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Mag

25

By potatore

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Alberi e co2

Fonte: Il respiro.eu

In questi giorni si è molto parlato del progetto dell’Architetto Renzo Piano, nato da una “provocatoria” proposta del Maestro Claudio Abbado: tornare a dirigere alla Scala in cambio della piantagione di alberi a Milano. L’iniziativa ha avuto il merito di  bucare la coltre di indifferenza che spesso si riscontra nei confronti di questi esseri viventi dai quali, è bene ricordarlo, dipende la nostra stessa esistenza. Come amante degli alberi e loro primo difensore, in qualità di docente universitario e di Presidente della Società Italiana di Arboricoltura, non posso, perciò, che plaudire ad un’iniziativa che è riuscita, finalmente, a focalizzare l’attenzione sugli alberi in città e sulla loro importanza. Devo, però, anche manifestare la mia perplessità perché sul progetto sono state spese mille parole e tutti si sono sentiti in dovere di dire la propria senza che sia mai stato sentito il parere di un “tecnico” esperto del settore. Per questa ragione, mi permetto di scrivere queste poche righe, che ho in parte tratto da un articolo scritto per la rivista “Acer” per cercare di chiarire il mio punto di vista. Gli alberi e, più in generale, il sistema delle aree verdi si contrappongono in senso funzionale ed ecologico al groviglio d’infrastrutture ed elementi antropici che caratterizza il tessuto urbano; il verde, attraverso anche la formazione di corridoi, tenta di ristabilire equilibri e funzionalità ecologiche essenziali per la qualità della nostra vita.  A queste prerogative si sommano qualità inaspettate e poco conosciute del verde cittadino: nuove funzionalità legate al riutilizzo di sostanza organica derivante da rifiuti compostati, all’assorbimento di polveri e metalli pesanti prodotti dai mezzi di trasporto e dagli impianti di riscaldamento, al contenimento degli squilibri termici e delle perdite di acqua meteorica. L’analisi della sostenibilità legata al verde urbano presuppone, pertanto, una conoscenza approfondita della struttura e delle funzioni delle aree verdi, nonché un bilancio, non solo economico, ma anche tecnico ed ambientale della loro realizzazione. È, perciò, evidente l’importanza dell’operazione di messa a dimora nel caso in cui l’impianto sia effettuato in aree urbane dove sono presenti infrastrutture ed edifici, poiché è fondamentale avere a disposizione un volume di suolo esplorabile compatibile con una crescita sostenibile degli alberi. Per crescita sostenibile si intende che essi non solo sopravvivano, ma anche forniscano quei benefici, ormai noti a tutti, e svolgano il ruolo che, in tali situazioni, viene loro assegnato: cioè migliorare il clima e ridurre la presenza di sostanze inquinanti, ma anche che la crescita stessa sia tecnicamente ed economicamente sostenibile per la municipalità. Non è quindi sufficiente che gli alberi sopravvivano, ma che abbiano tassi di crescita e, conseguentemente, di sequestro di CO2 superiori alla CO2 da loro stessi prodotta per i normali processi vitali e da quella prodotta per la loro messa a dimora. A questo proposito è doveroso rilevare che è fondamentale il bilancio delle emissioni di CO2 dovute alle operazioni di scavo e di impianto in aree già pavimentate e alla quantità di alberi e, soprattutto, il tempo necessario per la compensazione di tali emissioni. È, inoltre, basilare, la scelta della/e specie da impiantare, poiché è ampiamente dimostrato in letteratura che errori in questa fase possono determinare un aumento delle emissioni di CO2 dovuto alle necessarie operazioni di mantenimento (irrigazione, potatura, ecc.). Ecco perché ho espresso pubblicamente le mie riserve sul progetto di Renzo Piano che, ripeto, è ammirevole nelle intenzioni, ma che non è economicamente e tecnicamente sostenibile. È mia opinione personale che, anche con l’intervento di sponsor, il progetto debba essere ripensato e gli eventuali investimenti destinati ad altre realizzazioni, magari meno evidenti, ma sicuramente più efficaci ed efficienti per la salute dei cittadini. A tale riguardo è opportuno evidenziare che gli alberi mostrano un tasso di sequestro e di stoccaggio del carbonio nei loro tessuti variabile in funzione di diversi fattori quali, ad esempio, la stato di salute, le dimensioni a maturità, la durata del ciclo vitale ed il tasso di crescita. Allo stesso tempo, le gestione degli alberi rilascia carbonio nell’atmosfera a causa dell’uso di combustibili fossili necessari per l’impiego di mezzi meccanici. L’impianto e la gestione di alberi in siti non adeguati e l’impiego di specie non adatte, può trasformare gli alberi stessi da “carbon sink” (stoccaggio di carbonio) a “carbon emitters” (produttori di carbonio), poiché la CO2 prodotta per il loro mantenimento è superiore a quella organicata. Non devono essere, infatti, assolutamente sottovalutate le emissioni di CO2 determinate dalle operazioni di scavo, messa dimora e per la successiva continua e puntuale manutenzione che eviti stress agli alberi (fino a determinarne la morte) e ne riduca fortemente le funzioni di carbon-sink e di miglioramento ambientale. Nelle situazioni, come quella discussa, sarebbe opportuno valutare scelte alternative che prevedano l’impianto di aree verdi (non solo di alberi) nelle zone limitrofe (es. aree commerciali dismesse, ex edifici industriali rimasti inglobati nel tessuto urbano e da tempo abbandonati, che anche se occupanti aree limitate, possono rappresentare, qualora sottoposti a riqualificazione, un’alternativa “ambientale” rispetto alla costruzione di nuovi edifici) con minimo impegno economico e con potenziali migliori risultati ambientali, grazie all’effetto “massa” ed alle maggiori aspettative di durata del ciclo vitale delle piante. Vorrei anche porre in evidenza che piantare alberi è uno dei presupposti di gran parte dei programmi di miglioramento ambientale delle principali istituzioni internazionali che si occupano di ambiente e, nel presente di scenario di cambiamenti globali (non solo climatici), la scelta delle piante da inserire nelle aree verdi delle nostre città non può e non deve avvenire solo su basi estetiche o limitando la scelta alle sole specie indigene, ma deve tener conto del potenziale “contributo” ambientale che le specie che saranno messe a dimora potranno apportare. Ecco perché, per questo tipo d’interventi, complessi dal punto di vista tecnico, devono essere consultati coloro che, in primis, si occupano di alberi e ne conoscono esigenze d’impianto, di gestione, peculiarità e potenzialità mentre, molto spesso, si leggono articoli sui giornali che definire inesatti è quanto meno eufemistico e ci si affida per un parere a persone che non hanno la minima idea di cosa vuol dire pianificare, progettare, realizzare e gestire il verde urbano e che discettano su argomenti non di loro competenza dicendo non solo inesattezze, ma creando disinformazione e disorientamento nell’opinione pubblica. Ciò rischia di creare nella comunità un’opinione errata e, spesso, fuorviante, col rischio di vanificare il lavoro che ricercatori di tutto il mondo stanno portando avanti con difficoltà a causa della cronica mancanza di finanziamenti su questo tema di fondamentale importanza per la qualità della nostra vita. Dovremmo essere, quindi, consapevoli che una reale sostenibilità nella progettazione, impianto e gestione del verde urbano sarà data da una moltitudine di soluzioni e sarebbe stupido escluderne qualcuna priori dalla ricerca e dalla sperimentazione. Qualcuna delle sperimentazioni andrà in porto, altre no, è il rischio d’impresa. In ultimo, nel mondo esistono programmi che prevedono l’impianto di alberi nelle aree urbane, basti pensare al programma One Million Tree di New York
. Tuttavia, lo voglio ripetere, è fondamentale che tali iniziative siano supportate tecnicamente e possiedano una coerenza interna con le altre politiche gestionali e con gli obiettivi e le strategie di pianificazione urbana nel suo complesso.
In questo senso, il Comune di Milano è forse quello che, a livello di grande città, ha più fatto negli ultimi anni per aumentare la dotazione di verde cittadino e, forse, per una mancanza di un’efficace comunicazione, ciò non è del tutto percepito dai cittadini. Non credo sia superfluo ricordare che la dotazione stessa è, adesso, fra le più elevate a livello italiano e la piantagione di 55.000 nuovi alberi negli ultimissimi anni ed il progetto per piantarne 500.000, contribuiranno sicuramente ad elevarla ancora. Purtroppo, appare come – a livello sia nazionale sia locale- si sia sottovalutata la dimensione comunicativa e sociale dell’approccio al verde urbano ed alla sua importanza, generando ‘roboanti’ reazioni da parte dei diversi soggetti e accrescendo il livello di incertezza del comune cittadino. Sfortunatamente le Amministrazioni locali e i soggetti pubblici più o meno direttamente legati alla voce “verde urbano”, anche a causa dei tagli ai finanziamenti, vedono, talvolta, le aree verdi come un costo, senza considerare, o considerando solo in parte, la loro funzione di fondamentale risorsa per la nostra vita grazie ai benefici, anche monetizzabili, da esse forniti. È chiaro che se tutti fossimo consci, organi di informazione, cittadini, politici e tecnici, dell’importanza di una gestione sostenibile del verde urbano potremmo assicurare una sua maggiore efficacia (riuscire a raggiungere gli obiettivi prestabiliti) ed un’efficienza (a parità di risultati, riuscire a raggiungerli con il minor dispendio di risorse possibile) nel miglioramento dell’ambiente.
In aggiunta, mi duole notare che, ancora una volta, si sta facendo una questione politica di un”iniziativa che doveva essere prima valutata per la sua reale fattibilità tecnica ed economica e poi proposta e valutata, dai vari portatori d’interesse, senza implicazioni di colore. Gli alberi sono verdi per tutti e non cambiano colore in funzione delle convenienze politiche. Dispiace vedere come, ancora una volta, vengano utilizzati, certamente non dai promotori dall’iniziativa, solo per scopi personali o di parte.

