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10

By Il Potatore

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Orchidee come conoscerle ed apprezzarle!

 

Guardare e non toccare o magari guardare e acquistare il dilemma si pone sicuramente nei confronti di una delle specie vegetali più ricercate al mondo: le orchidee. Infatti, le oltre cento specie che crescono spontanee in Italia allo stato selvatico sono protette al fine di evitare il “saccheggio” dei numerosi appassionati. Mentre non esiste limite all’acquisto delle specie coltivate se non quello del portafoglio a fronte sicuramente di un prodotto che soddisfi i gusti più fini di amanti delle piante.  Narra la leggenda che Orchide, un bellissimo giovinetto accortosi che il suo corpo non assomigliava né agli uomini ne quantomeno alle donne disperato del suo ermafroditismi si lanciò da una  rupe, sfracellandosi. Sul prato dal suo sangue spuntarono dei bellissimi fiori ognuno diverso dall’altro ma allo stesso tempo simili che presero il nome di orchidee cioè fiori di Orchidee. In pratica, poi, le specie di orchidee constano di oltre 17.000 specie conosciute che si sono adattate ai diversi climi. E origine totalmente diversa hanno le tre specie  più importanti ai fini della coltivazione commerciale: la Cypri­pendium originaria dell’estremo oriente, la Cymbidium, dall’India e dalla Cina e la Cattleya originaria dell’America tropicale. Le prime due specie sono adatte alla coltivazione sotto serra e in piena terra mentre l’ultima  provenienti da  climi più calde come alcune Bromeliacee  è una pianta epifite e quindi vive su tronchi e rami. Ciò è possibile in quanto a livello botanico presenta alcune particolarità come delle radici aeree che sono in grado di catturare l’umidità presente nell’aria. Il fusto spesso è un rizoma e da esso si formano degli ingrossamenti chiamati pseudo-bulbi che danno origine alle foglie sessili e senza peduncolo. La particolarità dei fiori si articola sulla forma che assumono i 6 petali presenti su ciascun fiore: tre di questi formano il calice mentre uno forma il caratteristico labello che gli antichi Greci chiamavano sandalo del mondo per la caratteristica somiglianza alla punta di tale calzatura. Nelle coltivazioni in serra o per quanti allevano in piante di questa specie occorre inizialmente stabilire la provenienza geografica necessaria a creare le condizioni ottimali di temperatura  che possono oscillare dai 8-18 gradi per le specie da climi  freddi fino ai 30 per quelli provenienti  da  regioni equatoriali. Per le specie epifite il substrato deve essere organico, molto poroso e di lenta decomposizione con pH compreso fra 5,5 e 6,5. Le radici di Osmunda e il Polypodium in parti uguali sarebbero il substrato ideali  ma  per delle difficoltà di reperimento di queste due felci  in alternativa si utilizza  scorza di sequoia grossolana e sughero (40% circa di entrambe) e per completamento il 20% di torba o sfagno buoni risultati si possono ottenere anche con l’impiego di scorza di pino grossolana e torba.

Feb

4

By Il Potatore

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Potature di ordinaria….follia

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Potature di ordinaria follia, interventi cesori da far vergognare un serio professionista. Con quale criterio si eseguo tali tagli che niente hanno a che vedere con  la basilare tecnica di potatura. Non ci sono scuse che tengono: tali interventi sono criminali e accampare scuse sulla stabilità, sulla ricrescita o altre astruse teorie sono indice di incompetenza. Purtroppo nella bergamasca questa moda della capitozzatura prende sempre più piede e sembra quasi essere diventata una moda per tutte le stagioni. Si proprio così perché purtroppo oltre alla scelleratezza degli interventi si aggiunge che spesso vengono effettuati in piena ripresa vegetativa e questo ne  aumenta gli effetti negativi con eccessiva fuoriuscita di linfa, tempi lunghi per la cicatrizzazione e conseguenziale proliferare di attacchi fungini. Le piante capitozzate in tale modo tendono ad ammalarsi facilmente, invecchiano velocemente e la sostituzione diventa indispensabile anche perché i cancri rameali e le gravi carie che si sviluppano nella zona dei grossi tagli ne pregiudicano fortemente la stabilità. Tutti  i cittadini possono vigilare affinché non si abbiano a vedere tali atrocità che tolgono a funzione stessa per cui gli alberi vengono collocati in città: purificazione dell’aria, abbattimento delle polveri sottili, riduzione dei rumori, trattenimento dell’acqua piovana miglioramento in pratica del microclima locale. Ridurre drasticamente la chioma viene a toglie la loro funzione, con costi di mantenimento elevati ed inutili. Occorre protestare con l’invio di mail e telefonate ai responsabili comunali e spesso le vibranti proteste della popolazione ha impedito abbattimenti e potature da fantascienza.  Per chi volesse segnalare interventi anomali o chiedere spiegazioni sulla corretta tecnica di potatura può farlo allo scrivente tramite la pagina “L’esperto risponde” oppure registrarsi alla pagina facebook:  “Di no alla capitozzatura” mettere mi piace alla pagina e condividerla aiuta a diffondere una cultura piu ecologista e rispettosa dell’ambiente. Per approfondire trovi altri articoli simili al seguente link : La stagione dei massacri