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Set

13

By Il Potatore

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Giardino acquatico

Anche una tinozza può diventare un giardino acquatico basta accontentarsi ma chi dispone di spazi maggiori può creare un vero ecosistema dove pesci e piante in reciproca simbiosi sono la gioia di grandi e piccini. La struttura del laghetto generalmente è formata o da un bacino rivestito da pvc o altro materiate impermeabilizzante atossico oppure da vasche preformate facilmente reperibili nei negozi specializzati che possiedono anche una vasta scelta per dimensioni e forme. Una volta formata la vasca occorre collocare innanzitutto le specie vegetali tenendo presente due punti fondamentali: il numero delle specie da mettere a dimora e la giusta proporzione tra specie galleggianti e specie sommerse. Riguardo il primo punto diversi sono gli aspetti da verificare e tengono presente non solo del rapporto specie-spazio disponibile ma anche la scelta delle specie tenendo conto anche della varietà delle forme e delle tonalità di verde che il fogliame pre-senta. Nella scelta delle specie, inoltre va utilizzata la logica per la quale, in caso di utilizzo di piante a fogliame piccolo, è possibile utilizzare numerose specie, disposte preferibilmente a gruppi; così facendo si otterranno delle aree omogenee sia per colore che per epoca di fioritura. In caso di utilizzo di specie a foglie grandi come Gunnera, Rodgersia e Hosta è necessario, invece utilizzare poche piante ben distanziate tra loro siste-mandole in modo da avere le più grandi dietro come sfondo, e a scalare in avanti quelle più piccole. Per essere certi del risultato, sarà conveniente, prima della definitiva messa a dimora, provare la sistemazione lasciando le piante nei contenitori ed una volta certi interrarle. Per quanto riguarda le specie galleggianti risulta fondamentale la loro presenza per impedire o quantomeno contenere lo sviluppo delle alghe. Ninfee, castagne d’acqua, erba pesce rappresentano alcune possibilità di scelta per i climi più rigidi e vanno zavorrate all’interno di un cestello di plastica pieno di terriccio coperto di ciotoli. Le piante galleggianti devono però non entrare in eccessiva competizione con quelle sommerse che necessitano di luce per svolgere la funzione fondamentale di filtro dell’acqua di sostanze inquinanti che sono la causa dello sviluppo delle alghe. Helodea canadensis, comunissima negli acquari, Hottonia e Ceratophyllum demersum vanno sistemate al fondo con lo stesso sistema delle galleggianti e vanno diradate con lo sfoltimento della chioma in caso di eccessiva vigoria vegetativa. Una volta verificato che il ph dell’acqua sia intorno a 7 possono essere introdotti i pesci. Le specie sono diverse e vanno dai comunissimi pesci rossi alle colorate carpe giapponesi o al Leuciscus idus rilevatore del grado di ossigenazione dell’acqua. L’attenzione va posta sul loro numero e quindi del consumo di ossigeno che in ogni caso può essere migliorato con un gettito di acqua. La loro presenza varia in funzione dei gusti di ognuno ma va tenuto in debito conto oltre all’interesse suscitato nei bambini il controllo sulle zanzare che essi esercitano.

Giu

4

By Il Potatore

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Fertilizzanti per l’orto/giardino? Cominciamo a conoscerli

 

 

I fertilizzanti si suddividono in : • concimi : si intende qualsiasi sostanza, naturale o sintetica, minerale od organica, idonea a fornire alle colture l’elemento o gli elementi nutritivi queste necessarie per lo svolgimento del loro ciclo vegetativo e produttivo, secondo le norme e le soluzioni prescritte per legge. • Ammendante migliora le proprietà e le caratteristiche fisiche, biologiche e meccaniche di un terreno • Correttivo : migliora le proprietà e le caratteristiche chimiche di un terreno.


Il letame è il più completo dei concimi organici misti. Il suo uso va ben oltre il solo apporto di elementi nutritivi ,ma contribuisce alla formazione della sostanza organica del terreno con tutti i relativi benefici. Risulta dalla mescolanza delle deiezioni solide e liquide degli animali domestici con la lettiera e non ha naturalmente composizione fissa, ma variabile a seconda della specie di animale domestico da cui si ottiene, dall’alimentazione e destinazione degli animali stessi ( latte, carne ) e della composizione della lettiera. Per esempio le deiezioni dei cavalli sono più concentrate, meno acquose di quelle dei bovini, che invece forniscono un letame lento di azione . Anche la composizione della lettiera, che può contenere paglia, foglie, torba, segatura influisce notevolmente sull’efficacia finale del letame; talvolta la lettiera, oltre a favorire l’assorbimento delle feci liquide , aumenta il valore fertilizzante per il suo alto contenuto in azoto. Il letame per essere utilizzato deve essere maturo cioè devono trascorrere alcuni mesi in modo che la decomposizione avvenga in concimaia dando modo poi ai microorganismi del terreno di accelerare la loro azione di trasformazione. E’ impiegato, inoltre, nella preparazione di letti caldi e terricciati. Tra altri concimi organici possiamo annoverare anche il  guano 3% di azoto, la pollina, letame di cavallo, di pecora, di suino. La differenza tra questi sta sul contenuto di acqua e con il crescere di questa nella composizione diminuisce il contenuto di elementi al suo interno. Il letame animale non contiene mai elevati quantità di elementi nutritivi e per intenderci la quantità di azoto non è mai superiore al 4-5% ma ha il vantaggio di avere presenti la totalità di elementi nutritivi  necessari alla pianta e sono capaci di migliorare tutte  le proprietà fisiche e chimiche.

Allo stesso modo anche il compost prodotto  negli orti  e nei giardini ottiene lo stesso effetto migliorativo del letame visto che a tutti gli effetti un composto organico

 

Mag

21

By Il Potatore

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Progettiamo il futuro giardino

Nella progettazione di un giardino la collocazione degli alberi in un giardino in genere è una delle decisioni più importanti che un giardiniere deve prendere. In giardini di dimensioni ridotte, infatti, un albero può risultare il punto focale dell’intera realizzazione mentre in quelli di dimensioni maggiori la possibilità di metterne a dimora diversi risulta di importanza primaria per il definitivo stile che l’opera deve assumere. Prima di qualsiasi intervento occorre conoscere in modo preciso le caratteristiche della specie da impiantare, l’altezza al massimo sviluppo, la velocità di crescita, la colorazione del fogliame, la presenza di infruttescenze e infine ma non ultimo se è deciduo o sempreverde. Partendo da quest’ultimo aspetto le considerazioni da effettuare sono diverse e riguardano alcuni aspetti pratici che molte volte inizialmente non vengono considerati ma che successivamente diventano autentici problemi. Basti pensare all’enorme massa di fogliame che un acero o un platano lascia cadere a terra durante l’autunno e che, in alcune condizioni crea seri problemi di smaltimento. Se in famiglia si ha disponibilità di un mezzo cassonato o furgonato il problema può essere facilmente risolvibile altrimenti occorre rivolgersi a terzi con il conseguente aumento dei costi. L’utilizzo di specie sempreverdi come il classico abete sistemato in giardino dopo l’utilizzo natalizio, non è indenne da risvolti negativi se posto in giardini di proporzioni non adeguate. E’ vero che non darà problemi per quanto riguarda la produzione di foglie o di residui di potatura ma è anche vero che può divenire un presenza gravosa se si pensa al notevole sviluppo di questa pianta che, nel corso degli anni, può creare eccessive zone di ombra e ostacolare la crescita delle piante limitrofe. Con ciò non si vuole esprimere una contrarietà nell’utilizzo in giardino di queste specie ma semplicemente anticipare risvolti negativi che si possono avere dell’utilizzo in condizioni non idonee. Non è quindi in discussione la bellezza del fogliame di un acero o l’elegante portamento di un abete che tra l’altro in questa regione trovano condizioni ambientali tali da permettere uno sviluppo a dir poco superbo o di qualsiasi altra pianta. Va garantito, però, per ogni specie giusti spazi di accrescimento tali da evitare la competizione con le altre specie presenti. Non va, inoltre, tralasciato che il notevole sviluppo raggiunto da alcune piante, sia dell’apparato radicale che della chioma, può apportare notevoli problemi agli edifici circostanti e alle strutture ad esse connesse. Infatti non raramente può capitare che apparati radicali con notevole sviluppo creino danno alle tubazioni interrate nel giardino o ai vialetti cementati. Altro aspetto da non sottovalutare è la produzione di infruttescenze che molte piante, una volta raggiunto il pieno sviluppo, spargono sul prato sottostante. Oltre all’abbondanza e quindi alla necessità di doverle smaltire è frequente che taluni di questi, come nel caso del tasso e del maggiociondolo, danno luogo a semi velenosi che possono essere facilmente ingeriti da bambini che frequentano il giardino.

