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Giu

20

By Il Potatore

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Stagione che vai….fiori che trovi

 

Ogni stagione e in particolare ogni mese si caratterizza per la fioritura di determinate specie di piante; basti pensare a Maggio indiscusso mese delle rose, Novembre il mese dei crisantemi o Dicembre che essendo il mese natalizio è noto per la fioritura delle Stelle di Natale. Sicuramente le mutate condizioni di vita hanno permesso di porre l’attenzione alla bellezza degli interni e pertanto hanno favorito la coltivazione in casa o nei luoghi di lavoro di varie specie atte proprio a rendere tali posti più piacevoli alla vista. Eccetto per i crisantemi che al contrario di altri paesi nei quali sono utilizzati anche per gli addobbi matrimoniali, in Italia vengono ritenuti come “fiori dei morti,” la maggioranza delle piante da fiore viene forzata per ottenere produzioni che soddisfino le sempre crescenti richieste di mercato e fioriture che si protraggono per l’intero anno come ad esempio per le rose. Novembre potrebbe sembrare un mese parco di fiori ma non sicuramente di colori, infatti basta guardare le immense tonalità che caratterizzano la caduta delle foglie che accompagna l’autunno nei giardini e nei parchi, e il ciclamino che da solo riesce a com-pensare la poca disponibilità altre specie. I suoi fiori bianchi, rossi e lilla solitari e con lunghi peduncoli, le foglie a cuore rossastre nella parte inferiore e chiazzate in quella superiore con lunghi piccioli li rendono particolarmente decorativi e adatti in ogni circostanza. I ciclamini, appartenenti alla famiglia delle Primulacee e originari del bacino del Mediterraneo e dell’Asia Minore, vivono nel sottobosco ad altitudine compresa tra i 400 e 800 metri sul livello del mare. Pertanto prediligono temperature comprese tra i 10-11 gradi notturni e i 14-16 massimi durante la giornata con bassa luminosità e umidità relativa molto alta. Diverse sono le varietà commerciali che si distinguono per la colorazione e l’abbondanza di fioritura e inoltre per lo sviluppo fogliare. In natura il ciclamino è una pianta perenne provvista di un grosso tubero globoso molto velenoso mentre per le coltivazioni si preferisce propagarlo per seme nel periodo Settembre-Ottobre per ottenere piante fiorite nell’inverno successivo nelle colture a ciclo lungo 12-14 mesi mentre si semina a Dicembre-Gennaio per le colture a ciclo breve. Se le piantine vengono tenute in appartamento durante la fioritura vanno tenute a temperature non troppo elevate e sistemate su uno strato di argilla espansa immerso nell’acqua in modo di mantenere elevata l’umidità dell’aria e per lo stesso motivo vanno bagnate leggermente e molto spesso. Con la primavera le piantine vanno rinvasate aumentando la dimensione del vaso e utilizzando un terriccio di foglie semidecomposte ricche di calcio.

Feb

19

By Il Potatore

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La tecnica di base della potatura

C’è chi sostiene che le piante cessano momentaneamente le funzioni vitali quando si avvicina qualcuno che può arrecare loro del danno e se la teoria è esatta di qui a pochi giorni vi saranno numerosi arresti cardiaci” : e in arrivo il periodo delle potatura, che talvolta si può trasformare nella stagione dei massacri. Motivo per attenersi ad un vademecum affinché vengono evitati certi eccessi che hanno caratterizzato gli anni passati e per i quali hanno fatto le spese splendidi e maestosi esemplare non solo dei viali cittadini, per alcuni versi giustificabile ma soprattutto nei giardini e i parchi. La regola fondamentale è ricordare che migliora potatura e quella che non si vede l’abilità del portatore deve essere misurata non dai vistosi è numerosi tagli effettuati ma al contrario da un maggior numero di interventi di ridotta entità che i ritardi sbilanciare eccessivamente il rapporto tra parte aerea è parte radicale. In questo ultimo caso la professionalità richiederà un maggiore numero di ore ma longevità e la funzionalità della pianta abbondantemente nel tempo perduto. I tagli devono essere effettuati di netto e senza slabbrature di corteccia in modo che anche l’acqua piovana non ristagni sulla ferita è la stessa pianta le è possa rimarginare con facilità. L’utilizzo di mastici, pece o qualsiasi altro preparato commerciale non riparerà il danno effettuato da un taglio disarticolato che non ha rispettato la zona del collare in quanto troppo filo con un tronco o al contrario di allacciato un inutile moncherino. A tal proposito sarà utile ricercare su un qualsiasi testo di giardinaggio come effettuare il cosiddetto taglio di ritorno su un ramo, e in modo che lo stesso mantenga la capacità di ripresa nonostante venga notevolmente accorciato. Prima di procedere ai vari tagli consiglio migliore è quello di valutare attentamente il rigoglio vegetativo della pianta in oggetto. Una eccessiva presenza di rami vigorosi non è segno di buona salute anzi vuol dire che la pianta è stata potata drasticamente e pertanto non va fatto stesso errore. Al contrario uno sviluppo stentato è poco rigoglioso sta ad indicare una scarsa capacità di assorbimento radicale che deve essere compensato con una riduzione molto più energica della chioma. Una volta stabilito se potare poco al contrario molto è beni iniziale sembra dalle parti interne più basse a quelle più è alto togliendo i inizialmente, specialmente se trattasi di pianta giovane, tutte le forcelle che, notoriamente, alla crescita, che tendono a diventare una è zona di debolezza e di improvvisi crolli. Il resto presuppone una minima conoscenza delle gemme a fiore e viceversa delle gemme adibiti alla produzione di getti a foglie. Vanno portate tutte le piante da frutto come pere e pesche per le quali è meglio portarle anche male piuttosto che non farlo affatto; richiedono interventi minori o quantomeno meno costanti susini, albicocche e kaki Per i quali è meglio, al contrario delle precedenti, non parla affatto piuttosto che portarli male.

Mag

12

By Il Potatore

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Riciclare è …bello

 

Il futuro del Pianeta Terra è la vita dell’uomo su di essa è strettamente legata alla disponibilità di acqua potabile. Molte aree del Mondo hanno popolazioni che hanno poco accesso a fonti di questo tipo e molte ” guerre” tra cui quella israelo/siriana ha alla base l’approviggionamento idrico proveniente dalle alture del Golan. In Europa la sprecriamo in  grande quantità e ogni giorno tra lavaggio di macchine e scarichi di sciacquoni del water ” buttiamo” nella fogna preziosa risorsa. In futuro il suo costo lieviterà enormemente e già oggi in molte regioni di Italia le lamentele sul costo dell’acqua potabile sono sempre più  diffuse al pari della poca disponibilità che si ha  in molte aree del nostro Paese. La contraddizione e che, dove c’è penuria di acqua forse se ne spreca maggiormente  di dove si ha una buona disponibilità e purtroppo spesso l’agricoltura e altre attività umane ne fanno uno spreco insostenibile. Al di là dei proclami cosa fare?

 

 

 

 

Autogrill Villoresi est a nord di Milano loro hanno già cominciato a risparmiare e voi cosa aspettate?