Ott

24

By potatore

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Catturare la co2 si può

stefano falgari

Cattura e sequestro di CO2: prevista costruzione di impianti anche in Italia ed è una soluzione alla lotta ai cambiamenti climatici che, seppur fra mille polemiche e in modo abbastanza lento prendere sempre piu quota. A tal proposito è interessante sapere che anche da parte del governo italiano c’è l’intenzione di creare nel nostro territorio impianti di questo tipo. Il progetto italiano verrà portato avanti con la collaborazione di altri Stati che metteranno a disposizione tecnici esperti in materia.
Ad affermarlo è il Ministro per lo Sviluppo Economico, da Londra, d’ambiente mondiale per individuare venti progetti per la cattura e lo stoccaggio della CO2 entro il 2010. In Italia dovrebbero sorgere due impianti, il primo, dice il ministro, vorremmo che questo fosse in Sardegna, mentre l’altro, già finanziato dall’Europa, nascerà a Porte Tolle in Veneto. Quella della cattura e del sequestro di CO2 concluso Scajola in modo abbastanza deciso, è una tecnologia innovativa di importanza enorme perché nel mondo c’è molto carbone; di questo modo se anche col tempo useremo sempre meno questa risorsa fossile potremo però continuare ad utilizzarla nel futuro breve con meno preoccupazione per l’ambiente. Che dire di quest’iniziativa? Gli esperti in materia sono molto divisi e i pareri non sono unanimi sulla questione.

Lug

2

By potatore

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Tassa sulla co2?

In Europa si pagherà una tassa sulla CO2? di le.lo

Purtroppo sono costretto a ripetermi per l’ennesima volta, ma bisogna sottolineare come il nostro Paese, per quel che riguarda i temi ambientali, sia distante anni luce rispetto ad altre realtà. Mentre infatti qui da noi si è lottato con il coltello fra i denti con l’UE pur di non accettare il pacchetto clima 20-20-20 per la riduzione delle emissioni, da tutt’altra parte c’è chi lancia proposte in netta controtendenza. Parliamo della proposta del Premier del governo svedese Fredrik Reinfeldt che a partire dal prossimo mese metterà sul tavolo dell’UE la questione di imporre una tassa sulla CO2 a tutti i cittadini europei. Il Presidente, che dal primo luglio prenderà le redini del Consiglio Europeo, intende proporre l’introduzione della tutti gli stati membri, sulla falsa riga del modello di tassazione sull’anidride carbonica attualmente applicato in Svezia. Non si tratta solamente, sottolinea Reinfeldt, di un sistema per far fronte ai cambiamenti climatici, ma anche di uno strumento che permetterà di aiutare l’Europa ad uscire dalla crisi economica e far fronte alle conseguenze sociali. Una tassa nazionale sulle emissioni di CO2, continua Reinfeldt, è il modo migliore per costringere gli Stati membri a rispettare gli obiettivi del Pacchetto Clima