Mag

16

By Il Potatore

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Il rosario in giardino

Piacevoli usanze che piano piano tendono, ahimè, a scomparire ma di cui se ne avverte la enorme necessità. Una occasione di incontro religioso che oltre a nutrire l’anima, senza peccare , può anche nutrire la vanità del padrone di casa.  Ecco cosa fare per non farsi trovare impreparati in tali eventi.  Sfalciare il prato  tre quattro giorni precedenti all’evento in modo da trovare il prato perfettamente verde, nel mese precedente riempire ciotole e vasi di fiori in modo di avere punti di colori  piacevoli e rilassanti,  verificare lo stato sanitario delle specie presenti in giardino in modo da non avere sorprese  nei giorni precedenti con attacchi massicci di  afidi o altre malattia. Ad esempio, la bolla del pesco, lascia il fogliame con vistose macchie necrotiche fortemente impattante alla visuale.  L’occasione di ricevere in giardino un gruppo di  visitatori sarà lo stimolo a curare anche quei particolari che generalmente vengono tralasciati o rimandati ma che una volta eseguiti danno al giardino un aspetto gradevole e curato. Nella foto un’altro pregevole esempio di composizione fatta con spighe verdi di orzo e rose  sia tea che rosse.

 

Ago

5

By Il Potatore

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Il giardino non va mai in vacanza

Il lavoro di coltivare con cura le piante in vaso in balcone e in terrazza oppure sfalciare, potare, innaffiare il giardino, dopo un anno di continuo lavoro, può essere compromesso dalle vacanze. Nessuno vuole mettere in discussione che le vacanze siano sacre e quanto meno auspicabili ma come fare a non vanificare il lavoro svolto senza rinunciare ad esse è sicuramente il problema di molti. I rimedi sono diversi come diversa è la casistica. Chi scagliona a gruppi di pochi giorni le proprie ferie riesce a tamponare senza grossi problemi le cure che nel frattempo diventano necessarie nell’orto nel giardino. Lasciare le chiavi di casa al vicini o a parenti ed amici con la promessa “solo dieci giorni” può risultare una valida soluzione. Ma chiedere “solo per un mese” di solito scoraggia anche i più ben disposti. In entrambi i casi c’è sempre il rischio che la persona preposta per una eccessiva solerzia tende ad innaffiare eccessivamente le piante lasciando possibilmente troppa acqua nel sottovaso provocando l’ingiallimento del fogliame che con molta cura si era riusciti a rendere verde e rigoglioso. Poca acqua al contrario provoca una mancanza di turgore che compromette la fioritura e nei casi estremi la morte del bonsai, regalo di molti anni addietro. Porsi questi problemi diventa fondamentale per evitare brutte sorprese al ritorno ma scoraggiarsi e rinunciare alle vacanze non è sicuramente il caso. Organizzare il lavoro alla persona preposta con delle valide indicazioni risulta in questi casi il sistema migliore utilizzando possibilmente un promemoria con la quantità e la cadenza per ogni specie apponendo, se è il caso, delle targhette per ogni pianta con il nome e le indicazioni. Si è dato per scontato che non esistono difficoltà a reperire la persona adatta tra i famigliari ma nel caso non fosse possibile, perché non valutare l’ipotesi di affidare con molta fiducia la responsabilità a qualche volenteroso alunno che finito proficuamente l’anno scolastico è alla ricerca di qualche soldo per arrotondare la paghetta dei genitori? E se poi studia in un Istituto agrario, meglio, continuerà il tirocinio mettendo in pratica quanto fino a questo momento ha studiato. Se neanche questa soluzione per motivi diversi risulta praticabile, allora bisogna ricorrere senza indugio all’utilizzo di un valido sistema di irrigazione computerizzato. Diversi sono i sistemi in vendita presso i negozi di giardinaggio, essi sono composti da una centralina programmabile con diverse uscite di acqua di irrigazione quattro-sei generalmente ai quali vanno inserite i tubi che collegano alle zone da bagnare. La centralina, con funzionamento a pile può essere programmata per irrigare con intervalli che vanno da uno a trenta giorni e con tempi indipendenti per ogni uscita da 1 minuto a 24 ore. Esistono nei sistemi più complessi anche dei sensori di pioggia che riescono ad interrompere il flusso d’acqua in caso di precipitazioni e ripristinarlo dopo l’evaporazione. Il rivenditore di fiducia può consigliare nella scelta e per tutti buone vacanze.

Gen

4

By potatore

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Metti uno spazzino in giardino

balcone

In testa alla classifica dei purificatori dell’aria si posizionano il ginkgo (Ginkgo biloba), il bagolaro (Celtis australis), il tiglio nostrano (Tilia plathyphyllos) e selvatico (Tilia cordata), e l’orniello (Fraxinus ornus). Il melo da fiore (Malus domestica ‘Evereste’) e il biancospino nostrano (Crataegus monogyna), invece sono ottimi,  per catturare le polveri ultrasottili, ma non sono tra i più efficienti nell’assorbimento della CO2.
Al contrario, il carpino bianco (Carpinus betulus) è una specie con elevata capacità di assorbire la CO2 atmosferica ma, avendo foglie lisce e senza peli, non è un campione nella pulizia dell’aria dalle polveri. Da evitare invece un massiccio impiego di liriodendro (Liriodendron tulipifera), robinia (Robinia pseudoacacia) e sofora (Sophora japonica), che, “pur avendo ottime caratteristiche dal punto di vista del sequestro della CO2 e dell’assorbimento di inquinanti, sono caratterizzate da una maggiore potenzialità di formare ozono”. Bene anche acero campestre e comune, ciliegiofrassino comune o maggiore, mirabolanoolmo comune, ontano nero e sambuco. A combattere l’inquinamento dell’aria tutti hanno il dover di partecipare. Basta poco: vasi sui balconi, sulle finestre e sui terrazzi rendono accogliente il paesaggio urbano e contribuiscono al filtraggio degli inquinanti. Valutare di aggiungere in giardino rampicanti sulle reti di recinzioni o siepi schermanti da rumore e dai scarichi delle auto, specialmente a ridosso delle vie più trafficate. Aggiungere alberi negli spazi adibiti a prato avendo cura di utilizzerà specie autoctone in modo da evitare contesti paesaggistici anomali e specie che tendono ad ammalarsi continuamente o che non si adattano alle nuove condizioni microclimatiche. Infine da non sottovalutare è  che la presenza di verde anche nel contesto condominiale, ove esistono molte aree comuni, aumenta il valore dei fabbricati oltre che alla vivibilità degli spazi e in queste ambiente le specie vegetali possono essere utili creare ambienti di ritrovo  per attività sociali basta approntare dei gazebo e Bersò. Il Pianeta ha bisogno di “verde”: aiutiamolo e aiutiamo noi stessi.

