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Giu

8

By potatore

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Il made in Italy ….è sicuro!!

posted cerere

Mucca pazza, febbre aviaria, febbre suina, maiali e uova alla diossina l’elenco delle emergenze alimentari non ha sosta e non appena la notizia passa ai giornali succede l’irreparabile: crollo dei consumi. Questo si ripercuote immediatamente sui produttori che nel giro di pochi mesi si trovano le stalle piene di animali invenduti e costretti a macerare tonnellate di frutta e verdura che hanno il solo torno di trovarsi nel bel mezzo di una campagna di “diritto di informazione” che nella realtà si traduce nel evitare il consumo in successione di carne bovini, di quella aviaria e quindi di carne suina e via di questo passo. Effetti devastanti sugli agricoltori e sugli allevatori che si vedono sfumare anni di lavoro faticoso con una legislazione , quella italiana, molto severa in fatto di controlli sui prodotti agricoli. Quanti casi di mucca pazza in Italia? Quanti di aviaria? quanti di febbre suina? Resta da porsi la domanda sul perché i consumatori italiani si lasciano, così facilmente, scoraggiare dagli allarmismi europei e  mondiali quanto hanno piena e ripetuta certezza che la filiera dei prodotti agricoli Italia, dà garanzie di qualità dei prodotti consumati. Sì, è proprio così, i prodotti agricoli italiani sono dal punto di vista qualitativo sicuri e  certificati e allora perché non continuare a consumare carne, frutta e ortaggi italiani?  Perché mortificare gli sforzi e l’esperienza delle nostre produzioni agricole? Perché non accertarsi, nell’acquisto del prodotto che sia “Made in Italy” e tranquillamente gustarsi il piacere del prodotto fresco e genuino e meglio se a “km 0”. Mistero dei consumi e forse della corretta o insufficiente informazione. Per intanto segnaliamo i nuovi aiuti Europei a causa della crisi del comparto agricolo che lasceranno qualche goccia di rinfresco su una agricoltura fin troppo “arida”.

Lug

2

By Il Potatore

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Dal produttore al consumatore: che prezzi!!!

Pomodori a 6 euro, ciliegie ad otto, formaggio di capra a 39 euro questi alcuni esempi di un mercato a km zero: vado decisamente al supermercato. Vendere direttamente per gli agricoltori e quello di proporre prodotti a prezzi da fantascienza.  Un parmigiano o grano con stagionatura oltre i 36 mesi normalmente tra i 15  e 18 euro e mi chiedo come si può proporre un formaggio di capra a un prezzo superiore a questo visto la qualità decisamente inferiore ( confermo inferiore) e con la sola differenza che è piu digeribile rispetto alla generalità dei formaggi in commercio ma anche il parmigiano stagionato non è secondo a nessuno per digeribilità. E allora come mai rifornirsi dal produttore mi costa decisamente i 500% o giù di li in più? Alla fonte prugne arance, albicocche, nettarine e pesche, arance vengono venduta dall’agricoltore a prezzi che di solito che non superano i 30-40 cent al chilo. Supermercato lievitano con medi sopra i due euro direttamente dal produttore sul lungomare di Finale Ligure come nel centro di Bergamo per fare solo alcuni esempi assistiamo ad autentiche esplosioni di fantasia di vendita. EHHH ma sono buone,,, sono appena raccolte…..abbiamo un alta qualità!!!. Compro un kg di ciliegie a 5 euro e una vaschetta di ribes in una azienda agricola dai bei titoloni e portati a casa :sapevano di …niente. Mi reco al mercato ortofrutticolo di Bergamo il sabato successivo  compro una serie di cassette tra frutta e verdura tra cui due cassettine di circa 4 kg di ciliege ad…un euro e sii buonissime ottimo tutto ….si d’accordo il paragone non è corretto ma vorrei far capire perchè comprare a caro prezzo dal produttore se poi lo stesso svende al commerciante? la via di mezzo è auspicabile come una maggiore attenzione alle modalità di vendita tra produttori e consumatori…vi lascio a pensare

Set

3

By Il Potatore

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Sono i grassi idrogenati a far male!

No, non siamo diventati un sito di culinaria ma sosteniamo l’idea del Made in Italy e di qualità. Pertanto siamo molto scettici quando vediamo che vengono usati sulle nostre tavole alimenti o prodotti che non hanno niente a che fare con la nostra unica e insuperabile “dieta mediterranea” che valorizza il nostro olio, burro, latte e formaggi, per fare alcuni esempi, e al contrario esclude margarine da “laboratorio” olio di semi vari, olio di palma ecc. Nei precedenti articoli abbiamo fatto un accenno con l’intenzione di riparlare (questa è l’occasione) dell’immancabile cornetto, principe delle nostre colazioni, ormai diventato un concentrato di ingredienti di pessima qualità: sciroppo di glucosio, zuccheri eccessivamente raffinati, conservanti e l’immancabile margarina, spesso di scarsa qualità, sostituta del burro. Ci siamo chiesti: “perché non preparare un cornetto con alimenti di qualità, DOP invece di un congelato o precongelato pieno di ingredienti di dubbia qualità e/o addirittura dannosi alla salute? L’articolo a seguire, preso integralmente dall’Eco di Bergamo, fa un po’ di chiarezza e riabilita burro, carne,formaggi e lasciando in “dispensa” margarina, oli vari, e brioscine da pochi soldi fatti con margarine da pochi soldi e potenzialmente dannose per la salute..

Riabilitati quelli «saturi»
Sono i grassi idrogenati a far male

Non tutti i grassi fanno così male al cuore come si dice. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal riabilita quelli saturi, ovvero di origine animale e presenti in uova, carne, burro e formaggi, mentre punta il dito su quelli «trans», o idrogenati, come la margarina. Questi ultimi, infatti, spesso presenti in merendine, snack e prodotti industriali per via del loro basso costo, provocano un aumento del 34% di mortalità.
La ricerca, condotta dall’Università canadese McMaster, ha studiato i risultati di 50 studi osservazionali per valutare l’associazione tra grassi saturi e trans e le ricadute sulla salute degli adulti. La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che gli acidi grassi insaturi trans, cioè prodotti industrialmente da oli vegetali tramite un processo chimico detto idrogenazione, sono associati a un aumento del 34% di morte per qualsiasi causa, del 28% di morte per malattia coronarica e del 21% per malattia cardiovascolare. Il consumo di grassi saturi, invece, tra cui anche l’olio di palma, non sembrerebbe associato a un aumentato rischio di morte o a malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.
Detto questo, «non stiamo proponendo di aumentare il consumo di grassi saturi rispetto a quanto suggerito dalle linee guida», sottolinea Russell de Souza, del Dipartimento di Epidemiologia Clinica e Biostatistica dell’Università canadese McMaster.

Feb

13

By potatore

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Categories: Agricoltura, Potatore news

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Substrati: ad ogni pianta il suo terreno

 

