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Mar

27

By potatore

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Attrezzi da orto

attrezzi “inutili” da giardinaggio

La coltivazione di un orto richiede una adeguata attrezzatura commisurata all’ampiezza dell’appezzamento e alle esigenze di chi lo coltiva. Alcuni attrezzi però risultano comunque fondamentali e tra questi sicuramente una vanga, una zappa, un rastrello, un trapiantatoio, una forbice da potare e un coltello molto affilato e in ultimo un cesto possibilmente di vimini ove gli ortaggi accolti rimangono freschi. Vanga e zappa sono i due strumenti che consentono di lavorare il terreno in modo completo con l’unica differenza che con la vanga èpossibile lavorare in profondità e interrare nello stesso tempo eventualmente anche il letame, mentre con la zappa la lavorazione è superficiale ed inferiore ai 10-15 cm. La zappa viene anche utilizzata per ripassare e sminuzzare il terreno precedentemente vangato oppure per lavorazioni superficiali tipo rincalzatura e sarchiature. Il rastrello, invece, è un attrezzo complementare necessario al raduno delle erbe infestanti già strappate, alla frantumazione, al livellamento del terreno e infine all’interramento con uno strato molto sottile i semi. Per  il trapianto delle piantine può essere usato il  tra­piantatoio,  attrezzo  a forma conica,  quando  si  vogliono ottenere  delle buchette circolari per la messa a dimora  di piantine con pane di terra; se invece le piantine non hanno il  pane di terra è conveniente usare un foraterra no una piccola zappetta con manico corto. Se si vuole ottenere delle file perfettamente diritte  conviene  munirsi di un aspo o di un  rocchetto  di spago mentre molto utile e a volte indispensabile può risul­tare l’acquisto di una pompa irroratrice per la distribuzio­ne  di antiparassitari. Infine se il terreno a  disposizione è  vasto è vantaggioso l’acquisto di una  moto­zappa fornita di accessori.

Apr

16

By Il Potatore

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Diserbo…con cautela

 

Il prato, appena sfalciato, con erba fitta e sottile, oppure cosparso di rugiada che contrasta con le aiuole fiorite può non essere un sogno ma una realtà se vengono meno le note stonate determinate dalle erbacce che puntualmente rovinano il cotico erboso con il loro sviluppo irregolare e poco gradevole alla vista. In effetti le erbacce o erbe infestanti non sono altro che essenze cresciute in un luogo sbagliato e che in altro ambiente sicuramente avrebbero avuto migliore trattamento. Infatti dente di leone, ortica o gramigna alcune delle infestanti più comuni sono anche delle eccelse piante da erboristeria ma nel prato sono uno dei tanti grattacapi dell’aspirante giardiniere. Le infestanti generalmente vengono divise in due gruppi: al primo fanno parte le annuali e le biennali che generalmente si riproducono per seme mentre al secondo gruppo appartengono le perenni che hanno il loro punto di forza nelle radici di tipo fittonante o rizomatoso. Il primo gruppo da indubbiamente meno problemi per il loro controllo in quando la loro capacità infestante viene velocemente e semplicemente ridotta eseguendo tagli ravvicinati e costanti. Un prato sfalciato mediamente ogni due settimane in condizioni di umidità ottimali e con altezza di taglio non superiore ai 15 mm impedisce che parte delle infestanti spontanee vada in fiore e si riproduca disseminando così il proprio seme; il taglio continuo, inoltre, indebolisce velocemente questo primo gruppo di piante generalmente a foglia larga, e nell’arco dell’anno il numero di piantine infestanti per metro quadro risulta irrisorio e del tutto irrilevante. Diverso è il problema per piante del tipo perenni che possiedono radici fittonanti capaci di immagazzinare notevoli quantità di sostanze di riserva come il dente di leone (Taraxacum officinale) e il romice (Rumex acetosa) oppure di possedere radici rizomatose che se spezzate in segmenti hanno la possibilità di dar vita ad altrettanti piante come la gramigna o ancora come la perniciosa acetosella che produce diversi bulbi minuscoli e abilmente mimetizzati di difficile estirpazione. In questi casi l’estirpazione manuale è il sistema di intervento più diretto utilizzando un coltello a lama lunga o delle apposite zappe che recideranno quanto più in basso possibile la radice asportando le parti tagliate. Anche in questo caso, però, solo la costanza degli interventi darà risultanti certi. Solo con la gramigna ciò potrebbe non bastare e bisognerebbe ricorrere ad un trattamento selettivo con un erbicida sistemico. La presenza di infestanti in ogni caso evidenzia che i lavori preparatori della semina del prato sono stati frettolosi e poco incisivi; infatti la preparazione accurata e le ripetute lavorazioni con un diserbo iniziale o il ricorso alla solarizzazione sono le basi per avere “l’erba più verde del vicino”.

Nov

3

By Il Potatore

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“L’autunno …è una seconda primavera dove ogni foglia è un fiore!!

 

 

Ci siamo permessi di utilizzare una frase di Albert Camus per intitolare questo post, scrittore, filosofo, drammaturgo e premio Nobel nel 1957

Con l’arrivo di Novembre ha inizio un periodo di relativa inattività per i lavori dell’orto anche se l’orticoltore generalmente non smette mai di sistemare, pulire, rastrellare, sistemare gli attrezzi, costruire muretti di sostegno o ancora sistemare la rete di recinzione; piccoli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria sono tutto l’anno presenti in agricoltura e nell’orto in particolare. Nelle zone con clima mite della Pianura Padana è ancora possibile seminare aglio, cipolla e piselli mentre solo in coltura protetta lattuga da taglio, valerianella e spinaci; continua la raccolta di biete da costa e delle ultime carote. E’ periodo di raccolta anche di cavolfiori a maturazione autunnale e nei casi in cui risulta necessario per posticiparla si possono proteggere dal freddo, legando le foglie esterne attorno alla stessa infiorescenza. Protezione dal freddo va anche attuata per il finocchio, preferibilmente nelle ore notturne va steso un telo di tessuto non tessuto da rimuovere al mattino. Scarola, radicchi, sedani e porri possono ancora essere imbiancati prima del loro consumo effettuando ovviamente sistemi diversi: legatura con elastico oppure copertura con vasi in plastica sistemati sopra gli ortaggi per i primi mentre nel caso del sedano e del porro risulta più conveniente incalzare il terreno circostante. Via via che si svuotano gli appezzamenti occorre rimuovere i residui di coltura che vanno prontamente eliminati per interrompere il ciclo di sviluppo dei parassiti; bisogna poi provvedere alla letamazione ed alla vangatura che va effettuata nei limiti del possibile interessando le parti più profonde del terreno generalmente ricche di sostanze minerali che in questo modo tornerebbero in superficie. Particolare attenzione va posta anche per le coltivazioni sotto tunnel: i danni da gocciolamento determinate dalla caduta della condensa provocano dannosi marciumi per cui l’arieggiamento risulta fondamentale per le coltivazioni.

Ott

14

By Il Potatore

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Categories: Potatore news

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Finalmente la pioggia..

Dopo le attese, le piogge autunnali sono arrivate con abbondanza, in Lombardia, anche se fortunatamente senza eccessiva violenza.Questo comporta il lavaggio” della vegetazione dall’eccessiva  polvere  accumulatasi  sulle  foglie  delle piante, dopo il lungo periodo asciutto, e di un certo  rim­pinguamento delle risorse idriche del terreno e della falda. Le piogge  costringono l’orticoltore ad un forzato  riposo anche se alcuni controlli sul rapido deflusso dell’acqua in eccesso dalle aiuole risulta necessario. Il tempo inattivo durante le giornate piovose può essere altrimenti utilizzato per il riordino e la  manutenzione degli attrezzi,  nell’ordinazione dei  semi  oppure nella programmazione del piano colturale primaverile. Gli attrezzi di  lavoro come vanghe, zappe, falcetti e altro  anno con­trollati affinchè le parti il legno siano saldamente connes­se con quelle metalliche e che quest’ultime siano affilate e prive di curvature determinate da eventuali  contatti  con sassi e parti dure; può anche essere approntata una lista degli attrezzi di cui si è sprovvisti e procedere magari con gradualità all’acquisto. Stesso discorso è valido per le sementi  necessari nel  prossimo ciclo  colturale e delle quali vanno individuate con calma le varietà  servendosi anche di cataloghi di ditte specializzate e  di  acquisti tramite posta.

Mar

17

By potatore

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Categories: Agricoltura, Potatore news

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Potatura….da esperti!!

  Potatura: non si parla mai a sufficienza, specialmente in questo periodo in cui è già iniziata la potatura primaverile è, che vede, i giardinieri  e quanti si cimentano  per hobby a questa pratica, alle prese con i mille problemi. Molti sono gli interrogativi che questa attività fa sorgere in coloro i quali si dilettano di giardinaggio: domande alle quali non sempre possibile trovare risposte immediate ed esaurienti. Nostro nostro compito sarà quello di dare indicazioni ai meno esperti in modo che procedano correttamente ad alcuni interventi di una certa importanza per la crescita e mantenimento delle piante trattate. Parlando di potatura, cominciamo a considerare l’aspetto dello sfoltimento di piante di medio sviluppo che, dopo alcuni anni, tendono ad infittirsi e pertanto vanno alleggeriti della chioma in eccesso. Il primo intervento è quello di eliminare da queste piante  tutti i rami che si mostrano deboli o secchi a causa di eventi naturali legate all’andamento meteorologico o semplicemente perché colpiti da problemi relativi alla circolazione della linfa. Si passa quindi alla soppressione di rami paralleli al tronco principale e che tendono a contrastare lo sviluppo centrale della pianta, avendo cura sempre di utilizzare forbici e lame ben affilate. L’attenzione va, quindi posta, a tutti quei rami che si sfregano l’un l’altro è di una certa consistenza. Vanno inoltre asportate  tutti i ricacci lungo il tronco principale fino all’altezza in cui si dipartono le branche principali, di solito  quattro-cinque, o leggermente sopra. In ogni caso è importante che i ricacci debbono essere sempre soppressi, meno che non si debba sostituire una branca mancante o danneggiata. I ricacci sviluppati è alla base del tronco vengono  chiamati polloni e alcuni di questi possono essere  utilizzati come materiale di propagazione per la loro capacità di emettere facilmente radici. Meli da fiore, tigli , ulivi hanno la facile tendenza dei emettere un folto numero di polloni che tendono a togliere preziosa linfa al fusto principale e pertanto vanno prontamente eliminati. Quando si interviene tempestivamente questi possono facilmente essere eliminate strappandoli, tuttavia talvolta è necessario intervenire con le forbici tra l’altro occorre smuovere il terreno sottostante per arrivare alla base dell’asta degli stessi. Altro accorgimento peri rami, di una certa dimensione, è quello di accorciarli inizialmente fino 30- 40 centimetri e il moncone rimasto eliminarlo  tagliando  inizialmente dal basso verso l’alto di alcuni centimetri e successivamente al contrario fino al completo distacco il modo di evitare pericolosi scortecciamenti. Il taglio deve risultare netto e liscio e, se è il caso va ripassato con un coltello in modo di favorire l’azione cicatrizzante della stessa pianta. Infine, ricordarsi di sterilizzare gli attrezzi al fine di evitare la facile trasmissione di malattie tra cui quelle virali. La semplice immersione in alcol e il successivo  passaggio alla fiamma è più che sufficiente per impedire la trasmissione di batteri.

Gen

8

By potatore

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Categories: Giardino

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Sotto la neve…pane!!

 

La neve rende più piacevole la stagione invernale e quest’anno non si è fatta attendere, anche se una piccola spruzzata che ha creato, per questo pochi  problemi di viabilità e solo qualche fastidio negli spostamenti ma, anche se per altri versi, è a considerare di indubbia utilità alla campagna ed ai giardini. Il manto nevoso, infatti, protegge i cereali autunno vernino e il manto erboso del giardino dagli eccessivi sbalzi termici. Inoltre la neve sciogliendosi gradualmente arricchisce il prato e l’orto di una notevole quantità di acqua che sarà facilmente trattenuta grazie al potere assorbente del terreno al contrario degli acquazzoni violenti che si verificano talune volte, abbattendosi sul suolo, perché questi non danno tempo allo stesso di assorbire l’acqua piovana che il più delle volte defluisce verso i luoghi di scolo trascinandosi parte delle sostane nutritive che il suolo aveva precedentemente immagazzinato. Con lo scioglimento della neve si noterà che il cotico erboso del prato sarà molto rigoglioso e l’erba sottostante in virtù del calore emanato dal terreno e trattenuto dalla neve, si sarà leggermente accresciuto. Pertanto durante il periodo di scioglimento della neve dovrà essere evitato qualsiasi calpestio il quale non farebbe altro che arrecare notevoli danni non solo perché si sarebbero potuto formare eventuali zone di ghiaccio, ma anche perché il terreno, molto inzuppato, mal sopporta il peso eccessivo e le orme che si vengono a creare, una volte asciugate, formano crostoni duri che pregiudicano il successivo sviluppo dell’erba. Anche alberi ed arbusti non vanno assolutamente mossi ne tanto meno potati in quanto i rami col freddo intenso tendono facilmente a spezzarsi. Gli eventuali interventi cesori vanno indirizzati per rami spezzati dal peso eccessivo della neve e i tagli effettuati, se di grossa entità, vanno inizialmente rifiniti con una lama molto affilata e successivamente protetti con mastici cicatrizzanti. Gli attrezzi utilizzati per il taglio vanno preventivamente disinfettati e l’immersione in alcool e il successivo passaggio alla fiamma è uno dei sistemi più sicuri. Per evitare la trasmissione di malattie crittogame e virus questa operazione va effettuata tutte le volte che si passa da un albero all’altro. Nelle giornate più tiepide e assolate vanno controllati gli arbusti e le piante tenute sotto un film di plastica a protezione del freddo; se all’interno della copertura si è formata molta condensa sarà opportuno rimuoverla o facendola asciugare oppure più semplicemente rivoltando la stessa in modo che la parte umida rimanga all’esterno. Ciò eviterà il formarsi di malattie fungine che notoriamente si sviluppano in presenza di alta umidità e per lo stesso motivo può risultare utile effettuare dei fori nella parte alta della copertura. Per il resto rimaniamo in attesa che arrivi copiosa ed abbondante….

Nov

27

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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I lavori di Novembre

posted Cristiano

Taglio siepe – In questo periodo si può potare le siepi di piracanta: utilizzare attrezzi affilati ed evitare di intervenire in modo drastico. Va posta molta attenzione ai rami molto spinosi e allo stesso tempo durante le operazioni di taglio verificare lo stato sanitario.

