Search Results for: carne

Mag

25

By potatore

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Categories: Allevamento

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Da Mario..la carne è solo italiana.

 

 

Con piacere mi trovo a pranzare in una trattoria a Credaro in provincia di Bergamo, in prossimità del Lago d’Iseo: menù della Lunigiana.Chiedo spiegazioni allo Chef del perché di tale scelta e che tipo di carne utilizza.  “Solo bovini italiani appartenenti alla razza  Chianina, Romagnola e Piemontese,  sono toscano” è  la risposta pronta di chi della qualità ne ha fatto una questione di stile. La piacevole discussione  continua con l’elencazione dei vantaggi circa l’utilizzo della carne italiana e delle particolarità di gusto che questa ha: è molto magra, con poco grasso di marezzatura e da essa si ottengono  tagli di tutta qualità come  la “costata fiorentina” o il saporitissimo “carpaccio” della Piemontese.  Come dargli torto,  solo alla fine gli dico che sono insegnante e mi occupo di razze bovine e che “l’interrogazione”  è stata da dieci e lode:  buon appetito a tutti con i prodotti italiani!!!

Feb

28

By potatore

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Categories: Allevamento, Potatore news

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Convincimi a consumare carne italiana

marchigiano

ecco come hanno risposto gli alunni dell’Agrario:

Andrea – L’Italia effettua su tutti i propri prodotti, compreso la carne, accurate e minuziose analisi. Gli alimenti,con i quali si allevano gli animali, sono certificati e garantiti. L’Italia è al primo posto in Europa ( e forse al mondo) tra le nazioni con il più alto controllo sugli alimenti. Qualità, sicurezza, reperibilità, tasso di inquinamento, sono caratteristiche presenti nei protocolli italiani e ai quali va aggiunto il minor trasporto e quindi l’impatto sull’ambiente. Per questi ed altri motivi consiglio, prima di acquistare, di accertarsi che il prodotto sia di provenienza italiana.
Stefano – Io non consumo carne però, so per certo,  che in Italia vengono effettuati frequenti controlli con metodi molto rigorosi in tutte le fasi della filiera. Un elemento positivo è la tracciabilità della carne durante tutti i passaggi e l’indicazione chiara della provenienza  anche per il consumatore. Inoltre  la carne  italiana è stata selezionata da anni per essere scarsamente infiltrata di grasso e nervi.
Tommaso – l’Italia è un paese che si caratterizza per la buona cucina e per la qualità e la genuinità dei suoi prodotti. Le nostre carni sono le più controllate al mondo e le vacche sono allevate secondo rigidi criteri  mentre dal  punto di vista nutritivo le nostre carni presentano le caratteristiche più adatte per una sana ed equilibrata alimentazione.  I tagli delle carni  di razze italiane sono i più pregiati e rinomati e vengono tramandati da generazioni e ben si sposano con i piatti caratteristici delle diverse regioni italiane.

Mar

31

By potatore

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L'uomo di casa esce per il carnevale

Dallo stesso autore di “come vivere bene la mia casa” ecco l’opera omnia con la seconda parte dell’avventura

Io sono un uomo di casa ed essendo un uomo di casa sono sempre, costantemente seduto sulla mia poltrona,ma, per il carnevale sono uscito.
Ero indeciso sulvestito, così sono uscito senza.
Appena arrivato ho visto che c’ era uno pettacolo teatrale (a mio parere di scarsa bellezza); vari giochi tra cui:
– un gioco in cui si doveva la mela senza farla cadere.
– un gioco dove dovevi inventare un intruglio.
A parte questi c’ erano altri giochi che non ho notato.
Poi sono andato al bar e ho comprato un pò di caramelle; poi visto che mi annoiavo sono andato a casa di un mio amico ma sfortunatamente non era in casa.
Così ho fatto un giro, me ne sono andato a messa, ed estremamente soddisfatto me ne sono tornato a casa dove mi aspettava la mia amata poltrona…
Buona correzione profe…

Feb

10

By Il Potatore

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Orchidee come conoscerle ed apprezzarle!

 

Guardare e non toccare o magari guardare e acquistare il dilemma si pone sicuramente nei confronti di una delle specie vegetali più ricercate al mondo: le orchidee. Infatti, le oltre cento specie che crescono spontanee in Italia allo stato selvatico sono protette al fine di evitare il “saccheggio” dei numerosi appassionati. Mentre non esiste limite all’acquisto delle specie coltivate se non quello del portafoglio a fronte sicuramente di un prodotto che soddisfi i gusti più fini di amanti delle piante.  Narra la leggenda che Orchide, un bellissimo giovinetto accortosi che il suo corpo non assomigliava né agli uomini ne quantomeno alle donne disperato del suo ermafroditismi si lanciò da una  rupe, sfracellandosi. Sul prato dal suo sangue spuntarono dei bellissimi fiori ognuno diverso dall’altro ma allo stesso tempo simili che presero il nome di orchidee cioè fiori di Orchidee. In pratica, poi, le specie di orchidee constano di oltre 17.000 specie conosciute che si sono adattate ai diversi climi. E origine totalmente diversa hanno le tre specie  più importanti ai fini della coltivazione commerciale: la Cypri­pendium originaria dell’estremo oriente, la Cymbidium, dall’India e dalla Cina e la Cattleya originaria dell’America tropicale. Le prime due specie sono adatte alla coltivazione sotto serra e in piena terra mentre l’ultima  provenienti da  climi più calde come alcune Bromeliacee  è una pianta epifite e quindi vive su tronchi e rami. Ciò è possibile in quanto a livello botanico presenta alcune particolarità come delle radici aeree che sono in grado di catturare l’umidità presente nell’aria. Il fusto spesso è un rizoma e da esso si formano degli ingrossamenti chiamati pseudo-bulbi che danno origine alle foglie sessili e senza peduncolo. La particolarità dei fiori si articola sulla forma che assumono i 6 petali presenti su ciascun fiore: tre di questi formano il calice mentre uno forma il caratteristico labello che gli antichi Greci chiamavano sandalo del mondo per la caratteristica somiglianza alla punta di tale calzatura. Nelle coltivazioni in serra o per quanti allevano in piante di questa specie occorre inizialmente stabilire la provenienza geografica necessaria a creare le condizioni ottimali di temperatura  che possono oscillare dai 8-18 gradi per le specie da climi  freddi fino ai 30 per quelli provenienti  da  regioni equatoriali. Per le specie epifite il substrato deve essere organico, molto poroso e di lenta decomposizione con pH compreso fra 5,5 e 6,5. Le radici di Osmunda e il Polypodium in parti uguali sarebbero il substrato ideali  ma  per delle difficoltà di reperimento di queste due felci  in alternativa si utilizza  scorza di sequoia grossolana e sughero (40% circa di entrambe) e per completamento il 20% di torba o sfagno buoni risultati si possono ottenere anche con l’impiego di scorza di pino grossolana e torba.

Nov

1

By Il Potatore

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Cosa portiamo a tavola?

