Search Results for: bergamo acque minerali

Giu

27

By potatore

1 Comment

Categories: Potatore news

Tags: , , ,

Bergamo terra di acque minerali

diego

Le produzioni sono in aumento, investimenti per l’ ammodernamento degli impianti di depurazione nuove etichette e formati delle bottiglie. Quello bergamasco è un commercio che sembra non vedere il volto della crisi:questa ricchezza che predilige in assoluto e considerata come fonte primaria è l’ acqua.
Il territorio bergamasco è ricco di montagne ma soprattutto di fonti d’acqua cristallina che ha portato Bergamo a esaltare questa sua caratteristica dando vita ad una serie di attività legate alle presenza di acqua. Il mercato sempre più competitivo ha spinto la aziende, anche di piccole dimensioni nell’ investire nell’ ammodernamento dei loro impianti. Per vincere la concorrenza e piazzare meglio i propri marchi, le aziende si sono attrezzate destinando anche risorse al miglioramento packaging e lanciando sul mercato nuovi formati soprattutto perle bottiglie. Prima il PVC sostituito in seguito dal pet la plastica ha preso piede ed ha dato il via ad una vera rivoluzione nel campo industriale ed è più facile da smaltire rispetto al tradizionale vetro consegnato a domicilio direttamente al privato.
Il mercato viene coperto dalla grande distribuzione organizzata che rappresenta il canale di vendita più importante.

Apr

28

By potatore

Commenti disabilitati su Gli inganni delle acque minerali

Categories: Potatore news

Tags: , , , ,

Gli inganni delle acque minerali

Non bevetela! costa cara!!

Non bevetela! costa cara!!

Le municipalità di New York e altre città americane, sembrano aver dichiarato guerra alle bottiglie di acqua minerale. Un movimento continuo, trasversale e coinvolgente ha dato vita a questa “rivoluzione”: mettere in discussione la dichiarata superiore qualità delle acque minerali su quelle di rubinetto e combattere concretamente l’invasione delle bottiglie di plastica. Molte città europee, compresa Roma, si sono unite al grido d’allarme.
Ogni anno nel mondo si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua (necessari per la lavorazione della plastica) per produrre 154 miliardi di acqua minerale in bottiglia.
Secondo la legge, l’acqua minerale,per essere considerata tale, deve provenire da riserve d’acqua sotterranee (acque di sorgente), naturali e protette da contaminazioni ed essere batteriologicamente pura. Sono permesse l’aggiunta di anidride carbonica e l’eliminazione di ferro e zolfo. Il riconoscimento ufficiale come acqua minerale da parte del Ministero della Salute avviene dopo accurate analisi (geologiche, chimiche, fisiche e microbiologiche), si esaminano anche le proprietà curative farmacologiche e medicinali. Sono prescritti controlli della qualità dell’acqua e dei processi di lavorazione e imbottigliamento da parte degli esercenti (interni) e delle unità sanitarie (esterni).
Per l’acqua “del Sindaco” si è rivolta maggiore attenzione ai contaminanti di natura antropica ed in particolare ai sottoprodotti della disinfezione. E, cosa di non poco conto, il Decreto Legislativo del 2/2/2001 stabilisce la responsabilità dell’ente di distribuzione solo fino al contatore, mentre da questo fino al punto di uso (rubinetto) è a cura del proprietario dell’immobile assicurarne la potabilità.
Dando alto valore invece alla “purezza originaria” delle acque minerali, la Direttiva 2003/40/CE non stabilisce alcun obbligo di verifica di eventuali – possibili – sostante organiche imbottigliate. In realtà la differenza di trattamento da parte del legislatore nello stabilire i limiti di tollerabilità degli elementi presenti ed i relativi controlli per le acque minerali naturali e per le acque di “rubinetto” nasce proprio dall’origine e la distribuzione delle stesse.
L’acqua del rubinetto è buona, controllata, salutare. Ma non è pubblicizzata. E siamo stupidamente portati a credere che non abbia le meravigliose qualità reclamizzate dalle multinazionali imbottigliatrici. Giganteschi gli interessi economici in gioco. L’acqua del rubinetto ci costa mediamente 60-80 centesimi a metro cubo (circa mille litri); l’acqua minerale circa 40 centesimi a bottiglia di 1,5 litri (al supermercato), quindi 250 Euro a metro cubo.  L’enorme differenza di prezzo è dovuta tutta ai costi di pubblicità, imbottigliamento e trasporto (2/3 del costo finale della bottiglia è legato alla plastica).  La scelta dell’acqua di rubinetto realizza in fondo un obiettivo plurimo: ci da’ benessere e salute e determina un contenimento oggettivo delle spese familiari, oltre che quelle della collettività. Il costo di una bottiglia di 1,5 litri al giorno a persona per un anno è di 219 Euro circa, importo in cui non abbiamo aggiunto il costo collettivo per lo smaltimento del rifiuto di plastica ed il costo ambientale. Lo stesso individuo spende meno di 1 Euro se ricorre all’acqua di rubinetto. Ed a chi ancora sceglie l’acqua minerale ad esempio per il basso contenuto di sodio, rispondiamo di analizzare tutti i cibi, industriali, che arricchiscono la sua dieta: quanto sodio in ogni prodotto portato a tavola? La scelta consapevole dell’acqua di rubinetto determina inoltre con immediatezza la riduzione della produzione di bottiglie di plastica e del loro enorme impatto ambientale.
Analisi recenti in grandi città italiane, Milano, Firenze, Torino, Bologna e Bari dimostrano la capacità del sistema pubblico di monitorare e migliorare la qualità dell’acqua di rubinetto e la naturale spinta verso canoni ed abitudini europei. Siamo già in tanti ad aver fatto questa scelta; è nostro compito diffondere le informazioni ed i dati oggettivi riguardanti la qualità dell’acqua di rubinetto affinché si riesca a spezzare la spirale commerciale bottiglia/acqua che tanto danno arreca.

Giu

5

By Il Potatore

Commenti disabilitati su Cibo spazzatura?

Categories: Potatore news

Tags: , , ,

Cibo spazzatura?

Ecco il vincitore:  Il giovane Pietro Ronzoni in arte Peeta ha vinto il premio per il miglior video nell’ambito di «Che classe!», la trasmissione di BergamoTv che vede protagonisti i ragazzi delle scuole superiori della provincia di Bergamo. Con un video sull’uso eccessivo del cibo spazzatura il ragazzo si aggiudica il premio per il miglior video e un plauso personale sull’importanza di evitare il consumo di fast food-cibo veloce. Farine e ingredienti di bassa qualità, carne argentina o estera piena di grasso e per questo “saporita”,  kebab da passeggio o patatine piene di ketchup con pomodori cinesi  e maionese dalle uova in polvere. Per fortuna che siamo in Italia: negli USA probabilmente rischiavo per queste poche parole un risarcimento con numerosi zeri per aver parlato male del “cibo spazzatura”

 

Nov

30

By potatore

Commenti disabilitati su Acqua: istruzioni per l'uso

Categories: Potatore news

Tags: , , , ,

Acqua: istruzioni per l'uso

    L’acqua è un bene prezioso e secondo alcune previsioni di noti esperti, in futuro lo sarà sempre di più tanto da poter causare guerre tra i popoli per l’accaparramento delle fonti di approvvigionamento. Esempio attuale è l’eterna lotta che si svolge in Medioriente tra Arabi e Israeliani che ha tra varie motivazioni dell’essere, la fonte di acqua che proviene dalle alture del Golan. In molti paesi del mondo tra cui il nostro, ogni anno vanno persi milioni di litri di acqua e la causa sta innanzitutto nel labirinto di acquedotti che risultano fatiscenti, usurati dal tempo, dimenticati dagli amministratori e sotto la responsabilità di una miriadi di enti scollegati tra loro e senza piani organici di utilizzo. Per molto tempo purtroppo, l’acqua è stata considerata un bene inesauribile ma solo nell’ultimo decennio ci si è accorti che invece con l’aumentare dei bisogni umani, la disponibilità naturale di acqua potabile va notevolmente diminuendo e tende a diventare un bene sempre più prezioso. E’ certamente necessario un miglioramento degli impianti tenendo conto ovviamente delle esigenze ambientali ma non solo, allo stesso tempo vanno rivisti i consumi, riflettendo sul fatto che il nostro Paese risulta tra i più alti per consumo procapite. Nei confronti dell’acqua, occorre pertanto una maggiore cultura capace innanzitutto di ridurre i consumi domestici. Non occorrono per questo cervellotiche strategie ma una serie di piccoli accorgimenti che applicati al vivere quotidiano sono capaci di dare un aiuto concreto all’ambiente e allo stesso tempo al bilancio familiare. Per esempio la riparazione del classico rubinetto gocciolante basta ad ottenere un risparmio nazionale di 50 mila litri annui, l’utilizzo della lavastoviglie o della lavatrice a pieno carico ne consente il risparmio di ottomila. Se poi, a ciò viene sommato il risparmio d’acqua ottenuto lavando la frutta e verdura in ammollo piuttosto che in acqua corrente, il riutilizzo dell’acqua di cottura della pasta e della verdura per l’irrigazione delle piante in vaso, il risparmio sale a più di 10 milioni di litri. Anche con l’igiene personale si può incrementare il risparmio idrico senza per questo smettere di lavarsi: una doccia infatti assicura la metà di consumo di un bagno e riempire il lavabo o il bidè può risultare un gioco “parsimonioso” per incentivare i piccoli a lavarsi più frequentemente.