Le colture floricole, in Italia, hanno raggiunto un interesse costantemente in crescita dagli anni 60’ a oggi. Accanto a specie autoctone provenienti sia dalle regioni più settentrionali che da quelle mediterranee, sono arrivate nel nostro paese specie provenienti da ogni parte del globo. Questo ha comportato la ricerca di idonei substrati tali da riuscire a soddisfare l’esigenze delle diverse specie in coltivazione. Non esiste un substrato ideale per tutte le specie ma in commercio ne esistono diversi che opportunamente miscelati creano condizioni pedologiche simili all’ambiente di provenienza. Chi acquista piante, purtroppo, il più delle volte si trova di fronte ad una serie di prodotti diversi e ha delle difficoltà nella scelta più idonea alle proprie esigenze e qualche volta il linguaggio del fiorista, a cui si chiede consiglio può risultare troppo tecnico o poco chiaro. Al fine di indirizzare nella scelta giusta occorre distinguere innanzitutto tra substrati naturali ed artificiali. Tra i primi, molto in uso sono: terriccio di foglie e di bosco, terra di bosco, torba, sfagno e terricciati mentre tra quelli artificiali molto usati sono la vermiculite, la perlite l’argilla espansa.
I primi tre naturali provengono, come facilmente intuibile dal nome, dal bosco anche se da strati diversi. Il terriccio di foglie infatti, è lo strato superficiale del bosco costituito principalmente da foglie indecomposte di latifoglie a volte miste ad aghifoglie. Le foglie così prelevate, vengono ammucchiate in luogo coperto e a seguito di trattamenti e concimazioni di solfato di ammonio danno vita ad un terriccio con struttura molto porosa e ph leggermente acido. Si utilizza dopo diversi mesi dalla raccolta ed è adatto per miscugli e per la coltivazione di specie come le bromeliacee ( Aechmea, Guzmania, Nidularium) e le azalee, se vi è una prevalenza di aghi di pino e abete rosso avendo cura di sostituirlo dopo 7-8 mesi. Il terriccio di bosco è invece lo strato sottostante allo strato di foglie ed è costituito da residui ( foglie, rami e corteccia) di alberi e arbusti. E’ un substrato utilizzato per specie da fiore e da foglie ornamentali a breve ciclo, visto la facile decomposizione. La terra di bosco è costituita dallo strato di terreno, prevalentemente minerale, sottostante a quello di residui vegetali non ancora ben decomposti. Si presenta di colore nero per l’abbondante presenza di sostanza organica (10- 15% circa) e quindi risulta molto fertile e adatta alla coltivazione di piante ornamentali da fogliame come palme, aucuba, ficus e di legnose da fiore come ortensie, gardenie e camelie. Generalmente viene miscelata alla torba in modo da completarne le caratteristiche fisiche e chimiche ed è un miscuglio adatto a tutte quelle piante che non richiedono frequenti cambi di vaso. Un substrato molto fertile, simile per alcuni aspetti alla terra di bosco, si può ottenere stratificando 30-40 cm di letame con 15-20 cm di terreno fino ad uno spessore complessivo di 1,20-1,50 m. L’ammasso tenuto costantemente umido con soluzione di acqua e azoto ammoniacale per attivare la flora batterica, viene, dopo due mesi circa dalla preparazione, mescolato più volte in modo che la massa sia ben decomposta e amalgamata. Si ottiene così un terricciato adatto per piante da fiore come cineraria, crisantemo e sia per piante aromatiche come salvia e rosmarino. La torba è il substrato naturale di più largo utilizzo e deriva dalla decomposizione di piante acquatiche come muschi, felci, equiseti e graminacee. Esistono torbe bionde acide e torbe nere subacide o neutre. La differenza consiste che le prime generalmente provengono dal Nord-Europa, sono con pH 3,5-4 e sono meno decomposte delle torbe nere che hanno un ph più elevato ( 5,5-7). Per l’alta porosità e le ottime caratteristiche fisiche possono essere utilizzate da sole oppure in miscuglio per la preparazione di substrati di una vasta gamma di piante. Nel Nord-Europa e in Irlanda, la torba dove è presente in grande quantità viene anche usata come combustibile e in sostituzione del letame in pieno campo. Lo sfagno è estremamente leggero, proviene da luoghi acquitrinosi e molte volte concorre alla formazione della torba. E’ in grado di assorbire acqua fino a 10-20 volte il proprio peso e per questo, quello verde viene utilizzato per guarnire i sostegni di piante volubili come il Philodendron, syngonium e pothos. Risulta anche fondamentale per la preparazione dei terricci delle orchidee, miscelato in parti uguali a radici di Osmunda e Polypodium. Sarà la lenta decomposizione delle radici di quest’ultime a conferire le condizioni di permeabilità e struttura necessari allo sviluppo di piante e epifite e semiepifite tra cui le appunto le orchidee. Viene ricordato che per le orchidee adulte il rinvaso viene effettuato in media ogni due-tre anni. Tra i substrati artificiali vengono catalogati quei prodotti provenienti da particolari lavorazioni in forni ad alte temperature oppure da processi di sintesi come il polistirolo espanso. La Vermiculite ad esempio è un silicato estratto in Sud Africa e negli Stati Uniti che viene trattato in forno alla temperatura di 1000°C. Il prodotto così ottenuto, oltre come coibentante nell’edilizia per il buon contenuto in potassio e magnesio, elevata porosità e il forte potere idroassorbente, è molto usata, insieme alla torba per la radicazione e la coltivazione di molte piante ornamentali. Più usata in Italia è però la perlite anchessa ottenuta da trattamenti a temperature elevate di rocce vulcaniche silicee originate da colate laviche. Viene usata principalmente per aumentare il potere drenante dei substrati e sovente è possibile notarla nei vasi di piante ornamentali e di garofani e si presenta a grani di 3-6 mm di diametro di colore bianco.

Dic

17

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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I lavori di Dicembre

Condensa– Nel Nord Italia sono pochi i lavori da effettuare nell’orto perché il ridotto numero di ore di luce e le condizioni  climatiche decisamente avverse riducono lo sviluppo delle piante alle semplici funzioni di sopravvivenza. Solo per chi opera sotto tunnel  di una certa dimensione è da ipotizzare qualche intervento che per lo più si risolve con il controllo delle condizioni di umidità all’interno del tunnel stesso. Tenori alti di umidità e in particolare l’acqua di condensa che ricade al suolo, infatti,  provocano facilmente fenomeni di marcescenza.

Serre calde – Sono pochi gli orticoltori che possiedono un serra riscaldata anche se molti altri si stanno attrezzando. In questo caso con l’inizio di Dicembre occorre iniziare le semine in cassetta di pomodori e melanzane da trapiantare prima dell’inizio della primavera in piena terra. Produrre piantine provviste del pane di terra è sicuramente la strada migliore percorribile se non altro perché gli stress da trapianto sono ridotti al minimo  o del tutto evitati. Prima di qualunque semina in ogni caso vanno sterilizzati con bagno in soda caustica tutti i contenitori  e gli attrezzi utilizzati.

Attrezzi – pale, zappe, vanghe, forconi e altri attrezzi utilizzati durante la stagione passata  per i vari lavori vanno ripuliti da tutte le incrostazioni utilizzando un spatola finché tutto il materiale ossidante è stato rimosso. Al fine di ottenere la rimozione della ruggine si possono ottenere buoni risultati affondando gli attrezzi per varie volte in un mucchio di sabbia. Dopo aver rifatto il taglio o le punte e rimosso eventuali sbavature con un piccolo flessibile e una morsa  potrebbe risultare utile pennellare con del gasolio le parti ferrose.

Cantina – Gli ortaggi immagazzinati in cantina sono soggetti a trasformazioni che se non opportunamente controllate danno vita a processi degenerativi. Le patate ad esempio, vanno conservate in luogo fresco e ben aerato ricoperte di paglia  e al buio. La luce infatti fa germogliare gli occhi e stimola la formazione di solanina che dà alla patata la caratteristica colorazione verdognola della polpa e allo stesso tempo la rende velenosa e amara. Kiwi e kaki invece per renderli pronti al consumo vanno “ammezziti” e quindi tenuti al caldo accanto alle mele.

Dic

19

By potatore

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La stagione degli agrumi!

Il pieno di vitamina c con le arance italiane! Già avviata la commercializzazione di questi succosissimi frutti e fondamentalmente biologici. Poche, infatti, i parassiti vegetali e animali che colpiscotno tale pianta e quindi gli interventi sono molto limitati e concentrati soprattutto durante il periodo, primaverile estivo. Nella scelta, è importante, selezionare prodotti italiani che danno le migliori garanzie di qualità e, in tempo di crisi, aiutano i coltivatori agricoli italiani alle prese, più di altri, con la concorrenza estera e il calo dei consumi interno. Prodotti italiani , quindi, sinonimo di qualità e di sanità  e sostenerli per garantirne il livello raggiunto e compito di tutti. Basta accertarsi sulle confezioni che siano prodotte in Italia e , se pagate qualche centesimo in più, il consumatore sarà ripagato dalla indiscussa bontà del prodotto e la consapevolezza di aver aiutano, nella crisi, il proprio paese.

Mag

25

By potatore

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Categories: Allevamento

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Da Mario..la carne è solo italiana.

 

 

Con piacere mi trovo a pranzare in una trattoria a Credaro in provincia di Bergamo, in prossimità del Lago d’Iseo: menù della Lunigiana.Chiedo spiegazioni allo Chef del perché di tale scelta e che tipo di carne utilizza.  “Solo bovini italiani appartenenti alla razza  Chianina, Romagnola e Piemontese,  sono toscano” è  la risposta pronta di chi della qualità ne ha fatto una questione di stile. La piacevole discussione  continua con l’elencazione dei vantaggi circa l’utilizzo della carne italiana e delle particolarità di gusto che questa ha: è molto magra, con poco grasso di marezzatura e da essa si ottengono  tagli di tutta qualità come  la “costata fiorentina” o il saporitissimo “carpaccio” della Piemontese.  Come dargli torto,  solo alla fine gli dico che sono insegnante e mi occupo di razze bovine e che “l’interrogazione”  è stata da dieci e lode:  buon appetito a tutti con i prodotti italiani!!!