Mar

8

By Il Potatore

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Composizioni

 

Piante d’interni con forme diverse.
Si tratta di scegliere fra la collocazione di un esemplare singolo o di un gruppo costituito da essenze diverse ma comuni esigenze idriche nutrizionali. In entrambi i casi si possono ottenere i risultati eccellenti. Una composizione di piante fatte con specie diverse può essere una soluzione per concentrare in un unico vaso piante di diversa bellezza ma con caratteristiche pedologiche, idriche e nutrizionali simili ma può anche essere una valida soluzione per una idea regalo, insolita e fatte in casa. Per la realizzazione bisogna inizialmente scegliere il vaso adatto che tenere conto della profondità dell’apparato radicale delle vari radici, del numero di piante da sistemare e dell’ambiente in cui andrà collocato. Ovviamente, rispetto al primo caso, se trattasi principalmente dei piante grasse e la profondità del vaso non deve essere eccessiva visto lo sviluppo contenuto che caratterizza questo tipo di piante e la capacità di vegetare anche in condizioni estreme o in spazi contenuti. Per questo caso sono da preferire le ciotole in terracotta optando eventualmente per quelle colorata o smaltate secondo i gusti, poco profonde e con diametro di 30-35 cm. Si utilizzeranno via via vasi sempre più profondi se le caratteristiche dell’apparato radicale o lo sviluppo finale delle varie piante lo richiedono. Una composizione di sicuro effetto può risultare dall’associazione di guzmania, croton, Spatifillo e Chamadorea al quale possano essere aggiunte piante e fioritura stagionale come calceolaria o narciso. Per procedere alla preparazione bisogna svasare tutte le piante occorrenti e sistemarle su un tavolo da lavoro dove viene sistemato a portata di mano del terriccio già inumidito e una paletta di  giardinaggio. Sul fondo del vaso va sempre sistemata una manciata di argilla espansa o altro che abbia la funzione di drenare l’acqua in eccesso, quindi uno strato di terriccio. Si passa poi alla collocazione delle piante partendo da quelle più grandi come nel caso della Chamadorea e dello Spatifillo per poi passare in successione alle altre bloccandole al fondo con una manciata di terriccio. Una svolta che sono state tutte sistemate si può passare a riempimento degli spazi tra piante di modo che il vaso sia riempito di terriccio 1-2 cm sotto il bordo, dopo una abbordante annaffiatura e infine si  rabboccano eventuali zone rimaste vuote o non compresse sufficientemente bene. Le piantine vanno sistemate in modo armonioso e la composizione nell’insieme deve risultare molto fitta di piante riempiendo dove si rende necessario i piccoli spazi rimasti come piante stagionali che una volta si fiorite e vanno eliminati sostituite con altre. È conveniente tenere al riparo della luce diretta del sole per i primi 4-5 giorni e somministrare concime dopo 15-20. Un foglio di cellophane trasparente, un fiocchetto colorato  accompagnato un biglietto trasforma il tutto in un regalo “verde” sempre gradito alla persona che riceve.

Feb

4

By Il Potatore

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Potature di ordinaria….follia

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Potature di ordinaria follia, interventi cesori da far vergognare un serio professionista. Con quale criterio si eseguo tali tagli che niente hanno a che vedere con  la basilare tecnica di potatura. Non ci sono scuse che tengono: tali interventi sono criminali e accampare scuse sulla stabilità, sulla ricrescita o altre astruse teorie sono indice di incompetenza. Purtroppo nella bergamasca questa moda della capitozzatura prende sempre più piede e sembra quasi essere diventata una moda per tutte le stagioni. Si proprio così perché purtroppo oltre alla scelleratezza degli interventi si aggiunge che spesso vengono effettuati in piena ripresa vegetativa e questo ne  aumenta gli effetti negativi con eccessiva fuoriuscita di linfa, tempi lunghi per la cicatrizzazione e conseguenziale proliferare di attacchi fungini. Le piante capitozzate in tale modo tendono ad ammalarsi facilmente, invecchiano velocemente e la sostituzione diventa indispensabile anche perché i cancri rameali e le gravi carie che si sviluppano nella zona dei grossi tagli ne pregiudicano fortemente la stabilità. Tutti  i cittadini possono vigilare affinché non si abbiano a vedere tali atrocità che tolgono a funzione stessa per cui gli alberi vengono collocati in città: purificazione dell’aria, abbattimento delle polveri sottili, riduzione dei rumori, trattenimento dell’acqua piovana miglioramento in pratica del microclima locale. Ridurre drasticamente la chioma viene a toglie la loro funzione, con costi di mantenimento elevati ed inutili. Occorre protestare con l’invio di mail e telefonate ai responsabili comunali e spesso le vibranti proteste della popolazione ha impedito abbattimenti e potature da fantascienza.  Per chi volesse segnalare interventi anomali o chiedere spiegazioni sulla corretta tecnica di potatura può farlo allo scrivente tramite la pagina “L’esperto risponde” oppure registrarsi alla pagina facebook:  “Di no alla capitozzatura” mettere mi piace alla pagina e condividerla aiuta a diffondere una cultura piu ecologista e rispettosa dell’ambiente. Per approfondire trovi altri articoli simili al seguente link : La stagione dei massacri

Giu

1

By Il Potatore

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Pronti per l’estate…

images-1Con  l’arrivo di giugno le giornate raggiungono  la  loro massima  durata. Il giorno così lungo permette alla vegetazione dell’orto di accrescersi con una velocità sorprendente richiedendo cure costanti e ravvicinate. Bisogna controllare la  colorazione  della vegetazione e nel  caso di tonalità troppo  chiare  intervenire con nitrato di sodio o solfato ammonico in dosi modeste distribuite su tutto il terreno  e senza  interessare le foglie che, altrimenti, rimarrebbero scottate. Le piogge del mese scorso hanno sicuramente rinvigorito le erbe infestanti che andranno tolte e possibilmente interrate selezionando  quelle  di interesse terapeutico come malva, ortiche, le radici di bardana, camomilla ecc. che una  volta essiccate, all’ombra, saranno preziose per infusi e  decotti. E’ possibile trapiantare all’aperto il sedano, sicuramente una delle più esigenti piante dal punto di vista termico mentre la coltivazione delle specie da frutto è in piena fase di crescita. Il terreno utilizzato deve essere molto soffice affinché possa essere rincalzato per l’imbianchimento. Altre  semine possono  essere effettuate con radicchio estivo, cavolo invernale, rape, fagiolini e fagioli rampicanti. Per quest’ultimi può essere riservato  eventualmente  il terreno vicino alla recinzione in modo da far sviluppare la pianta  sulla rete. La semina a dimora verrà fatta con  una quantità di seme leggermente superiore alle dosi consiglia­te per la coltivazione in modo di poter eventualmente  selezionare le plantule nate e tener conto dei semi non germina­ti. Se invece si intende trapiantare direttamente le piantane con 2-3 foglie è conveniente rimandare di una decina  di giorni. Le piantine  di pomodoro, melanzana e cetrioli ormai  in fase avanzata di crescita vanno continuamente gradualmente scacchiate  sopprimendo  tutti  i germogli  ascellari e le foglie basali in modo che i frutti prodotti  successivamente siano completamente spogliati dalle foglie rendendo omogenea la maturazione. Continuare con e concimazioni meglio se nell’acqua di irrigazione al  2 per mille di concentrazione evitando di bagnare le foglie.

Continued…

Ott

14

By Il Potatore

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Categories: Potatore news

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Finalmente la pioggia..

Dopo le attese, le piogge autunnali sono arrivate con abbondanza, in Lombardia, anche se fortunatamente senza eccessiva violenza.Questo comporta il lavaggio” della vegetazione dall’eccessiva  polvere  accumulatasi  sulle  foglie  delle piante, dopo il lungo periodo asciutto, e di un certo  rim­pinguamento delle risorse idriche del terreno e della falda. Le piogge  costringono l’orticoltore ad un forzato  riposo anche se alcuni controlli sul rapido deflusso dell’acqua in eccesso dalle aiuole risulta necessario. Il tempo inattivo durante le giornate piovose può essere altrimenti utilizzato per il riordino e la  manutenzione degli attrezzi,  nell’ordinazione dei  semi  oppure nella programmazione del piano colturale primaverile. Gli attrezzi di  lavoro come vanghe, zappe, falcetti e altro  anno con­trollati affinchè le parti il legno siano saldamente connes­se con quelle metalliche e che quest’ultime siano affilate e prive di curvature determinate da eventuali  contatti  con sassi e parti dure; può anche essere approntata una lista degli attrezzi di cui si è sprovvisti e procedere magari con gradualità all’acquisto. Stesso discorso è valido per le sementi  necessari nel  prossimo ciclo  colturale e delle quali vanno individuate con calma le varietà  servendosi anche di cataloghi di ditte specializzate e  di  acquisti tramite posta.

