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Mag

19

By potatore

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"Chi semina…..raccoglie!!!!!”

I ragazzi della 2°A, scuola secondaria  di primo grado di Brusaporto, Istituto comprensivo di Bagnatica, hanno condiviso  un’esperienza educativa molto affascinante.Il progetto “Chi semina… raccoglie!!!”che già dal nome fa presagire l’entusiasmo dei partecipanti: “Grazie a questa esperienza abbiamo potuto imparare nuove cose riguardo all’agricoltura” è stato il primo commento dei giovani agricoltori  ed ancora “Ognuno di noi, ha capito cose diverse e queste sono le nostre considerazioni

  • E’ stata un’esperienza costruttiva, che mi ha divertito molto (Fabio)
  • E’ stato bello anche se avrei preferito lavorare da solo perché era bellissimo (Paolo)
  • Ho imparato a considerare la terra che è importante per la vita (Michela)
  • E’ stato molto bello, mi sono molto divertito soprattutto quando abbiamo dovuto piantare. (Stefano)
  • E’ stato bello perché ho imparato che se a un orto ci lavorano più persone che sanno qualcosa si possono imparare molte cose (Riccardo)
  • E’ stato bello perché ho imparato nuove cose sulle colture e ho imparato che la terra è una risorsa indispensabile per vita e non dobbiamo sprecarla (Laura).

Notevole è stata la soddisfazione della prof.ssa responsabile del progetto per la riuscita didattica importante per la formazione dei ragazzi ed ancor di più per la collaborazione che ha trovato sia nel comune di Brusaporto, che ha fornito il materiale occorrente, sia negli insegnanti dell’Istituto Tecnico agrario di Bergamo che si sono occupati dell’aspetto agronomico  e sia  nei  genitori che hanno fornito ” le braccia” per i lavori più pesanti.

Dic

4

By Il Potatore

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Conosciamo il favino…


Il favino è una leguminose appartenente alla tribù delle Vicieae. Appartiene alla varietà minor, si distingue dalle altre varietà in base alla dimensione dei semi; quelli del favino sono rotondeggianti e relativamente piccoli (1.000 semi pesano meno di 700g) e si impiegano per seminare erbai e sovesci e anche come concentrati nell’alimentazione del bestiame.Il favino è una pianta annuale, a rapido sviluppo, a portamento eretto, glabra, di colore grigio-verde, a sviluppo indeterminato. La radice è fittonante, ricca di tubercoli voluminosi. Gli steli eretti, fistolosi, quadrangolari, alti fino a 1,50 m (media 0,80-1,00) non sono ramificati, ma talora si può avere un limitatissimo accestimento con steli secondari sorgenti alla base di quello principale.Le foglie sono alterne, paripennate, composte da due o tre paia di foglioline sessili ellittiche intere, con la fogliolina terminale trasformata in un’appendice poco appariscente ma riconducibile al cirro che caratterizza le foglie delle Vicieae. I fiori si formano in numero da 1 a 6 su un breve racemo che nasce all’ascella delle foglie mediane e superiori dello stelo. I fiori sono quasi sessili, piuttosto appariscenti (lunghezza 25 mm), la corolla ha petali bianchi e talora violacei e, quasi sempre, con caratteristica macchia scura sulle ali. L’ovario è pubescente, allungato e termina con uno stigma a capocchia, esso contiene da 2 a 10 ovuli.Nel favino la fecondazione può essere allogama, con impollinazione incrociata operata da imenotteri (api e bombi), o autogama. L’ovario fecondato si sviluppa in un baccello allungato, verde allo stato immaturo, bruno quando maturo e secco, esso contiene da 2 a 10 semi.Uno degli usi più frequenti del favino è quello come coltura da sovescio, in questo caso il favino va seminato a inizio autunno, così che abbia raggiunto un buono sviluppo prima dei freddi invernali, e poi in primavera quando si trova in fioritura la coltura viene arata in modo che tutta la parte verde sia interrata. Così facendo  si arricchisce il terreno di sostanza organica che sarà facilmente degradata in quanto il terreno dove si trovava il favino è ricco in azoto grazie all’azoto fissazione dei batteri simbionti delle radici e quindi i microrganismi troveranno un substrato ideale sul quale moltiplicarsi e in seguito degradare la sostanza organica. Inoltre, con questa tecnica, si arricchisce di molto il contenuto in acqua del terreno che sarà ceduta lentamente e quindi si eviteranno stress idrici alle colture che seguiranno. Nonostante una parte di azoto venga usato dai microrganismi nel terreno ne rimane una buona quantità, per questo si deve evitare di fare il sovescio di leguminose per vari anni sullo stesso appezzamento soprattutto se ci sono colture arboree perché la forte presenza di azoto promuove un’anticipata ripresa vegetativa correndo quindi maggiori rischi di gelate tardive.Altro uso che negli ultimi anni sta prendendo campo è quello di usare il favino come coltura rinettante, questo tipo di coltivazione ha due scopi principali, uno è quello di evitare l’erosione del terreno durante le piogge autunnali e invernali, soprattutto in terreni collinari che altrimenti rimarrebbero scoperti per tutto il periodo invernale, e altra importante funzione è quella di evitare lo sviluppo di infestanti così quando si arriva a coltivare la coltura principale abbiamo un terreno completamente sgombro da infestanti. Questo perché questo tipo di colture sono seminate in maniera molto fitta e hanno un rapido sviluppo e soffocano tutte le altre essenze, poi, quando sono sviluppate, non fanno passare la luce e quindi le infestanti non possono germogliare.Quella che doveva essere la vocazione principale della coltivazione del favino e cioè la produzione di granella per alimentazione del bestiame negli ultimi decenni era andata scomparendo, soppiantata dalla soia,  preferita in quanto ha un altissimo contenuto in proteina.Per l’alimentazione del bestiame si usano le farine d’estrazione o i panelli, cioè soia a cui è stato estratto l’olio e nella quale la percentuale proteica è concentrata raggiungendo valori del 46%, il favino invece ha un titolo in proteine del 20-21% e quindi il confronto non era proponibile, basta meno della metà di soia rispetto al favino per coprire i fabbisogni di un animale. Ma negli ultimi anni si è riscoperto perché la soia è in gran parte OGM e quindi tutti gli allevamenti biologici non la possono utilizzare per alimentare il proprio bestiame e quindi sono ritornati ad usare o il pisello proteico o il favino che non hanno subito nessun tipo di modificazione genetica.Una delle varietà che è più usata in tutto il centro Italia è la “Vesuvio” che si adatta molto bene anche a terreni pesanti, e non richiede irrigazione. Le aziende biologiche sono le più interessate all’utilizzo del favino per i vari motivi visti primi, anche l’uso come coltura rinettante e da sovescio è molto importante in quanto nelle aziende biologiche non si possono usare diserbanti e quindi arrivare alla semina avendo un terreno sgombro da infestanti non è cosa da poco conto, come pure il controllo dell’erosione che dovrebbe interessare tutte le aziende ma maggiormente quelle che non possono fare un largo uso di concimi chimici e quindi perdere la parte superficiale del terreno che è quella più fertile diventa una grave perdita

Nov

18

By Il Potatore

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Piantiamo i bulbi

 

 

