In questo caso le piantine ottenute sono uguali alla pianta madre (cloni) e sono consigliati quando le piante di provenienza sono di indiscusso pregio varietale.
Esigenze climatiche – Si tratta indiscutibilmente di una pianta adatta a luoghi ombreggiati, umidi e con temperature ottimali comprese tra 15 e 20°C. e per questo spesso mantenuto, spesso, nei vani scala e pianerottoli d’appartamento ove si adatta molto bene alle condizioni non proprio “casalinghe”
Terriccio – Si richiede un substrato di medio impasto facilmente drenabile e non eccessivamente concimato. Un miscuglio adatto è quello formato da terriccio di foglie e terra di prato in parti uguali oppure terriccio di bosco di buona qualità con ph tra 6 e 6,5.
Difesa antiparassitaria – Oltre ad essere una specie molto rustica, la clivia, per la particolarità delle foglie, da pochi problemi dal punto di vista sanitario. Infatti in caso di attacco di afidi o cocciniglie ma anche per semplice tolettatura del fogliame risulta molto semplice intervenire sulle lunghe foglie carnose e quindi rimuovere eventuali parassiti.
In ogni caso va sempre posta molto attenzione a questi interventi al fine di non creare lacerazioni delle foglie.
Curiosità – Le clivie vengono utilizzate come piante da vaso fiorito ma possono essere anche utilizzate come specie da fiore reciso. Un grosso freno a questo è dato però dal ciclo molto lungo della pianta che impiega circa 4-5 anni dalla semina alla fioritura.
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Nel  1600 arrivò, in Europa, il fiore (dalla lontana Cina) che già  da diversi secoli era il vanto dei giardini dell’Imperatore giapponese:  Il crisantemo. In Giappone, infatti, una varietà di questa  erbacea, lo hironishi, dai caratteristici  sedici  petali diventava  già all’inizio del IV secolo simbolo del sole e  fiore dell’Imperatore. Il fiore veniva considerato simbolo  dell’Immor­talità proprio per la caratteristica longevità della fioritura  e per  la  capacità di combattere la ritenzione idrica,  una  delle cause principale dell’invecchiamento nell’uomo. Appartenente alla famiglia delle Composite il crisantemo,  (Cry­santemum  indicum) nel corso degli anni ha subito una  evoluzione notevole  a seguito delle numerose ibridazioni con altre  specie. In Italia, questa pianta, è principalmente utilizzata come  pianta da  fiore  reciso  e le numerose varietà  vengono  apprezzate  e coltivate  per offrire un prodotto molto ricercato agli inizi  di Novembre e  in coincidenza della Ricorrenza dei Morti.  Solo  in Italia,  però, si è riscontrato questo abbinamento in  quanto  in altri  paesi  il crisantemo grazie  a  coltivazioni  programmate, fiorisce  tutto l’anno e le coltivazioni, in virtù  dei  numerosi ibridi  con portamento ridotto, sono molto adatti alla  creazione di vasi fioriti utilizzati per le diverse occasioni e in tutti  i periodi  dell’anno. La versatilità del fiore si  manifesta  d’al­tronde  anche con una gamma di colori e di tonalità molto  ampia nei quali manca solo il blu e questo anche grazie  all’isolamento di mutazioni somatiche (sports). La propagazione della specie si effettua principalmente per talee anche  se  in  alcune varietà come la Turner, coltivata per  la fioritura autunnale, è conveniente utilizzare i polloni radicali prelevati in primavera dalla base delle piante di un  anno. Questo tipo  di  tecnica può comportare delle anomalie  come  la  facile trasmissione  di malattie e può condurre facilmente  a  processi degenerativi.  La riproduzione per talea, fatta  generalmente  da ditte  specializzate che attuano moderne tecniche di risanamento del materiale di propagazione, dà ovviamente garanzie maggiori di sanità delle nuove colture anche se chiunque volesse  riprodurre qualche  pianta  per talea può riuscire facilmente  nello  scopo. Basta recidere dei segmenti con 5-6 foglie e privarle delle prime tre foglie basali; così approntati vanno sistemati in un substra­to  di  torba  e perlite in parti uguali e posti  a radicare  in ambiente ombreggiato a temperatura di circa 18-20 gr gradi.  L’even­tuale  utilizzo  di ormoni radicanti migliora  la  qualità  delle radici  e ne accelera lo sviluppo. La  produzione in casa di un nutrito numero di piantine  da la possibilità a chi ha a disposizione un giardino di formare delle aiuole fiorite durante il periodo autunnale molto belle nei quali abbinamento  di  due-tre colorazioni diverse pu creare  effetti cromatici di sicuro effetto. In ogni caso, per avere delle piante più omogenee nello sviluppo, è consigliabile ricorrere all’acqui­sto  esterno  visto nell’insieme il costo molto  contenuto  delle piante.

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Il nome di difficile pronunzia non ha limitato la coltivazione e l’interesse botanico verso la Dieffenbachia che deve il suo nome al naturalista tedesco che la scoprì.  Aracea perenne, originaria delle foreste tropicali dell’America centrale, viene utilizzata come pianta ornamentale da vaso a fogliame decorativo ed è molto apprezzata per le sue grandi foglie verdi screziate di bianco o di giallo e per la facilità della sua coltivazione. Tra queste, quelle che più si trova frequentemente negli appartamenti o negli uffici per la sua bellezza è la Dieffenbachia amoena, specie caratterizzata da vigorose foglie, molto ampie, alte fino a tre metri e molto resistenti alle più svariate condizioni  ambientali.  Di sviluppo più ridotto la specie D. picta originaria del Venezuela con portamento più compatto e fogliame con marmorizzazioni bianco-crema e la D.exotica originaria del Costa Rica apprezzata per la tendenza ad emettere germogli ascellari alla base che le danno il tipico portamento a cespuglio. In casa le Dieffenbachie vanno posizionate in un angolo luminoso e umido allo scopo di ottenere uno sviluppo costante e regolare della pianta stessa. Pertanto è necessario posizionare nel sottovaso una manciata di argilla espansa o ghiaia che vanno tenuti immersi in acqua e sopra va posizionato il vaso; così facendo l’acqua evaporano tiene costantemente inumidita l’aria normalmente molto secca in casa a causa dei termosifoni durante il periodo invernale e delle alte temperature durante l’estate. Anche il substrato deve tener conto di queste particolari esigenze e deve essere costituito preferibilmente da foglie di faggio mediamente decomposte e torba in parti uguali. Le caratteristiche di tale miscuglio, permeabile e poroso accompagnate da irrigazioni costanti oltre a garantire la costante crescita della pianta eviteranno l’insorgere di malattie fungine e marciumi (Rhizoctonia solani, Phytophthora) di cui la pianta è particolarmente predisposta. A tal proposito vanno evitate le spruzzature di acqua sulle foglie che, in ogni caso, vanno limitate solo alle giornate troppo calde e ristrettamente il mattino. Periodicamente vanno, pulite le foglie con una spugnetta inumidita per rimuovere eventuali depositi di polvere che rendono opaco il fogliame evitando di utilizzare sostanze oleose che occluderebbero gli stomi rendendo difficoltosa la normale traspirazione della pianta. Il ciclo di vita in appartamento è molto lungo e pertanto può capitare che le piante invecchiate perdano il loro fascino. In questo caso è possibile prelevare porzioni di stelo che immersi in acqua hanno la capacità di emettere le radici dopo circa 40-50 giorni. Si provvederà quindi al trasferimento in vaso con terriccio e dopo 4-6 mesi la pianta ottenuta tornerà ad avere la bellezza della pianta madre.  Per la particolarità di avere foglie tossiche e velenose va tenuta cura nel tenerle fuori dalla portata di bambini.

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L’Hebe, un piccolo arbusto sempreverde, è indigena nelle terre verdeggianti della Nuova Zelanda, dove crescono spontanee diverse specie di piante, uniche al mondo, tra le quali l’Hebe è il genere più ricco. I maggiori garden italiani propongono una vasta gamma di questi arbusti provenienti dall’emisfero australe, fioriti e sempreverdi, ideali per la coltivazione in giardino, sul terrazzo e sul balcone.L’Hebe sempreverde e le sue cultivar è molto usata nelle aiuole, nelle scarpate e per la formazione di bordure, mentre le varietà nane sono ottime nei giardini rocciosi e rappresentano bellissimi ornamenti verdi, coltivate in vaso sul terrazzo e sul balcone. L’Hebe fiorita, spesso confusa con la Veronica per la somiglianza delle infiorescenze, si distingue perché è un arbusto, mentre la Veronica è una pianta perenne. È disponibile in molteplici specie e forme e tra le più particolari menzioniamo l’Hebe ochracea ‘James Sterling’ e l’Hebe Golden Nugget’, entrambe con folta vegetazione e foglie simili alle conifere, dal colore gialloverde dorato che d’inverno diventa giallo bronzeo. Nelle altre specie, il fogliame è comunemente rotondo e vi è una grande varietà di colori, forme e grandezze. Le foglie dell’Hebe pinguifolia Pagei’, ad esempio, sono notevoli per la colorazione grigio-blu, quelle dell’Hebe buxifolia hanno il colore verde cupo e, come indica il nome della specie, ricordano il fogliame del bosso. Molto interessante è l’Hebe pimeloides, un arbusto basso, quasi tappezzante, con foglie di colore grigio-blu intenso. Le cultivar ‘Mdsummer Beauty’ e Nicolas Blush’, invece, hanno il portamento eretto, molto ramificato, e possono raggiungere un’altezza di 1,25 m. Il fogliame della’Red Edge’ si colora di rosso in primavera. La maggior parte di questi arbusti ha il portamento molto compatto; in primavera si può eseguire la toelettatura accorciando i rami troppo lunghi. Si distingue tra le diverse specie coltivar di Hebe anche in base al colore delle infiorescenze a spiga. Dell’Hebe albicans, originariamente a fioritura bianca, sono disponibili cultivar con fiori blu, viola, marroni e rosa pallido. L’Hebe macrocarpa brewfolia si riveste da agosto ad ottobre di inflorescen-ze q spiga rosse, l’H. ‘Summer Blue’ porta fiori azzurri, le Nicolas BlusW e ‘Pink Paradise’ fioriscono in rosa. L’Hebe buxifolia produce fiorellini bianchi, lo stesso colore delle inflorescenze delle specie ochracea, cupressoides, larkii e pinguifolia, mentre l’Hebe salicifolia presenta una bella fioritura lilla. L’Hebe ama il caldo, una posizione soleggiata e un suolo poco calcareo, ben drenato. Per proteggere le radici da un eccesso di calcare, si consiglia di scavare una buca piuttosto ampia e riempirla di torba da giardino prima di mettere a dimora la pianta. L’Hebe ha buona resistenza al freddo invernale e può svernare in una posizione riparata. Le specie tipiche, come ad esempio l’H. ochracea e l’H. sutherla e le piante coltivate in pien’aria sono più resistenti alle gelate delle specie ottenute dall’ibridazione, ad esempio l’H. buxifolia, e delle piante in vaso, che trascorrono l’inverno preferibilmente in serra, nella veranda o nel locale lavanderia. Anche se è una pianta poco vistosa, l’Hebe vanta un gran numero di appassionati, di cui alcuni hanno fondato la “Hebe Society”. Questo club promuove la produzione di Hebe e di altri generi spontanei soltanto nella Nuova Zelanda con lo scambio di talee, la pubblicazione di un notiziario trimestrale e un sito Internet. La “Hebe Society” è nata in Gran Bretagna ed ha associati in tutta l’Europa, nel Nord America e nella stessa Nuova Zelanda.