Set

14

By potatore

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Il giardino ..in miniatura

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Se il fine settimana è caratterizzato dal cattivo tempo e la passeggiata in campagna deve essere rimandata può presentarsi il problema di cosa fare a casa; ma non necessariamente deve esserci brutto tempo per copiare delle idee che possano arricchire alcuni spazi della casa con delle soluzioni curiose e perché no, originali. Una prima idea è quella di un giardino miniaturizzato in bottiglia: a tale scopo basta prelevare dalla cantina una bottiglia che soddisfi le esigenze del caso, piccola o grande a secondo lo spazio in cui va sistemata e per i più esigenti anche una capiente damigiana. Il tappo è la chiave per far sì che l’acqua all’interno non evapori facilmente e si conservi a lungo. Infatti, non appena l’acqua evapora tende a depositarsi sulle pareti e da qui ridiscendere nel substrato del fondo, così da essere riutilizzata. Che il tappo sia anche bello, di sughero e sormontato da uno stampo di colorati frutti di pasta di sale è scelta e gusto di ognuno. Se nella scelta della forma della bottiglia prevale la larghezza rispetto all’altezza risulta più agevole la costituzione e la sistemazione delle varie parti altrimenti occorre attrezzarsi di utensili molto lunghi. Una volta sistemato il tutto su di un tavolo si può procedere alla sistemazione dei vari elementi che inizialmente consiste nell’inserire sul fondo una manciata di carbonella per evitare che il ph diventi acido. Successivamente con l’ausilio di un imbuto di carta si “versa” all’interno il terriccio che farà da supporto e nutrimento alle piante; questo dovrà essere costituito da una miscela di torba nera e terra di bosco oppure di un terriccio adatto per semenzai e quindi povero di elementi fertilizzanti. Con un cucchiaino da caffè o con una piccola palettina da gelato legata con del nastro adesivo ad un bastoncino di legno si appiana il substrato sul fondo e si effettuano dei piccoli alloggiamenti in cui verranno inserite le radici o i semi delle piantine. Per la scelta delle piantine occorre orientarsi su specie che richiedono tenore di umidità elevati e che abbiano una crescita lenta come la peperomia, fittonia e varietà piccole di bromeliacee. Nella sistemazione, per agevolare la collocazione delle piantine sul fondo, sarà meglio collocare quelle più esterne e infine quelle centrali. Una volta costipato leggermente il terriccio per una migliore adesione dell’apparato radicale col terreno occorre innaffiare. Bisogna tener presente che l’acqua in eccesso non può essere smaltita e pertanto le irrigazioni devono essere effettuate “col contagocce”. Sempre con il sistema di fissare con nastro adesivo i mini attrezzi si può preparare un piccolo taglierino per eliminare foglie secche o rovinate e con l’ausilio di un ferro da lana si possono asportare dal fondo. La bottiglia non va mai collocata in pieno sole per ovvi motivi di condensa, va benissimo un luogo anche esterno molto illuminato durante la bella stagione durante la stagione fredda un luogo interno riparato è d’obbligo.

Giu

5

By potatore

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Categories: Giardino

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Il giardino roccioso!

Una particolarità che contraddistingue i giardini di nuova concezione è la presenza del giardino roccioso. Forse ciò è dovuto al fatto che esiste un indiscutibile senso naturale che porta l’uomo a circondarsi di una oasi verde che sia quanto più possibile somigliante alla realtà. E’ risaputo, tra l’altro, che anche che parchi e giardini non sono indenni ai dettami della moda e dalle ventate più o meno naturalistiche che caratterizzano la creazione degli spazi verdi.
Sicuramente la costituzione di un giardino roccioso all’interno di una area verde più o meno grande trova un un indiscutibile fascino, fermo restando alcuni criteri di natura botanica e più generalmente di armonia delle forme che rendano l’insieme gradevole. Per procedere alla collocazione delle varie parti costitutive di un roccioso o in ogni caso di qualsiasi elemento che riguarda l’orografia di un giardino, occorre inizialmente effettuare su carta un disegno quanto più possibile vicino. Un roccioso ideale va posto in luogo aperto e lontano da zone ombreggiate o con eccessiva influenza di piante di alto fusto. L’esposizione ideale sarà sud sud-ovest o in ogni caso lontano da zone fredde e con presenza di ristagni idrici. La pietra utilizzata, preferibilmente locale, darà la possibilità di limitare i costi e entrerà in armonia con il paesaggio limitrofo. Le rocce calcare sono decisamente sconsigliate a meno che non si decide per piante che prediligono tale sostanza. Il peso delle rocce utilizzate dovrà essere inferiore ai 50-60 Kg per facilitare gli spostamenti ed non inferiore ai 20-30 kg per i motivi opposti. Prima di provvedere alla collocazione occorre scavare il terreno sottostante al luogo prescelto in modo da “piantare” la base, favorire la risalita dell’umidità e dare un aspetto naturale. Una volta costituita la base verranno collocate le altre rocce provvedendo in contemporanea alla messa a dimora delle piante negli affranti più stretti visto che successivamente tale operazione risulta più difficoltosa. Una volta completata la messa in opera delle parti rocciose occorre riempire gli spazi e le varie fenditure con un supplemento di terra e torba o altro miscuglio per roccioso. Ottimo per le specie alpine risulta un miscuglio di terra e compost integrato di torba e con l’aggiunta di sabbia per migliorare l’effetto drenante. Una volta riempite bene la cavità occorre ultimare la collocazione delle specie vegetali e provvedere ad una prima irrigazione che favorisca una leggera compressione dell’apparato radicale. Sempervivum e garofanini nani sono insieme alla erica le specie maggiormente utilizzate ai quali possono essere associate sassifraga, alisso, piccole succulente striscianti, ciuffetti di felci, piccole conifere e,  qualche aromatica.

Mar

7

By potatore

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Categories: Giardino

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La nascita del giardino all’italiana.

Sono pochi i giardini che non sono circondati da siepi, reti metalliche e cancellate di vario tipo. D’altro canto proprio il nome di “giardino” proviene dal gotico e significa recinto, appunto, ad indicare uno spazio di terreno, generalmente prossimo alla abitazione, nel quale, secondo un ordine che richiama a questo o a quello stile oppure con disposizione del tutto personale, si alternano vialetti, alberi, arbusti, piante da frutto o decorative a beneficio dei proprietari. La storia toglie ogni dubbio che circondare la casa di giardino sia una abitudine recente basti pensare agli Egizi e “i Giardini del Paradiso”, annessi per lo più alla residenza del faraone oppure ai giardini pensili babilonesi considerate una delle “sette meraviglie del mondo”. Meno noto, è invece, che proprio gli Italiani hanno una tradizione sulla creazione di giardini e parchi antichissima, risalente nientemeno all’epoca romana e che dopo fasi alterne ha avuto nuovo impulso e lustro intorno nel 1503 con la sistemazione dei giardini vaticani ad opera del Bramante e con il progetto di Villa Madama del Raffaello. Ritornando, con ordine, agli antichi romani, questi inizialmente crearono l’hortus, con evidente utilità pratica e che allo stesso tempo stava ad indicare il giardino della casa di campagna e successivamente idearono gli horti, dei veri e propri parchi attorno alle case dei patrizi della città la cui cura veniva affidata al topiarius. Il topiarius modellava le piante con forme geometriche, umane e animali creando delle volte anche vere e proprie scene di caccia : l’arte topiaria nacque così duemila anni fa e tutt’oggi rimane un’arte in cui l’abilità manuale si fonde con profonde conoscenze tecniche e fantasia. La creazione di un vero e proprio stile italiano, però, è sicuramente opera dei due grandi artisti, prima accennati, che per primi hanno valorizzato i vari dislivelli naturali del terreno adottando una sistemazione a terrazze collegati da piccole scalette, il tutto in armonia col paesaggio circostante che non dovrà essere stravolto ma convivere insieme in una associazione di colori. Il prototipo fu in ogni caso il giardino papale dentro le mure vaticane e dal quel momento in poi i giardini diventarono sempre più architettonici e l’acqua ritornò a divenire una caratteristica di notevole importanza usata per creare effetti spettacolari e raffinati sia che scorresse in leggero declivio sia che creasse complesse cascate ed elaborate fontane. Lo stile italiano sarà compiuto nella sua interezza con la realizzazione di due grandi opere che tutt’oggi testimoniano lo stile e la tradizione tipica italiana ove la parte architettonica è capace di migliorare l’aspetto paesaggistico e far risaltare la vegetazione : Villa D’Este a Tivoli e la Reggia di Caserta.
Fu l’architetto Pirro Ligorio a valorizzare le terrazze presenti attorno a Villa d’Este e che degradano verso il bacino dell’Aniene; cinquecento fontane di diversa forma e grandezza con giochi d’acqua di grande effetto come quelli della fontana dell’Ovato e tutt’intorno spianate, viali rigorosamente geometrici, scalette, statue e alberi secolari. Il Vanvitelli con la creazione della Reggia borbonica dimostrò la sua bravura come progettista di grandi opere e la notevole abilità tecnica e il grande senso scenografico fecero sì che la sua opera fosse un esempio non solo dal punto di vista architettonico ma anche paesaggistico : la grande cascata sul viale principale le fontane e il gusto dimostrato nella costituzione dei vari giardini sono tuttora un esempio. L’esempio rinascimentale italiano ben presto si diffuse in tutta l’Europa e il giardino diventò non il luogo recintato o racchiuso da mura ma una vera e propria continuità con la campagna circostante e talvolta si confondeva con uliveti e aree coltivate.
La prima ad essere contagiata da questa nuova ondata innovativa fu la Francia anche se vi era una sostanziale differenza tra le zone collinari italiane e la pianura parigina ma lo stile era lo stesso, geometrico con schema regolare delle aiuole contenute da una serie di sentieri e viali che davano il senso generale di vastità. Successivamente i francesi modificarono profondamente lo stile italiano esagerando al massimo le forme geometriche e regolari con opere imponenti,e viali chilometrici ed enormi vasche e canali che culminarono con la creazione dei giardini di Versailles ad opera del francese Andrè Le Notre. Ben presto si ci accorse che l’opera faraonica, i grandi viali incorniciati di siepi che si dirigevano a ventaglio verso i boschi circostanti davano un senso di troppo vastità che esulava dalla funzione principale del giardino che fondamentalmente è quella di essere un posto tutto sommato intimo e personale ove rifugiarsi e trovare un senso di pace e allo stesso tempo di gioia. Si creò allora il giardino nel giardino, il giardino più piccolo all’interno di uno più grande più adatto alle esigenze famigliari. Gli inglesi durane il XVIII secolo rivoluzionarono e modificarono completamente la visione dei giardini simmetrici, pieni di viali e sentieri passando completamente a forme sinuose e giardini privi di muri e recinti. Una sorte di trionfo della natura ove laghetti sinuosi, prati, e alberi si succedevano in un senso di assoluta vastità e senza interruzioni ; si affermò così il concetto di parco. In alcuni casi il senso di continuità casomai veniva mascherato da grandi alberi oppure da fossati che impedivano l’accesso agli estranei o agli animali. Dal punto di vista pratico indubbiamente questa concezione di organizzare le aree verdi ha indiscussi pregi se si pensa al fatto che non si è costretti a rimpiazzare alberi abbattuti dal vento o morti per altri eventi che il più delle volte rovinano la visuale d’insieme. Per lo stile del duemila in ogni caso la tecnica è già all’opera e sicuramente il futuro del verde poggia sulle nuove tecnologie che ricercano nuove forme di allevamento e principalmente sulla selezione di specie sempre più resistenti a inquinamento e malattie.