Apr

11

By potatore

1 Comment

Categories: Potatore news

Nell'acqua…..sguazzano i caimani

La privatizzazione dell’acqua ha portato, in quest’ultimo periodo, molte lamentele che avranno seguito nel prossimo referendum quando i cittadini avranno la possibilità di decidere: gestione in mano ai privati oppure  gestione pubblica?  Certo è che la gestione in mano ai privati ha fatto nascere parecchi malumori innanzitutto per l’aumento delle tariffe poi per il ricevimento di cartelle poco trasparenti per consumi e prezzi praticati, e poi per la mancanza un garante per l’acqua potabile.  Al contrario di luce e gas, inoltre, il cittadino non può scegliere tra diversi operatori e quindi le nuove società che sono state create hanno dato vita ad una variabilità di prezzi praticati e norme  più o meno arbitrarie sulle condizioni di nuovo allacciamento, subentro o cessazione  dell’utenza e trovano il consumatore senza nè garanzie nè una valida alternativa di gestore: vige il più iniquo monopolio. Cosa curiosa, anche per esperienza personale, sono i casi di subentro, in tali casi la società erogante pretende dal subentrante il pagamento delle bollette insolute dal precedente intestatario senza aver  nessun titolo legale per tale richiesta. In pratica un proprietario di immobile che ha affittato l’appartamento ad un inquilino che dopo un breve periodo di permanenza risulta moroso e per tale motivo sfrattato si trova a dover anche far fronte, a detta delle società erogante, al pagamento degli insoluti nonostante non abbia mai firmato alcun contratto e che sia l’inquilino l’ intestatario dell’utenza. E’ come se l’inquilino sottoscrivesse un abbonamento ad una pay-tv e il locatore in caso di sfratto dovesse sobbarcarsi anche le quote di tale abbonamento non pagate. Furbata: “noo” rispondono i nuovi gestori acque ma se ne vuoi il subentro ti devi far carico dell’insoluto altrimenti paghi un nuovo allaccio a prezzi tali da scoraggiare qualsiasi padre di famiglia. Un ricatto in grande stile  viste le  leggi attuali e i tempi della giustizia ordinaria. Adire alle via legali significherebbe di fatto farsi pratocinare da un legale per far valere dei diritti che inevitabilmente troverebbero  molti motivi di cavillo legale e nel frattempo ? non ti lavi, non cucini, eviti di lavare i pavimenti  o usi l’acqua in bottiglia? Se lo scopo della privatizzazione dell’acqua fosse quello di evitare che sul mercato agissero un numero elevato di operatori con servizi diversi e tariffe poco omogenee chiunque, di buon senso, avrebbe dato parere favorevole, ma passare da una eccessiva frammentazione ad un unico e monopolista gestione significa far ricadere come al solito sull’utenza i costi e i disservizi di tali accorpamenti. In attesa dei referendum per il cittadino è necessario stringere i denti, e sopportare le angherie di call center dalla risposta pronta e poco inclini ai rapporti personali.   Il risultato è prevedibile: se non stai attento all’acqua rischi di essere azzazzato dai …..caimani.

 

Gen

29

By potatore

12 Comments

Categories: Potatore news

Tags: , , , ,

Im…….brocchiamola

Imbrocchiamola è la nuova campagna fatta da Lega Ambiente per incentivare il consumo dell’acqua del rubinetto anche nei ristoranti. Già un una cinquantina i ristoranti che al posto di somministrare alla clientela acqua in bottiglia preferiscono mettere in brocca normalissima e  potabilissima acqua del rubinetto. Ciò si traduce in risparmio per la clientela e allo stesso modo un vantaggio economico come riferisce un gestore di ristorante ad una nota trasmissione radio. Il cliente ne guadagna, come detto,  un risparmio sul listino prezzi sulla costosa acqua in bottiglia contro la completamente gratuita “acqua del rubinetto” o del “sindaco” come scherzosamente la definiscono alcuni e il ristorante guadagna innanzitutto spazio visto che le confezioni di acqua in bottiglia ritagliano, già ridotti per motivazioni varie, nei depositi di bar e ristoranti. L’altro vantaggio, come sottolineato nell’intervista, è dato che quanto risparmiato dal cliente nel conto finale generalmente viene prontamente “recuperato” perchè si agginge la richiesta di un dolcino finale, un amaro o altro e il più delle volte il buon umore della novità si taduce con una maggiore disponibilità a spendere. Trovarsi, poi, a tavola, al posto della fredda bottiglia in plastica una brocca in vetro colma di acqua limpida, fresca e gratis da un aspetto più gradevole al pranzo  e l’ambiente ne guadagna tonnellate di co2, minori camion sulle strade e costi di smaltimento delle bottiglie. Lodevole iniziativa, forse tardiva, ma è già molto nel silenzio generale che vede le ditte commercializzatrici introitare cifre paurose dal commercio di acqua quanto inutile quanto dannoso. Sul nostro sito in numerosi articoli più volte si è trattato il tema dell’inutilità e della danno creato all’ambiente utilizzando acqua in bottiglia di plastica e per rispondere ad alcuni, finti tonti, anche dell’acqua commercializzata in bottiglie di vetro: il trasporto incide moltissimo in inquinamento e sulla viabilità. Il logo che è visibile nella home del sito, già da una decina di giorni, è frutto della iniziativa e dell’inventiva  dei ragazzi di  I f dell’ ITAS di Bergamo a cui vanno i miei personali apprezzamenti per la fattiva partecipazione ai probblemi ambientali.

Gen

22

By potatore

Commenti disabilitati su Monumenti d'Italia

Categories: Potatore news

Monumenti d'Italia

Il corpo Forestale dello Stato ha censito sul territorio nazionale    1255 di cui 460 nelle Regioni del Nord Italia, 555 nelle Regioni del Centro e 240 nelle Regioni meridionali. Nella sola Lombardia sono stati censiti 192 esemplari reputati di notevole interesse ambientale e culturale di cui 9 nella provincia di Bergamo. Paladina detiene ben due esemplari di tanto sfoggio di natura eccoli di seguito con in ordine il paese, la località la circonferenza, l’altezza e il nome comune. Le foto non rappresenta tali esemplari ma piante della stessa specie.

cedro

Alzano Lombardo parco comunale Cedrus deodara Loud. 5,4m per 26 m cedro dell’Himalaya

spino di Giuda

spino di Giuda

Carobbio degli Angeli, castello, Glenditsia triacanthos L 4,6 m per 18,5 m spino di Giuda

Cenate sopra parco Maestri Sertori sequoia gigantea Dec 5,2 m per 31m giant sequoia

sequoia gigantea

sequoia gigantea

Clusone palazzo Barca Marinoni sequoia gigantea Dec 4,6 m per 31 m

Mozzo Berba Qurcus petraea Liebl. 5,5 m per 33m rovere

rovere

rovere

Paladina Sombreno – Parco Agliardi Cedrus deodara Loud. 6,5 31 cedro dell’Himalaya

Sequoia gigantea Dec. 6,6 30 sequoia gigante

Lug

21

By potatore

Commenti disabilitati su Una risaia in pace con l’ambiente

Categories: Potatore news

Tags: , , , ,

Una risaia in pace con l’ambiente

di ma.ga.

È partita la sperimentazione, per un modello di risaia capace di ricostruire l’habitat delle zone umide senza effetti sulla redditività. Il progetto si propone di favorire la biodiversità attraverso una diversa gestione dell’acqua sul campo. In Lombardia il riso occupa oltre 98mila ettari di superficie coltivata per 2158 aziende a elevata specializzazione e una resa pari a 623 tonnellate annue, è l’università di Pavia, provincia dove si concentra l’83 per cento delle risaie, a lanciare la scommessa: ricostruire l’habitat naturale tipico della zona umida mantenendo inalterata la redditività d’impresa.Avviata la primavera scorsa su un programma di attività di tre anni, la sperimentazione vale un investimento sulla ricerca di circa396mila euro, con un compartimento regionale di poco meno di 100mila euro. Un ulteriore passo, dunque, verso la valorizzazione ulteriore di una produzione cerealicola che in Lombardia registra livelli quali-quantitativi da primato, nella precisa convenzione che la tutela dell’ ambiente sia una linea strategica di gestione aziendale orientata ai dettami della multifunzionalità. Lo studio di un modello di risaia “ecocompatibile”, ha trovato applicazione nel cuore della Lomellina: Giussago in provincia di Pavia, nell’ azienda agricola LaDarsena, e nel milanese, a Lacchiarella, alla Cadenazza per un totale di 200 ettari. Lo scopo  dei ricercatori è intervenire con un processo inverso rispetto al normale ciclo dell’acqua applicato in risaia, per cui l’acqua è mantenuta sui terreni durante solo il periodo estivo, con conseguenze di limite sulle funzioni ecosistemiche tipiche delle aree umide.Tra le situazioni della sperimentazione:la sommersione invernale delle stoppie, il mantenimento della vegetazione sugli argini e lungo le sponde dei canali. Il piano prevede che ogni situazione venga replicata tre volte, con successivo monitoraggio dei risultati a fronte di precisi parametri di valutazione: gli effetti sulla biodiversità acquatica, sull’avifauna, sulla fauna minore(insetti, anuri),sui parametri chimici del suolo, i tempi di esecuzione delle operazioni meccaniche, le rese produttive, le dinamiche della flora avventizia, spontanea e reintrodotta, la gestione dell’acqua, il comportamento della falda, i profili termici nelle diverse condizioni sperimentali. Una soluzione, questa, utile per garantire durante i periodi di asciutta la sopravvivenza degli invertebrati acquatici che, a loro volta, contribuiscono a ridurre le larve di zanzara.