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Tempo di fucsie. La nostra vita oltre ad essere scandita dagli anni trova motivo di diletto nel susseguirsi delle stagioni caratterizzate dal variopinto sbocciare dei fiori. Anche  se le coltivazioni in serra alterano questo sistema anticipando o ritardando alcune di queste. Con giugno, sono la fucsia con i loro fiori penduli di colore vario soprattutto rossi e viola e con il fogliame dalla colorazione verde intenso a colorare i balconi. Appartenente alla famiglia delle Enoteracee, il genere Fucsia o migliore Fuchsia non ha altri parenti famosi eccezione fatta per la castagna d’acqua che cresce sul Po, ma da solo acquista un importante collocazione come pianta da  appartamento e, anche se meno apprezzata, come pianta da giardino. Quanto detto è forse restrittivo perché le fucsie sono delle piante molto versatili e oltre al classico vaso fiorito è possi­bile costituire dei cestini o basket pensili con varietà a fogliame ricadente che, con il loro fiore bicolore e il verde fogliame, formano delle autentiche cascate di colore. Altro sistema per valorizzare queste piante è quello di obbligarle a una crescita ad alberello oppure sistemare la parte aerea a forma piramidale con varietà come la “Cascade” riconoscibile per i fiori a calice bianco e la corolla rossa. Resta beninteso che per educare la pianta alle varie forme è necessario ricorrere a varietà diverse per le quali conviene farsi consigliare dal fiorista presso cui si provvede all’acqui­sto.  Poche ma molto importanti sono le norme da seguire per la coltivazione di fucsia sia in appartamento che in giardino e tengono conto che queste sono delle piante  perenni, cioè che vivono più anni, e che non amano gli eccessi nè di luce né di ombra.  In considerazione di quanto detto, le piante non devono essere esposte in balcone come solitamente si fa per i gerani ma vanno posizionate in modo che il sole diretto venga ridotto a poche ore e per motivi diversi durante i mesi invernali vanno tenute in luogo riparato in quanto temono le gelate invernali e le brinate tardive primaverili per cui l’esposizione all’aperto va effettuata quando le condizioni termali sono del tutto stabili. Il substrato in cui vanno coltivate deve essere ben drenato sistemando possibilmente una manciata di argilla espansa o ghiaia nel fondo del vaso e ricco di humus. Durante il periodo della fioritura oltre agli apporti di azoto che devono essere costanti durante tutta la coltivazione, l’ag­giunta di potassio diventa indispensabile per avere una fioritura molto intensa e protratta. Proprio al fine di protrarre al massi­mo il periodo di fioritura è consigliabile eliminare le corolle avvizzite con una forbice sottile in modo da esaltare la colora­zione. Diverse sono le varietà presenti in commercio e tra queste la Fucsia fulgens alta fino al metro di altezza e con fiori molto lunghi (7-8 cm) e la magellanica con fiori a gruppi di due o tre con calice di colore cremisi e corolla porpora-violetta. Quelle più ricercate restano le varietà a fiori bianchi e a fiore doppio come  la “Igloo Maid” oppure sempre a corolla doppia, bianca e calice rosso la varietà “Swintime”.

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Le Marantacee sono piccole piante ornamentali cespito­se rizomatose con foglie colorate disposte a rosetta (Gen. Calathea) oppure con brevi steli (gen. Maranta), originarie delle zone caldo-umide del Sud America, utilizzate per la decorazione di interni da sole oppure in composizione con altre specie. Diverse sono le  specie coltivate e tra queste  Maranta leuconeura e la Calathea Makojana  o anche Maranta Makoyana. La  Calathea è originaria del Brasile e si presenta con numerose foglie a portamento eretto che si dipartono da un corto rizoma, il lembo fogliare è lungo fino a 25 cm con picciolo di 30-35 cm; la colorazione è verde oliva lucente al bordo, più sfumato al centro con macchie verde scuro sulla pagina superiore e marrone su quella inferiore. È la specie più apprezzata e diffusa. La particolarità che la contraddistingue è data dal fatto che al crepuscolo porta le foglie in posizione eretta tanto da sembrare che prega da qui il nome dato da alcuni di “pianta della preghiera”. Tutte le marantacee richiedono ambiente di coltura caldo-umido ed ombreggiato con  temperature ottimali  comprese tra 20 e i 28°C, umidità relativa molto elevata (80-90%) e bassa intensità luminosa (9-10.000 lux). Queste caratteristiche la rendono adatte a riempire gli angoli meno illuminati dell’appartamento o le stanze esposte a est o ovest notoriamente le meno illuminate dai raggi del sole. Per avere delle belle piante in casa occorre coltivare su un substrato organico grossolano, molto poroso e permeabile, pH tra 5 e 6 utilizzando preferibilmente un miscu­glio di terra di brughiera e foglie di faggio indecomposte in parti uguali. Se si vuole “viziare” la Calathea occorre concimarla con sangue secco al 5 per mille ogni 2-3 mesi  e fertirrigare ogni 15-20 a concentrazioni inferiori all’1 per mille. Durante la crescita si consiglia di bagnare regolarmente e mantenere elevata l’umidità dell’aria per non provocare l’arrotolamento delle foglie ed il disseccamento dei margini.
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Nella coltura occidentale l’orchidea è considerata un fiore raro e prezioso e da sempre viene apprezzato per la durata e la raffinatezza dei colori adatto per essere regalato in particolari occasioni anche in considerazione del notevole prezzo di mercato. Questo perché in passato la coltivazione era riservata a pochi “eletti” che ne conoscevano le caratteristiche di coltivazione ed erano attrezzati con impianti serricoli atti a matenere un ambiente idoneo. Le esigenze delle Orchideacee in genere si discosta tra l’altro notevolmente dalle altre specie da fiore e non solo per quanto riguarda le esigenze climatiche ma in particolare per il substrato di coltivazione trattandosi di piante epifite e che quindi devono il loro nutrimento a radici aeree oltre al sistema radicale posto alla base. Questo e altri fattori ha fatto si che per la coltivazione si pensasse che tali piante potessero crescere in modo soddisfacente solo in serra e che solo giardinieri di comprovata abilità riuscissero a ottenere fioriture soddisfacenti. Questo è vero solo in parte in quanto alla famiglia delle Orchideacee appartengono circa 750 generi con più di 20.000 specie dai quali sono derivati una quantità notevole di ibridi e varietà che hanno la caratteristica di svilupparsi non solo sugli alberi e arbusti senza peraltro parassitarli come le specie epifite anzidette ma di tante altre che vivono e si sviluppano nel terreno. E’ però vero che la gran parte di quelle coltivare dall’uomo sono specie epifite che hanno la peculiarità di formare dei germogli dal rizoma principale che sta sulla superficie del vaso e sviluppa le radici verso il suo interno e che successivamente ad intervalli forma dei pseudobulbi che a loro volta danno vita a foglie. Questi pseudobulbi fioriscono in genere una sola volta mentre se ne continuano a formare altri che a loro volta produrranno foglie e quindi fiori. Il problema maggiore per la coltivazione è la preparazione di un giusto miscuglio che prevede l’utilizzo in parti uguali di terra grassa fibrosa, terriccio di foglia o torba, muschio di fagno a pezzi e sabbia grossolana o perlite. In passato era molto utilizzato, visto i notevoli risultati, terriccio e fibra di Osmunda ma dopo l’eccessivo sfruttamento dei depositi naturali di questa felce si è rischiato di estinguerla e pertanto è diventata una specie protetta al pari delle stesse orchidee spontanee presenti in Italia su quasi tutto il territorio nazionale. L’affinarsi delle tecniche di coltivazione ha però permesso di sostituire l’Osmunda con altri substrati di origine naturale come la scorza grossolana di pino. Per coloro che intendono regalare quello che in Tailandia, uno dei maggiori produttori di questo fiore al mondo, viene chiamato “fiore del sorriso”, nella scelta delle piantine o del fiore reciso deve tener conto di alcuni fattori importanti come la freschezza del prodotto, la brillantezza e la consistenza del fiore e malgrado le convinzioni comuni va considerato il numero dei fiori aperti e non quello della lunghezza dello stelo.


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ll papiro è una delle più antiche specie erbacee conosciute risalente, come tutti sanno all’antico Egitto, da cui deriva il nome, traduzione di “il regale”. Il destino passato e la fama, sono strettamente collegati all’utilizzo della pianta per la produzione della carta, di cui primi gli Egiziani e successivamente le popolazioni mediterranee ne fecero uso prima che venisse soppiantato dalla pergamena e successivamente, con il Medioevo, dal nuovo procedimento di fabbricazione della carta ad opera dei Cinesi. La maggior parte delle specie del genere Cyperus di cui il papiro fa parte, vive rigogliosa in luoghi paludosi o acquitrinosi formando ciuffi di numerosi fusti esili, simili a giunchi e senza nodi alti fino a cinque metri che terminano alla sommità con strette brattee disposte a raggiera con infiorescenze simili a quelle delle graminacee. Le foglie si trovano invece alla base formando delle guaine appena visibili che avvolgono il fusto. In Europa è possibile trovarlo allo stato naturale solo in Sicilia alla foce del fiume Ciane presso Siracusa mentre la coltivazione in casa è frequente un po’ dovunque per la bellezza e la rigogliosa vegetazione.
Il Cyperus papyrus è però la specie più difficile da coltivare in casa visto la necessità di caldo umido, ma in condizioni ottimali, raggiunge i due-tre metri d’altezza con fusti triangolari e grossi fino a due-tre cm e con colorazione verde intensa. Ne esiste anche una varietà nana quasi in miniatura che raggiunge solo i 50-60 cm di altezza. Prende impropriamente il nome di papiro ma il più coltivato in casa è il Cyperus alternifolius alto 1-1,20 metri circa con fusti sottili e quasi triangolari e con ombrella comprendente 12 brattee simili a foglie leggermente penduli e flessibili. Di questa specie ne esiste una varietà, la Gracilis che ha un aspetto quasi a miniatura rispetto alla precedente con brattee verde scuro e rigide. Per coltivare in casa con successo un Cyperus occorre un vaso con un terriccio ricco di sostanza organica preferibilmente proveniente da composta. Una volta trapiantate una o più piantine occorre mantenere una temperatura mai al di sotto di 10C° salvo per il Cyperus papirus che richiede temperature minime di 15-18C°. Per assicurare il giusto grado di umidità, occorre sistemare il vaso dentro un sottovaso tenuto costantemente riempito d’acqua mentre per stimolare la crescita durante il periodo vegetativo va somministrato un normale fertilizzante ogni quattro settimane. L’epoca migliore per procedere alla propagazione è la primavera scegliendo fra due possibilità: suddivisione del cespo oppure facendo radicare delle talee. Nel primo caso dopo aver svasato la pianta va tagliata la zolla dall’alto in basso incidendo inizialmente il terreno con un coltello fino a quando non è possibile inserire le dita e effettuare il completo distaccamento ; una pianta può essere suddivisa anche in più parti a seconda del cespo radicale. Si può anche sfruttare la capacità rizogena dell’apice della pianta che una volta tagliato e spuntate le brattee va posizionato capovolto in una terrina e tenuto fino all’avvenuta emissione delle radici in acqua. Una volta radicato la nuova piantina può essere trasferita in vaso, inizialmente di 10 cm, con terriccio.

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Piante rizomatose acauli appartenenti alla famiglia delle Agavacee caratterizzate da foglie a superficie piana o cilindrica coriacee e fibrose, originarie dell’Africa tropicale. Sono apprezzate per la loro elevata resistenza in appartamento e per l’adattamento alla formazione di composizioni.
Terricci0 – Anche se esiste la tendenza ad allevare la sansevieria in grossi vasi, si tratta in pratica di piante con apparato radicale abbastanza ridotto e quindi non sono richiesti grandi volumi di substrato. Il substrato adatto alla specie è quello composto da terra limosa mista a terriccio di foglie e integrato con concimi a base elevata di potassio.
Esposizione – Nonostante sia una pianta grassa ha poca esigenza di luce e si adatta a condizioni diverse di luminosità, proprio per questo notevole adattamento si rende molto interessante dal punto di vista della coltivazione in casa .
Propagazione – Si propagano per talea di foglia o per separazione dei germogli presenti nelle piante adulte. Nel primo caso vanno messe a radicare sezioni trasversali di foglie di 10 cm di lunghezza lasciate qualche giorno ad asciugare , in modo che si formi il callo di cicatrizzazione, con substrato di torba e perlite. La separazione delle piante adulte consente ovviamente di ottenere più velocemente una o più piante nuove a seconda dello sviluppo della pianta di provenienza.
Irrigazioni – Non si deve eccedere con le annaffiature e in particolare occorre che il terreno venga lasciato asciugare prima di intervenire con una nuova irrigazione mentre durante l’inverno vanno distanziate maggiormente. Come tutte le piante grasse, inoltre, vanno assolutamente evitati i ristagni d’acqua e pertanto sul fondo del vaso va predisposto un buon drenaggio.
Malattie – Non esistono in pratica problemi parassitari legati alla coltivazione di questa specie se non quelli provocati da una eccessiva irrigazione o umidità del substrato che può provocare attacchi di fusariosi.
Curiosità – Nella propagazione per talea molte volte le piante ottenute perdono la tipica colorazione gialla sul bordo delle foglie per cui i vivaisti tendo a propagare le piante di sansevieria per coltivazione di piccole parti terminali della pianta (apici vegetativi)