Gen

4

By potatore

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Metti uno spazzino in giardino

balcone

In testa alla classifica dei purificatori dell’aria si posizionano il ginkgo (Ginkgo biloba), il bagolaro (Celtis australis), il tiglio nostrano (Tilia plathyphyllos) e selvatico (Tilia cordata), e l’orniello (Fraxinus ornus). Il melo da fiore (Malus domestica ‘Evereste’) e il biancospino nostrano (Crataegus monogyna), invece sono ottimi,  per catturare le polveri ultrasottili, ma non sono tra i più efficienti nell’assorbimento della CO2.
Al contrario, il carpino bianco (Carpinus betulus) è una specie con elevata capacità di assorbire la CO2 atmosferica ma, avendo foglie lisce e senza peli, non è un campione nella pulizia dell’aria dalle polveri. Da evitare invece un massiccio impiego di liriodendro (Liriodendron tulipifera), robinia (Robinia pseudoacacia) e sofora (Sophora japonica), che, “pur avendo ottime caratteristiche dal punto di vista del sequestro della CO2 e dell’assorbimento di inquinanti, sono caratterizzate da una maggiore potenzialità di formare ozono”. Bene anche acero campestre e comune, ciliegiofrassino comune o maggiore, mirabolanoolmo comune, ontano nero e sambuco. A combattere l’inquinamento dell’aria tutti hanno il dover di partecipare. Basta poco: vasi sui balconi, sulle finestre e sui terrazzi rendono accogliente il paesaggio urbano e contribuiscono al filtraggio degli inquinanti. Valutare di aggiungere in giardino rampicanti sulle reti di recinzioni o siepi schermanti da rumore e dai scarichi delle auto, specialmente a ridosso delle vie più trafficate. Aggiungere alberi negli spazi adibiti a prato avendo cura di utilizzerà specie autoctone in modo da evitare contesti paesaggistici anomali e specie che tendono ad ammalarsi continuamente o che non si adattano alle nuove condizioni microclimatiche. Infine da non sottovalutare è  che la presenza di verde anche nel contesto condominiale, ove esistono molte aree comuni, aumenta il valore dei fabbricati oltre che alla vivibilità degli spazi e in queste ambiente le specie vegetali possono essere utili creare ambienti di ritrovo  per attività sociali basta approntare dei gazebo e Bersò. Il Pianeta ha bisogno di “verde”: aiutiamolo e aiutiamo noi stessi.

Giu

27

By Il Potatore

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I lavori estivi? Ecco cosa fare..

Con l’estate la varietà di specie, in produzione,  nell’orto è notevole e richiede costanza  ed  interventi  colturali ravvicinati.

Aglio e cipolla: dopo la metà del mese circa si può procedere alla raccolta. I bulbi di  aglio una volta estirpati vanno lasciati asciugare all’ombra prima di essere riposti in cantina,quelli di cipolla vanno  invece fatti asciugare nell’aiuola. Se si vogliono sistemare a treccia tale  operazione va effettuata entro i primi quattro-cinque giorni  dalla raccolta.

Patate: anche per questi tuberi è tempo di raccolta specialmente per le varietà precoci. La selezione dei tuberi va effettuata subito dopo la  raccolta  allontanando  quelli  guasti o  rovinati durante la raccolta.Risulta anche conveniente effettuare una selezione rispetto al calibro: le patate più piccole verranno utilizzate  intere per gli arrosti, quelle con  diametro  maggiore invece  bollite o fritte.

 Biete: procedere alla semina  di varietà precoci a raccolta autunno-vernino. Prepararee e il terreno finement, distribuire il seme a spaglio ed interralo leggermente: semi troppo profondi rischiano di non germinare.

 

Basilico:  va ripulito accuratamente delle erbe  infestanti che sottraggono  acqua   alla coltura. Le piantine  vanno cimate regolarmente in modo da evitare la formazione  delle infiorescenze. Se  la  produzione  risulta  superiore  alle necessità  domestiche il  basilico  può  essere  facilmente congelato o  trasformato in pesto tenuto sotto olio.

Cavoli: le piantine ottenute in semenzaio vanno trapiantate a dimora e irrigate  con bassi volumi di acqua ma  ravvicinati  nel tempo. Per i cavoli verza la messa a  dimora in  Pianura Padana  non deve essere protratta al mese di Luglio se si vuole ottenere un prodotto di buona qualità.

Cetrioli: gli steli secondari  vanno cimati regolarmente subito  dopo  la formazione del secondo frutto. Ciò permetterà l’ingrossamento dei frutti stessi migliorandone la qualità. Nessuna cimatura va effettuata sullo stelo principale.

Pomodoro: va continuamente sfemminellato procedendo allo stesso tempo alla soppressione delle foglie in prossimità dei frutti  più bassi in modo da migliorare le condizioni di luce.

Mar

15

By Il Potatore

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I lavori di marzo

Marzo – Il mese attuale non offre garanzie, per nomea, di condizioni meteorologiche favorevoli alle scampagnate ma di brutte sorprese per le coltivazioni non dovrebbero essercene poi tante. Il condizionale è d’obbligo perché qualche gelata è del tutto normale per questo periodo. Per tutto il mese sarà conveniente seminare biete, spinaci, lattuga e lattughino in modo da avere coltivazioni a raccolta scalare e procedere al diradamento di quelle impiantate in precedenza. Per ottenere cavoli cappuccio  o verza durante il periodo estivo  è necessario provvedere  alla semina in semenzaio anche se per lo spazio occupato e il notevole periodo  che richiedono  prima della raccolta è consigliabile  effettuare tale  coltura  solo se si ha a  disposizione  un  discreto appezzamento. Dopo la  metà del mese si può iniziare  la semina  di fagiolini, preferendo varietà nane  mangiatutto.
Fragola – Per coloro che intendono crearsi una piccola coltivazione di fragole al fine di soddisfare le esigenze domestiche ecco di seguito come fare. Inizialmente sarà opportuno vangare e lavorare profondamente il terreno incorporando una buona dose di letame ben maturo. Successivamente vanno formate delle aiuole pacciamate con film in plastica, preferibilmente nero, dalla larghezza di 70-80 cm e sopraelevate di 15-20 cm rispetto al vialetto di servizio che dovrà essere all’incirca di 30-40 cm. Sulle aiuole le piantine verranno sistemate in file binate alla distanza di 30-40 cm. La lunghezza delle bine sarà in funzione delle esigenze di ognuno e alle dimensioni dell’orto anche se va considerato che pochi metri quadrati adibiti alla coltura saranno sufficienti a soddisfare qualsiasi esigenza.
Cenere – La cenere di stufe a legna e caminetti è un valido e prezioso concime da utilizzare per le coltivazioni ortive e per le piante da frutto. Infatti, oltre al conte­nuto di carbonato di potassio (10% circa), la cenere contiene ossidi  di sodio, calcio, magnesio e ferro, elementi indispensabili per la crescita delle piante e che integrano le concimazioni fatte con  i fertilizzanti chimici. Da non sottovalutare l’azione migli­oratrice  per quanto riguarda la lavorabilità del terreno  e l’effetto benefico sulla aerazione dello stesso. Per le colture che richiedono concimazioni potassi­che  come  pomodoro e zucchine è sicuramente  un toccasana e pertanto se ne consiglia la distribuzione 20-30 giorni prima della messa a dimora delle giovani piantine. Il fosforo presente nelle ceneri serve alla pianta per la costituzione delle infiorescenze  mentre la potassa migliora le caratteristiche organolettiche.
Lattuga – Bionda degli Ortolani, Verde D’inverno, Regina di Maggio o dei Ghiacci o forse è meglio la Lollo o la Rossa di Trento ? Quale è la più “saporita” è un fattore di semplice gusto personale ma per quanto riguarda il periodo di coltivazione occorre attenersi alle precise indicazione che i produttori di semi riportano sulle confezioni. Resta indubbio che le specie coltivate sono tante e da Marzo a Novembre con un semplice calendario di semine è possibile avere fresca insalata di lattuga per quasi tutto l’anno. Già gli antichi Romani apprezzavano la freschezza delle foglie e probabilmente da loro discende una delle sottospecie più coltivate detta appunto Romana a cui appartengono la Bionda degli Ortolani e la Verde d’Inverno. La sottospecie Secalina si è diffusa in epoca relativamente recente con le varietà Lollo dalla tipica colorazione rossiccia e le foglie arricciate, molta apprezzata dai consumatori e la Rossa di Trento.