 

 

 

Mag

31

By potatore

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Siepi: la cornice del giardino!

Sagomata, squadrata o libera qualsiasi sia la sua forma una cornice di siepe completa la bellezza del giardino. Realizzarla non è poi così difficile ma occorre prevedere e progettare per tempo la sua realizzazione. Le piante da utilizzare possono essere messe a dimora sia durante il periodo autunnale che durante quello primaverile più auspicabile; per entrambe le soluzioni occorre per tempo provvedere a sistemare il terreno destinato a ricevere le nuove piante e se trattasi di specie di poca diffusione prenotare per tempo le piantine. Nella scelta sono da preferire specie sempreverdi che non perdono le foglie durante l’inverno ma che possiedono in particolare una buona attitudine ai tagli. Questi oltre a determinare uno sviluppo bilanciato, sia per quanto riguarda l’altezza che per la forma, devono favorire lo sviluppo nella parte inferiore della pianta al fine di evitare antiestetiche chiazze vuote. Il fossato destinato a ricevere le piante va scavato per tempo alla profondità di 40-50 cm e altrettanto in larghezza. Durante lo scavo vanno rimossi sassi e vecchie radici e successivamente sul fondo va distribuito 10-15 cm di letame, compost o qualsiasi altro concime organico mediamente decomposto. Una volta selezionate, le piantine che devono essere rigogliose, dritte e prive di malattie, vanno posizionate nella trincea alla distanza di 50 cm quindi fissate nella posizione finale con una manciata di terreno, solo quando si è certi che la fila sia ordinata va ultimato il riempimento della trincea. Il terreno alla base va pressato molto bene in modo da garantire il perfetto contatto con il pane di terra e con le radici. Successivamente occorre bagnare abbondantemente e procedere alla prima cimatura che comporterà l’asportazione dei primi 5-6 cm della parte terminale della pianta. Diverse sono le specie utilizzate per la formazione di siepi sempreverdi e tra queste ottime garanzie danno il ligustro, il lauroceraso, il pittosporo, la tuja, bosso. Queste specie si accomunano per la velocità di crescita, il buon rigoglio vegetativo e la notevole predisposizione ai tagli frequenti; in particolare il ligustro e molto utilizzato nell’arte topiaria. Stesse caratteristiche del ligustro ma con una crescita più lenta presenta il bosso caratteristico per il fogliame molto fitto e piccolo. Altra possibilità di realizzazione può venire dall’utilizzo del Taxus bacata che crea siepi più basse rispetto alle prime ma compatte ed è anch’esso facile da modellare. Per coloro che preferiscono colori decisamente diversi la scelta cadrà sulla Photinia red dal caratteristico colore rosso nelle parti terminali o la Pyracanta orange glow che proprio in questo periodo è possibile ammirare in tutto il suo splendore perché coperta interamente da bacche arancioni. Se potare la siepe non è una operazione particolarmente gradita e si predilige siepi basse si può optare per la lavanda che richiede una sola potatura annua o per una siepe di rosmarino che di cure ne richiede ben poche ed è da non sottovalutare la bellezza irregolare. Portamento contenuto (raggiunge al massimo i due metri), buona resistenza ai tagli molto decorativa se coltiva sopra un bel prato verde oppure in aiuole miste sono le caratteristiche del Berberis thunbergergii atro-purpurpurea dai rami spinosi ottima per formare siepi anche difensive. Tra le molte varietà di Berberis ne esistono sia a foglie sempreverdi che caduche e quindi ben adatte sia per esposizione all’ombra che in pieno sole.

Giu

22

By potatore

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Il giardino Zen

Il giardino giapponese rappresenta la ricerca di un modello ideale di perfezione. Una ricerca che nasconde un sogno: di fermare il tempo, di raggiungere l’immortalità, tramite un’opera a sua volta mortale. Il sogno, purtroppo, è destinato a finire: da ciò la tristezza e l’angoscia che ogni giardino racchiude in sé. Pietra, piante, acqua sono i tre elementi che sono quasi sempre presenti nel giardino giapponese. L’equilibrio tra questi elementi è assai delicato e ha diversi scopi. Tra questi l’illusione, che ha l’osservatore, della sensazione che il giardino sia di grandi dimensioni, che generi un senso di pace e di armonia e che il tutto sia rigorosamente naturale. Le simmetrie e in generale i numeri pari sono da evitare in quanto ricordano gli elementi e i paesaggi artificiali. La sensazione di grandezza sarà invece determinata dalla presenza di piante piccole, sullo sfondo, e più grandi, al centro. Diversi sono i tentativi di spiegare il disegno caratterizzante de i giardini Zen ma a grandi linee possiamo dire che la ghiaia rappresenta l’oceano e le pietre rappresentano le isole del Giappone. La presenza di rocce rappresentano una mamma tigre con i cuccioli che nuotano verso un drago.  Alta simbologia viene dato al ruolo delle piante che hanno un alto valore estetico nella giusta separazione tra piante maschili e femminili. Le piante maschili devono essere con forme slanciate e spigolose e il loro numero deve essere esiguo all’interno del giardino, ma con esemplari di notevole dimensione. Le specie tipicamente femminili, per contro, tipicamente basse e dalle forme tondeggianti, sono invece più diffuse e presenti in tutte le zone “docili” e “tranquille” del giardino. Un’ulteriore distinguo va fatto tra piante sempreverdi, piante da fiore, e piante a foglia caduca(Acero,Gingko Biloba, Pino, Ginepro, Bamboo). La fioritura e la caduta delle foglie diventano caratterizzante a simboleggiare la gioventù e la vecchia della vita umana. In ultimo le rocce: TAIDO (abbinato al legno) pietre alte e verticali a simboleggiare grandi alberi e, per il loro aspetto fallico, la fertilità e disposte volutamente verso il fondo, dietro a tutte le altre. Il secondo tipo,REISHO, (abbinato al metallo) pietre verticali basse e simboleggiano le due delle qualità del metallo: stabilità e fermezza e raggruppate con le pietre verticali alte. Le SHIGYO (abbinato al fuoco) appartenenti alle pietre arcuate e ramificate a ricordare la forma della fiamma e posizionate di fronte e lateralmente rispetto alle pietre di altre forme. L’abbinamento all’acqua delle SHINTAI è caratterizzato da pietre piatte o orizzontali che vengono poste lateralmente agli altri gruppi per armonizzarli. Il quinto tipo detto KIKYAKU che simboleggiano la terra sono pietre prostrate o reclinate e vengono utilizzate per armonizzare gli altri raggruppamenti dove ve ne sia bisogno e utilizzato ai fini completativi. I tempi di realizzazione danno, infine, la proporzione del tempo: il maestro maestro Zen Muso Soseki impiegò dal 1275 al 1351 per la sua realizzazione del giardino Kyoto in puro stile karesansui. La disposizione delle otto pietre presenti, disposte prevalentemente su di una direttrice orizzontale, fanno pensare ad un design di recente realizzazione, ma sono in realtà state posate in momenti diversi dallo stesso autore del giardino, che ebbe a lungo dubbi sul loro posizionamento: in caso di dire “quando il dubbio non ha tempo”