Set

11

By Il Potatore

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Categories: Potatore news

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Cosa è un ecosistema?

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Per ecosistema si intende l’insieme degli elementi biotici ed abiotici di un ambien­te e deii di­versi fenomeni che in esso si formano. I fenomeni possono essere: biologici (respirazione, nutrizione, fermentazione, ecc.) ed abiologici (fenomeni chimici e fisici del terreno; dell’ac­qua, ecc.). Fondamentale, tra i fenomeni fisiolo­gici di un ecosistema, è il ciclo della sostanza organica ). Il ciclo della sostanza organica consiste nella trasformazione dei suoi componenti dalla forma minerale a quella organica per opera delle piante, nel loro successivo pas­saggio dalle piante agli animali ed infine, per decomposizione degli animali e delle piante  ad opera di microrganismi,  loro ritorno sotto forma minerale per poi ini­ziare di nuovo il ciclo. Si dice che un ambiente è   ecologicamente equilibrato quando in esso la sostanza orga­nica compie cicli completi senza subire per­dite o,  che queste, vengono interamente reinte­grate.  Sono  ecosistemi stabili  paludi, boschi,  laghi,  eccetto quando la mano dell’uomo non ne altera i cicli.

Si chiamano sostanze organiche quelle che formano il corpo degli animali e delle piante o che da questi sono prodotte. Per questo animali e piante sono chiamati. organismi. Le sostanze inorganiche formano i minerali. Caratteristiche delle organiche sono: contengono sempre carbonio bruciano con o senza fiamma sviluppando anidride carbonica e vapore acqueo; sono facilmente attaccabili da reagenti chimici.

Il ciclo della sostanza organica si realizza praticamente con la cosiddetta cate­na alimentare, Gli elementi di una catena alimentare sono classificati in:

  • produttori: sono i vegetali che, median­te la funzione clorofilliana tra­sformano l’acqua ed i sali minerali in sostanza organica;

  • consumatori: sono gli erbivori ed i car­nivori che si nutrono di sostanza organica già esistente;

  • decompositori sono i funghi ed i bat­teri che decompongono i residui animali e vegetali  trasformando nuovamen­te la sostanza organica in sostanza minerale. La realtà pratica non è però così semplice come schematizzato in precedenza, in quan­to gli anelli della catena sono variamente connessi tra di loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu

3

By potatore

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Categories: Agricoltura

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L'orto di giugno!

Con l’arrivo dell’estate parecchie piante sono prossime alla maturazione dei frutti, vedi zucchine, mentre i pomodo­ri piantati precocemente incominciano ad invaiare i frutti la cui dimensione aumenta velocemente. Pertanto gli  interventi irrigui devono essere costanti e abbondanti per evita­re una serie d’inconvenienti quali il marciume apicale del pomodoro o del cocomero, il “tip burn” o necrosi  marginale della lattuga,vfisiopatie legate per lo più  a  squilibri idrici.  L’acqua,  inoltre, non sempre è disponibile  nelle quantità necessarie ed in ogni modo non va sprecata. A tal proposito diversi possono essere gli accorgimenti tesi ad un uso più proficuo delle riserve idriche. Le erbe infe­stanti ad esempio possono essere sfalciate e distribuite sotto pomodoro e zucchine; così facendo si eviterà l’ecces­siva evaporazione dell’acqua, in  quando  l’ombra  creata eviterà che i raggi infrarossi del sole riscaldino eccessi­vamente il terreno con conseguente maggiore evaporazione. Lo spesso strato di strame rallenterà inoltre lo  sviluppo  di ulteriori infestanti. Oltre alle erbe infestanti è possibile utilizzare film di plastica nera o della paglia. Se, invece, non è possibile effettuare tale operazione per motivi diversi, si può sar­chiare leggermente la parte superiore del terreno per rompe­re  le croste superficiali ed interrompere i vasi capillari che permettono la risalita dell’acqua dagli strati più profondi. Ideale, sarebbe poi, posizionare dei contenitori sotto le grondaie al fine di  recuperare l’acqua piovana oppure una tettoia con delle lamiere può  essere costruita appositamente con lo scarico in grossi fusti in  modo  che l’acqua di eventuali acquazzoni possa essere riunita per i periodi di scarsa disponibilità. Altro importante accorgimento è il ricorso all’irrigazione nelle ore mattutine meglio in quelle serali la quale  non deve riguardare tutta la superficie ma spazi ben definiti nel mezzo delle piante.

Apr

8

By potatore

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Categories: Agricoltura

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Pioggia benefica!!

Pioggia  benefica!  Le irrigazioni anche se  regolari  ed abbondanti  non sembrano avere lo stesso effetto  sull’orto di  quello  provocato da una abbondante pioggia.  Ristabilire le condizioni ottimali per la crescita delle piante è la prima operazione necessaria nell’orto dopo questa meteora. Pertanto un manciata di concime completo e delle lavorazione super­ficiale con una zappetta hanno il duplice scopo di favorire l’interramento dei concimi e allo stesso tempo di rompe­re l’eventuale crosta superficiale. Le lavorazioni dei primi strati del terreno ritardano l’evaporazione dell’acqua che sale per capillarità dagli strati più profondi  e  nello stesso tempo eliminano sul nascere eventuali erbe infestanti. Chi possiede del terreno già adeguatamente preparato può tranquillamente provvedere all’impianto di  quelle colture come sedano e cetriolo che  necessitano di temperature più elevate delle altre colture da  orto. La semina a file per il sedano è  la migliore mentre può risultare utile trapiantare le piantine di cetriolo vicino alla eventuale rete di recinzione per dare la possibilità  alla futura pianta di sostenersi e effettuare così, una coltivazione in verticale.  Se ciò non fosse possibile, in commercio esistono reti in plastica di facile applicazione che possono essere  utiliz­zate anche  per altre colture come fagiolini  e piselli rampicanti. Dagli  inizi del mese in poi, via  libera  al trapianto  di cavoli e cavolfiori  precoci  per raccolte estive e varietà tardive a raccolta autunnale.  Per le semine di spinaci e lattughe  occorrerà, invece, stare attenti ad utilizzare varietà estive

Gen

8

By potatore

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Categories: Giardino

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Sotto la neve…pane!!

 

La neve rende più piacevole la stagione invernale e quest’anno non si è fatta attendere, anche se una piccola spruzzata che ha creato, per questo pochi  problemi di viabilità e solo qualche fastidio negli spostamenti ma, anche se per altri versi, è a considerare di indubbia utilità alla campagna ed ai giardini. Il manto nevoso, infatti, protegge i cereali autunno vernino e il manto erboso del giardino dagli eccessivi sbalzi termici. Inoltre la neve sciogliendosi gradualmente arricchisce il prato e l’orto di una notevole quantità di acqua che sarà facilmente trattenuta grazie al potere assorbente del terreno al contrario degli acquazzoni violenti che si verificano talune volte, abbattendosi sul suolo, perché questi non danno tempo allo stesso di assorbire l’acqua piovana che il più delle volte defluisce verso i luoghi di scolo trascinandosi parte delle sostane nutritive che il suolo aveva precedentemente immagazzinato. Con lo scioglimento della neve si noterà che il cotico erboso del prato sarà molto rigoglioso e l’erba sottostante in virtù del calore emanato dal terreno e trattenuto dalla neve, si sarà leggermente accresciuto. Pertanto durante il periodo di scioglimento della neve dovrà essere evitato qualsiasi calpestio il quale non farebbe altro che arrecare notevoli danni non solo perché si sarebbero potuto formare eventuali zone di ghiaccio, ma anche perché il terreno, molto inzuppato, mal sopporta il peso eccessivo e le orme che si vengono a creare, una volte asciugate, formano crostoni duri che pregiudicano il successivo sviluppo dell’erba. Anche alberi ed arbusti non vanno assolutamente mossi ne tanto meno potati in quanto i rami col freddo intenso tendono facilmente a spezzarsi. Gli eventuali interventi cesori vanno indirizzati per rami spezzati dal peso eccessivo della neve e i tagli effettuati, se di grossa entità, vanno inizialmente rifiniti con una lama molto affilata e successivamente protetti con mastici cicatrizzanti. Gli attrezzi utilizzati per il taglio vanno preventivamente disinfettati e l’immersione in alcool e il successivo passaggio alla fiamma è uno dei sistemi più sicuri. Per evitare la trasmissione di malattie crittogame e virus questa operazione va effettuata tutte le volte che si passa da un albero all’altro. Nelle giornate più tiepide e assolate vanno controllati gli arbusti e le piante tenute sotto un film di plastica a protezione del freddo; se all’interno della copertura si è formata molta condensa sarà opportuno rimuoverla o facendola asciugare oppure più semplicemente rivoltando la stessa in modo che la parte umida rimanga all’esterno. Ciò eviterà il formarsi di malattie fungine che notoriamente si sviluppano in presenza di alta umidità e per lo stesso motivo può risultare utile effettuare dei fori nella parte alta della copertura. Per il resto rimaniamo in attesa che arrivi copiosa ed abbondante….

