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Il trapianto

Il trapianto delle piantine nell’orto è una operazioni molto delicata è va effettuata con molta cura al fine di evitare letali crisi che si instaura nelle piantine. Gene­ralmente le vie seguite sono due: Il trapianto di piantine con radice nuda, proveniente da semenzai, oppure l’utilizzo di piantine con pane di terra (generalmente torba) prove­niente da ditte specializzate. Nel primo caso, come facilmente intuibile, lo stress da trapianto si verifica abbastanza facilmente e pertanto diventa indispensabile rendere molto soffice il terreno, affinché le radici aderiscano perfettamente alle particelle del terreno, ed effettuare una irrigazione preventiva molto abbondante che non rendi difficoltose, per, le operazioni di trapianto. Per evitare che l’apparato radicale delle plantule prelevate dal semenzaio per strappo, siano rovinate eccessivamente buona norma sarà quella di irrigare due-tre ore prima di tale operazione il semenzaio. La messa a dimora delle piantine dovrà essere effettuata preferibilmen­te nel tardo pomeriggio o in giornate nuvolose e l’irriga­zione deve avvenire nel più breve tempo possibile e sarà ripetuta possibilmente al mattino del giorno successivo. Quando, invece, le piantine vengono acquistate in contenito­ri alveolati saranno da preferire quelli a sezione quadra­ta, rettangolare o similare rispetto a quelli con alveoli circolari o tronco-conici. Infatti, nel secondo caso, lo sviluppo avvolgente che l’apparato radicale assume all’in­terno dell’alveolo, condiziona negativamente la distribuzio­ne successiva di questo nel terreno. La mancata completa esplorazione del terreno da parte dell’apparato radicale sarebbe, poi, causa di perdita di principi nutritivi e minore resistenza agli eventi siccitosi. Molta attenzione va anche posta nell’utilizzo di piantine in torba pressata; questo deve essere completamente interra­to e possibilmente compresso lateralmente mantenendo alta l’umidità per evitare fenomeni di “scollamento”.

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L'orto in balcone

Le famiglie italiane spendono mediamente una cifra varia­bile tra i 3 e i 5 euro  il giorno per approvvigionarsi di verdura e similari. Altre riservano cifre maggiori ed in taluni casi le risorse utilizzate per le verdure superano quelle utilizzate per l’acquisto di carne. Se a ci si aggiunge l’interesse mostrato dalle scuole di ogni ordine e grado, le quali prevedono nel loro piano di studi visite in parchi, boschi e fattorie in modo da far intuire le bellezze della natura e come se quest’ultima razionalmente sfruttata provveda a noi, si capisce il bisogno un pò tutti,  nel voler possedere un fazzoletto di terreno da adibire alla soddisfazione delle esigenze domestiche. Purtroppo tutti non hanno per vari motivi uno spazio o un piccolo orto dove dedicarci alla naturale dove assistere alla germinazione delle piantine e alla loro continua ed inesora­bile crescita. Se, armati di fantasia e molto pazienza, si vuole lo stesso produrre qualcosa quantomeno per evitare di uscire di casa per comprare il prezzemolo necessario alla moglie per insaporire il pesce e dimenticato nella ultima spesa ecco come fare.  Non necessariamente sono indispensabili vasi particolari ma qualsiasi recipiente di scarto tipo vecchi contenitori, cassette della frutta o altro e della terra di bosco o del normale terriccio reperibile in qualsiasi grosso supermer­cato. Sul tipo di coltura da effettuare invece e necessa­rio conoscere più o meno le caratteristiche generali e che normalmente vengono scritte dal produttore della semente sulle bustine di semi anche esse reperibili nei supermercati o consorzi agrari. Con questo sistema è possibile possedere sul balcone una cassettina di polistirolo con del prezzemo­lo, dei vasi con piantine di timo, rosmarino, salvia, basi­lico, un pò di rucola, qualche piantina di fragole il resto alla vostra fantasia.

