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Bonsai: ci vuole pazienza!!

di Matteo Caliendo

Come  già ricordato nell’articolo precedente,  l’ideale per in iniziare è senz’altro una specie autoctona come per esempio un abete rosso (non molto semplice da trasformare ma molto resistente) oppure un ligustro…Personalmente per iniziare ad avvicinarsi a quest’affascinante hobby sceglierei una latifoglie con foglie già per natura di taglia piccola (per evitare rischiose e continue defogliazioni che per un principiante potrebbero risultare difficoltose).  Il fatto di scegliere specie autoctone e latifoglie sta nella considerazione che le latifoglie sono facili da potare, e laddove si commettesse un errore di taglio, la pianta risponde prontamente (rispetto ad una conifera) nel rimpiazzare il ramo stesso.  Secondariamente la crescita più rapida soddisferà senz’altro il frettoloso neofita che dovrebbe essere il più paziente possibile; ricordo che gli errori sono molto spesso e per la maggior parte dei casi frutto di impazienza. Una pianta autoctona inoltre non necessita di continui e critici spostamenti dall’interno all’esterno, cambiamenti che devono essere effettuati gradualmente e seguiti da potature delicatissime e talvolta radicali che potrebbero spiazzare e demotivare chi si avvicina a tale arte. Riassumendo chi vuole avvicinarsi all’hobby (se così accidentalmente lo si può definire) si armi prima di tutto di una buona guida semplice e soprattutto illustrata utile principalmente nella scelta della pianta da destinarsi allo scopo (che non dovrà presentare rami a gomito, biforcazioni del fusto, numerosi rami su palchi orizzontali  per quanto riguarda la parte epigea; da non sottovalutare neppure l’ipogea –radici- che non dovranno essere di forme armoniche, poco intrecciate o con un fittone poco  pronunciato…). La scelta (come rammendato nel corso del testo più volte) di specie autoctone ancor meglio se prelevate in tenera età in natura; meglio le latifoglie con foglie per predisposizione molto piccole, optare per una scelta effettuata nella stagione primaverile o autunnale cosicchè la pianta possa essere lavorata da subito; scegliere come primi “stili” i più naturali come un eretto casuale o se si vuole “osare” maggiormente anche un eretto formale. “Armarsi di pazienza prima di iniziare a tagliare “alla cieca” sarebbe meglio farsi almeno mentalmente uno schizzo od un’idea della pianta ad opera se così si può dire ultimata; scegliere il lato da cui la pianta andrà osservata (il lato in cui non dovranno crescere rami verso l’osservatore), non avere eccessiva premura nel trapiantare il pre-bonsai nel vaso predisposto ma lasciarlo nel vaso di coltura abbassando progressivamente il “pane” di radici eliminando parzialmente il fittone (se la pianta non dispone di radici fascicolate) ed infine ricordare che il bonsai non va considerata come un’opera ultimata, in quest’arte anche la più piccola foglia ha il suo scopo(…)  Per qualsiasi parere od intervento sono a disposizione ed eventualmente -avendo una discreta quantità di libri sull’argomento – sarò disposto a fornire materiale utile.  Non va dimenticato che come in tutto l’esperienza e la pazienza ancora una volta sono i migliori “suggeritori” per avere risultati più che soddisfacenti nella maggioranza dei campi;  il bonsai non fa eccezione. “