Crisantemi – Ormai cominciano a sfiorire a causa delle intense precipitazioni. Via via che i fiori tenderanno a cadere procedere con il taglio degli steli a pochi centimetri dal suolo: ricacceranno nel prossimo anno.

Ciclamini – In piena fioritura necessitano delle ordinarie cure quali irrigazioni, concimazioni quindicinnali e soppressione delle parti sfiorite delle foglie appassite.

 Viole del pensiero – Chiamate viole di San Giuseppe, in Puglia per il colore simile al mantello del Santo, sono pronte per realizzare coloratissime aiuole fiorite che rimarranno fino alla fine di maggio. Infatti, resistentissimi ai freddi invernali, svolgeranno il loro ciclo colorando allegramente le aiuole invernali nel grigiore generale.

Taglio prato – Procedere con l’ultimo taglio del prato, al nord, e riporre il taglia erba nel box dopo averlo ripulito e spennellato le parti da taglio con diesel: servirà a proteggere dalla ruggine.

Trattamenti antiparassitari – Procedere alla disinfezione degli alberi da frutto, delle aromatiche e di tutte le altre specie presenti nel giardino con prodotti a base di rame. Aggiungere alla soluzione un adesivo come irol.

Set

14

By potatore

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Categories: Giardino

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Il giardino ..in miniatura

ad-diy-ideas-how-to-make-fairy-garden-22

Se il fine settimana è caratterizzato dal cattivo tempo e la passeggiata in campagna deve essere rimandata può presentarsi il problema di cosa fare a casa; ma non necessariamente deve esserci brutto tempo per copiare delle idee che possano arricchire alcuni spazi della casa con delle soluzioni curiose e perché no, originali. Una prima idea è quella di un giardino miniaturizzato in bottiglia: a tale scopo basta prelevare dalla cantina una bottiglia che soddisfi le esigenze del caso, piccola o grande a secondo lo spazio in cui va sistemata e per i più esigenti anche una capiente damigiana. Il tappo è la chiave per far sì che l’acqua all’interno non evapori facilmente e si conservi a lungo. Infatti, non appena l’acqua evapora tende a depositarsi sulle pareti e da qui ridiscendere nel substrato del fondo, così da essere riutilizzata. Che il tappo sia anche bello, di sughero e sormontato da uno stampo di colorati frutti di pasta di sale è scelta e gusto di ognuno. Se nella scelta della forma della bottiglia prevale la larghezza rispetto all’altezza risulta più agevole la costituzione e la sistemazione delle varie parti altrimenti occorre attrezzarsi di utensili molto lunghi. Una volta sistemato il tutto su di un tavolo si può procedere alla sistemazione dei vari elementi che inizialmente consiste nell’inserire sul fondo una manciata di carbonella per evitare che il ph diventi acido. Successivamente con l’ausilio di un imbuto di carta si “versa” all’interno il terriccio che farà da supporto e nutrimento alle piante; questo dovrà essere costituito da una miscela di torba nera e terra di bosco oppure di un terriccio adatto per semenzai e quindi povero di elementi fertilizzanti. Con un cucchiaino da caffè o con una piccola palettina da gelato legata con del nastro adesivo ad un bastoncino di legno si appiana il substrato sul fondo e si effettuano dei piccoli alloggiamenti in cui verranno inserite le radici o i semi delle piantine. Per la scelta delle piantine occorre orientarsi su specie che richiedono tenore di umidità elevati e che abbiano una crescita lenta come la peperomia, fittonia e varietà piccole di bromeliacee. Nella sistemazione, per agevolare la collocazione delle piantine sul fondo, sarà meglio collocare quelle più esterne e infine quelle centrali. Una volta costipato leggermente il terriccio per una migliore adesione dell’apparato radicale col terreno occorre innaffiare. Bisogna tener presente che l’acqua in eccesso non può essere smaltita e pertanto le irrigazioni devono essere effettuate “col contagocce”. Sempre con il sistema di fissare con nastro adesivo i mini attrezzi si può preparare un piccolo taglierino per eliminare foglie secche o rovinate e con l’ausilio di un ferro da lana si possono asportare dal fondo. La bottiglia non va mai collocata in pieno sole per ovvi motivi di condensa, va benissimo un luogo anche esterno molto illuminato durante la bella stagione durante la stagione fredda un luogo interno riparato è d’obbligo.

Dic

17

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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I lavori di Dicembre

Condensa– Nel Nord Italia sono pochi i lavori da effettuare nell’orto perché il ridotto numero di ore di luce e le condizioni  climatiche decisamente avverse riducono lo sviluppo delle piante alle semplici funzioni di sopravvivenza. Solo per chi opera sotto tunnel  di una certa dimensione è da ipotizzare qualche intervento che per lo più si risolve con il controllo delle condizioni di umidità all’interno del tunnel stesso. Tenori alti di umidità e in particolare l’acqua di condensa che ricade al suolo, infatti,  provocano facilmente fenomeni di marcescenza.

Serre calde – Sono pochi gli orticoltori che possiedono un serra riscaldata anche se molti altri si stanno attrezzando. In questo caso con l’inizio di Dicembre occorre iniziare le semine in cassetta di pomodori e melanzane da trapiantare prima dell’inizio della primavera in piena terra. Produrre piantine provviste del pane di terra è sicuramente la strada migliore percorribile se non altro perché gli stress da trapianto sono ridotti al minimo  o del tutto evitati. Prima di qualunque semina in ogni caso vanno sterilizzati con bagno in soda caustica tutti i contenitori  e gli attrezzi utilizzati.

Attrezzi – pale, zappe, vanghe, forconi e altri attrezzi utilizzati durante la stagione passata  per i vari lavori vanno ripuliti da tutte le incrostazioni utilizzando un spatola finché tutto il materiale ossidante è stato rimosso. Al fine di ottenere la rimozione della ruggine si possono ottenere buoni risultati affondando gli attrezzi per varie volte in un mucchio di sabbia. Dopo aver rifatto il taglio o le punte e rimosso eventuali sbavature con un piccolo flessibile e una morsa  potrebbe risultare utile pennellare con del gasolio le parti ferrose.

Cantina – Gli ortaggi immagazzinati in cantina sono soggetti a trasformazioni che se non opportunamente controllate danno vita a processi degenerativi. Le patate ad esempio, vanno conservate in luogo fresco e ben aerato ricoperte di paglia  e al buio. La luce infatti fa germogliare gli occhi e stimola la formazione di solanina che dà alla patata la caratteristica colorazione verdognola della polpa e allo stesso tempo la rende velenosa e amara. Kiwi e kaki invece per renderli pronti al consumo vanno “ammezziti” e quindi tenuti al caldo accanto alle mele.

Ott

30

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

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I lavori di Ottobre

 

 

Piante d’appartamento – Un poco di acqua e una manciata di argilla espansa nel sottovaso in modo da non otturare il foro di scolo evitano che le piante in casa soffrano per l’eccessiva secchezza dell’aria  che si verrà a determinare dopo l’accensione degli impianti di riscaldamento. Evitare le nebulizzazioni allo stretto necessario ma intervenire con docce di acqua tiepida tutte le volte che sopra l’apparato fogliare delle piante tenute all’interno degli appartamenti si deposita una quantità eccessiva di polvere.

Parassiti – Prima di porre a riparo all’interno delle abitazioni o delle cantine le piante che hanno vegetato in balcone durante il periodo estivo va constatato lo stato sanitario delle stesse  e se si ritiene necessario occorre intervenire con dei trattamenti o con la rimozione manuale in caso di piante a foglia larga  come il Ficus elasta, la Clivia e la Dieffenbachia.

Balconi – Eventuali piante rimaste in balcone vanno private del sottovaso al fine di favorire lo sgrondo d’acqua nel caso di piogge prolungate ma sarà meglio addossare i vasi alle pareti esterne della casa in modo da evitare eccessivi dilavamenti e per aumentare la resistenza al freddo.

Ruggini – L’elevato tasso di umidità presente in questo periodo può provocare lo sviluppo di ruggini in particolare sui garofanini dei poeti e sui gerani. Intervenire con trattamenti di mancozeneb-80  o bitertanolo-25.

Pieris – In ottobre può essere utile per queste specie una leggera toilettatura che consiste nell’asportare i rami danneggiati o in soprannumero. Successivamente si può pacciamare il sottochioma con un buono strato di terriccio di bosco. La pacciamatura può inoltre essere utilizzata con tutte le altre specie presenti nel giardino non solo a scopo estetico ma anche protettivo del freddo invernale.

Attrezzi – Prima di riporre definitivamente la falciatrice per il periodo invernale occorre ripulirla delle parti terrose e di ogni traccia di erba. Successivamente spruzzare sulle parti metalliche olio o nafta per evitare la formazione di ruggine.

Alberi  – Nessun intervento di potatura va effettuato eccetto nei casi  di evidente intralcio. Le foglie ormai decisamente in  fase di  distacco possono essere utilizzate per la produzione di  com­post o di terricci a base di foglia.

Orto – Provvedere all’arieggiamento delle serre praticando delle aperture nella parte superiore  in modo da poterle richiudere  al tramonto.  Verificare  che  la temperatura interna  non  si  alzi eccessivamente  durante le giornate assolate.

Set

25

By potatore

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Giardini in miniatura!

Se il fine settimana è caratterizzato dal cattivo tempo e la passeggiata in campagna deve essere rimandata può presentarsi il problema di cosa fare a casa ; ma non necessariamente deve esserci brutto tempo per copiare delle idee che possano arricchire alcuni spazi della casa con delle soluzioni curiose e perché no originali. Una prima idea è quella di un giardino miniaturizzato in bottiglia, a tale scopo basta prelevare dalla cantina una bottiglia che soddisfi le esigenze del caso; piccola o grande a secondo lo spazio in cui va sistemata e per i più esigenti anche una capiente damigiana. Il tappo è la chiave per far si che l’acqua dell’interno non evapori facilmente e si conservi a lungo. Infatti, non appena l’acqua evapora tende a depositarsi sulle pareti e da qui ridiscendere nel substrato del fondo, così da essere riutilizzata. Che il tappo sia anche bello, di sughero e sormontato da uno stampo di colorati frutti di pasta di sale è scelta e gusto di ognuno. Se nella scelta della forma della bottiglia prevale la larghezza rispetto all’altezza risulta più agevole la costituzione e la sistemazione delle varie parti altrimenti occorre attrezzarsi di utensili molto lunghi. Una volta sistemato il tutto su di un tavolo si può procedere alla sistemazione dei vari elementi che inizialmente consiste nell’inserire sul fondo una manciata di carbonella per evitare che il ph diventi acido. Successivamente con l’ausilio di un imbuto di carta si “versa” all’interno il terriccio che farà da supporto e nutrimento alle piante ; questo dovrà essere costituito da una miscela di torba nera e terra di bosco oppure di un terriccio adatto per semenzai e quindi povero di elementi fertilizzanti. Con un cucchiaino da caffè o con una piccola palettina da gelato legata con del nastro adesivo ad un bastoncino di legno si appiana il substrato sul fondo e si effettuano dei piccoli alloggiamenti in cui verranno inserite le radici o i semi delle piantine. Per la scelta delle piantine occorre orientarsi su specie che richiedono tenore di umidità elevati e che abbiano una crescita lenta come la peperomia, fittonia e varietà piccole di bromeliacee. Nella sistemazione, per agevolare la collocazione delle piantine sul fondo, sarà meglio collocare quelle più esterne e infine quelle centrali. Una volta costipato leggermente il terriccio per una migliore adesione dell’apparato radicale col terreno occorre innaffiare. Bisogna tener presente che l’acqua in eccesso non può essere smaltita e pertanto le irrigazioni devono essere effettuate “col contagocce”. Sempre con il sistema di fissare con nastro adesivo i mini attrezzi si può preparare un piccolo taglierino per eliminare foglie secche o rovinate e con l’ausilio di un ferro da lana si possono asportare dal fondo. La bottiglia non va mai collocata in pieno sole per ovvi motivi di condensa, va benissimo un luogo anche esterno molto illuminato durante la bella stagione durante la stagione fredda un luogo interno riparato è d’obbligo.

Apr

8

By potatore

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Categories: Giardino

L'erba del vicino….

Non è sempre più verde della propria!!! tagli costanti, settimanali ma anche più ravvicinati, tagli che tengono conto del tipo di essenze presenti ed eseguiti con attrezzi con lame ben affilati. Il risultato, come da foto!!!

prima del taglio

prato dopo il taglio

Giu

9

By potatore

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Se il terreno è in pendio..

Non sempre chi possiede un orto ha a disposizione un terreno pianeggiante e ben squadrato: molte volte il terreno adibito alla coltivazione è posizionato in pendio e le lavorazioni occorrenti possono trovare qualche difficoltà nell’essere espletate. In questo caso bisogna innanzitutto evidenziare il grado di pendenza del terreno stesso e valutare se questo non sia eccessivo e tale da pregiudicare la riuscita delle colture.  In questo caso va valutato la possibilità di una sistemazione a terrazze del terreno o gradoni ed utilizzare eventuali sassi presenti per innalzare muretti a secco, di contenimento del terreno, nel caso in cui l’altezza del ripiano superi il metro e nella zona si verificano con costanza temporali. Se  la pendenza del terreno, invece, non è tale  da richiedere interventi straordinari va in ogni caso posta molta cura alle lavorazioni per evitare fenomeni di ruscellamento. Il particolare bisogna evitare lavorazioni superficiali in previsioni di precipitazioni e lasciar inerbire il terreno quanto più possibile nelle zone non oggetto di coltivazione. Le operazioni di vangatura non devono essere effettuate nel senso basso-alto ma, casomai, al contrario, rovesciato il terreno verso l’alto: così facendo si eviterà di formare un cumulo nella parte basse e risulterà meno faticosa la lavorazione.  Per le zappettature, è consigliabile, invece lavorare il terreno per traverso rispetto alla pendenza e lo stesso criterio va seguito se viene utilizzata una motozappa a scoppio.  In quest’ultimo caso per rende più agevole il lavoro si può agire sulle stegole dell’attrezzo che possono essere orientate a destra o a sinistra, in modo alternativo via via che si procede nella lavorazione. Infine alla scopo di trattenere e rallentare la discesa dell’acqua piovana gli eventuali solchi vanno posizionati perpendicolarmente alla parte del pendio

Feb

2

By potatore

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Potature come procedere!