Giu

10

By potatore

Commenti disabilitati su Fiori di Bach

Categories: Potatore news

Tags: , , , , , ,

Fiori di Bach

I fiori di Bach sono una cura basata sulla floriterapia (terapia con i fiori), ideata dal medico gallese Edward Bach.
Alla base della floriterapia di Bach vi è il principio secondo cui nel curare una persona, devono essere prese in considerazione principalmente la prevenzione e la conoscenza dei disturbi psicologici, i quali determinerebbero i sintomi fisici,il singolo fiore curerebbe il disturbo psicologico che ha causato o potrebbe causare un certo malessere fisico, pertanto, ad ogni disturbo psicosomatico, provocato dallo sfogo dell’energia, corrisponderebbe, un preciso disturbo dell’anima,sulla base di tali principi sono stati distinti 38 “tipi comportamentali” di base;rimedi floreali scoperti da Bach rilascerebbero infatti nell’acqua, se opportunamente trattati, la loro “energia” o “memoria”.
I 38 fiori di bach sono divisi in tre gruppi:
“12 guaritori”:
Agrimonia, per chi nasconde ansia e tormento dietro gaiezza e cortesia;
Centaurea minore, per chi, debole e privo di forza di volontà, viene sfruttato dagli altri;
Cicoria, per chi è possessivo e ricatta gli altri perché stiano con lui;
Eliantemo, per chi è preso da grande paura e panico;
Genzianella autunnale, per chi si abbandona al pessimismo, si scoraggia e si deprime per motivi conosciuti.
Mimolo giallo, per chi ha paura delle cose del mondo;
Balsamina, per chi è impaziente e non sopporta interferenze nel suo ritmo;
Piombaggine, per chi non ha fiducia in sé e chiede continuamente consiglio;
Centigrani, per chi è indeciso tra due vie e si abbandona all’insicurezza;
Verbena, per chi si lascia trasportare troppo dall’entusiasmo e dal fanatismo;
Violetta d’acqua, per chi è orgoglioso e ama stare da solo;
Vitalba, per chi sogna ad occhi aperti, è indifferente alla vita e fugge dalla realtà.
I “7 aiuti”:
acqua di fonte, per chi si autoreprime per essere d’esempio;
Avena selvatica, per chi è scontento o insicuro sul ruolo da svolgere nella vita;
Erica, per chi odia la solitudine e attacca bottone usando gli altri;
Ginestrone, per chi prova grande disperazione e si sente senza speranza;
Olivo, per chi è completamente esausto a causa dello stress o della fatica mentale;
Quercia, per chi non riesce a staccare dal lavoro;
Vite, per chi prova desiderio e ambizione di dominare inflessibilmente gli altri.
I “19 assistenti”:
Agrifoglio, per chi ha sfiducia nel prossimo, prova invidia e odio;
Caprifoglio, per chi si rifugia nella nostalgia del passato, ricordando solo le cose belle;
Carpino bianco, per chi si sente stanco, debole, e dubita delle sue capacità di fronte ad un problema;
Ippocastano bianco, per chi ha pensieri e preoccupazioni costanti e indesiderati;
Castagno dolce, per chi prova un’angoscia estrema, una disperazione con coraggio, però, che non tende al suicidio;
Ippocastano rosso, per chi prova apprensione per gli altri e si aspetta sempre il peggio;
Faggio, per chi è intollerante, polemico e arrogante;
Gemma di Ippocastano bianco, per chi ripete sempre gli stessi errori e non vuole crescere;
Larice, per chi ha paura di fallire ed è affetto da complessi di inferiorità;
Melo selvatico, per chi si sente sporco, nel corpo o nella mente;
Prugno, per chi ha paura di perdere la ragione;
Noce, per chi deve affrontare grandi cambiamenti (es. pubertà, menopausa, vecchiaia, trasferimenti, lutti, divorzi, etc.) e per chi teme di essere vittima di malefici;
Olmo inglese, per chi si sente momentaneamente sommerso di responsabilità;
Pino silvestre, per chi tende a caricare su di sé anche le colpe altrui;Pioppo, per chi ha paura di cose vaghe, indistinte, e senza motivo;Rosa canina, per chi si abbandona alla rassegnazione e all’apatia;Salice giallo, per chi prova amarezza e risentimento;Senape selvatica, per chi è ammalato di depressione, anche passeggera, ma grave e spesso per motivi sconosciuti; Ornitogalo, per chi ha provato ogni tipo di shock o dolore fisico, mentale ed emotivo. Preparare i fiori di Bach è relativamente semplice, e il metodo con cui oggi si estraggono le essenze dai fiori è ancora quello tramandato da Bach stesso,ci sono due metodi che Bach scelse nella preparazione dei suoi rimedi:quello del sole e quello della bollitura. I dodici “guaritori” e i sette “aiuti” si preparano col primo sistema, mentre i diciannove “assistenti” con il secondo.
Il primo metodo, quello del sole è molto semplice. Intanto è necessario lavorare in una giornata calda e soleggiata, ovviamente nel periodo di fioritura della pianta che vi interessa. I fiori vanno raccolti sul posto, senza essere toccati con le mani, e non devono essere bagnati dalla rugiada. Recidendoli con delle forbici, si fanno cadere i boccioli in un recipiente di vetro fine da 300 ml, riempito di acqua pura, avendo cura di non immergerli completamente, ma solo per metà, e di coprire con essi la superficie della bacinella.quindi si lasciano macerare al sole per 5/6 ore ; terminato tale periodo, si filtra l’acqua colorata dai fiori con un filtro di carta in una bottiglia da 1 l. e si allunga con una pari dose di cognac che serve per la conservazione. Questo composto è chiamato tintura madre dei Fiori di Bach. Per quanto riguarda Rock Water, il procedimento è un po’ differente. Trattandosi infatti di semplice acqua di una fonte rocciosa, basta raccogliere quest’acqua nel solito contenitore (senza toccarla con le mani), lasciarla per quattro ore al sole e poi allungarla con il cognac, come prima descritto. Il secondo metodo, invece, è più veloce. Raccolti i fiori con la stessa metodologia, si portano a casa, dove dovranno essere posti in una pentola di metallo porcellanato, all’incirca nella stessa quantità del primo metodo ma con più acqua, 1,5 l. Lasciati bollire sul fornello a gas per circa 30 minuti, si lascerà raffreddare la tintura così ottenuta, aggiungendo poi all’acqua filtrata lo stesso quantitativo di cognac o brandy.

Gen

30

By potatore

No Comments

Categories:

Piante Ornamentali

Aloe
Astri
Bromelie
Capelvenere
Ciclamino
Clivia
Crisantemo
Dieffembachia
Fucsia
Hebe
Maranta
Orchidea
Papiro
Sanseveria
Spathiphyllum
Stella di Natale
Zantedeschia
———————————————————————————————————————————————–