 

Le cavolate americane: patatine millenarie, ketchup, maionese, hamburger:  gran crispy mac bacon ? cosè? Ma si può essere folli ? Purtroppo prende sempre più piede l’imitazione dell’altrui cucina e sempre di più di quella americana. risultato?

diventiamo come gli americani grassi, obesi, sformati con tutti i problemi  medici che ne scaturiscono. Persino i nostri migliori ristoranti si stanno stupidamente americanizzando: ti propongono carni estere come la Angus o carne argentina o di altra provenienza americana che notoriamente arriva in Italia congelata ed è molto grassa. Ma qualcuno dirà è saporita…metti pancetta e tutto diventa saporito.!! Le cose buone non hanno bisogno di zucchero e di grasso per avere un buon sapore.  Riappropriamoci dei nostri gusti, mangia italiano, mangia …dieta meidterranea

Giu

5

By Il Potatore

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Cibo spazzatura?

Ecco il vincitore:  Il giovane Pietro Ronzoni in arte Peeta ha vinto il premio per il miglior video nell’ambito di «Che classe!», la trasmissione di BergamoTv che vede protagonisti i ragazzi delle scuole superiori della provincia di Bergamo. Con un video sull’uso eccessivo del cibo spazzatura il ragazzo si aggiudica il premio per il miglior video e un plauso personale sull’importanza di evitare il consumo di fast food-cibo veloce. Farine e ingredienti di bassa qualità, carne argentina o estera piena di grasso e per questo “saporita”,  kebab da passeggio o patatine piene di ketchup con pomodori cinesi  e maionese dalle uova in polvere. Per fortuna che siamo in Italia: negli USA probabilmente rischiavo per queste poche parole un risarcimento con numerosi zeri per aver parlato male del “cibo spazzatura”

 

Ott

6

By Il Potatore

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Il pastazzo: non uno scarto ma una risorsa

Con il termine ‘pastazzo di agrumi’ si intendono i residui dell’estrazione del succo di arance e limoni, che contengono bucce, polpa e semi. Sono alimenti dotati di alto tenore in fibra e di buona appetibilità, essi costituiscono la componente energetica delle diete per ruminanti e monogastrici e possono essere utilizzati direttamente nell’alimentazione animale. Le scorze e le polpe che rappresentano i maggiori costituenti del pastazzo sono formate principalmente da: acqua, mono e disaccaridi, estrattivi in azotati, acidi organici, altre sostanze con spiccate proprietà biologiche.
I principali agrumi contenuti nel pastazzo sono: limone, pompelmo, arancio amaro, arancio dolce e mandarino.
Attraverso i residui dell’estrazione del succo degli agrumi si ottiene il pastazzo, esso è composto da circa 60-75% di bucce, 23-33% di polpa e 0-9% di semi. Il pastazzo viene utilizzato per l’alimentazione animale sia come composto fresco sia come composto essiccato. Per i pastazzi freschi è necessario ricorrere all’insilamento con aggiunta di paglia con funzione assorbente per evitare inquinamenti del suolo da parte delle acque di percolazione. Il pastazzo è impiegato per la sua benefica azione dietetica nell’alimentazione delle vacche in lattazione. La somministrazione di pastazzo a bovine, con quantitativi elevati di polpe essiccate, non deprime la produzione di latte, non influisce negativamente sull’appetibilità da parte delle bovine, né interferisce se non favorevolmente sul sapore del latte, e provoca un aumento qualitativo e quantitativo del latte stesso. Può anche essere impiegato nei bovini da carne aumentando l’accrescimento giornaliero. L’elevato tenore di pectine del pastazzo di agrumi svolge un’azione astringente antidiarroica, soprattutto in animali giovani. Un rifiuto ingombrante, apparentemente che finora ha rappresentato un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi  costi di smaltimento ma che in realtà trova un valido riutilizzo nell’alimentazione bovina e nella produzione del biogas.

 

Ott

3

By Il Potatore

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Le ricette di Rai Uno: trionfo del colesterolo

 

Con stupore ho assistito su diverse testate televisive a programmi di cucina  ma ancor piu su Rai Uno ad una trasmissione della Clerici che sotto la guida di Anna Moroni preparano i paccheri dei ciabattini.  La ricetta della illustre ospite, fissa, prevedeve che per la preparazione di quattro porzioni di paccheri ai formaggi si aggiungesse oltre ai paccheri, ovviamente , cento grammi di formaggio grattugiato, cento di pecorino e altra aggiunta di 100 g di provolone. Considerando che le calorie contenute dai tre formaggi variano tra le 320 e le 360 ogni 100 grammi di formaggio e il contenuto di lipidi arriva al 40%  viene spontaneo chiedere alla Sig cuoca : Cosa sta preparando una  dieta di ingrasso che porta anche all’ostruzione delle arterie? Solo con il primo ognuno si spara nello stomaco non meno di 350- 400  calorie dato per lo più dalla materia grassa contenuta nel formaggio. Se dopo passi alla frutta tutto bene ma se ci aggiungi 100 di carne altre 200 calorie,  un cortorno di patate fritte e una fettina di dolce il risultato è garantito!!!

 

Se la Clerici e la Anna Moroni ci vogliono così e il pubblico si lascia affascinare dalla bontà dei piatti proposti  diventeremo tutti americani…per il peso ( che bravura con tutto quel formaggio che c’è il sapore e assicurato) ma ci scordiamo anche dell’alto contenuto di sale presente nel formaggio stagionato che ci fa aumentare la riduzione idrica, ci alza la pressione ecc. viene da chiedere quale tipo di informazione ci viene fatta passare dei media che mangiare senza regole fa bene, ma a mettere solo 100 g di pecorino ( molto saporito) non bastava? Speriamo che dopo le prime analisi del sangue rinsaviscono.  Buona dieta mediterranea a tutti!!

 

 

Set

3

By Il Potatore

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Sono i grassi idrogenati a far male!

No, non siamo diventati un sito di culinaria ma sosteniamo l’idea del Made in Italy e di qualità. Pertanto siamo molto scettici quando vediamo che vengono usati sulle nostre tavole alimenti o prodotti che non hanno niente a che fare con la nostra unica e insuperabile “dieta mediterranea” che valorizza il nostro olio, burro, latte e formaggi, per fare alcuni esempi, e al contrario esclude margarine da “laboratorio” olio di semi vari, olio di palma ecc. Nei precedenti articoli abbiamo fatto un accenno con l’intenzione di riparlare (questa è l’occasione) dell’immancabile cornetto, principe delle nostre colazioni, ormai diventato un concentrato di ingredienti di pessima qualità: sciroppo di glucosio, zuccheri eccessivamente raffinati, conservanti e l’immancabile margarina, spesso di scarsa qualità, sostituta del burro. Ci siamo chiesti: “perché non preparare un cornetto con alimenti di qualità, DOP invece di un congelato o precongelato pieno di ingredienti di dubbia qualità e/o addirittura dannosi alla salute? L’articolo a seguire, preso integralmente dall’Eco di Bergamo, fa un po’ di chiarezza e riabilita burro, carne,formaggi e lasciando in “dispensa” margarina, oli vari, e brioscine da pochi soldi fatti con margarine da pochi soldi e potenzialmente dannose per la salute..

