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By Il Potatore

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Mini-guida

FARNIA E’ dotata di rami robusti che formano una chioma massiccia e di una corteccia liscia e ruvida che si fessura con l’età. E’ un albero molto longevo e può raggiungere i 35 metri d’altezza.
Le sue foglie sono alterne, hanno forma ovale oblunga e quattro o cinque lobi su ciascun lato. I fiori compaiono contemporaneamente alle foglie nel mese di maggio; quelli maschili pendono in amenti esili; quelli femminili si trovano all’estremità dei germogli. I suoi frutti, la ghiande, sono disposti in paia su lunghi peduncoli.                                                                                                          

GELSO E’ un albero robusto con tronco corto, spesso cavo e e irregolarmente ramificato a formare una chioma allargata e fitta. La corteccia è dapprima grigia, poi bruna e fessurata. Le sue foglie, alterne e talvolta ravvicinate a due a due, hanno forma variabile: possono essere più o meno ovate, mentre altre sono lobate. Il margine è irregolarmente dentellato. Le infiorescenze femminili sono riunite in glomeruli sferici, quelle maschili formano amenti peduncolati. I frutti, more di sapore dolce, hanno colore nero-violaceo, sono grossi e lucidi.

ONTANO NERO E’ un albero dalla chioma ampia, di forma conica. Ha ramificazioni regolari e una corteccia ruvida di color marrone chiaro. Raggiunge i 25 metri d’altezza.
Le foglie sono alterne, arrotondate e talvolta smarginate all’apice.
Gli amenti maschili e quelli femminili, prodotti sullo stesso albero, fioriscono all’inizio della primavera e sono, i primi, lunghi, i secondi più piccoli e ovali. I frutti, di colore verde, maturano in estate e permangono poi sull’albero per tutto l’inverno simili a coni legnosi.

ROBINIA Originaria del Nord America, la Robinia è una pianta molto invadente; ha rami contorti, una chioma aperta ed espansa e una corteccia bruna o grigia, solcata e nodosa. Può raggiungere un’altezza di 25metri.
Le sue foglie sono alterne; ognuna ha una quindicina di foglioline picciolate, ovali e glabre. I fiori, di colore bianco e molto profumati, sono riuniti in grappoli.
I frutti, legumi lisci e bruni, in autunno si fendono per liberare i semi. Per tutto l’inverno pendono dall’albero in racemi.

SALICE BIANCO Ha tronco diritto, chioma ampia e lunghi rami ascendenti e divaricati, di colore bruno chiaro. E’ alto sino a 25 metri. Le sue foglie, caduche, sono strette, acuminate all’estremità con il margine finemente seghettato. I fiori, che compaiono in marzo o aprile contemporaneamente alle foglie, sono riuniti in lunghe e morbide infiorescenze a forma di spiga; ogni pianta porta amenti o solo maschili o solo femminili. I frutti sono piccole capsule che, a maturazione, si aprono a metà lasciando fuoriuscire numerosi semi.  CARPINO BIANCO Albero di modeste dimensioni, ha chioma espansa, tronco eretto a sezione irregolare, quasi stellata. La ramificazione secondaria è leggera e regolare, la corteccia è liscia, di color grigio cenere.
Le foglie, semplici e alterne, sono di forma ovale, acuminate all’apice, con margine doppiamente dentellato, più scure nella pagina superiore.
I fiori si riuniscono in infiorescenze solitarie. PIOPPO NERO E’ un albero caratterizzato da una crescita rapida. La sua chioma, molto espansa, è a forma di cupola e la corteccia, di colore grigio-bruno, è fessurata. La sua altezza può raggiungere i 30 metri.
Le foglie sono alterne, più lunghe che larghe e hanno margini traslucidi con piccoli denti regolari.
Gli amenti maschili e quelli femminili si sviluppano su alberi diversi e maturano nel mese di marzo.

Set

11

By Il Potatore

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Cosa è un ecosistema?

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Per ecosistema si intende l’insieme degli elementi biotici ed abiotici di un ambien­te e deii di­versi fenomeni che in esso si formano. I fenomeni possono essere: biologici (respirazione, nutrizione, fermentazione, ecc.) ed abiologici (fenomeni chimici e fisici del terreno; dell’ac­qua, ecc.). Fondamentale, tra i fenomeni fisiolo­gici di un ecosistema, è il ciclo della sostanza organica ). Il ciclo della sostanza organica consiste nella trasformazione dei suoi componenti dalla forma minerale a quella organica per opera delle piante, nel loro successivo pas­saggio dalle piante agli animali ed infine, per decomposizione degli animali e delle piante  ad opera di microrganismi,  loro ritorno sotto forma minerale per poi ini­ziare di nuovo il ciclo. Si dice che un ambiente è   ecologicamente equilibrato quando in esso la sostanza orga­nica compie cicli completi senza subire per­dite o,  che queste, vengono interamente reinte­grate.  Sono  ecosistemi stabili  paludi, boschi,  laghi,  eccetto quando la mano dell’uomo non ne altera i cicli.