Apr

11

By potatore

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Ecco gli alberi per un giardino

     In un giorno un uomo, con la respirazione consuma circa tre chilogrammi di ossigeno mentre una pianta con la fotosintesi clorofilliana ne produce solo un chilogrammo. Occorrono quindi tre alberi per compensare il consumo di ossigeno di un uomo, nel caso delle automobili il conto diventa vertiginoso se si pensa che per compensare il consumo di ossigeno che si ha per combustione di un litro di benzina ne occorrono 5 kg. Solo piantando alberi l’uomo può compensare quello che il progresso costa in ossigeno e se poi l’albero è anche particolarmente decorativo la cosa dovrebbe essere ancora più piacevole. Nel progettare un giardino, è sempre bene scegliere le piante tenendo ben presenti le caratteristiche del terreno e le dimensioni finali nel caso di specie arborea. Per gli alberi, infatti, è estremamente importante stabilire posizioni in cui possano per anni svilupparsi indisturbati. Prima della piantagione quindi è necessario sapere quali saranno le normali dimensioni della pianta raggiunta la maturità vegetativa, anche perchè solo raramente è possibile spostarla. Va quindi tenuto conto del fatto che gli alberi rappresentano gli elementi di maggiore attrattiva di un giardino, a prescindere che siano collocati in parti centrali, per allungare prospettive o servire da protezione ad altre specie.La betulla ad esempio è stata considerata una delle specie più decorative e per questo molto utilizzata nei gardini. Solo pochi hanno però tenuto conto delle dimensioni raggiungibili da questa specie e pertanto è senza dubbio una delle piante che ha subito le più frequenti mutilazioni al fine di contenere lo sviluppo ‘troppo esuberante’.Nei piccoli giardini sarà bene quindi non impiantare betulle, aceri, querce, cedri e abeti rossi anche perchè occorre tener conto degli edifici adiacenti o delle strade e quindi delle precise distanze che la legge impone di rispettare per la piantumazione di specie di alto fusto.Questo non significa dover rinunciare agli alberi ma scegliere specie dallo sviluppo contenuto e quindi anche betulle ma piangenti (5m circa), aceri giapponesi (3m), pini nani, maggiociondoli (6-7m), palme canariensis (5-6m), mirabolano ornamentali (4-4,5m), biancospini (6-7m), clerodendrum oppure passare a piante arbustive come alberelli di lillà, noccioli, embothrium e l’elenco è molto vasto per cui si consiglia di rivolgersi al vivaista di fiducia che ha a disposizione specie per esigenze diverse sia di terreno sia di esposizione, con colorazioni e fioriture diverse e (la cosa più importante) che raggiungono dimensioni adatte al giardino in cui dovranno essere messe a dimora.

Gen

18

By potatore

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Da caveau di una banca ad orto-giardino

D.f

recupero area dismessa

recupero area Gismessa

In Giappone a Tokio dove non c’è assolutamente spazio per coltivare e ci sono solo case macchine e industrie a un brillante giapponese è venuto in mente di trasformare un ex caveau (parte della banca sotto terra molto ampia dove venivano messi i soldi) di una banca in un ristorante.
Per realizzarlo il primo problema è stata naturalmente la mancanza di luce solare, tuttavia ciò è stato risolto mettendo in combinazione dei led rossi con dei led blu che assomigliano molto allo spettro solare e sono sufficienti per la crescita delle piante più adattabili.
Il passo successivo è stato di portare giù acqua e terra. Fatto questo in centro al caveau è stata messa una grande vasca d’acqua dove addirittura crescono i fiori di loto!
Tutto intorno sono state messe piante orticole come insalata,  pomodori ecc..
I risultati sono incredibili: il giapponese con il suo caveau riesce addirittura a rifornire il ristorante sopra al caveau e questo giardino oltre che produrre ortaggi diventa anche un area relax per i dipendenti delle varie aziende presenti nell’area. Questo esperimento dimostra che  le tecnologie che abbiamo oggi se usate correttamente possono portare a cose molto positive e a grandi risultati, l’unica pecca di questa “invenzione” è il consumo di elettricità che tuttavia si può risolvere mettendo qualche pannello solare e quindi produrre ad  impatto 0.

Ott

6

By Il Potatore

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Riprodurre piante da seme..

L’inizio della stagione autunnale è il periodo dell’anno in cui viene prodotta la maggior quantità e la più svariata qualità di frutta, sia di produzione nazionale come albicocche, pesche, agrumi ecc., che di provenienza esotica tipo avocado, datteri e ananas. Per chi lo volesse è possibile utilizzare i semi di tali frutti per ottenere delle piantine che possono essere utilizzate successivamente in casa o nel balcone a scopi ornamentali o anche per avere la possibilità di farle fruttificare in giardino. I semi degli agrumi, ad esempio, molto utilizzati in estate per spremute possono essere facilmente prelevati dalla polpa; il successivo lavaggio in acqua serve a ripulire i tegumenti esterni del seme dagli acidi organici in esso presenti, causa di effetti inibitori e relativa mancata germinazione degli stessi. Dopo il lavaggio, i semi, vanno essiccati per un paio di giorni e quindi posti in un substrato leggero di sabbia e torba in rapporto di 1:1 tenuto costantemente umido ed in ambiente luminoso ma non direttamente esposto ai raggi solari. Bastano due-tre settimane per avere la fuoriuscita delle foglioline dicotiledonari. Successivamente le piantine vanno selezionate avendo cura di eliminare quelle malformate in modo che rimangano, alla fine, quelle che hanno mostrato migliori caratteristiche e velocità di accrescimento oltre che capacità di adattamento alle condizioni climatiche e parassitarie. Con lo stesso sistema possono essere riprodotte piantine di albicocco, pesco, vite, ecc. tenendo sempre conto però che la percentuale di germinazione varia da specie e specie e in talune specie è molto bassa e in alcuni casi non supera il 4%. In tal caso per avere percentuali più alte bisogna intervenire con stratificazioni dei semi in sabbia per 2-3 meli a basse temperature. Per riprodurre piante esotiche come l’avocado, bisogna inizialmente togliere la buccia e recuperare la polpa; quindi distaccato il seme occorre lavarlo per ripulirlo dei residui e subito dopo interrarlo. Importante è che il seme sia posto nel substrato con la parte tondeggiante verso il basso e che lo stesso provenga da un frutto maturo. IL vaso va posto in ambiente luminoso e bagnato con parsimonia e così facendo circa un mese dopo si avrà la nascita della nuova piantina. Nel caso si voglia riprodurre piante tipo ananas che difficilmente producono semi il metodo migliore consiste nel tagliare il ciuffetto che si diparte dall’apice del frutto e interrarlo molto superficialmente e, in considerazione del fatto che è una pianta di climi caldi, va posta in luogo molto luminoso e caldo evitando di inumidire molto il terreno in quanto l’umidità favorisce il marciume e nell’arco di qualche settimana si formano le radici.

Mag

14

By Il Potatore

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Composizioni…in casa

Ecco un idea di arredo verde e con poca spesa. Poche rose raccolte in giardino rosse, rosa,  tea poco importa ma con una bella guarnizione di spighe di orzo che danno un tocco finale di stagionalità. Rivalutare e ricorre ad idee nuove e poco costose in casa, la rende più vivibile e al tempo stesso da quel senso di familiarità e calore che tendo a scomparire a casa per effetto della presenza di troppi elettrodomestici e computer.  Dopo il boom dei pomposi vasi di rose rosse (oggi costosissime) il ricorso a specie prataiole o erbacce spontanee come guarnizione con abbinamento di pochi fiori nei vasi di fiori recisi  tendono a rendere più allettante il trascorso in casa. Il verde è notorio  che calma e ha una funzione rilassante, specialmente in casa, e allora? Perché privarsene? Mi prometto di tornare sull’argomento con nuove idee ….