Gen

12

By potatore

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Il primo post dell'anno!!

Dopo la pausa natalizia e di fine anno diventa difficile (almeno per me) decidere l’argomento del primo post e anche della data…..Ho deciso con molto ritardo e l’argomento scelto non è certamente simpatico nè leggero ma spero che faccia riflettere specialmente in questo periodo: il tema è “l’inquinamento”. Ogni anno in Italia si consumano 14 miliardi di metri cubi di gas, 4,2 miliardi di chilogrammi di gasolio, 2,4 miliardi di tonnellate di legna e carbone per  emissioni totali di anidride carbonica di  circa 40 miliardi di tonnellate. Cifre pazzesche che se non arrestate saranno la causa della fine  del pianeta. Piantare anche un solo albero significa togliere dall’aria 10 kg di anidride carbonica e siccome  sulla Terra vivono miliardi di uomini che potenzialmente possono piantare miliardi di piante ……. Il primo post dell’anno è un augurio che tutti piantiamo un albero.

 

Set

17

By potatore

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Ecco una top 10 sulle tecnologie emergenti ..

…che potrebbero risolvere la crisi ambientale:
 
3D piccole persone sdraiato su un pianeta verde. immagine 3D. Sfondo bianco isolato.  Archivio Fotografico - 8000482

10 – La carta elettronica.
9 – Il così detto sequestro della Co2.

8 – Usare le piante e i microrganismi per bonificare le zone inquinate (comprese le

biotecnologie applicate a questo settore).

7 – Sostituzione dei tetti con giardini .

6 – Produrre energia elettrica sfruttando le maree.

5 – Produrre l’energia termica dagli oceani.

4 – Un ulteriore sviluppo della tecnologia solare fotovoltaico e termico.

3 – La tecnologia delle celle a idrogeno.

2 – Desalinizzare l’acqua di mare,

1 – Riuscire a produrre petrolio da qualsiasi fonte organica.

Giu

22

By potatore

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Il giardino Zen

Il giardino giapponese rappresenta la ricerca di un modello ideale di perfezione. Una ricerca che nasconde un sogno: di fermare il tempo, di raggiungere l’immortalità, tramite un’opera a sua volta mortale. Il sogno, purtroppo, è destinato a finire: da ciò la tristezza e l’angoscia che ogni giardino racchiude in sé. Pietra, piante, acqua sono i tre elementi che sono quasi sempre presenti nel giardino giapponese. L’equilibrio tra questi elementi è assai delicato e ha diversi scopi. Tra questi l’illusione, che ha l’osservatore, della sensazione che il giardino sia di grandi dimensioni, che generi un senso di pace e di armonia e che il tutto sia rigorosamente naturale. Le simmetrie e in generale i numeri pari sono da evitare in quanto ricordano gli elementi e i paesaggi artificiali. La sensazione di grandezza sarà invece determinata dalla presenza di piante piccole, sullo sfondo, e più grandi, al centro. Diversi sono i tentativi di spiegare il disegno caratterizzante de i giardini Zen ma a grandi linee possiamo dire che la ghiaia rappresenta l’oceano e le pietre rappresentano le isole del Giappone. La presenza di rocce rappresentano una mamma tigre con i cuccioli che nuotano verso un drago.  Alta simbologia viene dato al ruolo delle piante che hanno un alto valore estetico nella giusta separazione tra piante maschili e femminili. Le piante maschili devono essere con forme slanciate e spigolose e il loro numero deve essere esiguo all’interno del giardino, ma con esemplari di notevole dimensione. Le specie tipicamente femminili, per contro, tipicamente basse e dalle forme tondeggianti, sono invece più diffuse e presenti in tutte le zone “docili” e “tranquille” del giardino. Un’ulteriore distinguo va fatto tra piante sempreverdi, piante da fiore, e piante a foglia caduca(Acero,Gingko Biloba, Pino, Ginepro,La fioritura e la caduta delle foglie diventano caratterizzante a simboleggiare la gioventù e la vecchiaia della vita umana. In ultimo le rocce: TAIDO (abbinato al legno) pietre alte e verticali a simboleggiare grandi alberi e, per il loro aspetto fallico, la fertilità e disposte volutamente verso il fondo, dietro a tutte le altre. Il secondo tipo,REISHO, (abbinato al metallo) pietre verticali basse e simboleggiano le due delle qualità del metallo: stabilità e fermezza e raggruppate con le pietre verticali alte. Le SHIGYO (abbinato al fuoco) appartenenti alle pietre arcuate e ramificate a ricordare la forma della fiamma e posizionate di fronte e lateralmente rispetto alle pietre di altre forme. L’abbinamento all’acqua delle SHINTAI è caratterizzato da pietre piatte o orizzontali che vengono poste lateralmente agli altri gruppi per armonizzarli. Il quinto tipo detto KIKYAKU che simboleggiano la terra sono pietre prostrate o reclinate e vengono utilizzate per armonizzare gli altri raggruppamenti dove ve ne sia bisogno e utilizzato ai fini completativi. I tempi di realizzazione danno, infine, la proporzione del tempo: il maestro maestro Zen Muso Soseki impiegò dal 1275 al 1351 per la sua realizzazione del giardino Kyoto in puro stile karesansui. La disposizione delle otto pietre presenti, disposte prevalentemente su di una direttrice orizzontale, fanno pensare ad un design di recente realizzazione, ma sono in realtà state posate in momenti diversi dallo stesso autore del giardino, che ebbe a lungo dubbi sul loro posizionamento: in caso di dire “quando il dubbio non ha tempo”