Pieno autunno e occorre pensare alla primavera e anche se il tutto può sembrare strano in effetti non lo è se si pensa alle aiuole di bulbose Proprio in questo fine mese occorre mettere a dimora le specie bulbose che caratterizzeranno le aiuole primaverili se per alcuni sembrerà un controsenso proprio in novembre bisogna pensare a quello che sarà il giardino di primavera e quindi provvedere di conseguenza con la messa a dimora delle bulbose che in genere danno via alla cascata di colori e profumi che caratterizzano la stagione primaverile.
I bulbi di gladiolo e lilium raccolti e selezionati durante il periodo settembre-ottobre vanno messa a dimora tenendo molto conto del diametro. Se sono stati conservati in cantina e si hanno dei dubbi sulla loro conservazione è importante controllare uno a uno scartando i bulbi selezionati da larve e insetti oppure rovinati dall’espianto; dovranno inoltre essere eliminati quelli che presentano il minimo segno di sviluppo di muffe. I bulbi rimasti dovranno essere compatti, turgidi e con l’epidermide liscia e devono possedere un diametro superiore a due cm. L’esperienza di selezione e ricerca ha dimostrato che i bulbi presentano una migliore infiorescenza con l’aumentare del calibro e pertanto è conveniente sempre selezionare le piante da riprodurre tra quelle che avranno formato bulbi con calibro maggiore. La messa a dimora per lilium, narciso, tulipano e giacinto è consigliata fino al mese di novembre mentre gladiolo e amarilli conviene aspettare il periodo marzo-aprile.
Dalle indicazioni precise sulla densità di semina risulta molto difficile in quanto questa varia a seconda della dimensione dei bulbi o del calibro o della vigoria delle singole specie. Da considerare inoltre che le forme di impianto sono diverse con i gusti dei singoli che con abilità diversa preferire la costituzione di vialetti e specie singole con varietà diverse, per avere una scala cromatica varia oppure preferire l’alternanza di specie e varietà diverse per ottenere dei camminamenti lungo i vialetti con fioriture scalari in modo da poter avere in epoche diverse macchie di colori che risaltino il verde del prato. A questo proposito possono trovare posto nel prato delle piccole aiuole irregolari o oppure delle ciotole sfruttando inizialmente l’abbondanza di colorazione delle bulbose e successivamente, allo sfiorire di quest’ultime, i fiori dati dalle piante stagionali. Relativamente al terreno va tenuto presente che tulipani, fresie, lilium e giacinti preferiscono terreni leggeri e sabbiosi ricchi di calcio e con pH leggermente acido; gladiolo e iris sopportano terreni più pesanti e argillosi. La preparazione del terreno deve però essere molto accurata con una vangatura molto profonda con la quale va inglobato possibilmente del letame anche se la struttura soffice e lacunare del terreno è molto più importante per la riuscita per una omogenea fioritura.

Lug

9

By Il Potatore

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Roccioso …è bello!!

  Non tutte le aree verdi sono adatte alla costruzione di un giardino roccioso. Diverse sono le alternative nel caso in cui si voglia lo stesso creare un insieme rustico e naturale, la qualcosa è possibile quando si ha a disposizione un muro a secco, con l’utilizzo di contenitori particolari o con la creazione di aree lastricate. Nel primo caso, l’effetto verde, risulterà di indiscutibile fascino anche se comporterà un notevole lavoro e pazienza iniziale, gli sforzi saranno ripagati successivamente. Il miglior sistema, nella collocazione delle specie vegetali è quello al momento della costruzione del muro stesso ma se ciò non fosse possibile occorrerà provvedere diversamente. In quest’ultimo caso la colonizzazione del muro deve essere effettuata utilizzando principalmente abbondanti quantità di semi che, miscelati a terriccio e sabbia, vengono fatti scivolare negli spazi tra i sassi che costituiscono il muro. La moria dei semi risulterà notevole ma garantirà la sopravvivenza di un certo numero di semi da cui si svilupperanno le future piantine. Nella scelta del miscuglio vanno selezionate specie con fioritura a scalare in modo da ottenere colorazioni diverse da Febbraio-Marzo ad Ottobre-Novembre. Il giusto contrasto di colori può essere ottenuto anche con l’utilizzo di specie selvatiche perenni, che risultano anche molto resistenti e necessitano di poca manutenzione. Alisso, achillea, sedum, cineraria e garofanini sono alcune delle specie erbacee più frequenti che assicurano insieme una fioritura da Marzo ad ottobre. Nel caso in cui il muro sia costituito da cemento o altro materiale che non permetta la collocazione al suo interno dei semi, l’ostacolo può essere aggirato sistemando alla base delle rose, dell’edera o altre specie rampicanti che possono essere fissate con dei chiodi alla parete e nella parte alte del muro posizionare specie ricadenti nel terreno, se trattasi di muro paraterra, altrimenti sistemando delle fioriere rettangolari al cui interno troveranno posto le piante selezionate. Nella scelta delle specie va tenuto anche conto della predilezione al pieno sole o all’ombra delle piantine e nel secondo caso la scelta e sicuramente più agevole visto le varietà disponibili in commercio. Vecchi lavandini in pietra, vecchi mastelli in legno oppure delle botti in disuso possono essere altra valida alternativa ma anche un lavello smaltato in disuso può risultare ben mimetizzato e amalgamato nell’ambiente circostante se in esso vengono piantate specie ricadenti come il comunissimo geranio edera.
Le crepe e le insenature tra le lastre in pietra, porfido o pavimenti da giardino possono essere sfruttati per spezzare la monotonia di colori di questi materiali. In questi casi una volta svuotate le fessurazioni e riempite con un terriccio appropriato possono essere seminate con Achillea, campanule e Festuca rubra resistenti al calpestio.

Giu

27

By Il Potatore

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I lavori estivi? Ecco cosa fare..

Con l’estate la varietà di specie, in produzione,  nell’orto è notevole e richiede costanza  ed  interventi  colturali ravvicinati.

Aglio e cipolla: dopo la metà del mese circa si può procedere alla raccolta. I bulbi di  aglio una volta estirpati vanno lasciati asciugare all’ombra prima di essere riposti in cantina,quelli di cipolla vanno  invece fatti asciugare nell’aiuola. Se si vogliono sistemare a treccia tale  operazione va effettuata entro i primi quattro-cinque giorni  dalla raccolta.

Patate: anche per questi tuberi è tempo di raccolta specialmente per le varietà precoci. La selezione dei tuberi va effettuata subito dopo la  raccolta  allontanando  quelli  guasti o  rovinati durante la raccolta.Risulta anche conveniente effettuare una selezione rispetto al calibro: le patate più piccole verranno utilizzate  intere per gli arrosti, quelle con  diametro  maggiore invece  bollite o fritte.

 Biete: procedere alla semina  di varietà precoci a raccolta autunno-vernino. Prepararee e il terreno finement, distribuire il seme a spaglio ed interralo leggermente: semi troppo profondi rischiano di non germinare.

 

Basilico:  va ripulito accuratamente delle erbe  infestanti che sottraggono  acqua   alla coltura. Le piantine  vanno cimate regolarmente in modo da evitare la formazione  delle infiorescenze. Se  la  produzione  risulta  superiore  alle necessità  domestiche il  basilico  può  essere  facilmente congelato o  trasformato in pesto tenuto sotto olio.

Cavoli: le piantine ottenute in semenzaio vanno trapiantate a dimora e irrigate  con bassi volumi di acqua ma  ravvicinati  nel tempo. Per i cavoli verza la messa a  dimora in  Pianura Padana  non deve essere protratta al mese di Luglio se si vuole ottenere un prodotto di buona qualità.

Cetrioli: gli steli secondari  vanno cimati regolarmente subito  dopo  la formazione del secondo frutto. Ciò permetterà l’ingrossamento dei frutti stessi migliorandone la qualità. Nessuna cimatura va effettuata sullo stelo principale.

Pomodoro: va continuamente sfemminellato procedendo allo stesso tempo alla soppressione delle foglie in prossimità dei frutti  più bassi in modo da migliorare le condizioni di luce.