Nov

21

By Il Potatore

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Il prato più …bello

Il periodo autunnale è uno dei migliori, per via delle temperature decisamente miti, per il rifacimento o la creazione dei nuovi prati. L’erba fitta e perfettamente sfalciata, carica di rugiada contrasta piacevolmente con bordure e aiuole fiorite, inoltre un prato folto e rigoglioso determina in misura rilevante la bellezza di ogni angolo verde piccolo o grande che sia. Realmente non esiste un modo per finire velocemente un prato che duri nel tempo ma occorrono una serie di cure continue che tengano conto delle caratteristiche climatiche e pedologiche che come tutti sanno variano di località in località e talvolta anche nello spazio di alcuni metri. Pertanto la scelta delle specie da utilizzare diventa molto importante in modo da non avere nel prato una unica specie quando è invece necessario avere più specie con foglie aghiformi o sottili e arrotolate che sono capaci di produrre le distese erbose più belle. In linea generale le migliori miscele vengono composte di un miscuglio dei seguenti tipi: 20% di Agrostis tenuis, 40% di Festuca rubra rubra e 40% Festuca rubra commutata.
L’agrostide ha un tipo di crescita a rizomi e stoloni, la festuca rossa rampicante si accresce per rizomi e infine la festuca da foraggio ha un accrescimento a ciuffi e insieme tendono ad infittire notevolmente il cotico erboso limitando allo stesso tempo lo sviluppo di altre specie erbacee che creerebbero “disturbo visivo”. Questo miscuglio è adatto a terreni di medio impasto con buona fertilità e ben drenati, in pratica è adatto ad un buon terreno da prato e pertanto in caso di terreni con diversa natura chimica, fisica e biologica il miscuglio va rivisto. In terreni argillosi, ad esempio e consigliabile invece formare un miscuglio con Agrostis tenuis o agrostide comune, Festuca, Poa e Lolium (logliarella) mentre per zone d’ombra occorre miscelare Festuca tenuifolia (festuca per ovini a foglia sottile), Poa trivialis e memoraralis e lolium perenne. Una volta scelte le specie di erba più adatta, per creare il prato possono essere adottati due modi : istallare le zolle di erba già preparate o seminare direttamente. Nel primo caso, decisamente più costoso, per avere più possibilità di successo occorre che le zolle erbose scelte per il tappezzamento del prato abbiano uno strato coltivabile sottostante non inferiore ai 10 cm e preferibilmente intorno ai 15 cm. Per il resto nella preparazione del terreno per entrambe le soluzioni vanno adottati gli stessi accorgimenti che prevedono la rimozione iniziale di erbacce, sassi e di eventuali detriti di costruzione. Successivamente va effettuata una profonda vangatura nella quale va inglobato del concime organico e infine dopo una-due settimane di riposo occorrono una serie di lavorazioni superficiali tese a sminuzzare le zolle e rendere soffice il substrato. Spargere un ottimo fertilizzante bilanciato specifico attenendosi alle dosi consigliate che corrispondono all’incirca a 100-150 grammi per metro quadro e dopo alcuni giorni procedere alla semina o alla deposizione delle zolle. L’irrigazione delle prime due settimane è sicuramente il viatico migliore per il successo  dell’impresa: irrigazioni leggere , a nebbia, in modo che il substrato rimanga umido nei primi 4/5 giorni e poi sempre meno frequentemente visto che le giornate ” corte” e le basse temperature mantengono l’umidità del suolo.

Nov

12

By Il Potatore

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Novembre..

 

Qualche giornata ancora serena e tiepida non deve trarre in inganno: la stagione autunnale è ormai in pieno sviluppo e il freddo è alle porte. E’ tempo, quindi, di preparare il giardino alla brutta stagione proteggendo le specie più delicate e mettendo nelle migliori condizioni le altre per affrontare il gelo ormai prossimo. Le foglie cadute, ad esempio, possono essere utilizzate per formare uno strato pacciamante a protezione delle specie da bordura perenni. Per le rose e il giardino roccioso uno strato di circa 10 cm di foglie miste a aghi di pino o altro materiale organico come trucioli o segatura sono l’ideale per proteggere queste specie dal freddo, con l’ulteriore vantaggio che decomponendosi si integrerà lentamente nel terreno arricchendolo di sostanza organica. Ciò non toglie di poter utilizzare, a preferenza, la classica scorza di pino che garantisce le stesse condizioni di protezione è ha il vantaggio di risultare esteticamente più apprezzabile. Uno strato di pacciamatura è preferibile utilizzarlo anche alla base di alberi ed arbusti messi a dimora da poco o nell’anno precedente in modo da proteggere l’apparato radicale. Anche il prato necessità di appropriati interventi visto che l’abbassamento termico sia dell’aria che del terreno diviene fattore limitante per la crescita del tappeto erboso. In particolare, se si considera che le specie microterme vegetano a temperature ottimali intorno ai 18°C si può intuire come in questo periodo la crescita risulta stentata. Pertanto gli interventi, in questo periodo, vanno indirizzati alla protezione e alla conservazione del tappeto erboso piuttosto che per stimolarne lo sviluppo. A questo riguardo risulta utile distribuire, ad inizio Novembre, una miscela composta dal 60% di sabbia silicea e il 40% di torba scura ben decomposta e a grana fine. La dose da utilizzare è pari a circa 300 litri di miscela per 100 metri quadri di prato al fine di ottenere uno spessore di circa 3 mm. Lo strato di terriccio così deposto proteggerà la parte più delicata dell’erba garantendo una certa resistenza alle basse temperature. Sempre allo scopo di proteggere il tappeto erboso tutti gli interventi vanno effettuati nelle ore centrali della giornata e con terreno asciutto inoltre, durante la fase di riposo vegetativo, vanno sospesi tutti gli interventi meccanici come il taglio o l’arieggiamento. Novembre e dicembre sono considerati mesi ad alta incidenza di malattie fungine determinate sia dalle basse temperature che dall’elevato tenore di umidità del terreno e dell’aria. Poe, loietti, festuche e agrostidi generalmente sono tra le essenze più utilizzate nella costituzione dei prati e risultano molto sensibili all’attacco di alcuni funghi del genere Microdochium. Allo scopo di prevenire l’insorgenza di questo tipo di malattie occorre sospendere le concimazioni entro la fine di ottobre e in caso di attacco intervenire con zolfo puro polverulento o in grani in misura di due Kg. per 100 metri di prato.

 

Apr

4

By Il Potatore

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Il trionfo delle aiuole!

Nessun giardino è completo senza aiuole che, opportunamente predisposte, diano fioriture in tutto l’anno anche se queste il più delle volte sono concentrate in due stagioni: la primavera e l’estate. Mentre in primavera si richiede che le piante da aiuola diano sfoggio di colori che faccia dimenticare il grigiore invernale, alle aiuole estive va dato il compito di riempire gli spazi vuoti che si vengono a creare tra gli alberi, arbusti e vialetti oppure di riempire quegli angoli adiacenti alle abitazioni e che richiedono una macchia di colore, uno sfondo, un punto di attrazione focale. La maggior parte delle essenze utilizzate sono generalmente piante annuali. Amaranthus, bocche di leone, begonie, cinerarie, dalie, tagete sono sicuramente tra le piante annuali più usate durante il periodo estivo mentre, tra le biennali, vi sono le margherite e le campanule, e alcune varietà di papavero. Per approntare al meglio una aiuola non è necessario un grande senso artistico ma occorre sensibilità e fantasia accompagnate da una precisa progettazione. Basta misurare con accuratezza lo spazio disponibile da adibire alla piantumazione facendo via via uno schizzo delle piante che si vogliono utilizzare e assegnando loro sulla carta lo stesso numero per le piante della stessa specie evitando così di scrivere il nome che invece sarà riportato in una legenda in fondo al disegno accanto ai numeri corrispondenti. Così facendo si ha una esatta idea del numero di piante che occorrono per ogni specie e si ha un quadro molto reale sul risultato finale della composizione. Due possono essere i criteri che si possono utilizzare per una congeniale sistemazione: il primo tiene conto di una forma scalare tra le varie specie che vanno poste partendo dalle più alte, dietro, in prossimità del perimetro esterno e gradatamente quelle più basse, davanti, in moda da avere un senso di prospettiva. Il secondo criterio pone l’aiuola al centro di un tappeto erboso utilizzando piante con la stessa altezza alle quali può essere data una forma geometrica. Ciò non toglie che , anche in questo caso, può essere utilizzata una prospettiva a scalare anche se diventa più difficoltosa la razionale distribuzione in quanto le prospettive diventeranno più di una. In ultimo è necessario ricordare che le piante biennali debbono essere estirpate dopo la fioritura mentre le bulbose dovranno essere dissotterrate per essere reimpiantate in autunno in una aiuola diversa.

