Dic

31

By potatore

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Un anno carico di risultati

Con piacere chiudo l’anno 2010 carico di soddisfazioni. Il blog è stato visitato ad oggi da 45000 utenti unique che hanno visitato oltre 123000 pagine. Al Macchianera Blog Adwars, con oltre 2600 voti,  Il Potatore si è classificato al secondo posto. La rubrica “l’esperto risponde” trova motivo di incoraggiamento nel proseguo, con i numerosi lettori che ci scrivono. Ci scusiamo solo con pochi per la mancata risposta dovuta a email errata. Pertanto invitiamo , chi ci scrive di controllare chiaramente l’email speditaci visto che non abbiamo altra possibilità di contattarvi. Non rimane che augurare ai lettori un felice e sereno

Dic

19

By potatore

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Buon…….

Dic

17

By potatore

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Altro che condizionatori: meglio le piante

12La scelta delle piante per il giardino influisce sul clima della casa: una fascia di alberi sempreverdi sul lato nord, per esempio, blocca i venti freddi, tiene sottovento la casa e riduce gli sbalzi termici. La presenza di caducifoglie sul lato sud, invece, è necessaria per ombreggiare la casa durante l’estate; d’inverno, al contrario, il sole può battere sulla parete grazie alla caduta delle foglie. Sulla facciata est, abbandonata presto dal debole sole mattutino e quindi soggetta a sbalzi termici, rampicanti come l’edera sono l’ideale: infatti, grazie alle sue foglie sorrette dai brevi piccioli, forma una camera d’aria che riduce le escursioni termiche, impedisce alla pioggia di battere sulle pareti proteggendo dall’umidità, aumenta la durata dell’intonaco e riduce la presenza di polvere e rumori. Infine sulla parete ovest, che necessita degli stessi accorgimenti adottati per il lato sud, si può utilizzare la vite americana rampicante, caducifoglie e dal notevole effetto estetico.

Dic

12

By potatore

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Addio paesaggio

Ogni giorno scompaiono 1000 ettari di terreni agricoli con gravi ripercussioni sulle produzioni agricole, enogastronomiche e paesaggistiche. Se a ciò si aggiunge il proliferare di specie esotiche si può immaginare quali effetti sul paesaggio. Un turista che viene in Italia a visitare le meraviglie paesaggiste della Pianura Padana sarà accolto da capannoni, industrie, villette a schiera ricche di auricarie, olivi secolari capitozzati, magnolie e ancora banani rinsecchiti dal gelo invernale. L’ultima moda e quella di collocare sughere sempreverdi che niente hanno a che vedere con la sihlouette delle specie caducifoglie autoctone. Addio paesaggio padano!!!  Le siepi sono da sempre l’elemento comune del paesaggio agrario della Pianura Padana. Esse svolgevano varie funzioni prima che venissero ridotte di numero a partire dal 1950 (tutt’ora ne restano circa il10/20%): produzione di legna da ardere, sostegno delle rive dei fossi, riduzione fenomeni erosivi, sostegno per le viti, produzione di foraggio (in bachicoltura specialmente). Negli anni avvenire alle funzioni tradizionali se ne aggiungono altre e il loro ripristino, fondamentale per l’ecosistema è incentivato dall’Unione Europea. Oggi alle tradizionali funzioni di produzione di legna da ardere sono le funzioni ecologiche a destare l’interesse della Comunità. Infatti le siepi sono capaci di mitigare il clima, ombreggiare i corsi d’acqua migliorare il bilancio co2, fitodepurazione delle acque, difesa dai rumori e dalle polveri sottile e infine paesaggistica. Si spera che tutto ciò riporti le siepi al loro antico splendore…