Giu

1

By Il Potatore

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Pronti per l’estate…

images-1Con  l’arrivo di giugno le giornate raggiungono  la  loro massima  durata. Il giorno così lungo permette alla vegetazione dell’orto di accrescersi con una velocità sorprendente richiedendo cure costanti e ravvicinate. Bisogna controllare la  colorazione  della vegetazione e nel  caso di tonalità troppo  chiare  intervenire con nitrato di sodio o solfato ammonico in dosi modeste distribuite su tutto il terreno  e senza  interessare le foglie che, altrimenti, rimarrebbero scottate. Le piogge del mese scorso hanno sicuramente rinvigorito le erbe infestanti che andranno tolte e possibilmente interrate selezionando  quelle  di interesse terapeutico come malva, ortiche, le radici di bardana, camomilla ecc. che una  volta essiccate, all’ombra, saranno preziose per infusi e  decotti. E’ possibile trapiantare all’aperto il sedano, sicuramente una delle più esigenti piante dal punto di vista termico mentre la coltivazione delle specie da frutto è in piena fase di crescita. Il terreno utilizzato deve essere molto soffice affinché possa essere rincalzato per l’imbianchimento. Altre  semine possono  essere effettuate con radicchio estivo, cavolo invernale, rape, fagiolini e fagioli rampicanti. Per quest’ultimi può essere riservato  eventualmente  il terreno vicino alla recinzione in modo da far sviluppare la pianta  sulla rete. La semina a dimora verrà fatta con  una quantità di seme leggermente superiore alle dosi consiglia­te per la coltivazione in modo di poter eventualmente  selezionare le plantule nate e tener conto dei semi non germina­ti. Se invece si intende trapiantare direttamente le piantane con 2-3 foglie è conveniente rimandare di una decina  di giorni. Le piantine  di pomodoro, melanzana e cetrioli ormai  in fase avanzata di crescita vanno continuamente gradualmente scacchiate  sopprimendo  tutti  i germogli  ascellari e le foglie basali in modo che i frutti prodotti  successivamente siano completamente spogliati dalle foglie rendendo omogenea la maturazione. Continuare con e concimazioni meglio se nell’acqua di irrigazione al  2 per mille di concentrazione evitando di bagnare le foglie.

Continued…

Mar

15

By Il Potatore

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I lavori di marzo

Marzo – Il mese attuale non offre garanzie, per nomea, di condizioni meteorologiche favorevoli alle scampagnate ma di brutte sorprese per le coltivazioni non dovrebbero essercene poi tante. Il condizionale è d’obbligo perché qualche gelata è del tutto normale per questo periodo. Per tutto il mese sarà conveniente seminare biete, spinaci, lattuga e lattughino in modo da avere coltivazioni a raccolta scalare e procedere al diradamento di quelle impiantate in precedenza. Per ottenere cavoli cappuccio  o verza durante il periodo estivo  è necessario provvedere  alla semina in semenzaio anche se per lo spazio occupato e il notevole periodo  che richiedono  prima della raccolta è consigliabile  effettuare tale  coltura  solo se si ha a  disposizione  un  discreto appezzamento. Dopo la  metà del mese si può iniziare  la semina  di fagiolini, preferendo varietà nane  mangiatutto.
Fragola – Per coloro che intendono crearsi una piccola coltivazione di fragole al fine di soddisfare le esigenze domestiche ecco di seguito come fare. Inizialmente sarà opportuno vangare e lavorare profondamente il terreno incorporando una buona dose di letame ben maturo. Successivamente vanno formate delle aiuole pacciamate con film in plastica, preferibilmente nero, dalla larghezza di 70-80 cm e sopraelevate di 15-20 cm rispetto al vialetto di servizio che dovrà essere all’incirca di 30-40 cm. Sulle aiuole le piantine verranno sistemate in file binate alla distanza di 30-40 cm. La lunghezza delle bine sarà in funzione delle esigenze di ognuno e alle dimensioni dell’orto anche se va considerato che pochi metri quadrati adibiti alla coltura saranno sufficienti a soddisfare qualsiasi esigenza.
Cenere – La cenere di stufe a legna e caminetti è un valido e prezioso concime da utilizzare per le coltivazioni ortive e per le piante da frutto. Infatti, oltre al conte­nuto di carbonato di potassio (10% circa), la cenere contiene ossidi  di sodio, calcio, magnesio e ferro, elementi indispensabili per la crescita delle piante e che integrano le concimazioni fatte con  i fertilizzanti chimici. Da non sottovalutare l’azione migli­oratrice  per quanto riguarda la lavorabilità del terreno  e l’effetto benefico sulla aerazione dello stesso. Per le colture che richiedono concimazioni potassi­che  come  pomodoro e zucchine è sicuramente  un toccasana e pertanto se ne consiglia la distribuzione 20-30 giorni prima della messa a dimora delle giovani piantine. Il fosforo presente nelle ceneri serve alla pianta per la costituzione delle infiorescenze  mentre la potassa migliora le caratteristiche organolettiche.
Lattuga – Bionda degli Ortolani, Verde D’inverno, Regina di Maggio o dei Ghiacci o forse è meglio la Lollo o la Rossa di Trento ? Quale è la più “saporita” è un fattore di semplice gusto personale ma per quanto riguarda il periodo di coltivazione occorre attenersi alle precise indicazione che i produttori di semi riportano sulle confezioni. Resta indubbio che le specie coltivate sono tante e da Marzo a Novembre con un semplice calendario di semine è possibile avere fresca insalata di lattuga per quasi tutto l’anno. Già gli antichi Romani apprezzavano la freschezza delle foglie e probabilmente da loro discende una delle sottospecie più coltivate detta appunto Romana a cui appartengono la Bionda degli Ortolani e la Verde d’Inverno. La sottospecie Secalina si è diffusa in epoca relativamente recente con le varietà Lollo dalla tipica colorazione rossiccia e le foglie arricciate, molta apprezzata dai consumatori e la Rossa di Trento.

Mar

1

By Il Potatore

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Inverno agli sgoccioli!

Lavori – Poche settimane all’arrivo della primavera e l’inizio di  questa stagione,  si sa, coincide con la piena riapertura dei lavori  nel proprio  orto. Se ancora non è stato fatto bisogna cominciare a pensare  quali  colture impiantare  per avere  un orto rigoglioso durante  i  mesi successivi. Per ottenere buoni risultati non c’è bisogno di grandi  fatiche, ma è necessario solo  effettuare, fin dalle prime  fasi  della coltivazione, le giuste operazioni. In condizioni di terreno asciutto e ben riscaldato  si  potrà cominciare a preparare il letto di semina togliendo l’eventuale pacciamatura invernale o nel caso in cui sia stato vangato in autunno, basterà solo smuoverlo superficialmente  e  poi  spianarlo. Una  volta rimosso  il terreno, è preferibile incorporare un pò di concime minerale ternario.

Fragole – Una coltura che si può già impiantare nell’orto è la fragola la quale  oltre a  dare  dei  frutti buonissimi,  non richiede  particolari accorgimenti ed è abbastanza resistente al freddo. Rosacea perenne stolonante supera tranquillamente i rigori invernali arrestando la crescita intorno ai 6°C e generalmente viene danneggiata dal freddo sono in periodo di fioritura e con temperature inferiori allo 0°C. Nei fragoleti impiantati durante l’annata precedente le cure devono essere indirizzate alla pulizia della foglie morte, ad una prima fertirrigazione con azoto, potassio e microelementi e al controllo dello sviluppo di malattie crittogamiche a cui la specie è molto soggetta. Pertando a livello preventivo è sempre conveniente attuare un trattamento con ossicloruro di rame e il controllo periodico agli attacchi di afidi.

Tunnel – Le colture protette sono diffuse, ormai anche negli orti famigliari dove vengono sovente impiegati tunnel di ridotte dimensioni ma capaci di creare microclimi del tutto soddisfacenti alle colture. Ciò non toglie che, se le coltivazioni sotto tunnel non vengono seguite opportunamente, non si avranno i vantaggi sperati. Il telo di copertura, ad esempio, va sostituito in media ogni due anni o in tutti quei casi in cui viene a mancare la trasparenza ai raggi infrarossi determinanti per la creazione “dell’effetto serra” e in condizioni di eccessivo smog. Altro aspetto da non sottovalutare è la formazione di eccessiva condensa specialmente nelle giornate assolate e con terreno molto umido. I tunnel pertanto vanno aperti a metà mattinata e chiusi una-due ore prima del tramonto in modo che prima della notte all’interno si accumuli il necessario calore.

Semine – Negli appezzamenti già lavorati e pronti per la semina, per tutto il mese continua la semina di aglio e cipolla. Nel secondo caso, al fine di produrre ottime cipollotti, possono venir utilizzati i bulbi conservati in cantina già germogliati. Questi divisi in due-tre parti a seconda del numero di germogli vanno raccorciati togliendo i tre-quarti dello stesso e interrati a file. Anche per le biete da costa è possibile la semina in pien’aria preferibilmente a file mentre nelle colture seminate in precedenza va effettuato un primo intervento di diradamento. Se si vuole ottenere piantine di pomodoro, melanzana, zucchine e cetrioli da trapiantare tra 5-6 settimane all’aperto occorre già provvedere alla semina in contenitori alveolati con uno due semi per alveolo .