Gen

1

By Il Potatore

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Anno nuovo ….

buon-2017

Eccolo …è arrivato pieno di aspettative e di buoni propositi. La redazione augura a tutti un felice e proficuo anno nuovo pieno di verde e di nuove motivazioni. Cominciamolo bene recuperando l’albero natalizie ( anche se è di plastica)  con la speranza che ogni lettore del nostro blog pianti una nuova pianta. Non occorre avere un giardino ma bastano davanzali, balconi e terrazze e, perché no, in casa.  Il contributo di tutti alla salvaguardia del pianeta è indispensabile ….tanti auguri

Nov

18

By Il Potatore

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Piantiamo i bulbi

 

 

Pieno autunno e occorre pensare alla primavera e anche se il tutto può sembrare strano in effetti non lo è se si pensa alle aiuole di bulbose Proprio in questo fine mese occorre mettere a dimora le specie bulbose che caratterizzeranno le aiuole primaverili se per alcuni sembrerà un controsenso proprio in novembre bisogna pensare a quello che sarà il giardino di primavera e quindi provvedere di conseguenza con la messa a dimora delle bulbose che in genere danno via alla cascata di colori e profumi che caratterizzano la stagione primaverile.
I bulbi di gladiolo e lilium raccolti e selezionati durante il periodo settembre-ottobre vanno messa a dimora tenendo molto conto del diametro. Se sono stati conservati in cantina e si hanno dei dubbi sulla loro conservazione è importante controllare uno a uno scartando i bulbi selezionati da larve e insetti oppure rovinati dall’espianto; dovranno inoltre essere eliminati quelli che presentano il minimo segno di sviluppo di muffe. I bulbi rimasti dovranno essere compatti, turgidi e con l’epidermide liscia e devono possedere un diametro superiore a due cm. L’esperienza di selezione e ricerca ha dimostrato che i bulbi presentano una migliore infiorescenza con l’aumentare del calibro e pertanto è conveniente sempre selezionare le piante da riprodurre tra quelle che avranno formato bulbi con calibro maggiore. La messa a dimora per lilium, narciso, tulipano e giacinto è consigliata fino al mese di novembre mentre gladiolo e amarilli conviene aspettare il periodo marzo-aprile.
Dalle indicazioni precise sulla densità di semina risulta molto difficile in quanto questa varia a seconda della dimensione dei bulbi o del calibro o della vigoria delle singole specie. Da considerare inoltre che le forme di impianto sono diverse con i gusti dei singoli che con abilità diversa preferire la costituzione di vialetti e specie singole con varietà diverse, per avere una scala cromatica varia oppure preferire l’alternanza di specie e varietà diverse per ottenere dei camminamenti lungo i vialetti con fioriture scalari in modo da poter avere in epoche diverse macchie di colori che risaltino il verde del prato. A questo proposito possono trovare posto nel prato delle piccole aiuole irregolari o oppure delle ciotole sfruttando inizialmente l’abbondanza di colorazione delle bulbose e successivamente, allo sfiorire di quest’ultime, i fiori dati dalle piante stagionali. Relativamente al terreno va tenuto presente che tulipani, fresie, lilium e giacinti preferiscono terreni leggeri e sabbiosi ricchi di calcio e con pH leggermente acido; gladiolo e iris sopportano terreni più pesanti e argillosi. La preparazione del terreno deve però essere molto accurata con una vangatura molto profonda con la quale va inglobato possibilmente del letame anche se la struttura soffice e lacunare del terreno è molto più importante per la riuscita per una omogenea fioritura.

Lug

9

By Il Potatore

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Roccioso …!!

  Non tutte le aree verdi sono adatte alla costruzione di un giardino roccioso. Diverse sono le alternative nel caso in cui si voglia lo stesso creare un insieme rustico e naturale, la qualcosa è possibile quando si ha a disposizione un muro a secco, con l’utilizzo di contenitori particolari o con la creazione di aree lastricate. Nel primo caso, l’effetto verde, risulterà di indiscutibile fascino anche se comporterà un notevole lavoro e pazienza iniziale, gli sforzi saranno ripagati successivamente. Il miglior sistema, nella collocazione delle specie vegetali è quello al momento della costruzione del muro stesso ma se ciò non fosse possibile occorrerà provvedere diversamente. In quest’ultimo caso la colonizzazione del muro deve essere effettuata utilizzando principalmente abbondanti quantità di semi che, miscelati a terriccio e sabbia, vengono fatti scivolare negli spazi tra i sassi che costituiscono il muro. La moria dei semi risulterà notevole ma garantirà la sopravvivenza di un certo numero di semi da cui si svilupperanno le future piantine. Nella scelta del miscuglio vanno selezionate specie con fioritura a scalare in modo da ottenere colorazioni diverse da Febbraio-Marzo ad Ottobre-Novembre. Il giusto contrasto di colori può essere ottenuto anche con l’utilizzo di specie selvatiche perenni, che risultano anche molto resistenti e necessitano di poca manutenzione. Alisso, achillea, sedum, cineraria e garofanini sono alcune delle specie erbacee più frequenti che assicurano insieme una fioritura da Marzo ad ottobre. Nel caso in cui il muro sia costituito da cemento o altro materiale che non permetta la collocazione al suo interno dei semi, l’ostacolo può essere aggirato sistemando alla base delle rose, dell’edera o altre specie rampicanti che possono essere fissate con dei chiodi alla parete e nella parte alte del muro posizionare specie ricadenti nel terreno, se trattasi di muro paraterra, altrimenti sistemando delle fioriere rettangolari al cui interno troveranno posto le piante selezionate. Nella scelta delle specie va tenuto anche conto della predilezione al pieno sole o all’ombra delle piantine e nel secondo caso la scelta e sicuramente più agevole visto le varietà disponibili in commercio. Vecchi lavandini in pietra, vecchi mastelli in legno oppure delle botti in disuso possono essere altra valida alternativa ma anche un lavello smaltato in disuso può risultare ben mimetizzato e amalgamato nell’ambiente circostante se in esso vengono piantate specie ricadenti come il comunissimo geranio edera.
Le crepe e le insenature tra le lastre in pietra, porfido o pavimenti da giardino possono essere sfruttati per spezzare la monotonia di colori di questi materiali. In questi casi una volta svuotate le fessurazioni e riempite con un terriccio appropriato possono essere seminate con Achillea, campanule e Festuca rubra resistenti al calpestio.

Giu

27

By Il Potatore

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I lavori estivi? Ecco cosa fare..

Con l’estate la varietà di specie, in produzione,  nell’orto è notevole e richiede costanza  ed  interventi  colturali ravvicinati.

Aglio e cipolla: dopo la metà del mese circa si può procedere alla raccolta. I bulbi di  aglio una volta estirpati vanno lasciati asciugare all’ombra prima di essere riposti in cantina,quelli di cipolla vanno  invece fatti asciugare nell’aiuola. Se si vogliono sistemare a treccia tale  operazione va effettuata entro i primi quattro-cinque giorni  dalla raccolta.

Patate: anche per questi tuberi è tempo di raccolta specialmente per le varietà precoci. La selezione dei tuberi va effettuata subito dopo la  raccolta  allontanando  quelli  guasti o  rovinati durante la raccolta.Risulta anche conveniente effettuare una selezione rispetto al calibro: le patate più piccole verranno utilizzate  intere per gli arrosti, quelle con  diametro  maggiore invece  bollite o fritte.

 Biete: procedere alla semina  di varietà precoci a raccolta autunno-vernino. Prepararee e il terreno finement, distribuire il seme a spaglio ed interralo leggermente: semi troppo profondi rischiano di non germinare.