Gen

3

By potatore

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Frutta e ortaggi… i più sicuri d'Europa

di Daniel Bernini
ortaggi
Recentemente il Ministero della Salute ha pubblicato i risultati di una ricerca riguardante la presenza di antiparassitari sulla frutta e sugli ortaggi prodotti in Italia. I dati si riferiscono al 2010 e dicono che il 98.7% dei nostri prodotti ortofrutticoli sono “regolari”, cioè senza residui o con residui ampiamente sotto i limiti previsti per legge. Esiste infatti una normativa europea che prevede che nei prodotti agricoli possano esserci tracce di antiparassitari, purchè a livelli bassissimi e non pericolosi per la salute umana; a tale scopo ha fissato i cosiddetti LMR (limiti massimi di residuo), che sono decine di volte più bassi rispetto a quelli considerati dannosi dalle autorità sanitarie. Legambiente ha comunque manifestato la sua reoccupazione per la presenza di questi residui; in particolare punta il dito sul fatto che ancora non si conoscono bene gli effetti sulla salute umana di residui di più prodotti chimici, anche se ciascuno presente sotto i limiti ammessi. C’è da dire che l’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato uno studio piuttosto tranquillizzante su questo aspetto, ma le rassicurazioni non sono mai troppe. La buona notizia è che la frutta e la verdura made in Italy sono le più sicure d’Europa. Qui i dati ufficiali più recenti sono relativi al 2007, ma sono comunque interessanti. In quell’anno i campioni fuorilegge di frutta e verdura furono l’1.1% in Italia, il 4.82% in Spagna, il 4.85% in Germania e il 7.59% in Francia. Inoltre, nel nostro Paese, vi è stato un costante miglioramento nel tempo: in 15 anni la percentuale di irregolarità si è ridotta di quasi cinque volte. Questi dati testimoniano come gli agricoltori italiani siano molto attenti a questo aspetto e ci spronano a fare molta attenzione al momento di fare la spesa: non solo scegliendo prodotti italiani diamo una mano alla nostra economia, ma abbiamo la certezza di acquistare prodotti più sicuri e di migliore qualità.

Dic

19

By potatore

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Freddo brrr!!!!

Il freddo invernale e le brinate  danno un duro colpo  alle coltivazioni sia di tipo arboreo  che  erbaceo. Normalmente le piante arboree hanno delle  difese naturali che le permettono di superare, con o senza danni il periodo invernale.  In particolare con l’approssimarsi della   sta­gione fredda le piante lignificano i germogli più teneri  in modo  che la lignina e a cellulosa facciano da riparo  alle rigide temperature. Le gemme, invece, vengono rivestite da particolari formazioni vegetali  chiamate perule che per la loro consistenza faranno  da riparo  fino alla primavera successiva quando si schiuderanno lasciando avanzare  il nuovo germoglio.  Non sempre, però, le difesa attuate dalla pianta sono così valide e dopo certe  annate più rigide è  facile trovare in primavere rami secchi, piantine morte ed anche in piante  di notevole circonferenza è possibile notare le tipiche  fessu­razioni verticali del tronco e più propriamente della  cor­teccia a sottolineare temperature invernali non sopportabili per la pianta. Normalmente sono le piante più giovani a giovarsi della cura dell’uomo che con opportuni accorgimenti aiuta  le piante dell’orto e  del giardino a limitare  i danni da gelata  o  addirittura alla morte per allessamento. Della paglia o altro materiale organico posto sul terreno  attorno al fusto evita il più delle volte l’eccessivo congelamento del  terreno,  mentre  avvolgere il fusto  con  paglia ben asciutta e successivamente avvolgere il tutto con un film di materiale  plastico  è l’ideale per la protezione  di que­st’ultimo. Nelle  piante da frutta risulta invece efficace  pennellare il  tronco con solfato di rame e calce nella proporzione  di 1:1. Con questo semplice rimedio si disinfetterà efficace­mente il fusto da parassiti animali e vegetali ed in parti­colare del muschio responsabile della marcescenza dei tessu­ti

Apr

4

By potatore

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Ortaggi in “famiglia”

Ortaggi in “famiglia” – Per evitare di mettere a dimora in successione piante appartenenti alla stessa famiglia o poco compatibili tra di loro, di seguito alcune specie con le famiglie di appartenenza. Spinaci e biete da costa fanno parte della famiglia delle Chenopodiacee mentre alle Solanacee appartengono quelli che vengono comunemente definiti ortaggi da frutto come i pomodoro, le melanzane, i peperoni e le patate. Alle leguminose oltre i ben noti piselli e fagioli appartengono anche fave, lenticchia, soia ceci. Infine le aromatiche  considerate a tutti gli effetti nell’ambito delle colture ortive ; tra le specie più diffuse molte appartengono alla famiglia delle Labiate come il basilico, la melissa, alcune specie di menta, origano, rosmarino, salvia, santoreggia e alcune specie di timo.

Trapianti –  Molta attenzione va  anche posta nell’utilizzo  di piantine in  torba pressata; Il pane di terra  deve essere completamente  interra­to  e possibilmente  compresso lateralmente mantenendo alta l’umidità del substrato  per  evitare fenomeni di  “scollamento”. La piantina va inoltre interrata tenendo conto del livello tenuto nei contenitori alveolati e in particolare il “colletto” della piantina non va coperto da ulteriore terriccio per evitare fenomeni di marcescenza anche se nel caso del pomodoro ciò viene sopportato se non gradito. In caso di trapianti a radice nuda vanno preferite le ore pomeridiane e serali e con l’utilizzo di un cavicchio una volta interrate   il terreno circostante va pressato  e annaffiato abbondantemente.

Pomodori – Con la seconda settimana del mese si possono mettere a dimora in pieno orto le piantine di pomodoro. La densità di coltivazione consigliata è di 3 piantine a metro quadrato utilizzando preferibilmente file binate o doppie al fine di una buona utilizzazione della luce e distribuzione radicale . Le distanze previste sono di 35-40 cm sulla fila 60 cm tra le file e 90 cm tra le bine. Diminuendo tali distanze si alzerà la densità di coltivazione e allo stesso tempo aumenterebbe la produzione a scapito della pezzatura o grossezza dei frutti. Tale sistema può risultare utile anche per diminuire il numero dei tutori necessari per l’allevamento in verticale e per avere a disposizione maggiore spazio per le varie operazioni, scacchiatura, zappettatura, raccolta.

Lavori – Aglio e cipolle: le aiuole vanno ripulite dalle piante infestanti mediante zappetture interrando con la stessa un po’ di concime complesso. Bietole da coste: Provvedere a nuove semine, diradare  e ripulire dalle infestanti quelle seminate in precedenza e provvedere alla raccolta delle coltivazioni seminate in autunno. Carote: proseguire nelle semine scalari, diradare e concimare quelle seminate in precedenza. Cavoli: seminare le varietà estive in semenzaio o vasetto. Fagioli: seminare sia le varietà nane che rampicanti nelle località di pianura aspettare la fine del mese per le località meno assolate. Lattuga a cappuccio: seminare e trapiantare le varietà a raccolta tarda primavera, procedere alla completa raccolta di quella allevata in serra.

Feb

28

By potatore

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Convincimi a consumare carne italiana

marchigiano

ecco come hanno risposto gli alunni dell’Agrario:

Andrea – L’Italia effettua su tutti i propri prodotti, compreso la carne, accurate e minuziose analisi. Gli alimenti,con i quali si allevano gli animali, sono certificati e garantiti. L’Italia è al primo posto in Europa ( e forse al mondo) tra le nazioni con il più alto controllo sugli alimenti. Qualità, sicurezza, reperibilità, tasso di inquinamento, sono caratteristiche presenti nei protocolli italiani e ai quali va aggiunto il minor trasporto e quindi l’impatto sull’ambiente. Per questi ed altri motivi consiglio, prima di acquistare, di accertarsi che il prodotto sia di provenienza italiana.
Stefano – Io non consumo carne però, so per certo,  che in Italia vengono effettuati frequenti controlli con metodi molto rigorosi in tutte le fasi della filiera. Un elemento positivo è la tracciabilità della carne durante tutti i passaggi e l’indicazione chiara della provenienza  anche per il consumatore. Inoltre  la carne  italiana è stata selezionata da anni per essere scarsamente infiltrata di grasso e nervi.
Tommaso – l’Italia è un paese che si caratterizza per la buona cucina e per la qualità e la genuinità dei suoi prodotti. Le nostre carni sono le più controllate al mondo e le vacche sono allevate secondo rigidi criteri  mentre dal  punto di vista nutritivo le nostre carni presentano le caratteristiche più adatte per una sana ed equilibrata alimentazione.  I tagli delle carni  di razze italiane sono i più pregiati e rinomati e vengono tramandati da generazioni e ben si sposano con i piatti caratteristici delle diverse regioni italiane.