 

 

Feb

9

By Il Potatore

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Consociazioni tra ortaggi!

 

 

 

Coltivare sullo stesso appezzamento ortaggi di specie diverse è una pratica antichissima e risale probabilmente con lo stesso inizio delle attività agricole. L’uomo in pratica si è reso conto che, come in natura, alcune piante traevano beneficio nella coltivazione, se erano consociate ad altre specie; per alcuni aspetti simile ad una e vera e propria simbiosi. La meccanizzazione degli ultimi anni ha notevolmente ridotto tale pratica ma ciò non toglie che su piccoli appezzamenti in cui le lavorazioni sono di tipo manuale, è possibile consociare e i risultati ottenuti sono sicuramente positivi. Per eseguire con i migliori risultati tale tecnica occorre scegliere con cura piante che non entrano in competizione tra di loro con l’apparato fogliare (pomodoro e cetrioli) oppure che sfruttino lo stesso livello di terreno e gli stessi elementi minerali (pomodoro e zucchine). Risulta, inoltre, fondamentale evitare di consociare piante appartenenti alla stessa specie come ad esempio patate e pomodoro o lattughe e scarole. Generalmente tutte le leguminose (fave, piselli, ceci, fagiolini) sono “buoni vicini” per la gran parte di specie coltivate ad eccezione delle iridacee come aglio, cipolla e porro che invece possono trovare migliore ospitalità ai bordi di aiuole di carote o tra le file di lattughe o cicorie da cespo. In quest’ultimo caso l’abbinamento è reso ancora più valido poiché le due specie hanno cicli diversi mediamente, infatti, le cipolle completano il ciclo in quattro – cinque mesi con un massimo di sei – sette nelle colture a semina autunnale mentre le lattughe da cespo sono pronte per la raccolta nell’arco di due – tre mesi. Una coltivazione in file alternate permette  inizialmente la raccolta della lattuga che  esaurito il ciclo lascia la possibilità alle file di cipolle di completare l’ingrossamento dei bulbi. I suggerimenti anzidetti possono in ogni caso essere smentiti da esperienze in condizioni pedologiche e climatiche diverse da quelle qui presi in esame.

Nov

3

By Il Potatore

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“L’autunno …è una seconda primavera dove ogni foglia è un fiore!!

 

 

Ci siamo permessi di utilizzare una frase di Albert Camus per intitolare questo post, scrittore, filosofo, drammaturgo e premio Nobel nel 1957

Con l’arrivo di Novembre ha inizio un periodo di relativa inattività per i lavori dell’orto anche se l’orticoltore generalmente non smette mai di sistemare, pulire, rastrellare, sistemare gli attrezzi, costruire muretti di sostegno o ancora sistemare la rete di recinzione; piccoli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria sono tutto l’anno presenti in agricoltura e nell’orto in particolare. Nelle zone con clima mite della Pianura Padana è ancora possibile seminare aglio, cipolla e piselli mentre solo in coltura protetta lattuga da taglio, valerianella e spinaci; continua la raccolta di biete da costa e delle ultime carote. E’ periodo di raccolta anche di cavolfiori a maturazione autunnale e nei casi in cui risulta necessario per posticiparla si possono proteggere dal freddo, legando le foglie esterne attorno alla stessa infiorescenza. Protezione dal freddo va anche attuata per il finocchio, preferibilmente nelle ore notturne va steso un telo di tessuto non tessuto da rimuovere al mattino. Scarola, radicchi, sedani e porri possono ancora essere imbiancati prima del loro consumo effettuando ovviamente sistemi diversi: legatura con elastico oppure copertura con vasi in plastica sistemati sopra gli ortaggi per i primi mentre nel caso del sedano e del porro risulta più conveniente incalzare il terreno circostante. Via via che si svuotano gli appezzamenti occorre rimuovere i residui di coltura che vanno prontamente eliminati per interrompere il ciclo di sviluppo dei parassiti; bisogna poi provvedere alla letamazione ed alla vangatura che va effettuata nei limiti del possibile interessando le parti più profonde del terreno generalmente ricche di sostanze minerali che in questo modo tornerebbero in superficie. Particolare attenzione va posta anche per le coltivazioni sotto tunnel: i danni da gocciolamento determinate dalla caduta della condensa provocano dannosi marciumi per cui l’arieggiamento risulta fondamentale per le coltivazioni.

Giu

26

By potatore

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Categories: Giardino

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L’erba più verde del vicino

Il prato, appena sfalciato, con erba fitta e sottile, oppure cosparso di rugiada che contrasta con le aiuole fiorite, può non essere un sogno ma una realtà se vengono meno le note stonate determinate dalle erbacce che puntualmente rovinano il cotico erboso con il loro sviluppo irregolare e poco gradevole alla vista. In effetti le erbacce o erbe infestanti non sono altro che essenze cresciute in un luogo sbagliato e che in altro ambiente sicuramente avrebbero avuto migliore trattamento. Infatti dente di leone, ortica o gramigna alcune delle infestanti più comuni sono anche delle eccelse piante da erboristeria ma nel prato sono uno dei tanti grattacapi dell’aspirante giardiniere. Le infestanti generalmente vengono divise in due gruppi: al primo fanno parte le annuali e le biennali che generalmente si riproducono per seme mentre al secondo gruppo appartengono le perenni che hanno il loro punto di forza nelle radici di tipo fittonante o rizomatoso. Il primo gruppo da indubbiamente meno problemi per il loro controllo in quando la loro capacità infestante viene velocemente e semplicemente ridotta eseguendo tagli ravvicinati e costanti. Un prato sfalciato mediamente ogni due settimane in condizioni di umidità ottimali e con altezza di taglio non superiore ai 15 mm impedisce che parte delle infestanti spontanee vada in fiore e si riproduca disseminando così il proprio seme; il taglio continuo, inoltre, indebolisce velocemente questo primo gruppo di piante generalmente a foglia larga, e nell’arco dell’anno il numero di piantine infestanti per metro quadro risulta irrisorio e del tutto irrilevante. Diverso è il problema per piante del tipo perenni che possiedono radici fittonanti capaci di immagazzinare notevoli quantità di sostanze di riserva come il dente di leone (Taraxacum officinale) e il romice (Rumex acetosa) oppure di possedere radici rizomatose che se spezzate in segmenti hanno la possibilità di dar vita ad altrettanti piante come la gramigna o ancora come la perniciosa acetosella che produce diversi bulbi minuscoli e abilmente mimetizzati di difficile estirpazione. In questi casi l’estirpazione manuale è il sistema di intervento più diretto utilizzando un coltello a lama lunga o delle apposite zappe che recideranno quanto più in basso possibile la radice asportando le parti tagliate. Anche in questo caso, però, solo la costanza degli interventi darà risultanti certi. Solo con la gramigna ciò potrebbe non bastare e bisognerebbe ricorrere ad un trattamento selettivo con un erbicida sistemico. La presenza di infestanti in ogni caso evidenzia che i lavori preparatori della semina del prato sono stati frettolosi e poco incisivi; infatti la preparazione accurata e le ripetute lavorazioni con un diserbo iniziale o il ricorso alla solarizzazione sono le basi per avere “l’erba più verde del vicino”.

Mag

21

By potatore

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Creazione di shoin da semi di acero

Flavio  Amici Del Bonsai Val Seriana

Volevo mostrarvi alcuni scatti di un’esperienza che sto portando avanti da qualche anno. Riguarda la creazione di piccoli shoin di acero palmato partendo da semi. E molto interessante e nello stesso tempo piacevole portare avanti questi piccoli alberelli, oltre alla tecnica corretta la pazienza è la cosa fondamentale. Sono sicuro che una volta visti i risultati crescerà in voi la delusione per non aver piantato altri semi precedentemente. Ora lasciamo da parte le chiacchere e guardiamo le immagini.