Le aloe sono piante inconfondibili aventi foglie carnose di forma triangolare fortemente dentate ai margini. Provenienti dall’Africa si trovano allo stato spontaneo, ormai rinselvatichite in gran parte delle zone costiere della Sicilia e della Calabria.
Terriccio – Il terriccio migliore per la coltivazione di questa pianta è lo stesso utilizzato per tutte le altre succulente e prevede l’utilizzo di terra limosa e sabbia acalcarea in parti uguali a cui può essere aggiunta torba in modo da abbassare il ph che deve essere in genere inferiore a 6. In alternativa si può utilizzare un 10-15% di sostanza organica che garantisce un minimo di fertilità anche se non è sempre gradita dalle succulente e in particolare da quelle provenienti da zone desertiche e pietrose.
Esposizione – Il pieno sole e in ogni caso i locali molto soleggiati sono assolutamente necessari per queste piante che tuttavia vanno riparate in casa durante il periodo invernale e di conseguenza costrette a condizioni non del tutto ottimali.
Irrigazioni – Durante il periodo di riposo vegetativo le aloe vanno annaffiate poco e con annaffiature molto distanziate nel tempo. Solo durante il periodo vegetativo occorre irrigare regolarmente a condizione che l’acqua sia somministrata a distanza dalla base della pianta in modo da evitare marciumi al colletto.
Propagazione – Queste piante si propagano con molta facilità: basta staccare gli stoloni che si formano alla base delle piante stesse oppure facendo radicare semplicemente con il taleggio dei germogli laterali.
Concimazioni – Se all’atto del trapianto o del rinvaso si è utilizzata torba o letame non vengono richieste concimazioni anche se, in caso di esemplari di notevole sviluppo e durante il periodo di fioritura, rade fertirrigazioni possono aiutare nello sviluppo e nella fioritura.
Malattie – assolutamente poco significativi sono gli attacchi di parassiti sia animali che vegetali se non in sporadico caso di marciumi ma legati elusivamente ad errori grossolani nelle irrigazioni.
Curiosità – Molto apprezzata risulta l’Aloe vera in quanto possiede le foglie ricche di una gelatina che ha proprietà curative nei riguardi di ferite, abrasioni, scottature e punture di insetti. Per raccogliere la gelatina basta incidere la lamina fogliare e applicarla come una normale pomata avendo cura di tenerla, durante l’applicazione, lontana da parti delicate del corpo tra cui gli occhi.
———————————————————————————————————————————————–

L’Aster è inconfondibile per la fioritura autunnale, un ultimo ricordo colorato dell’estate arrivata al termine. Questa pianta perenne entra in fioritura proprio quando le altre sono sfiorite e continua a produrre boccioli fino all’autunno inoltrato. I capolini, simili alle margherite ma più piccoli, hanno il cuore giallo dorato. Sono disponibili cultivar a fiore semipieno e a fiore pieno, nei colori varianti dal rosa pallido al porpora e dall’azzurro al bianco. Diverse specie di Aster si possono recidere gli steli, per comporre graziosi bouquet campestri, che rallegrano la casa. Sono ideali specialmente gli ibridi novi-belgii, chiamati anche settembrini perché fioriscono in settembre e ottobre, arrivando ad altezze di 90-100 cm. Vi è una ricca scelta di varietà a fiore pieno, come le ‘Crimson Brocade’, a fioritura rosso carminio, ‘White Ladies’, écru, ‘Patricia Ballard’, rosa vivo, e sua sorella minore Marie Ballard’, azzurro intenso. Tra i settembrini a fiore semipieno più belli segnaliamo la ‘Winston Churchill’, con fiori rosso carminio, e la ‘Schóne von Diethkon’, lilla.
Per favorire la produzione di fiori grandi occorre potare i rami deboli in primavera, mentre per stimolare una vegetazione più rigogliosa è consigliabile cimare la pianta; quest’ultima operazione aumenta, inoltre, la produzione di fiori, anche se più piccoli. Esistono, anche, delle specie nane, come ad esempio l’Aster dumosus, dai fiori molto piccoli, ottimo per donare accenti variopinti alle bordure e ai giardini rocciosi. Raggiunge un’altezza massima di 25-40 cm e fiorisce dalla metà di agosto fino ad ottobre. Di questa specie sono particolarmente valide le cultivar a fiore pieno ‘Jenny’, blu violetto, ‘Snow Sprite’, bianca, e a fiore semipieno ‘Alice Haslam’, rosa cupo, e ‘Prof Anton Kippenberg’, blu lavanda. Molto belle sono anche le varietà ‘Kassel’, a fioritura rosso canninio, e ‘Herbstgruss vom Bresserhof, rosa.
Altre specie a fioritura autunnale sono l’Aster frikariii, l’Aster amellus (una specie nana) e l’Aster thomsonii.
Le specie nane, sono ottimi per la coltivazione in vasi e fioriere, per abbellire il terrazzo, il balcone e l’ingresso della casa. Al termine della fioritura, potete togliere le piante dal vaso, metterle a dimora in una zona soleggiata del giardino, cosicché invigoriscano, e, appena prima che i boccioli si aprano, sistemarle nuovamente nel contenitore.
Queste piante, facilissime da coltivare, amano una posizione soleggiata; le specie da taglio necessitano di molto sole, mentre quelle nane crescono bene anche alla leggera ombra. Tutte si adattano a praticamente ogni tipo di suolo, purché sia fertile, fresco, ben lavorato e preferibilmente calcareo. Le annaffiature devono essere frequenti, senza causare ristagni d‘acqua. Gli astri hanno buona resistenza al freddo e sfoggiano per molti anni la loro ricca fioritura.

———————————————————————————————————————————————–

Aechmea, Vriesea e Guzmania sono le Bromeliacee più diffuse negli appartamenti per la bellezza dei colori delle foglie e dalle infiorescenze ricoperte da coloratissime brattee. Specie originarie dalle foreste del Centro e Sud America nonostante i nomi, non certo di facile memorizzo, ha suscitato un crescente interesse nei consumatori non solo per la bellezza del fogliame ma anche per il notevole adattamento e resistenza che manifesta ai vari ambienti tra i quali quello domestico.  Piante senza caule (fusto), perenni hanno delle foglie disposte a rosetta con una cavità all’interno. Sono  piante epifite in quanto non possiedono radici e in natura vivono sui rami e sui tronchi di piante ospiti senza peraltro parassitare la stessa in quanto al contrario dei funghi sono provvisti particolari dispositivi autonomi atti ad assorbire acqua e sali minerali dall’atmosfera. Molte volte le foglie, generalmente rigide racchiudono fra le loro guaine spazi ripieni di acqua di origine piovana dove vivono indisturbate alghe e piccoli animali invertebrate. In virtù di quanto detto in appartamento le piante devono essere poste in ambienti con aria umidità o quantomeno nel sottovaso va posta della sabbia fine tenuta imbevuta di acqua e per lo stesso motivo le annaffiature devono essere abbondanti per tutta la stagione estiva e ridotte nel periodo invernale. Il substrato di coltivazione deve essere molto poroso e ricco di humus con PH compreso tra 5 e 6; a tale abitualmente può essere impiegato un miscuglio di aghi di pino e torba nel rapporto di 2:1. Le concimazioni minerali possono essere procrastinate anche per periodi superiori al mese durante la stagione estiva riducendole notevolmente durante la stagione invernale. In casa le bromelie si aggiogano notevolmente delle frequenti bagnature sulle foglie con acqua non calcarea e a temperatura 20-25 gradi. Bisogna sempre evitare irrorazioni con acqua fredda in quanto provocano vistose necrosi alle foglie.
Generalmente le bromeliacee vengono riprodotte per seme ma per alcune varietà e per la Guzmania è possibile effettuare la separazione dei polloni che si sviluppano alla base che saranno lasciati ad asciugare per 8-10 giorni e quindi posti a radicare. La Guzmania è riconoscibile per una piccola rosetta di foglie verdi con al centro delle colorate brattee arancioni o rossi a seconda delle cultivars. Aechmea fasciata e Vriesea splendens hanno entrambe delle foglie zebrate di bianco nella prima da cui fuoriesce una spiga con fiori turchini protetti da brattee rosa; foglie verdi zebrate in marrone con spighe appuntite di colore rosso acceso alte fino a 50 cm circa caratterizzano la Vriesea e i numerosi ibridi da essa ottenuti. Anche l’ananas (Bromelia ananas) dai frutti grossi e caratteristici per il profumo e per la corona di brattee che sormonta il frutto fa parte di  questa specie coltivato anche alle Canarie e alle Azzorre.
———————————————————————————————————————————————–