Apr

24

By potatore

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Composizioni…

Una composizione di piante fatta con specie diverse può essere una soluzione per concentrare in un unico vaso piante di diversa bellezza ma con caratteristiche pedologiche, idriche e nutrizionali simili, ma può anche essere una valida soluzione per una idea regalo insolita e fatta in casa. Per la realizzazione bisogna inizialmente scegliere il vaso adatto che deve tener conto della profondità dell’apparato  radicale delle varie specie, del numero di piante da sistemare e dell’ambiente in cui va collocato. Ovviamente, rispetto al primo caso, se trattasi principalmente di piante grasse la profondità del vaso non deve essere eccessiva visto lo sviluppo contenuto che caratterizza questo tipo di piante e la capacità di vegetare anche in condizioni estreme o in spazi contenuti. In questo caso sono da preferire le ciotole in terracotta optando eventualmente per ciotole colorate o smaltate, secondo i gusti, poco profonde e con diametro di 30-35 cm. Si utilizzeranno via via vasi o ciotole più profonde se le caratteristiche dell’apparato radicale e lo sviluppo finale delle varie piante lo richiedono. Una composizione di sicuro effetto può risultare dall’associazione di Guzmania, Croton, Spatifillo e Chamaedorea,  al quale possono essere aggiunte piante a fioritura stagionale come Calceolaria o Narciso. Per procedere alla preparazione bisogna svasare tutte le piante occorrenti e sistemale su un tavolo da lavoro dove viene sistemato a portata di mano del terriccio già inumidito e una paletta da giardinaggio. Sul fondo del vaso va sempre sistemata una manciata di argilla espansa o altro che abbia la funzione di drenare l’acqua in eccesso, quindi, uno strato di terriccio. Si passa, poi, alla collocazione delle piante partendo da quelle più grandi come nel caso della Chamadorea e dello Spatifillo per poi passare in successione alle altre, bloccandole al fondo con una manciata d terriccio. Una volta che sono state tutte sistemate si può passare al riempimento degli spazi tra piante in modo che il vaso sia riempito di terriccio 1-2 cm sotto il bordo, dopo una abbondante annaffiatura e infine si rabboccano eventuali zone rimaste vuote o non compresse sufficientemente bene. Le piantine vanno sistemate in modo armonioso e la composizione nell’insieme deve risultare molto folta e ricca di piante riempiendo ove si rende necessario i piccoli spazi rimasti con piante stagionali che una volta sfiorite vanno eliminate e sostituite con altre. E’ conveniente tenere al riparo della la la luce diretta del sole per i primi 4-5 giorni e la somministrazione di concime dopo 15-20. Un foglio di cellophane trasparente, un fiocchetto colorato accompagnato da un biglietto trasforma il tutto in un “verde” regalo

Dic

21

By potatore

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Il 21 Dicembre….

Con il 21 Dicembre inizia, nell’emisfero boreale, l’inverno e il sole culmina basso sul meridiano. Come ogni anno da secoli la natura va in stasi vegetativa e si sottopone ad un periodo di freddo necessario al ripristino delle proprie riserve nutritive. Nonostante che nel paesaggio predomini il bianco e nero e tutto sembra immobile, la natura segue il suo corso non molto visibile che nella sua lentezza continua inesorabile e costante. Diversi sono gli accorgimenti per proteggere le piante, provenienti da climi più caldi, in questa stagione fredda, e tra questi la copertura con film di plastica, la copertura con paglia o altri materiali alla base del fusto, la protezione del tronco con stuoie o sacchi di iuta per le piantine più giovane. Non vanno sottovalutati i danni provocati dalla presenza di muschi sul tronco. Questi, infatti ricoprendo il tronco mantengono una umidità elevata che provoca la marcescenza dei tessuti. Quando le macchie di muschio diventano estese è bene provvedere alla rimozioné con appositi guanti o alla raschiatura con un piccolo falcetto o coltello a punta ricurva pennellando successivamente il tronco con un preparato di calce e solfato di rame, commercialmente reperibile sotto il nome di poltiglia bordolese. Nelle giornate soleggiate è possibile procedere alla potatura delle piante arbustive e ornamentali ed eventualmente ad alcuni interventi sulle conifere nelle quali vanno asportati solo i rami troppo bassi o quelli sviluppatesi in modo imperfetto o a ridosso della abitazione. Poche risultano le cure per le piante poste in appartamento e consistono nel posizionare nei sottovasi una manciata di argilla espansa immersa in poca acqua: l’acqua evaporando ridarà umidità all’aria resa secca dai caloriferi. Con l’inizio dell’inverno ricomincia ad affluire la linfa nelle parti alte degli alberi e il conseguente graduale ingrossamento delle gemme. Ciò comporta, per chi lo volesse, la possibilità di ottenere delle precoci fioriture semplicemente asportando alcuni rami di talune specie e poste in ambiente caldo. Tra le piante adatte risultano principalmente le forsytzie, arbusti molto noti per la intensa fioritura giallo-oro che caratterizza l’inizio della primavera ma per lo stesso scopo possono essere utilizzati rami di ciliegio, di melo e di susini che come in quest’anno a seguito dell’andamento climatico è possibile già veder fiorito anche se perderà le infiorescenze con l’arrivo della prima gelata. I rami prelevati anche in occasione delle prime potature vanno posti in acqua tiepida per una mezza giornata circa e poi sistemati in vasi con acqua in ambiente caldo e non troppo secco: dopo due-tre settimane a seconda delle specie usate i rami si riempiranno di stupendi fiori che daranno un tocco anticipato di primavera.

Ott

20

By potatore

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Categories: Agricoltura, Giardino

L'ulivo!