Questi sono semi di acero di 3 anni. Anni addietro leggendo un articolo su Bonsai&News ho provato a mettere in pratica il sistema che i maestri giapponesi utilizzano per creare ottimi nebari e ottenere internodi corti già dal primo anno di crescita. Ora non ricordo il numero della rivista ma vi assicuro che è molto interessante e ben spiegato, praticamente già alla nascita delle prime due foglioline viene tolto dalla terra il germoglio e si applica il taglio del fittone con una lametta da barba. Un consiglio piantate diversi semi perchè dopo questo intervento non tutte le piantine vegeteranno.

 

Anno 2009 queste sono le piantine di cui voglio mostrarvi le foto, sei anni sono passati dalla semina. Ne ho piantati cinque per vaso, infatti fin dall’inizio l’idea era di creare dei piccoli boschetti shoin.

2010 dopo il rinvaso, un boschetto l’ho impostato in un vasetto tradizionale, con l’altro come vedrete, ho creato un piccolo paesaggio.

2014 altri quattro anni di paziente lavoro sono passati tra rinvasi, potature e avvolgimenti. Direi non male! Undici anni di coltivazione per arrivare a questo risultato. La strada è ancora lunga ma già si può esporre come pianta di compagnia.

 

Apr

24

By potatore

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Categories: Agricoltura

Aprile dolce dormire….

Aprile, primavera inoltrata, nel semenzaio sono spuntate le piantine, è ora del trapianto. Il trapianto è unapratica  necessaria ma che provoca stress nelle giovani plantule  per cui sono indispensabili alcuni accorgimenti di  base. Ini­zialmente, affinché‚ le coltivazioni abbiano successo è importante preparare bene il letto di semina; il terreno deve  essere soffice, privo di zolle in superficie in modo che  le buche che conterranno le  piantine possano  essere riempite con facilità. Quando le piantine vengono preparate nel proprio orto, al momento  del trapianto esse presentano le radici  nude cioè senza  pane di terra come invece lo sono  quelle  acquistate belle e pronte. In questo caso durante il trapianto  è necessario avere cura delle radichette che essendo fragili rischiano di spezzarsi determinando un più lento accresci­mento della pianta stessa e di conseguenza produzione  più tardiva. A tale scopo è bene ricordare che tale operazione è consigliabile  per cipolle, pomodori, melanzane e  peperoni mentre è da evitare per carote, zucchine, fagiolini, piselli e similari  in virtù dell’apparato radicale  che  anche  se fittonante e notevolmente fragile. In ogni caso, prima di mettere nel terreno le piantine  è necessario fare, tante piccole buche quante sono le piantine a disposizione, successivamente depositare le piantine  in modo che  la  zona del colletto  non  venga eccessivamente interrata ed  avendo cura di far aderire bene il terreno alle radici comprimendolo leggermente. A questo punto bisogna effettuare l’ultima operazione e cioè l’annaffiatura con acqua a temperatura ambiente.   Importante  è che le operazioni di trapianto non vengano fatte nè il mattino nè‚ tantomeno durante le ore più soleggiate della giornata perché‚ in questo modo si favorirebbe l’appas­simento  delle  piantine. E’  dunque  necessario aspettare l’imbrunire o la sera. Se queste operazioni sono state  ese­guite con cura le colture avranno sicuramente successo. Importante un calendario delle semine o dei trapianti in modo da avere produzioni a scalare e non concentrazioni di produzioni che, come nel caso delle specie da foglia, difficilmente possono essere conservate o trasformate

Apr

8

By potatore

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Categories: Agricoltura

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Pioggia benefica!!

Pioggia  benefica!  Le irrigazioni anche se  regolari  ed abbondanti  non sembrano avere lo stesso effetto  sull’orto di  quello  provocato da una abbondante pioggia.  Ristabilire le condizioni ottimali per la crescita  delle  piante è la prima operazione necessaria nell’orto dopo questa meteora. Pertanto un manciata di concime completo e delle lavorazione  super­ficiale con una zappetta hanno il duplice scopo di favorire l’interramento dei concimi e allo stesso tempo di rompe­re  l’eventuale crosta superficiale. Le lavorazioni  dei primi strati del terreno ritardano l’evaporazione  dell’ac­qua che sale per capillarità dagli strati più profondi  e  nello  stesso tempo eliminano sul nascere eventuali  erbe  infestanti. Chi  possiede del  terreno già adeguatamente preparato può tranquillamente provvedere all’impianto di  quelle colture come sedano e cetriolo che  necessitano  di  temperature  più  elevate delle altre colture da  orto. La semina a file per il sedano è  la migliore mentre può risul­tare utile trapiantare le piantine di cetriolo vicino alla eventuale rete di recinzione per dare la possibilità  alla futura pianta di sostenersi e effettuare così, una coltiva­zione in verticale.  Se ciò non fosse possibile, in commercio esistono reti in plastica di facile applicazione che possono essere  utiliz­zate  anche  per altre colture come fagiolini  e  piselli rampicanti. Dagli  inizi del mese in poi, via  libera  al trapianto  di cavoli e cavolfiori  precoci  per raccolte  estive e varietà tardive a raccolta autunnale.  Per le  semine di spinaci e lattughe  occorrerà, invece, stare  attenti ad utilizzare varietà estive

Nov

2

By potatore

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L'orto di Novembre

Aglio – Ultimi trapianti di aglio bianco nelle zone a clima mite della Pianura Padana prima dell’arrivo delle brinate autunnali che generalmente si intensificano con la metà del mese. I bulbilli perfettamente radicati riescono a superare con più facilità i rigori invernali e riprendono la crescita nell’anno successivo con il nuovo innalzamento della temperatura. Al fine di ottenere una buona produzione la profondità di semina deve essere di 5 cm, 25 cm la distanza tra le file e 10 cm quella sulle file. Importante risulta anche la rotazione sugli appezzamenti per evitare lo sviluppo del mal dello sclerozio che colpisce le radici.

 

Indivia riccia – Per migliorare le proprietà organolettiche e in particolare la tenerezza delle foglie va attuato l’imbianchimento. Tale pratica consiste nella legatura dei cespi per alcuni giorni o quantomeno fino a quando questi non hanno assunto la tipica colorazione bianca. La legatura con elastico o altro materiale va sempre effettuata quando le foglie sono perfettamente asciutte. Stesso risultato può essere ottenuto ricoprendo con un telo nero l’intero appezzamento oppure le singole piante con un vaso in plastica rovesciato a testa in giù. Va sempre tenuta d’occhio la formazione di eccessiva condensa.

 

Porri – Per utilizzare al meglio nel tempo la produzione di porri possono essere utilizzati diversi sistemi. Il   primo consiste nel rincalzare le piantine, fino a dove si dipartono le lamine fogliari, con terra in modo che la parte commestibile sia riparata dal gelo. Altro sistema sarà quello di sistemare dei minitunnel sui filari di porri composti da archetti in ferro, distanti di 1-1,5 metri uno dall’altro, e sopra coperti con telo trasparente. Infine è possibile la coservazione in cantina sotto sabbia dopo aver reciso le radici e le foglie a 10 cm oltre il punto di inserimento delle stesse al falso fusto.

 

Protezione dal freddo – Per prolungare la coltivazione di alcune specie da foglie con l’arrivo del freddo sarà conveniente attuare delle protezioni con film in polietilene o pvc rigido. La costruzione di piccole serre da la possibilità di prolungare la produzione di alcune specie come spinaci, lattughe, radicchi e valerianella e allo stesso tempo ne può anticipare la produzione con la fine della stagione invernale. Questo grazie all’”effetto serra” determinato dal telo di copertura che ha la capacità di riuscirà a trattenere il calore sprigionato dal suolo generato dall’irraggiamento solare.

 

Gen

24

By potatore

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L'orto di fine gennaio

 

Lavori – Gli  orti si presentano assai spogli  e  privi di vegetazione ma l’anno nuovo è sinonimo di inizio e  per­tanto bisogna prepararsi affinchè la nuova stagione incomin­ci bene. Pertanto i terreni letamati e  vangati  all’inizio dell’inverno vanno nuovamente smossi preferibilmente con una vangatura leggera  e più superficiale in  modo  da  ridurre notevolmente lo spessore delle zolle che  verranno ancora lasciate esposte all’azione benefica del gelo. Gli  appezza­menti,  per i quali si vuole già avviare una prima coltivazione, invece verranno affinati e rastrellati in modo che la grana sia molto fina e soffice.