Riabilitati quelli «saturi»
Sono i grassi idrogenati a far male

Non tutti i grassi fanno così male al cuore come si dice. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal riabilita quelli saturi, ovvero di origine animale e presenti in uova, carne, burro e formaggi, mentre punta il dito su quelli «trans», o idrogenati, come la margarina. Questi ultimi, infatti, spesso presenti in merendine, snack e prodotti industriali per via del loro basso costo, provocano un aumento del 34% di mortalità.
La ricerca, condotta dall’Università canadese McMaster, ha studiato i risultati di 50 studi osservazionali per valutare l’associazione tra grassi saturi e trans e le ricadute sulla salute degli adulti. La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che gli acidi grassi insaturi trans, cioè prodotti industrialmente da oli vegetali tramite un processo chimico detto idrogenazione, sono associati a un aumento del 34% di morte per qualsiasi causa, del 28% di morte per malattia coronarica e del 21% per malattia cardiovascolare. Il consumo di grassi saturi, invece, tra cui anche l’olio di palma, non sembrerebbe associato a un aumentato rischio di morte o a malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.
Detto questo, «non stiamo proponendo di aumentare il consumo di grassi saturi rispetto a quanto suggerito dalle linee guida», sottolinea Russell de Souza, del Dipartimento di Epidemiologia Clinica e Biostatistica dell’Università canadese McMaster.

Lug

15

By potatore

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Expo: io c'ero!!

Bello , bellissimo design, stile, novità, idee innovative…tutto insomma da visitare e non basta un sol giorno. Parcheggio ad Arese, comodissima navetta e con il biglietto dell’avvenuto pagamento del parcheggio, circa 12, ho ricevuto in omaggio alla biglietteria expo due biglietti per ingresso serale che sarebbero costati 10 euro: niente male. Prima visitata al padiglione del Kazakistan provvisto di ventilatori rinfrescanti. Tecnologia, effetti speciali, personale gentile e in uniforme impeccabile uno dei migliori di quelli visitati; anche per la caratteristica struttura esterna. voto 9,5

Francia: faccio un giro di tutto il padiglione per capire l’entrata ma dal Decumano è un susseguirsi di ortaggi che viene voglia di prendere il cestino e cominciare a raccogliere, struttura in legno lamellare (?) bella, curiosa nelle varie nicchie ricavate nel legno delle volte del tetto. Interamente smontabile e rimontatile ottima matrice ecologica, voto 9. Dimenticavo il Decumano per stile, da non sottovalutare la ottima circolazione dell’aria, eleganza, spazi di riposo e di approvvigionamento acqua voto 10: impatto visivo molto scenico, avveniristico e funzionale.

Risultati immagini per decumano expo

Padiglione Haiti : molto simpatici carne per tutti, insalata di pesce, rum ed aranciata balli tipici voto simpaticamente 8

Qatar voto 4 inguardabile

Bello Russia con assaggio colazione a base di cereali, assaggio di vodka ..no grazie vino bianco per me……
Stati Uniti quasi good: belli i pannelli verticali meno i filmati di cui lo scopo a cui era rivolto era poco chiaro..

Iran aromatiche in aiuole molto belle in leggera pendenza e armoniosi con i filmati alle pareti 8+

Italia: non sono riuscito a vederlo: pardon Parlarvi di tutti perderei l’estate a scrivere non ho proprio voglia andate  visitare i padiglione e diffidate di chi parla male dell’Expo è invidioso del successo italiano è uno iettatore patentato, probabilmente. Al limite qualche appunto sul  costo del biglietto decisamente alto per le famiglie numerose. Prezzi? incredibilmente abbordabili con molti caffè ad un euro, gelati a 2, acqua gratis, pizza margherita a 7 euro, nel complesso  decisamente incredibile  in positivo i prezzi praticati in Expo visto che in Italia dove fino a poco tempo fa vigeva la corsa al rincaro per poi dichiarare redditi da terzo mondo. Unico appunto i cornetti e non solo dell’Expo inguardabili ne riparleremo;  i cornetti o brioche italiani sono diventati un concentrato di veleni, sciroppo di glucosio, vanillina, margarina e farine di scarsa qualità  rigorosamente congelate…..vergogniamoci   torniamo al genuino….!

Prima di consumarlo guarda gli ingredienti che ti passa la voglia di toccarlo

campagna a favore del ritorno del “cornetto nostrano”

 

 

 

 

Lug

21

By potatore

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Categories: Giardino

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Giardini pensili

Giardino pensile o tetto giardino, un angolo di verde da godere anche per coloro che abitano ai “piani alti”. Non esistono delle regole precise e delle specie adatte ma le scelte vanno attentamente valutate tenendo in considerazione il contesto edilizio e il microclima. Per quanto riguarda il primo aspetto bisogna valutare il tipo di fabbricato e le regole esistenti, nel caso sia inserito in un condominio o in un complesso di villette. Va inoltre considerato, nel caso di tetto giardino, lo stato delle coperture utilizzate, delle opere di impermeabilizzazione esistenti e, all’occorrenza, di eventuali rifacimenti. Il secondo aspetto è forse quello che merita la maggiore attenzione, non solo per creare un ambiente estetico ideale e nello stesso tempo funzionale, ma soprattutto, per la scelta delle specie e delle varietà che devono essere compatibili con le particolari condizioni di esposizione al sole e quindi del microclima che si viene a creare. Una esposizione a Sud, ad esempio comporta la necessità di selezionare piante che gradiscono una esposizione intensa al sole e nello stesso tempo resistano ad eventuale carenza di acqua, vista che l’evaporazione risulta molto intensa. Passiflora, clematis e actinidia solo le piante rampicanti più adatte a questo tipo di microclima mentre se l’esposizione del giardino da creare è rivolta a Nord o ad Est è preferibile utilizzare la clematis montana dalle foglie verde intenso con delicati fiori bianchi, la Chaenomeles speciosa più noto come cotogno da fiore con fiori rosso, di forma arbustiva, oppure l’edera, sicuramente uno dei più rustici rampicanti. Per le tappezzanti è possibile utilizzare cotoneaster dammeri, a portamento prostrato, con foglie verde-scuro, lucide e fiori bianchi che danno successivamente vita a delle bacche rosse, erica carnea per tutti gli ambienti mentre, il sedum spectabile per zona assolate; Vinca, Prunus laurocerasus “Zambeliana” risultano invece ben adatte a esposizioni umide e ombrose. Se non si vuole rinunciare alla siepe anche in terrazzo bosso nano con posizione a mezzombra, santolina e lavandula spica per le esposizioni a Sud. Siepi irregolari, di limitato, sviluppo si possono creare utilizzando anche piante aromatiche come lavanda, rosmarino e origano selvatico che associano la bellezza dei colori con l’utilità della cucina. Con lo stesso duplice scopo si possono utilizzare ortaggi decorativi come l’asparago (asparagus officinalis) che raggiunge e supera il metro d’ altezza ma anche barbabietole, zucche a frutti decorativi, cavoli, carciofi, granturco e rabarbaro (Rheum rhaponticum) dalle grandi foglie verde-scuro sostenute da grossi piccioli rossi con cui è possibile preparare marmellate. Mele ballerine o da fiore a portamento nano vivono bene in vaso e nel primo caso, i rami dopo la stupenda fioritura si riempiono di preziosi frutti, mentre si può giocare con i colori utilizzando acer palmatum dal fogliame rosso bronzeo, cupressus macrocarpa dal fogliame giallo se posto in posizione soleggiata, verde se invece posto all’ombra e infine azalee decidue e in particolare Rhododendron “Corneille” che manifesta il suo splendore di colori in autunno.