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Orchidee

Nella coltura occidentale l’orchidea è considerata un fiore raro e prezioso e da sempre viene apprezzato per la durata e la raffinatezza dei colori adatto per essere regalato in particolari occasioni anche in considerazione del notevole prezzo di mercato. Questo perché in passato la coltivazione era riservata a pochi “eletti” che ne conoscevano le caratteristiche di coltivazione ed erano attrezzati con impianti serricoli atti a matenere un ambiente idoneo. Le esigenze delle Orchideacee in genere si discosta tra l’altro notevolmente dalle altre specie da fiore e non solo per quanto riguarda le esigenze climatiche ma in particolare per il substrato di coltivazione trattandosi di piante epifite e che quindi devono il loro nutrimento a radici aeree oltre al sistema radicale posto alla base. Questo e altri fattori ha fatto si che per la coltivazione si pensasse che tali piante potessero crescere in modo soddisfacente solo in serra e che solo giardinieri di comprovata abilità riuscissero a ottenere fioriture soddisfacenti. Questo è vero solo in parte in quanto alla famiglia delle Orchideacee appartengono circa 750 generi con più di 20.000 specie dai quali sono derivati una quantità notevole di ibridi e varietà che hanno la caratteristica di svilupparsi non solo sugli  e arbusti senza peraltro parassitarli come le specie epifite anzidette ma di tante altre che vivono e si sviluppano nel terreno. E’ però vero che la gran parte di quelle coltivare dall’uomo sono specie epifite che hanno la peculiarità di formare dei germogli dal rizoma principale che sta sulla superficie del vaso e sviluppa le radici verso il suo interno e che successivamente ad intervalli forma dei pseudobulbi che a loro volta danno vita a foglie. Questi pseudobulbi fioriscono in genere una sola volta mentre se ne continuano a formare altri che a loro volta produrranno foglie e quindi fiori. Il problema maggiore per la coltivazione è la preparazione di un giusto miscuglio che prevede l’utilizzo in parti uguali di terra grassa fibrosa, terriccio di foglia o torba, muschio di sfagno a pezzi e sabbia grossolana o perlite. In passato era molto utilizzato, visto i notevoli risultati, terriccio e fibra di Osmunda ma dopo l’eccessivo sfruttamento dei depositi naturali di questa felce si è rischiato di estinguerla e pertanto è diventata una specie protetta al pari delle stesse orchidee spontanee presenti in Italia su quasi tutto il territorio nazionale. L’affinarsi delle tecniche di coltivazione ha però permesso di sostituire l’Osmunda con altri substrati di origine naturale come la scorza grossolana di pino. Per coloro che intendono regalare quello che in Tailandia, uno dei maggiori produttori di questo fiore al mondo, viene chiamato “fiore del sorriso”, nella scelta delle piantine o del fiore reciso deve tener conto di alcuni fattori importanti come la freschezza del prodotto, la brillantezza e la consistenza del fiore e malgrado le convinzioni comuni va considerato il numero dei fiori aperti e non quello della lunghezza dello stelo.

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Bombi, crisope e forficole……

 

Molto spesso il rapporto che l’uomo ha con gli insetti da vita ad una sensazione di fastidio e di molestia generalizzando e enfatizzando i disturbi che mosche e zanzare principalmente nella stagione estiva arrecano. In effetti solo una parte ristretta degli insetti presente in natura è causa di fastidi all’uomo mentre una parte consistente oltre a non arrecare nessun disturbo all’uomo diventa indispensabile per le coltivazioni che lo stesso attua. Un esempio notevole e significativo viene dato dalle api che come noto oltre alla produzione di miele sono indispensabili per l’impollinazione e per lo stesso motivo negli ultimi anni nelle serre vengono posti delle arnie di bombi (Bombus terrestris) imenotteri dal corpo tozzo e peloso di colore nero-giallo che con il loro lavoro aumentano le rese dei pomodori e di altri ortaggi. Oltre a questi, meno conosciuti, ma non di minore importanza sono le coccinelle, le Crisope e le Forficole oltre ad una notevole schiera di Imenotteri e Ditteri che essendo dei predatori naturali di afidi, autentico flagello delle coltivazioni, riducono in materia consistente il proliferare di quest’ultimi. Purtroppo in quest’ultimi tempi si assiste ad una diminuzione di ripari naturali per la popolazione di insetti utili e inoltre l’utilizzo di antiparassitari non selettivi riduce notevolmente lo sviluppo di questi antagonisti naturali con l’aumento delle infestazioni di afidi, cimici, ragni. Pertanto risulterà molto utile non eccedere nei lavori di pulizia degli affranti, dei cigli inerbiti o di zone cespugliose in prossimità di orti e giardini in quanto è proprio in questi luoghi che normalmente svernano la maggior parte di insetti utili mentre sarà il caso di mettere da parte i pregiudizi su alcuni insetti tra cui le forbicine, innocue per l’uomo ma predatori di afidi e infine anche per le nauseabonde cimici dei campi forse sarà il caso di avere una più “umana comprensione”.