Ph – I terreni hanno reazione acida o basica ma la maggior parte delle piante ortive necessita di ph compreso tra 6 e7. Molte volte l’insuccesso nella coltivazione può essere semplicemente imputabile a reazioni del terreno troppo discostanti dalla norma. In commercio esistono dei kit di facile uso con i quali rilevare i dati necessari e provvedere eventualmente ad una correzione. Si utilizzerà calce quando si vuole alcalinizzare il terreno che presenta ph eccessivamente acido oppure si utilizzerà gesso, sostanza organica o torba nel caso contrario ovvero con valori di ph superiori a 8.

Annaffiature – Bisogna ricordare che per effetto del diverso peso speci­fico  i  terreni  bagnati risultano  più freddi  di quelli asciutti. Durante i mesi invernali, pertanto, le irrigazioni vanno effettuate solo quando è strettamente indispensabile; ciò eviterà inutili perdite di calore del terreno. Il ricorso a coperture mobili con film in plastica può risultare molto utile, grazie all’effetto serra, a ripristinare il calore specialmente quando la giornata è caratterizzata dalla presenza del sole. Molta attenzione, però, va posta a indesiderati fenomeni di eccessiva condensa.

Letti caldi – Il letame fresco durante i processi di decomposizione sprigiona calore. Ciò può essere sfruttato per preparare un cassone riscaldato da utilizzare per la germinazione di piantine da trapiantare. A tal scopo occorre preparare uno strato di 30-40 cm di letame fresco e ricoprire con uno strato di terra di buona qualità di 10-15 cm in cui seminare. Può essere utilizzato un vecchio mastello o semplicemente una buca in pieno orto. Se il tutto viene ricoperto con un film di è plastica ecco pronta una piccola serra “riscaldata”. In alternativa al letame si possono utilizzare resistenze elettriche dentro cavi di piombo.

 

Dic

17

By potatore

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I lavori di Dicembre

Condensa– Nel Nord Italia sono pochi i lavori da effettuare nell’orto perché il ridotto numero di ore di luce e le condizioni  climatiche decisamente avverse riducono lo sviluppo delle piante alle semplici funzioni di sopravvivenza. Solo per chi opera sotto tunnel  di una certa dimensione è da ipotizzare qualche intervento che per lo più si risolve con il controllo delle condizioni di umidità all’interno del tunnel stesso. Tenori alti di umidità e in particolare l’acqua di condensa che ricade al suolo, infatti,  provocano facilmente fenomeni di marcescenza.

Serre calde – Sono pochi gli orticoltori che possiedono un serra riscaldata anche se molti altri si stanno attrezzando. In questo caso con l’inizio di Dicembre occorre iniziare le semine in cassetta di pomodori e melanzane da trapiantare prima dell’inizio della primavera in piena terra. Produrre piantine provviste del pane di terra è sicuramente la strada migliore percorribile se non altro perché gli stress da trapianto sono ridotti al minimo  o del tutto evitati. Prima di qualunque semina in ogni caso vanno sterilizzati con bagno in soda caustica tutti i contenitori  e gli attrezzi utilizzati.

Attrezzi – pale, zappe, vanghe, forconi e altri attrezzi utilizzati durante la stagione passata  per i vari lavori vanno ripuliti da tutte le incrostazioni utilizzando un spatola finché tutto il materiale ossidante è stato rimosso. Al fine di ottenere la rimozione della ruggine si possono ottenere buoni risultati affondando gli attrezzi per varie volte in un mucchio di sabbia. Dopo aver rifatto il taglio o le punte e rimosso eventuali sbavature con un piccolo flessibile e una morsa  potrebbe risultare utile pennellare con del gasolio le parti ferrose.

Cantina – Gli ortaggi immagazzinati in cantina sono soggetti a trasformazioni che se non opportunamente controllate danno vita a processi degenerativi. Le patate ad esempio, vanno conservate in luogo fresco e ben aerato ricoperte di paglia  e al buio. La luce infatti fa germogliare gli occhi e stimola la formazione di solanina che dà alla patata la caratteristica colorazione verdognola della polpa e allo stesso tempo la rende velenosa e amara. Kiwi e kaki invece per renderli pronti al consumo vanno “ammezziti” e quindi tenuti al caldo accanto alle mele.

Ott

11

By potatore

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Ottobre nell'orto

I lavori dell’orto nel mese di ottobre tendono a diventare meno impegnativi. La temperatura tende progressivamente ad abbassarsi e si riducono notevolmente anche le ore di  luce che in questo periodo si attestano all’incirca sulle 12. Per prolungare la produzione di alcune colture diventa  necessa­rio predisporre  delle protezioni che riparino  le  colturenelle ore notturne e dal freddo imminente.  In  caso  di  nuovi acquisti di teli  per  approntare  la copertura di eventuali serre, sarà  bene orientarsi su  teli con spessore superiore ai 0,15-0,20 millimetri del tipo EVA oppure in polietilene termico antigoccia che offrono sicura­mente  all’interno, condizioni termiche migliori ed  evitano  effetti  indesiderati di condensa. Per ragioni  strettamentente economiche è consigliabile utilizzare i tunnel per colture a breve  ciclo,  in fase di produzione  oppure  per  semenzai. Resta beninteso che il periodo autunnale è anche il  periodo della pianificazione delle semine; solo una giusta rotazione tra le diverse specie può garantire produzioni abbondanti  e ridurre  notevolmente  lo sviluppo di parassiti.  Nel  caso specifico dell’aglio,  ad  esempio, di cui  è  prossima  la semina, occorre evitare la semina su terreno appena letamato facendolo  “succedere” nella coltivazione  a  colture  come pomodoro   e zucchine  abbondantemente  letamate   all’atto  dell’impianto; sempre in successione a pomodoro e  melanzane può  trovare posto anche un’altra bulbosa come  la  cipolla. Per  tutto  il  mese corrente èpossibile  provvedere  alla semina  di valerianella, lattuga da taglio e radicchio  che preferibilmente andranno a prendere posto negli  appezzamen­ti,  precedentemente adibiti a patate o leguminose;  radicchi e scarole in fase di raccolta vanno invece legate per  favo­rire l’imbianchimento. Solo i cavoli meritano una attenzione particolare  in questo ultimo periodo in quanto sono  ancora in piena vegetazione: verza, cappuccio, broccoli e cavoletti di Bruxelles sono solo alcune delle varietà in piena  produ­zione  e che necessitano ancora di irrigazioni  e  controlli.

Set

14

By potatore

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I lavori di Settembre

Clima – Le temperature notturne in decisa diminuzione determinano la fine delle specie da “frutto” e in compenso  lo sviluppo delle specie da foglia. Prolungare anche per sole poche settimane la produzione di pomodori, melanzane, zucchine e fagiolini è utile al fine di poter approfittare per un periodo più lungo di questi prodotti che possono essere trasformati, in caso di abbondante raccolto, in conserve sott’olio, sott’aceto o nel caso di fagiolini scottati e sistemati in buste nel congelatore fino al momento del consumo. Diventa importante considerare, al fine di migliorare il microclima dell’orto, che il terreno bagnato tende a trattenere meno calore di un terreno asciutto e pertanto  occorre limitare gli apporti idrici al minimo e in caso di piogge favorire il drenaggio rapido delle acque in eccesso.

Pomodori – Per allungare la permanenza e la produzione degli ultimi pomodori le aiuole vanno tenute ben pulite da erbe infestanti e i solchi utilizzati eventualmente per le irrigazioni vanno aperti in modo da favorire lo sgrondo dell’acqua piovana. Eventuali protezioni con film in plastica risultano molto efficaci per migliorare la qualità del raccolto. Verificare i sostegni,  tenere liberi dalle foglie i frutti presenti e raccogliere precocemente completando la maturazione richiesta in casa in modo da diminuire lo stress per le piante ormai giunte ai limiti della produzione. Le piante rimaste senza frutti vanno prontamente estirpate ed preferibilmente sistemate nel contenitore del compost.