Feb

15

By potatore

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La bufala mediterranea italiana

bufal-ottimaÈ nella grande famiglia del tipo River che si inquadra la bufala allevata in Italia che fino a pochi anni fa era definita bufalo di tipo mediterraneo e che oggi è riconosciuta come razza Mediterranea Italiana. Tale traguardo è stato raggiunto grazie al lungo isolamento ed alla mancanza di incroci con bufale appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi diversi allevati in altri paesi del mondo. Fisiologicamente il bufalo differisce dal bovino perchè di diversa specie, numero diverso di cromosomi 48 anzichè 60 e tra loro infertili. Sono molto somiglianti e hanno lo stesso paia di coste (13) mentre nei bisonti e nei yack  è di 14 paia. Assenza di giogaia, la convessità frontale e la forma delle corna, per rimanere nel tecnico,  e curiosamente la sequenza degli anelli delle corna non indica l’età . Il pelo scarso  tanto che la cute, spessa e coriacea rimane spesso rimane nuda ed è più dotata di ghiandole sebacee da qui la necessità per questi animali di rotolarsi nel fango.  Piu intelligente del  bovino i visitatori di allevamenti bufalini avranno notato la curiosità di questi animali verso gli estranei. Stessa formula della tavola dentaria e ha la” bocca fatta a sei anni” in pratica ha la dentizione completa da adulto a questa età. I tori  hanno i testicoli aderenti al ventre e non pendenti e un minor dimorfismo sessuale al contrario dei tori dei bovini che denotato una spiccata mascolinità. La gravidanza è in media di 316 giorni di media, un mese in più dei bovini. I bufali, in Italia, vengono allevati per la produzione della ormai famosa e gustosissima mozzarella ma, poco mercato trova, probabilmente per scarse conoscenze, la commercializzazione e il consumo  della carne:  tenera e succulenta, vanta la metà del colesterolo e il doppio del ferro rispetto al manzo.  Ottimi motivi per valorizzare un prodotto italiano

Dic

5

By potatore

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Il cardellino nostrano…la mia passione

di Sebastiano Spinella

Da sempre il cardellino nostrano ha esercitato un grande fascino grazie al suo canto e al suo piumaggio colorato. Questo esemplare è originario dalla Svezia centrale ma oggi e’ diffuso in tutta l’Europa raggiungendo perfino l’Asia  e Africa. Il canto del cardellino nostrano è armonioso con una serie di suoni acuti che lo rendono senza ombra di dubbio l’uccello più amato al mondo,infatti voglio ricordare che questo esemplare è stato spesso oggetto di ispirazioni per molti poeti, scrittori e compositori ( Antonio Vivaldi) che hanno dedicato dipinti, poesie e canzoni. Il piumaggio è caratterizzato da colori vivaci, il maschio ha una mascherina rossa intensa che si distende dietro all’occhio, piume nasali neri (detti “baffi”), piccole copritrici nere con un po di marrone alle punte; la femmina invece si differenzia dal maschio perchè ha la mascherina rossa che non supera l’occhio, piume nasali grigie, copritrici piccole con tesa larga marrone. Il  cardellino si nutre oltre che di semi e frutti di vario tipo anche di insetti. Su rami e steli, alla raccolta del cibo, i cardellini dimostrano una grande abilità acrobatica ed è facile vederli appendersi anche a testa in giù. Questi uccelli si riproducono con maggior frequenza in voliera piuttosto che in gabbia. Le gabbie non dovrebbero essere di misura inferiore ai 90 cm. E’ molto importante infrascare i portanido sia interni che esterni  ad es. con le piante di agrumi o i rametti in plastica degli alberi di Natale; la cosa estremamente importante è che l’ambiente sia sempre luminoso e particolarmente asciutto, poichè con l’umidità lo sviluppo della coccidiosi diventa esponenziale; sarebbe quindi utile l’uso di un buon deumidificatore. Il nido è fatto con muschio, rametti e steli e viene rivestito all’interno con lana, peli e morbido materiale vegetale.Per ottenere risultati soddisfacenti è importante preparare i riproduttori già da Gennaio abituandoli a mangiare una o due volte a settimana il pastoncino, i semi cotti e l’uovo sodo. E’ di fondamentale importanza fornire agli uccelli acqua fresca per tutto il giorno in contenitori puliti. L’acqua deve essere sempre presente e non stagnante poiché potrebbe essere facilmente contaminata da vari agenti patogeni (in particolare lo Pseudomonas); da considerare la possibilità di dotare l’allevamento di abbeveratoi automatici a valvola direttamente collegati all’impianto idrico. A metà Marzo è bene unire i due sessi e formare le coppie stando attenti ai litigi. Verso la fine di aprile la femmina inizia e porta a termine la costruzione del nido senza l’aiuto del maschio e depone da 3 a 6 uova bianco bluastre e bianco verdastre punteggiate di grigio, rossiccio e bruno. L’incubazione dura 12 e talvolta anche 13 o 14 giorni e a 14-15 giorni dalla nascita i piccoli abbandonano il nido ma restano in vicinanza dei genitori anche quando questi attendono alla preparazione della seconda covata. L’accoppiamento dura fino alla seconda decade di settembre, dopo questo periodo avviene la muta l’appuntamento più temuto, perché è la fase più critica da superare per i nostri amici alati. Ricordiamoci di tenere il più possibile bassa l’umidità, di pulire spesso le grate delle gabbie, di fornire due volte a settimana un complesso polivitaminico in acqua da bere. Mantenendo queste condizioni….ma anche passione si possono ottenere risultati ottimi!!!  Si ricorda che il cardellino è specie  protetta in Italia ed è vietata la detenzione di soggetti non anellati e di cui non si dimostri certificazione di nascita in cattività, pena una multa salata quindi il consiglio si attenersi alle norme vigenti circa l’allevamento.

Nov

5

By potatore

Commenti disabilitati su La dieta mediterranea aiuta l'ambiente

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La dieta mediterranea aiuta l'ambiente

Il dibattito sull’impatto ambientale che ha l‘uomo sul pianeta è quanto mai attuale. Diversi sono i parametri che lo calcolano e diversi sono gli scettici che teorizzano che i cambiamenti climatici attuali sono ciclici o determinati da cause diverse ma non dall’uomo. Noi siamo, invece,  tra quelli che imputano all’uomo i danni ambientali e gli sconvolgimenti climatici: effetto serra, alluvioni, desertificazione. Purtroppo occorre misurarsi con chi ha mezzi maggiori  per affermare false verità e stili di vita poco compatibili con l’ambiente. Il riferimento alla “dieta mediterranea” è palese e dopo anni di martellanti pubblicità sulla necessità di utilizzare olio di semi ketchup posto del più genuino olio di oliva, di mangiare hamburger americani pieni di maionese e checiap   piuttosto che pizza, pasta e fagioli e tanta frutta e verdura qualcosa comincia a cambiare. La salute per gli italiani è diventato un “bene primario” è l’alimentazione corretta diventa preoccupazione di tanti. Si scopre, poi,  che una corretta “dieta mediterranea aiuta anche l’ambiente  e i dati parlano chiaro: 12,3 metri quadri di impronta ecologica con una immissione di 2,2 Kg di co2 di una alimentazione equilibrata  contro i 26,8 metri quadri con emissione di 5,4 kg di co2 nelle diete ricche di carne, dolci, grassi e zuccheri come quelle del Nord America. Mangiare bene migliora la salute  e l’ambiente, consumare frutta  e verdura di stagione e a km 0, migliorare lo  stile di vita comincia dalla tavola e dall’ambiente.