 

Potatura parlarne non è mai abbastanza specialmente in questo periodo in cui sta per iniziare la potatura primaverile e che vede i giardinieri hobbistici alle prese con mille problemi e altrettante domande e che non sempre potranno trovare tutte risposte esauriente ma, di seguito si tenderà, quantomeno, a far luce su alcuni interventi di una certa importanza per la crescita e il mantenimento dello stato sanitario della pianta.
In particolare si vuole considerare lo sfoltimento di una piante di medio sviluppo come ad esempio meli, peschi e ciliegi da fiore che dopo alcuni anni tendono eccessivamente ad infittirsi e che pertanto vanno alleggerite. Prima intervento è quello di privarle di tutti i rami che si mostrano deboli, che si sono essiccati a causa di eventi meteorici o semplicemente da problemi relativi alla circolazione della linfa. Si passa quindi alla soppressione di rami paralleli al tronco principali o di tutti quelli che tendono a contrastare lo sviluppo del germoglio centrale della pianta avendo cura sempre di utilizzare forbici ben affilate e lame senza sbavature. L’attenzione va quindi posta a tutti quei rami che si sfregano l’un l’altro e di una certa consistenza. Vanno, inoltre, asportati tutti i ricacci lungo il tronco principale fino all’altezza in cui si dipartono le branche principali di solito quattro-cinque o leggermente sopra tenendo in ogni caso presente che i ricacci vanno sempre soppressi a meno che non si deve sostituire una branca mancante o danneggiata.
I ricacci sviluppati alla base del tronco vengono invece chiamati polloni ed alcuni di questi, in certe specie, vengono utilizzati come materiale di propagazione per la loro capacità di emettere facilmente radici. Meli da fiori, tigli, ulivi hanno la facile tendenza ad emettere una folto numero di polloni che tendono a togliere preziosa linfa al fusto principale e pertanto vanno prontamente eliminati. Quando si interviene tempestivamente questi possono facilmente essere eliminati per semplice strappo con le mani ma talvolta e necessario intervenire con forbici e talvolta occorre smuovere il terreno sottostante per arrivare alla base degli stessi. Se diventa necessario asportare una grossa branca occorre procedere con cautela e per gradi. Quando la ramificazione è lunga va inizialmente raccorciata con tagli successivi e fino quando non si lascia un moncone di 30-40 cm. Quest’ultimo va eliminato segandolo inizialmente dal basso verso l’alto per alcuni cm e successivamente al contrario fino al completo distacco e in modo da evitare pericolosi scortecciamenti. Il taglio deve risultare netto e liscio e se è il caso va ripassato con un coltello in modo di favorire l’azione cicatrizzante della stessa pianta. Infine ricordarsi di sterilizzare sempre gli attrezzi da taglio al fine di evitare la facile trasmissione di malattie tra cui quelle virali e la semplice immersione in alcol e il passaggio alla fiamma è più che sufficiente per non correre problemi trasmissione di batteri

Gen

10

By potatore

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L'orto di gennaio

Un colpo d’occhio. Nell’orto le specie coltivabili sono praticamente esaurite  anche se  è ancora possibile sfruttare qualche coltura.  Rimangono, infatti, ancora in campo   i cavoli cappuccio e quelli verza, abbastanza resistenti al freddo  dei quali , i detti popolari ne evidenziano come le gelate  migliorino le caratteristiche  organolettiche. Lattughino da taglio, spinaci, agli, porri,  cipolle  e piselli fanno appena capolino dal terreno ormai in preda al gelo invernale, in attesa di “tempi migliori”.
Lavori – Dicembre e Gennaio spesso costringono l’orticoltore  a un forzato riposo in quanto le temperature limitano i lavori all’aperto. Solo con l’utilizzo di tunnel, anche nei piccoli orti, è possibile coltivare ortaggi anche durante il periodo invernale. Per questo motivo chi non lo avesse ancora fatto,  durante il mese precedente, può proteggere sotto tunnel lattughe e radicchi da taglio, ravanelli, cardi, spinaci e valerianella.  La protezione con tunnel può essere anche utili sul radicchio trevigiano e di Castelfranco in fase graduale di imbianchimento.
Attrezzi –  Visto la scarsità di lavori nell’orto  sarà conveniente procedere al riordino e alla manutenzione  di attrezzi e materiali utilizzati durante la scorsa stagione. Procedere alla stesura di un elenco di attrezzi danneggiati e da sostituire in modo di avere del tempo, poi, per la  sostituzione graduale. I diversi supermercati  e negozi specializzati presenti, in determinati periodi, offrono a prezzi vantaggiosi attrezzature (pale, zappe, rastrelli) e altri materiali come irrigatori e tubi in gomma ; una oculata programmazione degli acquisti può portare a risparmi molto consistenti.
Piano colturale – Un piccolo appezzamento di terreno anche leggermente inferiore ai 100 metri quadrati può essere sufficiente a soddisfare le esigenze  di insalata e verdura di una famiglia di quattro persone. Ciò è possibile a condizione che venga stabilito un piano di coltivazione che tenga conto di una giusta rotazione e avvicendamento delle varie colture. L’orto opportunamente diviso in parcelle di circa 10 metri quadrati deve essere ripartito tra varie colture che tengono conto delle preferenze della famiglia e di una giusta rotazione tra colture depauperanti.

Nov

18

By potatore

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Se l'inverno segue il suo cammino…….

estate-di-san-martino

“Se l’inverno segue il suo cammino voi l’avrete a San Martino”. I proverbi molto usati dai vecchi contadini cadenzavano l’arrivo dei vari mutamenti della natura e il succedersi delle stagioni e delle varie attività svolte nei campi. San Martino, sul datario l’11 Novembre, viene inoltre richiamato alla memoria per la sua “estate” e secondo la tradizione dà il via alla spillatura del vino nuovo. Nell’orto l’arrivo del mese di Novembre comporta indubbiamente l’inizio dei primi freddi e anche se le giornate risultano assolate, già al mattino è possibile vedere come le  nebbioline e le foschie cominciano a ripetersi con frequenza e durante la giornata, mai ridottasi a circa 9-10 ore di luce, le temperature si aggirano tra i 12-13 gradi. L’orto si prepara al riposo invernale gli  ultimi lavori vanno effettuati tenendo d’occhio il termometro. Per tutto il mese si può provvedere alla raccolta dei cavoli cappucci e delle verze mentre potranno rimanere sul campo le varietà tardive molto resistenti al freddo. Se ancora non si è provveduto alla  raccolta degli spinaci sarà conveniente predisporre delle protezioni con film in plastica  mentre per le carote sarà sufficiente spargere sopra fogliame o paglia che li proteggeranno da eventuali sbalzi di  temperatura  in  attesa di provvedere alla raccolta e successiva sistemazione in cantina. Evitare di vangare i terreni troppo pesanti e lasciare gli appezzamenti lasciati liberi dalle colture inerbiti. Le giornate piovose possono eventualmente essere impiegati per la pulizia degli attrezzi che una volta inutilizzati vanno accuratamente puliti pennellando possibilmente le parti ferrose con del gasolio che farà da protezione all’insorgere della ruggine. Sarà inoltre opportuno effettuare il controllo sullo stato dei manici di legno ed eventualmente provvedere alla loro sostituzione come a quella delle altre parti degli attrezzi.

Ott

27

By potatore

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I lavori ….di Novembre

La caduta delle foglie caratterizza questo periodo dell’anno e mantenere il giardino libero da esse comporta un continuo intervento.
Compost – Le foglie secche cadute al suolo prima di essere sistemate nel compost vanno mischiate a materiali organici umidi per evitare che queste formino strati spessi ed impermeabili. La decomposizione di quelle più coriacee può richiedere l’aggiunta di sostanze azotate oltre al periodico rivoltamento della parte compostata.
Siepi – Ancora per alcune settimane è possibile impiantare nuove siepi o mettere a dimora nuovi alberi. Preparare accuratamente le trincee e le buche che accoglieranno le piante sistemando sul fondo un buono strato organico preferibilmente stallatico e una volta posizionate le piante pressare con i piedi il terreno circostante al fusto per far aderire perfettamente le radici o il pane di terra alle pareti. Una abbondante irrigazione sarà l’ultima operazione necessaria.
Piante in vaso – Il disseccamento delle terminale delle foglie sta ad indicare una eccessiva secchezza dell’aria all’interno degli appartamenti. Al fine di evitare queste antiestetiche necrosi marginali fogliari occorre posizionare nel sottovaso una manciata di argilla espansa e tenerla per metà coperta di acqua.
Ciclamini e crisantemi – I vasi vanno posizionati in luoghi freschi, con ottimale umidità dell’aria, lontano da fonti di calore. Ogni due settimane, una concimazione completa e delle annaffiature frequenti ed abbondanti, favoriranno la fioritura.
Balconi – Ciclamini, crisantemi, eriche, conifere nane, fucsie sono  le specie che caratterizzano i balconi nel tardo autunno  e che possono essere tenute al balcone per ornamento ancora  per qualche giorno prima che inizi l’inverno.
Prato – Prima della messa a riposo può risultare utile distribui­re  un miscuglio di torba e sabbia setacciata finemente.  Questo accorgimento ha il duplice scopo di rendere permeabile il terreno sottostante e proteggere dal freddo intenso.
Raccolta – Pronti per la raccolta melograni, nespole giapponesi e Kaki. Quest’ultimi, prima di essere consumati vanno sistemati in cantina per un breve periodo di ammezzimento. Questo periodo può essere ridotto se accanto ai cachi vengono sistemati delle mele.
Attrezzi – Prima di riporre definitivamente la falciatrice per il periodo invernale occorre ripulirla delle parti terrose e di ogni traccia di erba. Successivamente spruzzare sulle parti metalliche olio o gasolio per evitare la formazione di ruggine.
Piante grasse – Durante il periodo invernale vanno in riposo vegetativo e pertanto vanno sistemate in ambiente luminoso e non molto caldo, privo di correnti d’aria. Le irrigazioni devono sempre più essere diradate mentre occorre sospendere del tutto le concimazioni.
Ulivi – Entro la metà del mese è possibile provvedere alla potatura di queste piante che ormai caratterizzano molti giardini della bergamasca. Purtroppo troppo spesso si vedono piante potate in modo molto approssimativo, potatura che non tiene conto della forma naturale delle piante e delle sue caratteristiche produttive. Va ricordato che gli ulivi fruttificano sui rami prodotti nell’anno precedente e pertanto gli interventi cesori debbono interessare i rami che hanno già fruttificato effettuando allo stesso tempo un abbondante sfoltimento della chioma.
Agrumi – I vasi di agrumi devono essere portati al coperto prima dell’arrivo del freddo ed in ogni caso prima che le temperature notturne scendono al di sotto dei 5°C . Questo in particolare per le piante di limoni notoriamente più sesibili al freddo e agli sbalzi termici.

Nov

23

By potatore

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Rotazioni

I maggiori problemi inerenti alla coltivazione dell’orto sono collegati alle condizioni sanitarie del suolo. Qui vivono funghi, batteri, virus e nematodi che sono il più delle volte cause di gravi danni alle colture. Basti pensare al Fusarium o al Verticillium che colpiscono zucchine e pomodori a livello delle radici e del colletto provocandone la morte in poco tempo oppure i gravi danni causati da nematodi. Durante il periodo invernale le basse temperatura rendono inattivi tali forme ma con l’aumento delle temperature e dell’umidità del terreno questi parassiti si moltiplicano, specialmente quando trovano le piante in stato di stress causato o da piogge violente e prolungate o lacerazioni a carico dell’apparato radicale dovuto agli attrezzi di lavoro o ad altro. Gli interventi da effettuare sono principalmente a carattere preventivo specialmente quando si attuano colture continue ed alte densità di semina. Fondamentale risulta, in ogni caso, evitare di far succedere, per più anni di seguito, sullo stesso appezzamento la stessa coltura o di specie appartenenti alla stessa famiglia. Infatti in questo modo si avvantaggerebbero i parassiti che trovano sempre delle condizioni favorevoli al loro sviluppo visto che i più sono specifici e attaccano quindi la stessa specie. Altra tecnica , ugualmente efficace per conservare la sanità del suolo, è impiegare materiale di propagazione (semi, talee) sterili. In ogni caso quando è usato il seme risulta importante trattarlo con prodotti anticrittogamici a base di rame o di ditiocarbammati facilmente reperibili sul mercato. E’ sufficiente impolverare il seme e metterlo a dimora; tale trattamento lo garantirà da attacchi fungini, nei primi giorni della germinazione, che notoriamente sono i più vulnerabili. Se il seme invece va posto in semenzaio o in vasi occor­re  sterilizzare anche questi con acqua calda a 70 gradi o formalina al 5% .

Nov

14

By potatore

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La scuola del "buon padre di famiglia".

-mail firmata

La scuola pubblica anno dopo anno viene letteralmente smantellata. Se negli anni passati si poteva riscontrare una certa continuità nell’azione di governo con l’ultima annunciata riforma e in parte operativa si è rimasti del tutto spiazzati: Si aspettava una riforma del biennio superiore e invece si è avuta in primis quella delle elementari. La scuola primaria era,  speriamo che dopo i cambiamenti continua ad essere, il fiore all’occhiello della istruzione in Italia e invece è stata rivista? risistemata? tre I (inglese, informatica,impresa)?No, niente di tutto questo e di antica memoria Morattiana: è stato tagliato il personale per rimettere su cassa. Sul resto. rettifica su rettifica si riesce a capire poco di quale materie vanno in pensione e quali restano;  sui tempi, poi, è un autentico terno al lotto. Nel frattempo nella scuola, anche se con molta fatica, si lavora, si ci aggiorna, gli insegnanti si dotato( a loro spese di computer (registri elettronici,programmi, verbali) perché diventa impossibile lavorare ed esaudire le richieste dell’utenza senza questi strumenti. Nessuno ti costringe ma il lavoro di programmazione va scritto al computer se non sei provvisto puoi lavorare a scuola con quelli sgangherati passati d’uffico e alla fine uno sforzo (tanto serve anche ai tuoi figli)  lo compri. Il personale docente si informatizza a zero spese per lo Stato. Altre considerazioni: passerella di alunni tra istituti diversi?Era possibile già trentanni or sono. Alternanza Scuola-lavoro: la maggior parte degli Istituti ha già avviato da tempo progetti.Mi fermo qua negli esempi ma va detto: la scuola va avanti e lo Stato mette i bastoni tra le ruote. Cosa c’è da fare? Poche cose: quelle del buon padre di famiglia:

turnover per i dirigenti scolastici max 5 anni sulla stessa sede. Gli stessi devono andare in pensione una volta maturati gli anni di servizio senza possibilità di prolungamento.

Ridurre del 50%le funzioni strumentali oggi per lo più oggetto di nepotismo-e allo stesso tempo i vari progetti che si risolvono in uno sperpero inutile di risorse.