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La pianta dello Spathiphyllum è originaria delle zone tropicali del Centro e del Sud America e delle isole dell’Asia sud orientale. A questo genere appartengono 35-36 varietà che si differenziano sia La pianta è composta da molte foglie che partono da terra e variano da una forma ovoidale a una forma lanceolata. Il fiore è di colore bianco e solitamente ha origine da una gemma ascellare di una foglia. Queste piante amano dei terricci ben drenati ma necessitano d’irrigazioni costanti. Le temperature non devono scendere al disotto degli 8-10 gradi. Durante il mese estivo è necessario abbondare nelle irrigazioni, mentre nel periodo umido diminuire la frequenza mantenendo comunque il composto sempre leggermente umido. Le concimazioni sono di fondamentale importanza sia per la fioritura che per il fogliame. Per concimare lo Spathiophyllum è preferibile utilizzare un concime moderatamente azotato, con le giuste proporzioni di macro elementi per garantire fiori grandi e fioriture durature. La frequenza della concimazione varia in base al periodo vegetativo (nei mesi più caldi somministreremo meno concime ma più frequentemente, mentre nei mesi freddi ridurremo le concimazioni a due volte al mese
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Dicembre è indubbiamente il mese in cui si concentrano molte aspettative: l’anno vecchio ormai al termine lascia il posto quello nuovo in arrivo. Un mese ricco di feste quasi una sorte di dispetto alla natura che dopo fasti estivi e i colori di inizio autunno adesso riposa anch’essa in attesa della propria festa che coincide con l’arrivo della primavera. Ciò non toglie che nonostante i traguardi tecnologici notevoli raggiunto anche in questo mese la tradizione la fa da padrone e pertanto in ogni casa non mancherà l’albero di Natale, il muschio nel presepio, la strenna con l’agrifoglio e l’immancabile stella di Natale.
La Poinsettia o Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) in questi ultimi anni, in particolare, vive un interesse crescente anche per il fatto che il Natale è la festa in cui prevale il colore rosso e le brattee della Poinsettia il più delle volte confuse con il fiore rispondono a questa richiesta di mercato. La pianta in natura in effetti ha un portamento arbustivo e raggiunge anche i due metri di altezza. Nelle coltivazioni sotto serra, in coltura intensiva, viene invece trattata con ormoni nanizzanti che oltre ad ridurne l’altezza ne migliorano l’impalcatura dei rami. L’utilizzo di ormoni tra l’altro ha coinciso con un utilizzo diverso della pianta che fino a circa un decenni fa veniva utilizzata come pianta da fiore reciso. La bellezza della pianta è data dalle brattee colorate rosse, rosa, arancio e bianco a seconda delle varietà che vengono tale volta scambiati, a torto, per i fiori che invece anche se riuniti in ciazii sono poco vistosi. Per chi si appresta ad acquistare una Stella di Natale va ricordato che la qualità della pianta è da individuare dalla vivacità dei colori, dal rigoglio vegetativo e dal numero di steli. Vanno scartate le piante che si presentano con fogliame ingiallito e non uniforme. Verificare che l’attaccatura degli steli sia ben salda e le infiorescenze ancora non completamente aperte. Le piante vanno tenute lontane da fonti di calore ed all’immediato contatto con termosifoni e camini accesi mentre va verificata l’umidità dell’ambiente in quanto l’aria eccessivamente secca provoca la perdita delle foglie delle piantine. Poche sono le esigenze colturali della pianta tenuta in ambiente chiuso: irrigazioni  regolari una volta verificata che il substrato contenuto nel vaso sia asciutto e una concimazione con concime completo disciolto in acqua all’1% con cadenza quindicinale. Una volta completata la fioritura la pianta incomincerà a perdere le foglie (fine gennaio circa) e quindi successivamente va potata molto corta e sistemata in luogo fresco e poco illuminato; le irrigazioni vanno diradate. Si effettuerà, così, lo svernamento della pianta che successivamente in piena primavera verrà portata gradualmente in piena luce ed all’aperto per iniziare un nuovo ciclo.

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La Zantedeschia o più comunemente calla è una Aracea originaria del Sud Africa e in Italia è diffusa soprattutto la Zantedeschia aethioica. La bellezza di questa pianta consiste soprattutto nella grande spada bianca che avvolge lo spadice gialliccio molto in risalto sul vivace fogliame verde. Le foglie come anche il fiore sono sostenute da un lungo picciolo e sono sagittate o lanceolate, appuntite e con margine intero. Nel suo ambiente naturale e nelle regioni più calde dell‘Italia fiorisce da dicembre ad aprile in condizioni molto diverse di  esposizione che vanno dalla penombra al pieno sole. Durante il periodo vegetativo il terreno va mantenuto costantemente umido mentre nel periodo di riposo che nella nostra regione coincide con il periodo invernale va mantenuta più asciutta senza che il terreno si asciughi completamente e riparata dal freddo. Per evitare gravi danni durante la stagione invernale i tuberi presenti in giardino vanno coperti con uno strato di paglia o con un telo di tessuto non tessuto. Al contrario di molte altre specie da vaso fiorito preferisce un miscuglio semi-pesante ma con buona presenza di sostanza organica ben decomposta. Un terreno ideale per la coltivazione in vaso di tale pianta prevede un miscuglio a base di compost, terra da giardino, torba e sabbia. Durante l’estate la calla può restare all’aperto ma a partire dall’autunno riportarla in casa e all’apparire dello scapo fiorale mantenerla a 10°C. circa dopo la comparsa dello scapo tenere la pianta più al caldo. Per propagarla operare suddividendo i tuberi e impiantandoli in nuovo vaso durante il periodo di riposo vegetativo.

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Arbusti

Abelia
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Passiflora
Rododendro
Rosa
Sambuco
Skimmia

Abelia

GENERALITA’:comprende 15-20 arbusti sempreverdi, o semi-sempreverdi, originari della Cina, del Giappone e del Messico; la specie generalmente coltivata in giardino è un ibrido di specie originarie della Cina, A. grandiflora. Ha portamento tondeggiante e gli esemplari di alcuni anni raggiungono l’altezza e la larghezza di 100-120 cm; i lunghi fusti, scarsamente ramificati, sono rossastri e tendono ad arcuarsi allungandosi. Le foglie sono ovali, dentellate, di piccole dimensioni, cuoiose, di un bel verde scuro e lucido; le nuove foglie sono color bronzo, e in autunno tutta la pianta assume questo gradevole colore. In estate produce una profusione di piccoli fiorellini a trombetta, di colore bianco-rosato, che persistono fino ai primi freddi; il frutto è un achenio legnoso, contenente un singolo seme.
ESPOSIZIONE: questa preferisce le posizioni in pieno sole, o a mezz’ombra; non teme il freddo e si sviluppa senza problemi in giardino in piena terra, anche se preferisce posizioni riparate dai freddi venti invernali. Volendo si può scegliere di potare drasticamente la pianta alla base in autunno, per favorire uno sviluppo più compatto e vigoroso la primavera successiva.
ANNAFFIATURE: le giovani piante necessitano di annaffiature regolari; le piante adulte possono invece sopportare alcuni giorni di siccità senza problemi; nel periodo che va da marzo a ottobre annaffiare sporadicamente, una volta a settimana; con l’arrivo dei freddi diminuire drasticamente le annaffiature, senza però sospenderle del tutto, essendo l’abelia una pianta sempreverde. Nel periodo vegetativo fornire del concime per piante da fiore sciolto nell’acqua delle annaffiature almeno una volta ogni 15 giorni.
TERRENO: le abelie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, anche in terra da giardino; sicuramente però una fioritura più abbondante e uno sviluppo più rigoglioso si avranno in terreno ricco di materia organica e molto ben drenato. Nel mettere a dimora una abelia ricordarsi di preparare una buca ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa, del buon terriccio bilanciato e del concime organico ben mescolati, in modo da favorire un attecchimento rapido.
MOLTIPLICAZIONE: avviene per seme, in primavera; le abelia grandiflora si moltiplicano invece per talea, prelevando delle porzioni di fusto in primavera, che vanno fatte radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; le nuove piante vanno coltivate in contenitore per almeno un paio di anni prima di poter essere messe a dimora.
PARASSITI E MALATTIE: queste piante sono di solito molto rustiche e non vengono attaccata da parassiti o da malattie.

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Agave

“L ‘agave che s’abbarbica al crepaccio dello scoglio e sfugge al mare da le braccia d’alghe” scriveva il Premio Nobel per la letteratura, Eugenio Montale, in una poesia di Ossi di Seppia. Generalmente, però, l’agave (Agave americana) siamo abituati a vederla non solo allo stato selvaggio addossata a pendii rocciosi e assolati ma anche in uno stato quasi di addomesticamento in giardini e viali di ville o all’entrata di quest’ultimo su grossi vasi ai lati di imponenti cancelli.  Il significato di agave (agavos in greco) è “splendido e meraviglioso”; secondo gli Aztechi, senza questa pianta, il sole avrebbe potuto essere mai imprigionato e solo una pianta a forma di stella avrebbe potuto avere il privilegio di legare a se lo splendore del sole.  Sempre secondo la leggenda azteca, la condanna data dal Dio Sole alla pianta, colpevole di essere riuscita nell’intento grazie alle sue lunghe foglie, è stata quella di poter fiorire una sola volta e con la fioritura trovare la morte. La leggenda in ogni caso ingigantisce unicamente l’interesse dell’uomo verso questa spettacolare pianta reputata molto preziosa dai marinai che con le fibre, dette sisal, producevano i cordami per le navi e ne diffusero la coltivazione in tutto il mondo compreso il Bacino del Mediterraneo. Inoltre dalla fermentazione del liquido zuccherino che sgorga per essudazione dal taglio della gemma fiorale è possibile ottenere bevande alcoliche come il pulque e il mescal Dal punto di vista botanico l’agave appartiene alla famiglia delle agavacee, comprendente circa 300 specie provenienti da zone aride o semi aride. Una delle specie più diffuse è l’agave americana molto diffusa e inselvatichita nell’area mediterranea con foglie basali carnose lunghe anche due metri e larghe circa 15-20 cm con numerose spine ad uncino nei margini fogliari che si restringono fino nella parte superiore ove una spina molto robusta e appuntita protegge l’apice. Generalmente il ciclo di questa pianta si completa intorno ai dieci anni quando dalla parte centrale si sviluppa lo scapo che reca le infiorescenze nella parte terminale dalla caratteristica colorazione verdastro-giallognolo. La fioritura si completa nell’arco di pochi mesi, in genere nella tarda estate e la pianta diventa attrattiva per insetti di tutti i tipi e curiosamente anche per i bovini allo stato brado che ingaggiano autentiche lotte per potersi accaparrare un boccone delle parti fiorali precedentemente fatte cadere a terra con l’ausilio delle corna. La riproduzione della pianta in ogni caso è possibile, oltre con i semi prodotti, anche con i numerosi polloni basali.  Proprio con il prelievo di questi è possibile incominciare l’allevamento in casa o giardino di questa specie che essendo una pianta grassa va trattata come tale. Pertanto il substrato deve essere molto poroso per evitare ristagni idrici e non deve contenere sostanza organica. Un buon miscuglio può essere ottenuto mischiando terra limosa e sabbia non calcarea in parte uguali e aggiungendo attorno al colletto della pianta sabbia grossa e ghiaia. I vasi di terracotta sono sicuramente da preferire a quelli in plastica.

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Azalea
L’azalea è una pianta appartenente al genere Rhododendron e possiede fiori dai vari colori e grandezza. Pianta decisamente da esterno sopporta solo per poco tempo la vita all’interno dell’appartamento a causa di aria troppo secca e calda. Pertanto le piante in vaso dopo la fioritura vanno portate all’aperto e mantenute in posizione con luce diffusa e preferibilmente lontano dai raggi diretti del sole. Prediligono un substrato decisamente acido a base di torba e terriccio di foglie e traggono notevole beneficio dalla pacciamatura con aghi di pino che oltre a proteggere l’apparato radicale rilasciano acidità al terreno e sostanza organica. Le piante provenienti da fioriture forzate generalmente non fioriscono l’anno successivo ma soltanto dopo due anni. Durante la fioritura, in ogni caso, occorre annaffiare la pianta giornalmente tenendo elevato il tenore dell’umidità dell’aria e in caso di avvizzimento dei fiori e delle foglie è bene immergerla nell’acqua fino al vaso lasciandolo fino a quando non scompaiono le bollicine di aria. Pochi gli interventi cesori su questa specie come tra l’altro come tutti gli arbusti. Si ricorre, in genere alla potatura solo quando la pianta assume delle forme strane o tende a sbilanciarsi con la chioma, oppure per sopprimere rami secchi o malati. Poche le avversità che colpiscono questa specie da rilevare principalmente qualche attacco di ragnetto rosso che va combattuto con un prodotto acaricida.