Giu

1

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Nocciolineee americaneeee!!

marcello

L’arachide (Arachis hypogaea L.) è una pianta di origini sudamericane (probabilmente proviene dal Brasile) della classe delle Dicotyledonae e dell’ordine delle Leguminosae
Cresce nel sottosuolo e i suoi fiori, dopo la fecondazione, si allungano e si introducono nel terreno dove crescono e raggiungono la maturazione.
Attualmente le zone di maggior produzione sono il continente africano e quello asiatico. In Europa viene coltivata in Grecia, Spagna e Italia; nel nostro paese la produzione iniziò nel 1870 in provincia di Alessandria e ha avuto alterne fortune, raggiunse l’apice agli inizi degli anni ‘60 per poi declinare lentamente; attualmente è piuttosto scarsa e le regioni interessate sono praticamente solo due: il Veneto e la Campania. Il fabbisogno della comunità europea è quasi interamente coperto da importazioni extra-comunitarie.
L’arachide produce l’omonimo frutto, noto anche come nocciolina americana, pistacchio di terra o spagnoletta, che contiene due o tre semi di forma ovale ricoperti da una pellicola di colore rossiccio.
Le arachidi vengono consumate in diverse forme. A seconda delle varie specie, vengono ottenuti semi dalle dimensioni diverse; i frutti di maggiore dimensione vengono sfruttati per produrre le noccioline tostate e quelle dolci mentre i frutti più piccoli vengono utilizzati per la produzione dell’olio e del burro di arachidi.
Le noccioline tostate – Terminata la raccolta, le arachidi vengono seccate al sole e, susseguentemente, vengono tostate; il gusto delle arachidi può avere un’intensità più o meno marcata a seconda di quanto forte è stata la tostatura. Negli esercizi commerciali sono reperibili arachidi con o senza guscio, salate e no. La salatura aumenta decisamente l’appetibilità del prodotto e si corre il rischio di un consumo eccessivo. Dalla macinazione delle arachidi tostate si ottiene una pasta astringente che attraverso opportune aggiunte di zucchero e di oli vegetali si trasforma nel già citato burro di arachidi, un prodotto che è nutrizionalmente simile all’olio extravergine di oliva.
Le arachidi in cucina – La cucina del nostro Paese utilizza le arachidi soprattutto nelle preparazioni di piatti dolci; in altri Paesi invece è possibile trovarle anche come ingrediente di piatti salati; uno dei più noti è senz’altro il Pad Thai, un tipico piatto della cucina thailandese.
Il gusto intenso delle noccioline americane permette di sfruttarle come ottimo insaporitore di pietanze senza correre il rischio di eccedere dal punto di vista calorico.
Molte industrie evidenziano sia l’eventuale presenza di arachidi quale ingrediente dei loro prodotti sia se un determinato prodotto, non contenente arachidi, è stato confezionato in uno stabilimento che le utilizza. Il motivo di tale indicazione è dovuto al fatto che le arachidi possono produrre una reazione allergica che potrebbe avere conseguenze molto serie. Allo stato attuale non vi sono terapie per questo tipo di allergia; l’unica soluzione è l’esclusione totale di questo alimento dalla propria dieta.

Apr

10

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ll riciclaggio delle batterie

michele ciarlo

Ogni anno in Italia si utilizzano circa 600 milioni di batterie. Il riutilizzo e il riciclaggio delle batterie è concentrato soprattutto nell’industria automobilistica, mentre tutte le altre piccole batterie, insieme ai loro cocktail di sostanze tossiche, come il mercurio, il nickel e il cadmio, sono gettati nella spazzatura indifferenziata e finiscono in discarica. Grazie ad una direttiva dell’Unione europea, si realizzeranno dei regolamenti che legifereranno finalmente sui rifiuti pericolosi per cercare di fermare l’inquinamento dovuto alle sostanze pericolose nel suolo e nei corsi d’acqua. I costruttori, in futuro saranno responsabili dalla raccolta delle pile al trattamento e riciclaggio. L’obiettivo è quello di raccogliere il 25% delle pile portatili, comprese quelle ricaricabili dei computer, entro il 2012, passando al 45% entro il 2016 (Secondo i dati del 2002, ben 75.155 tonnellate di batterie vengono buttate ogni anno). La nuova direttiva mira ad evitare lo smaltimento delle pile nell’ambiente migliorando i sistemi di raccolta e di riciclaggio. Essa prevede inoltre delle limitazioni all’uso di determinati metalli pesanti. Tra le modifiche introdotte:
• disposizioni che disciplinano la raccolta o il ritiro di tutti i tipi di pile e che fissano obiettivi a livello nazionale relativi alla raccolta delle pile portatili. Esse impongono la raccolta di almeno il 25% delle pile portatili utilizzate annualmente in ogni Stato membro entro il 2012, percentuale che passerà al 45% entro il 2016;
• obbligo di riciclare tutte le pile raccolte (con le eventuali deroghe per le pile portatili pericolose);
• limitazioni all’uso del mercurio in tutte le pile e all’uso del cadmio nelle pile portatili;
• divieto di smaltimento in discarica o mediante incenerimento delle pile industriali o delle batterie per autoveicoli;
• requisito che i processi di riciclaggio per i diversi tipi di pile debbano soddisfare determinati livelli di efficienza;
• obbligo, in conformità al principio della responsabilità del produttore, per i produttori di pile di finanziare i costi della raccolta, del trattamento e del riciclaggio delle pile usate.

Mar

13

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Il pomodoro nero

pomodoro nero

Ecco il “pomodoro nero” che combatte i radicali liberi
E’ un pomodoro ma quando matura la sua buccia assume una colorazione viola tendente al nero, grazie alla presenza degli antociani, pigmenti che si trovano in alcuni vegetali, come l’uva nera e i mirtilli. Gli antociani sono potenti antiossidanti, utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento. “Sun black”, come è stato ribattezzato questo “pomodoro nero”, che però conserva una polpa di colore rosso e che mantiene inalterato il sapore, è un supernutriente e può quindi garantire benefici alla salute. Si tratta del risultato di una ricerca che non ha fatto ricorso a tecnologie OGM, nella consapevolezza che tali alimenti non incontrano, al momento, il favore dei consumatori italiani.
Il “sun black” è stato concepito nell’ambito del progetto interuniversitario “Tom – Anto”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e coordinato dal professor Pierdomenico Perata, ordinario di fisiologia vegetale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Al progetto partecipano le università di Pisa (referenti scientifici il dottor. Fernando Malorgio e il professor Alberto Pardossi) , Modena e Reggio Emilia (referente scientifico è il professor Nicola Pecchioni) e della Tuscia di Viterbo (referente scientifico è il professor Andrea Mazzucato).
Il “sun black” unisce in un unico alimento le componenti nutrizionali di più frutti. Il team di ricercatori è partito da una constatazione: che l’aspettativa di vita è aumentata grazie anche all’aggiunta, in alimentazione, di molecole capaci di prevenire le malattie e di migliorare la qualità del metabolismo, rallentando l’accumulo di radicali liberi. E’ nata così l’idea di combinare in uno stesso alimento le qualità del pomodoro con quelle dell’uva nera o dei mirtilli che contengono un’elevata quantità di antociani, dall’azione antiossidante. Gli antociani sono infatti assenti normalmente nei pomodori. Per raggiungere l’apporto nutritivo del “sun black”, una possibile, salutare insalata dovrebbe essere arricchita dalla presenza di mirtilli o di uva nera. Il “pomodoro nero” è ormai arrivato al secondo anno di raccolta, anche per merito del lavoro svolto dal professor Gianpiero Soressi dell’Università della Tuscia (Viterbo), che ha ottenuto il pomodoro Sun Black effettuando un incrocio tra varietà di pomdoro con caratteristiche contrastanti. Uno dei genitori di Sun Black produce piccole quantità di antociani nella buccia, mentre l’altro genitore produce elevate quantità di antociani nelle foglie. Dall’incrocio di queste due varietà è nato Sun Black, che mostra la intensa colorazione viola-nera nella buccia del frutto. Il risultato ottenuto con il “sun black” rappresenta un’ulteriore conferma della vitalità della ricerca condotta in Italia: con circa 150mila euro (finanziamento del Ministero dell’Università) è stato infatti possibile un risultato che potrebbe modificare in maniera significativa l’alimentazione umana.Per il progetto si confermano due obiettivi: uno propedeutico rispetto alla ricerca agroalimentare e a un possibile ingresso del “sun black” nel circuito commerciale; il secondo sta nello studio dei geni coinvolti con il processo di produzione di antociani per migliorare ulteriormente, senza ricorso a ogm che non incontrerebbero l’approvazione dell’opinione pubblica, la componente nutrizionale degli alimenti.