Impedire i trasferimenti del personale docente prima dei dieci anni se non per comprovate necessità.
Obbligo minime conoscenze informatiche quali navigazioni in internt,gestione posta elettronica e a tal proposito possibilità di detrarre dall’irpef le spese di acquisto di pc, libri, e cosa molto strana in un paese di musicanti le spese relative all’acquisto di strumenti musicali da studio.
Infine che tutte le scuole si attrezzino per ricevere via email documenti di iscrizione, e allo stesso tempo di spedire direttamente a casa tramite email risultati scolastici e notizie sia sull’andamento didattico sia di natura amministrativa….
Il personale in futuro, prima di essere assunto, deve dimostrare buone se non ottime conoscenze informatiche in aggiunta a quelle richieste per la disciplina di insegnamento.. Dimenticavo: rivedere gli stipendi degli insegnanti che sono equivalenti a quello di un lavoratore generico 0 anni di servizio e con titolo di studio licenza elementare

Ago

7

By potatore

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Erbacee e da orto

Cetriolo
Lattuga
Pisello
Zucca e meloni
Coltivazione biologica del frumento
Trifoglio

I cetrioli (Cucumis sativus), appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee, noti per le proprietà diuretiche, ottimi sia per le insalate estive sia per le conserve, hanno un aspetto singolare e talvolta raggiungono una mole notevole. Essi portano sulle tavole italiane insieme a zucche meloni e zucchine un tocco di esotismo. Se trapiantate nell’orto in aprile o maggio quando lepiantine hanno sviluppato la quarta-quinta foglia è possibile raccogliere i primi frutti dopo appena 50-60 giorni se trattasi di cultivars precoci. Il terreno adatto all’impian­to deve essere fertile ricco di letame (10-15 k per metro quadro) e irrigato con acque temperate ed interventi ravvi­cinati al fine di mantenere elevati e costanti livelli di umidità. Le distanze di impianto sono di 40-50 cm sulla fila e di 1-1,5 tra le file tenendo presente di non superare la densità di due piante per metro quadrato. L’allevamento delle piantine va fatto in verticale su reti di plastica alte 2 metri oppure su sostegni in legno. Ciò permette di ottenere un duplice vantaggio; dei frutti dritti e ben colorati e fa in modo le foglie e gli steli non vengono a contatto con il suolo che favorisce lo sviluppo di malattie crittogame quali l’oidio e la Botritys. In ogni caso possono essere utilizzati gli stessi sostegni eventualmente utilizzati per il pomodoro. Tra le cure da apportare durante la crescita delle piantine è la soppressione delle foglie presenti nei primi 40-50 cm dal terreno e dei germogli ascellari per favorire la cresci­ta della pianta. Successivamente i germogli ascellari do­vranno essere cimati due foglie dopo il frutticino al fine di favorirne l’ingrossamento. Se la coltivazione è tesa alla produzione di frutti piccoli da sottaceto è necessario utilizzare varietà adatte come ad esempio la Wiscons. Se è eseguito correttamente quando detto saranno sufficien­ti dieci piantine per ottenere una produzione di circa 100 kg durante tutto il periodo estivo.

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 La lattuga, in quest’ultimo decennio, si è conquistata un posto di tutto rispetto nell’alimentazione degli Italiani Tra gli ortaggi da foglia, con i circa 4 milioni di quintali consumati all’anno, è al primo posto nei consumi superando le produzioni di cicorie, scarole e indivie. Il termine lattuga è molto restrittivo per una specie che consta di tre sottospecie con una miriade di varietà che differiscono tra loro per la colorazione, il portamento delle foglie e l’epoca di coltivazione. La Lactuca sativa deve il nome agli antichi Romani e al latice biancastro aspro e amarognolo, che fuoriesce dalle piante quando vengono raccolte in ritardo. Appartenente alla famiglia delle Composite, la lattuga, presenta un notevole adattamento al clima e ed ai vari tipi i terreno. La sotto­specie capitata e quella romana sono tra quelle più utiliz­zate nelle colture da serra grazie a una serie di varietà adattabili alle varie esigenze organolettiche e morfologiche richieste dai consumatori e alle forme di adattamento alla coltivazione in coltura anticipata o tardiva richiesta dalla coltivazione in serra. Infatti, della sottospecie capitata fanno parte le varietà Troncadero a cappuccio con foglie verdi o colorate di rosso che insieme alla Regina dei ghiacci sono indicate per le coltivazioni invernali mentre le varietà Regina di Maggio, Appia ed Aurelia sono per le coltivazioni primaverili ed autunnali e varietà come la Sant’Anna e il cavolo di Napoli sono consigliate per le coltivazioni estive. Per chi non preferisce la lattuga a cappuccio può utilizzare le varietà della sottospecie romana come la Bionda degli ortolani e la Verde d’inverno. Negli ultimi anni notevole interesse è stato riscontrato dai consumatori per la Lollo e la Rossa di Trento della sotto­specie secalina. In ogni caso sono ancora tante le soluzioni e pertanto chi si accinge alla coltivazione può trovare utile seguire le norme e i consigli che i produttori di semi riportano sulle confezioni.

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Il pisello è un ortaggio che in virtù della grande adattabilità ai vari terreni e alle ottime caratteristiche organolettiche risulta tra gli ortaggi più coltivati al mondo. La semina può essere effettuata nel tardo autunno oppure con gli inizi della primavera a secondo della latitudine e va effettuata direttamente a dimora a file semplici o binate. Le distanze utilizzate per le file semplici vanno dai 40-60 cm tra le file mentre per le varietà nane fino agli 80-100 cm per le varietà rampicanti. In caso di utilizzo di file binate vanno utilizzate distanze di circa 30 cm tra le due file e 70 cm tra le coppie di file in caso di varietà nane aumentando tali distanze fino a 60-70 cm tra le file semplici e 110-120 cm tra le coppie di file o bine. Tra le file sia che si tratti di file semplici che binate la distanza consigliata è di circa 10 cm. Dopo la germinazione dei semi occorre effettuare diverse sarchiature in modo da contenere lo sviluppo di infestanti, la prima va in genere effettuata quando le piantine hanno raggiunto circa 10cm di altezza. Abbinata alla sarchiatura nel primo intervento è consigliabile anche una leggera rincalzatura. Sono pochi gli altri interventi da effettuare eccetto che per le varietà rampicanti l’utilizzo di tutori. La raccolta dei piselli è scalare e va effettuata circa ogni tre-quattro giorni, nelle ore fresche del mattino e man mano che i baccelli raggiungono i tre terzi del loro sviluppo e i semi al loro interno non risultano accostati gli uni agli altri. I baccelli una volta sgranati ( circa il 70% di scarto) possono essere interrati in trincee precedentemente scavati nell’orto visto il loro alto contenuto di azoto oppure sistemati nel compost.

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Sono ideali per la produzione delle più svariate pietanze, dalle più sbrigative come melone e prosciutto alle più complicate come i tortelli di zucca. Entrambi appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee, zucche e meloni possono essere coltivati a spalliera sui balconi o lungo le pareti della casa non solo per ottenere i frutti commestibili ma anche a scopo ornamentale e di abbellimento. Nel caso in cui nell’orto vengono coltivate queste specie, sarebbe opportuno riservare il posto ai piedi dello spazio adibito alla produzione di compost affinché‚ l’abbondanza d’elementi nutritivi soddisfi le notevoli esigenze di queste piante. Per quanto riguarda la zucca, diverse sono le varietà che si possono impiantare, alcune delle quali oltre a produrre frutti (peponidi) utilizzabili per il consumo fresco danno anche frutti belli e strani o addirittura utilizzabili per la conservazione del vino, una volta essiccate e svuotate come nel caso della Legenario o zucca da vino. Le zucche come i meloni esigono climi temperato-caldi e terreni fre­schi, fertili e acidi, annaffiature distanziate e con abbondanti volumi d’acqua. Una volta impiantati nell’orto molta cura va posta per la prevenzione dai parassiti animali come, le larve del maggiolino e il grillotalpa e di malattie fungine come, la tracheomicosi. Quest’ultimo è un fungo il cui micelio ottura i vasi adduttori di linfa e provoca la morte della pianta. L’utilizzo di prodotti antiparassitari come verde-rame e zolfo è da preferire a prodotti più tossi­ci. Altre cure da apportare consistono nella cimatura dello stelo primario dopo la quarta foglia in modo da favorire l’emissione di quelli laterali o ascellari. Questi saranno diradati in modo di favorire lo sviluppo dei frutti. la raccolta verrà effettuata dopo la maturazione dei frutti nel caso del melone e dopo la caduta delle foglie per la zucca. Ricordarsi, infine, di prelevare dai frutti migliori il seme per l’impianto della coltura successiva.

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Scelta Varietale
La scelta della varietà va presa in base alla destinazione del prodotto e in relazione alla qualità della farina.
La scelta della varietà deve essere effettuata tenendo conto delle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, in particolare della resistenza al freddo e della natura del terreno. Il frumento duro è più sensibile alle basse temperature, mentra si adatta meglio al clima più caldo e asciutto. Bisogna scegliere delle varieà resistenti alle malattie e prendere in considerazione anche il portamento della pianta. In agricoltura biologica si prendono in considerazione le seguenti varietà:
– frumento duro: simeto, adamello, appio
– frumento tenero: manital, pandas, brasilia, mec, centauro, serio, eureka.
Lavorazioni e concimazioni
Non devono essere fatte lavorazioni profonde, ma arature leggere (di una profondità massima di 30cm). L’aratura leggera crea una buona struttura del terreno, favorisce l’attività biologica degli organismi del suolo. Quando si fa la preparazione del terreno bisogna usare degli attrezzi che evitino la rottura delle radici delle infestanti perchè si potrebbe avere un loro aumento.
In certe stagioni precise è meglio fare la semina su sodo, per evitare di danneggiare la struttura del suolo. La concimazione del frumento deve essere fatta con letame compostato che deve essere incorporato al terreno in superficie nella preparazione del letto di semina. Si può utilizzare anche del letame maturo, mentre è da evitare il letame fresco perchè favorisce lo sviluppo di infezioni fungine a livello delle radici e del colletto delle piante.
Semina
La semina si fa con il sistema a file semplici (con una distanza tra le file di 15-20cm) o a file binate. La profondità deve essere di 3-5 cm. La quantità di seme che viene utillizzata nel biologico è superiore al 20% di quello che si utilizza nel metodo convezionale, si utilizzano oltre i 240 Kg/ha di semente.
Avvicendamenti e rotazioni
Gli avvicendamenti e le rotazioni soo molto importanti perchè aiutano a mantenere e incrementare la fertilità del suolo, ridurre la competizione con le infestanti e controllare i parassiti. Il frumento essendo una pianta depauperante la sua maggiore resa la da quando l’avvicendamento e nella rotazione sono inserite delle colture miglioratrici come la leguminosa da granella, colza, prati di leguminose e graminacee. Ma può essere anche inserito anche dopo una coltura da rinnovo come il mais, il pomodoro, la patata, il girasole. Sono delle colture che lasciano il terreno in buone condizioni e con una ridotta presenza di infestanti.
Controllo delle erbe spontanee
Il controllo viene fatto seguendo delle strategie come:
– rotazione colturale: facendo cura alle colture che ci sono state in precedenza si evita lo sviluppo delle infestanti
– consociazioni:
– lavorazioni del terreno e adozione della falsa semina: si basa sulla preparazione in anticipo del letto di semina per far germinare le infestanti, che poi andranno eliminate
– concimazione equilibrata: si fa per rendere la pianta più resistente agli attachi dei parassiti
– epoca di semina: se ci sono dei periodi troppo precoci facilitano l’emergenza della flora spontanea
– densità di semina: è meglio aumentare del 10% la densità normale di semina per ottenere una maggiore copertura del terreno, per non far venire fuori le infestanti
– scelta di varietà a portamento prostato: determina una maggiore copertura del terreno, riduce la presenza delle infestanti.
Controllo degli agenti patogeni e di danno
Il frumento è soggetto all’attacco di gravi malattie fungine come l’oidio, le ruggini, carie e carboni, mal del piede,…; ma può essere anche attaccato da insetti in particolare dagli afidi.
Per combatterli ci sono varie metodologie, che sono:
– scelta di varietà resistenti
– avvicendamenti e rotazioni
– concimazioni equilibrate: bisogna fare un giusto rapporto equilibrato di azoto e fosforo pre rederere la pianta più robusta;
Se c’è un eccesso di azoto ci possono assere degli attacchi da iodio e alcune infestazioni da parte dell’oidio
– densità di semina ottimale: serve per ridurre l’umidità, se si utilizzano semine troppo fitte, si può far favorire il diffondersi del mal del piede
– buon drenaggio del terreno: per evitare ristagni idrici che favoriscono le infezioni fungine
– impiego di seme sano e concia delle sementi: la concia viene fatta con dei prodotti a base di rame per combattere carie e carboni.