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Agrifoglio


L’agrifoglio insieme all’abete e alla Stella di Natale è uno dei simboli del Natale e insieme agli altri ha tradizioni antichissime e anche per questo è uno degli  arbusti più resistenti e più coltivati al mondo. Allo stato spontaneo e in buone condizioni di clima e di terreno l’agrifoglio può raggiungere i 20 m di altezza mentre in genere viene coltivato come arbusto e non supera i  4-5 metri. E una pianta  dioica cioè esistono le piante maschili e femminili, quest’ultime si possono evidentemente riconoscere dalla presenza di bacche molto decorative e rosse che coprono la pianta già dall’autunno e rimangono presenti sulla pianta durante tutto l’inverno.
Le piante di agrifoglio possono essere impiantate in giardino  in esemplari singoli oppure in gruppo ma si possono anche ottenere siepi molto suggestive  disponendo le piantine a circa 70 cm l’una dell’altra. Esse sono molto resistenti e necessitano di poche cure e di scarse irrigazioni. Solo negli esemplari coltivati in vaso si ricorre ad due-tre irrigazioni settimanali e ad una concimazione, con concime liquido,una volta al mese.
La messa a dimora di nuovi esemplari in giardino va effettuata preferibilmente ad inizio autunno o primavera acquistando esemplari in vaso che possiedono un buon apparato radicale. Da evitare l’acquisto di piantine a radice nuda che sicuramente presenteranno problemi di attecchimento.
Nelle regioni fredde come quelle padane le piante di agrifoglio vanno collocate sempre in pieno sole e, nel caso di inverni particolarmente rigidi, sarà opportuno ricorrere alla pacciamatura in modo da proteggere l’apparato radicale. La pacciamatura inoltre manterrà fresco il terreno sottostante durante il periodo estivo e non ultimo eviterà lo sviluppo di erbe infestanti che per la presenza di spine nell’apparato fogliare basale risulterebbero di difficile estirpazione. Gli agrifogli sono piante  decisamente robuste, che raramente si ammalano e solo in questi ultimi anni si sono notati esemplari attaccati fortemente da cocciniglie. In questi casi occorre intervenire con olio minerale associato ad insetticida. Il trattamento va eventualmente ripetuto per debellare completamente i vari stadi  del parassita.Le foglie dell’agrifoglio caratteristiche per il colore molto lucido quasi fosse verniciato hanno la particolarità di avere bordi spinosi nei primi metri dal suolo come difesa dagli erbivori mentre negli strati più alti le spine non sono più presenti.

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Bambù

Il bambù viene considerato per molti versi la pianta del futuro. Secondo alcuni studi, infatti, l’utilizzo di questa pianta in diversi settori può essere valido per aiutare nella crescita economica in diverse aree del Terzo Mondo. La notizia di per se stesso può sembrare eccessivamente ottimistica ma a detta degli esperti le applicazioni pratiche sull’utilizzo di questa pianta sono innumerevoli. Basti pensare all’utilizzo per la costruzione di biciclette e ponti, frangivento o ancora come baluardo vivente per consolidare scarpate e rive di fiume. Ciò, è evidente, non è riferito alle varietà di bambù che vengono generalmente utilizzate come pianta ornamentale ma ad altre che si caratterizzano per la notevole capacità di accrescimento che in talune specie può arrivare in condizioni ottimali di crescita anche vicino al metro giornaliero. I culmi di bambù molto leggeri, duttili e allo stesso tempo molto resistenti possono formare il telaio delle bici e adattarsi ai terreni accidentati delle strade sterrate che caratterizzano alcuni Paesi oppure legati opportunamente sempre con materiale vegetale oppure possono essere utilizzati per la costruzione di ponti e sono in grado di sostenere pesi inimmaginabili, tali da permettere anche il passaggio di mezzi di trasporto. L’indiscusso vantaggio di questa “pianta” monocotiledone è dato anche dal fatto che vegeta con condizioni ambientali molto diverse, ed anche se con varietà diverse  è presente in tutti i Continenti.
Pianta appartenente alla famiglia delle Graminacee, il bambù, viene definita pianta più per le dimensioni raggiunti dai suoi culmi che per l’effettiva consistenza del proprio caule. In Italia è presente l’Arundinaria japonica di chiara provenienza giapponese diffusa per lo più a scopo decorativo ornamentale. I culmi sono a sezione circolare, verdi–ocracei alti 3-5 metri con foglie avvolgenti, lamina lanceolata e molto lunghe (20-30 cm). Se poste in luoghi umidi sono capaci di formare fitti boschetti che attraggono merli e tordi i quali, al proprio interno, trovano un ottimo riparo sia dagli agenti meteorologici avversi che come luogo di nidificazione. Sempre proveniente dal Giappone viene coltivata in Italia la Bambusa pygmaea che come si intuisce dal nome presenta uno sviluppo contenuto, culmi molto brevi al massimo 30-40 cm, tozzi di colore verdastro, La Phyllostachys nigra, invece, raggiunge tranquillamente i 6-7 metri con culmi di notevole diametro ed è capace di creare autentiche barriere antivento e in particolari ambienti può essere utilizzata come siepe perimetrale. Caratteristica che accomuna un po’ tutte le specie di bambù è la predilezione di terreni freschi, profondi e umidi mentre per quanto riguarda il resto si adattano abbastanza facilmente a quasi tutti gli ambienti climatici italiani ad esclusione delle zone montane. I culmi di questa pianta sono molto utilizzati come materiale di sostegno per molte specie volubili tra cui i Ficus grazie al ridotto diametro e alla notevole resistenza alle marcescenze. Facile risulta anche la propagazione per talea basale provvista di radici.

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Bosso

L’uso del bosso in giardino risale ad alcuni secoli fa.  L’esempio più significativo lo si trova nei giardini di Versailles e di Villa Madama a Roma, dove è tuttora usato come elemento decorativo e per la realizzazione di forme geometriche. Dopo un lungo periodo di assenza, negli ultimi anni il Buxus sempervirens gode di un rinnovato interesse, soprattutto per la coltivazione in vaso sul balcone, sul terrazzo e nei giardini  grazie al suo carattere rustico, alla facilità di coltivazione e alle possibilità di ottenere forme sagomate.  Il bosso è spontaneo in tutto il Mediterraneo dove cresce nel sottobosco, è resistente alle basse e alle alte temperature e solo le gelate intense  possono danneggiare il fogliame ma la pianta si riprende facilmente e se non viene potato può raggiungere diversi metri di altezza. Cresce sia in una posizione soleggiata che ombreggiata, su tutti i tipi di suolo, anche su quelli calcari e poco fertili. L’unica esigenza che pone quest’arbusto sono le annaffiature: la terra non deve mai asciugarsi completamente. Questo vale soprattutto per gli esemplari coltivati in contenitore, perché l’apparato radicale è grande e fine e richiede una grande riserva di terra. Tra le diverse cultivar di Buxus sempervirens, la più diffusa è la ‘Rotundifolia’, dal fogliame più grande e rotondo, di colore verde scuro ma esistono anche la ‘Suffruticosa’, una variante nana che non supera il metro di altezza ideale per i bordi delle aiuole e dei vialetti, e il Buxus microphylla, una specie a foglia piccola e dal portamento compatto. Molte sono le cultivar a foglia variegata, come ad esempio la ‘Elegans’, con portamento basso e fogliame bordato di bianco, la ‘Aureovariegata’, con foglie leggermente più grandi e rotonde, screziate di giallo o interamente di questo colore. La fioritura dei bosso, anche se poco significativa, ha luogo da Aprile a Maggio, con fiori verdognoli che attirano le api. Il bosso è ideale come siepe bassa per delimitare il giardino o le aiuole, come siepe divisoria e anche per la coltivazione in vaso ove può essere facilmente potato e sagomato. Queste operazioni vanno eseguite in Giugno o in Agosto e, in ogni modo, in giornate poco assolate per evitare scottature al fogliame. Si possono inventare innumerevoli forme diverse, basta usare la fantasia, procurarsi un paio di forbici affilate, del filo di ferro e armarsi di molta pazienza visto che per creare una forma stabilita occorrono anche diversi anni. Chi non ha tempo da dedicare all’arte topiaria, può rivolgersi ai garden, dove sono disponibili bossi a sfera, a piramide, a spirale, a rettangolo e inoltre sagomati con forme di orso, lepre, pavone e tanti altri animali.  La coltivazione di queste forme particolari richiede, come già detto, diversi anni e notevole pazienza e pertanto le piante sagomate dal vivaista hanno prezzi piuttosto elevati. Per coloro che vogliono in proprio prodursi delle piantine, occorre dire che tale pratica è relativamente semplice e dà discreti risultati: da Maggio a Ottobre si possono prelevare le talee dalla pianta e trattarle, preferibilmente, con ormoni radicanti. Le talee così preparate vanno messe a radicare in della spugna per fiori, precedentemente bagnata. Ad avvenuta radicazione, due-tre settimane circa, le piantine vanno trasferite in vasetti con torba e successivamente devono trascorrere l’inverno in luogo riparato a temperature non inferiori ai 15°C; in primavera possono essere trasferite all’aperto.

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Camelia

Pare che la Camelia sia arrivata in Inghilterra a seguito di un inganno che i cinesi, gelosi della loro Camellia sinensis, nome botanico della pianta del tè, attuarono sostituendola con la Camellia japonica o camelia ornamentale. La parentela stretta tra le due piante, dall’utilizzazione diversa, ha permesso cos che in Europa arrivasse un arbusto dalle pregevoli caratteristiche e dal grande fascino che per la bellezza dei fiori ha fatto paragonare la pianta alla rosa e da qui il nome rosa del Giappone. Pianta arbustiva, eretta alta fino a 6 metri, sempreverde e ad accrescimento lento ha goduto in passato una larga popolarità. I fiori solitari o riuniti a due-tre all’apice dei rami o alle ascelle hanno sei petali o più, carnosi di colore vario e predominanza del rosa. La bellezza dei fiori induce il più delle volte a coltivarla in casa ma indubbiamente l’ambiente ideale per la coltivazione è il balcone o il giardino dove si possono ottenere con poche piante un accostamento pregevole di fiori con colori e dimensioni diverse. Ciò non toglie che anche in casa la pianta è possibile coltivarla anzi è consigliabile quantomeno durante il periodo della fioritura per ripararla dall’eventuale freddo sistemandola in vaso smaltato di ceramica che esalta la lucentezza delle foglie. Nel giardino le piante preferiscono una zona in semiombra riparata dal sole nelle ore più calde della giornata. Il terreno, visto che si tratta di pianta acidofila, va integrato con torba o sostanza organica e le le irrigazioni preferibilmente con acque non calcare. A tale scopo per coloro che hanno un giardino di discreta estensione è consigliabile raccogliere l’acqua piovana delle grondaie che può, successivamente, essere utilizzata sia per l’irrigazione di piante che richiedono Ph acido, sia per la nebulizzazione fogliare delle piante che richiedono alta umidità e tenute in casa. Per chi si accingesse ad acquistare una pianta di camelia è molto importante che nella scelta vengano preferite piante con un buon sviluppo, alte 0.80-1 metro, che non mostrino abrasioni o necrosi sui rami e le foglie, verificando possibilmente che l’apparato radicale riempia completamente il vaso o quantomeno che lo stesso non sia troppo grande rispetto alla dimensione della pianta. Se invece si vogliono riprodurre piante già esistenti è conveniente attuare una riproduzione per propaggine in quanto le talee sono di difficile radicazione. La propaggine si ottiene interrando ramificazioni basali di diametro non superiore a 1 cm. Dal momento della effettuazione è necessario che trascorrono due anni prima dell’avvenuta e completata radicazione e dopo la quale è possibile staccare la piantina ottenuta dalla pianta madre e trasferirla in vaso o altro.

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Erica arborea

L’Erica arborea è un arbusto sempreverde, dalla corteccia rossastra, a portamento eretto, appartenente alla famiglia delle Ericaceae.
Descrizione: ha numerosi rami, anch’essi a portamento quasi sempre eretto. Le foglie sono aghiformi, persistenti e coriacee, verde scuro, normalmente in verticilli di quattro, con margine dentellato. I fiori sono piccoli, penduli, molto numerosi, riuniti in ricche infiorescenze terminali, dal colore bianco-crema e profumati. Fioritura: marzo-maggio
Frutti: capsule contenenti numerosi piccoli semi. Nome comune:  Radica . Distribuzione: in Africa settentrionale e centro-orientale, Europa meridionale, e nelle Canarie.
In Italia ha distribuzione peninsulare con popolazioni presenti anche oltre lo spartiacque appenninico; è presente anche nelle isole (tipico elemento della macchia mediterranea). Usi: le ramificazioni di eriche legate in fascina sono utilizzate per fare scope, e un tempo potevano costituire le coperture e le pareti di abitazioni povere e capanni. Per ottenere i bozzoli per la filatura della seta, i bachi erano posti, spesso, su rami di erica.
La parte inferiore della ceppa, era “cotto” (combustione interrotta) nella carbonaia nel bosco, per ottenere un carbone in grado di sviluppare molto calore. Il carbone da legno d’erica era richiesto nelle officine dei fabbri per la forgiatura del ferro. Il legno rossiccio di erica arborea è duro e pregiato, ed è il materiale più utilizzato nella costruzione dei fornelli da pipa. La parte utilizzata per ottenere la pipa è quella nodosa della base, in angolo, il cosiddetto “ciocco”.