Nov

30

By potatore

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Acqua: istruzioni per l'uso

    L’acqua è un bene prezioso e secondo alcune previsioni di noti esperti, in futuro lo sarà sempre di più tanto da poter causare guerre tra i popoli per l’accaparramento delle fonti di approvvigionamento. Esempio attuale è l’eterna lotta che si svolge in Medioriente tra Arabi e Israeliani che ha tra varie motivazioni dell’essere, la fonte di acqua che proviene dalle alture del Golan. In molti paesi del mondo tra cui il nostro, ogni anno vanno persi milioni di litri di acqua e la causa sta innanzitutto nel labirinto di acquedotti che risultano fatiscenti, usurati dal tempo, dimenticati dagli amministratori e sotto la responsabilità di una miriadi di enti scollegati tra loro e senza piani organici di utilizzo. Per molto tempo purtroppo, l’acqua è stata considerata un bene inesauribile ma solo nell’ultimo decennio ci si è accorti che invece con l’aumentare dei bisogni umani, la disponibilità naturale di acqua potabile va notevolmente diminuendo e tende a diventare un bene sempre più prezioso. E’ certamente necessario un miglioramento degli impianti tenendo conto ovviamente delle esigenze ambientali ma non solo, allo stesso tempo vanno rivisti i consumi, riflettendo sul fatto che il nostro Paese risulta tra i più alti per consumo procapite. Nei confronti dell’acqua, occorre pertanto una maggiore cultura capace innanzitutto di ridurre i consumi domestici. Non occorrono per questo cervellotiche strategie ma una serie di piccoli accorgimenti che applicati al vivere quotidiano sono capaci di dare un aiuto concreto all’ambiente e allo stesso tempo al bilancio familiare. Per esempio la riparazione del classico rubinetto gocciolante basta ad ottenere un risparmio nazionale di 50 mila litri annui, l’utilizzo della lavastoviglie o della lavatrice a pieno carico ne consente il risparmio di ottomila. Se poi, a ciò viene sommato il risparmio d’acqua ottenuto lavando la frutta e verdura in ammollo piuttosto che in acqua corrente, il riutilizzo dell’acqua di cottura della pasta e della verdura per l’irrigazione delle piante in vaso, il risparmio sale a più di 10 milioni di litri. Anche con l’igiene personale si può incrementare il risparmio idrico senza per questo smettere di lavarsi: una doccia infatti assicura la metà di consumo di un bagno e riempire il lavabo o il bidè può risultare un gioco “parsimonioso” per incentivare i piccoli a lavarsi più frequentemente.

Gen

16

By potatore

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Categories: Allevamento

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"Bataille des reines"

La battaglia delle regine è una tipica manifestazione,valdostana, molto antica. Uno spaccato di vita contadina al ritorno dagli alpeggi nel duro lavoro estivo che porta alla produzione di formaggio e in particolare della famosa “Fontina”. Sono centinaia le bovine di razza Valdostana pezzata nera che si sfidano in eliminatorie dalla primavera all’autunno nelle tre categorie e infine, al ritorno dall’alpeggio, la finale: la terza domenica di ottobre all’arena di Croix Noire, alla periferia di Aosta. La finale richiama sul campo di combattimento migliaia di appassionati e è molto sentita tra gli allevatori. Un grande momento di festa per gli allevatori e in particolari per i vincitori che torneranno nel ricovero a fondovalle invernale al termine della lunga stagione sulle montagne. La sfida tra le bovine non è mai cruenta e al contrario della corrida il vincitore e il vinto ritornano nella stalla a…… produrre latte.

Gen

3

By potatore

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Frutta e ortaggi… i più sicuri d'Europa

di Daniel Bernini
ortaggi
Recentemente il Ministero della Salute ha pubblicato i risultati di una ricerca riguardante la presenza di antiparassitari sulla frutta e sugli ortaggi prodotti in Italia. I dati si riferiscono al 2010 e dicono che il 98.7% dei nostri prodotti ortofrutticoli sono “regolari”, cioè senza residui o con residui ampiamente sotto i limiti previsti per legge. Esiste infatti una normativa europea che prevede che nei prodotti agricoli possano esserci tracce di antiparassitari, purchè a livelli bassissimi e non pericolosi per la salute umana; a tale scopo ha fissato i cosiddetti LMR (limiti massimi di residuo), che sono decine di volte più bassi rispetto a quelli considerati dannosi dalle autorità sanitarie. Legambiente ha comunque manifestato la sua reoccupazione per la presenza di questi residui; in particolare punta il dito sul fatto che ancora non si conoscono bene gli effetti sulla salute umana di residui di più prodotti chimici, anche se ciascuno presente sotto i limiti ammessi. C’è da dire che l’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato uno studio piuttosto tranquillizzante su questo aspetto, ma le rassicurazioni non sono mai troppe. La buona notizia è che la frutta e la verdura made in Italy sono le più sicure d’Europa. Qui i dati ufficiali più recenti sono relativi al 2007, ma sono comunque interessanti. In quell’anno i campioni fuorilegge di frutta e verdura furono l’1.1% in Italia, il 4.82% in Spagna, il 4.85% in Germania e il 7.59% in Francia. Inoltre, nel nostro Paese, vi è stato un costante miglioramento nel tempo: in 15 anni la percentuale di irregolarità si è ridotta di quasi cinque volte. Questi dati testimoniano come gli agricoltori italiani siano molto attenti a questo aspetto e ci spronano a fare molta attenzione al momento di fare la spesa: non solo scegliendo prodotti italiani diamo una mano alla nostra economia, ma abbiamo la certezza di acquistare prodotti più sicuri e di migliore qualità.