Famosa fin dall’antichità per la sua cascata di foglioline dal verde delicato portati da steli neri e molto sottili si è creata notevole fama per le miracolose virtù terapeutiche che le erano, poco veramente esageratamente attribuite. È il capelvenere o chioma di Venere (Adiantum capillus-veneris) molto diffusa allo stato spontaneo sull’orlo di vecchi pozzi o di muri a secco ove esistono buone condizioni di umidità e di luce. In natura se ne conoscono circa duecento specie del genere Adiantum appartenenti alla famiglia delle Polypodiaceae e provenienti dalle zone tropicali dell’America meridionale e pertanto necessarie di ricovero in serra fredda durante i mesi invernali eccetto per le specie indigene come appunto l’Adiantum capillus-veneris e il canadese Adiantum pedatum decisamente molto più rustiche delle altre specie. Durante il periodo vegetativo le piantine amano condizioni di penombra con temperature miti e alta umidità. Il substrato di coltivazione deve essere molto leggero e tale da non favorire ristagni d’acqua ma allo stesso tempo capace di trattenere una buona percentuale di acqua. Un miscuglio che prevede l’utilizzo di una parte di terreno limoso, una parte di torba di sfagno o in alternativa terriccio di foglie, infine per migliorare il drenaggio va aggiunta una parte di sabbia grossolana o pomice. Nella formulazione di tale miscuglio va inoltre tenuto conto del PH che deve essere leggermente acido (5,5-6). Le piantine di Adiantum e in genere tutte le felci vanno innaffiate frequentemente ma con piccoli volumi d’acqua e allo stesso tempo può essere bagnato anche il fogliame eccetto nel genere Asplenium e Platycerium. Evitare in ogni caso di bagnare il fogliame con acque troppo dure e in condizioni di basse temperature. Le piantine di capelvenere non sopportano luce molto intensa e in appartamento possono risultare piantine molto resistenti se tenute in condizioni costanti di luce (semiombra) di temperatura e di umidità. Una causa di insuccesso frequente nella coltivazione di queste piccole felci ma anche di tutti gli altri generi è quello di far seccare eccessivamente le radici per poi annegarle nell’acqua. Molto semplice risulta la propagazione che avviene per semplice suddivisione dei cespi che può coincidere con la rinvasatura. In questa occasione, infatti, una volta tirata fuori dal vecchio vaso il pane di terra contenente l’apparato radicale, possono essere staccati piccole porzioni di rizoma con due o più fronde oppure nel caso di vecchie piante il cespo può essere diviso direttamente in due tagliando con un coltello in verticale il pane di terra.  In casa oltre al capelvenere è possibile allevare l’Adiantum  hispidulum di origine australiana con fronde lunghe 25-30 cm e larghe 15 e sviluppo contenuto (30-35 cm), l’A. raddianum di origine brasiliana con altezza leggermente superiore al precedente ( 45-50 cm) e infine l’A. tenerum decisamente un gigante rispetto ai primi in quanto raggiunge il metro di altezza con fronde triangolari di verde chiaro che in alcune varietà possono essere tinteggiate di rosa.

———————————————————————————————————————————————–


Nome scientifico: Cyclamen   Famiglia: Primulacea Origine: Asia minore
Pianta erbacea munita di tuberi di colore rosso-violaceo, con poche radici, dai quali si innalzano diverse foglie dotate di picciolo,cuoriformi, seghettato, maculate di bianco nella pagina superiore e rossastre sulla pagina inferiore,nervature palmi nervi,dimensioni comprese tra i 5-8cm . Il Ciclamino preferisce terreni ben drenati,profondi e ricchi di sostanza organica, in ombra o mezz’ombra; la temperatura ideale si aggira dai sei gradi di notte ai 18 gradi di giorno; con temperature superiori, i Ciclamini, appassiscono. La propagazione dei Ciclamini, oltre alla semina, si effettua con la divisione dei vecchi tuberi durante il periodo di riposo della pianta e quando le foglie e i fiori sono tutti appassiti. Si possono coltivare anche in vaso, ricordando di dissotterrare i tuberi periodicamente e di spostare i tuberi piccoli in contenitore singolo. I tuberi di ciclamino vanno interrati per 3-5 centimetri, lasciando tra i tuberi uno spazio di 8-15 cm. Le annaffiature devono essere frequenti meglio se tramite l’immersione, per un paio d’ore, del vaso in un recipiente colmo d’acqua; è d’obbligo evitare il ristagno d’acqua che può procurare il marciume del bulbo. I fiori sono solitari, lungamente peduncolati e regolari, con corolla a cinque petali, di colore roseo lilla; l’ovario è unico, con un solo stilo. Il frutto è una capsula globosa divisa in cinque valve e portata sorretta dal peduncolo che si attorciglia a spirale dopo la fecondazione. Il tubero fresco, contenente un glucoside che è mangiato senza danno dai maiali che ne sono ghiotti, ma dannoso all’uomo se non cotto. Coltivato in vaso come pianta ornamentale per la ricca fioritura primaverile tra le varie specie c’è il CYCLANEM PERSICUM , originario della Persia e dell’Asia minore, dotato di fiori più grandi di quelli delle specie selvatiche e dai colori varianti dal bianco al rosa, dal rosso al lilla, dal cremisi al porporino. La principale causa di sofferenza per i ciclamini e l’acqua: durante i mesi freschi un terreno spesso inzuppato d’acqua favorisce lo sviluppo di marciumi, durante l’estate invece la siccità può provocare anche il completo disseccamento dei tuberi.

———————————————————————————————————————————————–


La clivia è una specie sempreverde appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae con foglie larghe, nastriformi, disposte a ventaglio e inguainate alla base ove si congiungono con un breve rizoma provvisto di radici grosse e carnose. In primavera si sviluppa il fiore caratterizzato da uno stelo eretto che reca un ombrella globosa con 20-30 fiori che permangono per circa 15-20 giorni. E’ una specie molto rustica e adatta ad essere “forzata” in serra per anticiparne la fioritura.
Propagazione – Occorre una certa dimestichezza nella propagazione per seme in quanto viene in genere praticata l’impollinazione manuale mentre può risultare più semplice la separazione dalla pianta madre dei gettiti laterali. In questo caso le piantine ottenute sono uguali alla pianta madre (cloni) e sono consigliati quando le piante di provenienza sono di indiscusso pregio varietale.
Esigenze climatiche – Si tratta indiscutibilmente di una pianta adatta a luoghi ombreggiati, umidi e con temperature ottimali comprese tra 15 e 20°C. e per questo spesso mantenuto, spesso, nei vani scala e pianerottoli d’appartamento ove si adatta molto bene alle condizioni non proprio “casalinghe”
Terriccio – Si richiede un substrato di medio impasto facilmente drenabile e non eccessivamente concimato. Un miscuglio adatto è quello formato da terriccio di foglie e terra di prato in parti uguali oppure terriccio di bosco di buona qualità con ph tra 6 e 6,5.
Difesa antiparassitaria – Oltre ad essere una specie molto rustica, la clivia, per la particolarità delle foglie, da pochi problemi dal punto di vista sanitario. Infatti in caso di attacco di afidi o cocciniglie ma anche per semplice tolettatura del fogliame risulta molto semplice intervenire sulle lunghe foglie carnose e quindi rimuovere eventuali parassiti.
In ogni caso va sempre posta molto attenzione a questi interventi al fine di non creare lacerazioni delle foglie.
Curiosità – Le clivie vengono utilizzate come piante da vaso fiorito ma possono essere anche utilizzate come specie da fiore reciso. Un grosso freno a questo è dato però dal ciclo molto lungo della pianta che impiega circa 4-5 anni dalla semina alla fioritura.
———————————————————————————————————————————————–

Nel  1600 arrivò, in Europa, il fiore (dalla lontana Cina) che già  da diversi secoli era il vanto dei giardini dell’Imperatore giapponese:  Il crisantemo. In Giappone, infatti, una varietà di questa  erbacea, lo hironishi, dai caratteristici  sedici  petali diventava  già all’inizio del IV secolo simbolo del sole e  fiore dell’Imperatore. Il fiore veniva considerato simbolo  dell’Immor­talità proprio per la caratteristica longevità della fioritura  e per  la  capacità di combattere la ritenzione idrica,  una  delle cause principale dell’invecchiamento nell’uomo. Appartenente alla famiglia delle Composite il crisantemo,  (Cry­santemum  indicum) nel corso degli anni ha subito una  evoluzione notevole  a seguito delle numerose ibridazioni con altre  specie. In Italia, questa pianta, è principalmente utilizzata come  pianta da  fiore  reciso  e le numerose varietà  vengono  apprezzate  e coltivate  per offrire un prodotto molto ricercato agli inizi  di Novembre e  in coincidenza della Ricorrenza dei Morti.  Solo  in Italia,  però, si è riscontrato questo abbinamento in  quanto  in altri  paesi  il crisantemo grazie  a  coltivazioni  programmate, fiorisce  tutto l’anno e le coltivazioni, in virtù  dei  numerosi ibridi  con portamento ridotto, sono molto adatti alla  creazione di vasi fioriti utilizzati per le diverse occasioni e in tutti  i periodi  dell’anno. La versatilità del fiore si  manifesta  d’al­tronde  anche con una gamma di colori e di tonalità molto  ampia nei quali manca solo il blu e questo anche grazie  all’isolamento di mutazioni somatiche (sports). La propagazione della specie si effettua principalmente per talee anche  se  in  alcune varietà come la Turner, coltivata per  la fioritura autunnale, è conveniente utilizzare i polloni radicali prelevati in primavera dalla base delle piante di un  anno. Questo tipo  di  tecnica può comportare delle anomalie  come  la  facile trasmissione  di malattie e può condurre facilmente  a  processi degenerativi.  La riproduzione per talea, fatta  generalmente  da ditte  specializzate che attuano moderne tecniche di risanamento del materiale di propagazione, dà ovviamente garanzie maggiori di sanità delle nuove colture anche se chiunque volesse  riprodurre qualche  pianta  per talea può riuscire facilmente  nello  scopo. Basta recidere dei segmenti con 5-6 foglie e privarle delle prime tre foglie basali; così approntati vanno sistemati in un substra­to  di  torba  e perlite in parti uguali e posti  a radicare  in ambiente ombreggiato a temperatura di circa 18-20 gr gradi.  L’even­tuale  utilizzo  di ormoni radicanti migliora  la  qualità  delle radici  e ne accelera lo sviluppo. La  produzione in casa di un nutrito numero di piantine  da la possibilità a chi ha a disposizione un giardino di formare delle aiuole fiorite durante il periodo autunnale molto belle nei quali abbinamento  di  due-tre colorazioni diverse pu creare  effetti cromatici di sicuro effetto. In ogni caso, per avere delle piante più omogenee nello sviluppo, è consigliabile ricorrere all’acqui­sto  esterno  visto nell’insieme il costo molto  contenuto  delle piante.