Dic

5

By potatore

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Il cardellino nostrano…la mia passione

di Sebastiano Spinella

Da sempre il cardellino nostrano ha esercitato un grande fascino grazie al suo canto e al suo piumaggio colorato. Questo esemplare è originario dalla Svezia centrale ma oggi e’ diffuso in tutta l’Europa raggiungendo perfino l’Asia  e Africa. Il canto del cardellino nostrano è armonioso con una serie di suoni acuti che lo rendono senza ombra di dubbio l’uccello più amato al mondo,infatti voglio ricordare che questo esemplare è stato spesso oggetto di ispirazioni per molti poeti, scrittori e compositori ( Antonio Vivaldi) che hanno dedicato dipinti, poesie e canzoni. Il piumaggio è caratterizzato da colori vivaci, il maschio ha una mascherina rossa intensa che si distende dietro all’occhio, piume nasali neri (detti “baffi”), piccole copritrici nere con un po di marrone alle punte; la femmina invece si differenzia dal maschio perchè ha la mascherina rossa che non supera l’occhio, piume nasali grigie, copritrici piccole con tesa larga marrone. Il  cardellino si nutre oltre che di semi e frutti di vario tipo anche di insetti. Su rami e steli, alla raccolta del cibo, i cardellini dimostrano una grande abilità acrobatica ed è facile vederli appendersi anche a testa in giù. Questi uccelli si riproducono con maggior frequenza in voliera piuttosto che in gabbia. Le gabbie non dovrebbero essere di misura inferiore ai 90 cm. E’ molto importante infrascare i portanido sia interni che esterni  ad es. con le piante di agrumi o i rametti in plastica degli alberi di Natale; la cosa estremamente importante è che l’ambiente sia sempre luminoso e particolarmente asciutto, poichè con l’umidità lo sviluppo della coccidiosi diventa esponenziale; sarebbe quindi utile l’uso di un buon deumidificatore. Il nido è fatto con muschio, rametti e steli e viene rivestito all’interno con lana, peli e morbido materiale vegetale.Per ottenere risultati soddisfacenti è importante preparare i riproduttori già da Gennaio abituandoli a mangiare una o due volte a settimana il pastoncino, i semi cotti e l’uovo sodo. E’ di fondamentale importanza fornire agli uccelli acqua fresca per tutto il giorno in contenitori puliti. L’acqua deve essere sempre presente e non stagnante poiché potrebbe essere facilmente contaminata da vari agenti patogeni (in particolare lo Pseudomonas); da considerare la possibilità di dotare l’allevamento di abbeveratoi automatici a valvola direttamente collegati all’impianto idrico. A metà Marzo è bene unire i due sessi e formare le coppie stando attenti ai litigi. Verso la fine di aprile la femmina inizia e porta a termine la costruzione del nido senza l’aiuto del maschio e depone da 3 a 6 uova bianco bluastre e bianco verdastre punteggiate di grigio, rossiccio e bruno. L’incubazione dura 12 e talvolta anche 13 o 14 giorni e a 14-15 giorni dalla nascita i piccoli abbandonano il nido ma restano in vicinanza dei genitori anche quando questi attendono alla preparazione della seconda covata. L’accoppiamento dura fino alla seconda decade di settembre, dopo questo periodo avviene la muta l’appuntamento più temuto, perché è la fase più critica da superare per i nostri amici alati. Ricordiamoci di tenere il più possibile bassa l’umidità, di pulire spesso le grate delle gabbie, di fornire due volte a settimana un complesso polivitaminico in acqua da bere. Mantenendo queste condizioni….ma anche passione si possono ottenere risultati ottimi!!!  Si ricorda che il cardellino è specie  protetta in Italia ed è vietata la detenzione di soggetti non anellati e di cui non si dimostri certificazione di nascita in cattività, pena una multa salata quindi il consiglio si attenersi alle norme vigenti circa l’allevamento.