Giu

8

By potatore

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Il made in Italy ….è sicuro!!

posted cerere

Mucca pazza, febbre aviaria, febbre suina, maiali e uova alla diossina l’elenco delle emergenze alimentari non ha sosta e non appena la notizia passa ai giornali succede l’irreparabile: crollo dei consumi. Questo si ripercuote immediatamente sui produttori che nel giro di pochi mesi si trovano le stalle piene di animali invenduti e costretti a macerare tonnellate di frutta e verdura che hanno il solo torno di trovarsi nel bel mezzo di una campagna di “diritto di informazione” che nella realtà si traduce nel evitare il consumo in successione di carne bovini, di quella aviaria e quindi di carne suina e via di questo passo. Effetti devastanti sugli agricoltori e sugli allevatori che si vedono sfumare anni di lavoro faticoso con una legislazione , quella italiana, molto severa in fatto di controlli sui prodotti agricoli. Quanti casi di mucca pazza in Italia? Quanti di aviaria? quanti di febbre suina? Resta da porsi la domanda sul perchè i consumatori italiani si lasciano, così facilmente, scoraggiare dagli allarmismi europei e  mondiali quanto hanno piena e ripetuta certezza che la filiera dei prodotti agricoli Italia, dà garanzie di qualità dei prodotti consumati. Sì, è proprio così, i prodotti agricoli italiani sono dal punto di vista qualitativo sicuri e  certificati e allora perchè non continuare a consumare carne, frutta e ortaggi italiani?  Perchè mortificare gli sforzi e l’esperienza delle nostre produtioni agricole? Perchè non accertarsi, nell’acquisto del prodotto che sia “Made in Italy” e tranquillamente gustarsi il piacere del prodotto fresco e genuino e meglio se a “km 0”. Mistero dei consumi e forse della corretta o insufficiente informazione. Per intanto segnaliamo i nuovi aiuti Europei a causa della crisi del comparto agricolo che lasceranno qualche goccia di rinfresco su una agricoltura fin troppo “arida”.

Feb

15

By potatore

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Categories: Allevamento

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La bufala mediterranea italiana

bufal-ottimaÈ nella grande famiglia del tipo River che si inquadra la bufala allevata in Italia che fino a pochi anni fa era definita bufalo di tipo mediterraneo e che oggi è riconosciuta come razza Mediterranea Italiana. Tale traguardo è stato raggiunto grazie al lungo isolamento ed alla mancanza di incroci con bufale appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi diversi allevati in altri paesi del mondo. Fisiologicamente il bufalo differisce dal bovino perchè di diversa specie, numero diverso di cromosomi 48 anzichè 60 e tra loro infertili. Sono molto somiglianti e hanno lo stesso paia di coste (13) mentre nei bisonti e nei yack  è di 14 paia. Assenza di giogaia, la convessità frontale e la forma delle corna, per rimanere nel tecnico,  e curiosamente la sequenza degli anelli delle corna non indica l’età . Il pelo scarso  tanto che la cute, spessa e coriacea rimane spesso rimane nuda ed è più dotata di ghiandole sebacee da qui la necessità per questi animali di rotolarsi nel fango.  Piu intelligente del  bovino i visitatori di allevamenti bufalini avranno notato la curiosità di questi animali verso gli estranei. Stessa formula della tavola dentaria e ha la” bocca fatta a sei anni” in pratica ha la dentizione completa da adulto a questa età. I tori  hanno i testicoli aderenti al ventre e non pendenti e un minor dimorfismo sessuale al contrario dei tori dei bovini che denotato una spiccata mascolinità. La gravidanza è in media di 316 giorni di media, un mese in più dei bovini. I bufali, in Italia, vengono allevati per la produzione della ormai famosa e gustosissima mozzarella ma, poco mercato trova, probabilmente per scarse conoscenze, la commercializzazione e il consumo  della carne:  tenera e succulenta, vanta la metà del colesterolo e il doppio del ferro rispetto al manzo.  Ottimi motivi per valorizzare un prodotto italiano

Gen

20

By potatore

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L'orto in balcone

Le famiglie italiane spendono mediamente una cifra varia­bile tra i 3 e i 5 euro  il giorno per approvvigionarsi di verdura e similari. Altre riservano cifre maggiori ed in taluni casi le risorse utilizzate per le verdure superano quelle utilizzate per l’acquisto di carne. Se a ci si aggiunge l’interesse mostrato dalle scuole di ogni ordine e grado, le quali prevedono nel loro piano di studi visite in parchi, boschi e fattorie in modo da far intuire le bellezze della natura e come se quest’ultima razionalmente sfruttata provveda a noi, si capisce il bisogno un pò tutti,  nel voler possedere un fazzoletto di terreno da adibire alla soddisfazione delle esigenze domestiche. Purtroppo tutti non hanno per vari motivi uno spazio o un piccolo orto dove dedicarci alla naturale dove assistere alla germinazione delle piantine e alla loro continua ed inesora­bile crescita. Se, armati di fantasia e molto pazienza, si vuole lo stesso produrre qualcosa quantomeno per evitare di uscire di casa per comprare il prezzemolo necessario alla moglie per insaporire il pesce e dimenticato nella ultima spesa ecco come fare.  Non necessariamente sono indispensabili vasi particolari ma qualsiasi recipiente di scarto tipo vecchi contenitori, cassette della frutta o altro e della terra di bosco o del normale terriccio reperibile in qualsiasi grosso supermer­cato. Sul tipo di coltura da effettuare invece e necessa­rio conoscere più o meno le caratteristiche generali e che normalmente vengono scritte dal produttore della semente sulle bustine di semi anche esse reperibili nei supermercati o consorzi agrari. Con questo sistema è possibile possedere sul balcone una cassettina di polistirolo con del prezzemo­lo, dei vasi con piantine di timo, rosmarino, salvia, basi­lico, un pò di rucola, qualche piantina di fragole il resto alla vostra fantasia.

Nov

5

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La dieta mediterranea aiuta l'ambiente

Il dibattito sull’impatto ambientale che ha l‘uomo sul pianeta è quanto mai attuale. Diversi sono i parametri che lo calcolano e diversi sono gli scettici che teorizzano che i cambiamenti climatici attuali sono ciclici o determinati da cause diverse ma non dall’uomo. Noi siamo, invece,  tra quelli che imputano all’uomo i danni ambientali e gli sconvolgimenti climatici: effetto serra, alluvioni, desertificazione. Purtroppo occorre misurarsi con chi ha mezzi maggiori  per affermare false verità e stili di vita poco compatibili con l’ambiente. Il riferimento alla “dieta mediterranea” è palese e dopo anni di martellanti pubblicità sulla necessità di utilizzare olio di semi ketchup posto del più genuino olio di oliva, di mangiare hamburger americani pieni di maionese e checiap   piuttosto che pizza, pasta e fagioli e tanta frutta e verdura qualcosa comincia a cambiare. La salute per gli italiani è diventato un “bene primario” è l’alimentazione corretta diventa preoccupazione di tanti. Si scopre, poi,  che una corretta “dieta mediterranea aiuta anche l’ambiente  e i dati parlano chiaro: 12,3 metri quadri di impronta ecologica con una immissione di 2,2 Kg di co2 di una alimentazione equilibrata  contro i 26,8 metri quadri con emissione di 5,4 kg di co2 nelle diete ricche di carne, dolci, grassi e zuccheri come quelle del Nord America. Mangiare bene migliora la salute  e l’ambiente, consumare frutta  e verdura di stagione e a km 0, migliorare lo  stile di vita comincia dalla tavola e dall’ambiente.