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Glicine

“Il trionfo della primavera” si manifesta secondo la dicitura ricorrente con la fioritura del glicine. La fioritura di alcune specie vegetali caratterizza la fine dell’inverno come quella del bucaneve e successivamente quelle delle primule, le pratoline, poi, annunciano l’arrivo, in tutto il suo splendore, della stagione dei  fiori e dei colori in cui le specie vegetali per riprodursi fanno  sfoggio di colori per attirare api e bombi che con la loro azione, poco appariscente ma molto concreta e con un lavoro paziente e continuo, passano da un fiore all’altro il polline. Anche il glicine si è fornito di variopinti colori per catturare l’interesse di tali insetti e nello stesso  tempo con i suoi grappoli dal bianco al lilla ricchi di inebriante profumo vive giorni da protagonista nei giardini primaverili. In alcuni casi come la cultivar giapponese Wistaria floribunda “Macrobotrys” la lunghezza dei grappoli può raggiungere il metro, con colorazioni rosso-violaceo. Appartenente al genere Wistaria il glicine Wistaria sinensin proviene dalla lontana Cina e annovera parenti vegetali molto importanti. Infatti alla famiglia delle Papilionacee sottofamiglia di leguminose, di cui il glicine fa parte, appartengono anche ginestre, erba medica, fave, piselli, lenticchie e ceci molto importanti ai fine dell’alimentazione umana.  In giardino le piante di glicine, molto vigorose e resistenti alle basse temperature, in virtù dei rami lunghi (anche 12-13 metri) e volubili sono l’ideale per costituire spalliere fiorite, ombrosi gazebo oppure, appoggiate ad un vecchio muro per coprire la rusticità e le imperfezioni dello stesso. I rami di questa pianta possiedono anche una forza invidiabile per cui è consigliabile tenerli distanti da eventuali reti di recinzione o ringhiere perché finirebbero con il torcere le sbarre. Poche sono le esigenze sulla natura del terreno e degli apporti idrici per cui è possibile allevare piantine di glicine un po’ in tutti gli ambienti e con diverse esposizioni visto che la pianta vegeta bene anche in condizioni di bassa luminosità. Molta cura invece va posta durante la potatura se si vuole ottenere delle abbondanti fioriture. Pertanto la potatura deve essere effettuata ogni anno all’inizio dell’inverno per le varietà a fioritura tardiva in modo da eliminare i rami vecchi e nello stesso tempo favorire la fuoriuscita di germogli laterali da quelli che determinano la struttura generale della pianta o altrimenti definiti portanti. Le varietà a fioritura precoce invece vanno potate alla fine della fioritura asportando i rami che hanno fruttificato e diradando il resto per consentire il rafforzamento dei due-tre rami che caratterizzano la struttura principale della pianta.  Altro intervento per migliorare la parte estetica è quello di permettere l’intreccio iniziale dei rami principali che formerà una caratteristica treccia.

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Hebe

Piccoli arbusti dall’emisfero australe
L’Hebe, un piccolo arbusto sempreverde, è indigena nelle terre verdeggianti della Nuova Zelanda, dove crescono spontanee diverse specie di piante, uniche al mondo, tra le quali l’Hebe è il genere più ricco. I maggiori garden italiani propongono una vasta gamma di questi arbusti provenienti dall’emisfero australe, fioriti e sempreverdi, ideali per la coltivazione in giardino, sul terrazzo e sul balcone.
L’Hebe sempreverde e le sue cultivar è molto usata nelle aiuole, nelle scarpate e per la formazione di bordure, mentre le varietà nane sono ottime nei giardini rocciosi e rappresentano bellissimi ornamenti verdi, coltivate in vaso sul terrazzo e sul balcone. L’Hebe fiorita, spesso confusa con la Veronica per la somiglianza delle infiorescenze, si distingue perché è un arbusto, mentre la Veronica è una pianta perenne. È disponibile in molteplici specie e forme e tra le più particolari menzioniamo l’Hebe ochracea ‘James Sterling’ e l’Hebe Golden Nugget’, entrambe con folta vegetazione e foglie simili alle conifere, dal colore gialloverde dorato che d’inverno diventa giallo bronzeo.
Nelle altre specie, il fogliame è comunemente rotondo e vi è una grande varietà di colori, forme e grandezze. Le foglie dell’Hebe pinguifolia Pagei’, ad esempio, sono notevoli per la colorazione grigio-blu, quelle dell’Hebe buxifolia hanno il colore verde cupo e, come indica il nome della specie, ricordano il fogliame del bosso. Molto interessante è l’Hebe pimeloides, un arbusto basso, quasi tappezzante, con foglie di colore grigio-blu intenso. Le cultivar ‘Mdsummer Beauty’ e Nicolas Blush’, invece, hanno il portamento eretto, molto ramificato, e possono raggiungere un’altezza di 1,25 m. Il fogliame della’Red Edge’ si colora di rosso in primavera. La maggior parte di questi arbusti ha il portamento molto compatto; in primavera si può eseguire la toelettatura accorciando i rami troppo lunghi.

Si distingue tra le diverse specie coltivar di Hebe anche in base al colore delle infiorescenze a spiga. Dell’Hebe albicans, originariamente a fioritura bianca, sono disponibili cultivar con fiori blu, viola, marroni e rosa pallido. L’Hebe macrocarpa brewfolia si riveste da agosto ad ottobre di inflorescen-ze q spiga rosse, l’H.  ‘Summer Blue’ porta fiori azzurri, le Nicolas BlusW e ‘Pink Paradise’ fioriscono in rosa. L’Hebe buxifolia produce fiorellini bianchi, lo stesso colore delle inflorescenze delle specie ochracea, cupressoides, larkii e pinguifolia, mentre l’Hebe salicifolia presenta una bella fioritura lilla. L’Hebe ama il caldo, una posizione soleggiata e un suolo poco calcareo, ben drenato. Per proteggere le radici da un eccesso di calcare, si consiglia di scavare una buca piuttosto ampia e riempirla di torba da giardino prima di mettere a dimora la pianta. L’Hebe ha buona resistenza al freddo invernale e può svernare in una posizione riparata. Le specie tipiche, come ad esempio l’H. ochracea e l’H. sutherla e le piante coltivate in pien’aria sono più resistenti alle gelate delle specie ottenute dall’ibridazione, ad esempio l’H. buxifolia, e delle piante in vaso, che trascorrono l’inverno preferibilmente in serra, nella veranda o nel locale lavanderia. Anche se è una pianta poco vistosa, l’Hebe vanta un gran numero di appassionati, di cui alcuni hanno fondato la “Hebe Society”. Questo club promuove la produzione di Hebe e di altri generi spontanei soltanto nella Nuova Zelanda con lo scambio di talee, la pubblicazione di un notiziario trimestrale e un sito Internet. La “Hebe Society” è nata in Gran Bretagna ed ha associati in tutta l’Europa, nel Nord America e nella stessa Nuova Zelanda.

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Ibisco

Il genere Hibiscus abbraccia circa 300 specie e tra queste il syriacus è l’unica con sufficiente resistenza al freddo tale da poter essere usata in giardino nelle regioni con clima rigido. L’ibisco è tra gli arbusti con fioritura estiva più spettacolare ed è molto apprezzata perché riveste di colore il giardino e il terrazzo proprio quando pochi altri arbusti sono in fiore. Dalla piena estate all’autunno inoltrato, produce ininterrottamente fiori, che arrivano ad un diametro dai sette fino ai dodici cm.  L’Hibiscus syriacus, chiamata anche arbusto altea per la somiglianza dei fiori a quelli dell’Althea rosea, può raggiungere un’altezza di due metri e mezzo e deve il suo nome al suo paese natio, la Siria, dove cresce nelle zone desertiche.  Ama quindi una posizione soleggiata e calda ma cresce bene anche alla leggera ombra.  Questa pianta si adatta a tutti i tipi di suolo, purché sia fresco, leggero e ben drenato, ma è sensibile alla siccità estiva ed è necessario annaffiare regolarmente, soprattutto nella fase iniziale di coltivazione e nei periodi di siccità prolungata.  In giardino, risalta sia in una posizione isolata sia in gruppo con  preferenza per gli esemplari ad alberello o sagomati a forma di piramide. Per favorire la produzione di nuovi boccioli, in primavera occorre praticare un’energica potatura tagliando completamente i germogli cresciuti sui rami durante l’anno, perché solo i germogli nati dopo la potatura producono fiori. Per le dimensioni non troppo grandi e la necessità di potature annuali, questa pianta è molto adatto alla coltivazione in vaso in terrazzo o in balcone  dove porta un tocco di eleganza qualora venga allevata  ad alberello con un fusto intorno al metro di altezza.

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Leucothoe

La Leucothoe “Zeblid”, nativa in America e appartenente alla famiglia delle Ericaceae è un arbusto nano sempreverde, dal portamento quasi sferico che può arrivare ad un metro circa di altezza. I rami elegantemente arcuati portano foglie oblunghe, con apice allungato e margine seghettato. Le foglie giovani hanno un colore bronzeo, che muta in verde durante la maturazione; in autunno il fogliame si tinge di un vistoso rosso scarlatto, tendente al porpora cupo, stesso colore dei getti. I fiori, riuniti in piccoli racemi penduli, sono bianchi e appaiono in aprile-maggio. La Leucothoe è ottima come coprisuolo in giardino, in vaso in terrazzo o come fronda recisa. Come tutte le piante da sottobosco richiede un terreno acido, piuttosto umido ma ben drenato, e ricco di sostanze organiche. La pianta tollera sia un suolo argilloso sia sabbioso ma non calcareo. La “Zeblid” è molto resistente al freddo ma non tollera le gelate, che possono danneggiare le radici. Nelle regioni a clima rigido, gli esemplari in vaso devono svernare in un luogo riparato e fresco. Ama una posizione luminosa o anche leggermente ombreggiata; la luce, comunque, favorisce la colorazione del fogliame.  La “Zeblid” tollera molto bene il trapianto e, pur avendo la crescita piuttosto lenta, dopo il trasferimento i rami si allungano facilmente; se diventano troppo lunghi, possono essere accorciati.  Questa operazione favorisce, inoltre, la produzione di nuovi getti. Tra le piante che formano un bel contrasto con il fogliame rosso porpora della Leucothoe vi sono la Skimmia japonica “Fructo-alba” e la Gaultheria mucronata “Wintertime”, entrambe con bacche bianche, e la Lonicera purpusii, un arbusto sempreverde con fioritura invernale, che produce piccoli grappoli profumati di fiori bianchi.

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Ligustro

Si è ormai agli sgoccioli per la messa a dimora di piante per la formazione di siepi anche se in teoria con l’utilizzo di piante in vaso  ciò è possibile tutto l’anno. Oltre alle più classiche siepi di lauroceraso, nei vivai sono presenti molte altre specie come berberis, photinia, carpino, piracanta, pittosporo, bosso e ligustro. Queste specie possono essere utilizzate da sole oppure alternate in modo che la bellezza del fogliame, molto diverso, crei scenari molto colorati, come nel caso di utilizzo di photinia e berberis o con colorazioni decisamente più classiche e uniformi con bosso e lauroceraso. Il ligustro è una di quelle specie che, generalmente, viene utilizzato da solo in quanto proprio così dà un tocco molto particolare per il suo fogliame fitto e dal verde intenso. La notevole resistenza alle potature, fa inoltre sì, che venga utilizzato sia per la creazione di siepi per aiuole  di piccola dimensione sia per dar vita ad autentiche barriere perimetrali. Originario dell’Europa, il Ligustrum vulgare in Italia è diffuso in tutte le regioni, spingendosi fino a 1.200 metri di quota assumendo una forma a portamento arbustivo alta fino a raggiungere i 4-7 metri di altezza, con chioma espansa e cespugliosa e foglie caduche. A seconda delle varietà può avere fusti eretti con rami ad andamento eretto, orizzontale o prostrato e corteccia grigiastra. Esistono inoltre varietà a foglie, caduche o persistenti, semplici, con inserzione opposta al ramo tramite con un piccolo picciolo. I fiori bianchi e piccoli con quattro petali riuniti in infiorescenze a pannocchia si sviluppano all’apice dei rametti nella primavera-estate (maggio-luglio) e sono intensamente profumati. L’apparato radicale del ligustro ha una notevole capacità rizomatosa che le permette il diffondersi rapidamente. Per questa caratteristica e per la rusticità il Ligustro è considerato una essenza colonizzatrice di terreni aridi e ricchi di calcare e molte volte viene sfruttato per rinsaldare terre instabili come le scarpate di strade. Nei giardini viene generalmente impiegato nella costituzione di siepi, come pianta ornamentale da sola in piena terra oppure, vista l’adattabilità alla coltivazione “in contenitore” di una certa dimensione, può essere adatto ad abbellire verande o terrazzi aperti. Alcune varietà di ligustro a portamento contenuto e compatto vengono utilizzati nell’arte topiaria caratteristica dei tipici giardino all’italiana. Per ottenere una splendida siepe di ligustro occorre orientarsi su varietà a sviluppo contenuto come il Ligustrum ovalifolium, a foglie dorate, adatto sia per la formazione siepi che solitario in forma libera. Le piantine vanno sistemate in una trincea preventivamente scavata e letamata, in giornate asciutte, alla distanza di circa 45-50 cm. Per una crescita omogenea e compatta i successivi tagli di potatura devono essere effettuati asportando circa un terzo della nuova vegetazione prodotta.