Dic

12

By potatore

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Addio paesaggio

Ogni giorno scompaiono 1000 ettari di terreni agricoli con gravi ripercussioni sulle produzioni agricole, enogastronomiche e paesaggistiche. Se a ciò si aggiunge il proliferare di specie esotiche si può immaginare quali effetti sul paesaggio. Un turista che viene in Italia a visitare le meraviglie paesaggiste della Pianura Padana sarà accolto da capannoni, industrie, villette a schiera ricche di auricarie, olivi secolari capitozzati, magnolie e ancora banani rinsecchiti dal gelo invernale. L’ultima moda e quella di collocare sughere sempreverdi che niente hanno a che vedere con la silhouette delle specie caducifoglie autoctone. Addio paesaggio padano!!!  Le siepi sono da sempre l’elemento comune del paesaggio agrario della Pianura Padana. Esse svolgevano varie funzioni prima che venissero ridotte di numero a partire dal 1950 (tutt’ora ne restano circa il10/20%): produzione di legna da ardere, sostegno delle rive dei fossi, riduzione fenomeni erosivi, sostegno per le viti, produzione di foraggio (in bachicoltura specialmente). Negli anni avvenire alle funzioni tradizionali se ne aggiungono altre e il loro ripristino, fondamentale per l’ecosistema è incentivato dall’Unione Europea. Oggi alle tradizionali funzioni di produzione di legna da ardere sono le funzioni ecologiche a destare l’interesse della Comunità. Infatti le siepi sono capaci di mitigare il clima, ombreggiare i corsi d’acqua migliorare il bilancio co2, fitodepurazione delle acque, difesa dai rumori e dalle polveri sottile e infine paesaggistica. Si spera che tutto ciò riporti le siepi al loro antico splendore…

Nov

5

By potatore

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La dieta mediterranea aiuta l'ambiente

Il dibattito sull’impatto ambientale che ha l‘uomo sul pianeta è quanto mai attuale. Diversi sono i parametri che lo calcolano e diversi sono gli scettici che teorizzano che i cambiamenti climatici attuali sono ciclici o determinati da cause diverse ma non dall’uomo. Noi siamo, invece,  tra quelli che imputano all’uomo i danni ambientali e gli sconvolgimenti climatici: effetto serra, alluvioni, desertificazione. Purtroppo occorre misurarsi con chi ha mezzi maggiori  per affermare false verità e stili di vita poco compatibili con l’ambiente. Il riferimento alla “dieta mediterranea” è palese e dopo anni di martellanti pubblicità sulla necessità di utilizzare olio di semi ketchup posto del più genuino olio di oliva, di mangiare hamburger americani pieni di maionese e checiap   piuttosto che pizza, pasta e fagioli e tanta frutta e verdura qualcosa comincia a cambiare. La salute per gli italiani è diventato un “bene primario” è l’alimentazione corretta diventa preoccupazione di tanti. Si scopre, poi,  che una corretta “dieta mediterranea aiuta anche l’ambiente  e i dati parlano chiaro: 12,3 metri quadri di impronta ecologica con una immissione di 2,2 Kg di co2 di una alimentazione equilibrata  contro i 26,8 metri quadri con emissione di 5,4 kg di co2 nelle diete ricche di carne, dolci, grassi e zuccheri come quelle del Nord America. Mangiare bene migliora la salute  e l’ambiente, consumare frutta  e verdura di stagione e a km 0, migliorare lo  stile di vita comincia dalla tavola e dall’ambiente.

Set

30

By potatore

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Purificazione dell'aria

Le piante d’appartamento per quanto sensibili al sole e al freddo, sono utili perché resistono molto bene al fumo di sigaretta, ai gas delle auto, dei mobili e detersivi.  Si parla di sindrome dell’edificio malato: disturbi come bruciore agli occhi, cefalea, sinusite e sonnolenza, citandone solo alcuni, che colpiscono chi sta troppo chiuso in ambienti chiusi.  Lo scienziato Bill Wolverton ha dimostrato che le piante diminuiscono la concentrazione nociva. I veleni costituiti da molecole di idrogeno, carbonio e ossigeno penetrano nei vegetali dagli stomi e in parte formano zuccheri, lipidi e acidi organici, e in parte vanno nelle radici dove sono poi trasformati da batteri aerobici sempre in zuccheri, lipidi e acidi organici. I due rimedi contro la sindrome dell’edificio malato sono aprire le finestre e puntare sul verde.
E’ dimostrato che nei luoghi ventilati automaticamente l’aria è 100 volte più inquinata. Alcuni inquinanti sono: la formaldeide, proveniente da prodotti per l’incollaggio, spray, e vernici;
composti organici semivolatili  (Svoc) come CO2 , monossido di carbonio, biossido d’azoto e di zolfo provenienti da processi di combustione; e composti organici volatili (Voc) come cilene, toluene e benzene provenienti da solventi, vernici e  detersivi.
Lo scienziato Bill Wolverton ha individuato le 50 piante più adatte contro questo inquinamento.
Per esempio la Nephrolensis exaltata assorbe formaldeide, xilene e benzene; oppure le dracene divorano tutti i gas; l’aloe riduce la formaldeide e i Voc ridotti anche da banano nano e cactus colonnare; i Svoc sono ridotti dal ficus come pure dalla peperomia e dalla sansevieria.

Feb

4

By potatore

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Ognuno al suo posto

di E. Spo.