Lavorazioni al terreno – Gli appezzamenti che via via si rendono liberi possono essere prontamente sistemati in modo da ospitare le specie  ad accrescimento autunnale. Prima di qualsiasi operazione al terreno occorre asportare tutti i residui della coltivazione precedente che a seguito delle notevoli condizioni di umidità presenti sia nel terreno che nell’aria possono creare un serio ostacolo alle coltivazioni. Nel caso di prossima semina o trapianto il terreno va lavorato superficialmente effettuando preferibilmente una leggera vangatura che avrà lo scopo oltre che di arieggiare il terreno anche quello di eliminare la parte radicale della precedente coltura.

Semine – Entro metà settembre è possibile seminare cipolle bianche in semenzaio e ravanello a spaglio utilizzando 0,5-2,5 grammi di seme per metro quadro di terreno. In condizioni ottimali la raccolta del ravanello può avvenire dopo 25-40 giorni mentre per la cipolla il ciclo di coltivazione prevede un fino a 240 giorni di permanenza in campo. Per tutto il mese invece si può seminare lattughino  e radicchio da taglio, spinacio e valerianella. I tempi necessari per la raccolta vanno dai 60 agli 80 giorni con un leggero anticipo per il lattughino. Fino al 15 del mese, inoltre, è possibile trapiantare cicoria catalogna e tutti i tipi di radicchio compreso quello di Verona per produzioni tardive e ancora finocchio a raccolta autunnale e porro per raccolte primaverili.

Innesti –  A gemma dormiente è possibile innestare: agrumi, albicocco, ciliegio, mandorlo, melo, nespolo giapponese, olivo, pesco, pero e susino. Alla maiorchina o chip budding: ciliegio, melo noce, pero e susino infine a pezza e  a zufolo l’ulivo .

Piante aromatiche – Approfittate di quest’ultimo periodo di sole per rendere rigoglioso il fogliame, irrigandolo abbondantemente e scegliendo l’angolo più assolato della casa. Per basilico e prezzemolo una decisa cimatura allungherà il periodo di produzione.

 Alberi e arbusti – Dopo la fioritura può essere effettuata una leggera potatura al fine di riequilibrare la chioma e sfoltire l’interno. Eliminare i succhioni che si formano dal pedale (es. nei tigli)

 Afidi – Possono ancora creare seri danni alle specie da fiore come le rose e a quelle da frutta. Per chi ama il ” fai da te” può mettere a macerare mozziconi di sigarette per circa 8-10 giorni; successivamente il tutto va filtrato e irrorato sulle piante. Altri trattamenti necessari sono rivolti al controllo dell’Oidio o mal bianco e quindi il ricorso a zolfi bagnabili.

Fiori secchi – I fiori di ortensia, lavanda, alisso, rosa e tante altre possono essere essiccati per ottenere delle splendide composizioni secche. I fiori vanno raccolti prima che  sboccino completamente, appesi in mazzetti a testa in giù in luogo fresco e ventilato preferibilmente al buio

Mag

18

By potatore

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Maggio nell'orto

  Maggio, piena primavera, periodo che si conclude con  la fioritura delle graminacee nei prati e con la prima raccolta del fieno. Restando a quando dicono i proverbi quest’anno a causa  delle frequenti piogge cresceranno bene gli ortaggi, per la maggior parte dei quali, in maggio si conclude defi­nitivamente il periodo della semina. Infatti dalla metà del mese  in poi, si possono seminare e trapiantare anche nelle zone a clima più rigido le  piantine di quegli ortaggi che verranno poi consumati durante l’esta­te come pomodori, zucchine, cetrioli. L’ideale per preveni­re qualche ritorno di freddo, sarebbe di  tenerle con un telo di tessuto  non tessuto fino alla fine del mese.  Per far si che  le piantine crescano  rigogliose è necessario  sommini­strare un pò di sostanze nutrienti come ad esempio  macerato di ortiche  oppure di consolida o ancora di equiseto, per  i quali  la dose consigliata è di 1 kg di pianta fresca in 10 litri di acqua. Qualora si avessero a disposizione escrementi di  animali: equini, bovini, conigli, galline si ricorda che vanno benis­simo anche queste basta diluire in acqua con un rapporto di 1:3 e lasciandoli a macerare per circa tre settimane. Questo trattamento si rende  necessario onde evitare ustioni alle  piantine ancora molto tenere. Quando, poi,  le condizioni climatiche sono  caratterizzate da eventi meteorologici di notevole portata come gli acquaz­zoni della scorsa settimana si verifica sicuramente una dilavamento di notevoli quantità di principi minerali per­tanto occorre intervenire con una concimazione aggiuntiva di concimi azotati come il nitrato ammonico. Grazie alla pre­senza di azoto sotto forma nitrico e ammoniacale, tale concime, espleta una duplice funzione: la componente nitrica risulta  di pronto assorbimento da parte delle piante mentre quella ammoniacale,  invece, trattenuta dal potere assorben­te  del terreno avrà una azione più prolungata nel  tempo  e potrà essere assorbita dalle piante in tempi diversi.

Mar

31

By potatore

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I buoni propositi..

..si scontrano con le piogge abbondanti di questi giorni.  La sistemazione dell’orto a banquettes regge e permette facilmente lo sgrondo dell’acqua piovana rendendo il terreno più drenato e leggermente più caldo. Per la semina o il trapianto di ortaggi, in questo caso,  la rimandiamo a dopo Pasqua, sperando in condizioni meteo migliori che permettano di affinare ulteriormente le aiole. Per intanto Buona Pasqua a tutti i nostri affezionati lettori che, negli anni,  ci hanno permesso di continuare a scrivere post con soddisfazione vista la vostra partecipazione.

sistemazione a banquettes

Mar

8

By potatore

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Aria di primavera..

La  primavera è ormai alle porte e  l’inizio  di  questa stagione,  si sa, coincide con la riapertura dei lavori  nel proprio  orto;  bisogna cominciare a pensare quali  colture impiantare  per  avere  un orto rigoglioso  durante  i mesi successivi. Per ottenere buoni risultati non c’è bisogno di grandi  fatiche,  è necessario solo  effettuare,  fin dalle prime  fasi  della coltivazione, le giuste operazioni.  Non appena  il terreno sarà asciutto e ben riscaldato  si  potrà cominciare  a  preparare le aiuole;  innanzi  tutto  bisogna togliere la pacciamatura invernale e  qualora  il  terreno fosse  già stato lavorato in autunno basterà solo  smuoverlo superficialmente  e poi spianarlo. Una volta  rimosso  il terreno,  è  preferibile incorporare un pò  di concime, ad esempio  nei primi 5-6 cm di terreno è consigliabile  intro­durre concimi naturali organici e minerali.  Una coltura che si può già impiantare nell’orto è la fragola la quale  oltre a dare  dei  frutti buonissimi,  non  richiede particolari accorgimenti ed è abbastanza resistente al freddo in quanto essa appartiene alla famiglia delle erbacee  perenni. Per tale  pianta questo è il periodo di liberarla dalle foglie vecchie e infestanti e rimuovere la pacciamatura. Non  biso­gna  però pensare che piantare fragole vuol  dire  togliere spazio ad altre colture dell’orto perché tra le fila  delle fragole è possibile seminare rucola, valerianella,  porri, ecc.. Queste ultime oltre ad essere utili per il consumo  quoti­diano lo sono anche perché‚ prevengono alcune malattie  delle piante  come  ad  esempio la muffa grigia. In  ultimo,  si ricorda  che,  per  chi  avesse   intenzione  di   seminare all’aperto  cetrioli, zucchine, peperoni e melanzane bisogna tener  conto che le  temperature minime del periodo che  non devono essere inferiori ai 15-16 gradi mentre per il pomodo­ro diventano sopportabili temperature vicine ai  10 gradi.

Feb

1

By potatore

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I lavori dell'orto di febbraio


Sementi – sta per partire la stagione delle semine e pertanto sarà conveniente non farsi trovare impreparati. Il segreto per ottenere buone produzioni è quello di possedere delle buoni sementi. Quelle prodotte in proprio raramente lo sono perché non sempre vengono rispettati i criteri di una corretta impollinazione, giusta conservazione e trattamenti. Tutta la semente proveniente da ditte specializzate, invece, possiede questi requisiti in quanto deve rispondere alla severa normativa C.E.E ed inoltre è preventivamente trattato, in genere con thiram, che garantisce una buona protezione durante la fase di germinazione.