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Oleandro

Erigone, Aretusa, Berenice, quale di voi accompagnò la notte d’estate con più dolce melodia tra gli oleandri lungo il bianco mare?   Così incomincia il D’annunzio nella poesia Alycone e da questo poemetto prese il nome l’opera Sodalizio dell’oleandro” che associa la figura della pianta a quella classica dell’estate mediterranea calda e secca ma ricca di fioriti oleandri che caratterizzano le fiumare e più recentemente alcuni tratti degli spartitraffico delle autostrade del Sud. La presenza di queste piante nei fiumi e nei tumultuosi torrenti ne ha determinato il nome; infatti il primo termine del nome botanico, Nerium  oleander, in greco significa acqua a sottolineare la necessità di una richiesta notevole di acqua per il suo ciclo vitale.   L’interesse per gli oleandri come pianta ornamentale è sicuramente molto recente, in quanto in passato la pianta era considerata, non solo in Italia, pianta funeraria tanto che in alcune regioni la utilizzavano per addobbare i carri funebri.  Nel Medioevo al contrario era considerata una pianta portatrice di buoni propositi e una leggenda evangelica sostenevano che dal bastone di San Giuseppe fosse fiorito proprio un oleandro.  La discreta adattabilità a diverse condizioni ambientali ha fatto si che, da pianta spontanea delle regioni calde, si sia ritagliata un discreto successo anche al Nord Italia e sulle rive del lago di Garda ove cresce anche spontanea. L’oleandro è un albero o arbusto sempreverde che deve la sua bellezza alla notevole quantità e alla nutrita varietà di colori dei propri fiori semplici e doppi che vanno dal bianco al roseo, dal rosso al giallo e dal profumo intenso. I pareri riguardo a quest’ultimo aspetto sono molto discordanti visto che alcuni lo definiscono inebriante mentre in Campania è tristemente noto col nome di “fitiente” (puzzolente); a prescindere dai pareri divergenti la pianta, da giugno a settembre, tra le foglie opposte, lunghe, ellittiche, lucide e scure si riempie di una ricca fioritura che ha la caratteristica di avere i petali tossici come tra l’altro anche le foglie. La velenosità è data dalla presenza d’eterosi (oleandrina, neriina). Gli oleandri possono essere coltivati in vaso con la tipica forma a cespuglio oppure in piena terra e essere impostato a alberello. Generalmente  le  nuove  piantine vengono trapiantate in primavera e poste  in una posizione molto assolata. Con la ripresa vegetativa (aprile) va innaffiato frequentemente e abbondantemente vista la notevole massa traspirante. Dopo la fioritura i rami portatori di fiori vanno leggermente accorciati e vanno allo stesso tempo diradati i rami laterali lasciandone eventualmente qualcuno che successivamente rimpiazza eventuali rami vecchi e rovinati.  Prima della fioritura è anche possibile ottenere nuove piante di oleandro effettuano una moltiplicazione per talea. Le talee, lunghe 20 cm circa, radicano bene sia in acqua che in sabbia nell’arco delle tre-quattro settimane a condizione che siano posizionate in ambiente ombreggiato. Durante i mesi invernali le piante in vaso vanno protette dal freddo.

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Passiflora
Il simbolo vegetale della Passione di Cristo nasce da un arbusto rampicante a stelo gracile ed è il fiore della passiflora o “fiore della Passione”. La pianta originaria dal Messico è stata importata in Europa da un padre agostiniano che rimase colpito dai fiori, ermafroditi, posti singolarmente e caratterizzati da più piani di simmetria e che nella parte centrale ricordano la corona di spine mentre le altre parti, come lo stilo al centro, la colonna della flagellazione e con un poco di fantasia gli stammi diventano i chiodi, lo stame la spugna imbevuta di fiele e aceto, le cinque macchie rosse sulla corolla le cinque piaghe. Da questi fiori al tempo stesso belli e pieni di significato si formano dei frutti (bacche) eduli di colore giallo-arancio a maturazione. La passiflora è una pianta rampicante il cui fusto raggiunge la lunghezza di 6-8 metri e che necessita di sostegno qualsiasi ma robusti essendo formato da viticci molto sottili. Le foglie possono essere sempreverdi, semplici, con inserzione alterna, inserite sui sottili rametti mediante un picciolo lungo qualche centimetro. La lamina fogliare, palminervia, è costituita da 5-7 lobi profondamente incisi e raggiunge la lunghezza di 15 centimetri. Introdotta in Italia a scopo ornamentale e si è diffusa spontaneamente nelle regioni settentrionali temperate arrivando a colonizzare ruderi e pietra. Predilige esposizioni in pieno sole o parzialmente ombreggiate ed è di facile coltura per la rusticità; resiste egregiamente alle basse temperature ed in caso di danni possiede una notevole capacità di ricaccio basale. Non possiede particolari esigenze pedologiche, anche se ama i suoli fertili e ben drenati. La Passiflora può essere impiegata per rivestire pergolati anche di giardini pensili e quindi messa a dimora in contenitori. La pianta può essere propagata per talea in estate prelevando dal fusto apici lunghi 10 cm circa che vanno privati delle foglie basali e immersi in un preparato a base di ormoni che ne stimola la radicazione. Una o più talee così preparate possono essere sistemate in vaso contenente torba e sabbia in parti uguali e tenuti in luogo ombreggiato e fresco fino  a completa radicazione (tre-quattro settimane circa). Le piantine così ottenute possono essere trapiantate in piena terra preferibilmente l’anno successivo alla radicazione in modo che per il primo anno di vita trascorrono l’inverno al coperto e con temperatura non inferiore ai 10°C. Le piante giovani trapiantate in primavera si aggiovano di una potatura molto drastica che lasci la pianta accorciata ai primi 15-20 cm dalla base, allo stesso modo possono essere potate le piante con più anni di permanenza all’aperto, in ogni caso tale potatura non è mai dannosa. Infine, pochi sono i danni che possono essere creati da parassiti vegetali mentre si può riscontrare in qualche annata delle infestazioni di afidi, di mosca bianca e di ragnetto rosso ma in genere non tali da giustificare l’intervento con prodotti chimici che in ogni caso riescono a controllare perfettamente lo sviluppo di questi parassiti.

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rododendro
Tra la fine di maggio e i primi di giugno è possibile ammirare presso il Rhododendron Park di Brema la fioritura della pianta a cui il parco deve il nome: il rododendro. La costituzione del parco risale alla fine degli anni Trenta e in esso sono coltivate circa 700 delle 1000 specie di rododendro conosciute al mondo. Il nome Alpenrosa ( rosa delle Alpi) con cui i tedeschi identificano queste piante è significativo delle esigenze e delle caratteristiche che contraddistinguono questi arbusti che vivono ad altitudini rilevanti fino a duemila metri sulle Alpi. Al genere Rhododendron appartengono anche le azalee che si distinguono dai rododendri veri e propri principalmente per le foglie caduche e il portamento basso della pianta; alla stessa famiglia appartengono anche le eriche e i mirtilli per un totale di circa settanta generi e 1900 specie. Piante spontanee, i rododendri mal si adattano ai locali chiusi dove ben presto si manifesta l’ingiallimento e la successiva caduta delle foglie e pertanto la collocazione in giardino è sicuramente la migliore. Infatti la pianta è molto resistente alle basse temperature e se la è in riposo vegetativo resiste bene anche a temperature di 10 gradi al disotto dello zero mentre al momento della ripresa vegetativa della pianta molta attenzione va posta ai ritorni improvvisi di freddo o alle gelate tardive. In giardino il rododendro deve essere posizionato in luogo semi-assolato visto che le temperature ottimali per la crescita durante il giorno devono essere preferibilmente comprese tra i 18 e i 22 gradi le risulta fondamentale, ai fini della fioritura, che la pianta soddisfi un certo fabbisogno di freddo. La pianta necessita un ph prevalentemente acido compreso tra 4,5 e 5; terra di bosco, torba e aghi di pino sono, tra i substrati, quelli che riescono meglio a soddisfare le caratteristiche nutrizionali e chimiche della piante che possiede un apparato radicale fibroso ma superficiale e delicato. Questo comporta anche una certa cura nelle irrigazioni che devo essere frequenti e con acque prive di salsedine e di calcare. La presenza di calcare o in ogni caso di acque molto dure provoca fenomeni di clorosi ferrica che provocano accentuate necrosi marginali. L’impiego di chelati di ferro sciolti in acqua e somministrati in buche superficiali prontamente ricoperte garantiscono il miglior utilizzo di questo microelemento molto termolabile. Non esistono malattie degne di menzione che colpiscono i rododendri forse dovuto al fatto che le foglie molto tossiche scoraggiano i parassiti. Se si espletano queste poche ma importanti attenzioni colturali, da aprile in poi è possibile ammirare i suoi fiori simili alle rose ed è proprio da questa somiglianza che dal greco deriva il suo nome: ròdon-rosa e dèndron-albero, in pratica “albero delle rose”. Qualora si volesse propagare tale piante per talea il periodo ottimale è da Luglio a Settembre.

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Rosa
La rosa è la regina dei fiori e il suo regno non è stato ancora scalzato da nessuna “repubblica” in virtù delle svariate tonalità di colori dei suoi fiori profumatissimi e dell’adattamento a diverse condizioni ambientali e pedologiche. Per ottenere delle belle rose non basta possedere un buon terreno, condizioni climatiche ottimali o una buona varietà ma occorrono soprattutto interventi di potatura regolari e ben eseguiti. L’epoca migliore per la potatura dei rosai è il periodo gennaio-febbraio ma può essere prolungato in quelle località in cui l’inverno tarda a lasciare il posto alla primavera. In genere le nuove varietà di rosa fioriscono sui rami prodotti nello stesso anno e quindi su legno nuovo mentre i rosai sarmentosi e rampicanti tendono a portare fiori sul legno dell’anno precedente.
Nel primo gruppo a cui fanno parte gli ibridi di tea, di floribunda e i rosai a cespuglio lo scopo della potatura sarà quello di formare una struttura circolare rada al centro in modo di garantire una ottima esposizione ai raggi solari. Si procede asportando inizialmente tutti i rami morti, deperiti o colpite da forme parassitarie nella precedente stagione. Il ramo va reciso in una zona in cui il legno da garanzie di tessuti sani e vigorosi altrimenti la branca va asportata completamente. Allo stesso modo vanno eliminati tutti i rami deboli e sottili e quelli che si incrociano eliminando in questo caso ovviamente il più debole. Dopo questi primi interventi dovranno rimanere cinque-sei branche di un certo spessore che vanno raccorciate. Sul numero di branche principali o sulla natura dell’accorciamento delle stesse possono essere fatte diverse considerazioni che tengono conto di diversi fattori e che in misura rilevante vanno legate all’esperienza di potatura. In piante poco vigorose danneggiate eccessivamente da fattori ambientali il numero di branche principali può ridursi a due-tre e l’accorciamento delle stesse può avvenire dopo la prima o seconda gemma; in piante vigorose, in ottimali condizioni ambientali e su certi tipi di rosai di notevole vigoria il numero di branche può aumentare vistosamente e l’accorciamento essere meno drastico ed effettuato dopo la quarta-quinta gemma. Una attenta osservazione sullo sviluppo e sulla produzione  di fiori durante l’anno può in ogni caso dare ottime indicazioni sulle reali esigenze della pianta specialmente in tutti quei casi in cui il potatore è armato di buona volontà ma di scarsa esperienza. Per quanto riguarda invece i rosai rampicanti occorre eliminare i ramoscelli sfioriti, tutti i rami vecchi e improduttivi, quelli deboli e successivamente accorciare le ramificazioni principali evitando di toccare quelle dell’anno in quanto fioriranno l’annata successiva. Infine una regola valida per tutte le specie è quella di eliminare dopo la prima caduta di petali le rose sfiorite accorciandola al di sotto di due tre foglie ed evitare sempre la formazione di capsule di semi (cinorrodi) perché sottraggono eccessive energie alla pianta.