La vegetazione svolge un importante ruolo di controllo ambientale, perché mitiga i livelli di anidride carbonica atmosferica . Le piante infatti, durante la fotosintesi rimuovono la CO2 e liberano ossigeno; un altro punto a favore delle piante è che sono anche capaci di sintetizzare e rilasciare nell’aria i composti organici volatili (Voc), prodotti e contenuti negli organi vegetali. Questi Voc contribuiscono alla riduzione e formazione di azoto, infatti quando i livelli di azoto sono bassi, i Voc rimuovono l’ozono, ma quando però la concentrazione di azoto è alta come nelle aree industrializzate, l’ossidazione dei Voc non fa altro che peggiorare la situazione. Per questo è necessario individuare le specie più idonee per ogni tipo di ambiente; nel caso delle città come spiegato prima servono delle piante con un elevata capacità di assorbimento di CO2, ma con una bassa emissione di Voc. Alcune di queste piante sono il tiglio selvatico, biancospino e frassino. La situazione degli ambienti interni come uffici e appartamenti non è migliore. Tanti sono i composti che possono nuocerci come benzene o altri idrocarburi tossici, provenienti da adesivi, vestiti, vernici, detersivi…. delle ricerche nei paesi occidentali hanno addirittura attestato che l’inquinamento interno è peggiore di quello esterno e nel 2002 sono state 1,6 milioni le morti imputabili ad inquinamenti interni. Anche in questo caso alcune piante possono darci una mano e le specie considerate depurative per gli ambienti interni sono risultate: Ficus, Dracaena, Hedera helix (edera), Hoya carnosa (fiore di cera o di porcellana) e Asparagus densiflorus (asparagina).

Gen

29

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Im…….brocchiamola

Imbrocchiamola è la nuova campagna fatta da Lega Ambiente per incentivare il consumo dell’acqua del rubinetto anche nei ristoranti. Già un una cinquantina i ristoranti che al posto di somministrare alla clientela acqua in bottiglia preferiscono mettere in brocca normalissima e  potabilissima acqua del rubinetto. Ciò si traduce in risparmio per la clientela e allo stesso modo un vantaggio economico come riferisce un gestore di ristorante ad una nota trasmissione radio. Il cliente ne guadagna, come detto,  un risparmio sul listino prezzi sulla costosa acqua in bottiglia contro la completamente gratuita “acqua del rubinetto” o del “sindaco” come scherzosamente la definiscono alcuni e il ristorante guadagna innanzitutto spazio visto che le confezioni di acqua in bottiglia ritagliano, già ridotti per motivazioni varie, nei depositi di bar e ristoranti. L’altro vantaggio, come sottolineato nell’intervista, è dato che quanto risparmiato dal cliente nel conto finale generalmente viene prontamente “recuperato” perché si aggiunge la richiesta di un dolcino finale, un amaro o altro e il più delle volte il buon umore della novità si traduce con una maggiore disponibilità a spendere. Trovarsi, poi, a tavola, al posto della fredda bottiglia in plastica una brocca in vetro colma di acqua limpida, fresca e gratis da un aspetto più gradevole al pranzo  e l’ambiente ne guadagna tonnellate di co2, minori camion sulle strade e costi di smaltimento delle bottiglie. Lodevole iniziativa, forse tardiva, ma è già molto nel silenzio generale che vede le ditte commercializzartici introitare cifre paurose dal commercio di acqua quanto inutile quanto dannoso. Sul nostro sito in numerosi articoli più volte si è trattato il tema dell’inutilità e della danno creato all’ambiente utilizzando acqua in bottiglia di plastica e per rispondere ad alcuni, finti tonti, anche dell’acqua commercializzata in bottiglie di vetro: il trasporto incide moltissimo in inquinamento e sulla viabilità. Il logo che è visibile nella home del sito, già da una decina di giorni, è frutto della iniziativa e dell’inventiva  dei ragazzi di  I f dell’ ITAS di Bergamo a cui vanno i miei personali apprezzamenti per la fattiva partecipazione ai problemi ambientali.

Dic

23

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La strada ecologica.

Davide Dipierro

Ho letto su un famoso giornale di automobili che dei progettisti hanno ideato un tipo di strada che sfrutta la scorrere delle machine per creare energia elettrica. L’ idea è nata da un gruppo di progettisti a Dubai, questo tipo di strade inizialmente progettate per coprire l’energia elettrica consumata dai lampioni vicino alle strade può portare con un miglioramento alla produzione ecologica di energia elettrica per le case vicine facendo così risparmiare molto sulla bolletta e sul’ elettricità. Secondo me e un ottima idea soprattutto se questo tipo di impianti si mettessero sulle strade dove presiede molto traffico.Si produrrebbe molta energia!

Dic

20

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Salviamo la terra

  1. sara azzaro posted on 15 dicembre 2009:

    SALVIAMO LA TERRA :
    Secondo l’organizzazione metereologica mondiale, gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi mai registrati dal 1850(anno in cui sono iniziate le rilevazioni); solo in Italia, riferisce il consiglio nazionale delle ricerche, dal 2000 la temperatura è cresciuta di 1.3 gradi ripsetto alla media delgi ultimi 2 secoli.
    Le Maldive, nell’oceano Indiano,Tuvalu,nell’oceano Pacifico finiranno sott’acqua, mentre metropoli come Londra,New York o Shangai dovranno investire miliardi di euro per difendersi dalle inondazioni.

    Isole maldive

    Isole maldive

    E la terza volta che si cerca un accordo per stabilizzare la concentrazione di gas serra nell’atmosfera a un livello capace di prevenire una pericolosa interferenza antropogenica nel sistema climatico.
    Bisognerebbe ridurre gli oltre 28 miliardi di tonnellate di co2 che ogni anno emettiamo nell’atmosfera.
    Perchè l’eccesso di co2 è il principale responsabile dell’innalzamento delle temperature.
    Secondo l’energia internazionele dell’enrgia un euro investito in apparecchiature elettriche, fa risparmiare due euro in consumi.
    Con l’alluminio sprecato dalgi americani in soli 10 anni, si potrebbe costruire l’intera flotta aerea mondiale,oltre 18 mila velivoli di linea le cui fusoliere sono realizzate per la maggior parte di alluminio.

    per ottenere mezzo chilo di carne si consumano 22 mila litri dacqua

    per ottenere mezzo chilo di carne si consumano 22 mila litri d'acqua

    Dall’altra parte, negli ultimi 50 anni il consumo di carne è salito del 50 per cento nei paesi industrializzati e del 200 per cento in quelli in via di sviluppo : per ottenere mezzo chilo di carne si consumano 22mila litri di acqua e gli allevamenti sono tra i maggiori produttori di metano, seconda causa dell’aumento delle temperature.