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Il trifoglio bianco comprende due specie: Trifolium repens var hollandicum(t nano)di taglia ridotta utilizzato soprattutto come prato pascolo, e il Trifolium repens var gigante(t ladino), di tagli maggiore utilizzato per prati.
Il trifoglio bianco ha dapprima un apparato radicale fittonante che viene poi sostituito da un apparato avventizio fascicolato molto superficiale. Gli steli sono striscianti.Le fogli sono trifogliate e portate da un picciolo che nelle piante da pascolo è lungo 5-10 cm mentre nelle piante da sfalcio è lungo 40-60 cm. L’infiorescenza è a capolino e presenta fiori bianco-rosati. Il legume contiene 3-4 semi di forma cuoriforme e di colore giallo-rosso. È una pianta che predilige gli ambienti freschi e che non resiste alla siccità in quanto ha un apparato radicale molto superficiale. Sopporta le alte temperature solo se l’umidità dei primi strati di terreno è ottima. Richiede molta luce quindi la consociazione con graminacee può essere un fatto negativo in quanto queste la potrebbero privare di luce. La semina è eseguita entro marzo, ma se si esegue una consociazione con graminacee viene eseguita a settembre. Vengono seminati 7-8 kg/ha di semi, a file distanti 12-25 cm e alla profondità massima di 1 cm. È fondamentale l’irrigazione che spesso viene eseguita per scorrimento. La concimazione nell’anno d’impianto viene eseguito distribuendo 150-200 kg/ha di P2O5 e K2O se non si è eseguita letamazione. Se all’aratura di è eseguita letamazione invece, vengono distribuiti 80-100 kg/ha dei due concimi. Per quanto riguarda la concimazione negli anni successivi, a fine inverno vengono distribuiti 80-100 kg/ha dei due concimi e dopo il secondo taglio ne vengono distribuiti 40-50kg/ha.il foraggio prodotto è ottimo in quanto è composto solamente da fiori,foglie e piccioli. Gli steli vengono eliminati. La produzione di sostanza secca nel primo anno è pari a 5-6t/ha, nel secondo anno di 15-18t/ha e nel terzo anno di 10-12t/ha. Vengono eseguiti 4-6 sfalci all’anno.
Trifoglio pratense(Trifolium pratense)
Il trifoglio pratense ha un apparato radicale fittonante profondo, ma meno della medica. Le foglie sono trifogliate e sulla pagina superiore è presente un disegno a forma di V. Gli steli sono eretti e grossolani e la pianta in fioritura raggiunge un’altezza di 60-70cm. Le infiorescenze sono a capolino e sono costituite da più di 100 fiori di colore azzurro-violetto. Il frutto è un legume che contiene un seme giallo. Il trifoglio pratense predilige ambienti freschi, non sopporta la siccità e le temperature oltre 1 35°C. Si adatta a terreni con pH sino a 6. Viene coltivato in ambienti poco adatti alla Medica. La semina viene eseguita a marzo, mentre in collina ad aprile. Vengono seminati 20-24 kg/ha di semi, in file distanti 12-15 cm alla profondità massima di 1 cm. Il trifoglio violetto viene spesso coltivato in consociazione con graminacee, soprattutto Loiessa. Fattore molto pericoloso per il trifoglio violetto è l’umidità, perché favorisce il diffondersi del Mal de lo sclerozio, una malattia funginea che provoca marciume radicale e del colletto. Resiste ai ritorni di freddo più della Medica. Il foraggio prodotto è difficile da affienare in quanto gli steli sono grossi e ricchi d’acqua. È quindi consigliato l’uso della falcia condizionatrice a rulli. È molto adatto invece all’insilato in quanto è ricco di zuccheri solubili. Nel primo anno vengono prodotti 5-8 t/ha di sostanza secca, mentre nel secondo anno, ne vengono prodotte 12t/ha. Dopo di che è meglio interrompere il prato.

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Gen

30

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Alberi

Abete rosso
Acacia
Acero
Bagolaro
Cachi
Ciliegio
Farnia
Frassino
Lauro
Magnolia
Melograno
Olivo
Palme
Pioppo
Robinia
Sambuco

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Generalità: l’Abete è una conifera sempreverde, originaria dell’America settentrionale; si tratta di un albero a crescita abbastanza lenta, mediamente longevo, che può raggiungere i 15-25 metri di altezza, ed i 3-8 metri di larghezza. Gli esemplari giovani hanno la classica chioma di forma conica, con l’età questo abete assume una forma più allungata, a candela. Il fusto è eretto, e presenta ramificazioni orizzontali, solo i rami vicino al suolo tendono leggermente verso il basso; il fogliame è costituito da aghi, lunghi 4-7 cm, di colore verde-bluastro, spesso rivolti verso l’alto. In primavera produce infiorescenze femminili e maschili, di colore diverso, seguite da pigne legnose, che cadono dall’albero in autunno, rilasciando i semi. Albero molto adatto come esemplare singolo, necessita di molto spazio per svilupparsi al meglio; esistono alcune cultivar con aghi intensamente colorati.
Dove si può collocare: preferisce i luoghi soleggiati, o semi-ombreggiati; non teme il freddo. Nelle zone con estati molto calde è consigliabile porre a dimora la pianta di Abete all’ombra, per evitare il calore eccessivo. Questo albero sopporta abbastanza bene il calore, in ogni caso meglio di molti altri abeti.
Annaffiature: l’abete in genere si accontenta delle piogge; può sopportare periodi di siccità anche prolungati.
Terreno: si coltiva in terreno fertile e profondo, molto ben drenato. Si sconsiglia di porre a dimora l’Abete in luoghi che dispongano di terreno poco profondo, nei pressi di scantinati o fondamenta di abitazioni, poiché l’apparato radicale di un albero di dimensioni cospicue può essere molto invasivo.
Parassiti e malattie: può venire colpito dall’afide del cedro e dalla processionaria.
Curiosità: Le foglie, ricche di provitamina A, anticamente venivano utilizzate per curare malattie agli occhi.
L’Olio di Abete è un olio siccativo che trova impiego nella fabbricazione di vernici, diluenti e come combustibile. Il suo legno è molto utilizzato in Giappone per la costruzione di case antisismiche. Usato come profumo (per esempio applicato sugli abiti) aiuterebbe a sentirsi più forti e protetti in situazioni o con persone ostili.

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L’albero di  Natale per eccellenza è l’abete rosso (Picea excelsa o abies) detto anche peccio e da qui il nome di peccete ad indicare le foreste di questa pianta che caratterizzano il paesaggio alpino rendendolo tra i più suggestivi in Europa e forse nel Mondo. L’abete rosso è una pianta molto longeva (vive circa 400 anni) e raggiunge dimensioni ragguardevoli (circa 50 metri) con un fusto eretto e slanciato, una chioma verde scura, la corteccia sottile e rossastra. L’accrescimento è lento nei primi 10-15 anni, successivamente la crescita è sostenuta fino alla tarda età. Le piante di abete rosso hanno un apparato radicale molto superficiale e molte volte il peso della chioma combinato a quello del vento ne può provocare lo sradicamento. Per questo il suo utilizzo nei giardini va ponderato in stretta relazione alla profondità del terreno sottostante al fine di evitare spiacevoli crolli. Nessun problema invece per quanto riguarda la qualità del terreno e il clima visto che le piante si adattano a qualsiasi tipo e sopportano molto bene sia le estati calde che gli inverni molto rigidi. Per essere sicuri di possedere a Natale un rigoglioso abete diventa importante acquistarlo 1-2 mesi prima delle festività da un vivaista serio con pianta preferibilmente certificata. Una volta rinvasato e innaffiato può essere lasciato all’esterno per poi essere gradualmente portato all’interno dell’abitazione possibilmente in un locale non riscaldato. Una volta finito l’utilizzo, sempre gradualmente va riportato all’esterno oppure è possibile donarlo ai Comuni attrezzati al recupero degli alberi natalizi che lo utilizzeranno per il rimboschimento di aree dismesse. Il legno di abete rosso commercialmente definito abete di Moscovia è tra i più ricercati in virtù dell’infinità di impieghi: edilizia, infissi, mobili e fiammiferi. Da alcuni rari esemplari presenti in Trentino si può ottenere la cassa di risonanza per alcuni strumenti musicali.

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23wfnpLa mimosa è originaria del continente australiano. In Italia resistono bene nei climi temperati del centro sud, ma si possono coltivare anche sulle coste dei grandi laghi del nord ove possono beneficiare di temperature più miti. La coltivazione in altre zone deve essere effettuata in vaso o in serra. La pianta di mimosa può raggiungere anche grandezze considerevoli. Le foglie sono composte da tante foglioline poste perpendicolarmente alla nervatura principale. Alcune varietà non presentano le classiche foglie, ma hanno delle foglie trasformate che sono come dei rametti appiattiti che prendono il nome di filladi.
L’infiorescenza è composta da un insieme di capolini globosi da cui si dipartono numerosi stami. La grande quantità di fiori conferisce a questa pianta un fascino tutto particolare.
Il terreno ideale per la fioritura è quello tendenzialmente acido, con una buona struttura che assicura una buona umidità ma allo stesso tempo un buon drenaggio. Si consiglia di apportare sostanza organica (humus) periodicamente (una volta l’anno), è ciò sia la fine di garantire alla pianta l’apporto delle giuste sostanze nutritive che per migliorare la struttura del terreno. Le mimose che presentano filladi sono più resistenti Il periodo migliore per la messa a dimora della mimosa è quello che va da ottobre a marzo. Nelle zone più fredde può essere coltivata in serra con l’accortezza di non far scendere la temperatura al di sotto degli 0 gradi. Il vaso deve essere cambiato circa ogni due anni. Si ricorda che il diametro del vaso non deve crescere eccessivamente, sia per un fattore estetico che per conservare una giusta proporzione tra l’apparato aereo e quello radicale

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Tradotto dal latino, il nome, letteralmente significa aguzzo, acuminato ed è la caratteristica saliente che contraddistingue le foglie degli aceri ed in particolare dell’acero riccio (acer platanoides). Questi, alto fino a trenta metri è tipico delle regioni fredde ed in Italia è presente dalle Alpi agli Appennini centrali, fiorisce da Aprile a Maggio e produce un legname compatto e color avorio. In generale gli aceri vengono suddivisi in indigeni, esotici; entrambi oltre per gli usi industriali destano molto interesse come piante ornamentali. Al gruppo degli aceri indigeni fanno parte oltre all’acero riccio anche l’acero campestre, il monspessulanum, l’opalus e il pseudoplatanus. L’acero campestre detto anche oppio o testucchio, raggiunge i 10-15 metri di altezza, ha una chioma rotondeggiante e vive allo stato naturale nella fascia del Castanetum. Il Castanetum è una delle cinque zone fitoclimatiche ove vive un certo tipo di  vegetazione condizionata dal clima; oltre all’acero vivono in questa fascia farnia, rovere, orniello e carpino. E’ da sapere, inoltre, che  in passato era utilizzato nelle regioni del centro Italia per formare dei filari come sostegno vivente della vite. L’acero monspessulanum, detto più comunemente acero  minore, castracane o cestuccio, è di sviluppo più contenuto rispetto ai precedenti (6-7 metri) ha rami e foglie opposte con foglie a tre lobi interi e raramente dentati originario dell’area del Mediterraneo. Il loppo ( acero opalus) alto fino a 20-25 metri  e più frequente nei boschi mediterranei ha foglie lunghe 4-10 cm con cinque lobi e picciolo con sfumature di rosso. Il pseudoplatanus o acero montano o loppone è sicuramente la specie più diffusa ed è possibile incontrarlo dalle Alpi alla Sicilia dai 200 ai  2000 metri sul livello del mare. Alto 30- 40 metri possiede una chioma imponente, non forma da solo boschi estesi ma vive bene in  zone fredde in mezzo a faggi, castagni e frassini, molto diffuso nei parchi e nei  viali, ottimo per la produzione di  legname per mobilio, lavori di ebanisteria e come legna da ardere. Lo stesso Stradivari, celebre liutaio cremonese, è stato il primo ad utilizzare il legno di acero per formare il ponte che sostiene le corde del violino come anche per il fondo, le fasce laterali e i manici. Al gruppo degli aceri esotici appartiene l’acero negundo o americano che viene utilizzato in Italia solo ai fini ornamentali e in particolar modo la varietà variegatum dalle foglie screziate d bianco. Il Canada utilizzò la foglia dell’acero rubrum (rosso) come emblema nazionale anche se il maggiore interesse in questo paese è per l’acero saccharinum, sfruttato per estrarre dalla linfa zucchero di cui è  molto ricca. Dal punto di vista prettamente ornamentale sono però gli aceri del Giappone a fare da padrone nei giardini. Alcune varietà dell’acer palmatum, infatti, sono state selezionate e non superano i 2-3 metri di altezza con leggera chioma  a foglie dorate (varietà aureum) o, più comunemente, rosse e altre che si caratterizzano per i rami contorti come  l’acer  palmatum dissectum.

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Il bagolaro (Celtis australis L.) è un grande albero spontaneo. Sembra che il suo nome derivi dalla parola bagola, termine dialettale del nord Italia che significa “manico”, per la sua conosciuta bontà nell’utilizzo del suo legno per manici di fruste.
Il suo legno si presenta chiaro, duro, flessibile, tenace ed elastico e di grande durata, è ricercato per mobili, manici, attrezzi agricoli e lavori al tornio. E’ inoltre un ottimo combustibile.
Questa pianta è conosciuta anche con il nome spaccasassi, dovuto al suo forte apparato radicale. Può raggiungere i 25 m di altezza. Il tronco è abbastanza breve, robusto e caratterizzato (in età adulta) da possenti nervature, con rami primari di notevoli dimensioni, mentre quelli secondari tendono a essere penduli. La chioma è piuttosto densa, espansa, più o meno rotondeggiante. Le foglie sono caduche, hanno un picciolo corto (5-15 mm) e una lamina quasi ellittica o lanceolata (2-6 cm x 5-15 cm). Sono caratterizzate da un apice allungato e da base un po’ asimmetrica. La pagina superiore è più scura e ruvida. I fiori sono ermafroditi e unisessuali (maschili), compaiono con le foglie e sono riuniti in piccoli grappoli (ogni fiore misura circa 2-3 mm). La fioritura avviene fra aprile e maggio. I frutti sono drupe subsferiche di circa 8-12 mm. Dapprima di colore giallo o grigio-verde chiaro, con la maturazione divengono scure. Hanno un sapore dolciastro, ma la polpa è scarsa. Un esemplare monumentale di Bagolaro vive nel centro di San Gimignano: è alto 25 m e ha una circonferenza di 4,7 m. Il Corpo Forestale dello Stato segnala a Firenze un altro Bagolaro di notevoli dimensioni: la pianta è alta 32 m e ha una circonferenza di ben 5,5 m.

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potatura-cachi_ng1Con l’autunno la maggior parte delle piante perde le foglie lasciando i rami spogli e privi di colori eccezione fatta per alcune specie che in alternativa alle foglie lasciano ben in mostra dei frutti coloratissimi; frutti gialli che man mano diventano di un invitante color arancione : il cachi. Il Diospoyros kaki o kaki o più semplicemente cachi è una specie proveniente dal Giappone e dalla Cina. In virtù della particolare adattabilità ai vari ambienti è possibile coltivarlo in tutte le regioni d’Italia dove è presente con diverse varietà. Appartenente alla famiglia delle ebanacee di cui si conoscono circa 250 specie del genere Diospirys, forniscono oltre a frutti commestibili anche l’ebano, legno di colore nero, duro, di grana finissima e notevolmente richiesto per la creazione di mobili. Nel Meridione le piante di cachi raggiungono una altezza superiore a 10 metri assumendo una forma conica-piramidale mentre nelle regioni nel Nord Italia le piante assumono un aspetto più contenuto riuscendo lo stesso a superare gli inverni rigidi. La particolarità dei cachi è data dai frutti che possono essere partenocarpici o fecondati. Questo differenza riguarda principalmente le qualità organolettiche dei frutti oltre alla presenza o meno al proprio interno dei semi. Nel primo caso i frutti si presentano al palato sodi, ricchi di tannino e di conseguenza fortemente astringenti e pertanto per consumarli è necessario un certo periodo di ammezzimento che può richiedere 1-2 mesi. Questo processo di maturazione in ogni caso può essere velocizzato ponendo i frutti a contatto con delle mele in luogo caldo e in poco tempo le bacche assumeranno il tipico colore giallo aranciato intenso e consistenza molle. Ciò è possibile in quanto le mele come le arance immettono nell’aria etilene, elemento naturale che accelera la maturazione. Nel secondo caso, i frutti fecondati si riconoscono per la presenza di semi e nonostante una certa consistenza della polpa possono essere consumati anche all’invaiatura senza necessità di ulteriore maturazione. Altra particolarità che contraddistingue le piante di cachi è data dalla colorazione delle foglie. Queste possiedono picciolo corto, lamina di colore verde intenso sulla pagina superiore e quasi argenteo in quella inferiore e alla caduta assumono una colorazione giallo rossastra con sfumature che vanno fino al rosso rendendo la pianta piacevole alla vista e caratteristica, tanto da essere stata adottata in parecchi giardini ove i suoi colori e i suoi frutti trovano spazio tra le altre piante ornamentali. Il trapianto può risultare abbastanza semplice se si prelevano da una pianta adulta i polloni radicali che una volta completamente radicati verranno innestati a marza l’anno successivo.