———————————————————————————————————————————————–


Il nome di difficile pronunzia non ha limitato la coltivazione e l’interesse botanico verso la Dieffenbachia che deve il suo nome al naturalista tedesco che la scoprì.  Aracea perenne, originaria delle foreste tropicali dell’America centrale, viene utilizzata come pianta ornamentale da vaso a fogliame decorativo ed è molto apprezzata per le sue grandi foglie verdi screziate di bianco o di giallo e per la facilità della sua coltivazione. Tra queste, quelle che più si trova frequentemente negli appartamenti o negli uffici per la sua bellezza è la Dieffenbachia amoena, specie caratterizzata da vigorose foglie, molto ampie, alte fino a tre metri e molto resistenti alle più svariate condizioni  ambientali.  Di sviluppo più ridotto la specie D. picta originaria del Venezuela con portamento più compatto e fogliame con marmorizzazioni bianco-crema e la D.exotica originaria del Costa Rica apprezzata per la tendenza ad emettere germogli ascellari alla base che le danno il tipico portamento a cespuglio. In casa le Dieffenbachie vanno posizionate in un angolo luminoso e umido allo scopo di ottenere uno sviluppo costante e regolare della pianta stessa. Pertanto è necessario posizionare nel sottovaso una manciata di argilla espansa o ghiaia che vanno tenuti immersi in acqua e sopra va posizionato il vaso; così facendo l’acqua evaporano tiene costantemente inumidita l’aria normalmente molto secca in casa a causa dei termosifoni durante il periodo invernale e delle alte temperature durante l’estate. Anche il substrato deve tener conto di queste particolari esigenze e deve essere costituito preferibilmente da foglie di faggio mediamente decomposte e torba in parti uguali. Le caratteristiche di tale miscuglio, permeabile e poroso accompagnate da irrigazioni costanti oltre a garantire la costante crescita della pianta eviteranno l’insorgere di malattie fungine e marciumi (Rhizoctonia solani, Phytophthora) di cui la pianta è particolarmente predisposta. A tal proposito vanno evitate le spruzzature di acqua sulle foglie che, in ogni caso, vanno limitate solo alle giornate troppo calde e ristrettamente il mattino. Periodicamente vanno, pulite le foglie con una spugnetta inumidita per rimuovere eventuali depositi di polvere che rendono opaco il fogliame evitando di utilizzare sostanze oleose che occluderebbero gli stomi rendendo difficoltosa la normale traspirazione della pianta. Il ciclo di vita in appartamento è molto lungo e pertanto può capitare che le piante invecchiate perdano il loro fascino. In questo caso è possibile prelevare porzioni di stelo che immersi in acqua hanno la capacità di emettere le radici dopo circa 40-50 giorni. Si provvederà quindi al trasferimento in vaso con terriccio e dopo 4-6 mesi la pianta ottenuta tornerà ad avere la bellezza della pianta madre.  Per la particolarità di avere foglie tossiche e velenose va tenuta cura nel tenerle fuori dalla portata di bambini.

———————————————————————————————————————————————–

L’Hebe, un piccolo arbusto sempreverde, è indigena nelle terre verdeggianti della Nuova Zelanda, dove crescono spontanee diverse specie di piante, uniche al mondo, tra le quali l’Hebe è il genere più ricco. I maggiori garden italiani propongono una vasta gamma di questi arbusti provenienti dall’emisfero australe, fioriti e sempreverdi, ideali per la coltivazione in giardino, sul terrazzo e sul balcone.L’Hebe sempreverde e le sue cultivar è molto usata nelle aiuole, nelle scarpate e per la formazione di bordure, mentre le varietà nane sono ottime nei giardini rocciosi e rappresentano bellissimi ornamenti verdi, coltivate in vaso sul terrazzo e sul balcone. L’Hebe fiorita, spesso confusa con la Veronica per la somiglianza delle infiorescenze, si distingue perché è un arbusto, mentre la Veronica è una pianta perenne. È disponibile in molteplici specie e forme e tra le più particolari menzioniamo l’Hebe ochracea ‘James Sterling’ e l’Hebe Golden Nugget’, entrambe con folta vegetazione e foglie simili alle conifere, dal colore gialloverde dorato che d’inverno diventa giallo bronzeo. Nelle altre specie, il fogliame è comunemente rotondo e vi è una grande varietà di colori, forme e grandezze. Le foglie dell’Hebe pinguifolia Pagei’, ad esempio, sono notevoli per la colorazione grigio-blu, quelle dell’Hebe buxifolia hanno il colore verde cupo e, come indica il nome della specie, ricordano il fogliame del bosso. Molto interessante è l’Hebe pimeloides, un arbusto basso, quasi tappezzante, con foglie di colore grigio-blu intenso. Le cultivar ‘Mdsummer Beauty’ e Nicolas Blush’, invece, hanno il portamento eretto, molto ramificato, e possono raggiungere un’altezza di 1,25 m. Il fogliame della’Red Edge’ si colora di rosso in primavera. La maggior parte di questi arbusti ha il portamento molto compatto; in primavera si può eseguire la toelettatura accorciando i rami troppo lunghi. Si distingue tra le diverse specie coltivar di Hebe anche in base al colore delle infiorescenze a spiga. Dell’Hebe albicans, originariamente a fioritura bianca, sono disponibili cultivar con fiori blu, viola, marroni e rosa pallido. L’Hebe macrocarpa brewfolia si riveste da agosto ad ottobre di inflorescen-ze q spiga rosse, l’H. ‘Summer Blue’ porta fiori azzurri, le Nicolas BlusW e ‘Pink Paradise’ fioriscono in rosa. L’Hebe buxifolia produce fiorellini bianchi, lo stesso colore delle inflorescenze delle specie ochracea, cupressoides, larkii e pinguifolia, mentre l’Hebe salicifolia presenta una bella fioritura lilla. L’Hebe ama il caldo, una posizione soleggiata e un suolo poco calcareo, ben drenato. Per proteggere le radici da un eccesso di calcare, si consiglia di scavare una buca piuttosto ampia e riempirla di torba da giardino prima di mettere a dimora la pianta. L’Hebe ha buona resistenza al freddo invernale e può svernare in una posizione riparata. Le specie tipiche, come ad esempio l’H. ochracea e l’H. sutherla e le piante coltivate in pien’aria sono più resistenti alle gelate delle specie ottenute dall’ibridazione, ad esempio l’H. buxifolia, e delle piante in vaso, che trascorrono l’inverno preferibilmente in serra, nella veranda o nel locale lavanderia. Anche se è una pianta poco vistosa, l’Hebe vanta un gran numero di appassionati, di cui alcuni hanno fondato la “Hebe Society”. Questo club promuove la produzione di Hebe e di altri generi spontanei soltanto nella Nuova Zelanda con lo scambio di talee, la pubblicazione di un notiziario trimestrale e un sito Internet. La “Hebe Society” è nata in Gran Bretagna ed ha associati in tutta l’Europa, nel Nord America e nella stessa Nuova Zelanda.