Nov

18

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La Lombardia punta sul "tetto"

impianto fotovoltaico

impianto fotovoltaico

Proprio così: la Lombardia investe sul “tetto” fotovoltaico con circa 6.000 impianti di cui 112 nelle scuole. Nell’ultimo anno si è avuto un + 488% di nuovi impianti e il fatturato per le aziende interessato è stato veramente schiaccia crisi. La potenza stimata di tali impianti è equivalente a soddisfare gli usi domestici di circa 20.000 famiglie e se si considera che una famiglia produce in un anno mediamente 9,2 tonnellate di co2 togliendo i consumi di elettricità si ha un risparmio per l’ambiente di tutto rispetto. Tra le province più virtuose Brescia, Milano e quindi Bergamo con rispettivamente 25-20 e 15 % delle istallazioni. Molto c’è da fare ancora rispetto a paesi come Germania, Austria e la stessa Grecia che hanno istallazioni con superfici nettamente superiori a quella italiana e in particolari delle prime due che nonostate abbiano rendimenti dei pannelli inferiori ai nostri continuano a primeggiare. Ciò dipende senza dubbio dalla cattiva informazione come si evince dalle  domande più frequenti a cui i tecnici istallatori devono rispondere e per la confuzione che in alcuni casi si genera ancora tra fotovoltaico e termosolare o solare termico.

impianto termosolare

impianto termosolare

Ott

24

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Se la tua casa beve troppo

Ge.Ni.

Gli italiani in casa premono troppo sull’acceleratore. Per scaldare le proprie case devono smanettare le caldaie molto di più di quanto non si faccia nel Nord Europa. Le nostre abitazioni insomma sono letteralmente assetate di carburante e incidono sull’atmosfera molto di più delle nostre automobili.
Per soddisfare il Protocollo di Kyoto o contenere le emissioni di CO2 dovremmo anzitutto intervenire sugli edifici, che sono responsabili del 40% dei consumi energetici totali e delle conseguenti emissioni di gas serra. La casa a basso consumo è la nuova frontiera dell’ecologia che ridisegna la nostra impronta ecologica nelle giuste proporzioni.
Se la casa consuma meno dunque anche i costi diminuiranno, sia quelli economici sia quelli ambientali. Anche per la casa infatti vale lo stesso principio delle auto: meno consumi uguale meno costi e meno inquinamento.
Da tempo ormai si parla di risparmio energetico, una formula che ci richiama in mente subito le lavastoviglie. Ma mentre gli elettrodomestici incidono per circa un 8% sui consumi di energia, il riscaldamento degli edifici incide in maniera assai più rilevante con il 53% degli sprechi.
Tutto dipende principalmente dalle tipologie costruttive. In Germania non si danno concessioni edilizie per case che consumano più di 70 kw/h all’anno per metro quadrato, in Italia, a fronte di temperature decisamente più miti, ci attestiamo mediamente sui 150-200 kw/h. E’ come se le nostre case dovessero consumare di più perché sono più sportive o di alta cilindrata. Il nostro problema è quello del mancato contenimento degli sprechi e di una coibentazione degli edifici poco accorta, con ripercussioni anche sul comfort abitativo.
Le esperienze positive dei paesi del nord Europa dimostrano chiaramente che una coibentazione ben progettata e realizzata correttamente è la via più pratica e al tempo stesso più economica per la salvaguardia del nostro ambiente dai gas di scarico dei sistemi di riscaldamento a combustione.
Esistono ovviamente calcoli e considerazioni da farsi per ogni contesto specifico, ma gli interventi che si possono fare sono molti, alcuni dei quali davvero semplici da eseguire e a basso costo.

Ott

14

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Inquinamento : tutti ne siamo responsabili!!!!!!

Inquinamento atmosferico è un termine che indica tutti gli agenti fisici, chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali dell’atmosfera. Questo è uno dei problemi maggiormente sentiti dalle popolazioni dei grandi agglomerati urbani, di cui ci si è iniziati a preoccupare solamente negli ultimi 30 anni. Dagli anni ‘70 infatti sono state adottate delle politiche per la riduzione degli agenti chimici e di numerose altre sostanze particolari presenti nell’aria. Queste politiche per una maggior salvaguardia dell’ambiente hanno dato dei risultati per alcuni inquinanti come ad esempio il biossido di zolfo, il piombo e il monossido di carbonio; per altri come ad esempio il biossido di azoto, l’ozono e le PM10 non hanno portato i risultati sperati, dei quali si è scoperto solo recentemente la loro criticità per quanto riguarda la salute.
Gli scarichi degli ormai numerosissimi aerei, un fattore inquinante che desta crescente preoccupazione
Definizione di inquinante atmosferico: fattore o sostanza che determina l’alterazione di una situazione stazionaria attraverso: modifica dei parametri fisici e/o chimici; variazione di rapporti quantitativi di sostanze già presenti; introduzione di composti estranei deleteri per la vita direttamente o indirettamente.
Distinzione tra primario e secondario
primario: la sua immissione nell’ambiente deriva da una sua emissione o produzione dal comparto; il monossido di carbonio è un esempio di inquinante primario, perché è un sottoprodotto della combustione
secondario: la produzione avviene nel comparto stesso ovvero nell’ambiente ricevente, in seguito a trasformazioni; la formazione di ozono nello smog è un esempio di inquinante secondario.
Principali inquinanti
Contaminanti gassosi
Contaminanti gassosi importanti sono:
• Monossido di carbonio, (CO): emesso principalmente dai processi di combustione, particolarmente dagli scarichi di veicoli con motori a idrocarburi, a causa di una combustione incompleta. Le concentrazioni maggiori si trovano generalmente nei pressi delle strade. L’inalazione in grandi quantità può causare mal di testa, fatica e problemi respiratori. Il limite massimo previsto per legge in Italia è di 10 mg/m³ in una media di 8 ore (D.M. 02-04-2002). Sopra i 500 mg/m³ può essere letale.
• Anidride carbonica, (CO2): anche questo gas è emesso principalmente dai processi di combustione, particolarmente dagli scarichi di veicoli con motori a idrocarburi, escluso il metano. La concentrazione dell’anidride carbonica al di la di lievi variazioni stagionali si valuta che abbia subito un aumento, dal 1750 del 31%. Nel 2004 la concentrazione nell’atmosfera era di 379 ppm nell’era preindustriale di 280 ppm. È il gas serra maggiormente responsabile del riscaldamento globale dovuto ad attività antropiche.
• Clorofluorocarburi, che distruggono lo strato di ozono della stratosfera.
• Piombo e altri metalli pesanti: tossici e spesso cancerogeni, mutageni e teratogeni.
• Ossidi di azoto (NOx): le emissioni sono principalmente nella forma di NO, che viene ossidato dall’ozono (O3) per formare il diossido d’azoto (NO2). L’ossido di azoto è irritante per gli occhi ed il tratto respiratorio. L’inalazione può causare edema polmonare, inoltre può avere effetti sul sangue, causando formazione di metaemoglobina. I vari ossidi di azoto reagiscono inoltre con gli idrocarburi nell’atmosfera per generare smog fotochimico. Può depositarsi in siti ecologicamente sensibili causando acidificazione ed eutrofizzazione.Gli ossidi di azoto, come d’altronde gli ossidi di zolfo sono anche precursori del particolato fine.
• Diossido di zolfo generato dalla combustione di carburanti contenenti zolfo, principalmente nelle centrali elettriche e durante la fusione di metalli ed in altri processi industriali. Il diossido di zolfo causa le piogge acide
• l’ozono presente negli strati inferiori dell’atmosfera è un inquinante secondario formato da reazioni fotochimiche che coinvolgono gli ossidi di azoto e i composti organici volatili. Sebbene l’ozono presente negli strati superiori dell’atmosfera (stratosfera) aiuti a ridurre l’ammontare di radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre quello presente nella bassa atmosfera è un gas irritante e può causare problemi alla respirazione.