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Cenere e sapone

Lavatoio: Viene lavata la biancheria con lesciva delle ceneri

Prima dell’avvento del sapone i possessori di camini e stufe a legna erano da considerarsi fortunati non solo per la possibilità del riscaldamento che avevano ma anche perchè la cenere prodotta era elemento indispensabile per il bucato. Infatti grazie al carbonato di potassio contenuto nella cenere proveniente dalla combustione del legno era possibile candeggiare i panni e produrre saponi oppure utilizzarla nella fabbricazione di vetri e ceramiche. I tempi cambiano ma l’utilizzo, anche se non per gli stessi usi, rimane lo stesso e la buona abitudine di servirsene come concime è tuttora attuale. Infatti oltre al contenuto di carbonato di potassio (10% circa) la cenere contiene ossidi di sodio, calcio, magnesio e ferro, elementi indispensabili per la crescita delle piante da orto e che servono a completare le concimazioni fatte con i comuni fertilizzanti chimici. Da non sottovalutare l’azione miglioratrice per quando riguarda la lavorabilità del terreno e l’effetto benefico sulla aerazione dello stesso. L’utilizzazione risulta abbastanza semplice e consiste nel distribuire la cenere nel terreno e lasciarla all’aria per almeno una notte; così facendo per la capacità igroscopica che possiede assorbirà  dall’aria l’umidità presente e dopodiché‚ potrà essere facilmente interrata tramite vangatura evitando il fastidio della polvere che altrimenti si svilupperebbe. Per le colture che richiedono concimazioni potassiche come pomodoro e zucchine è sicuramente un toccasana pertanto se ne consiglia la distribuzione 20-30 giorni prima della messa a dimora delle giovani piantine. La presenza di fosforo nelle ceneri servirà alla pianta per la costituzione delle infiorescenze mentre la potassa migliorerà sia le caratteristiche organolettiche come sapore e colorazione della polpa che la resistenza alla conservazione dei frutti. Per le motivazione sopra citate se ne consiglia un uso limitato nelle colture da foglia in quanto le esigenze nutrizionali sono di natura diversa.

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Il ciliegino


La prima ricetta di pasta e pomodoro, secondo alcuni autori, risale al 1839 e da allora il “tomatl” azteco è diventato uno degli ortaggi da frutto più chiacchierato. In Francia per molto tempo si è ritenuto che il frutto fosse afrodisiaco ed eccitante e pertanto il nome di pomo d’amore sembrava il più appropriato mentre i primi botanici italiani che si occuparono di questo ortaggio per la colorazione che a completa maturazione acquistava, lo definirono pomo d’oro. IL Lycopersicum Esculentum, nome botanico della pianta, in ogni caso è uno degli ortaggi più diffusi nel mondo per la versatilità del suo frutto sia da consumo fresco che da passato, trova posto in una miriade di specialità gastronomiche. La ricerca scientifica continua tutt’oggi a selezionare varietà che presentino ottime caratteristiche produttive, resistenza alle malattie e precocità di sviluppo; i risultati sono nella messa in commercio di ibridi che si caratterizzano per le notevoli differenze morfologiche. Accanto alle varietà da mensa, molta diversità esiste sulle varietà dal consumo fresco ed accanto al classico pomodoro “insalataro” costoluto, appiattito oppure al tipico a forma rotondeggiante, in quest’ultimo periodo merita molta considerazione il pomodoro ciliegino. Per il fatto di appartenere al gruppo delle varietà a grappolo dalle dimensioni molto ridotte (15-30 grammi circa) e la colorazione tipica maturazione molto rossa, si ritiene somigliante alle ciliege e da qui il nome. Le caratteristiche salienti per la coltivazione non differiscono particolarmente dalle tecniche degli altri pomodori se non per alcuni marginali differenze. Tra queste è da evidenziare che al contrario delle varietà auto-cimanti e cioè quelle che naturalmente arrestano la crescita in altezza dopo la formazione di un certo numero di palchi, il ciliegino cresce continuamente in altezza formando così piante robuste e molto alte. Pertanto chi si appresta, nella prossima a questa coltivazione lo fornisca di adeguati tutori.