Mar

9

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La patata bollente

La Commissione Europea ha messo fine all’ embargo sulle nuove colture OGM che resisteva dall’ Ottobre 1998 ed è subito Politica. L’autorizzazione di Bruxelles riguarda la coltivazione della patata AMFLORA geneticamente modificata dalla Basf per avere un maggiore contenuto di amido e l’ importazione di tre nuove varietà di mais biotech. La patata Amflora è stata autorizzata per uso industriale e non per uso alimentare umano. Basf ha dichiarato di essere pronta a coltivarla da quest’ anno e che la superpatata, ricca di amilopectina pura è destinata essenzialmente all’ industria della carta, del tessile degli adesivi; permettendo un numero inferiore di passaggi nel processo produttivo per rendere i filati più forti, la carta più lucida e gli intonaci più aderenti alle pareti. Per il ministro Luca Zaia delle politiche agricole quello di Bruxelles è un atto che rischia di modificare profondamente il settore europeo, non soltanto ci riconosciamo in questa decisione ma non bisogna permettere che questo meta in dubbio la sovranità degli stati membri in materia agricola. La Commissione Europea ha confermato che l’ Europa non può imporre ad uno Stato di coltivare piante OGM solo se le nazioni richiederanno la CLAUSOLA DÌ SALVAGUARDIA motivandone la decisione con informazioni nuove o complementari resesi disponibili.
In questa vicenda hanno preso piede anche gli ecologisti preannunciando un referendum per impedire la coltivazione di Organismi Geneticamente Modificati nel nostro Paese e per quanto riguarda il resto di tutta l’ Europa. Nei luoghi dove la coltivazione degli OGM è consentita gli agricoltori hanno ridotto le semine e questa è la concreta dimostrazione che il BIOTECH in commercio non rappresenta quella miracolosa convenienza che le multinazionali propagandano. Se si fa riferimento che le superfici aziendali sono molto limitate non si può pensare che le colture OGM possano essere delle soluzioni per incrementare le produzioni: ai vari stati  la scelta su l’utilizzo o meno di colture OGM.

Gen

11

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Il ritorno del lupo

margherita

Il lupo è un animale che da sempre affascina e attira l’attenzione, soprattutto negli ultimi dieci ann
i in Svizzera dove sta ritornando a ripopolare il territorio. Questo ripopolamento ha avuto inizio nel 1995 e si sta espandendo sempre di più: ha raggiunto lo spazio alpino dell’Italia e della Francia e sta raggiungendo le Alpi centrali. Ma sul territorio svizzero ci sono ancora molti ostacoli, uno di questi è (come di consueto) l’uomo. La porta d’ingresso principale per entrare in Svizzera è il Vallese da cui poi si può accedere ad un altro cantone, ma purtroppo il lupo non può attraversarlo perché qui ci sono le pecore al pascolo e, quando è affamato le attacca, per questo i pastori li abbattono. Questo fenomeno non fa che peggiorare la situazione: i lupi rischiano l’estinzione e ora che si intravede un barlume di speranza sulla loro sopravvivenza, arriva l’uomo, che come al solito rovina tutto, solo perché questo povero animale affamato uccide una o due pecore per non morire di fame; io penso che noi faremmo lo stesso se non mangiassimo da giorni interi, e poi le pecore mica rischiano l’estinzione!!!e se ne trovano a milioni. La caccia al lupo è tutt’ora assolutamente vietata e per chi infrange questa regola sono previste severe punizioni. Anche se rimangono in circolazione i bracconieri che non perdono un minuto per abbattere un innocente animale in cambia di denaro.
Il wwf è prontamente intervenuto: ha fatto un sondaggio da cui è risultato che solo il 20% della popolazione svizzera non accetta il lupo. Per tanto ha dichiarato di voler suscitare, in futuro, dibattiti costruttivi sulla convivenza con il lupo e sulla protezione delle greggi senza nessuna
E ricordiamoci che il lupo è l’antenato del nostro fedele cagnolino e quindi, come si ha rispetto per il cane, lo si deve avere, a maggior ragione, per il lupo.

Dic

29

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L’ Arno invaso da pesci ‘alieni’

stefano

L’ abbiamo popolato di alieni, e adesso la colpa è nostra: se i pesci  originari dell’ Arno sono ridotti a un manipolo di profughi impauriti, scacciati dalle loro nicchie, depredati del cibo, braccati dagli invasori o addirittura divorati. Abbiamo trasformato l’ Arno in un fiume «mostruoso», facendolo abitare da creature che sembrano saltar fuori da un film di fantascienza degli anni cinquanta: pesci siluro, gamberi killer, vongole giganti, rane toro, cozze zebrate. Tutte specie definite, appunto, aliene. Cioè non originarie di qui, ma che qui in qualche modo sono arrivate. «Ma non certo con i dischi volanti né da soli con le loro pinne, zampe o code che siano. Nell’ Arno ce li abbiamo messi noi uomini. C’ è sempre qualcuno che per disattenzione, estro del momento o per ferrea volontà fa arrivare a destinazione questi animali» dice Giovanni Menduni, segretario dell’ Autorità di bacino dell’ Arno. Si butta in Arno l’ enorme pesce siluro per rendere più avvincente la battuta di pesca, si svuota nel fiume l’ acquario di casa per disfarsi del piranha o della tartaruga esotica, ecco come arrivano gli alieni a Firenze, coltello e insieme ferita di questo Arno: ne stravolgono l’ equilibrio naturale, facendo strage delle specie autoctone, razziando cibo, spazi e futuro a chi nel fiume ha diritto di abitarci da sempre perché ci è nato, ma allo stesso tempo sono essi stessi il segnale di un malessere più profondo. «La presenza degli alieni ci dice quanto male l’ uomo stia facendo all’ ambiente» dice Carlo Scoccianti, biologo, consulente dell’ Autorità: «Scarichi, inquinamento, cantieri, abusivismo hanno talmente indebolito la resistenza delle specie autoctone nel fiume, da renderle facile preda dei nuovi arrivati. La vera mostruosità non sono loro, ma ciò che l’ uomo sta facendo alla natura». Colpa nostra, dunque, se il pesce siluro, aggressivo bestione baffuto che raggiunge anche i due metri di lunghezza e i cento chili, sta facendo polpette dei cavedani e delle paperelle dell’ Arno: è originario del Danubio, ma da anni sguazza anche qui: «E ovviamente ci è stato buttato: ormai è dappertutto, anche a Bilancino, anche nella Greve» dice Annamaria Nocita, naturalista. E’ una vera esperta di alieni: tra i pesci ne ha individuate oltre una ventina di specie, e i primi due siluri in Arno li ha trovati lei nel ‘ 98, proprio nel tratto cittadino. Liberarsi dei siluri è praticamente impossibile: per regolamento, se vengono tirati su durante le gare di pesca, poi devono essere ributtati nel fiume. Bisogna, se non altro, fare in modo che non ne arrivino più». Nel nord Italia si fanno delle vere e proprie battute di caccia: l’ anno scorso la Provincia di Rovigo ha offerto una taglia di 26 centesimi al chilo per ogni siluro pescato. Un altro pesce siluro presente nell’arno, anche questo baffuto, è il pesce gatto: è di origine americana e si adatta anche nelle condizioni più proibitive,quando il fiume è in secca può sopravvivere per un certo periodo sepolto nel fango. Anni fa ce n’ erano tantissimi, ma adesso non se la passa troppo bene, spodestato da un altro competitore, il pesce gatto a pallini, una specie di cuginastro che lo sta rapidamente sostituendo. L’ ultimo alieno passato per le mani della dottoressa Nocita è la cozza zebrata: l’ hanno trovata quest’ estate nel lago di Bilancino. E anche questa creatura, più piccola delle cozze classiche, ma con strisce bianche e nere che le hanno valso il soprannome zebrata, non dovrebbe essere qui: la sua origine è nel Mar Caspio. Si attacca alle chiglie delle barche, e così si sposta. Da anni è segnalata nel nord d’Italia. E’ capace di distruggere diciannove specie di acqua dolce, e provoca danni alle condutture degli impianti di filtro dell’ acqua. Un altro famoso alieno dell’ Arno e dei suoi affluenti è la vongola gigante: un grande mollusco con una conchiglia ovale e panciuta, larga fino a 20 centimetri. Vive nelle acque stagnanti o che fluiscono lentamente, filtra continuamente schifezze, il che la rende inadatta per gli spaghetti, ma perfetta per usarne il guscio come posacenere. Il Ròdeo Amaro, altro pesce forestiero dalle carni appunto amarissime, la sfrutta biecamente come un’ incubatrice, inoculandole al suo interno le uova: quasi ci fosse una sorta di solidarietà tra alieni. Il gambero killer, è forse il più noto fra gli invasori: viene dalla Louisiana, un paio di anni fa andò perfino in televisione. Era il periodo riproduttivo del gambero, e una lunga fila di questi animaletti, simili a piccole aragostine, scavalcò l’ A1 per passare da una parte all’ altra dell’ autostrada, creando non pochi incidenti. E’ voracissimo, tritura le larve di tutto quello che trova. E’ stato introdotto anche in Italia, dall’ America via Spagna, perché è cicciotto e si mangia. Devastante per le altre specie. Tralasciando il piranha che alla fine degli anni Ottanta fece la sua comparsa in Arno, scaricato da qualche amante dell’ esotico, e stecchito però dalle basse temperature invernali dell’ acqua, la carrellata aliena potrebbe andare ancora avanti.