Dic

3

By potatore

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GIRO TONDO

di Tina Campesi

 

Giro tondo
giro tondo,
è malato questo mondo,
c’è nell’aria
un pò di tutto,
l’universo è ormai
distrutto.
Ma che dico:
non ancora,
c’è rimasta qualche ora
per salvare la natura.
Un’idea io l’avrei
e da zero
partirei:
or sorvolo monti e mari
spiagge, coste, litorali,
ma non vedo
lo splendore,
la natura, è qui che muore.
C’era un albero
in giardino
e sul prato…
un fiorellino,
or la rosa più non sboccia
e dell’albero… non v’è traccia.
Quella rosa
non si schiude,
non fiorisce,
è già  morta quando nasce,
che peccato;
era bello questo mondo.
Giro tondo,
giro tondo.

Dic

1

By potatore

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Bonsai: ci vuole pazienza!!

di Matteo Caliendo
[email protected]

Come  già ricordato nell’articolo precedente,  l’ideale per in iniziare è senz’altro una specie autoctona come per esempio un abete rosso (non molto semplice da trasformare ma molto resistente) oppure un ligustro…Personalmente per iniziare ad avvicinarsi a quest’affascinante hobby sceglierei una latifoglie con foglie già per natura di taglia piccola (per evitare rischiose e continue defogliazioni che per un principiante potrebbero risultare difficoltose).  Il fatto di scegliere specie autoctone e latifoglie sta nella considerazione che le latifoglie sono facili da potare, e laddove si commettesse un errore di taglio, la pianta risponde prontamente (rispetto ad una conifera) nel rimpiazzare il ramo stesso.  Secondariamente la crescita più rapida soddisferà senz’altro il frettoloso neofita che dovrebbe essere il più paziente possibile; ricordo che gli errori sono molto spesso e per la maggior parte dei casi frutto di impazienza. Una pianta autoctona inoltre non necessita di continui e critici spostamenti dall’interno all’esterno, cambiamenti che devono essere effettuati gradualmente e seguiti da potature delicatissime e talvolta radicali che potrebbero spiazzare e demotivare chi si avvicina a tale arte. Riassumendo chi vuole avvicinarsi all’hobby (se così accidentalmente lo si può definire) si armi prima di tutto di una buona guida semplice e soprattutto illustrata utile principalmente nella scelta della pianta da destinarsi allo scopo (che non dovrà presentare rami a gomito, biforcazioni del fusto, numerosi rami su palchi orizzontali  per quanto riguarda la parte epigea; da non sottovalutare neppure l’ipogea –radici- che non dovranno essere di forme armoniche, poco intrecciate o con un fittone poco  pronunciato…). La scelta (come rammendato nel corso del testo più volte) di specie autoctone ancor meglio se prelevate in tenera età in natura; meglio le latifoglie con foglie per predisposizione molto piccole, optare per una scelta effettuata nella stagione primaverile o autunnale cosicchè la pianta possa essere lavorata da subito; scegliere come primi “stili” i più naturali come un eretto casuale o se si vuole “osare” maggiormente anche un eretto formale. “Armarsi di pazienza prima di iniziare a tagliare “alla cieca” sarebbe meglio farsi almeno mentalmente uno schizzo od un’idea della pianta ad opera se così si può dire ultimata; scegliere il lato da cui la pianta andrà osservata (il lato in cui non dovranno crescere rami verso l’osservatore), non avere eccessiva premura nel trapiantare il pre-bonsai nel vaso predisposto ma lasciarlo nel vaso di coltura abbassando progressivamente il “pane” di radici eliminando parzialmente il fittone (se la pianta non dispone di radici fascicolate) ed infine ricordare che il bonsai non va considerata come un’opera ultimata, in quest’arte anche la più piccola foglia ha il suo scopo(…)  Per qualsiasi parere od intervento sono a disposizione ed eventualmente -avendo una discreta quantità di libri sull’argomento- sarò disposto a fornire materiale utile.  Non va dimenticato che come in tutto l’esperienza e la pazienza ancora una volta sono i migliori “suggeritori” per avere risultati più che soddisfacenti nella maggioranza dei campi;  il bonsai non fa eccezione. “