Semine – nelle giornate assolate prime semine di quelle specie come cipolle, lattuga e spinaci che possono germinare anche a temperature molto basse o vicino allo zero. Le semine vanno effettuate a spaglio e, dopo una leggera irrigazione, le particelle possono essere coperte con un film di plastica trasparente che trattenga al suolo il poco calore accumulato durante il giorno. In caso di semi molto piccoli, come quelli di lattuga, è sempre opportuna la previa miscelazione con sabbia in modo da rendere uniforme la semina.

Lavorazioni – Vanno sempre effettuate nelle ore più calde della giornata e con substrato asciutto altrimenti si rischia di compattarlo eccessivamente. In pratica il terreno va lavorato solamente quando è in tempera e cioè in condizioni intermedie di umidità. I terreni lavorati quando sono eccessivamente bagnati tendono facilmente a costiparsi e talora a diventare asfittici creando non pochi problemi di ristagni idrici e marciumi radicali. Risulterà pertanto utile tener conto, durante le varie lavorazioni, del giusto sgrondo della acqua, in caso di terreni eccessivamente compatti, distribuire un valido ammendante.

Blanquette – La sistemazione a blanquettes dei vari appezzamenti offre diversi vantaggi: si tratta in pratica di dividere l’orto in aiuole larghe 1-1,20 metri e rialzate dai vialetti di circa 20 cm. La possibilità di poter effettuare alcune operazioni con una motozappa richiederà delle blanquettes indubbiamente più lunghe, al contrario se le varie operazioni come la zappettatura sono eseguite a mano. Nelle aiuole così sistemate si possono effettuare interventi sulle colture evitando il calpestio, che è uno dei motivi di cattiva circolazione dell’aria nel terreno.

Nov

30

By potatore

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La stagione degli ortaggi da foglia


L’anno si  avvicina lentamente alla fine e  per  l’orto  è tempo delle ultime raccolte e semine. In pien’aria è ancora possibile  seminare valerianella, spinaci,  cime  di  rape, aglio e cipolle mentre sotto serra, oltre a quelle dette  si possono  seminare anche  lattughe invernali. Le specie da foglia presenti ancora nell’orto e  in  fase di maturazione, invece, possono essere ancora mantenute  in campo fino all’arrivo del freddo e se necessario con una copertura notturna. Al fine di scongiurare pericolosi accumuli di nitrati  negli ortaggi  da foglia e particolarmente in spinaci  e  lattughe  invernali si consiglia la raccolta  nel tardo pomeriggio specialmente  in occasione di giornate con luminosità  molto bassa.  L’autunno è anche la stagione ideale per lo svuota­mento  del compost; una volta costatata la ottimale matura­zione dell’insieme lo si può distribuire negli appezzamenti che saranno adibiti,nella prossima pimavera, a colture che richiedono ottima fertilità come le solanacee, pomodori, melanzane e peperoni,  e le  cucurbi­tacee. Se il compost prodotto  è insufficiente ai  fabbisogni dell’orto bisogna ricorrere all’impiego di letame, concimi organici o infine alla pratica del sovescio. Specialmente  negli orti  a ridosso delle  abitazioni  ove per motivi igienici l’uso del letame è poco praticabile, può risultare vantaggioso il ricorso ad alcuni preparati commer­ciali con prevalente composizione organica provenienti dalle industrie di lavorazione del pellame, oppure dai sottopro­dotti di scarto dei macelli (cornunghia o sangue disidrata­to). Resta in ogni caso sempre valido  l’utilizzo delle leguminose come piselli, veccia o di altre specie che  semi­nate in autunno danno la possibilità di ottenere una notevo­le massa organica verde che interrata nel periodo di massimo sviluppo può sostituire in tutto e per tutto il letame. Lo stesso procedimento non va invece utilizzato con le erbacce e i residui di coltivazione che vanno preferibilmente compo­stati prima di utilizzati come concime organico. Ottimo risulta essere anche il compostaggio di foglie ma queste richiedono attenzione nella formazione degli strati nel compost. In particolare è conveniente raccoglierle con un tagliaerba che provvede al loro frantumazione e successivamente messi nel compost con uno strato di terreno ogni circa venti di foglie e fino ad una altezza massima di un metro e mezzo circa.  Il terriccio che si formerà in breve tempo,  due tre mesi, verrà interrato in primavera. Le stesse foglie raccolte con un tagliaerba, possono anche essere utilizzate con buoni risultati distribuendoli sulle parcelle che si libereranno via via nell’orto. Lo strato pacciamante di foglie sarà via via utilizzato dai lombrichi che provvederanno ad interrarli;  il resto delle foglie rimaste, se necessario, interrato con una vangatura a media profondità all’inizio della pimavera.

Ott

6

By potatore

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Il pitosforo

Il Pittosporo appartiene alla famiglia delle pittosporaceae ed è una pianta originaria dell’Asia orientale, dell’Africa e dell’Australia, da cui provengono la maggior parte delle specie, che sono circa 150. Si tratta di arbusti e di alberi di piccole dimensioni, sempreverdi, semirustici e dotati di un fogliame molto ornamentale. Sono particolarmente adatti per essere coltivati in serra, nelle vasche, ma anche come cespugli nei giardini delle zone con clima mite; nelle zone litoranee sono utilizzati per formare siepi. Tra le principali specie ricordiamo:
Pittosporum tobira. Proviene dal Giappone e dalla Cina, ma vive facilmente in tutte le zone a clima mite. In genere, raggiunge un’altezza che varia tra i 2-5 metri. Le foglie sono obovate, lucide e di colore verde scuro. I fiori sono giallo-crema, sono delicatamente profumati e sbocciano da aprile a settembre
Pittosporum crassifolium. E’ una specie arbustiva originaria della Nuova Zelanda. L’altezza massima è di 5 metri. Le foglie sono obovate, di colore verde scuro sulla pagina superiore, bianche o rossicce sulla pagina inferiore. I fiori nascono da aprile a maggio, sono marroni e sono seguiti da frutti bianchi e ovoidali.
Pittosporum tenuifolium. Anche questa specie proviene dalla Nuova Zelanda. Si differenzia dalle altre per la forma delle foglie, che sono allungate ed hanno margini ondulati di colore verde chiaro. I fiori sono bruni ed emanano un odore simile a quello della vaniLa piantumazione va effettuata alla fine di aprile o in maggio. Il terreno deve essere fertile e ben drenato.
La posizione deve essere al sole, anche pieno, ma al riparo dai venti.Se il pittosporum è utilizzato per formare siepi, è bene rispettare la distanza di circa 50/70 cm tra una pianta e l’altra.
La potatura si esegue in aprile ed ha lo scopo di ridare una forma, sfoltire e rinforzare la pianta; i rami da tagliare saranno dunque quelli più “disordinati”. Le siepi si pareggiano ogni anno, da aprile a giugno.
La riproduzione può avvenire per seme o per talea. La semina deve essere effettuata in marzo, dopo che i semi sono stati separati dalla sostanza vischiosa che li ricopre all’interno del frutto. I semi devono essere posti in vasi piccoli, ogni anno si procederà al rinvaso. I vasi, prima di essere collocati a dimora definitiva, vanno riposti in cassoni freddi per un periodo di 2-3 anni. Le talee si prelevano dai rami laterali semimaturi, da maggio a giugno; la loro lunghezza deve essere di circa 10 cm. Dopo il loro radicamento si può procedere al rinvaso, sempre graduale, fino a quando, nel maggio dell’anno successivo, potranno essere messi a dimora all’aperto.
Particolarmente pericolose per il pittosporum sono le gelate tardive, che nei casi più gravi possono provocare anche la morte della pianta.Il pittosforum è soggetto ad attacchi da parte di cocciniglie, che tuttavia possono essere facilmente debellate grazie all’utilizzo di anticoccidici come l’olio minerale.