Nov

27

By potatore

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Il compostaggio dei liquami

ambra

L impianto è costituito da una grande vasca in cemento nella quale viene sistemata paglia in ragione di 180 kg/mc. Sulle pareti longitudinali della vasca, su apposite rotaie, scorre la macchina G-zero che spruzza il liquame sulla paglia e successivamente aziona la coclee (lame taglienti che sminuzzano) che, sfruttando l’ azione di appositi denti, continuano ad operare il mescolamento della massa e contemporaneamente insufflano l’ aria . Il liquame non sprigiona odori, poiché viene immediatamente assorbito dalla paglia che con il passare delle settimane diventa progressivamente compost sempre più maturo e asciutto. Le fermentazioni che si sviluppano nella massa determinano un innalzamento della temperatura fino a circa 60 gradi. Questo livello termico fa evaporare l’ umidità, distruggendo qualsiasi tipo di insetto e la flora batterica patogena. Tutto l’ impianto è posto sotto una copertura che possiede caratteristiche idonee di portanza neve, in relazione alla zone climatica in cui viene istallato .
Il compost che si ottiene alla fine dei sei mesi di lavorazione dell’ impianto , si ha un prodotto assolutamente stabilizzato , ricco di composti umificati che, distribuito sui terreni, può conferire ad essi nuova e maggiore fertilità, potendo quel incremento di sostanza organica che tutti gli studi in materia agronomica auspicano possano realizzarsi nei terreni italiani. Il compost che si ottiene è assolutamente inodore e può essere utilizzato sui terreni aziendali, anche quelli dotati di maggiore pendenza, senza il minimo pericolo di ruscellamento, data la sua natura solida. Se il compost non viene utilizzato tutto in azienda, può essere tranquillamente essere venduto sul mercato e generare reddito ; trattandosi infatti di un prodotto di alta qualità, è molto richiesto dai settori : frutticolo , orticolo e floricolo

Nov

14

By potatore

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La scuola del "buon padre di famiglia".

-mail firmata

La scuola pubblica anno dopo anno viene letteralmente smantellata. Se negli anni passati si poteva riscontrare una certa continuità nell’azione di governo con l’ultima annunciata riforma e in parte operativa si è rimasti del tutto spiazzati: Si aspettava una riforma del biennio superiore e invece si è avuta in primis quella delle elementari. La scuola primaria era,  speriamo che dopo i cambiamenti continua ad essere, il fiore all’occhiello della istruzione in Italia e invece è stata rivista? risistemata? tre I (inglese, informatica,impresa)?No, niente di tutto questo e di antica memoria Morattiana: è stato tagliato il personale per rimettere su cassa. Sul resto. rettifica su rettifica si riesce a capire poco di quale materie vanno in pensione e quali restano;  sui tempi, poi, è un autentico terno al lotto. Nel frattempo nella scuola, anche se con molta fatica, si lavora, si ci aggiorna, gli insegnanti si dotato( a loro spese di computer (registri elettronici,programmi, verbali) perché diventa impossibile lavorare ed esaudire le richieste dell’utenza senza questi strumenti. Nessuno ti costringe ma il lavoro di programmazione va scritto al computer se non sei provvisto puoi lavorare a scuola con quelli sgangherati passati d’uffico e alla fine uno sforzo (tanto serve anche ai tuoi figli)  lo compri. Il personale docente si informatizza a zero spese per lo Stato. Altre considerazioni: passerella di alunni tra istituti diversi?Era possibile già trentanni or sono. Alternanza Scuola-lavoro: la maggior parte degli Istituti ha già avviato da tempo progetti.Mi fermo qua negli esempi ma va detto: la scuola va avanti e lo Stato mette i bastoni tra le ruote. Cosa c’è da fare? Poche cose: quelle del buon padre di famiglia:

turnover per i dirigenti scolastici max 5 anni sulla stessa sede. Gli stessi devono andare in pensione una volta maturati gli anni di servizio senza possibilità di prolungamento.

Ridurre del 50%le funzioni strumentali oggi per lo più oggetto di nepotismo-e allo stesso tempo i vari progetti che si risolvono in uno sperpero inutile di risorse.

Impedire i trasferimenti del personale docente prima dei dieci anni se non per comprovate necessità.
Obbligo minime conoscenze informatiche quali navigazioni in internt,gestione posta elettronica e a tal proposito possibilità di detrarre dall’irpef le spese di acquisto di pc, libri, e cosa molto strana in un paese di musicanti le spese relative all’acquisto di strumenti musicali da studio.
Infine che tutte le scuole si attrezzino per ricevere via email documenti di iscrizione, e allo stesso tempo di spedire direttamente a casa tramite email risultati scolastici e notizie sia sull’andamento didattico sia di natura amministrativa….
Il personale in futuro, prima di essere assunto, deve dimostrare buone se non ottime conoscenze informatiche in aggiunta a quelle richieste per la disciplina di insegnamento.. Dimenticavo: rivedere gli stipendi degli insegnanti che sono equivalenti a quello di un lavoratore generico 0 anni di servizio e con titolo di studio licenza elementare

Nov

4

By potatore

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Maremma: la maiala!!!

razza cinta senese

Così ha esclamato un livornese quando gli hanno diagnosticato la nuova influenza suina o influenza A H1n1. Grazie alla nuova influenza A sono letteralmente spariti dalla circolazione e dai titoli dei giornali guerre, malaria, mortalità infantile,problemi legati all’uso di alcool e droga, la crisi economica e altre robette. La pandemia dell’influenza A nel frattempo si è ingrandita ed è diventata la pandemia del guadagno, degli interessi delle ditte farmaceutiche e dei grossi interessi commerciali. Vaccineneremo  due, tre , quattro milioni e chi offre di più nel frattempo l’influenza si è diffusa, siamo rimasti a letto con la febbre per due tre giorni, qualcuno ha pure avuto 39 ( mamma mia) qualcuno ha preso l’antibiotico ( caspita per sei giorni) pochi sono scomparsi ai propri cari (sapevano già delle cattive condizioni mediche). Provare invece a  chiedersi i morti in Italia per alcool, fumo, incidenti stradali, o nel mondo per fame , sete, diarrea!!. Non penso che interessi a molti e quindi nel frattempo fiato alle trombe sull’influenza che molti ci guadagnano!!!!!!!!!!!!!