Ott

17

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La peste bovina è stata eradicata

E’ stato confermato: la peste bovina è stata eradicada  dal pianeta Terra. L’ ultima epidemia è stata registrata in Somalia nel 2001 mentre dall’Europa non si assistevano a perdite di bovini a causa di questa malattia dalla Prima Guerra Mondiale. Dopo che l’ OMS-WHO ha dichiarato il pianeta esente dal vaiolo nel maggio del 1979, sebbene l’ultimo caso si fosse verificato in Africa nel 1977, la scienza è riuscita anche a debellare definitivamente la peste bovina che aveva provocato ingente moria di bovini, bufalini, yak e animali fissipedi selvatici. Il tasso di mortalità  che raggiungeva anche il 100% dei contagi ne faceva una malattia dagli effetti tragici per l’economia dell’uomo. I suoi effetti sulle fonti alimentare e sul reddito degli allevatori hanno provacato anche forti tensioni sociale e gli allevatori che si vedevano morire anche l’intera mandria in pochi giorni. Infatti gli animali colpiti morivano dopo circa sette giorni di tremenda agonia lasciando gli allevatori disperati e la popolazione affamata ha dato vita a sollevamenti popolari tra cui la stessa Rivoluzione Francese del 1789. Gli anni peggiori quelli del 1920 quando ha colpito varie nazioni dell’Africa, del Brasile e dell’Australia. Adesso altre sfide attendono l’uomo e la scienza  tra cui il grave inquinamento ambientale e lo sconvolgimento del clima: speriamo che seriamentei governi mostrino lo stesso interesse che ha portato alla sconfitta della peste.

Ott

3

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Conigli

Tra le specie allevate dall’ uomo un posto di riguardo merita l’allevamento di conigli. L’ottima carne bianca, tenera, di gusto delicato e dal punto comparativo con la carne di altre specie, più ricca di proteine e povera di grassi: l’ideale nelle diete e anche per l’alimentazione dei bambini. Per chi ha spazio di seguito alcune “dritte” per facilitare  l’allevamento e quindi la possibilità di prodursi un pò di buona carne. Le razze più indicate per un piccolo allevamento famigliare sono quelle a taglia media come la Californiana e la Bianca di Nuova Zelanda. Queste due razze, facilmente reperibili sul mercato, associano un buon sviluppo e una notevole prolificità arrivando ad allevare anche dieci e più coniglietti per parto.  Dopo l’accoppiamento occorrono circa 30-32 giorni per il parto e la gestazione tende a diminuire con l’aumentare dei feti . Il parto è preceduto dalla preparazione del nido e l’allattamento dura dei piccoli dura 7 settimane anche se è conveniente far  accoppiare la coniglia nuovamente dopo 10-14 giorni dal parto e svezzare i coniglietti entro il 35 giorno dalla nascita. In questo modo si susseguiranno parti ogni 44-45 giorni con una produzioni media annuale di 55-70 coniglietti. Se si considera che alla macellazione si possono ottenere 2-2,2 kg di carne a  coniglietto ingrassato si può facilmente evincere che una sola coniglia può produrre più carne in un anno di una bovina.  Resta beninteso che tale risultato è possibile nel caso in cui vengono posti in allevamento, una volta raggiunta la maturità sessuale, anche i figli. Occhio all’acquisto delle coniglie fattrici e dei conigli riproduttori che non abbiano i denti anteriori molto sviluppati (cannibili) e accertarsi che le femmine possiedono tra 8 e 10 mammelle. Ricordarsi che i conigli sono erbivori e non come spesso succede allevati con granaglie, per loro a lungo tempo, tossiche! Per chi volessse saperne di più utilizzi il servizio “domande all’esperto”

Set

9

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Colony Collapse Disorder

a cura di Mo.Sa.

Si chiama Colony Collapse Disorder ed è un fenomeno che nel Nord America sta raggiungendo dimensioni impressionanti. È la moria delle api, una realtà preoccupante che anche in Europa e in Italia presenta ormai numeri significativi. In Nord America la mortalità delle api è stimata intorno al 60-70 %. In Italia ci sono numerose segnalazioni di casi di mortalità nelle regioni settentrionali, imputati soprattutto ad avvelenamenti provocati con trattamenti agro-farmaci. Nelle regioni meridionali la situazione non desta al momento particolare preoccupazione.
Si tratta di una situazione che mette in discussione l’equilibrio naturale globale con rischi anche per la salute e l’alimentazione, che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro d’insetti, al quale proprio la api concorrono per l’80%. Le api sono utili anche per la produzione di carne: con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica e il trifoglio, sono fondamentali per i prati destinati ad animali da allevamento.
L’allarme è stato lanciato in molte regioni, dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia.
In Italia è a rischio una popolazione stimata di circa cinquanta miliardi di api in oltre un  milione di alveari che impollinano le piante agricole lungo tutto lo stivale. Esiste anche l’ipotesi di un inquinamento elettromagnetico causato da elettrodotti, ripetitori e altri dispositivi di trasmissione. Un fenomeno che si è osservato a maggio 2007 riguarda l’anomalo aumento d’improvvisi sciami di api nelle città a causa delle elevate temperature. Cresce poi l’apprensione per gli eventuali effetti di contaminazioni da parte di O.G.M .
Tra i principali sospettati, ci sono anche parassiti come virus o batteri sconosciuti e pesticidi che potrebbero anche agire in combinazione nell’indebolire ed uccidere la api.
Occorre una verifica scientifica immediata di tutti i principi attivi sospetti, al fine di una loro sospensione cautelativa al pari di quanto avvenuto in altri paesi, ad esempio la Francia.
Legambiente ha dedicato grande attenzione allo studio degli effetti dei fitofarmaci maggiormente incriminati di provocare la moria delle api. In Lombardia la situazione è particolarmente grave: secondo dati forniti da Apilombardia, l’associazione dei produttori apistici, già ad aprile 2007 in quella regione si registravano 200 alveari colpiti nella bassa bresciana, 150 nella provincia di Cremona e altrettanti nella bassa Lomellina in Provincia di Pavia.
Ma c’è anche un’altra ipotesi che i ricercatori stanno valutando e sulla quale hanno già ottenuto evidenze interessanti. Le microonde diffuse dai ripetitori per telefoni cellulari interferirebbero con il sistema di navigazione delle api, impedendo loro di ritornare all’alveare.
Ora però il rischio maggiore è quello che, prima di intervenire concretamente, si attendano certezze matematiche difficili da ottenere; nel frattempo api e alveari sono sempre più a rischio estinzione.