La colomba liberata da Noè  portò  all’arca un ramoscello di olivo  e questi comprese che il diluvio fosse finito e da allora cristiani, ebrei ed musulmani identificarono nella pianta il simbolo  della rinascita, della pace e della prosperità. Questo non è sicuramente l’unico motivo per cui la coltivazione dell’olivo sia gradualmente risalita nella penisola tanto che nella provincia di Bergamo viene vista ormai come una pianta perfettamente adattata e nelle colline limitrofe viene ormai  coltivato con buoni risultati per la produzione di olio. Ma  l’emigrazione di questa pianta non  è rimasta ristretta alla coltivazione per i soli fini alimentari ma è  riuscita a colonizzare i giardini dei più esigenti creando un fiorente mercato come ben noto ai vivaisti. Coloro che hanno potuto ammirare queste piante nel loro habitat naturale hanno potuto apprezzare la  maestosità degli alberi che nonostante i loro tronchi cavi,  l’aspetto contorto infondono con le loro fronde mai troppo fitte un senso di pace e di tranquillità e lasciano sempre filtrare un tenue sole. Il riferimento cui sopra è caratteristico delle piante  coltivate,  (olea europea sativa) mentre se lasciate a se stesse tendono ad assumere una forma conica determinata dal comportamento basitono della vegetazione. Inoltre alla base del tronco tendono a cacciare numerosi polloni, nella zona del colletto e dalle grosse radici i quali, se staccati, possono essere utilizzati per la riproduzione. Grande fascino assumono le coltivazioni presenti nelle tortuose zone costiere del Cilento dove nelle scoscese scarpate l’uomo con molta fatica è riuscito a ritagliare spiazzi di terreno ove imponenti ulivi si affacciano nell’acqua di uno dei tratti di mare più  belli d‘Italia che finisce con Capo Palinuro. Nei giardini è possibile avere piante con un discreto sviluppo, visto la buona adattabilità della pianta ai vari tipi di terreno, se non per quelli fortemente sabbiosi o argillosi con notevole ristagno di acqua. Molta attenzione va invece posta nelle operazioni di potatura e nella difesa fitosanitaria. Chiome troppo fitte provocano facilmente lo sviluppo di cocciniglie tra cui il mezzo grano di pepe e sulla melata prodotta da questi si instaurano facilmente ammassi di funghi neri epifiti, che danno vita alla fumaggine. Una buona impalcatura della pianta che preveda come nel caso della forma a vaso policonico la presenza di 3-4  branche principali può risultare molto adatta alle zone del Nord con estati in cui l’umidità relativa, molto elevata, favorisce lo sviluppo di crittogame. Pertanto alle cure di rito, concimazioni, irrigazioni che accompagnano un pò tutte le piante, all’ulivo va aggiunta una potatura di sfoltimento annuale, anche allo scopo di mitigare l’alternanza di produzione a cui certe varietà sono facilmente portate, e un trattamento preventivo autunnale con poltiglia bordolese all’1-1,5%. Tale trattamento disinfetta le parti verdi e il tronco da muschi e parassiti vari che tendono a svernare sotto la corteccia e inoltre  è stato riscontrato  che da un positivo effetto al rigoglio vegetativo.

Mar

31

By potatore

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I buoni propositi..

..si scontrano con le piogge abbondanti di questi giorni.  La sistemazione dell’orto a banquettes regge e permette facilmente lo sgrondo dell’acqua piovana rendendo il terreno più drenato e leggermente più caldo. Per la semina o il trapianto di ortaggi, in questo caso,  la rimandiamo a dopo Pasqua, sperando in condizioni meteo migliori che permettano di affinare ulteriormente le aiole. Per intanto Buona Pasqua a tutti i nostri affezionati lettori che, negli anni,  ci hanno permesso di continuare a scrivere post con soddisfazione vista la vostra partecipazione.

sistemazione a banquettes

Lug

7

By potatore

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Il cavaliere d'Italia

Il Cavaliere d’Italia appartiene alla famiglia dei Recurvirostridi, uccelli grandi circa come tortore, con il becco e le zampe lunghissime (rosate). E’ noto per la vivacità e l’eleganza del suo aspetto, che è caratterizzato dalla sua livrea che lo rende inconfondibile. Il Cavaliere d’Italia ha un corpo esile e un lungo e dritto becco nero ; mentre il collo e il capo sono bianchi . Il piumaggio del petto e della coda sono bianchi.  Difficile da ricordare il suo  nome scientifico, Himanto pushimantopus,   ma è noto  per la vivacità e l’eleganza del suo aspetto, che è caratterizzato dalla sua livrea che lo rende inconfondibile. Il Cavaliere d’Italia ha un corpo esile e un lungo e dritto becco nero ; mentre il collo e il capo sono bianchi . Il piumaggio del petto e della coda sono bianchi.  L‘habitat di crescita sono le paludi, i laghi a fondale basso e gli acquitrini. I cavalieri d’Italia si possono trovare in Europa occidentale, meridionale e sudorientale, Asia centrale e coste settentrionali, occidentali e meridionali dell’Africa. Possono espandersi anche oltre questi confini. La sottospecie H. h. meridionalis vive unicamente in Sud Africa. Particolarmente presente nelle zone umide dei laghi di Lesina, Varano e Margherita di Savoia in Puglia. Migratore di lungo corso, abbandona l’Europa tra luglio e settembre per raggiungere i tropici. Fanno ritorno in marzo-aprile. L‘habitat di crescita sono le paludi, i laghi a fondale basso e gli acquitrini. I cavalieri d’Italia si possono trovare in Europa occidentale, meridionale e sudorientale, Asia centrale e coste settentrionali, occidentali e meridionali dell’Africa. E’ un uccello di ripa, nidifica in colonie molto numerose e rumorose riconoscibili dagli incessanti stridi che risuonano nel silenzio della campagna, che le animano durante il periodo degli accoppiamenti. Il nido viene collocato tra la vegetazione nell’acqua o sui depositi fangosi lungo la riva. Una caratteristica della specie è la collaborazione tra gli individui che si uniscono contro un predatore (il falco, il gabbiano o anche l’uomo) e lo attaccano sino al suo allontanamento. La femmina depone solitamente 4 uova che vengono covate per circa 25 giorni da entrambi i genitori, una sola volta all’anno, I pulcini nascono coperti di piumino mimetico che si confonde con l’ambiente circostante e abbandonano subito il nido. Il luogo di nidificazione è solitamente un luogo spoglio sul terreno vicino le acque. Questi uccelli nidificano spesso in piccoli gruppi, a volte insieme alle avocette. Si alza in volo battendo le ali, ma quando ha raggiunto una certa altezza vola lentamente tenendo le lunghe zampe distese all’indietro.

Giu

9

By potatore

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Se il terreno è in pendio..

Non sempre chi possiede un orto ha a disposizione un terreno pianeggiante e ben squadrato: molte volte il terreno adibito alla coltivazione è posizionato in pendio e le lavorazioni occorrenti possono trovare qualche difficoltà nell’essere espletate. In questo caso bisogna innanzitutto evidenziare il grado di pendenza del terreno stesso e valutare se questo non sia eccessivo e tale da pregiudicare la riuscita delle colture.  In questo caso va valutato la possibilità di una sistemazione a terrazze del terreno o gradoni ed utilizzare eventuali sassi presenti per innalzare muretti a secco, di contenimento del terreno, nel caso in cui l’altezza del ripiano superi il metro e nella zona si verificano con costanza temporali. Se  la pendenza del terreno, invece, non è tale  da richiedere interventi straordinari va in ogni caso posta molta cura alle lavorazioni per evitare fenomeni di ruscellamento. Il particolare bisogna evitare lavorazioni superficiali in previsioni di precipitazioni e lasciar inerbire il terreno quanto più possibile nelle zone non oggetto di coltivazione. Le operazioni di vangatura non devono essere effettuate nel senso basso-alto ma, casomai, al contrario, rovesciato il terreno verso l’alto: così facendo si eviterà di formare un cumulo nella parte basse e risulterà meno faticosa la lavorazione.  Per le zappettature, è consigliabile, invece lavorare il terreno per traverso rispetto alla pendenza e lo stesso criterio va seguito se viene utilizzata una motozappa a scoppio.  In quest’ultimo caso per rende più agevole il lavoro si può agire sulle stegole dell’attrezzo che possono essere orientate a destra o a sinistra, in modo alternativo via via che si procede nella lavorazione. Infine alla scopo di trattenere e rallentare la discesa dell’acqua piovana gli eventuali solchi vanno posizionati perpendicolarmente alla parte del pendio

Mar

15

By potatore

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Al Nord bel tempo!.