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Rousseau non era considerato un amante della buona cucina ma su di esso erano le ciliegie ad esercitare un fascino particolare addirittura erotico. Anche il “nostro” Salvatore Di Giacomo non era insensibile a tale frutto “una tira altra” scriveva “come i baci” e alcune sue opere come “Era di  maggio” ed “E ‘ccerase” decantano le doti delle rosse ciliegie. Il ciliegio, albero molto noto anche per la compattezza del legno ricercato per la produzione di mobili e di lavori di ebanisteria, appartiene alla famiglia delle Rosacee genere, Cerasus della quale fanno parte numerose specie. Tra queste quelle di importanza notevole per le coltivazioni sono il Cerasus avium o ciliegio dolce e il Cerasus vulgaris o ciliegio acido. Il primo è un albero di notevoli dimensioni poco adatto per essere impiantato in un giardino di modeste dimensioni mentre diventa più interessante l’utilizzo di  piante del tipo acido o amaro che da vita alle amarene o di ciliegio dolce innestato su amarene. In quest’ultimo caso le piante ottenute sono di modeste dimensioni e possono trovare con facilità collocazione in giardino ove sarà possibile raccoglierne i frutti senza doversi arrampicare troppo in alto e inoltre difficilmente lo sviluppo della pianta sarà tale da creare problemi di eccessiva ombra all’abitazione o ai piani alti della casa. Il bello di possedere in giardino degli alberi di ciliegie consiste non solo nella bontà dei frutti  prodotti  ma anche dal fascino che queste piante hanno durante il periodo della  fioritura. Sicuramente il ciliegio è uno dei simboli della primavera insieme alle piante appartenenti alla famiglia delle Rosacee e in particolare a quelle che i botanici  raggruppano nei Prunus con i quali si identificano alberi che si accomunano per avere dei frutti  con  un solo nocciolo (drupe). Albicocco (Prunus armeniaca), pesco (Prunus persica) e il susino o pruno (Prunus  domestica) si assomigliano e si accomunano per la bellezza dei fiori di vari colori e tonalità dal bianco al rosaceo al rosso che con la loro cascata di fiori annunciano l’inizio della primavera. La bellezza di queste piante può essere ancora ammirata per il caratteristico portamento eretto e di notevoli dimensioni dalla corteccia dal colore  rosso-bruno e rossastro. Il fascino di questi alberi non è circoscritto alla sola primavera ma prosegue con l’arrivo dell’estate quando gli alberi si caricano di frutti dal giallo al rosso talora  tanto scuro da sembrare nero nelle ciliegie, rosso violaceo, giallo verdastro, blu scuro nei frutti dei susini durante l’estate e infine con l’arrivo  dell’autun­no e  la  caduta delle foglie si  manifestano gli ultimi giochi di colore. Per chi infine, non possiede il  giardino e non vuole lo stesso rinunciare alla bellezza dei Prunus può ricorrere a quelli in miniatura: i  bonsai.

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imagesLa farnia (Quercus robur L.) è un albero a foglie decidue appartenente alla famiglia delle Fagacee. Essa è la specie tipo attraverso cui il genere Quercus è definito. È la quercia più diffusa in Europa, e il suo areale è alquanto vasto. Questa pianta è caratterizzata da notevoli dimensioni, crescita lenta (cosa che ne determina il raro impiego come pianta ornamentale) e da rinomata longevità. Se lasciata crescere in autonomia può vivere sino a qualche secolo, mentre con interventi di potatura o di taglio alla base del fusto la vita può estendersi in maniera rilevante. Si calcola che alcuni esemplari viventi superino i 1000 anni di vita. Alcuni esempi: a Stelmužė, in Lituania, c’è un esemplare che si dice superi i 1500 anni (sarebbe la quercia vivente più vecchia d’Europa); a Jægerspris in Danimarca l’età di un altro esemplare, chiamato Kongeegen (Quercia Re), è stimata attorno ai 1200 anni. Distribuzione ed ecologia. Sovente la farnia è chiamata semplicemente “quercia” oppure “rovere”, termine che in realtà corrisponde all’affine Quercus petraea, quercia propria dei boschi montani. La farnia è invece un albero tipico delle pianure, che dal livello del mare giunge sino ad 800 m di quota ed inoltre ha foglie e ghiande con alcuni caratteri opposti a quelli della rovere. La farnia predilige le aree a clima temperato, le condizioni di piena luce ed i suoli ricchi di nutrienti, poco acidi o neutri, ben dotati d’acqua ed è in grado di sopportare periodiche sommersioni. Ha un vasto areale che dalla Spagna si estende sino agli Urali ed al Caucaso e dalla Scandinavia giunge in Italia Meridionale. In passato quest’albero era la specie dominante della grande foresta di latifoglie della pianura padana: il cosiddetto querco-carpineto, in cui l’altra essenza arborea caratteristica era il carpino bianco (Carpinus betulus).Usi passati ed attualiAnche nel nostro passato mondo contadino la farnia godeva di un certo riguardo. Le “roveri” fornivano pregiato legname da opera che localmente era impiegato per produrre travi per i tetti, tavole per soffittature, serramenti, porte e portoni, alberi dei mulini, componenti di carri agricoli, ballatoi, mobili ed i cosiddetti calastàr, ossia delle particolari travi che venivano poste sui pavimenti delle cantine per sostenere le botti. Quest’ultime a volte erano fatte con “rovere di slavonia”: legno di farnia di provenienza non locale o addirittura estera. Le parti dell’albero non utilizzabili come materiale da opera fornivano un’ottima legna da ardere. Il frutto (la ghianda) veniva talvolta raccolto per ingrassare i maiali e di rado anche i conigli e le oche.Tutt’oggi la farnia fornisce un pregiato legname da opera e da ardere. I suoi boschi sono piuttosto luminosi ed ospitano diverse forme di vita: dalle colonie di licheni che si insediano sui tronchi e sui rami più alti degli alberi a svariate specie di insetti, uccelli e mammiferi tra cui in questi ultimi anni è ricomparso il capriolo.

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Fraxinus è un genere di piante della famiglia delle Oleaceae che comprende circa 65 specie di alberi o arbusti a foglie decidue, originarie delle zone temperate dell’emisfero settentrionale. Hanno generalmente una crescita rapida, riuscendo a sopravvivere in condizioni ambientali difficili come zone inquinate, con salsedine o forti venti, resistendo bene anche alle basse o elevate temperature; le specie più diffuse in Italia sono il Fraxinus excelsior conosciuto col nome comune di Frassino maggiore; il Fraxinus ornus noto come Orno o Orniello, utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche Frassino da manna o Albero della manna; Fraxinus angustifolia noto col nome di Frassino meridionale.
1)Coltivazione: Il Frassino gradisce generalmente esposizione in pieno sole o mezz’ombra, si adatta a qualunque tipo di terreno purché profondo e fresco, sopporta bene i terreni umidi e con scarso drenaggio. È importante prevedere per le specie coltivate, come piante ornamentali, un buon apporto idrico nella stagione secca e la lotta contro i frequenti parassiti. La moltiplicazione avviene con la semina e il trapianto di piantine di 2-4 anni.
2)Problemi:
• Le foglie possono subire attacchi da parte di insetti adulti e larve di coleotteri e lepidotteri.
• La corteccia può subire notevoli danni per le “gallerie” scavate dai coleotteri del genere Lepersinus.
• Le foglie e i rametti vengono facilmente attaccati dall’Oidio o Mal bianco.
• Il legno può subire attacchi molto gravi dai funghi della Carie del legno che distruggendo la lignina danneggiano irreparabilmente il legname, con enormi danni economici.
3)Proprietà medicinali:
• I frutti le foglie le radici e la corteccia di frassino hanno proprietà leggermente lassativa, diuretica, antinfiammatoria, antireumatica, antiartritica.
• Dalla linfa che sgorga dalle ferite del tronco di alcune specie, come il F. maggiore ed in special modo il F. orno/orniello, si estrae una sostanza chiamata Manna con proprietà lassative e con utilizzo officinale come dolcificante adatto a bambini e diabetici.
4)Il legno di frassino: Il legno di frassino è largamente utilizzato perché è robusto e nello stesso tempo leggero e flessibile. In passato era impiegato per la realizzazione dei raggi delle ruote in legno dei carri agricoli a trazione animale, attualmente con il legno di frassino si fabbricano racchette da sci, eliche per aeroplani, vari utensili per giardinaggio, manici per martelli, strumenti musicali e molte altre cose che richiedono un legno forte e resistente. Il legno di frassino è inoltre un ottimo combustibile e i tronchi di questa pianta possono ardere bene anche quando sono ancora freschi, perché contengono una sostanza infiammabile. In Italia, si trova il frassino maggiore che abbonda nei boschi e produce ottimo legname. È noto anche il frassino orniello, dalla cui corteccia si ricava la manna.

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Dafne era una ninfa dei boschi che per sfuggire all’ardente passione di Apollo si fece tramutare in lauro e il Bernini  riprodusse in marmo la scena con una scultura  custodita nella  Galleria Borghese di Roma. Il lauro (laurus nobilis) detto anche alloro nel corso dei millenni si è ritagliato addosso molti simbolismi legati anche alla possibilità di un suo  utilizzo  come pianta medicinale. Nella antichità era ritenuta una pianta profetica, infatti con il crepitio delle sue fiamme sprigionava buon augurio e nel fumo era possibile  intravedere il futuro, inoltre era consacrata al sole, segno di vittoria per gli atleti della antica Grecia e per i generali romani ritornati in Campidoglio. Petrarca fu laureato in Campidoglio con una corona di lauro cui lui stesso aveva dedicato sonetti allegorici e per molto tempo la pianta del lauro è stata simbolo della poesia. Agli inizi di agosto a Regalbuto in provincia di Enna è ancora possibile vedere “‘a sfilata d’addauru” ove cavalli e cavalieri insieme a scalzi devoti sfilano tra le vie del paese in onore del Santo patrono Vito portando rami di alloro in segno di devozione. Arbusto o piccolo albero raramente il lauro raggiunge i dieci metri  di altezza, ed ha delle foglie sempreverdi con un  piccolo picciolo,  lanceolate  o ovato-oblunghe a margine ondulato. La presenza di cellule mucipare e oleifere presenti nella corteccia e principalmente nelle foglie tra cui tannino e cineolo fanno si, che i il lauro insieme a molte altri generi della famiglia delle lauracee a cui appartiene sia particolarmente aromatico e genera il crepitio del fuoco acceso. Non poteva essere trascurata la bellezza ornamentale delle piante di alloro che trasmettono  ai giardini con il loro fogliame lucido e coriaceo il portamento decisamente eretto. General-mente le piante vengono utilizzate da sole in modo di esaltarne la forma oppure a gruppi in  modo da formare una zona cespugliosa molto intensa che maschera angoli troppo chiusi o copre muri con imperfezioni vistose. Molto interessante può anche risultare la formazione di siepi tra lauro e lagerstroemia utilizzando due-tre piante del primo alternate a una-tre della seconda. Se  invece in un giardino si sente la necessità di  formare macchie voluminose di colore è possibile  intervenire con la formazione di una zona cespugliosa mista con laurus  nobilis, rosa rugosa, cornus alba tappezzato da cotoneaster e  Hypericum calycinum. Per la propagazione basta staccare  dalle piante  i polloni basali durante il periodo di stasi vegetativa, che generalmente sono provvisti di radici: una volta ridotti di due terzi possono essere trapiantati avendo cura di comprimere bene il terreno circostante e successivamente bagnare abbondantemente. Diverse sono le soluzioni riscontrabili in giardino ma in generale si constata la necessità di possedere la pianta forse in virtù dei simbolismi sopra accennati oppure per poter utilizzare le foglie come stomachico in infuso per sedare le coliche dei  più piccini possibilmente insieme ad alcune bucce di limone, o infine per aromatizzare la carne.

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images-1Centomilioni di anni, circa ovviamente, ma a prescindere dal conteggio esatto è una età del tutto invidiabile per uno dei generi di piante più aggraziate dai fiori vellutati e nello stesso tempo resistente al freddo intenso: le magnolie. Alcune particolari caratteristiche botaniche riscontrate sulla specie come la struttura degli stami, del polline e dei semi hanno dimostrato che la famiglia delle Magnoliacee di cui le magnolie e i liriodendri fanno parte, sono una delle prime Angiosperme comparse sulla terra durante il cretaceo superiore, finito ormai da circa sessantacinquemilioni di anni e di cui Parigi ospita ampi depositi del calcare bianco (craie) che ha dato nome al periodo geologico e che ha visto nascere tra l’altro l’attuale Oceano Atlantico. Al genere magnolia appartengono 80 specie di alberi e arbusti a foglie persistenti o caduche con fiori molto decorativi bianchi o rosati, generalmente profumati. Originarie del Nordamerica, Cina e Giappone, secondo fonti storiche, la prima magnolia arrivata in Europa fu nel 1740 su richiesta di Luigi XIV ed era una magnolia grandiflora. Questa specie è una delle più diffuse e raggiunge i 15-25 metri di altezza con delle foglie molto coriacee, ovate, lucide, lunghe 8-20 cm con picciolo pubescente e con una diversa colorazione fra le due pagine fogliari: quella superiore infatti e verde, mentre quella inferiore è di colore ruggine. Il fiore bianco-avorio, molto grande, ovale, vellutato e profumato compare nel periodo giugno-luglio; i frutti, ovoidali e inseriti su un asse longitudinale contengono semi profumati. In giardino la M. grandiflora si è creata un posto di tutto rispetto, visto la sua diffusa presenza, data anche dalla grande possibilità di effettuare pregevoli accostamenti con altre specie con contrasti che possono essere anche di grande effetto come per esempio con il sorbus aria dalle foglie pelose e biancastre. Se gli spazi disponibili in giardino sono limitati e si vuole lo stesso apprezzare i fiori delle magnolie è possibile indirizzarsi verso specie più basse come la magnolia soulangiana alta 1- 5 metri a foglie caduche e a fioritura di inizio estate. Esistono anche specie come la li liliflora alte 3-4 metri con fiori di di colore rosso-porpora che sbocciano in primavera prima ancora della comparsa delle foglie e sono coltivati ti in numerosi parchi e giardini. Il liriodendro (Liriodendron tupilifera) meglio conosciuto come albero dei tulipani si distingue dal genere magnolia per le caratteristiche foglie con le estremità troncate, oppure rientrante o decisamente incise con la base del lembo cuoriforme, arrotondata o troncata. Il liriodendro, pianta alta fino a 30-35 metri, insieme ad alcune specie di magnolia è anche apprezzato per il legname di colore chiaro, facile da lavorare. Durante l’inizio di luglio è possibile effettuare la propagazione delle magnolie per talea; i rami lunghi 8-10 cm ridotte delle foglie che eventualmente possono essere tagliate a metà vanno interrati in sabbia e tenuti a temperatura di 20 gradi circa e successivamente fatte svernare all’aperto.

