Search Results for: inquinamento dell'aria.

Ott

14

By potatore

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Inquinamento : tutti ne siamo responsabili!!!!!!

Inquinamento atmosferico è un termine che indica tutti gli agenti fisici, chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali dell’atmosfera. Questo è uno dei problemi maggiormente sentiti dalle popolazioni dei grandi agglomerati urbani, di cui ci si è iniziati a preoccupare solamente negli ultimi 30 anni. Dagli anni ‘70 infatti sono state adottate delle politiche per la riduzione degli agenti chimici e di numerose altre sostanze particolari presenti nell’aria. Queste politiche per una maggior salvaguardia dell’ambiente hanno dato dei risultati per alcuni inquinanti come ad esempio il biossido di zolfo, il piombo e il monossido di carbonio; per altri come ad esempio il biossido di azoto, l’ozono e le PM10 non hanno portato i risultati sperati, dei quali si è scoperto solo recentemente la loro criticità per quanto riguarda la salute.
Gli scarichi degli ormai numerosissimi aerei, un fattore inquinante che desta crescente preoccupazione
Definizione di inquinante atmosferico: fattore o sostanza che determina l’alterazione di una situazione stazionaria attraverso: modifica dei parametri fisici e/o chimici; variazione di rapporti quantitativi di sostanze già presenti; introduzione di composti estranei deleteri per la vita direttamente o indirettamente.
Distinzione tra primario e secondario
primario: la sua immissione nell’ambiente deriva da una sua emissione o produzione dal comparto; il monossido di carbonio è un esempio di inquinante primario, perché è un sottoprodotto della combustione
secondario: la produzione avviene nel comparto stesso ovvero nell’ambiente ricevente, in seguito a trasformazioni; la formazione di ozono nello smog è un esempio di inquinante secondario.
Principali inquinanti
Contaminanti gassosi
Contaminanti gassosi importanti sono:
• Monossido di carbonio, (CO): emesso principalmente dai processi di combustione, particolarmente dagli scarichi di veicoli con motori a idrocarburi, a causa di una combustione incompleta. Le concentrazioni maggiori si trovano generalmente nei pressi delle strade. L’inalazione in grandi quantità può causare mal di testa, fatica e problemi respiratori. Il limite massimo previsto per legge in Italia è di 10 mg/m³ in una media di 8 ore (D.M. 02-04-2002). Sopra i 500 mg/m³ può essere letale.
• Anidride carbonica, (CO2): anche questo gas è emesso principalmente dai processi di combustione, particolarmente dagli scarichi di veicoli con motori a idrocarburi, escluso il metano. La concentrazione dell’anidride carbonica al di la di lievi variazioni stagionali si valuta che abbia subito un aumento, dal 1750 del 31%. Nel 2004 la concentrazione nell’atmosfera era di 379 ppm nell’era preindustriale di 280 ppm. È il gas serra maggiormente responsabile del riscaldamento globale dovuto ad attività antropiche.
• Clorofluorocarburi, che distruggono lo strato di ozono della stratosfera.
• Piombo e altri metalli pesanti: tossici e spesso cancerogeni, mutageni e teratogeni.
• Ossidi di azoto (NOx): le emissioni sono principalmente nella forma di NO, che viene ossidato dall’ozono (O3) per formare il diossido d’azoto (NO2). L’ossido di azoto è irritante per gli occhi ed il tratto respiratorio. L’inalazione può causare edema polmonare, inoltre può avere effetti sul sangue, causando formazione di metaemoglobina. I vari ossidi di azoto reagiscono inoltre con gli idrocarburi nell’atmosfera per generare smog fotochimico. Può depositarsi in siti ecologicamente sensibili causando acidificazione ed eutrofizzazione.Gli ossidi di azoto, come d’altronde gli ossidi di zolfo sono anche precursori del particolato fine.
• Diossido di zolfo generato dalla combustione di carburanti contenenti zolfo, principalmente nelle centrali elettriche e durante la fusione di metalli ed in altri processi industriali. Il diossido di zolfo causa le piogge acide
• l’ozono presente negli strati inferiori dell’atmosfera è un inquinante secondario formato da reazioni fotochimiche che coinvolgono gli ossidi di azoto e i composti organici volatili. Sebbene l’ozono presente negli strati superiori dell’atmosfera (stratosfera) aiuti a ridurre l’ammontare di radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre quello presente nella bassa atmosfera è un gas irritante e può causare problemi alla respirazione.

Mar

22

By potatore

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Gli insetti sono un campanello d'allarme


Gli insetti sono un campanello d’allarme per il nostro ambiente, infatti la diminuzione della presenza di una specie di insetto va di “pari passo” con il diminuire della qualità dell’ambiente. Le farfalle sono fra i primi organismi a risentirne.  Molte specie di farfalle, un tempo numerose, ora sono divenute quasi introvabili, vedi ad esempio la Lycaena dispar (alcuni esemplari sono presenti in Oasi a Salzano).  La presenza di insetti è rilevante anche per gli altri animali, essi sono il cibo primario per tutti gli uccelli insettivori;  anche molti mammiferi si nutrono esclusivamente di insetti come pure per i rettili, per esempio lucertole o rane. Per l’uomo sono un fastidio ma vanno fatti i conti con la catena alimentare  e con il loro ruolo importantissimo per l’impollinazione. Sono loro che svolazzando di fiore in fiore impollinano la maggior parte dei vegetali, le farfalle ad esempio con la loro spiritromba arrivano ad impollinare fiori che altri insetti meno specializzati non vi riuscirebbero  come quei fiori a forma di calice. Va inoltre sottolineato la bellezza del loro svolazzare di fiore in fiore  con i loro colori sgargianti e forme affascinati:senza farfalle la” Vispa Teresa” probabilmente non sarebbe esistita. Molti insetti sono, poi, predatori di  specie vegetali dannose,  in genere gli insetti aggrediscono piante già ammalate, altri si nutrono di animali morti contribuendo alla pulizia dell’ambiente. La vita delle farfalle è molto breve e varia da una due settimane a qualche mese e se a questo aggiungiamo gli ambienti di vita di questo insetto le probabilità di vita si riducono. Aumento rapido della popolazione e la conseguente riduzione di centinaia ettari di habitat, agricoltura intensiva e uso eccessivo di pesticidi, rimboschimenti con conifere  poco luminosi al posto dei boschi decidui decisamente più adatti al proliferare delle farfalle e in ogni caso l’utilizzo di specie esotiche in sostituzione di quelle autoctone. Altre cause, come nel caso della Pianura Padana la scomparsa di siepi e bordure incolte ormai ridotte del 70-80% rispetto agli anni passati che determina l’ambiente ideale allo sviluppo dei bruchi e l’eccessivo inquinamento dell’aria.