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L’interesse invece manifestato per le specie a mazzetti e uniflore a fiore piccolo sta nel fatto che è possibile ottenere con queste un prodotto a basso prezzo e più di massa.  L’aspetto che i genetisti hanno molto curato e la floribundità della specie cioè la capacità di una produzione elevata di fiori vendibili e i brevetti di nuove varietà si sono succeduti con la stessa rapidità con cui si è accresciuto  negli  ultimi anni l’interesse dei  consumatori  che hanno  fatto  delle  rose il fiore di  tutte  le  occasioni. All’occasione si regaleranno rose rosse per rendere esplicito un messaggio di amore ardente e un manifesto segno d’attrazione, rose gialle quando la gelosia dell’amore tradito accomuna in n silenzio reciproco e rose bianche in omaggio all’innocente fanciulla. Resta beninteso che le rose rosse arrivate alla mamma per il suo compleanno possono anche significare perdono per la brutta pagella che il figlio ha portato a casa.   Rosai, rampicanti, antiche, a mazzetti. Rosse e rosa sono una delle tante soluzioni per il giardino e sulla collocazione non vi è mai il rischio di sbagliare vista l’estrema adattabilità della pianta e la capacità di abbinarsi a qualsiasi contesto e contrasto di colori che il giardino più austero può presentare. Una buona concimazione e un buon terreno sono ovviamente premessa per una fioritura  duratura ed  abbondante. Molta cura va invece posta per la potatura che deve tenere conto del portamento della pianta e delle caratteristiche. Vanno potate basse con tagli netti e lisci le specie da rosai ad aiuole mentre sfoltire e mantenere rami sempre giovani sarà la prerogativa da tener conto per quelle rampicanti.

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Rosmarino
Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.
Originario dell’Europa, Asia e Africa, è vive nell’area mediterranea nelle zone litoranee, garighe, macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è stanziato anche nella zona dei laghi prealpini e nella pianura padana nei luoghi sassosi e collinari.
Il rosmarino è una pianta arbustiva che raggiunge altezze di 50-300 cm, con radici profonde, fibrose e resistenti, ancorante; ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, prostrati ascendenti o eretti, molto ramificati, i giovani rami pelosi di colore grigio-verde sono a sezione quadrangolare.
Le foglie, persistenti e coriacee, sono lunghe 2-3 cm e larghe 1-3 mm, sessili, opposte, lineari-lanceolate addensate numerosissime sui rametti; di colore verde cupo lucente sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore per la presenza di peluria bianca; hanno i margini leggermente revoluti; ricche di ghiandole oleifere.
I fiori ermafroditi sono sessili e piccoli, riuniti in brevi grappoli all’ascella di foglie fiorifere sovrapposte, formanti lunghi spicastri allungati, bratteati e fogliosi, con fioritura da marzo a ottobre, nelle posizioni più riparate ad intermittenza tutto l’anno. Ogni fiore possiede un calice campanulato, tomentoso con labbro superiore tridentato e quello inferiore bifido; la corolla di colore lilla-indaco, azzurro-violacea o, più raramente, bianca o azzurro pallido, è bilabiata con un leggero rigonfiamento in corrispondenza della fauce; il labbro superiore è bilobo, quello inferiore trilobo, con il lobo mediano più grande di quelli laterali ed a forma di cucchiaio con il margine ondulato; gli stami sono solo due con filamenti muniti di un piccolo dente alla base ed inseriti in corrispondenza della fauce della corolla; l’ovario è unico, supero e quadripartito.
L’impollinazione è entomofila poiché avviene tramite insetti pronubi, tra cui l’ape domestica, attirati dal profumo e dal nettare prodotto dai fiori.I frutti sono tetracheni, con acheni liberi, oblunghi e lisci, di colore brunastro. Richiede posizione soleggiata al riparo di muri dai venti gelidi; terreno leggero sabbioso-torboso ben drenato; poco resistente ai climi rigidi e prolungati.Si può coltivare in vaso sui terrazzi, avendo cura di porre dei cocci sul fondo per un drenaggio ottimale, rinvasando ogni 2-3 anni, usando terriccio universale miscelato a sabbia, concimazioni mensili con fertilizzante liquido miscelato all’acqua delle annaffiature, che saranno controllate e diradate d’inverno.In primavera si rinnova l’impianto cimando i getti principali, per ottenere un aspetto cespuglioso, senza dover ricorrere ad interventi di potatura.Si moltiplica facilmente per talea apicale dei nuovi getti in primavera prelevate dai germogli basali e dalle piante più vigorose piantate per almeno 2/3 della loro lunghezza in un miscuglio di torba e sabbia; oppure si semina in aprile-maggio, si trapianta in settembre o nella primavera successiva; oppure si moltiplica per divisione della pianta in primavera.
Il Rosmarino viene utilizzato:
• In cucina o nell’industria degli insaccati come pianta aromatica
• Come pianta ornamentale nei giardini, per bordure, aiuole e macchie arbustive, o per la coltivazione in vaso su terrazzi
• Le foglie, fresche o essiccate, e l’olio essenziale, come pianta medicinale
• Nell’industria cosmetica come shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni; nelle pomate e linimenti per le proprietà toniche.
• Come insettifugo o deodorante ambientale nelle abitazioni, bruciando i rametti secchi
• In profumeria, l’olio essenziale ricavato dalle foglie, viene utilizzato per la preparazione di colonie, come l’Acqua d’Ungheria
• I fiori sono particolarmente melliferi

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Sambuco La farmacia degli dei
Quando il giardinaggio non era ancora un hobby, la tendenza comune era quella di coltivare per lo più specie di notevole utilità economica. I filari dei campi erano piantumati con pioppi, necessari a fornire pali e legname da opera, oppure platini e robinie per la produzione di legna da ardere. Attorno alle abitazione di campagna esistevano piante da frutto, qualche aromatica e l’orto, indispensabile a fornire ortaggi per gli usi domestici e immancabile, almeno in passato, era una pianta di sambuco. I bambini lo usavano per ricavare cerbottane e fischietti, gli adulti invece per tingere con la corteccia stoffe di nero, di verde con le foglie, per il blu si utilizzavano i fiori ed infine le bacche per il caratteristico viola. Inoltre dai rami lunghi, flessibili e cavi, tagliati durante l’inverno e dopo una breve stagionatura, si ottenevano dei leggeri manici di forconi e pale. I tirolesi lo chiamavano “farmacia degli dei” in quando dai germogli si ricava un decotto per curare le nevralgie, con impacchi di foglie si curavano malattie della pelle, dai fiori si otteneva un tè depurativo e dalle bacche uno sciroppo utile per infiammazioni bronchiali: una vera miniera di utilità. Presso le popolazioni germaniche “l’albero di Holda”, come veniva chiamato, era talmente rispettato tanto che, passando, al suo cospetto i contadini si toglievano il cappello. I Celti in virtù dei frutti che si conservano fino alla fine dell’anno hanno identificato con quest’albero il tredicesimo mese lunare che si conclude proprio nei giorni del solstizio d’inverno.
Tante altre leggende possono essere citate a testimonianza di un interesse della popolazione rilevante per una pianta da cui l’uomo ne trae notevoli benefici.
Originario del Caucaso è diffuso in tutta Italia visto la buona adattabilità ai diversi ambienti. E’ possibile trovarlo lungo le sponde dei fiumi e radure, in prossimità di case e cascine abbandonate, con preferenza per le zone in cui vi è una buona fertilità del suolo e in particolare di azoto. La buona diffusione è determinata dalla notevole capacità pollonifera che la pianta possiede e per questo generalmente è difficile trovarlo sotto forma arborea ma più facilmente in forma arbustiva con ampia chioma tondeggiante.
Alto al massimo 7-8 metri, presenta una corteccia grigio brunastra e al suo interno i rami presentano un midollo spugnoso molto sviluppato. Le foglie caduche possiedono 5-7 foglioline con apice acuminato e margine dentato. I fiori ermafroditi, cioè che possiedono sia la parte maschile (stami) che quella femminile (pistilli) sono molto piccoli, possiedono un calice ridottissimo e sono riuniti in ombrelle molto grandi che possono raggiungere facilmente i 20 cm. Accanto al Sambucus nigra è presente anche il sambuco rosso o racemoso diffuso principalmente in boschi di collina e montano inferiori ai 1.000 metri consociato a frassini, olmi, aceri, sorbi e noccioli.

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Skimmia

Bellezze con bacche di fuoco
La Skimmia reevesiam, in novembre eletta a “Pianta del Mese” e in vendita presso i maggiori garden italiani, è una pianta arbustiva a foglia persistente. Questa specie di Skimmia, dal portamento basso, non supera un’altezza di 80 centimetri ed ha un alto valore ornamentale in tutte le stagioni. Già in autunno appaiono i boccioli rosso cupo, che sbocciano all’inizio della primavera, quando la pianta si veste interamente di piccoli fiori bianchi, lievemente profumati, raccolti in pannocchie terminali. In settembre-ottobre i fiori lasciano spazio a ricchi grappoli di splendide bacche cremisi, che durano per molte settimane. li loro colore acceso è messo in risalto dal verde cupo del fogliame, lanceolato, dal tipico profumo aromatico.
Alcune specie di Skimmia sono dioiche, vale a dire che vi sono piante con fiori maschili e altre con fiori femminili; per indurre la fruttificazione, è necessaria la vicinanza di individui femminili e maschili. La S. reevesiana è l’unica specie monoica, cioè porta sia fiori maschili sia femminili, è dunque autofertile e basta acquistare una sola pianta per avere una profusione di bacche tutti gli anni. La Skimmia reevesiana è particolarmente versatile, adatta per la coltivazione in giardino, solitaria o in gruppi, la formazione di bordure, nei giardini d’erica, e in vasi e fioriere sul terrazzo e balcone. La pianta di questo mese, grazie alla lunga durata e alla facile manutenzione, è ottima anche per il cimitero e può addirittura trascorrere alcune settimane negli interni, soprattutto a Natale le sue bacche rosse e foglie verdi si inseriscono bene nell’addobbo festivo della casa. 1 rami, largamente usati nell’arte floreale, si possono recidere con facilità e rappresentano un valido complemento di mazzi misti. Specialmente la varietà ‘Ruby King’, che presenta lunghi steli con boccioli rosso cupo, si presta bene a questo tipo d’utilizzo.
La Skimmia, indigena nell’Asia orientale, fu importata in Europa nella metà dell’Ottocento. Considerati l’habitat naturale e la crescita lenta, questo arbusto è ideale per la coltivazione nelle zone umide e ombreggiate del giardino. Vuole un suolo ricco di sostanze organiche e assolutamente poco calcareo. Foglie ingiallite indicano un grado di pH troppo basso; occorre intervenire con l’ampliamento della buca d’impianto e l’aggiunta di torba attorno all’apparato radicale. La terra deve, inoltre, avere buone capacità di drenaggio e d’assorbimento dell’acqua; un eccesso d’acqua può provocare scottature sul fogliame e la clorosi, vale a dire la perdita progressiva del colore.
Pur resistendo al freddo invernale, la Skimmia reevesiana non tollera le gelate e, nelle regioni a clima rigido, deve svernare in un ambiente riparato dal gelo, dal pieno sole e dal vento, che causano facilmente la disidratazione e danni alle foglie. In queste regioni è più indicata la Skimmia japonica, che è una specie dioica e ci vuole quindi la vicinanza d’individui maschili e femminili, per favorire la fruttificazione.
La Skimmia reevesiana non è l’unica pianta con cui colorare il giardino e il terrazzo nei mesi invernali. Per ottenere una composizione multicolore, la possiamo ad esempio abbinare a suo “fratello” Skimmia japonica ‘Fructo Alba’, che produce bacche bianche. Tra le molte altre specie con fiori o frutti invernali sono particolarmente valide la Sarcococca confusa, con fogliame lanceolato verde brillante e piccoli fiori bianchi e profumati, e la Gaultheria mucronata, a foglia verde cupo lucente e bacche di colore cremisi, che si scurisce durante la maturazione diventando porpora cupo. La cultivar ‘Winter Time’ di quest’ultima specie porta bacche bianche ed è ottima da combinare ad altri arbusti.