 

Basilico:  va ripulito accuratamente delle erbe  infestanti che sottraggono  acqua   alla coltura. Le piantine  vanno cimate regolarmente in modo da evitare la formazione  delle infiorescenze. Se  la  produzione  risulta  superiore  alle necessità  domestiche il  basilico  può  essere  facilmente congelato o  trasformato in pesto tenuto sotto olio.

Cavoli: le piantine ottenute in semenzaio vanno trapiantate a dimora e irrigate  con bassi volumi di acqua ma  ravvicinati  nel tempo. Per i cavoli verza la messa a  dimora in  Pianura Padana  non deve essere protratta al mese di Luglio se si vuole ottenere un prodotto di buona qualità.

Cetrioli: gli steli secondari  vanno cimati regolarmente subito  dopo  la formazione del secondo frutto. Ciò permetterà l’ingrossamento dei frutti stessi migliorandone la qualità. Nessuna cimatura va effettuata sullo stelo principale.

Pomodoro: va continuamente sfemminellato procedendo allo stesso tempo alla soppressione delle foglie in prossimità dei frutti  più bassi in modo da migliorare le condizioni di luce.

Apr

26

By Il Potatore

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Idee da copiare!!

Un paio di vecchi scarponi o di stivali,un paio di piantine come begoniette o rosette di Sempervivum,un po di terriccio e tutto è pronto.

Piccola creazione che può trovare collocazione nel giardino di casa ma anche fuori casa, nelle vecchie vie o in qualsiasi angolo da abbellire o in cui creare un punto di interesse. Se avete un negozio,idee del genere creano molto interesse al pari di qualsiasi vaso fiorito o semplicemente con specie con fogliame ornamentale come kentie o dei banalissimi Coleus dal fogliame allegramente variegato. Posizionateli in mezz’ombra visto che il poco terreno presente rischia velocemente di asciugarsi me l’effetto è garantito e la curiosità….non solo donna!

Mar

15

By Il Potatore

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I lavori di marzo

Marzo – Il mese attuale non offre garanzie, per nomea, di condizioni meteorologiche favorevoli alle scampagnate ma di brutte sorprese per le coltivazioni non dovrebbero essercene poi tante. Il condizionale è d’obbligo perché qualche gelata è del tutto normale per questo periodo. Per tutto il mese sarà conveniente seminare biete, spinaci, lattuga e lattughino in modo da avere coltivazioni a raccolta scalare e procedere al diradamento di quelle impiantate in precedenza. Per ottenere cavoli cappuccio  o verza durante il periodo estivo  è necessario provvedere  alla semina in semenzaio anche se per lo spazio occupato e il notevole periodo  che richiedono  prima della raccolta è consigliabile  effettuare tale  coltura  solo se si ha a  disposizione  un  discreto appezzamento. Dopo la  metà del mese si può iniziare  la semina  di fagiolini, preferendo varietà nane  mangiatutto.
Fragola – Per coloro che intendono crearsi una piccola coltivazione di fragole al fine di soddisfare le esigenze domestiche ecco di seguito come fare. Inizialmente sarà opportuno vangare e lavorare profondamente il terreno incorporando una buona dose di letame ben maturo. Successivamente vanno formate delle aiuole pacciamate con film in plastica, preferibilmente nero, dalla larghezza di 70-80 cm e sopraelevate di 15-20 cm rispetto al vialetto di servizio che dovrà essere all’incirca di 30-40 cm. Sulle aiuole le piantine verranno sistemate in file binate alla distanza di 30-40 cm. La lunghezza delle bine sarà in funzione delle esigenze di ognuno e alle dimensioni dell’orto anche se va considerato che pochi metri quadrati adibiti alla coltura saranno sufficienti a soddisfare qualsiasi esigenza.
Cenere – La cenere di stufe a legna e caminetti è un valido e prezioso concime da utilizzare per le coltivazioni ortive e per le piante da frutto. Infatti, oltre al conte­nuto di carbonato di potassio (10% circa), la cenere contiene ossidi  di sodio, calcio, magnesio e ferro, elementi indispensabili per la crescita delle piante e che integrano le concimazioni fatte con  i fertilizzanti chimici. Da non sottovalutare l’azione migli­oratrice  per quanto riguarda la lavorabilità del terreno  e l’effetto benefico sulla aerazione dello stesso. Per le colture che richiedono concimazioni potassi­che  come  pomodoro e zucchine è sicuramente  un toccasana e pertanto se ne consiglia la distribuzione 20-30 giorni prima della messa a dimora delle giovani piantine. Il fosforo presente nelle ceneri serve alla pianta per la costituzione delle infiorescenze  mentre la potassa migliora le caratteristiche organolettiche.
Lattuga – Bionda degli Ortolani, Verde D’inverno, Regina di Maggio o dei Ghiacci o forse è meglio la Lollo o la Rossa di Trento ? Quale è la più “saporita” è un fattore di semplice gusto personale ma per quanto riguarda il periodo di coltivazione occorre attenersi alle precise indicazione che i produttori di semi riportano sulle confezioni. Resta indubbio che le specie coltivate sono tante e da Marzo a Novembre con un semplice calendario di semine è possibile avere fresca insalata di lattuga per quasi tutto l’anno. Già gli antichi Romani apprezzavano la freschezza delle foglie e probabilmente da loro discende una delle sottospecie più coltivate detta appunto Romana a cui appartengono la Bionda degli Ortolani e la Verde d’Inverno. La sottospecie Secalina si è diffusa in epoca relativamente recente con le varietà Lollo dalla tipica colorazione rossiccia e le foglie arricciate, molta apprezzata dai consumatori e la Rossa di Trento.

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By Il Potatore

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L’orto di febbraio

Febbraio – Con l’inizio del mese incomincia l’attività vera e propria nell’orto anche se nelle zone più fredde della Pianura Padana è bene aspettare ancora 10-15 giorni. In ogni caso tutto dipende dall’andamento stagionale che in questo periodo può essere caratterizzato da giornate fredde alternate a giornate discretamente soleggiate. Tra l’altro i meteorologi sono dell’avviso che le probabilità maggiori di nevicate sono proprio in questo periodo. Pertanto per quanto riguarda le semine sarà conveniente effettuare le prime semine in colture protette, bancali riscaldati oppure in contenitori alveolati tenuti al riparo almeno fino all’avvenuta germinazione.

Il terreno ideale – Anche l’orticoltore “coltiva” i suoi sogni e tra questi, indubbiamente, la ricerca del terreno ottimale per le coltivazioni ricorre spesso. Fertile, facile da lavorare, che sia capace di trattenere l’acqua e in generale che abbia ottime proprietà chimico-fisiche. Ciò può non rimanere un sogno anche se non tutti i terreni sono uguali e purtroppo alcuni creano vere difficoltà per le coltivazioni. Una analisi del terreno, però, in un centro specializzato, può chiarirne in modo palese gli eventuali difetti chimico fisici dando quindi la possibilità di intervenire in modo mirato con le concimazioni o con pratiche ammendanti. Torba, letame, calce, gesso anche in piccole quantità danno la possibilità di ottenere risultati insperati.

Lattuga – Trapiantarle con due-tre foglioline sviluppate può essere il sistema più semplice e sbrigativo per avere nel giro di poche settimane dei teneri cespi da adibire a insalata verde. Ormai la vendita di piantine orticole pronte per il trapianto, dai costi molto contenuti, dà la possibilità di evitare in proprio la produzione di piantine, fase molto delicata che richiede tra l’altro spazi e tempi che l’ortolano sia professionista che dilettante non sempre riesce ad avere. Le piantine così ottenute, tra l’altro una volta messe a dimora si sviluppano velocemente senza dover sopportare la concorrenza delle erbe infestanti che nel semenzaio sono particolarmente attive.

Patate – Con largo anticipo vanno comprati i tuberi da seme per le semine primaverili. Vanno situati a pregermogliare in un locale molto luminoso e con temperature variabili tra i 14-16. Generalmente occorrono dalle 4 alle 6 settimane prima che i tuberi, ricchi di germogli e opportunamente sezionati, siano pronti per la messa a dimora. Nel frattempo l’appezzamento di terreno destinato ad accogliere i tuberi verrà rivangato in superficie e se non è stato fatto nel fine autunno, va concimato abbondantemente con letame o composta. L’utilizzo di abbondanti dose di sostanza organica diventa fondamentale in tutti quei casi in cui i terreni risultano eccessivamente compatti la qualcosa determina così lo sviluppo di tuberi malformati e di ridotte dimensioni.