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1)Kiwi, Avocado, Annona, Mapo sono nomi di frutta entrati ormai nella terminologia di tutti i giorni mentre, di altri, si è perso l’uso tanto che ai nostri giorni è molto difficile che un adulto e ancor di più un bambino conosca o  abbia mai visto un frutto di Azzeruolo, Sorbo o varietà di mele come l’Annurca. Di altri frutti invece dopo un certo periodo di relativo disinteresse si è tornati ad interessarsi forse anche per il fatto che la pianta è stata riscoperta come pianta ornamentale e da giardino. E’ il caso del melograno o granato che in virtù del pregevole fogliame e dei vivaci colori dei suoi fiori ha riavuto in quest’ultimo periodo una certa rivalutazione. Conosciuto in epoche lontanissime, il melograno, veniva chiamato dai Latini malum punicum, melo fenicio perché si pensava provenisse dall’area siro-fenicia. In pratica è originario dall’Iran e si è diffuso un po’ ovunque nel bacino del Mediterraneo dove si è pressoché naturalizzato. Il portamento naturale è arbustivo cespuglioso, con chioma irregolare ed espansa ma le potature possono modificarlo in portamento arboreo dalle dimensioni contenute, generalmente 3-4 metri; pregevole è il fusto che tende ad essere sinuoso e contorto con corteccia grigio-brunastra. Albero a foglia caduca presenta picciolo corto, foglie piccole, di colore verde chiaro e lucide. I fiori, caratteristici, sono con calice coriaceo, rossastro, allungato e a tubo portanti petali dal colore rosso acceso che spiccano sul fogliame verde e fitto. Il frutto (balaustio) che matura nel periodo ottobre-novembre è stato da sempre considerato simbolo di fecondità e  apprezzato  fin dall’antichità. All’interno è diviso in logge dove i semi angolosi e traslucidi assumono una colorazione granato e da qui il nome che lo caratterizza  in  alcune regioni. Le piantine ottenute da seme o da talea seminate in vaso e scalarmente  durante  l’anno,  se poste in serra fredda durante  l’autunno, tendono  ad  effettuare  una seconda fioritura che mostra la propria bellezza nel periodo invernale. Le dimensioni ridotte e  la  resistenza  alle  potature rende le piantine molto versatili nell’utilizzo; infatti, le piante nane di melograno risultano gradite per la formazione di siepi e bordure dove nello sviluppo finale non superano il metro di altezza mentre i fiori sterili cadranno senza formare fruttificazione. Abbastanza semplice risulta la propagazione della pianta  che può essere effettuata sia per riproduzione agamica (talea, propaggine e margotta) che per semina. Nel primo caso le talee di legnose o semilegnose  possono essere sistemate per la radicazione prima della ripresa vegetativa o nel periodo di maggio-giugno utilizzando rami con uno spessore di pochi cm e lunghi 10-15 cm. Saranno interrati per i 3/4 in un substrato di sabbia-torba 1:1 e tenuti in luogo ombreggiato e umido. Nel caso di utilizzo dei semi questi devono essere stratificati in un luogo freddo sotto alcuni cm di sabbia in modo di effettuare la vernalizzazione e appena nate, le piantine devono essere poste in vasi contenenti terriccio e alla pien’aria. Il melograno pur essendo una pianta da pieno sole ha una buona resistenza  al freddo la qual cosa permette un buon adattamento in tutte le regioni italiane.

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Anche il campo floricolo segue i dettami della moda. La ricerca e la sperimentazione in campo vegetale determina la scoperta e l’utilizzo di nuove specie e varietà che si caratterizzano per la qualità dei fiori e la loro colorazione e per la capacità che hanno alcune specie di rifiorire  in epoche in cui la disponibilità di fiori è limitata. Questo è il caso del melograno (Punica granatum) una volta rilegato come pianta da frutto il cui interesse dei consumatori sembrava diminuire ma le nuove sperimentazioni su varietà nane ne hanno fatto riscoprire l’utilizzo sia come pianta da vaso fiorito che come pianta da bordura.  L’interesse dei ricercatori si è soffermato sulla colorazione tipica assunta dalla pianta in epoca di fioritura che va  dal verde del fogliame al rosso delle  infiorescenze  e inoltre  alla  possibilità che offre la specie di  fornire fioritura  nel periodo natalizio in cui questi colori per tradizione sono particolarmente graditi. Le cultivar nane infatti presentano in forma ridotta tutta la  bellezza  delle  piante di  melograno determinate dal fogliame ricco di foglie oblunghe, piccole, lisce e lucenti e dalle infiorescenze a gruppi di due-tre con calice coriaceo, rossiccio e petali di colore rosso acceso. Il  frutto (balaustio) maturo nel periodo ottobre-novembre è stato da sempre considerato simbolo di fecondità e apprezzato fin dalla antichità. All’interno il frutto è diviso in logge dove i semi angolosi e traslucidi assumono una colorazione granato e da qui il nome che lo caratterizza in alcune regioni. Le piantine ottenute da seme o da talea seminate scalarmente durante l’anno,  se poste in serra fredda, durante l’autunno, tendono ad effettuare una seconda fioritura che mostra la propria bellezza nel periodo invernale che fino ad alcuni anni orsono era regno incontrastato della Stella di Natale. Le dimensioni ridotte e la resistenza alle potature rende le  piantine molto  versatili nell’utilizzo; infatti le piante nane di melograno risultano gradite per la formazione di siepi e bordure dove  nello sviluppo  finale non superano il metro di  altezza. Abbastanza semplice risulta la propagazione della pianta che può essere effettuata sia per riproduzione agamica (talea, propaggine e margotta) che con l’utilizzo dei semi. Nel  primo caso le talee di legnose o semilegnose possono essere sistemate per la radicazione  prima  della  ripresa vegetativa o nel periodo di Maggio-Giugno  utilizzando rami  con uno spessore di pochi cm e lunghi 10-15. Saranno interrati per i 3/4 in un substrato di sabbia-torba 1:1 e tenuti in luogo ombreggiato e umido. Nel caso di utilizzo dei semi questi devono essere stratificati in un luogo freddo sotto alcuni cm di sabbia in modo di effettuare la vernalizzazione e appena nate le piantine poste in vasi di terriccio  e poste alla pien’aria.

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La colomba liberata da Noè portò all’arca un ramoscello di olivo e  questi comprese che il diluvio fosse finito e da allora cristiani, ebrei ed musulmani identificarono nella pianta il simbolo della rinascita, della pace e della prosperità. Questo  non  è sicuramente l’unico motivo per cui la coltivazione dell’olivo  sia  gradualmente risalita nella penisola  tanto  che nella provincia  di Bergamo viene vista ormai  come  una  pianta perfettamente  adattata  e nelle colline  limitrofe  viene  ormai coltivato  con  buoni  risultati per la produzione  di  olio.  Ma l’emigrazione  di  questa  pianta non è  rimasta ristretta  alla coltivazione per i soli fini alimentari ma è riuscita a  colonizzare i giardini dei più esigenti creando un fiorente mercato come ben  noto ai vivaisti. Coloro che hanno potuto  ammirare  queste piante  nel  loro  habitat naturale hanno  potuto  apprezzare  la maestosità  degli  alberi  che nonostante i  loro  tronchi  cavi, l’aspetto contorto infondono con le loro fronde mai troppo fitte un senso di pace e di tranquillità e lasciano sempre filtrare  un tenue sole. Il riferimento cui sopra è caratteristico delle piante (olea europea sativa) coltivate, mentre se lasciate a se stesse tendono ad assumere una forma conica determinata dal comporta­mento  basitono della vegetazione. Inoltre alla base del  tronco tendono  a cacciare numerosi polloni, nella zona del colletto  e dalle grosse radici i quali, se staccati, possono essere utilizzati per la riproduzione. Grande fascino assumono le coltivazioni presenti  nelle tortuose zone costiere del  Cilento  dove  nelle scoscese scarpate l’uomo con molta fatica è riuscito a ritagliare spiazzi di terreno ove imponenti ulivi si affacciano  nell’acqua di uno dei tratti di mare più belli d’Italia che finisce  con Capo Palinuro. Nei giardini  è possibile avere piante con un discreto  sviluppo, visto la buona adattabilità della pianta ai vari tipi di terreno, se  non per quelli fortemente sabbiosi o argillosi  con  notevole ristagno di acqua. Molta attenzione va invece posta nelle operazioni  di  potatura e nella difesa fitosanitaria. Chiome troppo fitte provocano facilmente lo sviluppo di cocciniglie tra cui  il mezzo grano di pepe e sulla melata prodotta da questi si  instaurano  facilmente ammassi di funghi neri epifite, che danno vita alla  fumaggine. Una buona impalcatura della pianta  che  preveda come  nel caso della forma a vaso policonico la presenza  di  3-4 branche principali può risultare molto adatta alle zone del  Nord con estati in cui l’umidità relativa, molto elevata, favorisce lo sviluppo di crittogame. Pertanto alle cure di rito, concimazioni, irrigazioni che accompagnano un pò tutte le piante, all’ulivo va aggiunta una potatura di sfoltimento annuale,  anche  allo scopo di mitigare l’alternanza di produzione a cui certe  varietà sono facilmente portate, e un trattamento  preventivo  autunnale con  poltiglia bordolese all’1-1,5%. Tale trattamento disinfetta le parti verdi e il tronco da muschi e parassiti vari che tendono  a svernare sotto la corteccia e inoltre è stato riscontrato che da un positivo effetto al rigoglio vegetativo.

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Nel vicino oriente l’albero per antonomasia è la palma. Dopo le graminacee, le palme  sono le piante più utili all’umanità  in grado di soddisfare quasi tutte le necessità umane  da quelle alimentari a quelle ornamentali. Da esse si ricava frutta, gemme commestibili, farine alimentari, zucchero e ancora, se sottoposte a trattamenti, è possibile ricavare vino, liquori, burro e infine legname, fibre tessili stuoie, carta e medicinali. Innegabile è la sua utilità e, a scorrere la storia dei popoli dell’antichità, diverse sono le simbologie che richiamano a questa pianta equiparata, per il fatto di essere dioica (solo con fiori maschili o femminili), all’uomo. Le più note sono sicuramente le palme da dattero, frutto stranamente consumato principalmente durante il periodo natalizio, ma molto curiose sono le palme da cocco per la loro capacità di resistere alla violenza degli uragani grazie alle loro radici elastiche e molto sviluppate. E’ stato calcolato che una pianta di medio sviluppo ne possiede dalle 7 alle 8.000 poste tutt’intorno alla pianta raggiungendo anche i 10 metri di profondità. Sempre nell’ordine delle curiosità, in Amazzonia la palma Jnaja ha foglie lunghe anche 15 metri con una larghezza di 4. Indubbiamente un albero maestoso che deve sicuramente la propria bellezza alla verticalità del tronco dal quale si dipartono a raggiera le foglie. Nel Cantico dei Cantici lo sposo paragonava la bellezza della sua compagna dicendo: “la tua statura assomiglia ad una palma e i tuoi seni ai datteri” che poco potrà dire di romantico alle nuove generazioni mentre era sicuramente un complimento  usato in passato nell’aria mediterranea. Le specie più coltivate in appartamento appartengono ai generi: Chamaedorea, Howea, Cocos, Phoenix e Chamaerops.
Le specie del genere Chamaedorea  sono piante piccole che generalmente non superano i 6 metri e sono caratterizzate da foglie pennate e apparato radicale a stoloni per cui spesso crescono a gruppi. La più apprezzata specie è la Chamaedorea elegans dai sottili fusti rigidi, coperti da fitti anelli lunghi al massimo due metri dai quali alla base si dipartono radici avventizie. Le foglie sono leggere e formano degli archi morbidi e appena ricadenti. Proveniente dal Messico, cresce bene in casa se tenuta preferibilmente all’ombra e a temperatura intorno ai 20 gradi e riesce a vivere anche dieci anni risultando una delle più resistenti palme da interno. Ai fini dell’acquisto, oltre allo stato generale  della pianta in vaso occorre accertarsi che vi sia all’interno dello stesso  quattro-cinque piantine  e che siano ben disposte. La Chamaedorea elegans è anche l’unica palma di appartamento che fiorisce, va rinvasata ogni due anni, innaffiata regolarmente in modo da tenere il substrato costantemente umido e senza che vi sia, in ogni caso, ristagno di acqua. A tal proposito l’utilizzo di una manciata di argilla espansa alla base del substrato evita di incorrere in tale inconveniente.
Al genere Howea, appartengono due specie, comunemente chiamate Kentie e che devono il proprio nome alla provenienza dall’Isola di Lord Howe ad est dell’Australia. Più adatta alla vita al chiuso è l’H. forsteriana in quanto rispetto all’H. belmoreana riesce a sopportare bassa luminosità e  ha un fusto più robusto. Entrambe però si distinguono per la  bellezza delle foglie lunghe circa 20-30 cm e larghe 2-3 e la relativa facilità di coltivazione. Per ottenere piante alte intorno ai due metri occorrono circa cinque anni e va tenuto conto anche delle dimensioni del vaso che deve essere all’incirca di trenta-quaranta cm. Le Kentie vengono vendute generalmente a gruppi di tre ceppi per vaso numero ottimale per ottenere una forma rotondeggiante. Al contrario della Chamaedorea, la Kentia non ama le annaffiature abbondanti per cui occorre fare asciugare bene il terriccio prima di somministrare altra acqua di irrigazione. Come le Chamaedoree, però, anche le Kentie si aggiovano di nebulizzazione fogliari con acque non calcaree specialmente durante il periodo invernale in cui i riscaldamenti rendo l’aria interna molto secca. Durante le nebulizzazioni, per evitare di bagnare il pavimento, può risultare utile riunire le piante su un tappeto di fibra vegetale intrecciata, che raccoglie le goccioline d’acqua e si asciuga velocemente.
Al genere Cocos appartiene una sola specie che è la Cocos nucifera nota soprattutto per i suoi frutti, le noci di cocco. Il nome proviene proprio dai suoi frutti dal greco cocos=bacca e dal latino nucifera=che produce noci. L’utilizzo di questa specie è principalmente alimentare ma esemplari giovani vengono sovente utilizzati come piante d’appartamento. Allo stato naturale la palma da cocco germina da quella grande noce, dopo aver galleggiato sul mare, riesce anche a colonizzare atolli sperduti nel mare e una volta approdata sulla spiaggia. Sistemata in vaso dà vita ad un lungo ciuffo di foglie con forma slanciate e portamento contenuto. Molte volte però si constata una breve vita della specie in vaso e ciò è dovuto non alla mancanza di annaffiature, bensì alle poco costanti nebulizzazioni di acqua sulle foglie che la pianta di solito richiede.
Tra le specie appartenenti al genere Phoenix due sono quelle che destano particolare interesse  e sono la palma da dattero (Phoenix dactilifera  e la palma delle Canarie (Phoenix canariensis). Alcuni dei motivi di distinzione dai generi sopra descritti sono: hanno una crescita più rapida e un maggiore numero di foglioline  mentre gli stipiti delle vecchie foglie formano il fusto, nella parte centrale dell’apice  è sempre presente un ciuffo di giovani foglie che via via si aprono formando nuova chioma. Attenzione a questa parte in quanto è l’unica zona generatrice della pianta stessa e in caso di lesioni o tagli viene compromessa l’esistenza della pianta.
In ultimo il genere Chamaerops  merita attenzione in particolare per la specie humilis più semplicemente conosciuta come palma nana. Questa specie, infatti è l’unica a vivere spontanea in Italia e più precisamente in Sicilia e Sardegna in virtù della predilezione a luoghi caldi e soleggiati. Esemplari con fusti eretti alti intorno al metro si possono osservare con facilità in Sardegna a Capo Caccia e nella riserva dello Zingaro presso Palermo.