Set

18

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Sarkozy e la rivoluzione carbon tax

di Daniel Bernini


I francesi, già angosciati dalla crisi economica, stanno facendo i conti su quanto costerà la “rivoluzione verde” di Nicolas Sarkozy, cioè la tassa sui consumi di carbone, gas, petrolio e derivati che il presidente ha loro annunciato. E’ una scelta coraggiosa e irreversibile per arrivare ad un modello di sviluppo sostenibile. Questa tassa verrà calcolata 17 euro per tonnellata di CO2 emessa; il pagamento sarà uguale per famiglie e imprese e si tradurrà in un aumento di 4.5 centesimi alla pompa per il gasolio, di 4 centesimi per la benzina e di 0.4 centesimi per Kwh per il gas. Resta esente dalla tassa l’elettricità perché la sua produzione arriva dal nucleare.  Secondo alcuni questo porterà ad una fuga di industrie in Paesi più tolleranti sotto il profilo ecologico, con pesanti conseguenze sull’economia.  E’ per questo che Sarkozy ha chiesto al resto d’Europa una coerenza ecologica……

Set

11

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“Our Climate, Your Decision”

  1. p.g Says:
    settembre 11th, 2009 at 18:18 eIn vista della conferenza sul clima di Copenaghen, aumentano le iniziative per stimolare l’opinione pubblica a far pressione sui grandi della Terra affinché le emissioni di anidride carbonica vengano ridotte del 12% entro il 2012, e del 50% entro il 2050. Ad avviare le iniziative di sensibilizzazione è stata principalmente Hopenaghen, però ora vi sono altre associazioni che stanno inventando nuovi stratagemmi più coinvolgenti per riuscire a sensibilizzare ancor di più le persone al problema ambientale.
    -In questo caso si tratta di un concorso di cortometraggi ecologici “one minute to save the word” , che con il supporto di partner importanti come Greenpeace, Unite for climate, World Development Movement e altri, permetterà al cortometraggio vincitore di essere il promotore di una campagna di sensibilizzazione sul web in vista della conferenza.
    -Altro esempio che dimostra come la sostenibilità, l’innovazione e il divertimento possano coincidere perfettamente, è il primo festival totalmente ecologico: CO2penaghen è infatti una kermesse artistica e musicale che non produce emissioni di anidride carbonica.
    -C’è infine un’ultima iniziativa, più irriverente e promossa da Greenpeace, che per sensibilizzare l’opinione pubblica ha esposto sul Monte Rosa (versante svizzero) un gigantesco banner di 5200 metri quadrati che recita “Our Climate, Your Decision”. L’obiettivo è far sottoscrivere la petizione che invita il nostro capo del governo a partecipare in prima persona alla conferenza di Copenaghen.

Mag

8

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Il punto di non ritorno

 

Il punto di non ritorno del Pianeta sembra essersi accorciato. Secondo uno studio che tiene conto della concentrazione di anidride carbonica: in atmosfera,  280 parti per milione  all’alba della rivoluzione industriale, ma oggi intorno alle 385 p.p.m si evince che l’incremento è sempre più veloce: ormai  si sono superato le due parti per milione l’anno e si avvia verso le 3 parti per anno. A questa velocità il limite stimato invalicabile dagli scienziati di  450 parti sarebbe appunto  raggiunto in una ventina di anni. L’effetto serra conseguente determinerebbe danni ai quali l’uomo non potrebbe più porre rimedi e che ne pregiudica la stessa sua sopravvivenza. Ridurre le emissioni di Co2 è quindi imperativo e una rivisitazione dei programmi energetici diventa quando mai attuale. Da sottolineare la svolta del nuovo presidente americano Obama  a favore delle energie alternative e positivo è anche l’accordo Fiat-Chrysler per produzione di autoveicoli di piccola cilindrata e quindi più ecologiche: si è rottamato per così dire Bush e il suo programma petrolifero. Tutti però devono cooperare riciclando, effettuando acquisti con prodotti che hanno poco imballaggi, utilizzando i trasporti pubblici o riducendo l’utilizzo di macchine, piantando nuove piante  nel giardino di casa, nel balcone, proteggendo i boschi e intervenendo fattivamente con segnalazioni agli organi preposti quando si verificano reati ambientali.

Mar

17

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Lo sapevate che i coralli ricrescono?

Pa. Do.

L’effetto serra è il fenomeno climatico che porta al riscaldamento degli strati inferiori dell’atmosfera terrestre, questa causa è stata portata dall’assorbimento da parte d’alcuni gas della radiazione infrarossa emessa dalla Terra. L’effetto serra riveste un’importanza fondamentale per gli organismi viventi, perché limita la dispersione del calore e determina il mantenimento di una temperatura costante del pianeta. Tuttavia, l’immissione in atmosfera dell’elevata quantità di CO2 (anidride carbonica) e altri gas, dovuta alle attività industriali, quindi ha potenziato l’effetto serra naturale e sta determinando un anomalo aumento della temperatura, fenomeno noto come “riscaldamento terrestre”. Portando a diverse conseguenze all’ecosistema totale, per esempio l’aumento della temperatura delle acque marine specialmente vicino alla superficie, modificando le correnti oceaniche, il moto ondoso e la salinità; la geografia degli ecosistemi marini subirebbe profondi cambiamenti, scioglimenti dei ghiacciai e la distruzione delle barriere coralline.
Un architetto e un ecologo hanno progettato un metodo che serve a farle ricrescere rapidamente. Il progetto consiste nel creare delle griglie metalliche subaquee e posizionarle sul fondale marino, da dove passa la corrente elettrica( ricavata dai pannelli solari) a basso voltaggio crea delle scosse che fa precipitare i minerali disciolti sulle griglie. Questi formano un substrato calcare ottimo nutrimento per le creature marine della barriera. Nel test che è stato eseguito di recente alle isole Turks and Caicosn, ai Caraibi, afferma che i coralli cresciuti sulle griglie crescono molto più velocemente e sopravvivono meglio al riscaldamento dovuto all’effetto serra.