Apr

12

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Il gatto nero…….. di Margherita

Nel medioevo i gatti neri erano considerati gli animali delle streghe e delle loro reincarnazioni, erano e sono ancora per molti un simbolo di sfortuna, venivano considerati animali demoniaci dalla Chiesa,( per questo in Europa, tra il 1000 e il 1700, furono uccisi milioni di gatti), in questo modo riuscì a contrapporsi ai pagani che ritenevano il gatto un oggetto di culto già da molti secoli.
In questo periodo sono nate varie leggende sui gatti:una di queste narra che il diavolo costruì un ponte e stabilì che la prima persona che lo avrebbe attraversato sarebbe entrata in suo possesso.
Però San Cadoco lo ingannò, dandogli un gatto nero anziché un uomo e fu così che papa Gregorio IX autorizzò lo sterminio, a nome di Dio, di tutti i gatti neri poiché erano diventati animali del demonio.
Con questa autorizzazione un “vero cristiano” poteva infliggere a un gatto qualsiasi tipo di pena: alcuni vennero bruciati vivi sul rogo insieme alle loro “padrone” (le streghe), altri scuoiati , bastonati, buttati giù dai campanili e addirittura crocefissi.
Un’altra assurda leggenda sosteneva che sotterrando o murando vivo, sotto la propria porta di casa, un povero gatto, era assicurata la sua solidità (Inghilterra) oppure ancora bruciando un gatto vivo e facendo passare il bestiame sulle sue ceneri, quest’ultimo non si sarebbe ammalato.
Nel XIV secolo, in una piccola cittadina francese, molte persone vennero colpite da una malattia del sistema nervoso, chiamata “Ballo di San Vito”. Le cause dell’epidemia vennero attribuite ai gatti, e così, tutti quelli che furono trovati in paese vennero arsi vivi sul sagrato della piazza. Da quell’episodio nacque la macabra tradizione di ardere vivi i gatti, che durò fino alla seconda metà del XVIII secolo. Questa tradizione consisteva nel chiudere in gabbiette di ferro, ogni anno, tredici gatti e bruciarli vivi, per proteggere la popolazione dalle malattie. Poi nel XV secolo, per peggiorare la situazione, il papa Innocenzo VIII dichiarò aperta la caccia alle streghe e, a quei tempi, ogni persona che veniva vista in compagnia o nutriva un gatto era accusata di tale crimine. Moltissime persone persero la vita e vennero crudelmente bruciate sul rogo e condannate per crimini che non avevano commesso.
Inoltre girava pure un’altra assurda idea, si pensava che se sulla pelle dei gattini appena nati non si incideva una croce, questi appena adulti si sarebbero trasformati in streghe, oppure le donne anziane, di notte, si trasformavano in gatti neri e succhiavano il sangue al bestiame (stile vampiro..).
Per fortuna però queste tradizioni erano diffuse solo nelle città, in campagna i gatti godevano ancora della solita stima dei contadini, perché cacciavano i topi e altri parassiti proteggendo il raccolto. Fu proprio grazie ai contadini di allora e alla prolificità di questi graziosi animali, che ancora oggi, in Europa, esistono, nonostante tutto quello che hanno passato .
Però non tutto il mondo era contro i gatti, infatti gli egiziani li consideravano degli dei,costruirono per loro vari templi e gli dedicarono alcune festività; molti potenti quando moriva un gatto lo facevano imbalsamare e gli riservavano un vero e proprio funerale.
Sono passati molti ma molti secoli da questi avvenimenti, e quindi penso che non ci sia più nessuno o comunque pochissime persone che credono a queste sciocchezze, invece no, c’è ne sono ancora un infinità ….
Ora le ipotesi sono due: A)  sono molto legati alle tradizioni e non le vogliono cambiare; B) sono completamente usciti di senno (per non dire di peggio)..; nel primo caso capisco l’attaccamento alle tradizioni (pure io ci sono molto legata) però se ci sono di mezzo degli stermini o degli omicidi, preferisco cambiarle …. Nel secondo caso, potrei parlare un infinità di tempo: ma come si fa a credere che un animale innocuo, dolce, simpatico, di compagnia e chi più ne ha più metta, attraversandoti la strada ti porti sfortuna!!! Mi fanno talmente ridere tutti quelli che appena vedono un gatto nero subito tirano fuori cornetti, quadrifogli, ferri di cavallo o si mettono a pregare e a fare scongiuri di tutti i tipi … Scusate la parola, senza offesa, chi ci crede ancora è proprio rimbambito!!!
Vorrei concludere con una piccola leggenda che mi ha raccontato la mia nonnina (non so da dove l’abbia presa, so solo che è una storia vera..).
Circa nel 1300, Dick Whittington viveva a Londra, era molto povero e possedeva solo un dolcissimo gattino nero a cui era estremamente legato, inoltre era molto abile nella caccia ai topi. Un giorno si intrufolò nel palazzo reale, infestato dai topi e li catturò tutti. Il Re, per riconoscenza, donò a Dick immense ricchezze e fu così che diventò un riccone e dimenticò la sua povertà.
Uffa ma perché anche i miei gatti non si intrufolano nel palazzo della regina e catturano tutti i topi, così divento ricca!!! Va beh anche se non lo faranno rimarranno sempre i miei micioni dormiglioni,pelosoni e coccoloni e non li venderei per nulla al mondo!!!
Spero che con questa storia abbia fatto cambiare idea a qualche cocciuto!!!…
Ah …dimenticavo..anche io ho un gatto nero e fin ora mi ha portato solo tanta fortuna e tanta felicità … è anche ottimo come arma di difesa, infatti graffia sempre quel carciofo di mio cugino!!..

Gen

21

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Acqua:una risorsa illimitata?

acqua

A cura di Melaine

Sulla Terra sono presenti circa un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua, il 97% dei quali costituito da acqua salata dei mari ed il restante 3% costituito da acqua dolce sotto forma di laghi, fiumi, ghiacciai e acque sotterranee.
Abitualmente si considera l’acqua un bene illimitato, suddiviso in due sole varietà: dolce e salata. In realtà le acque si possono distinguere in base ad altre caratteristiche:

di tipo fisico (temperatura, colore, torbidità);
di tipo chimico (contenuto di sali, di gas, di prodotti chimici);
di tipo biologico (presenza di microrganismi).
Inquinare l’acqua significa proprio modificarne le caratteristiche in modo tale da renderla inadatta allo scopo a cui destinata.
L’acqua forse la più importante tra le nostre risorse. Un uomo può sopravvivere senza cibo per settimane, ma senz’acqua morirebbe in pochi giorni. Con argomentazioni meno drammatiche, osserva solo che ogni giorno, nell’intero pianeta, abbiamo bisogno di milioni di litri d’acqua per lavare, irrigare i campi, per raffreddare nei processi industriali, senza parlare di attività ricreative come piscine e centri per sport acquatici. Nonostante la nostra dipendenza dall’acqua, usiamo i bacini (fiumi, laghi, mari) come scarichi per ogni sorta di rifiuti e facciamo davvero poco per proteggere le nostre riserve d’acqua.
Diversi i tipi di inquinamento che caratterizzano l’acqua:

CIVILE: deriva dagli scarichi delle città, quando l’acqua si riversa senza alcun trattamento di depurazione nei fiumi o direttamente nel mare;
INDUSTRIALE: formato da sostanze diverse che dipendono dalla produzione industriale;
AGRICOLO: legato all’uso eccessivo e scorretto di fertilizzanti e pesticidi, che essendo generalmente idrosolubili, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere.
Ci sono molte minacce alle nostre risorse idriche. Il petrolio riversato in mare uccide migliaia di uccelli marini e può rovinare sia gli impianti per la desalinizzazione che gli impianti industriali che utilizzano l’acqua proveniente da coste inquinate. Comunque, il petrolio può finire in mare per vari motivi, e produrre comunque gravi danni;a causa dell’arrivo sulle coste delle sostanze inquinanti che provocano varie malattie infettive, come ad esempio il tifo, il colera la salmonellosi.
Una cattiva gestione delle risorse esistenti può portare alla loro distruzione o forte riduzione, come per il lago d’Aral. Più vicino a noi, il Mare del Nord soffre di un forte inquinamento. Gran parte dell’inquinamento dei fiumi e dei mari causato dalle sostanze chimiche, provenienti principalmente dall’agricoltura. Un’altro tipo di inquinamento spesso trascurato è l’inquinamento termico.

Vi sono due tipi di soluzioni al problema dell’inquinamento:
NATURALI: ad esempio i fiumi che sono sempre stati in grado di depurarsi autonomamente perchè contengono dei batteri che decompongono le sostanze organiche provenienti dai resti di esseri morti.
UMANE: ad esempio i moderni depuratori, nei quali i liquami passano attraverso tre fasi distinte di trattamento. La prima, detta trattamento primario, comprende una serie di processi fisici o meccanici di rimozione dei detriti più grossolani, di sedimentazione delle particelle in sospensione e di separazione delle sostanze oleose. Nella seconda fase, detto trattamento secondario, si ossida la materia organica dispersa nei liquami. La terza fase, detta trattamento terziario, ha lo scopo di rimuovere i fertilizzanti per mezzo di processi chimico-fisici. Ci sono altre soluzioni come la riduzione della concentrazione di inquinanti sottoponendo il materiale ad un trattamento preventivo prima di scaricarlo nella rete fognaria e l’uso di bacini di decantazione o di vasche per la depurazione dei liquami.

Gen

5

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Un S.U.V-inquina più di un cane?

Simone Facotti

Dalla nuova zelanda arriva uno studio choc:gli animali domestici inquinerebbero più di un auto,moto e macchine vari…..
Scoop o bufala?

Potrà sembrare strano un risultato incredibile,magari solo una provocazione,che farà arrabbiare molti e divertirà qualcuno.
Tutta via questa ricerca choc, condotta da Robert e Brenda Vale,due architetti specializzati in vita sostenibile alla Victoria University di Wellington, in nuova zelanda, è seria e vuole dimostrare che un cane domestico inquina più di un suv…
Avete letto bene:secondo i due studiosi,in un anno, ogni cane costituirebbe una fonte di inquinamento maggiore di quello prodotto dai tanto odiati Sport Utility Vehicle, gli arroganti macchinoni che occupano lo spazio di due utilitarie.
Innanzitutto,secondo i due studiosi,i cani ( ma anche i gatti ) sarebbero portatori di mallatie e distruttori della fauna selvatica.
Da un punto di vista ecologico,poi,la produzione di alimentazione specifica per loro produrrebbe un inquinamento globale di enormi produzioni.
Per dimostrare, i coniugi Vale hanno pubblicato tabelle, numeri, correlazioni matematiche e calcoli precisi.
Per me ammesso e non concesso che un cane consumi più di un’ automobile, che logica che logica ha di confrontare un animale con un oggetto? A un SUV si può rinunciare ( e sarebbe meglio ), ma al miglior amico dell’uomo certamente NO!

Un cane di taglia media consuma quotidiana mente poco meno di 100 grammi di carne e circa 150 grammi di cereali essiccati, che,prima della loro lavorazione, equivarrebbero a 450 grammi di carne fresca e 260 grammi di cereali;tenendo presente che per produrre un chilo di carne occorre di 40 Metri quadrati di terreno coltivato,e che per produrre un chilo di cereali ci vogliono più di 13 metri quadrati:ogni anno cane medio “impegna 0,84 ettari .
Viceversa un SUV con una percorrenza di 10000 chilometri l’anno,ha bisogno di circa 55 gigajoule ( unità di misura dell’energia ). In un anno, un terreno di un ettaro può produrre l’equivalente di circa 135 gigajoule.
Di conseguenza un SUV si “mangia”un terreno di poco più di 0,41 ettari: LA META DI UN CANE.

In oltre, gli studiosi neozelandesi hanno preso in considerazione la popolazione felina dei 10 paesi più catofili calcolando che, per sfamarla annualmente, bisogna impegnare un terreno di oltre 400.000 km quadrati: l’eqivalente di una volta e mezza la nuova zelanda.
È in oltre i felini sono grandi uccisori di animali selvatici solo in Inghilterra quasi 8 milioni di felini domestici uccidono oltre 180 milioni di animali selvatici.

Gen

1

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La più "amata" dagli allevatori

margherita

Le vacche Frisone si presentano alte e slanciate, potenti, con buoni diametri e mammelle adatte alla mungitura meccanica e capaci di produrre grandi quantità di latte (30-35  litri in media al giorno) e molto longeve (la sua vita media è di 6-7 anni). Il loro mantello è formato da macchie di colore nero e bianco, il pelo è raso. Il muso è lungo e gli occhi sono posti in alto ai lati della testa. Alcuni esemplari hanno anche le corna, però, per motivi di sicurezza, alcuni allevatori gliele bruciano appena crescono, cioè quando sono vitelline. La razza frisona che viene allevata nel nostro Paese, rappresenta un ceppo italiano della pezzata nera o frisona, la sua zona di origine è la Frisia Olandese, da cui prende il nome, che a sua volta è il risultato dell’introduzione di razze canadesi, statunitensi, svedesi, tedesche, danesi e naturalmente olandese. Grazie al carattere cosmopolita di questa razza, si sono create delle popolazioni con peculiari caratteristiche aiutate anche da particolari condizioni ambientali, di allevamento e dagli obbiettivi di selezione proseguiti. I primi soggetti (provenienti dall’Olanda)sono stati importati nella metà del secolo scorso; essi hanno subito dimostrato grandi capacità di adattamento e soprattutto di produzione. Proprio per questo, la Frisona ha preso il posto di molte razze locali, molto meno produttive  ed ora è diffusa omogeneamente su tutto il territorio italiano. L’esemplare più antico, da cui poi si è sviluppata la razza, è il toro Carnation Producer, che venne acquistato negli u.s.a. dall’allevamento della Bonifica di Torre in Pietra, nel 1929. Nel 1908 si contavano già 60.000 capi, col primo conflitto mondiale ci fu una pausa, ma subito dopo la popolazione aumentò e quindi anche il numero del bestiame, che venne importato in altri paesi e sostituito con alcuni incroci oggi i capi allevati superano il milione e duecentomila.