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acacia-ombrelle-israel-mimosa-688poQuando è stata portata in Europa nessuno, forse, poteva pensare che pochi semi avrebbero conquistato l’Europa. Dopo la scoperta dell’America arrivarono in Europa da questo nuovo continente diverse specie vegetali che a vario scopo vennero coltivate nei giardini delle corti delle grandi monarchie Europee. Il francese Robin importò per conto del re di Francia diverso materiale da riproduzione proveniente dal Nuovo mondo tra cui quella che venne chiamata Acacia americana robinii in onore del suo scopritore. Linneo mise fine a questo antico errore di classificazione botanica battezzandola definitivamente Robinia pseudoacacia o falsa acacia. E’ una essenza ormai naturalizzata e dalla alta capacità competitiva rispetto a tante altre specie e grazie al rapido accrescimento e alla veloce disseminazione riesce in pochi anni a costituire fitte boscaglie. L’uomo ha contribuito notevolmente alla diffusione, in quanto la velocità di crescita e l’adattamento a terreni marginali dava la possibilità di ottenere in pochi anni notevole quantità di legname da ardere e non solo. La notevole resistenza alla capitozzatura e la capacità di sviluppare ricacci nella parte basale ne ha fatto una pianta di primaria importanza economica. Il Pianura padana il notevole bisogno di legna da ardere ha fatto sì che la specie prendesse il posto di parecchie specie autoctone. Durante il periodo fascista è stata molto utilizzata per rinforzare scarpate sia di strade sia ferrovie in virtù del notevole apparato radicale. Anche in città la robinia, grazie alla resistenza agli agenti inquinanti, si è creata una nicchia di tutto rispetto come pianta ornamentale. Di questa specie c’è però da dire che in molte occasioni è diventata una presenza molesta in quanto ha stravolto le caratteristiche di alcuni ambienti tipici di flora e fauna autoctona alterando la fisionomia tipica del paesaggio. Lungo i corsi dei fiumi, ad esempio, questa pianta ha sostituito, a tratti completamente, le specie autoctone come ontani, frassini, salici e pioppi e, in alcune zone della Pianura Padana, si è sostituita a farnie e carpini bianchi che una volta costituivano vaste foreste. La pianta raggiunge i 20-25 metri con portamento sia arboreo che arbustivo con foglie caduche, dal lungo picciolo, composte, imparipennato. I fiori a grappolo presentano le caratteristiche tipiche delle Leguminose, emanano un piacevole profumo attrattiva di molte api che producono con il polline il tipico miele di robinia e possono anche essere utilizzati per preparare delle squisite frittelle se vengono rotolati in una pastetta di uova e farina. Al fine dell’utilizzo ornamentale sono state selezionate delle varietà dalle particolari caratteristiche, come la semperflorens rifiorente in primavera-estate, la bessoniana con forma arrotondata e rami quasi rivi di spine adatta per alberature e infine, se si vuole avere dei fiori rosa, occorre orientarsi sulla Robinia hispida.

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Quando il giardinaggio non era ancora un hobby, la tendenza comune era quella di coltivare per lo più specie di notevole utilità economica. I filari dei campi erano piantumati con pioppi, necessari a fornire pali e legname da opera, oppure platini e robinie per la produzione di legna da ardere. Attorno alle abitazione di campagna esistevano piante da frutto, qualche aromatica e l’orto, indispensabile a fornire ortaggi per gli usi domestici e immancabile, almeno in passato, era una pianta di sambuco. I bambini lo usavano per ricavare cerbottane e fischietti, gli adulti invece per tingere con la corteccia stoffe di nero, di verde con le foglie, per il blu si utilizzavano i fiori ed infine le bacche per il  caratteristico viola. Inoltre dai rami lunghi, flessibili e cavi,  tagliati durante l’inverno e dopo una breve stagionatura, si ottenevano dei leggeri manici di forconi e pale. I tirolesi lo chiamavano “farmacia degli dei” in quando dai germogli si ricava un decotto  per curare le nevralgie, con impacchi di foglie si curavano malattie della pelle, dai  fiori si otteneva un tè depurativo e dalle bacche uno sciroppo utile per infiammazioni bronchiali: una vera miniera di utilità. Presso le popolazioni germaniche “l’albero di Holda”, come veniva chiamato, era talmente rispettato tanto che, passando, al suo cospetto i contadini si toglievano il cappello. I Celti  in virtù dei frutti che si conservano fino alla fine dell’anno hanno identificato con quest’albero il tredicesimo mese  lunare  che si conclude proprio nei giorni del solstizio d’inverno. Tante altre leggende possono essere citate a testimonianza di un interesse della popolazione rilevante per una pianta da cui l’uomo ne trae notevoli benefici. Originario del Caucaso è diffuso in tutta Italia visto la buona adattabilità ai diversi ambienti. E’ possibile trovarlo lungo le sponde dei fiumi e radure, in prossimità di case e cascine abbandonate, con preferenza per le zone in cui vi è una buona fertilità del suolo e in particolare di azoto. La buona diffusione è determinata dalla notevole capacità pollonifera che la pianta possiede e per questo generalmente è difficile trovarlo sotto forma arborea ma più facilmente in forma arbustiva con ampia chioma tondeggiante. Alto al massimo 7-8 metri, presenta una corteccia grigio brunastra e al suo interno i rami presentano un midollo spugnoso molto sviluppato. Le foglie caduche possiedono 5-7 foglioline con apice acuminato e margine dentato. I fiori ermafroditi, cioè che possiedono sia la parte maschile (stami) che quella femminile (pistilli) sono molto piccoli, possiedono un calice ridottissimo e sono riuniti in ombrelle molto grandi che possono raggiungere facilmente i 20 cm. Accanto al Sambucus nigra  è presente anche il sambuco rosso o racemoso diffuso principalmente in boschi di collina e montano inferiori ai 1.000 metri consociato  a frassini, olmi, aceri, sorbi e noccioli
Sambucus è un genere appartenente alla famiglia delle Caprifoliacee(da caprifoglio) che comprende specie arbustive di medio-grandi dimensioni, tra cui il Sambuco. Esso talvolta si presenta in forma di piccolo albero, comunissimo lungo le siepi campestri, nei boschi planiziari e submontani e presso i casolari di campagna, nonché alla periferia delle città, dove rappresenta un relitto della vegetazione spontanea. Presenta rami con midollo molto grosso, bianco, leggerissimo e compatto, che viene raccolto ed usato per includere e poi sezionare parti vegetali da osservare al microscopio. Inoltre questo tipo di legno viene utilizzato per costruire le palline formanti un pendolino elettrico; viene scelto questo tipo di legno per la sue estrema leggerezza. La corteccia dei rami stessi presenta rade e grosse lenticelle. Le foglie sono opposte, imparipennate, di solito con 5 foglioline ovato-lanceolate ed appuntite, seghettate ai margini. I fiori sbocciano in primavera-estate, sono piccoli, odorosi, biancastri, a 5 lobi petaliformi, riuniti numerosissimi in infiorescenze ombrelliformi molto ampie. Essi maturano numerose piccole bacche globose nero-violacee che contengono un succo di colore viola-porporino scuro che viene impiegato per colorare vini e come esca per la pesca dei cavedani. I fiori del sambuco trovano impiego in erboristeria per la loro azione diaforetica.

Ecco ora qui di seguito elencate, per la gioia dei lettori più interessati,le specie principali:
-Sambucus ebulus, detto ebbio o nibbio (pianta)
-Sambucus nigra
-Sambucus racemosa, detto sambuco rosso .
SAMBUCUS EBULUS O EBBIO
Descrizione: a questa specie vi appartengono piante erbacee e perenni, alte sino a 150 cm, dall’odore sgradevole, presentano un fusto con coste chiare longitudinali, midollo bianco;
le foglie sono opposte imparipennate, a 5-9 segmenti seghettati, glabri e verde scuro di sopra, pubescenti e chiare di sotto;
I fiori si raggruppano in corimbi ampi rivolti in alto, corolla bianco-rosea con lacinie di 4 mm e antere violette, fiorisce da maggio a luglio;
Il frutto è una drupa piriforme, di 4-6 mm, lucida e nera a maturità. Habitat: Cresce lungo le siepi e le strade campestri, nei luighi incolti e ruderati.0-1300 m. Maggio luglio.
Curiosità: questa pianta trova largo uso in campo farmaceutico.

SAMBUCUS NIGRA
Il Sambucus nigra è una pianta angiosperma dicotiledone legnosa a foglie decidue. È una specie molto diffusa in Italia soprattutto negli ambienti ruderali (lungo le linee ferroviarie, parchi, ecc.), boschi umidi e rive di corsi d’acqua.

Descrizione: è un arbusto alto 4-6 m. I rami portano delle foglie composte, di colore verde scuro, lunghe 10-30 cm. Le foglie sono imparipennate con margine dentato-seghettato; la forma delle foglioline è lanceolata con apice acuminato, la fillotassi è opposta. I fiori sono ermafroditi e portati in infiorescenze (corimbi) molto vistose, larghe 10-23 cm. I singoli fiori sono formati da 5 petali fusi alla base (fiori gamopetali), calice anch’esso gamesepalo, ovario infero, 4 stami sporgenti. Fiorisce tra aprile e giugno. I frutti sono delle bacche nerastre, lucide. Usi: Il sambuco presenta proprietà medicinali-erboristiche riscontrabili nei frutti e nei fiori. Tutto il resto della pianta (semi compresi) è velenosa poiché contiene il glicoside sambunigrina . Le bacche sono eduli solo dopo cottura e vengono impiegate per gelatine e marmellate. La pianta viene utilizzata anche a scopo ornamentale, mentre dal legno del tronco si ricava un legno duro e compatto, utilizzato come combustibile e per lavori al tornio; il legno dei giovani rami al contrario è tenero e fragile e non trova applicazioni pratiche.

SAMBUCUS RACEMOSA
Queste piante non temono il freddo e quindi si possono coltivare in giardino in qualsiasi periodo dell’anno. Queste piante sono da considerarsi come orticole, quindi in caso di parassiti si utilizzano antiparassitari per l’agricoltura; prima di raccogliere foglie delle piante trattate attendiamo che il prodotto utilizzato non sia più attivo.Pianta che necessita di almeno alcune ore al giorno di irradiamento solare. Generalità:
Queste piante sono arbusti. Questa pianta in primavera assume una colorazione arancio verde ; è di taglia media e può raggiungere i 4,5 m di altezza. Non mantiene la foglia in inverno. Lo sviluppo è eretto, tendono a crescere sia in altezza, sia in larghezza, dando origine ad un arbusto arrotondato. Concimazione:
Ogni 15-20 giorni mescoliamo all’acqua delle annaffiature del concime per piante verdi, ricco in azoto e in potassio. Annaffiatura:
Ricordiamo che è possibile raccogliere le piante aromatiche, essiccandole o congelandole, in modo da poterle utilizzare durante i mesi freddi. Annaffiare con regolarità, ogni 2-3 settimane , bagnando il terreno in profondità con 2-3 bicchieri d’acqua , attendendo sempre che il terreno sia ben asciutto prima di annaffiare; evitare di lasciare acqua stagnante. Trattamenti:
Con l’innalzarsi delle temperature diurne, all’inizio della primavera, è bene praticare un trattamento preventivo, con un insetticida ad ampio spettro, da praticarsi quando nel giardino non sono presenti fioriture. Prima che le gemme ingrossino eccessivamente è consigliabile anche praticare un trattamento fungicida ad ampio spettro, per prevenire lo sviluppo di malattie fungine, il cui dilagare è favorito dall’elevata umidità ambientale. Terreno:
Queste piante medicinali necessitano di un terreno leggermente pesante, che trattenga un poco l’umidità.
Per favorire lo sviluppo di foglie particolarmente grandi, ogni inverno riducete tutti i rami del sambuco a due-tre coppie di gemme. Ben presto cresceranno getti vigorosi che raggiungeranno 1,8-3 m di altezza in una sola stagione. Questo tipo di potatura può essere molto utile negli spazi ridotti, perché il sambuco così trattato non si espande troppo in larghezza; come contropartita, però, l’arbusto non fiorisce né fruttifica.

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