Ago

25

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La natura si ribella

di An.bo

Incendi in estate, alluvioni in autunno e primavera, frane e valanghe in inverno, terremoti ed eruzioni vulcaniche tutto l’anno. Che cosa sta succedendo? E’ un panorama, purtroppo, molto attuale, quello di tutte queste catastrofi “naturali”. Eppure quando si cerca il colpevole, come sempre, non bisognerebbe fare altro che guardarsi allo specchio. Queste catastrofi sono in primo luogo un segnale che c’è qualcosa che non va. Si potrebbe cominciare delle cause delle attività antropiche: il disboscamento, la canalizzazione dei corsi d’acqua, l’escavazione del letto dei fiumi…  Tutti questi fenomeni hanno gettato le basi del cambiamento climatico, aggravando la i fenomeni naturali già presenti, ma in forma molto ridotta, che stanno assumendo la forma di quelli riscontrabili hai tropici.  Es.: Trent’anni fa l’onda di piena del fiume Po ci metteva 4-5 giorni per scendere dal monte sino al delta, oggi è questione di ore.  Ma nonostante tutto l’uomo continua di testa sua : per esempio costruisce in luoghi sbagliati, lungo i fiumi o ai piedi dei versanti franosi, realizzando, in siti che prima o poi verranno colpiti, anche impianti a rischio quali fabbriche chimiche, centrali, discariche, ma anche strade e ferrovie o utilizza materiali inadatti e, per risparmiare, non si applica gli accorgimenti costruttivi necessari – vedi quelli antisismici – se non quando è costretto.  Molte di queste avvenimenti potrebbero, quindi, essere evitabili, prevedibili o perlomeno rese meno devastanti. Questo richiederebbe un radicale cambiamento nell’approccio della gestione del territorio e lo sviluppo di un pensiero su scala globale, in grado di cogliere i collegamenti tra i diversi elementi dell’ambiente e gli interventi dell’uomo.

UNA “DIVERSA GUERRA MONDIALE”

La lotta contro le grandi catastrofi ambientali, ormai estese su scala globale, sta diventando una sorta di guerra mondiale: che però si può vincere, adeguandoci ad un pianeta che cambia. Cosa c’entrano le piccole vittime del recente terremoto del Molise con le 145 persone rimaste sotto le colate di fango a Sarno del 1998, o con le 20.000 rimaste uccise durante il terremoto di Izmit in Turchia, nel 1999 o con le 15.000 decedute sotto la furia del ciclone tropicale che si è abbattuto ad Orissa, in India, durante quello stesso anno?

Sembrano i numeri dei morti di una guerra mondiale, dove cambiano i fronti o i campi di battaglia, e nella quale le vittime sono i civili, in un drammatico scenario che coinvolge l’intero pianeta. Infatti il pianeta che sta cambiando con una velocità nuova e per molti aspetti è sconosciuta, ma cambia grazie alla spinta di alcuni fenomeni naturali ma anche attraverso la pressione esercitata dall’uomo. La nostra era una specie che all’inizio della sua storia era impegnata a sopravvivere alle grandi catastrofi naturali, ma che oggi deve sopravvivere alle catastrofi che genera. Per limitare certi danni ci si potrebbe affidare alle parole dello studioso Marcel Roubalut “se l’uomo non può impedire tutto, può prevedere molto.

IL PESO DEI DANNI

I costi delle catastrofi ambientali non sono solo quelli delle vittime o delle fasi di emergenza, ma possono influenzare nel tempo l’economia di un Paese e la vita delle persone. Nel nuovo millennio oltre 500 disastri hanno provocato circa 10.000 morti, 200 milioni di persone colpite, 70 miliardi di dollari di dann. Per non citare i danni provocati in Europa centrale dall’ultima alluvione dell’agosto 2002, che ha inciso per oltre l’1% del PIL della sola Germania. L’Italia non è da meno: in media durante l’ultimo decennio si sono spesi ogni anno oltre 3.500 milioni di euro per affrontare le emergenze idrogeologiche, con risultati che non hanno risolto il problema. Il grosso di queste risorse (oltre l’85%) è servito per tamponare e ripristinare i danni e meno del 15% è stato investito per rafforzare, in termini preventivi, il territorio circostante.

PERICOLI D’ACQUA

In un periodo in cui la carenza d’acqua è uno dei grandi problemi dell’umanità, i danni provocati dal dissesto idrogeologico sono al primo posto tra quelli causati dalle catastrofi naturali. Il fatto che l’eccesso di acqua provochi danni suona quasi come una beffa ma è la verità: Solo 10 nazioni si dividono il 60% delle risorse idriche della Terra ma 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e circa 5 milioni di esse muoiono ogni anno per patologie legate alla bassa disponibilità dell’acqua. E mentre il Pianeta si sta progressivamente riscaldando e le aree desertiche si stanno allargando, negli Stati Uniti (per esempio) ogni americano può permettersi il lusso di consumare 2.150 litri di acqua all’anno (ma non sono pochi neppure i 1.200 di ogni italiano, contro i 45 di un nigeriano). Dal 1918 l’Italia è stata colpita da 5.358 grandi alluvioni e 11.455 frane. Oggi sono oltre 7000 i siti a rischio di smottamento ed oltre 2500 quelli alluvionabili. La quantità di pioggia che cade ogni anno in Italia è quasi quella di 30 anni fa, ma concentrata in meno tempo. Così l’aumento dell’energia sprigionata dai fenomeni naturali, concentrata in tempi sempre più brevi, provoca effetti devastanti quando si somma ai danni provocati dalle azioni umane.

PERICOLI DI FUOCO

Viviamo nell’area di maggiore attività vulcanica del Sud-Europa e seconda a livello continentale solo all’Islanda, ma quando i nostri vulcani si svegliano sembriamo sempre un po’ sorpresi…Il più grande vulcano attivo del Sud-Europa è l’Etna: ogni anno fa sentire la sua voce (come anche il piccolo Stromboli), con eruzioni che più volte hanno rischiato di divenire vere e proprie catastrofi. Se ciò non è ancora avvenuto è perché non è di grandi dimensioni, è disabitato per vari chilometri nella sua parte più alta (e probabilmente proprio a causa della sua continua attività). Tra l’altro la carenza di una vera “memoria storica” delle catastrofi (ovvero non avvengono mai troppo vicine tra loro nello stesso posto) è, a detta degli esperti, “una delle cause culturali che sono alla base, nel nostro Paese, della mancanza di una vera politica di prevenzione.” Aspetto che trova fondamenta nel rapporto con il Vesuvio, la cui ultima eruzione, tipicamente di tipo esplosivo, avvenne nel 1944. Da allora il gigante sembra addormentato, ma gli scienziati ci dicono di non fidarci: escludendo Pompei, negli ultimi mille anni almeno un paio di volte ogni secolo il vulcano si risveglia e ne sono già passati 58 dall’ultima volta.

PERICOLI DI TERRA

Viviamo in un Paese geologicamente instabile. Per buona parte montuoso, la conformazione dei suoi rilievi ed il fatto di essere attraversato da due grosse faglie di frattura lo rendono, assieme a Grecia e Romania, l’area geologicamente più instabile d’Europa. Sono circa 8000 gli eventi sismici che ogni anno colpiscono l’Italia, anche se oltre 6000 sono registrabili solo dagli strumenti. Dei rimanenti 2000 solo qualche decina causa danni, mentre per fortuna ancora più rari sono quelli realmente devastanti. Dal 1000 d.C. in Italia sono stati registrati circa 30.000 terremoti, di cui 200 disastrosi, con 120.000 vittime nell’ultimo secolo (il triste primato è tuttora detenuto dal sisma che colpì la Calabria e lo stretto di Messina il 28 dicembre 1908, facendo oltre 86.000 morti). Insomma viviamo su un Paese in continuo movimento.

L’Uomo è si la causa di tanti problemi ambientali, può però esserne anche la soluzione, come ricordava il Mahatma Gandhi: “il mondo ha le risorse per soddisfare i bisogni di tutti gli uomini, ma non il loro egoismo“.

Lug

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By potatore

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birra certificata PEFC

di le.


Fra i prodotti più curiosi vorrei segnalarne uno molto interessante. E’ stata infatti commercializzata una birra aromatizzata al pino mugo e al pino silvestre la cui caratteristica è quella di essere certificata PEFC. Questo marchio, è riconosciuto dall’ente certificatore omonimo che lo rilascia in base a determinati criteri di qualità del legname e delle foreste da cui si ricavano i sottoprodotti. Il PEFC, che è fra i più importanti enti certificatori in questo senso, opera secondo criteri riconosciuti a livello internazionale per la gestione sostenibile delle foreste. La bevanda, che viene lavorata e commercializzata dal birrificio artigianale friulano “Foglie D’Erba” è la prima esperienza in assoluto a livello internazionale di birra aromatizzata con prodotti forestali provenienti da foreste certificate. I proprietari boschivi della Val Sarentino (Bz), che producono nella propria distilleria il mugolio ovvero l’olio essenziale di pino mugo da boschi certificati PEFC avevano già da tempo evidenziato il grande potenziale dei prodotti forestali non legnosi. Il prodotto è stato recentemente presentato all’incontro annuale dei segretari di tutti i PEFC nazionali riscuotendo particolare successo.