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Piante

Schede di coltivazione

Ciclamino
Azalea
Kalanchoe
Aloe
Dieffembachia
Stella di Natale

Ciclamino
Scheda –  Appartenente alla famiglia delle Primulacee, il ciclamino può avere sia fiori piccoli che grandi, lisci o sfrangiati con colori che vanno dal rosso al fucsia, dal viola  al bianco. Alcune varietà sono anche profumate e generalmente vanno in fioritura da settembre ad aprile.
Terriccio -quello ideale per la crescita è un miscuglio di foglie indecomposte , letame ben maturo e terra limosa in parti uguali. Si può anche utilizzare torba mista ad aghi di pino o di abete purché il ph non sia eccessivamente acido e pertanto generalmente va utilizzato il carbonato di calcio per neutralizzare la torba.
Esposizione – Non è una pianta da piena luce, la sistemazione  ideale è vicino ad una finestra rivolta a ovest, nord-ovest. Da tenere però presente che si tratta di pianta a basse esigenze termiche e luminose , che richiede una alta umidità relativa ma non stagnante. Tenere quindi lontano da termosifoni o altre fonti di calore che porterebbero ben presto alla morte delle piantine.
Irrigazioni –  Il terriccio va mantenuto umido ma non inzuppato. Irrigare all’incirca due volte la settimana avendo cura di non bagnare le foglie e i fiori e di non lasciare percolare acqua nel sottovaso o in ogni caso  far in modo che questa venga eliminata.
Altre cure – Affinché si abbia una fioritura rigogliosa e continua occorre provvedere al eliminare gli steli che portano i fiori e le foglie appassite e durante il periodo di fioritura concimare ogni due settimane ma senza esagerare con le dosi visto che si tratta di pianta da tubero e quindi che possiede molte sostanze di riserva.
Malattie – Le piantine acquistate generalmente provengono da coltivazioni controllate per le quali si è provveduto a sterilizzare sia il substrato che il materiale di propagazione. Negli altri casi e nelle piantine prodotte in proprio fare molta attenzione ai marciumi al colletto e allo sviluppo di botrite per i quali  una sana tecnica di coltivazione e una giusta irrigazione sono l’ideale per diminuire notevolmente gli attacchi.
Curiosità – Il tubero è velenoso ma ciò non lo rende indenne dai predatori, infatti i maiali sono immuni  a questo veleno e molto ghiotti dei tuberi.

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Azalea
Scheda – Le azalee appartengono al genere Rhododendron e sono delle ericacee spontanee nelle zone montuose dell’Asia minore da dove provengono. Ne esistono diverse specie a foglie persistenti o caducifoglie e alcune di queste sono adatte alla coltivazione in vaso.
Terriccio – In genere e in particolare in vaso le azalee non sono di facile coltivazione. Un substrato adatto deve essere composto da parti uguali di aghi di pino e torba visto che trattasi di piante acidofile.
Esposizione – In fase di riposo la pianta resiste a temperature molto inferiori allo zero ma quando si trova in vegetazione viene facilmente rovinata dal gelo. In genere è una pianta da semiombra che richiede temperature intorno ai 20-21°c
Irrigazioni – L’apparato radicale delle azalee è molto superficiale e delicato, pertanto richiede  un substrato ben areato con umidità costante. Evitare assolutamente i ristagni nel sottovaso. Può risultate utile invece, durante il periodo di vegetazione e di fioritura, mettere nel sottovaso una manciata di argilla espansa mantenuta per metà immersa nell’acqua e sopra collocare il vaso con la pianta. L’evaporazione dell’acqua del sottovaso terrà elevata l’umidità attorno alla piantina.
Concimazioni – Sia per le piantine in vaso che per quelle allevate in giardino, in piena terra, occorre sempre intervenire con concimazioni preferibilmente a base di concimi fisiologicamente acidi come solfato e nitrato di ammonio. Per il secondo tipo di allevamento, inoltre, il ricorso a pacciamatura con aghi e scorza di pino è uno degli elementi determinanti per il buon sviluppo delle piante.
Malattie – Numerose sono i parassiti vegetali che attaccano queste piante ma dal punto di vista pratico sono veramente poche quelli degni di attenzione. Tra queste un progressivo disseccamento dalle parti terminali e dei germogli causato da Phytophthora che si combatte con energiche potature e composti a base di rame.
Curiosità – Le piantine in fioritura durante i mesi invernali e in particolare in dicembre provengono da “forzature”  di piantine prodotte per talea con tre anni circa di età. Una volta raggiunto lo sviluppo desiderato vengono sottoposte a  particolare regime termico che ne provoca la precoce fioritura.

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Kalanchoe
Scheda – Appartenente alla famiglia delle Crassulacee è una specie molto interessante per la fioritura invernale di lunga durata. Diverse sono le varietà che si differenziano per la colorazione del fiore  e per la taglia più o meno contenuta. Tra le varietà più interessanti la Annette, la Cristina  e la rossa Blossffeldiana.
Terriccio – Richiede un substrato leggero e ben drenato con pH intorno al 6.  Pertanto il miscuglio adatto ovvero quello composto da una parte di terra limosa, una parte di terriccio di foglie e una parte di sabbia è ottimale per la crescita di questa specie.
Esposizione – Le esigenze colturali sono molto diverse e tengono conto del periodo vegetativo in cui si trova la pianta. E’ evidente che trattandosi di pianta proveniente dal Madagascar richiede posizione molto luminose  e cresce bene con temperature comprese tra 15°C notturni e 25 °C diurni.
Irrigazioni – I fabbisogni idrici sono limitati ed è bene non eccedere con le irrigazioni.
Propagazione – Si propaga facilmente per seme, seme che produce in abbondanza visto che si tratta di pianta autogamia ma anche per talea. I semi, molto piccoli, non vanno interrati ma semplicemente sparsi su un substrato poroso tenuto umido costantemente fino alla emergenza delle plantule che avviene all’incirca entro 10-15 giorni dalla semina.
Concimazioni – Oltre ad un concime a lento effetto che va somministrato quindici-venti giorni dopo ogni rinvaso, durante il periodo di fioritura che si protrae per diverse settimane, il ricorso alla fertirrigazione con concimi completi all’uno-due per mille migliora in misura notevole la quantità di fioritura e la stessa qualità dei fiori
Malattie – pur trattandosi di pianta molto rustica può essere facilmente attaccata da marciumi al colletto in particolare quando viene utilizzato terriccio non sterilizzato o quando si eccede con le irrigazioni. Pochi gli attacchi invece alla parte aerea e in genere determinati da oidio e Botrytis.
Curiosità – Le piantine fiorite, presenti  a cavallo del periodo natalizio  provengono da piante che vengono oscurate, durante tutto il mese di settembre, dalle 17,30 alle 8,30 del giorno successivo. Così facendo la pianta fiorisce anticipatamente anziché durante il periodo febbraio marzo come avviene naturalmente. Illuminando, invece, per un periodo di 8 ore la notte durante il periodo invernale  si ottengono, piantine con fioriture ritardate.

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Dieffembachia
Scheda  – Aracea  perenne, originaria delle foreste tropicali del  Centro America,  viene  utilizzata  come pianta ornamentale  da  vaso  a fogliame  decorativo , è molto apprezzata per  le  sue  grandi foglie  verdi screziate di bianco o di giallo e per  la  facilità della sua coltivazione. La specie più diffusa negli appartamenti e negli uffici è  la  Dieffenbachia amoena, questa specie è caratterizzata da vigorose foglie  molto  ampie , può raggiungere altezze  fino ai tre metri ed è molto resistente alle più svariate condizioni  ambientali.  .
Terriccio – Il  substrato  deve tener conto  delle  particolari esigenze  e pertanto deve essere costituito preferibilmente da  foglie  di faggio mediamente decomposte e torba in parti uguali. Le caratteristiche  di tale miscuglio, permeabile e poroso accompagnate  da irrigazioni costanti oltre a garantire la costante crescita della pianta  eviteranno   l’insorgere di malattie fungine  e  marciumi (Rhizoctonia solani, Phytophthora) ai quali la pianta è particolarmente predisposta.
Esposizione – In casa le Dieffenbachie vanno posizionate in un angolo luminoso e umido lontano da fonti di calore e in particolare lontano da termosifoni e camini.
Irrigazioni – Il terriccio va mantenuto costantemente umido con frequenti irrigazioni; l’acqua di irrigazione non deve, in ogni caso ristagnare nel sottovaso, condizione deleteria per la pianta in quanto potrebbe dar vita a pericolosi marciumi.
Propagazione – Il ciclo di vita  in appartamento è molto lungo e pertanto può capitare che le piante invecchiate  perdano il loro fascino. Questo è uno dei casi in cui conviene propagare la pianta utilizzando porzioni di stelo che  immersi in acqua hanno la capacità  di  emettere  le radici dopo circa 40-50 giorni.
Concimazioni – Preferibilmente in fertirrigazione ogni 15-20 giorni circa.
Note particolari – Vanno evitate le nebulizzazioni di  acqua  sulle foglie o,  ogni caso, vanno limitate  solo  alle  giornate troppo calde e ristrettamente al mattino. Risulta utile invece posizionare nel sottovaso una manciata di argilla espansa in modo da tenere sollevato il fondo del vaso e riempire il sottovaso di acqua che evaporando mantiene umida l’aria circostante specialmente in inverno quando i termosifoni tendono ad alterare il rapporto tra temperatura e umidità. Altro intervento sul fogliame è la pulitura periodica con un panno umido al fine di rimuovere depositi di polvere che occludono i pori e rendono il fogliame opaco.
Curiosità –  Le foglie di questa pianta sono particolarmente velenose e quindi vanno tenute alla larga da bambini e animali domestici.

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Capelvenere
Scheda  –  Il capelvenere o chioma di Venere (Adiantum capillus-veneris) è una specie famosa fin dall’antichità per la sua cascata di foglioline dal verde delicato portate da steli neri e molto sottili. Molto diffusa allo stato spontaneo sull’orlo di vecchi pozzi o di muri a secco ove esistono buone condizioni di umidità e di luce. In natura se ne conoscono circa duecento specie del genere Adiantum appartenenti alla famiglia delle Polypodiaceae e provenienti dalle zone tropicali dell’America meridionale.
Terriccio – Il substrato di coltivazione deve essere molto leggero e tale da non favorire ristagni d’acqua ma allo stesso tempo  capace di trattenere una buona percentuale di acqua. Un miscuglio idoneo a ricevere queste piantine deve contenere una parte di terreno limoso, una parte di torba di sfagno  o in alternativa terriccio di foglie e infine, per migliorare il drenaggio, va aggiunta una parte di sabbia grossolana o pomice. Nella formulazione di tale miscuglio va inoltre tenuto conto del PH che deve essere leggermente acido (5,5-6).
Esposizione –  Le piantine di capelvenere non sopportano luce molto intensa e  in appartamento  vanno posizionate in condizione di semiombra e con  temperatura e umidità costanti.
Propagazione – molto semplice risulta la propagazione che avviene per semplice suddivisione dei cespi, suddivisione  che può essere fatta coincidere con la rinvasatura. In questa occasione, infatti, una volta tirato fuori dal vecchio vaso il pane di terra contenente l’apparato radicale, possono essere staccati piccoli porzioni di rizoma con due o più fronde.  Nel caso di vecchie piante il cespo può essere diviso direttamente in due tagliando con un coltello in verticale il pane di terra.
Irrigazioni –  Le piantine di Adiantum e in genere tutte le felci vanno innaffiate frequentemente ma con piccoli volumi d’acqua e allo stesso tempo può essere bagnato anche il fogliame  eccetto nel genere Asplenium e Platycerium. Evitare in ogni caso di bagnare il fogliame con acque troppo dure e in condizioni di basse temperature. Durante il periodo vegetativo le piantine amano condizioni di penombra con temperature miti e alta umidità.
Malattie – Una causa di insuccesso frequente nella coltivazione di queste piccole felci come anche di tutti gli altri generi è quello di far seccare eccessivamente le radici per poi annegarle nell’acqua
Curiosità – A Venere i botanici hanno dedicato varie pianticelle e tra queste il pettine di Venere ( Scandix pecten-veneris) l’ombelico di Venere (Cotyledon umbilicus-veneris) edancora il Labrum veneris e la scarpetta di venere (cypripendium) e in  ultimo il capelvenere sicuramente tra le più belle specie da vaso.

Stella di Natale
Tessera La Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) è una specie proveniente dal Messico. La bellezza della pianta è data dalle brattee colorate rosse, rosa, arancio e bianco a seconda delle varietà che vengono tal volta scambiate, a torto, per i fiori che invece, anche se riuniti in gruppi, (ciazii) sono poco vistosi.
Terriccio – Pur riuscendo a sopravvivere in terreni poveri predilige terreni molto drenati preferibilmente composti da un miscuglio di torba (due parti) e terra di prato o terreno limo-sabbioso (una parte). Il pH deve essere intorno a 6-6,5 pertanto la torba va preventivamente alcalinizzata.
Concimazioni – la pianta è molto sensibile alle carenze di azoto che va preferibilmente somministrato non sotto forma ureica. Un buon sistema è quello di fornire concimi completi in rapporto di 1-0,5-1 tra azoto, fosforo e potassio; a questi vanno aggiunti microelementi tra cui il molibdeno che interferisce con l’assorbimento di azoto.
Curiosità – La stella di natale è una pianta a giorno corto. La fioritura e la colorazione delle brattee iniziano quando le ore di luce , in una giornata, sono inferiori a dieci . Le piante tenute in casa dall’anno precedente vanno pertanto “ombreggiate” o meglio tenute al buio in modo da produrre artificialmente le condizioni di luminosità ad esse congeniali. Eventuali “mancanze” e/o scarse colorazioni delle brattee sono generalmente imputabili al non corretto fotoperiodo a cui viene costretta la pianta durante il mese di settembre.