Il perdurare delle condizioni di bel tempo ha dato la possibilità alle colture dell’  orto di sviluppare notevolmente la crescita. Bisogna in ogni caso essere prudenti ancora per qualche giorno per la messa a dimora di quelle specie come pomodoro, zucchine e cetriolo che necessitano di temperature non inferiore ai 10-12 gradi. Eventuali ripari con film in plastica o campane in pvc possono ancora risultare necessari nelle ore notturne e nei terreni esposti ad est.
La siccità ormai prolungata determina il ricorso sistematico alle irrigazioni che devono essere effettuate nelle ore mattutine e in quelle serali evitando di utilizzate acque molto fredde provenienti da pozzi o condutture molto profonde. In questi casi può risultare utile riempire delle tinozze o dei recipienti in latta, lasciarli al sole per tutta la giornata ed irrigare nelle ore serali. Per coloro che utilizzano grossi fusti per l’irrigazione, possono sciogliere in questi 100-200 grammi di concime completo e utilizzare successivamente l’acqua come fertirrigazione. Per evitare competizione vanno eliminate tutte le infestanti presenti nell’orto e molto cura va posta nella pulizia degli appezzamenti di aglio da erbacce, come “gli occhi della madonna” o veronica comune che tendono a tapezzarle fragole e per le cucurbitacee, invece, il ricorso alla pacciamatura con paglia può essere uno dei migliori sistemi sia per la difesa dalle infestanti che per l’igiene dei frutti. L’utilizzo in ogni caso della pacciamatura a prescindere del materiale usato apporta indubbi vantaggi alla coltura e oltre agli aspetti sanitari determina un risparmio di acqua di irrigazione e trattiene il calore di irraggiamento. Le serre vanno aperte completamente per favorire il ricambio di aria e d evitare lo sviluppo di malattie crittogamiche. Lattuga, spinaci, bieta da coste o erbette ed in ogni caso le specie a semina invernale in genere non sopportano temperature superiori ai 21-23 gradi e pertanto vanno molto aerati.

Nov

6

By potatore

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Un po' di… umidità

Le piante come tutti gli esseri viventi, hanno  bisogno, per  svolgere le loro funzioni di un certo grado d’umidità. Alcune  piante n’abbisognano di più (ad es. le piante delle  zone paludose) altre ne necessitano  meno (piante delle zone  desertiche)  secondo le esigenze e le diverse capacità d’adattamento. Se l’umidità scende sotto i 35% la maggior parte delle piante  coltivate non può vivere a lungo. Parlando d’umidità atmosferica dobbiamo distinguere:
a)  l’umidità assoluta che e` la quantità di vapore contenuto  in un metro cubo d’aria; si aggira su valori molto piccoli.
b)  l’umidità  relativa  che è il rapporto fra  la  quantità  di vapore acqueo esistente in un metro cubo d’aria e la quantità` che questo  metro cubo dovrebbe contenere per essere saturo:
……………umidità assoluta
ur =—————————————-     .100
……………punto .di saturazione
Poiché il punto di saturazione dell’aria (relativo al vapore acqueo)  aumenta con l’aumentare della temperatura, ne consegue  che, a  parità d’umidità  assoluta (cioè a parità  di  vapore  d’acqua  effettivamente  esistente) l’umidità relativa diminuisce con  l’aumentare  della  temperatura.  In pratica e,  specialmente  ai  fini fisiologici,  assume maggiore importanza l’umidità relativa  perché  dice se siamo più o meno vicini a punto di saturazione. Durante il periodo incernale, ormai prossimo, è necessario verificare lo stato di umidità negli appartamenti eccessivamente secco per l’utilizzo dei riscaldamenti e il poco ricambio di aria. Prevedere manciate di argilla espansa nei sottovasi e sopra posizionarci le piante è un ottimo sistema per garantire attorno al fogliame la giusta umidità. Occorre, a tal proposito, ricordare che la pianta manifesta l’eccessiva secchezza dell’aria seccando le punte delle foglie e quindi occhio vigile in casa se ci tenete alla bellezza dei vostri “ospiti”. Un sistema molto pratico è quello di posizionare una manciata di argilla espansa nel sottovaso e tenerla immersa nell’acqua, e sopra posizionarci il vaso: la pianta sopra ne trarrà i benefici dell’evaporazione determinati dall’ambiente interno caldo.

Ott

20

By potatore

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Conoscere la …pioggia!!

Se la luce,  come abbiamo detto nel precedente post, è l’elemento che consente alla pianta di costruire, attraverso la fotosintesi, i materiali d’accrescimento, l’acqua è altrettanto importante perché trasporta le sostanze da elaborare agli organi di sintesi e gli elaborati nelle parti della pianta ove vengono utilizzati o negli organi di riserva dove si accumulano. La pianta svolge tale funzione sotto l’azione della temperatura e attraverso il fenomeno della traspirazione. L‘acqua rappresenta l’elemento che dà alle parti verdi e vitali il turgore e quell’aspetto rigoglioso caratteristico. L’idrometeora che fornisce acqua al terreno e alle piante è la pioggia formata da goccioline che precipitano al suolo. La pioggia si forma quando nell’aria, già satura di vapore acqueo (presenza di nubi) o vicina al punto di saturazione, si determina un brusco raffreddamento dovuto a correnti d’aria fredda. L’aria diventa così sovrassatura di vapore acqueo ed avviene la precipitazione.  La pioggia è l’idrometeora che porta al terreno la maggior quantità d’acqua; svolge quindi una funzione utilissima e d’importanza vitale non solo per l’agricoltura ma anche per tutti gli altri esseri viventi. Possiamo affermare che per l’agricoltura la pioggia è sempre utile, salvo in due casi: le pioggerelle fini, ininterrotte, che si prolungano per   diversi giorni, sono dannose perché portano troppa umidità al terreno quindi favoriscono lo sviluppo di malattie dovute ai funghi e talvolta possono creare asfissia radicale; gli acquazzoni violenti, con grosse gocce che precipitano con forza sulla vegetazione, possono arrecare gli stessi danni di una leggera grandinata.  La quantità di pioggia che cade  in Italia non è dappertutto  uguale:  piove di più al Nord e molto di meno  al  Sud  e nelle  Isole;  durante  l’anno poi, le piogge  non  sono  equamente suddivise, ossia sono di più i mesi piovosi al Nord, mal distribuite  ossia  concentrate in autunno-inverno al Sud.
Cosi’ per  es.  a  Milano cadono in media 1.000 mm di pioggia l’anno cosi`  ripartite:  200 mm inverno, 280 mm  primavera, 220 mm estate, 300 mm  autunno;
a Roma piove per circa 870 mm l’anno:  250 mm  inverno, 220 mm  primavera, 80 mm  estate e 320   autunno;
a Palermo si ha una media di 730 mm di pioggia l’anno:  300 mm  inverno, 150 mm  primavera, 30 mm  estate e 250  autunno.
Queste  cifre  possono ovviamente variare con la  località  e  può darsi che in qualche caso in cui anche in Italia meridionale  piova abbondantemente in estate, ma si tratta d’eccezioni. La pioggia viene misurata con apparecchi detti pluviometri

Giu

24

By potatore

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Quel bouquet che parla d’amore