Si chiamano sostanze organiche quelle che formano il corpo degli animali e delle piante o che da questi sono prodotte. Per questo animali e piante sono chiamati. organismi. Le sostanze inorganiche formano i minerali. Caratteristiche delle organiche sono: contengono sempre carbonio bruciano con o senza fiamma sviluppando anidride carbonica e vapore acqueo; sono facilmente attaccabili da reagenti chimici.

Il ciclo della sostanza organica si realizza praticamente con la cosiddetta cate­na alimentare, Gli elementi di una catena alimentare sono classificati in:

  • produttori: sono i vegetali che, median­te la funzione clorofilliana tra­sformano l’acqua ed i sali minerali in sostanza organica;

  • consumatori: sono gli erbivori ed i car­nivori che si nutrono di sostanza organica già esistente;

  • decompositori sono i funghi ed i bat­teri che decompongono i residui animali e vegetali  trasformando nuovamen­te la sostanza organica in sostanza minerale.                                                                                                                                                                                  La realtà pratica non è però così semplice come schematizzato in precedenza, in quan­to gli anelli della catena sono variamente connessi tra di loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Set

3

By Il Potatore

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Sono i grassi idrogenati a far male!

No, non siamo diventati un sito di culinaria ma sosteniamo l’idea del Made in Italy e di qualità. Pertanto siamo molto scettici quando vediamo che vengono usati sulle nostre tavole alimenti o prodotti che non hanno niente a che fare con la nostra unica e insuperabile “dieta mediterranea” che valorizza il nostro olio, burro, latte e formaggi, per fare alcuni esempi, e al contrario esclude margarine da “laboratorio” olio di semi vari, olio di palma ecc. Nei precedenti articoli abbiamo fatto un accenno con l’intenzione di riparlare (questa è l’occasione) dell’immancabile cornetto, principe delle nostre colazioni, ormai diventato un concentrato di ingredienti di pessima qualità: sciroppo di glucosio, zuccheri eccessivamente raffinati, conservanti e l’immancabile margarina, spesso di scarsa qualità, sostituta del burro. Ci siamo chiesti: “perché non preparare un cornetto con alimenti di qualità, DOP invece di un congelato o precongelato pieno di ingredienti di dubbia qualità e/o addirittura dannosi alla salute? L’articolo a seguire, preso integralmente dall’Eco di Bergamo, fa un po’ di chiarezza e riabilita burro, carne,formaggi e lasciando in “dispensa” margarina, oli vari, e brioscine da pochi soldi fatti con margarine da pochi soldi e potenzialmente dannose per la salute..

Riabilitati quelli «saturi»
Sono i grassi idrogenati a far male

Non tutti i grassi fanno così male al cuore come si dice. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal riabilita quelli saturi, ovvero di origine animale e presenti in uova, carne, burro e formaggi, mentre punta il dito su quelli «trans», o idrogenati, come la margarina. Questi ultimi, infatti, spesso presenti in merendine, snack e prodotti industriali per via del loro basso costo, provocano un aumento del 34% di mortalità.
La ricerca, condotta dall’Università canadese McMaster, ha studiato i risultati di 50 studi osservazionali per valutare l’associazione tra grassi saturi e trans e le ricadute sulla salute degli adulti. La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che gli acidi grassi insaturi trans, cioè prodotti industrialmente da oli vegetali tramite un processo chimico detto idrogenazione, sono associati a un aumento del 34% di morte per qualsiasi causa, del 28% di morte per malattia coronarica e del 21% per malattia cardiovascolare. Il consumo di grassi saturi, invece, tra cui anche l’olio di palma, non sembrerebbe associato a un aumentato rischio di morte o a malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.
Detto questo, «non stiamo proponendo di aumentare il consumo di grassi saturi rispetto a quanto suggerito dalle linee guida», sottolinea Russell de Souza, del Dipartimento di Epidemiologia Clinica e Biostatistica dell’Università canadese McMaster.