———————————————————————————————————————————————–


Tempo di fucsie. La nostra vita oltre ad essere scandita dagli anni trova motivo di diletto nel susseguirsi delle stagioni caratterizzate dal variopinto sbocciare dei fiori. Anche  se le coltivazioni in serra alterano questo sistema anticipando o ritardando alcune di queste. Con giugno, sono la fucsia con i loro fiori penduli di colore vario soprattutto rossi e viola e con il fogliame dalla colorazione verde intenso a colorare i balconi. Appartenente alla famiglia delle Enoteracee, il genere Fucsia o migliore Fuchsia non ha altri parenti famosi eccezione fatta per la castagna d’acqua che cresce sul Po, ma da solo acquista un importante collocazione come pianta da  appartamento e, anche se meno apprezzata, come pianta da giardino. Quanto detto è forse restrittivo perché le fucsie sono delle piante molto versatili e oltre al classico vaso fiorito è possi­bile costituire dei cestini o basket pensili con varietà a fogliame ricadente che, con il loro fiore bicolore e il verde fogliame, formano delle autentiche cascate di colore. Altro sistema per valorizzare queste piante è quello di obbligarle a una crescita ad alberello oppure sistemare la parte aerea a forma piramidale con varietà come la “Cascade” riconoscibile per i fiori a calice bianco e la corolla rossa. Resta beninteso che per educare la pianta alle varie forme è necessario ricorrere a varietà diverse per le quali conviene farsi consigliare dal fiorista presso cui si provvede all’acqui­sto.  Poche ma molto importanti sono le norme da seguire per la coltivazione di fucsia sia in appartamento che in giardino e tengono conto che queste sono delle piante  perenni, cioè che vivono più anni, e che non amano gli eccessi nè di luce né di ombra.  In considerazione di quanto detto, le piante non devono essere esposte in balcone come solitamente si fa per i gerani ma vanno posizionate in modo che il sole diretto venga ridotto a poche ore e per motivi diversi durante i mesi invernali vanno tenute in luogo riparato in quanto temono le gelate invernali e le brinate tardive primaverili per cui l’esposizione all’aperto va effettuata quando le condizioni termali sono del tutto stabili. Il substrato in cui vanno coltivate deve essere ben drenato sistemando possibilmente una manciata di argilla espansa o ghiaia nel fondo del vaso e ricco di humus. Durante il periodo della fioritura oltre agli apporti di azoto che devono essere costanti durante tutta la coltivazione, l’ag­giunta di potassio diventa indispensabile per avere una fioritura molto intensa e protratta. Proprio al fine di protrarre al massi­mo il periodo di fioritura è consigliabile eliminare le corolle avvizzite con una forbice sottile in modo da esaltare la colora­zione. Diverse sono le varietà presenti in commercio e tra queste la Fucsia fulgens alta fino al metro di altezza e con fiori molto lunghi (7-8 cm) e la magellanica con fiori a gruppi di due o tre con calice di colore cremisi e corolla porpora-violetta. Quelle più ricercate restano le varietà a fiori bianchi e a fiore doppio come  la “Igloo Maid” oppure sempre a corolla doppia, bianca e calice rosso la varietà “Swintime”.

———————————————————————————————————————————————–

Le Marantacee sono piccole piante ornamentali cespito­se rizomatose con foglie colorate disposte a rosetta (Gen. Calathea) oppure con brevi steli (gen. Maranta), originarie delle zone caldo-umide del Sud America, utilizzate per la decorazione di interni da sole oppure in composizione con altre specie. Diverse sono le  specie coltivate e tra queste  Maranta leuconeura e la Calathea Makojana  o anche Maranta Makoyana. La  Calathea è originaria del Brasile e si presenta con numerose foglie a portamento eretto che si dipartono da un corto rizoma, il lembo fogliare è lungo fino a 25 cm con picciolo di 30-35 cm; la colorazione è verde oliva lucente al bordo, più sfumato al centro con macchie verde scuro sulla pagina superiore e marrone su quella inferiore. È la specie più apprezzata e diffusa. La particolarità che la contraddistingue è data dal fatto che al crepuscolo porta le foglie in posizione eretta tanto da sembrare che prega da qui il nome dato da alcuni di “pianta della preghiera”. Tutte le marantacee richiedono ambiente di coltura caldo-umido ed ombreggiato con  temperature ottimali  comprese tra 20 e i 28°C, umidità relativa molto elevata (80-90%) e bassa intensità luminosa (9-10.000 lux). Queste caratteristiche la rendono adatte a riempire gli angoli meno illuminati dell’appartamento o le stanze esposte a est o ovest notoriamente le meno illuminate dai raggi del sole. Per avere delle belle piante in casa occorre coltivare su un substrato organico grossolano, molto poroso e permeabile, pH tra 5 e 6 utilizzando preferibilmente un miscu­glio di terra di brughiera e foglie di faggio indecomposte in parti uguali. Se si vuole “viziare” la Calathea occorre concimarla con sangue secco al 5 per mille ogni 2-3 mesi  e fertirrigare ogni 15-20 a concentrazioni inferiori all’1 per mille. Durante la crescita si consiglia di bagnare regolarmente e mantenere elevata l’umidità dell’aria per non provocare l’arrotolamento delle foglie ed il disseccamento dei margini.
———————————————————————————————————————————————–

Nella coltura occidentale l’orchidea è considerata un fiore raro e prezioso e da sempre viene apprezzato per la durata e la raffinatezza dei colori adatto per essere regalato in particolari occasioni anche in considerazione del notevole prezzo di mercato. Questo perché in passato la coltivazione era riservata a pochi “eletti” che ne conoscevano le caratteristiche di coltivazione ed erano attrezzati con impianti serricoli atti a matenere un ambiente idoneo. Le esigenze delle Orchideacee in genere si discosta tra l’altro notevolmente dalle altre specie da fiore e non solo per quanto riguarda le esigenze climatiche ma in particolare per il substrato di coltivazione trattandosi di piante epifite e che quindi devono il loro nutrimento a radici aeree oltre al sistema radicale posto alla base. Questo e altri fattori ha fatto si che per la coltivazione si pensasse che tali piante potessero crescere in modo soddisfacente solo in serra e che solo giardinieri di comprovata abilità riuscissero a ottenere fioriture soddisfacenti. Questo è vero solo in parte in quanto alla famiglia delle Orchideacee appartengono circa 750 generi con più di 20.000 specie dai quali sono derivati una quantità notevole di ibridi e varietà che hanno la caratteristica di svilupparsi non solo sugli alberi e arbusti senza peraltro parassitarli come le specie epifite anzidette ma di tante altre che vivono e si sviluppano nel terreno. E’ però vero che la gran parte di quelle coltivare dall’uomo sono specie epifite che hanno la peculiarità di formare dei germogli dal rizoma principale che sta sulla superficie del vaso e sviluppa le radici verso il suo interno e che successivamente ad intervalli forma dei pseudobulbi che a loro volta danno vita a foglie. Questi pseudobulbi fioriscono in genere una sola volta mentre se ne continuano a formare altri che a loro volta produrranno foglie e quindi fiori. Il problema maggiore per la coltivazione è la preparazione di un giusto miscuglio che prevede l’utilizzo in parti uguali di terra grassa fibrosa, terriccio di foglia o torba, muschio di fagno a pezzi e sabbia grossolana o perlite. In passato era molto utilizzato, visto i notevoli risultati, terriccio e fibra di Osmunda ma dopo l’eccessivo sfruttamento dei depositi naturali di questa felce si è rischiato di estinguerla e pertanto è diventata una specie protetta al pari delle stesse orchidee spontanee presenti in Italia su quasi tutto il territorio nazionale. L’affinarsi delle tecniche di coltivazione ha però permesso di sostituire l’Osmunda con altri substrati di origine naturale come la scorza grossolana di pino. Per coloro che intendono regalare quello che in Tailandia, uno dei maggiori produttori di questo fiore al mondo, viene chiamato “fiore del sorriso”, nella scelta delle piantine o del fiore reciso deve tener conto di alcuni fattori importanti come la freschezza del prodotto, la brillantezza e la consistenza del fiore e malgrado le convinzioni comuni va considerato il numero dei fiori aperti e non quello della lunghezza dello stelo.


———————————————————————————————————————————————–

ll papiro è una delle più antiche specie erbacee conosciute risalente, come tutti sanno all’antico Egitto, da cui deriva il nome, traduzione di “il regale”. Il destino passato e la fama, sono strettamente collegati all’utilizzo della pianta per la produzione della carta, di cui primi gli Egiziani e successivamente le popolazioni mediterranee ne fecero uso prima che venisse soppiantato dalla pergamena e successivamente, con il Medioevo, dal nuovo procedimento di fabbricazione della carta ad opera dei Cinesi. La maggior parte delle specie del genere Cyperus di cui il papiro fa parte, vive rigogliosa in luoghi paludosi o acquitrinosi formando ciuffi di numerosi fusti esili, simili a giunchi e senza nodi alti fino a cinque metri che terminano alla sommità con strette brattee disposte a raggiera con infiorescenze simili a quelle delle graminacee. Le foglie si trovano invece alla base formando delle guaine appena visibili che avvolgono il fusto. In Europa è possibile trovarlo allo stato naturale solo in Sicilia alla foce del fiume Ciane presso Siracusa mentre la coltivazione in casa è frequente un po’ dovunque per la bellezza e la rigogliosa vegetazione.
Il Cyperus papyrus è però la specie più difficile da coltivare in casa visto la necessità di caldo umido, ma in condizioni ottimali, raggiunge i due-tre metri d’altezza con fusti triangolari e grossi fino a due-tre cm e con colorazione verde intensa. Ne esiste anche una varietà nana quasi in miniatura che raggiunge solo i 50-60 cm di altezza. Prende impropriamente il nome di papiro ma il più coltivato in casa è il Cyperus alternifolius alto 1-1,20 metri circa con fusti sottili e quasi triangolari e con ombrella comprendente 12 brattee simili a foglie leggermente penduli e flessibili. Di questa specie ne esiste una varietà, la Gracilis che ha un aspetto quasi a miniatura rispetto alla precedente con brattee verde scuro e rigide. Per coltivare in casa con successo un Cyperus occorre un vaso con un terriccio ricco di sostanza organica preferibilmente proveniente da composta. Una volta trapiantate una o più piantine occorre mantenere una temperatura mai al di sotto di 10C° salvo per il Cyperus papirus che richiede temperature minime di 15-18C°. Per assicurare il giusto grado di umidità, occorre sistemare il vaso dentro un sottovaso tenuto costantemente riempito d’acqua mentre per stimolare la crescita durante il periodo vegetativo va somministrato un normale fertilizzante ogni quattro settimane. L’epoca migliore per procedere alla propagazione è la primavera scegliendo fra due possibilità: suddivisione del cespo oppure facendo radicare delle talee. Nel primo caso dopo aver svasato la pianta va tagliata la zolla dall’alto in basso incidendo inizialmente il terreno con un coltello fino a quando non è possibile inserire le dita e effettuare il completo distaccamento ; una pianta può essere suddivisa anche in più parti a seconda del cespo radicale. Si può anche sfruttare la capacità rizogena dell’apice della pianta che una volta tagliato e spuntate le brattee va posizionato capovolto in una terrina e tenuto fino all’avvenuta emissione delle radici in acqua. Una volta radicato la nuova piantina può essere trasferita in vaso, inizialmente di 10 cm, con terriccio.