Rose, orchidee e violette sono tra i fiori che generalmente vengono regalati da fidanzati, mariti e figli ma anche usati in molte altre situazioni. Per chi li riceve sicuramente, i fiori, sono un omaggio gradito e se il problema è solo quello di farli durare a lungo ciò non è difficile, a patto che si mettano in acqua il prima possibile e si seguano alcune regole. Le rose vengono generalmente regalate in numero dispari e in bouquet composto da fiori in boccio, a stelo lungo e di colore rosso. Generalmente questo tipo sono rose Baccarat commercializzate avvolte in foglio di cellophane: va tolto, come la stagnola che ricopre i gambi. Con un coltello o forbice va rimossa la legatura, gli steli vanno raccorciati effettuando dei tagli obliqui e allo stesso tempo le foglie basali. Per esaltare la bellezza il vaso che le conterrà deve essere alto almeno la metta della lunghezza degli steli mentre, invece, per migliorare la durata, occorre aggiungere alla normale acqua del rubinetto una bustina di conservante per fiori. Il vaso va, quindi, sistemato in posizione luminosa e lontano da fonti di calore come camini e termosifoni. Ogni due tre giorni vanno raccorciati i gambi di uno due centimetri e ogni quattro-cinque va sostituita completamente l’acqua del vaso e nuovamente aggiunto il conservante. Conservate in questo modo avranno una durata di 10-15 giorni. Poca differenza nel caso di mazzi di roselline, per le quali, invece, rispetto al precedente, conviene non disfare il mazzo mentre sono valide il resto delle cure.
Le orchidee, sia a fiore singolo sia a tralcio, vengono vendute con l’apposita fialetta di plastica che contiene acqua sufficiente a mantenerle fresche durante la commercializzazione. Vanno tolte dalla confezione e liberate di eventuali nastri o legature o almeno accertarsi che queste non siano troppo stretti. Per le orchidee a fiore singolo vanno scelti vasi con la bocca stretta mentre per quelle a tralcio un contenitore più slanciato è il più indicato. Anche in questo caso all’acqua va aggiunta un piccola quantità di conservante per fiori. L’acqua del vaso va sostituita e ogni giorno e ogni tre raccorciare il gambo di pochi millimetri usando un coltellino ben affilato per effettuare tagli obliqui che aumentano la superficie di assorbimento. Ultimo intervento sarà quello di eliminare i fiori che via via appassiscono. Le orchidee a fiore durano da 7 a 15 giorni (secondo la varietà), quelle a tralcio circa tre settimane. Per quanto riguarda le violette, infine, sarà conveniente non disfare il bouquet, che è formato da un gruppo di fiori (con stelo cortissimo) circondato da foglie con gambo lungo una decina di cm e legato strettamente legato da un filo. Il bouquet va messo in un piccolo vaso con l’imboccatura stretta, l’acqua ivi contenuta deve lambire la base del bouquet e sostituita ogni giorno fino per una settimana circa probabile durata dei fiori.

Giu

18

By potatore

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Propagazione per talea

Il periodo estivo è ideale per la propagazione delle piante per talea. La riproduzione per talea è uno dei più diffusi metodi di propagazione delle piante insieme all’innesto e alla moltiplica­zione con bulbi, rizomi e tuberi. Le piantine ottenute da talea e provenienti dalla stessa pianta madre  vengono chiamati cloni. Hanno il vantaggio di  possedere caratteristiche identiche alla pianta madre da cui provengono  e pertanto eventualmente i stessi  pregi come colorazione, forma, resistenza alle malattie che con la propagazione per seme il più delle volte vengono perse a seguito della impollinazione incro­ciata che normalmente caratterizza la riproduzione per seme. Questo sistema permette inoltre di  ottenere velocemente piante e abbreviare quindi le fasi di crescita e di fioritura. Si possono propagare piantine di Pothos, Syngonium, papiro, ecc. semplicemente staccando una piccola porzione di ramo con un coltellino  affilato. La lunghezza e le porzioni vegetative  uti­lizzate sono diverse a seconda della specie. Si utilizzano  talee di  foglie  per la Begonia rex, Kalanchoe, Sanseveria;  germogli erbacei  per la Dieffembachia, Impatiens,  garofano e  geranio. Segmenti  di stelo con 1-2 gemme  per il Pothos, Syngonium,  Cro­ton. Dopo il taglio è possibile interrare gli steli recisi in  un vaso contenente torba e sabbia in rapporto di 1:1 oppure e possi­bile  far radicare le talee in vasetti di vetro contenente acqua. In questo modo si possono osservare lo sviluppo del nuovo appa­rato radicale. Per il Pothos, Philodendron e similari la  radica­zione risulta più semplice di altre specie, anche per il vantag­gio di possedere radici aeree in ogni caso per la maggior parte delle specie va dai 30 ai 40 giorni. Per il papiro  invece  per ottenere una pronta radicazione è opportuno immergere nell’acqua lo stelo capovolto con l’ombrella all’ingiù. In  entrambi i casi una volta sviluppatesi le radici, dopo 3-4 settimane circa, con cautela, trasferirle in vasi con del  buon  terriccio oppure continuare la coltivazione in idrocoltura. Nel primo caso le piantine vanno ambientate gradual­mente prima di trasferirle in ambiente diverso; se invece si opta per l’idrocoltura le piantine vanno tenute in ambiente con buon ricambio di aria per permettere l’ossigenazione dell’acqua che va tenuta sempre allo stesso  livello. Consigliabile aggiungere all’acqua dei preparati commerciali a base di resina a scambio cationico  facilmente  reperibili  nei  negozi  specializzati  in articoli per piante. Sia che si usa l’idrocoltura sia la radicazione in terriccio le piantine non devono essere esposte al sole ma in ambiente a luce diffusa e temperature all’incirca di 18-20 gradi. Temperature troppo elevate favoriscono lo sviluppo della parte aerea a scapi­to della emissione delle radici. Se si utilizza il terriccio si possono trattare le talee all’atto dell’inserimento con degli ormoni radicanti oppure con del letame fresco  dilui­to. Sulle talee, inoltre, va spesso nebulizzata acqua per evitare l’eccessiva disidratazione.

Apr

11

By potatore

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Nell'acqua…..sguazzano i caimani

La privatizzazione dell’acqua ha portato, in quest’ultimo periodo, molte lamentele che avranno seguito nel prossimo referendum quando i cittadini avranno la possibilità di decidere: gestione in mano ai privati oppure  gestione pubblica?  Certo è che la gestione in mano ai privati ha fatto nascere parecchi malumori innanzitutto per l’aumento delle tariffe poi per il ricevimento di cartelle poco trasparenti per consumi e prezzi praticati, e poi per la mancanza un garante per l’acqua potabile.  Al contrario di luce e gas, inoltre, il cittadino non può scegliere tra diversi operatori e quindi le nuove società che sono state create hanno dato vita ad una variabilità di prezzi praticati e norme  più o meno arbitrarie sulle condizioni di nuovo allacciamento, subentro o cessazione  dell’utenza e trovano il consumatore senza nè garanzie nè una valida alternativa di gestore: vige il più iniquo monopolio. Cosa curiosa, anche per esperienza personale, sono i casi di subentro, in tali casi la società erogante pretende dal subentrante il pagamento delle bollette insolute dal precedente intestatario senza aver  nessun titolo legale per tale richiesta. In pratica un proprietario di immobile che ha affittato l’appartamento ad un inquilino che dopo un breve periodo di permanenza risulta moroso e per tale motivo sfrattato si trova a dover anche far fronte, a detta delle società erogante, al pagamento degli insoluti nonostante non abbia mai firmato alcun contratto e che sia l’inquilino l’ intestatario dell’utenza. E’ come se l’inquilino sottoscrivesse un abbonamento ad una pay-tv e il locatore in caso di sfratto dovesse sobbarcarsi anche le quote di tale abbonamento non pagate. Furbata: “noo” rispondono i nuovi gestori acque ma se ne vuoi il subentro ti devi far carico dell’insoluto altrimenti paghi un nuovo allaccio a prezzi tali da scoraggiare qualsiasi padre di famiglia. Un ricatto in grande stile  viste le  leggi attuali e i tempi della giustizia ordinaria. Adire alle via legali significherebbe di fatto farsi patrocinare da un legale per far valere dei diritti che inevitabilmente troverebbero  molti motivi di cavillo legale e nel frattempo ? non ti lavi, non cucini, eviti di lavare i pavimenti  o usi l’acqua in bottiglia? Se lo scopo della privatizzazione dell’acqua fosse quello di evitare che sul mercato agissero un numero elevato di operatori con servizi diversi e tariffe poco omogenee chiunque, di buon senso, avrebbe dato parere favorevole, ma passare da una eccessiva frammentazione ad un unico e monopolista gestione significa far ricadere come al solito sull’utenza i costi e i disservizi di tali accorpamenti. In attesa dei referendum per il cittadino è necessario stringere i denti, e sopportare le angherie di call center dalla risposta pronta e poco inclini ai rapporti personali.   Il risultato è prevedibile: se non stai attento all’acqua rischi di essere azzazzato dai …..caimani.