——————————————————————————————————————————————-


Piante rizomatose acauli appartenenti alla famiglia delle Agavacee caratterizzate da foglie a superficie piana o cilindrica coriacee e fibrose, originarie dell’Africa tropicale. Sono apprezzate per la loro elevata resistenza in appartamento e per l’adattamento alla formazione di composizioni.
Terricci0 – Anche se esiste la tendenza ad allevare la sansevieria in grossi vasi, si tratta in pratica di piante con apparato radicale abbastanza ridotto e quindi non sono richiesti grandi volumi di substrato. Il substrato adatto alla specie è quello composto da terra limosa mista a terriccio di foglie e integrato con concimi a base elevata di potassio.
Esposizione – Nonostante sia una pianta grassa ha poca esigenza di luce e si adatta a condizioni diverse di luminosità, proprio per questo notevole adattamento si rende molto interessante dal punto di vista della coltivazione in casa .
Propagazione – Si propagano per talea di foglia o per separazione dei germogli presenti nelle piante adulte. Nel primo caso vanno messe a radicare sezioni trasversali di foglie di 10 cm di lunghezza lasciate qualche giorno ad asciugare , in modo che si formi il callo di cicatrizzazione, con substrato di torba e perlite. La separazione delle piante adulte consente ovviamente di ottenere più velocemente una o più piante nuove a seconda dello sviluppo della pianta di provenienza.
Irrigazioni – Non si deve eccedere con le annaffiature e in particolare occorre che il terreno venga lasciato asciugare prima di intervenire con una nuova irrigazione mentre durante l’inverno vanno distanziate maggiormente. Come tutte le piante grasse, inoltre, vanno assolutamente evitati i ristagni d’acqua e pertanto sul fondo del vaso va predisposto un buon drenaggio.
Malattie – Non esistono in pratica problemi parassitari legati alla coltivazione di questa specie se non quelli provocati da una eccessiva irrigazione o umidità del substrato che può provocare attacchi di fusariosi.
Curiosità – Nella propagazione per talea molte volte le piante ottenute perdono la tipica colorazione gialla sul bordo delle foglie per cui i vivaisti tendo a propagare le piante di sansevieria per coltivazione di piccole parti terminali della pianta (apici vegetativi)

——————————————————————————————————————————————-


La pianta dello Spathiphyllum è originaria delle zone tropicali del Centro e del Sud America e delle isole dell’Asia sud orientale. A questo genere appartengono 35-36 varietà che si differenziano sia La pianta è composta da molte foglie che partono da terra e variano da una forma ovoidale a una forma lanceolata. Il fiore è di colore bianco e solitamente ha origine da una gemma ascellare di una foglia. Queste piante amano dei terricci ben drenati ma necessitano d’irrigazioni costanti. Le temperature non devono scendere al disotto degli 8-10 gradi. Durante il mese estivo è necessario abbondare nelle irrigazioni, mentre nel periodo umido diminuire la frequenza mantenendo comunque il composto sempre leggermente umido. Le concimazioni sono di fondamentale importanza sia per la fioritura che per il fogliame. Per concimare lo Spathiophyllum è preferibile utilizzare un concime moderatamente azotato, con le giuste proporzioni di macro elementi per garantire fiori grandi e fioriture durature. La frequenza della concimazione varia in base al periodo vegetativo (nei mesi più caldi somministreremo meno concime ma più frequentemente, mentre nei mesi freddi ridurremo le concimazioni a due volte al mese
———————————————————————————————————————————————–


Dicembre è indubbiamente il mese in cui si concentrano molte aspettative: l’anno vecchio ormai al termine lascia il posto quello nuovo in arrivo. Un mese ricco di feste quasi una sorte di dispetto alla natura che dopo fasti estivi e i colori di inizio autunno adesso riposa anch’essa in attesa della propria festa che coincide con l’arrivo della primavera. Ciò non toglie che nonostante i traguardi tecnologici notevoli raggiunto anche in questo mese la tradizione la fa da padrone e pertanto in ogni casa non mancherà l’albero di natale, il muschio nel presepio, la strenna con l’agrifoglio e l’immancabile stella di Natale.
La Poinsettia o Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) in questi ultimi anni, in particolare, vive un interesse crescente anche per il fatto che il Natale è la festa in cui prevale il colore rosso e le brattee della Poinsettia il più delle volte confuse con il fiore rispondono a questa richiesta di mercato. La pianta in natura in effetti ha un portamento arbustivo e raggiunge anche i due metri di altezza. Nelle coltivazioni sotto serra, in coltura intensiva, viene invece trattata con ormoni nanizzanti che oltre ad ridurne l’altezza ne migliorano l’impalcatura dei rami. L’utilizzo di ormoni tra l’altro ha coinciso con un utilizzo diverso della pianta che fino a circa un decenni fa veniva utilizzata come pianta da fiore reciso. La bellezza della pianta è data dalle brattee colorate rosse, rosa, arancio e bianco a seconda delle varietà che vengono tale volta scambiati, a torto, per i fiori che invece anche se riuniti in ciazii sono poco vistosi. Per chi si appresta ad acquistare una Stella di Natale va ricordato che la qualità della pianta è da individuare dalla vivacità dei colori, dal rigoglio vegetativo e dal numero di steli. Vanno scartate le piante che si presentano con fogliame ingiallito e non uniforme. Verificare che l’attaccatura degli steli sia ben salda e le infiorescenze ancora non completamente aperte. Le piante vanno tenute lontane da fonti di calore ed all’immediato contatto con termosifoni e camini accesi mentre va verificata l’umidità dell’ambiente in quanto l’aria eccessivamente secca provoca la perdita delle foglie delle piantine. Poche sono le esigenze colturali della pianta tenuta in ambiente chiuso: irrigazioni  regolari una volta verificata che il substrato contenuto nel vaso sia asciutto e una concimazione con concime completo disciolto in acqua all’1% con cadenza quindicinale. Una volta completata la fioritura la pianta incomincerà a perdere le foglie (fine gennaio circa) e quindi successivamente va potata molto corta e sistemata in luogo fresco e poco illuminato; le irrigazioni vanno diradate. Si effettuerà, così, lo svernamento della pianta che successivamente in piena primavera verrà portata gradualmente in piena luce ed all’aperto per iniziare un nuovo ciclo.

———————————————————————————————————————————————–

La Zantedeschia o più comunemente calla è una Aracea originaria del Sud Africa e in Italia è diffusa soprattutto la Zantedeschia aethioica. La bellezza di questa pianta consiste soprattutto nella grande spada bianca che avvolge lo spadice gialliccio molto in risalto sul vivace fogliame verde. Le foglie come anche il fiore sono sostenute da un lungo picciolo e sono sagittate o lanceolate, appuntite e con margine intero. Nel suo ambiente naturale e nelle regioni più calde dell‘Italia fiorisce da dicembre ad aprile in condizioni molto diverse di  esposizione che vanno dalla penombra al pieno sole. Durante il periodo vegetativo il terreno va mantenuto costantemente umido mentre nel periodo di riposo che nella nostra regione coincide con il periodo invernale va mantenuta più asciutta senza che il terreno si asciughi completamente e riparata dal freddo. Per evitare gravi danni durante la stagione invernale i tuberi presenti in giardino vanno coperti con uno strato di paglia o con un telo di tessuto non tessuto. Al contrario di molte altre specie da vaso fiorito preferisce un miscuglio semi-pesante ma con buona presenza di sostanza organica ben decomposta. Un terreno ideale per la coltivazione in vaso di tale pianta prevede un miscuglio a base di compost, terra da giardino, torba e sabbia. Durante l’estate la calla può restare all’aperto ma a partire dall’autunno riportarla in casa e all’apparire dello scapo fiorale mantenerla a 10°C. circa dopo la comparsa dello scapo tenere la pianta più al caldo. Per propagarla operare suddividendo i tuberi e impiantandoli in nuovo vaso durante il periodo di riposo vegetativo.

home page snorkeling nemo