 

Dic

5

By potatore

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Categories: Allevamento

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Il cardellino nostrano…la mia passione

di Sebastiano Spinella

Da sempre il cardellino nostrano ha esercitato un grande fascino grazie al suo canto e al suo piumaggio colorato. Questo esemplare è originario dalla Svezia centrale ma oggi e’ diffuso in tutta l’Europa raggiungendo perfino l’Asia  e Africa. Il canto del cardellino nostrano è armonioso con una serie di suoni acuti che lo rendono senza ombra di dubbio l’uccello più amato al mondo,infatti voglio ricordare che questo esemplare è stato spesso oggetto di ispirazioni per molti poeti, scrittori e compositori ( Antonio Vivaldi) che hanno dedicato dipinti, poesie e canzoni. Il piumaggio è caratterizzato da colori vivaci, il maschio ha una mascherina rossa intensa che si distende dietro all’occhio, piume nasali neri (detti “baffi”), piccole copritrici nere con un po di marrone alle punte; la femmina invece si differenzia dal maschio perchè ha la mascherina rossa che non supera l’occhio, piume nasali grigie, copritrici piccole con tesa larga marrone. Il  cardellino si nutre oltre che di semi e frutti di vario tipo anche di insetti. Su rami e steli, alla raccolta del cibo, i cardellini dimostrano una grande abilità acrobatica ed è facile vederli appendersi anche a testa in giù. Questi uccelli si riproducono con maggior frequenza in voliera piuttosto che in gabbia. Le gabbie non dovrebbero essere di misura inferiore ai 90 cm. E’ molto importante infrascare i portanido sia interni che esterni  ad es. con le piante di agrumi o i rametti in plastica degli alberi di Natale; la cosa estremamente importante è che l’ambiente sia sempre luminoso e particolarmente asciutto, poichè con l’umidità lo sviluppo della coccidiosi diventa esponenziale; sarebbe quindi utile l’uso di un buon deumidificatore. Il nido è fatto con muschio, rametti e steli e viene rivestito all’interno con lana, peli e morbido materiale vegetale.Per ottenere risultati soddisfacenti è importante preparare i riproduttori già da Gennaio abituandoli a mangiare una o due volte a settimana il pastoncino, i semi cotti e l’uovo sodo. E’ di fondamentale importanza fornire agli uccelli acqua fresca per tutto il giorno in contenitori puliti. L’acqua deve essere sempre presente e non stagnante poiché potrebbe essere facilmente contaminata da vari agenti patogeni (in particolare lo Pseudomonas); da considerare la possibilità di dotare l’allevamento di abbeveratoi automatici a valvola direttamente collegati all’impianto idrico. A metà Marzo è bene unire i due sessi e formare le coppie stando attenti ai litigi. Verso la fine di aprile la femmina inizia e porta a termine la costruzione del nido senza l’aiuto del maschio e depone da 3 a 6 uova bianco bluastre e bianco verdastre punteggiate di grigio, rossiccio e bruno. L’incubazione dura 12 e talvolta anche 13 o 14 giorni e a 14-15 giorni dalla nascita i piccoli abbandonano il nido ma restano in vicinanza dei genitori anche quando questi attendono alla preparazione della seconda covata. L’accoppiamento dura fino alla seconda decade di settembre, dopo questo periodo avviene la muta l’appuntamento più temuto, perché è la fase più critica da superare per i nostri amici alati. Ricordiamoci di tenere il più possibile bassa l’umidità, di pulire spesso le grate delle gabbie, di fornire due volte a settimana un complesso polivitaminico in acqua da bere. Mantenendo queste condizioni….ma anche passione si possono ottenere risultati ottimi!!!  Si ricorda che il cardellino è specie  protetta in Italia ed è vietata la detenzione di soggetti non anellati e di cui non si dimostri certificazione di nascita in cattività, pena una multa salata quindi il consiglio si attenersi alle norme vigenti circa l’allevamento.

Apr

28

By potatore

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Gli inganni delle acque minerali

Non bevetela! costa cara!!

Non bevetela! costa cara!!

Le municipalità di New York e altre città americane, sembrano aver dichiarato guerra alle bottiglie di acqua minerale. Un movimento continuo, trasversale e coinvolgente ha dato vita a questa “rivoluzione”: mettere in discussione la dichiarata superiore qualità delle acque minerali su quelle di rubinetto e combattere concretamente l’invasione delle bottiglie di plastica. Molte città europee, compresa Roma, si sono unite al grido d’allarme.
Ogni anno nel mondo si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua (necessari per la lavorazione della plastica) per produrre 154 miliardi di acqua minerale in bottiglia.
Secondo la legge, l’acqua minerale,per essere considerata tale, deve provenire da riserve d’acqua sotterranee (acque di sorgente), naturali e protette da contaminazioni ed essere batteriologicamente pura. Sono permesse l’aggiunta di anidride carbonica e l’eliminazione di ferro e zolfo. Il riconoscimento ufficiale come acqua minerale da parte del Ministero della Salute avviene dopo accurate analisi (geologiche, chimiche, fisiche e microbiologiche), si esaminano anche le proprietà curative farmacologiche e medicinali. Sono prescritti controlli della qualità dell’acqua e dei processi di lavorazione e imbottigliamento da parte degli esercenti (interni) e delle unità sanitarie (esterni).
Per l’acqua “del Sindaco” si è rivolta maggiore attenzione ai contaminanti di natura antropica ed in particolare ai sottoprodotti della disinfezione. E, cosa di non poco conto, il Decreto Legislativo del 2/2/2001 stabilisce la responsabilità dell’ente di distribuzione solo fino al contatore, mentre da questo fino al punto di uso (rubinetto) è a cura del proprietario dell’immobile assicurarne la potabilità.
Dando alto valore invece alla “purezza originaria” delle acque minerali, la Direttiva 2003/40/CE non stabilisce alcun obbligo di verifica di eventuali – possibili – sostante organiche imbottigliate. In realtà la differenza di trattamento da parte del legislatore nello stabilire i limiti di tollerabilità degli elementi presenti ed i relativi controlli per le acque minerali naturali e per le acque di “rubinetto” nasce proprio dall’origine e la distribuzione delle stesse.
L’acqua del rubinetto è buona, controllata, salutare. Ma non è pubblicizzata. E siamo stupidamente portati a credere che non abbia le meravigliose qualità reclamizzate dalle multinazionali imbottigliatrici. Giganteschi gli interessi economici in gioco. L’acqua del rubinetto ci costa mediamente 60-80 centesimi a metro cubo (circa mille litri); l’acqua minerale circa 40 centesimi a bottiglia di 1,5 litri (al supermercato), quindi 250 Euro a metro cubo.  L’enorme differenza di prezzo è dovuta tutta ai costi di pubblicità, imbottigliamento e trasporto (2/3 del costo finale della bottiglia è legato alla plastica).  La scelta dell’acqua di rubinetto realizza in fondo un obiettivo plurimo: ci da’ benessere e salute e determina un contenimento oggettivo delle spese familiari, oltre che quelle della collettività. Il costo di una bottiglia di 1,5 litri al giorno a persona per un anno è di 219 Euro circa, importo in cui non abbiamo aggiunto il costo collettivo per lo smaltimento del rifiuto di plastica ed il costo ambientale. Lo stesso individuo spende meno di 1 Euro se ricorre all’acqua di rubinetto. Ed a chi ancora sceglie l’acqua minerale ad esempio per il basso contenuto di sodio, rispondiamo di analizzare tutti i cibi, industriali, che arricchiscono la sua dieta: quanto sodio in ogni prodotto portato a tavola? La scelta consapevole dell’acqua di rubinetto determina inoltre con immediatezza la riduzione della produzione di bottiglie di plastica e del loro enorme impatto ambientale.
Analisi recenti in grandi città italiane, Milano, Firenze, Torino, Bologna e Bari dimostrano la capacità del sistema pubblico di monitorare e migliorare la qualità dell’acqua di rubinetto e la naturale spinta verso canoni ed abitudini europei. Siamo già in tanti ad aver fatto questa scelta; è nostro compito diffondere le informazioni ed i dati oggettivi riguardanti la qualità dell’acqua di rubinetto affinché si riesca a spezzare la spirale commerciale bottiglia/acqua che tanto danno arreca.